{"id":72599,"date":"2022-06-02T11:30:00","date_gmt":"2022-06-02T09:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=72599"},"modified":"2022-06-01T11:54:45","modified_gmt":"2022-06-01T09:54:45","slug":"oltre-lucraina-le-segrete-cause-materiali-della-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=72599","title":{"rendered":"Oltre l\u2019Ucraina, le segrete cause materiali della guerra"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di\u00a0<strong>ECONOPOLY<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Post di Emiliano Brancaccio,\u00a0docente di politica economica presso l\u2019Universit\u00e0 del Sannio \u2013<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La narrazione della guerra \u00e8 ormai polarizzata su due opposte retoriche. Putin e i suoi giustificano l\u2019aggressione all\u2019Ucraina con l\u2019urgenza di denazificare il paese e salvaguardare il diritto di autodeterminazione delle popolazioni filo-russe. Il governo USA e gli alleati NATO, invece, sostengono sia doveroso partecipare pi\u00f9 o meno direttamente alle operazioni belliche per tutelare la sovranit\u00e0 di un paese libero e democratico aggredito. Queste due propagande, pur contrapposte, risultano dunque uguali nel richiamarsi continuamente ai diritti, alla lealt\u00e0, all\u2019ideologia, all\u2019integrit\u00e0 delle nazioni, alla protezione dei popoli. Come se nelle stanze del potere si discutesse solo di tali nobili argomenti. Mai d\u2019affari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Che in un tale bagno di idealismo affondino i rozzi propagandisti che vanno per la maggiore non suscita meraviglia. Pi\u00f9 sorprendente \u00e8 il fatto che nel medesimo stagno si siano calati anche studiosi interpellati dai media: filosofi, storici, esperti di geopolitica e di relazioni internazionali, economisti\u00a0<em>mainstream<\/em>. La ragione di fondo, a ben guardare, \u00e8 di ordine epistemologico. I pi\u00f9 sembrano infatti accontentarsi di una metodologia di tipo aneddotico. Ossia, una serie di fatti giustapposti, una concezione della storia come fosse banalmente costituita dalle decisioni individuali dei suoi protagonisti, una sopravvalutazione delle spiegazioni ufficiali di quelle decisioni. E sopra ogni cosa, una espressa rinuncia: mai pretendere di ricercare \u201cleggi di tendenza\u201d alla base dei conflitti militari. Da Allison Graham a Etienne Balibar, nessuno osa oggi parlare delle \u201ctendenze\u201d su cui invece indagavano i loro grandi ispiratori, da Tucidide ad Althusser. [1]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La conseguenza di questo involuto metodo di analisi \u00e8 che nel dibattito prevalente si avverte la pressoch\u00e9 totale assenza di indagini dedicate agli interessi materiali sottesi ai movimenti di truppe e cannoni. Manca cio\u00e8 un esame delle tendenze strutturali che alimentano i venti di guerra di questo tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Colmare questa lacuna \u00e8 un\u2019impresa colossale, che richiederebbe un enorme sforzo collettivo. Qui prover\u00f2 solo a dare un contributo preliminare. A tale scopo, riprender\u00f2 un celebre esperimento tipico dei cosiddetti \u201cgiochi di guerra\u201d, per rielaborarlo alla luce di quella che definisco una nuova teoria della \u201ccentralizzazione imperialista\u201d. John Nash e Karl Marx uniti nella comprensione dei fatti, potremmo dire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ai fini dell\u2019esperimento adottiamo alcune semplificazioni, che in seguito potranno esser tranquillamente rimosse ma che ora possono aiutare il lettore a cogliere pi\u00f9 agevolmente il nocciolo del problema. Immaginiamo di tornare indietro nel tempo, alla vigilia della guerra in Ucraina. [2] Esaminiamo le possibili strategie di due soli protagonisti chiave del conflitto, la Russia da un lato e i paesi NATO dall\u2019altro. Gli attori in gioco hanno due opzioni: la pace oppure la guerra. Ipotizziamo che tali opzioni vengano decise in base a una variabile cruciale del capitalismo contemporaneo: le quote di controllo del capitale [3], in particolare le stime sulle variazioni di tali quote che potrebbero scaturire dalle conseguenze del conflitto militare e dall\u2019annessione dell\u2019Ucraina nella sfera di influenza economica propria o del nemico. Un caso chiave \u00e8 descritto dalla seguente tabella, dove in ciascuna casella i numeri di sinistra e di destra corrispondono rispettivamente alla variazione attesa del controllo del capitale della Russia e dei paesi NATO a seconda della scelta delle parti di restare in pace o di entrare in guerra. I numeri inseriti sono indicativi, ma come vedremo gli esiti dell\u2019esperimento sono esattamente gli stessi in un insieme molto pi\u00f9 ampio e plausibile di circostanze.<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"214\"><\/td>\n<td width=\"214\"><strong>NATO\u00a0<em>in pace<\/em><\/strong><\/td>\n<td width=\"214\"><strong>NATO\u00a0<em>in guerra<\/em><\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"214\"><strong>RUSSIA\u00a0<em>in pace<\/em><\/strong><\/td>\n<td width=\"214\"><strong>0 ; 0<\/strong><\/td>\n<td width=\"214\"><strong>-10 ; +2<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"214\"><strong>RUSSIA\u00a0<em>in guerra<\/em><\/strong><\/td>\n<td width=\"214\"><strong>+3 ; -4<\/strong><\/td>\n<td width=\"214\"><strong>-5 ; -2<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Un \u201cequilibrio di guerra\u201d basato sulle variazioni attese del controllo del capitale. I valori di sinistra e di destra in ciascuna casella si riferiscono rispettivamente alla Russia e alla NATO.\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il lettore pu\u00f2 verificare un fatto piuttosto increscioso. In questo tipo di situazione la guerra \u00e8 la strategia \u201cdominante\u201d, nel senso che entrambe le parti sono indotte a confliggere. Il motivo \u00e8 che la guerra \u00e8 l\u2019opzione che determina il risultato migliore, quale che sia la strategia decisa dal nemico. Nello specifico, se prevede che la NATO opti per la guerra, la Russia preferir\u00e0 fare anch\u2019essa la guerra per ottenere -5 anzich\u00e9 \u201310. Ma pure se assume che la NATO scelga la pace, alla Russia converr\u00e0 optare per la guerra che assicura un risultato di +3 piuttosto che 0. Lo scenario \u00e8 identico, si badi bene, se ci si pone dal punto di vista della NATO.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sulla base di una ferrea razionalit\u00e0 capitalistica, dunque, entrambe le parti sono portate a scegliere la guerra. La conseguenza di questa scelta, tuttavia, \u00e8 paradossale: le parti andranno infatti a situarsi nella casella in basso a destra, che determina un esito peggiore rispetto al caso in cui avessero optato entrambe per la pace situandosi nella casella in alto a sinistra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Perch\u00e9 allora non scelgono la pace? Un motivo cruciale \u00e8 che l\u2019equilibrio di pace in alto a sinistra \u00e8 precario. Basti notare, partendo dall\u2019equilibrio di pace, che ciascun attore pu\u00f2 essere attratto dalla possibilit\u00e0 di ottenere un risultato migliore spostandosi verso la guerra, e sa bene che lo stesso vale per il nemico. Questo significa che per scatenare il conflitto non \u00e8 indispensabile la volont\u00e0 originaria di aprire il fuoco. E\u2019 sufficiente anche solo il timore che la controparte sia tentata dalla guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019esito finale \u00e8 sconcertante: sebbene causi danni a tutti, la tendenza verso la guerra \u00e8 inesorabile. Come in una nemesi di Goya, non \u00e8 il sonno della ragione che genera mostri ma \u00e8 la stessa ragione capitalistica che genera i mostri della guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il lettore potrebbe sospettare che un tale angoscioso risultato dipenda dalla banalit\u00e0 dell\u2019esercizio didattico proposto e dai particolari valori inseriti in tabella. Purtroppo non \u00e8 cos\u00ec. Il problema della tendenza verso la guerra si ripresenta anche in modelli di analisi molto pi\u00f9 realistici, caratterizzati da attori multipli, obiettivi pluridimensionali, probabilit\u00e0 statistiche, sequenze temporali, ripetizioni, e cos\u00ec via. Quanto ai valori inseriti, non sono certo gli unici che conducono al conflitto. La tendenza verso la guerra si impone sotto una combinazione di dati iniziali molto ampia, corrispondente a tutte le circostanze in cui i risultati delle seconde righe e colonne siano potenzialmente superiori a quelli delle prime righe e colonne. [4]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ebbene, vi \u00e8 motivo di ritenere che negli ultimi anni sia avvenuto esattamente questo: si \u00e8 formata una combinazione di dati che ha innescato una generale tendenza verso l\u2019equilibrio di guerra, di cui il conflitto in Ucraina rischia di rappresentare solo un episodio preliminare.<\/p>\n<div id=\"attachment_34671\" class=\"wp-caption aligncenter\" style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-34671\" src=\"http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2022\/05\/karollyne-hubert-0eXLfHJkIaQ-unsplash-1-600x400.jpg\" alt=\"immagine di Karollyne Hubert per Unsplash\" width=\"600\" height=\"400\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\"><em>immagine di Karollyne Hubert per Unsplash<\/em><\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify\">Molte sono le cause di questo terribile mutamento di scenario, ma sono tutte essenzialmente legate al problema del controllo del capitale. Il punto da cui occorre partire \u00e8 che la competizione capitalistica mondiale genera continuamente vincitori e vinti, con i primi che a lungo andare diventano creditori dei secondi e tendono poi a liquidarli o a fagocitarli. E\u2019 la cosiddetta tendenza verso la \u201ccentralizzazione del capitale\u201d in sempre meno mani, che col tempo sposta il controllo del capitale dei debitori liquidati verso i creditori che li acquisiscono. [5]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un problema chiave di questa fase storica \u00e8 che gli Stati Uniti e i loro pi\u00f9 stretti alleati si illudevano di poter dominare la centralizzazione capitalistica e hanno invece scoperto di esserne soggiogati. Questi paesi stanno infatti subendo gli effetti di uno storico declino di competitivit\u00e0, che si traduce in una posizione di pesante debito verso l\u2019estero e che li colloca nell\u2019immane gorgo della centralizzazione capitalistica nel ruolo di potenziali sconfitti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questi grandi debitori occidentali hanno cercato per lungo tempo di restare a galla nel grande gorgo globale adottando una strategia di doppio espansionismo, del debito e dell\u2019influenza militare nel mondo. In pratica, i debiti esteri finanziavano le milizie all\u2019estero che a loro volta dovevano creare nuovi accaparramenti proprietari capaci di mitigare i debiti stessi. Le campagne di guerra in Iraq, tese anche a migliorare la bilancia energetica USA, sono solo l\u2019esempio pi\u00f9 elementare di questo complesso circuito militar-monetario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come gi\u00e0 avvenuto all\u2019inizio del secolo scorso per l\u2019impero britannico, tuttavia, questa forma di imperialismo dei debitori ha incontrato ostacoli crescenti, fino a raggiungere una crisi di risultati e un limite massimo di espansione, comprovato anche da varie ritirate, dall\u2019Afghanistan e non solo. Ecco perch\u00e9, da qualche anno, la linea di condotta \u00e8 cambiata. Oggi, gli USA e gli altri debitori occidentali non tentano pi\u00f9 di governare la tendenza globale alla centralizzazione del capitale, ma mirano direttamente a bloccarla. Basti pensare alle cosiddette operazioni di \u201cfriend shoring\u201d, una figura retorica sdoganata nelle alte sfere da Janet Yellen e altri, per indicare la nuova politica di protezionismo finanziario che l\u2019occidente sta attuando nei confronti dei capitali provenienti dal resto del mondo. Una sofisticata politica trumpiana senza alcun bisogno di Trump.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa svolta protezionista, evidentemente, non \u00e8 apprezzata dai grandi paesi creditori verso l\u2019estero, in primis la Cina e guarda caso in misura minore anche la Russia, che a causa del \u201cfriend shoring\u201d stanno incontrando crescenti ostacoli all\u2019esportazione dei loro capitali in occidente. Ostacoli, si badi bene, sorti ben prima della guerra e delle famigerate \u201csanzioni\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Proprio da queste difficolt\u00e0 di esportazione dei capitali nasce la tentazione dei grandi creditori orientali di dare nuovi sbocchi ai loro flussi finanziari attraverso la forza, a mezzo di interventi militari. Ossia, sorgono i primi cenni di un imperialismo emergente da parte dei creditori orientali, incoraggiati anche dai limiti di espansione dell\u2019imperialismo militare del grande debitore americano. Giungiamo cos\u00ec al cospetto di due forme, una conseguente all\u2019altra, di quella che io definisco la nuova fase di \u201ccentralizzazione imperialista\u201d del capitale. Non pi\u00f9 decisa solo dalla competizione sui mercati, ma anche e soprattutto dagli scontri militari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In sintesi, potremmo affermare che la svolta imperialista dei creditori russi \u2013 che non a caso gode delle simpatie dei creditori cinesi \u2013 ha trovato un suo cruciale fattore d\u2019innesco nella crisi dell\u2019imperialismo dei debitori, americani e occidentali, e nella conseguente svolta di questi verso il protezionismo finanziario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E\u2019 questa l\u2019inedita combinazione di dati che sta alimentando una tendenza generale verso l\u2019equilibrio di guerra, e che rischia di esondare ben al di l\u00e0 dei confini ucraini. La vera posta in gioco, infatti, \u00e8 enormemente pi\u00f9 grande: la sopravvivenza o la cancellazione delle regole del circuito militar-monetario internazionale, fino ad oggi continuamente scritte e riscritte a piacimento dai soli Stati Uniti e dai loro alleati, e subite da tutti gli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se si accetta questo schema interpretativo, emergono implicazioni sconvolgenti rispetto alle consuetudini della vulgata. Contro le fantasie dei pasdaran delle rispettive fazioni, secondo cui l\u2019imperialismo sarebbe solo quello del nemico, gli imperialismi reali qui sono due, logicamente consequenziali: quello dei debitori in declino e quello dei creditori in ascesa, e sono destinati a scontrarsi come gigantesche zolle tettoniche in movimento. Mentre il capitalismo europeo, che pure ambisce a un proprio imperialismo unitario, di fatto rester\u00e0 ancora a lungo sfracellato, anche a causa di un\u2019identit\u00e0 finanziaria contraddittoria: all\u2019estero n\u00e9 troppo creditore n\u00e9 troppo debitore, mentre all\u2019interno affetto da un enorme sbilanciamento tra posizioni nette attive e passive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questo intreccio sempre pi\u00f9 fitto di lotta economica e militare tra capitali, chi si affanna a parteggiare per gli uni o per gli altri esercita solo una perniciosa forma di \u201ccodismo\u201d. Piuttosto, sarebbe il caso di focalizzare che nell\u2019economia di guerra prossima ventura la classe lavoratrice di tutti i paesi coinvolti sar\u00e0 inevitabilmente sottoposta a pi\u00f9 intensi tassi di sfruttamento, tra ulteriori rischi di declino dei salari reali e delle quote salari, accentuata precariet\u00e0, nuove militarizzazioni dei luoghi di lavoro. Un destino da carne industriale e da cannone, a meno di ricostruire un autonomo punto di vista del lavoro nella contesa tra nazioni e tra classi: un \u201cpacifismo conflittualista\u201d, all\u2019altezza dei durissimi tempi a venire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Di questo e di altro si dovrebbe iniziare a discutere. Ma dall\u2019analisi dei fatti c\u2019\u00e8 gi\u00e0 una lezione preliminare da trarre. Nella sua essenza, il moderno conflitto militare \u00e8 pura \u201cguerra capitalista\u201d, che scoppia a causa non di sacri diritti negati ma di profani contratti mancati. Molto pi\u00f9 dello sfregio di una libert\u00e0 violata, \u00e8 l\u2019onta di un affare perduto che oggi pi\u00f9 che mai muove le truppe e i cannoni. [6]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Essere concreti costruttori di pace significa allora, in primo luogo, abbandonare le ingannevoli scorciatoie dell\u2019idealismo e disvelare le potenti forze materiali che agitano i nuovi venti della guerra capitalista. Non lo si sta facendo, quasi per nulla. E il tempo stringe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>NOTE<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">[1] Per un approfondimento in tema di \u201cleggi di tendenza\u201d, si veda: Emiliano Brancaccio, Fabiana De Cristofaro (2022),\u00a0<a href=\"https:\/\/www.tandfonline.com\/eprint\/DSK6KPQWNPP9KGV3ISZQ\/full?target=10.1080\/09538259.2022.2037930\">In Praise of \u2018general laws\u2019 of Capitalism: Notes from a Debate with Daron Acemoglu<\/a>.\u00a0<em>Review of Political Economy<\/em>, first published online: 2 March. Trad. it. in Emiliano Brancaccio,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.edizpiemme.it\/libri\/democrazia-sotto-assedio\"><em>Democrazia sotto assedio. La politica economica del nuovo capitalismo oligarchico<\/em><\/a><em>,<\/em>\u00a0Piemme, Milano, 2022.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">[2] Anche ben prima della vigilia: cfr.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=eDNi2GPNAs0\">\u201cLa guerra per procura\u201d<\/a>, intervista a Emiliano Brancaccio e Giulio Tremonti, RAI Radio Uno, 21 marzo 2022.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">[3] Per una misura delle quote di controllo del capitale paese per paese in termini di \u201cnetwork control\u201d, cfr. Emiliano Brancaccio, Raffaele Giammetti, Milena Lopreite, Michelangelo Puliga (2022), Convergence in solvency and capital centralization: a B-VAR analysis for High-Income and Euro area countries,\u00a0<em>Metroeconomica<\/em>, forthcoming.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">[4] Su potenzialit\u00e0 e limiti della teoria dei \u201cgiochi di guerra\u201d e sui possibili legami con le analisi strutturali del capitalismo, si rinvia a: Emiliano Brancaccio con Giacomo Bracci,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilsaggiatore.com\/libro\/il-discorso-del-potere\/\"><em>Il discorso del potere<\/em><\/a>, Il Saggiatore, Milano 2019 (in particolare i paragrafi dedicati a Schelling e Aumann).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">[5] Sulla teoria e sulle evidenze empiriche della centralizzazione del capitale, si veda: Emiliano Brancaccio, Raffaele Giammetti, Milena Lopreite, Michelangelo Puliga (2018),\u00a0<a href=\"https:\/\/www.sciencedirect.com\/science\/article\/abs\/pii\/S0954349X18300122\">Centralization of capital and financial crisis: a global network analysis of corporate control<\/a>,\u00a0<em>Structural Change and Economic Dynamics<\/em>, Volume 45, June, Pages 94-104; Emiliano Brancaccio, Giuseppe Fontana (2016),\u00a0<a href=\"https:\/\/academic.oup.com\/cje\/article-abstract\/40\/4\/1055\/1987672?redirectedFrom=fulltext\">\u2018Solvency rule\u2019 and capital centralisation in a monetary union<\/a>,\u00a0<em>Cambridge Journal of Economics<\/em>, 40 (4). Cfr anche: Emiliano Brancaccio, Marco Veronese Passarella (2022),\u00a0<a href=\"https:\/\/www.tandfonline.com\/doi\/abs\/10.1080\/08935696.2022.2031030?scroll=top&amp;needAccess=true&amp;journalCode=rrmx20\">Catastrophe or Revolution<\/a>,\u00a0<em>Rethinking Marxism<\/em>, first published online: 7 February.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">[6] Emiliano Brancaccio, Raffaele Giammetti, Stefano Lucarelli,\u00a0<em>La guerra capitalista<\/em>, Mimesis (di prossima pubblicazione).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/2022\/06\/01\/guerra-imperialismo-fazioni\/?uuid=96_Ugsmk1VM&amp;refresh_ce=1\">https:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/2022\/06\/01\/guerra-imperialismo-fazioni\/?uuid=96_Ugsmk1VM&amp;refresh_ce=1<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0ECONOPOLY Post di Emiliano Brancaccio,\u00a0docente di politica economica presso l\u2019Universit\u00e0 del Sannio \u2013 La narrazione della guerra \u00e8 ormai polarizzata su due opposte retoriche. 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