{"id":72601,"date":"2022-06-02T10:00:06","date_gmt":"2022-06-02T08:00:06","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=72601"},"modified":"2022-06-01T13:14:27","modified_gmt":"2022-06-01T11:14:27","slug":"simbolismo-e-narrazioni-del-conflitto-in-ucraina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=72601","title":{"rendered":"Simbolismo e narrazioni del conflitto in Ucraina"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di OSSERVATORIO GLOBALIZZAZIONE (Arianna Francesca Brasca)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-72602\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/putin-300x200.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/putin-300x200.jpeg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/putin.jpeg 768w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sono molteplici le strategie di cui uno Stato pu\u00f2 avvalersi per influenzare la politica internazionale. Oltre al \u201ctradizionale\u201d ricorso a risorse di natura militare o economica \u2013 il cosiddetto hard power, il potere muscolare \u2013 ineludibile \u00e8 l\u2019influenza esercitata, oggi pi\u00f9 che mai, dalla comunicazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se \u00e8 vero che il potere si costruisce anche grazie al racconto che se ne fa (Castells, Comunicazione e potere), allora il controllo del flusso mediatico delle informazioni, mirante a legittimare le proprie e altrui azioni e a costruire identit\u00e0 politiche, \u00e8 un elemento irrinunciabile nella definizione del proprio ruolo e delle proprie aspirazioni nello scacchiere internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da una modernit\u00e0 codificata dal codice dell\u2019assolutezza della ragione illuministica con la R maiuscola, si passa, con il postmodernismo \u2013 sviluppatosi tra la met\u00e0 e la fine del XX Secolo \u2013 a spostare l\u2019accento sulle singolarit\u00e0, sulle differenze, sulla coesistenza e collisione di realt\u00e0 radicalmente diverse e multiformi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il postmodernismo, anche nell\u2019ambito delle International Relations, rifiuta qualsiasi riferimento a una realt\u00e0 sottostante e unificatrice, ritenendo fondamentale l\u2019attenzione per ci\u00f2 che registra ed evidenzia il senso di frammentazione, di caos, di singolarit\u00e0, di discontinuit\u00e0 tra le comunit\u00e0 umane. Con un facile scivolone valoriale, si potrebbe pensare al trionfo del relativismo in politica. Noi, siamo figli di questa fallacia retorica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo Stato-nazione, in questo contesto, smette di essere un dato di fatto o di natura e diventa il prodotto di competizioni concettuali, dell\u2019incessante produzione mitopoietica di simboli: le comunit\u00e0 umane si danno una connotazione immaginifica, iniziano a raccontarsi delle storie e con questi esercizi cognitivi gli spazi bianchi sulle mappe si riempiono. Non si tratta semplicemente di spostare confini o di vincere le guerre. Si ha il bisogno di raccontarle, giustificando lo stesso potere militare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si pone, cos\u00ec, la questione della legittimazione del potere stesso. Questa convalida \u00e8 frutto di una visione dialogica e relazionale della politica. Possiamo qualificare come strategica una narrazione che posiziona se stessa e i propri obiettivi quando interagisce con societ\u00e0 e popoli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tali narrative si costruiscono mediante l\u2019organizzazione in termini sequenziali di segni, codici ed eventi al fine di strutturare una determinata interpretazione dei fatti, contando sullo storytelling nazionale pianificato a supporto di obiettivi politici internazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Pur rielaborando in maniera funzionale ai propri obiettivi il passato e il presente, queste narrative sono orientate al futuro, fungono da rivendicazione identitaria riguardo il posizionamento dello Stato nell\u2019ordinamento regionale o globale. \u00c8 un incessante lavoro di definizione comunicativa del proprio abitare il mondo. Definire se stessi, risultare credibili, inondare lo spazio mediatico di storie avvincenti \u00e8 una risorsa di potere; morbido, questa volta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se il potere, infatti, fosse traducibile essenzialmente nell\u2019ottica della coercizione, sarebbe genericamente prevedibile e misurabile. Tuttavia, in questi mesi di crisi nel nostro vicino ucraino, di colpi di scena ne abbiamo visti parecchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Bisogna valorizzare, per capire la realt\u00e0, la sua dimensione relazionale, l\u2019idea secondo cui il comportamento degli attori pu\u00f2 essere influenzato anche attraverso l\u2019attrazione\/cooptazione. Il potere, allora, risiede anche nell\u2019abilit\u00e0 di influenzare il comportamento dei vicini, soprattutto in un contesto di interdipendenza complessa come quello attuale. La natura delle risorse intangibili che Joseph Nye \u2013 padre del moderno concetto di soft power \u2013 sostiene siano in grado di genare un potere soft \u00e8 quella della cultura, dei valori politici, delle politiche estere, della leadership individuale. Queste valute del potere sarebbero la moneta di scambio della legittimit\u00e0 ad esistere come potenza a livello internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Possiamo dunque associare il soft power al possesso e al dispiegamento di risorse comunicative: informazione, cultura e altri elementi simbolici concorrono all\u2019affermazione internazionale delle politiche di uno Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019azione comunicativa godrebbe, a torto, di uno spazio autonomo nel campo delle relazioni internazionali, venendo solitamente invocata nell\u2019ambito della risoluzione pacifica dei conflitti secondo un paradigma razionalista. Anche oggi, nella narrativa pubblica italiana e internazionale dell\u201d\u2018operazione militare speciale\u2019 di Mosca, si tende sistematicamente a separare la diplomazia dall\u2019inivio di armi, il confronto valoriale da quello campale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il soft power si esplica, invece, nella mutua ottica di persuasione, identificazione e riconoscimento, lavorando sia nella definizione del contesto, sia sulla propria autorappresentazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cos\u00ec allora il soft power \u00e8 a tutti gli effetti un programma retorico: ricomprende un insieme complesso di strategie di influenza, sviluppate in risposta ad esigenze percepite \u2013 per le quali ricopre un importante ruolo anche la costruzione rappresentazionale e mediatica \u2013 che non possono dirsi immuni dall\u2019influenza storica e dall\u2019impatto delle forme materiali di potere, e che dipendono dal significato intenzionalmente attribuito loro da un attore politico ben definito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche la valutazione di ci\u00f2 che \u00e8 considerato potere morbido \u00e8 frutto di una strategia comunicativa figlia del suo contesto di origine, dal momento che le teorie del soft power ispirate da Joseph Nye si basano prevalentemente su due presupposti chiave: primo, che il soft power esista principalmente per i Paesi che mostrino sistemi liberali e valori universalistici; in secondo luogo, che gli Stati Uniti siano il metro di misura per calibrarne l\u2019impatto. Questi due presupposti sono, di fatto, problematici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con le dovute eccezioni, gli studi presenti in letteratura hanno finora sottovalutato il potenziale soft power dei regimi non liberali e l\u2019attrazione esercitata da quelle entit\u00e0 statuali che rifiutano valori universalistici, laddove chiedono e professano invece politiche basate sul particolarismo. Guardare attraverso l\u2019obiettivo statunitense potrebbe oscurare forme pi\u00f9 di nicchia di esercizio del soft power, proiettate da altre aree geografiche o presunte sfere di influenza. Inoltre, dal momento che gli Stati Uniti sono unici per la portata dell\u2019attrazione che esercitano nel mondo, questo li rende pi\u00f9 un\u2019eccezione che un valido parametro di riferimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La politica estera del Cremlino mette in questione entrambi i presupposti appena presentati. Mosca distribuisce quello che si potrebbe chiamare un soft power di nicchia, rivolto a un pubblico specifico, definito in base alla cultura, alla storia e allo stato politico attuale della Federazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La strategia afferma la possibilit\u00e0 che si instauri un soft power dal carattere non universale. In questa nicchia il regime di Putin ha fatto del conservatorismo la pietra miliare della sua narrativa strategica: date le premesse, \u00e8 sensato in patria proprio perch\u00e9 incarna sia l\u2019esperienza vissuta di molti cittadini russi che chiedono un rallentamento delle trasformazioni socioeconomiche e culturali post-sovietiche, sia la delusione delle \u00e9lite russe nei confronti dell\u2019Occidente liberale, e d\u00e0 alla Russia una voce sulla scena internazionale che pu\u00f2 essere ascoltata da entrambi, sostenitori e critici del conservatorismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La semantica dell\u2019identit\u00e0 russa a riguardo \u00e8 varia e puntuale: spiritualit\u00e0 (dukhovnost\u2019); tradizioni nazionali (natsional\u2019nye traditsii); radici autentiche (iskonnye korni); valori morali (moral\u2019nye e poi nravstvennye tsennosti); codice culturale (kul\u2019turnyi kod); bussola morale (moral\u2019nye sterzhni); sovranit\u00e0 culturale (kul\u2019turnyi suverenitet); e, soprattutto, i valori tradizionali (traditsionnye tsennosti).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il discorso di Monaco del 2007 ha rappresentato un punto di svolta nello sviluppo della visione del mondo di Putin e nel conio dei suoi valori identitari, una pietra miliare che ha gettato le basi del suo corso internazionale i cui principi di base rimangono ancora intatti nel collegare il concetto di soft power a una nuova, pi\u00f9 ampia, lettura della sicurezza. Il \u2018mondo russo\u2019 \u00e8 la categoria metastorica per restituire la Russia a s\u00e9 stessa, ricucendo il trauma del 1991 e ponendo le basi del ritorno alla geopolitica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Individuiamo allora una coerenza nei messaggi adottati in questi mesi nei frequenti riferimenti alle tematiche della sicurezza e dell\u2019hard power: vi \u00e8 l\u2019esigenza di fornire un\u2019interpretazione di Stato a un fenomeno che ha assunto tratti globali e per il quale sono richieste risoluzioni internazionali, sulle quali si pu\u00f2 costruire un\u2019iconicit\u00e0 che aiuta a ricostruire scelte di sicurezza. L\u2019Ucraina \u00e8 prima di tutto un terreno di confronto simbolico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019architettura mediatica di Mosca, in lingua madre e tradotta in altre lingue tra cui l\u2019inglese, calibra i contenuti in base al target di riferimento per ottenere precisi effetti cognitivi nei destinatari, con ripercussioni nel mondo reale. Sono le percezioni del Cremlino, autorit\u00e0 \u201cnon contestabile\u201d dotata di massima credibilit\u00e0 per via del suo ruolo intestino, a guidare le narrazioni interne e esterne \u2013 di chi ha orecchie per ascoltare \u2013 per alterare la percezione della comunit\u00e0, che filtra la comprensione degli eventi attraverso le teorie diffuse nel cyberspazio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Alterando il processo intellettuale di comprensione della realt\u00e0, si determina una predisposizione emotiva e psicologica ad accettare l\u2019immagine ricercata di uno specifico frame.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La societ\u00e0 europea tutta \u00e8 messa alla prova in questa complessa partita di definizione dell\u2019autorevolezza. L\u2019andamento della crisi sui campi di battaglia \u00e8 certamente determinato nello scontro di un duro potere militare, ma l\u2019esito della pi\u00f9 ampia emergenza in tutta Europa e nel resto del mondo sar\u00e0 determinato dalla pi\u00f9 grande competizione dei rispettivi soft powers. Mai prima d\u2019ora questa forma di potere ha rappresentato una forza sociale cos\u00ec determinante a livello di politica globale. Il soft power, infatti, non passa in secondo piano quando sopraggiungono stalli di guerra; anzi, questo diventa la logica stessa alla base del conflitto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><strong><a href=\"https:\/\/osservatorioglobalizzazione.it\/osservatorio\/simbolismo-e-narrazioni-del-conflitto-in-ucraina\/\">https:\/\/osservatorioglobalizzazione.it\/osservatorio\/simbolismo-e-narrazioni-del-conflitto-in-ucraina\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OSSERVATORIO GLOBALIZZAZIONE (Arianna Francesca Brasca) Sono molteplici le strategie di cui uno Stato pu\u00f2 avvalersi per influenzare la politica internazionale. Oltre al \u201ctradizionale\u201d ricorso a risorse di natura militare o economica \u2013 il cosiddetto hard power, il potere muscolare \u2013 ineludibile \u00e8 l\u2019influenza esercitata, oggi pi\u00f9 che mai, dalla comunicazione. 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