{"id":72604,"date":"2022-06-02T11:00:36","date_gmt":"2022-06-02T09:00:36","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=72604"},"modified":"2022-06-01T13:21:02","modified_gmt":"2022-06-01T11:21:02","slug":"il-mediterraneo-e-litalia-dallutopia-del-mare-nostrum-alla-realta-della-centralita-comprimaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=72604","title":{"rendered":"Il Mediterraneo e l\u2019Italia. Dall\u2019utopia del mare nostrum alla realt\u00e0 della centralit\u00e0 comprimaria"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di NUOVA RIVISTA STORICA (Luca Riccardi)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-72605\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/ivetic-mediterraneo-italia_copertina-322x480-1-201x300.jpg\" alt=\"\" width=\"201\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/ivetic-mediterraneo-italia_copertina-322x480-1-201x300.jpg 201w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/ivetic-mediterraneo-italia_copertina-322x480-1.jpg 322w\" sizes=\"(max-width: 201px) 100vw, 201px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Qual \u00e8 il rapporto tra Italia e il mare che la circonda che, lungo la storia, talvolta l\u2019ha abbracciata, in altri momenti l\u2019ha fatta sentire prigioniera? Oppure il Mediterraneo \u00e8 stato il veicolo attraverso cui ha realizzato incontri e contaminazioni che l\u2019hanno fatta divenire quello che \u00e8 oggi? Sono domande, probabilmente superficiali, che si pone il lettore quando si accosta al nuovo volume di Egidio Ivetic Il Mediterraneo e l\u2019Italia. Dal mare nostrum alla centralit\u00e0 comprimaria, edito da Rubbettino Editore nella performante collana dritto\/rovescio nata da un\u2019idea di Eugenio Di Rienzo e da lui diretta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le risposte che si trovano nel libro appaiono tutte convincenti poich\u00e9 sono tratte dalla storia, anche la pi\u00f9 antica, dell\u2019Italia. Ivetic, infatti, non guarda alla vicenda della Penisola con lo sguardo deterministico di chi l\u2019ha osservata in funzione degli avvenimenti otto-novecenteschi che hanno portato alla sua, in realt\u00e0 non sempre e non da tutti, sospirata unit\u00e0 politico-istituzionale. L\u2019autore la colloca in un orizzonte diverso, come quello mediterraneo, in quanto luogo che genera storia autonomamente dalle sue componenti nazionali. Ivetic ci ha abituato alle sue incursioni sui terreni pi\u00f9 accidentati della storia europea come l\u2019Adriatico, i Balcani e lo stesso Mediterraneo. Queste sono aree dove la storia dell\u2019umanit\u00e0 si \u00e8 manifestata in maniera poco lineare. La confusione tra lingue, etnie, Stati, Imperi, religioni \u00e8 prodotta in quantit\u00e0 massiccia pi\u00f9 di quanto quelle stesse regioni possano digerirne, come disse Churchill parlando del groviglio balcanico. Non c\u2019\u00e8 dubbio, per\u00f2, che il Mediterraneo non possa essere considerato una parte accessoria della storia italiana. In realt\u00e0 la storiografia ha spesso accantonato quel surplus di vicenda umana originaria del Mediterraneo che rappresenta una porzione importante dell\u2019italianit\u00e0 cos\u00ec come ha preso forma nel corso dei secoli. Ivetic si pone il problema del tempo storico. Quello del Mediterraneo, a suo parere, non \u00e8 uniforme ma \u00ab\u00e8 un insieme di tempi storici diversi, di calendari diversi\u00bb. In questo senso va compresa la centralit\u00e0 dell\u2019Italia nella pi\u00f9 vasta vicenda mediterranea. L\u2019Italia appare \u2013non \u00e8 banale dirlo- terra di frontiera tra \u00abdue quadri generali\u00bb che, nel senso pi\u00f9 lato, possono essere intesi come quello europeo-continentale e quello marittimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non \u00e8 un caso che le pi\u00f9 importanti esperienze statuali autoctone che videro la luce sulla penisola, a cavallo tra basso medioevo ed et\u00e0 moderna, furono le Repubbliche marinare, soprattutto le pi\u00f9 durature come Venezia e Genova. Nella loro esistenza, cos\u00ec poco \u00abitaliana\u00bb e nazionale, si affacciarono quei complessi rapporti tra economia e politica, tra Stati e imperi, tra commercio e potenza militare, tra diplomazia ed espansionismo che videro la loro definitiva maturazione nell\u2019et\u00e0 contemporanea anche nel grande spazio mediterraneo. Essi divennero una componente, talvolta per\u00f2 molto particolare, del processo unitario italiano inteso non solo come iniziativa di ordine politico, ma come complesso patchwork di cultura, istituzioni, attitudini militari di statualit\u00e0 di matrice diversa. Ivetic osserva acutamente come la \u00abmediterraneit\u00e0\u00bb non sia sempre stata centrale nello sviluppo politico-sociale del conglomerato italiano. Nel Settecento \u2013 e su questo si rif\u00e0 ai pi\u00f9 raffinati studi su quel periodo- esso conobbe un vero e proprio \u00abtracollo mediterraneo\u00bb che si trascin\u00f2 anche nei decenni successivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La costruzione dello Stato unitario italiano guardava l\u2019Europa. Ecco emergere nuovamente quell\u2019aspetto dell\u2019Italia come frontiera tra Continente e mare. Cavour \u2013 pur non dimenticando l\u2019Adriatico e il Mediterraneo, l\u2019aveva appreso da Balbo e Gioberti \u2013 guardava alla Francia e alla Gran Bretagna. Grandi Stati nazionali che stavano divenendo potenze ultra-continentali grazie al sapiente intreccio tra modernit\u00e0 capitalista e democrazia liberale borghese. La Francia era anch\u2019essa intrisa di mediterraneit\u00e0. Cos\u00ec centroeuropea quando si affacciava sul Reno; ma anche cos\u00ec mediterranea quando costruiva un\u2019esperienza coloniale nel Nordafrica cercando di renderlo un secondo midi, anche se complicato dal rapporto non sempre felice con la profonda diversit\u00e0 islamica. La Gran Bretagna, invece, marittima ma non mediterranea, si affacci\u00f2 sul Mediterraneo e, dall\u2019Ottocento, ne divenne la padrona quasi incontrastata. Ne possedeva le chiavi, ma non ne condivise mai lo spirito e le mentalit\u00e0. Questo nonostante \u2013sono solo alcuni esempi- l\u2019amicizia per la Grecia, le sue propensioni orientalistiche per gli arabi e il suo filo-semitismo d\u2019inizio Novecento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia il Mediterraneo \u00e8 stato una componente decisiva dello sviluppo unitario italiano. L\u2019eredit\u00e0 delle marinerie \u2013veneziana, genovese, napoletana \u2013 ma anche \u2013 Ivetic lo nota molto acutamente- Trieste: essa non fu solo un centro propalatore di irredentismo italiano; ma anche una \u00abpiccola Vienna sul mare\u00bb, una terrazza asburgica che si affacciava sull\u2019apice nord orientale del Mediterraneo che mutuava la sua efficienza capitalista dalla Londra capitale finanziaria del mondo. Una felice sintesi che, per\u00f2, nella nuova Italia unita fece fatica a trovare la sua giusta dimensione. Una citt\u00e0 agognata, simbolo di speranze di risorgimento, ma che poi \u2013 diciamo noi \u2013 divenne una pur bella periferia di un Paese diviso tra Nord e Sud, incentrato politicamente su Roma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tra i pochi politici italiani a comprendere il ruolo del Mediterraneo nella vicenda italiana fu senz\u2019altro Crispi, non a caso doppiamente marittimo: siciliano e albanese. Ma anch\u2019egli lo guard\u00f2 con gli occhi della potenza tipica degli anni dell\u2019imperialismo. Come una strada che doveva portare lontano, potremmo dire oltre, verso l\u2019Africa e l\u2019Oceano Indiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel corso della lunga vicenda politico-militare della prima guerra mondiale fu l\u2019Adriatico a recitare la parte del leone nel c\u00f4t\u00e9 mediterraneo della partecipazione italiana. Esso divenne simbolo di unit\u00e0 definitiva della nazione e \u2013 con un indubbio travisamento propagandistico \u2013 simbolo di forza e di autorit\u00e0 internazionali. Il regime fascista raccolse \u2013 con l\u2019opportunismo che sempre lo avrebbe caratterizzato rispetto alle tradizioni storiche italiane \u2013 questa eredit\u00e0. La fece divenire volont\u00e0 di potenza totalitaria ed espansionista. Il Mediterraneo si trasform\u00f2 unicamente in una tappa che avrebbe dovuto condurre all\u2019impero, in un luogo di passaggio dove la dimensione mondiale dell\u2019Italia avrebbe dovuto affermarsi imitando, senza speranza, il ben superiore modello britannico. Ma, nella visione vittimistica che Mussolini rivers\u00f2 nel discorso del 10 giugno 1940, il Mediterraneo si era ormai tramutato in una prigione per la traboccante, in realt\u00e0 inventata, grandezza italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La terribile lezione subita nella seconda guerra mondiale ha restituito all\u2019Italia una visione mediterranea pi\u00f9 ridimensionata, ma senz\u2019altro maggiormente realistica. Il rifiuto di proseguire l\u2019impossibile esperienza coloniale, grazie ad Alcide De Gasperi, ha consentito alla nuova Repubblica di assumere un volto diverso nel pi\u00f9 largo contesto mediterraneo. Si potrebbe dire quello di media potenza saggia e ragionevole. Ha ragione Ivetic, per\u00f2, quando dice che il Mediterraneo \u00e8 stato sostanzialmente dimenticato nella cultura repubblicana. O quantomeno ha recitato una parte secondaria. Ma, senza dubbio \u2013diciamo noi- qualche segno positivo ancora \u00e8 sopravvissuto: la spiritualit\u00e0 di Giorgio La Pira, il capitalismo statalista di Enrico Mattei, il neoatlantismo di Amintore Fanfani, la diplomazia di Aldo Moro, il filo-arabismo di Giulio Andreotti e Bettino Craxi. Tutte tendenze, anche se non sempre compiute, in cui il Mediterraneo ha cercato di penetrare nella politica estera italiana divenendo, in realt\u00e0, una delle parti migliori dell\u2019esperienza internazionale della Repubblica. Ma ormai l\u2019Italia, dal 1949, aveva un altro confine: non pi\u00f9 solo quello tra Mediterraneo ed Europa, ma anche quello con l\u2019Atlantico. E ci\u00f2 voleva dire non solo una diversa collocazione internazionale; ma anche una nuova cultura politica, concezioni di difesa militare rivoluzionate, fedelt\u00e0 politiche mai sperimentate in precedenza. Sposare queste tendenze con la mediterraneit\u00e0 fu sempre uno dei tormenti della classe dirigente italiana, perlomeno dagli anni Sessanta in poi. Non era semplice spiegare agli unilaterali americani le complessit\u00e0 del mondo mediterraneo, soprattutto nella sua versione araba. Non di rado, infatti, i governi di Roma sono stati sospettati di terzomondismo, dunque di aver travalicato lo steccato che separava il mondo occidentale dal comunismo. E di averlo fatto proprio nel Mediterraneo. Ma l\u2019Italia, in realt\u00e0, come ha spiegato Ivetic, rispondeva ai richiami della sua storia, quotidianamente rilanciati dalla sua geografia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le contese ultra capitalistiche del XXI secolo, con l\u2019affermazione di una dimensione europea pi\u00f9 liberista che solidale, hanno svalutato il contributo del Mediterraneo nella nuova storia dell\u2019integrazione europea, di cui l\u2019Italia \u00e8 divenuta parte sostanziale. Mediterraneo \u2013 inteso come aggettivo \u2013 \u00e8 divenuto sinonimo di irresponsabilit\u00e0 finanziaria. La vicenda del debito pubblico greco \u2013 ma anche di quello italiano, spagnolo, portoghese \u2013 ha reso, invece, il sostantivo sinonimo di cialtrone, bugiardo, ingannatore, spendaccione, donnaiolo, sfruttatore. Come se l\u2019Europa dovesse divenire un luogo di rieducazione di popoli che avevano perduto il senso della realt\u00e0. E non l\u2019incontro tra culture diverse di nazioni profonde che avevano deciso di condividere insieme la storia. Quest\u2019ultima, invece, avrebbe dovuto essere la lezione da apprendere proprio dalla storia del Mediterraneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>(Pubblicato il 26 maggio 2022 \u00a9\u202f \u00abCorriere della Sera\u00bb \u2013 La nostra storia)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><strong><a href=\"https:\/\/www.nuovarivistastorica.it\/il-mediterraneo-e-litalia-dallutopia-del-mare-nostrum-alla-realta-della-centralita-comprimaria\/\">https:\/\/www.nuovarivistastorica.it\/il-mediterraneo-e-litalia-dallutopia-del-mare-nostrum-alla-realta-della-centralita-comprimaria\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di NUOVA RIVISTA STORICA (Luca Riccardi) Qual \u00e8 il rapporto tra Italia e il mare che la circonda che, lungo la storia, talvolta l\u2019ha abbracciata, in altri momenti l\u2019ha fatta sentire prigioniera? 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