{"id":72675,"date":"2022-06-06T13:00:26","date_gmt":"2022-06-06T11:00:26","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=72675"},"modified":"2022-06-06T13:00:26","modified_gmt":"2022-06-06T11:00:26","slug":"un-credito-difficile-alcuni-esiti-del-processo-di-concentrazione-bancaria-in-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=72675","title":{"rendered":"Un credito difficile: alcuni esiti del processo di concentrazione bancaria in Italia"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Gli Asini (Marco Zurru)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-large size-large wp-post-image\" src=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/wp-content\/uploads\/Zorro_BN-811x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"811\" height=\"1024\" \/><\/p>\n<div class=\"clearfix\"><\/div>\n<div class=\"entry_content\">\n<div class=\"the_content\">\n<div class=\"hentry\">\n<p>Dall\u2019inizio degli anni Novanta si sviluppa in Europa un processo di concentrazione bancaria senza precedenti. Complessivamente, tra il 1990 e il 2000, il numero degli istituti di credito europei si riduce del 45%; in Francia e Spagna del 33%, in Germania del 34%. Le dinamiche imposte dalla globalizzazione, l\u2019input normativo determinato dall\u2019Unione Europea, l\u2019adozione dell\u2019euro, la nascita di un mercato dei capitali e dei servizi finanziari integrati, la deregolamentazione finanziaria, il progresso tecnologico e la crescente integrazione tra i mercati, hanno accresciuto il grado di concorrenza e la contendibilit\u00e0 degli assetti proprietari. La competizione ha oltrepassato i confini dei singoli Stati nazionali, ponendo il problema delle dimensioni degli Istituti bancari, della riduzione della frammentazione del settore e dell\u2019ampliamento della gamma dei servizi proposti a famiglie e imprese.<\/p>\n<p>Anche il sistema bancario italiano viene sottoposto, nel giro di 15 anni, a una rapida quanto dolorosissima \u201ccura dimagrante\u201d da parte delle autorit\u00e0 centrali di vigilanza. Anzi, secondo la Banca centrale europea, il sistema creditizio italiano ha sperimentato \u201cla pi\u00f9 ampia ondata di concentrazioni in Europa e per il periodo di tempo pi\u00f9 lungo in assoluto\u201d. Continui processi di \u201cmergers &amp; acquisitions\u201d hanno comportato un aumento rilevante del processo di concentrazione e una ridefinizione fondamentale della natura proprietaria degli istituti.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-pullquote\">\n<blockquote><p>Anche il sistema bancario italiano viene sottoposto, nel giro di 15 anni, ad una rapida quanto dolorosissima \u201ccura dimagrante\u201d da parte delle autorit\u00e0 centrali di vigilanze.<\/p><\/blockquote>\n<\/figure>\n<p>Tra il 1990 e il 2006 sono state realizzate 727 aggregazioni che hanno interessato banche cui faceva capo circa il 50% dei fondi complessivamente intermediati (Fonte: Banca d\u2019Italia, Relazioni annuali, anni vari); dal 1994 al 2013, negli \u201calbi ed elenchi di vigilanza\u201d della Banca d\u2019Italia, si nota che le operazioni di concentrazione (che ammontano a quasi il 90%) portano i primi 5 gruppi a detenere oltre il 52% delle quote di mercato sul totale degli attivi. Il numero delle banche si \u00e8 ridotto enormemente, passando da 1061 del 1990 a 613 del 2016, fino alle attuali 449 del 2022, ovvero un taglio di quasi il 58%.<br \/>\nLa trasformazione del settore bancario italiano inizia con la Legge n. 218 del 1990, che abolisce la separazione tra le banche di investimento e quelle commerciali, restaurando il modello di banca mista, o universale. La legge prevede anche l\u2019istituzione delle fondazioni bancarie, persone giuridiche private no profit, che avrebbero dovuto controllare le banche partecipate. La \u201crazionalizzazione\u201d continua poi con il Decreto Legislativo n.385 del 1993 (Tub), che sostituisce tutta la legislazione bancaria italiana, istituendo il \u201ccarattere d\u2019impresa\u201d dell\u2019attivit\u00e0 bancaria. Con gli accordi di Basilea II (2004) e Basilea III (2010) si rafforzano le politiche di vigilanza e si definiscono gli standard patrimoniali europei. Con il Decreto-Legge n.3 del 2015 si riformano le banche popolari. Infine, con il D.L. 14 febbraio 2016 n. 18 si riformano le banche di credito cooperativo, con l\u2019obbligo di scelta di adesione a uno dei gruppi bancari a rilevanza nazionale (Iccrea e Cassa centrale banca).<\/p>\n<p>La mappa del settore bancario \u00e8 stata quindi completamente ridisegnata: le banche italiane sono ora protagoniste dello scenario competitivo europeo e due grandi istituti sono tra i primi in Europa per capitalizzazione. Questa \u201crazionalizzazione\u201d del sistema, sempre pi\u00f9 incentrata su poche grandi banche e piccoli istituti di credito in parte controllati dai grandi gruppi, pone per\u00f2 \u2013 in un sistema produttivo che presenta tuttora un forte dualismo territoriale, frammentazione, nanismo dimensionale delle imprese, opacit\u00e0, bassa capitalizzazione e sostanziale dipendenza dal settore creditizio \u2013 una serie di interrogativi per ci\u00f2 che concerne la ridefinizione dei rapporti tra banca e impresa\/famiglia e la disponibilit\u00e0 e qualit\u00e0 di credito che ne deriva per il settore produttivo in aree differenziate del paese.<br \/>\nLe motivazioni da sempre avanzate dalla Banca d\u2019Italia a supporto delle operazioni di mergers and acquisitions, erano relative all\u2019obiettivo di \u201csalvare\u201d le banche meridionali, fortemente sottocapitalizzate e cariche di incagli e sofferenze, far acquisire dimensioni maggiori agli istituti, sfruttare i vantaggi derivanti dalle conseguenti economie di scala e perseguire superiori condizioni di efficienza gestionale operativa migliorando, di seguito, la reddittivit\u00e0 degli istituti di intermediazione. Proprio in ragione di queste giustificazioni, l\u2019Istituto Centrale ha spinto per una \u201cmodernizzazione\u201d del sistema attraverso un massiccio ingresso delle (relativamente) pi\u00f9 efficienti banche con sede legale nel Centro Nord che, con i sopra descritti processi di mergers and acquisitions, si sono letteralmente appropriate di gran parte del sistema bancario meridionale, definendone una progressiva \u201cliquidazione\u201d. Infatti, se nel contesto pi\u00f9 sviluppato del paese la contrazione del complesso degli istituti di credito (1990-2020) \u00e8 stata del 48,7%, la corrispettiva contrazione delle banche con sede legale nelle regioni del Mezzogiorno \u00e8 stata del 71%; nel 2020, a fronte delle 383 banche con sede legale nel Cn se ne contano appena 91 nel Mezzogiorno.<br \/>\nAlcune conseguenze non appaiono positive per il Sud. In primis, il livello di bancarizzazione delle regioni meridionali, nonostante i processi di riforma del settore, rimane sempre molto basso nel tempo. Se nel 1990 la quota di sportelli per 10mila abitanti era di 3,5 nel Centro-Nord e 1,9 nelle regioni meridionali, a distanza di 30 anni, le rispettive quote erano di 4,8 e 2,6, mantenendo inalterate le distanze tra le aree, con un Sud \u201csportellizzato\u201d per meno pi\u00f9 della met\u00e0 rispetto alle altre regioni del Paese.<\/p>\n<p>La dinamica depositi\/Pil conferma, ancora una volta, la grande capacit\u00e0 di risparmio delle famiglie meridionali: nel 2011 il Mezzogiorno segna uno 0,66 contro lo 0,61 del Centro-Nord, ovvero le famiglie meridionali riescono a risparmiare il 66% del Pil della stessa area, mentre quelle centro-settentrionali poco meno, il 61%. Negli anni a seguire (almeno fino al 2020) continua a crescere il volume di raccolta da parte degli sportelli localizzati nel Mezzogiorno rispetto alla dimensione economica dove il valore \u00e8 del 97% del Pil del Sud a fronte del 118% del Centro-Nord. Il dato, per\u00f2, va letto in ragione della capacit\u00e0 d\u2019impiego di questo enorme volume di risparmio. Infatti, il rapporto tra prestiti\/depositi, che rappresenta una misura della capacita\u0300 di mobilizzare il risparmio locale all\u2019interno del circuito produttivo regionale, e\u0300 strutturalmente inferiore nel Mezzogiorno rispetto a quello riscontrabile nel resto del Paese: il rapporto impieghi\/depositi delle regioni meridionali calcolato con Centro Nord=100, evidenzia un 80% nel 1990, 61% nel 2005 e 58,5% nel 2016.<\/p>\n<p>Una delle letture pi\u00f9 pessimistiche di questo processo \u00e8 quella di Giannola e Lopes, che per il Mezzogiorno parlano di \u201cintegrazione dipendente\u201d, giacch\u00e9 il sistema bancario mantiene ed espande la raccolta che trover\u00e0 impieghi in altre aree del paese. Simonetti appare ancor pi\u00f9 duramente esplicita: \u201cDall\u2019andamento degli indicatori di sviluppo finanziario nel Mezzogiorno negli anni del consolidamento, appare evidente che i processi di ristrutturazione verificatisi lungo la direttrice Nord-Sud sono stati originati non tanto dalla volont\u00e0 di ampliare e diversificare l\u2019attivit\u00e0 di prestito, quanto dalla determinazione ad approfittare della capacita\u0300 di risparmio delle regioni meridionali\u201d.<br \/>\nRimangono, poi, complicate le condizioni delle sofferenze: dopo la \u201ccura di smaltimento\u201d tramite cartolarizzazioni che hanno ridotto notevolmente i crediti inesigibili a Sud, la crisi finanziaria del 2008 complica nuovamente lo scenario per il Mezzogiorno, lasciando inalterati i differenziali tra le macroaree. Il deterioramento della qualit\u00e0 del credito nelle regioni meridionali, con il conseguente innalzamento del rischio per gli intermediari, si traduce \u2013 poi \u2013 in oneri maggiori e in una politica dei tassi d\u2019interesse attivi che troppo spesso tende a penalizzare proprio le imprese meridionali migliori. Ci\u00f2 accade perch\u00e9 la pratica di utilizzare il tasso medio di sofferenza nella regione come indicatore della rischiosit\u00e0 futura della clientela locale determina una vera e propria discriminazione (statistica) nel mercato del credito a loro svantaggio. Infatti, le condizioni per le imprese non finanziarie e per le famiglie residenti nelle regioni meridionali non sono affatto migliorate dopo il processo di consolidamento: i differenziali peggiori sono quelli su cui insiste la maggior parte delle piccole e medie imprese, ovvero i tassi da 1 a 5 anni e quelli oltre 5 anni (ancora oltre 1 punto differenziale nel 2017).<\/p>\n<p>Il riassetto del settore ha comportato, inoltre, ci\u00f2 che Alessandrini chiama la nuova \u201cgeografia del potere bancario\u201d, con rilevanti conseguenze nel legame tra banche, territorio e sviluppo. \u00c8 presente un forte impatto del processo di ristrutturazione sulle logiche organizzative interne ai grandi gruppi bancari e gli esiti nei confronti di peculiari segmenti di mercato, quali diversi spazi socioeconomici o imprese di diversa dimensione. Infatti, il consolidamento dimensionale tramite acquisizioni e fusioni, avrebbe determinato in capo all\u2019organizzazione banca un accentramento delle funzioni pi\u00f9 qualificanti presso i centri direzionali delle banche leader con sede legale al Centro Nord, aumentando la distanza funzionale tra il centro e la periferia meridionale. Per distanza funzionale s\u2019intende \u201clo spazio che separa famiglie e imprese di un territorio da un\u2019istituzione bancaria\u201d: si tratta della distanza economica che pu\u00f2 intercorrere tra gli obiettivi e le strategie dei centri decisionali nei quali si concentra il potere bancario e le esigenze e le capacit\u00e0 ricettive alle innovazioni dei diversi sistemi locali periferici.<\/p>\n<p>Insomma, la crisi delle maggiori banche del Sud e la loro acquisizione da parte degli istituti di credito del Centro-Nord hanno, di fatto, determinato per il Mezzogiorno la perdita dei principali centri direzionali e strategici bancari e le possibilit\u00e0 di svolgere un\u2019attivit\u00e0 di relationship lending, tutto a svantaggio \u2013 ancora a distanza di 30 anni \u2013 delle famiglie e delle imprese meridionali.<\/p>\n<p><strong>Per approfondire:<br \/>\n<\/strong>Alessandrini P, Presbitero A. F.,\u00a0<em>La Nuova Geografia Bancaria nel Mezzogiorno: la necessit\u00e0<br \/>\ndi un Approccio Sistemico<\/em>, in \u201cMo.Fi.R. Working Papers\u201d, 10, 2009.<br \/>\nBongini P., Ferri G.,\u00a0<em>Il sistema bancario meridionale<\/em>, Laterza 2005.<br \/>\nGiannola A., Lopes A., Zazzaro A.,\u00a0<em>La convergenza dello sviluppo finanziario tra le regioni taliane dal 1890 ad oggi<\/em>, in \u201cMoFiR working paper\u201d, 74, 2012<br \/>\nGros-Pietro G. M., Reviglio E., Torrisi A.,\u00a0<em>Assetti proprietari e mercati finanziari europei<\/em>, Il Mulino 2001.<br \/>\nMontanaro E., Tonveronachi M.,<em>\u00a0I processi di concentrazione nella gestione delle crisi italiane. Il caso italiano, 1992-2004<\/em>, in \u201cBanca Impresa Societ\u00e0\u201d, a. XXV, 3: 315-339, 2006.<br \/>\nSimonetti L.,\u00a0<em>Aspetti territoriali del rapporto tra banche e imprese nel Mezzogiorno (1994-2014)<\/em>, in \u201cBollettino della Societ\u00e0 Geografica Italiana\u201d, Serie XIII, vol. IX (2016), pp. 347-364, 2016.<br \/>\nTarantola A. M.,\u00a0<em>Dalla propriet\u00e0 pubblica a quella privata: concorrenza ed efficienza del sistema bancario italiano<\/em>, Intervento alla Conferenza internazionale \u201cThe Perspective of the European banking and Financial Sector\u201d (Mosca, 20 luglio 2007)<br \/>\nZazzaro A.,\u00a0<em>La scomparsa dei centri decisionali dal sistema bancario meridionale, in \u201cRivista di Politica Economica\u201d<\/em>, 96, 2: 31-60, 2006.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/un-credito-difficile-alcuni-esiti-del-processo-di-concentrazione-bancaria-in-italia\/\">https:\/\/gliasinirivista.org\/un-credito-difficile-alcuni-esiti-del-processo-di-concentrazione-bancaria-in-italia\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Gli Asini (Marco Zurru) Dall\u2019inizio degli anni Novanta si sviluppa in Europa un processo di concentrazione bancaria senza precedenti. 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