{"id":72717,"date":"2022-06-09T09:30:26","date_gmt":"2022-06-09T07:30:26","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=72717"},"modified":"2022-06-07T12:48:55","modified_gmt":"2022-06-07T10:48:55","slug":"sergio-bologna-o-il-lavoro-autonomo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=72717","title":{"rendered":"Sergio Bologna, o il lavoro autonomo"},"content":{"rendered":"<header class=\"min-h-[72px] md:min-h-[204px] sticky z-50 top-0 bg-white mb-[5px] md:mb-[10px] px-2 md:px-4 -mx-2 md:-mx-4\" role=\"banner\">\n<div class=\"region region-primary-menu\">\n<nav id=\"block-menuprincipale-3\" class=\"bg-gray-100 block block-menu navigation menu--menu-principale\" role=\"navigation\" aria-labelledby=\"block-menuprincipale-3-menu\">\n<div class=\"flex border-b-2 border-black md:border-0 justify-between items-center pt-[23px] pb-[23px] md:pb-[39px] md:pt-[18px]\"><strong>di DOPPIOZERO (Paolo Perulli)<\/strong><\/div>\n<\/nav>\n<\/div>\n<\/header>\n<p><main class=\"overflow-x-hidden sm:overflow-x-visible mt-4 md:mt-[23px]\" role=\"main\"><\/p>\n<div class=\"md:flex justify-between\">\n<div class=\"flex-shrink-0 md:flex-9 lg:flex-8 max-w-full\">\n<div class=\"region region-content\">\n<div id=\"block-mainpagecontent\" class=\"block drupal-block block-system block-system-main-block\">\n<article class=\"node articolo-doppiozero full lg:flex flex-wrap justify-between\" role=\"article\" data-history-node-id=\"200015\">\n<div class=\"w-full sovratitolo border-b border-grigio_scuro mb-[15px] md:mb-5\">\n<div class=\"aree mb-[7px] md:mb-8\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"lg:w-2\/3\">\n<div class=\"flex justify-between items-baseline mb-9\">\n<div class=\"data-articolo text-sm text-right font-medium\"><\/div>\n<\/div>\n<div id=\"audio-player\" class=\"bg-rosa\"><em>Sergio Bologna \u00e8 nato a Trieste nel 1937, si \u00e8 formato nell\u2019ambito della cultura mitteleuropea degli anni \u201950 e\u201960, ha partecipato in qualit\u00e0 di storico del movimento operaio ai cambiamenti epocali del lavoro tra lo scorso secolo e quello attuale, anticipandone le tendenze. Personaggio del tutto eccentrico e antiaccademico del nostro panorama culturale, ha scritto i pi\u00f9 importanti lavori sul nuovo lavoro autonomo, sulla logistica mondiale, sulle multinazionali del mare, sulle banche e la crisi. Lo abbiamo intervistato in occasione del suo 85\u00b0 compleanno e della riedizione della sua tesi di laurea, <\/em>La chiesa confessante sotto il nazismo. 1933-1936<em>\u00a0(Shake Edizioni), pubblicata originariamente da Feltrinelli nel 1967.<\/em><\/div>\n<div class=\"max-w-[838px]\">\n<div class=\"clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item\">\n<p>PP \u2013 Non toccherei l\u2019intera tua biografia, ma affronterei il tuo pensiero in alcuni momenti decisivi. Due momenti in particolare, che precedono e seguono gli anni \u201870.<\/p>\n<p>Gli anni \u201860, una fase breve ma intensa di modernizzazione mancata del mondo e del Paese, un\u2019occasione da te vissuta nella tua formazione e nella fase di attivit\u00e0 Olivettiana, un epos in cui tutto si sta muovendo in una nuova direzione. In realt\u00e0 gi\u00e0 il termine modernizzazione \u00e8 sbagliato, si pensa a un\u2019unica direzione guidata dalla tecnica, ma c\u2019\u00e8 stato un momento di biforcazione in cui c\u2019erano delle possibili strade che non sono state intraprese. Il libro curato da Franco Amatori nel 2017,\u00a0<em>L\u2019Approdo mancato<\/em>, riguarda i \u201970, invece qui si tratta della fase fine anni \u201850 e \u201860 e che finisce nel 1968. Si stavano formando dei nuovi soggetti, e c\u2019era una specie di intelligenza nelle classi e nei ceti, che poteva imboccare una strada. La tua, e della tua generazione, \u00e8 stata una partecipazione \u2018dentro e contro\u2019 questa fase?<\/p>\n<p>SB \u2013 Il termine modernizzazione mancata mi fa venire in mente i\u00a0<em>nouveaux philosophes<\/em>\u00a0francesi quando gettano fango sul 1968, invece trovo che la parola innovazione sia pi\u00f9 adatta: stavano succedendo cose nuove sia sul piano umanistico (industria culturale e riviste), sia industriale (con la Olivetti e l\u2019elettronica si stava vivendo un pezzo di futuro). In questa fase avvengono i miei incontri decisivi con i compagni dei\u00a0<em>Quaderni Rossi<\/em>: sono incontri che avranno un futuro, umanistico e tecnologico, e avviene il mio incontro con la storia. L\u2019operaismo fa capire questa innovazione. Quindi non l\u2019ho vissuto come etica o volontariato politico, ma come esperienza intellettuale: una innovazione sociale che faceva occupare la scena a soggetti sempre subalterni. Vivere esperienze cariche di futuro che ho seguito in quattro direzioni: l\u2019operaismo, riviste come\u00a0<em>Quaderni Piacentini<\/em>, l\u2019Olivetti, le nuove case editrici come Feltrinelli, mentre Einaudi era diventata conservatrice, licenzia Raniero Panzieri e\u2026<\/p>\n<p>PP \u2013 Per\u00f2 pubblica nel 1966\u00a0<em>Operai e capitale<\/em>, il libro di Mario Tronti, il pi\u00f9 importante di quell\u2019epoca\u2026<\/p>\n<p>SB \u2013 S\u00ec per\u00f2 per dire qualcosa di nuovo andavi da Feltrinelli.<\/p>\n<p>La quinta direzione da me seguita \u00e8 stata la Germania, non solo l\u2019oggetto della mia tesi di laurea (<em>La chiesa confessante sotto il nazismo<\/em>) ma la mia seconda casa.<\/p>\n<p>Grazie a queste cinque direzioni avevi la sensazione di aver imboccato la strada giusta.<\/p>\n<p>Gli anni \u201860 quindi sono stati migliori degli anni \u201970, che sono stati anni di involuzione politica, in cui la spinta libertaria si chiude, con questa caricatura di partitini in competizione tra loro, la lotta armata, diventa un\u2019aria irrespirabile. Aggiungo di quegli anni \u201960 i legami con i movimenti di liberazione, il centro \u201c<em>Frantz Fanon\u201d<\/em>, gli\u00a0<em>insoumis<\/em>\u00a0francesi che rifiutavano la guerra d\u2019Algeria, ma tutti i movimenti di liberazione sudamericani, e africani. Poi l\u2019incontro con la nuova sinistra americana.<\/p>\n<p>Nel frattempo insegno a Trento, epicentro della lotta studentesca.<\/p>\n<p>L\u2019innovazione sociale \u00e8 uno scontro di civilt\u00e0, che abbiamo perduto.<\/p>\n<p>PP \u2013 Nel tuo pensiero, quali sono gli autori principali? Le classi subalterne occupano la scena. L\u2019approccio che tu segui \u00e8 orientato in che direzione, Marx, anche Benjamin, con\u00a0<em>Angelus Novus<\/em>\u00a0il punto pi\u00f9 alto di filosofia della storia: la tempesta del progresso impedisce all\u2019angelo di ricomporre i frammenti. Il futuro \u00e8 alle spalle?<\/p>\n<p>SB \u2013 Io non ho seguito quel percorso l\u00ec. Il mio percorso \u00e8 stato Marx, e il socialismo e la socialdemocrazia tedesca, Rosa Luxemburg, il movimento dei Consigli, che ho vissuto come storico mentre Benjamin lo ha vissuto come filosofo. La Repubblica di Weimar e il destino del soggetto sociale. Cosa \u00e8 successo della classe operaia a Weimar e nel nazismo. Benjamin l\u2019ho letto solo alla fine. Volevo capire cosa era successo quando le fabbriche sarebbero diventate protagoniste. Tranne Enzo Collotti (e Massimo Cacciari sul\u00a0<em>Linkskommunismus<\/em>) in Italia pochi conoscevano questa storia.<\/p>\n<p>Poi hanno contato, sempre sul piano della storia, i neo marxisti americani, la storia orale, di essi George Rawick \u00e8 venuto in Italia nel \u201867. Hanno anche contato la mia ricerca sul fronte popolare in Francia, e nei primi\u00a0<em>Quaderni Piacentini<\/em>\u00a0le recensioni di testi sul nazismo.<\/p>\n<p>PP \u2013 Quando Franco Momigliano, l\u2019economista legato a Olivetti, interviene su uno dei primi numeri di\u00a0<em>Quaderni Rossi<\/em>\u00a0(N. 2, 1962), era l\u2019indicazione di un possibile incontro tra la cultura riformista dell\u2019impresa e l\u2019operaismo?<\/p>\n<p>SB \u2013 No, \u00e8 interessante la parte che\u00a0<em>Quaderni Rossi<\/em>\u00a0dedica all\u2019Olivetti, la considera una forma raffinata di sfruttamento, mentre la Fiat \u00e8 quella rozza. Una cosa \u00e8 la leggenda di Olivetti, un\u2019altra cosa come si lavorava ai circuiti stampati, le donne dovevano fare 78 micro saldature su un piccolo pezzo grande come una cartolina postale seguendo impulsi dati da un nastro registrato in cuffia, e avevano un aspiratore per i fumi della saldatura. Come fai a resistere 8 ore a lavorare l\u00ec? I\u00a0<em>Quaderni Rossi<\/em>\u00a0vanno dentro le fabbriche, il mito di Olivetti si sta facendo oggi, ma presenta anche elementi di forte sfruttamento.<\/p>\n<p>PP \u2013 C\u2019\u00e8 poi la componente cristiana del tuo pensiero, la tua tesi sulla chiesa protestante sotto il nazismo, l\u2019incontro con la teologia protestante di Karl Barth, etc.<\/p>\n<p>SB \u2013 Ho avuto una esperienza religiosa molto profonda nella mia adolescenza, conoscevo la patristica e la letteratura cristiana, ma la tesi di laurea \u00e8 nata da altro: un esame di tedesco andato male da recuperare, Umberto Segre mio maestro che mi consiglia di capire che cosa successe nelle chiese tedesche, l\u2019incontro con Delio Cantimori, da cui una discussione a tre. La cultura protestante, non quella cattolica, mi ha permesso di capire lo spirito tedesco, \u00e8 stato un completamento. Vi \u00e8 poi stato l\u2019incontro con Barth, principale teologo della chiesa protestante, che aveva le idee chiare perch\u00e9 era stato socialista, e non era luterano ma calvinista. Sono rimasto affascinato da questo grande autore. La Germania \u00e8 fatta di Marx, Lutero, Max Weber. Ho visto le cose forse troppo nella lente tedesca. E sono stato ignorante del laburismo inglese, o della storia russa. Conosco molto meglio la storia americana.<\/p>\n<p>PP \u2013 Questo vuol forse dire qualcosa, portare \u201cLenin in Inghilterra\u201d, cio\u00e8 il leninismo dentro il capitalismo maturo, non \u00e8 mai stato il tuo tema, mentre lo \u00e8 stato per Tronti.<\/p>\n<p>SB \u2013 Infatti mentre gli operaisti si sentivano i veri comunisti, io sono piuttosto anarcosindacalista, mai iscritto a un partito, da adolescente ho conosciuto l\u2019influenza di giovani comunisti ma sono troppo individualista per accettare una disciplina di partito, inoltre vedere quei ragazzi entrare nello spaesamento della questione d\u2019Ungheria (1956) e di colpo vederli spegnersi! Uscire da quel partito allora non era facile. Mi ha reso ancora pi\u00f9 diffidente, mi sono iscritto al Psi nel 1964 per fare un favore a un amico, per votare la scissione del Psiup, e subito dopo uscirne.<\/p>\n<p>PP \u2013 In quel momento l\u00ec, comincia una tua lettura che porter\u00e0 all\u2019altra grande spaccatura del tuo pensiero, la scoperta del lavoro autonomo. Tu hai visto prima di tutti che il lavoro stava diventando lavoro autonomo, e che tutto il lavoro anche quello salariato sarebbe stato trascinato da questo. Il tuo pezzo del 1967 sui tecnici (non in fondo sull\u2019operaio-massa), poi la lettura di Marx sulla moneta e i trasporti, e la fondazione della rivista\u00a0<em>Primo Maggio<\/em>\u00a0nel 1972, sono i primi semi di un percorso che ti porta al lavoro autonomo?<\/p>\n<p>SB \u2013 Non \u00e8 cos\u00ec. I tecnici appartengono al periodo Olivettiano. Scrivo per la rivista\u00a0<em>Classe Operaia<\/em>\u00a0sui primi scioperi dei manutentori di calcolatori elettronici alla Olivetti. Invece l\u2019attenzione per forme di lavoro diverse nasce solo nel 1977, il tempo della \u201ctrib\u00f9 delle talpe\u201d, per cui fabbrica carcere e manicomio sono le istituzioni totali, proponendo quindi la fuga dal lavoro dipendente, per andare\u2026 non so dove. Quando io divento lavoratore autonomo, allora capisco dove si pu\u00f2 andare.<\/p>\n<p>Il lavoro salariato \u00e8 uno dei lavori possibili, l\u2019altro \u00e8 il precariato.<\/p>\n<p>Poi vado in Germania, mi licenziano dall\u2019universit\u00e0: adesso che non sono pi\u00f9 lavoratore salariato cosa posso diventare? Quindi il lavoro autonomo \u00e8 stata pura autocoscienza di una condizione che mi trovavo a vivere. E il movimento del \u201977 mi aiut\u00f2 a capire perch\u00e9 una nuova generazione vedesse il lavoro salariato come una condanna da cui fuggire.<\/p>\n<p>PP \u2013 E gli autori che ti hanno influenzato in questa nuova fase?<\/p>\n<p>SB \u2013 I sociologi Weimariani degli anni \u201830, Theodor Geiger, Emil Lederer, e alcuni sociologi tedeschi che nei primi \u201880 avevano studiato i nuovi lavoratori autonomi. Tra gli americani, la rivista\u00a0<em>Radical America<\/em>, con i saggi sulla\u00a0<em>new managerial class\u00a0<\/em>che sono del 1977-\u201878. Molto tempo ci vuole perch\u00e9 si compia questo percorso. Il mio primo saggio esce, sulla rivista\u00a0<em>Altre ragioni<\/em>\u00a0fondata con Franco Fortini, nel 1991. Altro tempo ancora ci vorr\u00e0 per scrivere il libro\u00a0<em>Il lavoro autonomo di seconda generazione<\/em>, che \u00e8 del 1997.<\/p>\n<p>PP \u2013 Ha avuto un ruolo Fortini?<\/p>\n<p>SB \u2013 Negli anni \u201890 quando esplode la guerra del Golfo, decido che bisogna fare qualcosa e raccolgo i vecchi maestri (Franco Fortini, Edoarda Masi, Michele Ranchetti, Giovanni Cesareo, Piergiorgio Bellocchio), il nome della rivista lo trova Fortini, dopo il primo numero me ne esco e lascio ai giovani, Giovanna Procacci e altri.<\/p>\n<p>PP \u2013 Tu introduci una nuova categoria, lavoro autonomo, molto diversa e pi\u00f9 grande della\u00a0<em>new managerial class<\/em>\u00a0sia in termini quantitativi che teorici! \u00c8 come se tutto il resto del lavoro sparisse, o restasse come un residuo sullo sfondo.<\/p>\n<p>Non \u00e8 una classe ma un soggetto sociale, come ti funziona un soggetto non visto ancora da nessuno?<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/maxresdefault.jpeg\" alt=\"Sergio Bologna\" width=\"1280\" height=\"720\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"76da4761-c16c-449d-a1d9-73d3f3ab5124\" \/><\/p>\n<p>SB \u2013 La linea che mi ha permesso di non perdere il filo \u00e8 stata la mia esperienza personale. In fondo avevo parlato sempre del lavoro degli altri, operai tecnici etc., del mio lavoro e quindi di me stesso quando parler\u00f2? \u00c8 stata l\u2019autoanalisi, pi\u00f9 che letteratura, la mia esperienza. Da cui quasi subito la ricerca di linee aggregative. Il primo con cui ne parlo \u00e8 un\u00a0<em>travailleur ind\u00e9pendent<\/em>\u00a0francese, recuperato poi in un\u00a0<em>reseau<\/em>\u00a0europeo, per fare un sindacato che unisca queste persone, siamo tutti dispersi e deboli. Poi scopro ACTA, l\u2019Associazione Consulenti Terziario Avanzato.<\/p>\n<p>Trovo un sito in cui dicono \u201cci siamo ispirati a Sergio Bologna\u201d, allora li chiamo e dico \u201csono io\u201d, cos\u00ec entro in contatto con loro. Siamo nel 2004 quindi 7 anni dopo il mio libro, \u00e8 stata molto lenta la formazione. Poi ritorno a cercare contatti a livello internazionale e incontro la Sarah Horowitz fondatrice della\u00a0<em>Freelancers Union<\/em>\u00a0a New York, per la mia militanza politica era naturale cercare corrispondenti all\u2019estero. Vedo che c\u2019\u00e8 un gruppo inglese di lavoratori autonomi, prendo l\u2019areo e vado a Londra: ma sono dei thatcheriani scatenati, mentre erano pi\u00f9 simili a noi gli americani.<\/p>\n<p>Il lavoro autonomo non salariato \u00e8 un modo di vivere.<\/p>\n<p>Ho avuto fortuna a essere sbattuto fuori dall\u2019universit\u00e0! Io ci stavo sempre male, non ho mai fatto un concorso, mi ci aveva fatto entrare Toni Negri\u2026<\/p>\n<p>PP \u2013 Ma prima eri stato assistente di Umberto Segre, filosofia morale, a Trento.<\/p>\n<p>SB \u2013 Pi\u00f9 che altro ero il suo autista, mi incitava a correre andando a Trento, io amavo la guida \u201csportiva\u201d, lui era anche giornalista del\u00a0<em>Giorno<\/em>\u00a0e mi metteva in competizione con l\u2019autista del giornale, quando prendevano ancora i pacchi di giornali e partivano in macchina per distribuirli, il suo autista si chiamava Parma, si divertiva a mettere in competizione Parma e Bologna\u2026<\/p>\n<p>PP \u2013 Non sei rimasto all\u2019universit\u00e0 ma avresti scritto in modo pi\u00f9 sistematico.<\/p>\n<p>SB \u2013 Avrei scritto come osservatore anzich\u00e9 come diretto interessato.<\/p>\n<p>Altro colpo di fortuna \u00e8 stato andare a Brema in quegli anni 1982-\u201883: citt\u00e0 fluviomarittima, la mia cultura sullo\u00a0<em>shipping<\/em>\u00a0si \u00e8 allargata moltissimo. Vi erano centri di ricerca, ma anche la conoscenza diretta sul campo dei delegati portuali, dei colleghi che facevano le prime banche dati sul porto, sindacalisti, figli di armatori etc. Poi a Parigi mi hanno offerto di collaborare alla ricerca sulle professioni nei trasporti. Ho conosciuto cos\u00ec il\u00a0<em>reseau<\/em>\u00a0francese sui trasporti.<\/p>\n<p>PP \u2013 Come ti viene in mente il container?<\/p>\n<p>SB \u2013 \u00c8 stato il contatto con i portuali genovesi che me ne hanno spiegato l\u2019importanza, poi l\u2019intervista su\u00a0<em>Primo Maggio<\/em>\u00a0e la storia del container, l\u2019opposizione degli operai al container, in America e in Inghilterra.<\/p>\n<p>Ho visitato il primo terminal container nel \u201877 a Rotterdam e Amburgo. Si vedeva che i porti sarebbero divenuti porti container. Poi ci ho riflettuto a Brema. In Francia invece erano economisti dei trasporti che non avevano mai parlato con un portuale!<\/p>\n<p>PP \u2013 Hai visto la logistica come la spina dorsale della produzione e distribuzione mondiale delle merci.<\/p>\n<p>SB \u2013 S\u00ec, ma la cosa \u00e8 stata chiamata logistica solo dopo\u00a0<em>Primo maggio<\/em>, a Brema, studiando il trasporto marittimo portuale. Per\u00f2 la parola \u201clogistica\u201d non la usavamo tanto. Mi chiamano a Roma a fare il Piano nazionale dei trasporti e della logistica, e mi focalizzo sul tema, mi iscrivo alla Associazione Italiana di logistica, i professori non mi volevano, invece i responsabili aziendali s\u00ec, ne divento vicepresidente e tramite l\u2019Ailog conosco i colleghi logistici tedeschi \u2013 la loro Associazione, la BVL, \u00e8 la pi\u00f9 importante d\u2019Europa \u2013 con sede proprio a Brema, ne divento amico e socio onorario.<\/p>\n<p>La vera logistica per\u00f2 \u00e8 industriale, molto complessa, c\u2019\u00e8 poi il segmento dei trasporti e della distribuzione, qui diventa tutto pi\u00f9 facile.<\/p>\n<p>Per finire ti racconto come mi \u00e8 capitato di fare una\u00a0<em>lecture<\/em>\u00a0in una Accademia militare americana.<\/p>\n<p>Mi arriva una lettera dall\u2019OCSE, allora organizzava le tavole rotonde della Conferenza Europea dei Ministri dei Trasporti (CEMT) partecipando alle quali in qualit\u00e0 di relatore diventavi una celebrit\u00e0, mi chiedono di moderare un\u00a0<em>panel<\/em>\u00a0a una conferenza sull\u2019intermodalit\u00e0 nel Mercosur, a Citt\u00e0 del Messico. Spese a mio carico, mi trovo in un<em>\u00a0panel<\/em>\u00a0con il direttore strategico del Porto di Rotterdam, allora nel 1995 il primo porto del mondo, con un professore di logistica tedesco che insegnava a New York e con tanti altri. Il tedesco, emigrato negli Stati Uniti, mi dice \u201cse vieni a New York passa a trovarmi\u201d, ci vado nel 1997 e mi scrive, \u201cgi\u00e0 che vieni, ti va di tenere una\u00a0<em>lecture<\/em>\u00a0alla nostra Accademia?\u201d Solo all\u2019arrivo mi accorgo che \u00e8 un\u2019Accademia militare. Tutto il corpo docente sull\u2019attenti che mi aspetta, tutti militari in divisa. \u00c8 l\u2019Accademia della Guardia costiera di\u00a0<em>King\u2019s Point<\/em>. Mi fa visitare la sede, antica villa dei Chrysler, con un cannocchiale puntato sul grattacielo Chrysler di Manhattan. La cappella ha un altare a tre fette su una piattaforma girevole, cattolica protestante ebrea, aggiunge: \u201cadesso bisognerebbe fare una quarta, come moschea\u201d. Tengo la\u00a0<em>lecture<\/em>\u00a0davanti a 300 ragazzi in divisa.<\/p>\n<p>Anni dopo, in occasione dell\u2019attentato alle Torri gemelle, gli scrivo una mail di solidariet\u00e0. Non risponde pi\u00f9, incontro anni dopo altri consulenti, mi dicono che il suo mestiere era diventato assistere 80 orfani di funzionari della\u00a0<em>Port Authority<\/em>\u00a0di New York che aveva sede nelle Torri, ha avuto, se non ricordo male, 800 morti, lui assisteva un gruppo di orfani.<\/p>\n<p>PP \u2013 La presenza militare c\u2019entra con la logistica?<\/p>\n<p>SB \u2013 Molto, ma io non sono riuscito a metterlo a fuoco, occorrerebbe avere un rapporto con l\u2019esercito. Non so quanto della logistica militare sia stato travasato nella logistica industriale. La logistica nasce in fondo negli anni \u201870 a causa dell\u2019inflazione, quando in 3 mesi le scorte potevano deprezzarsi anche del 10%, si introduce allora il\u00a0<em>just in time<\/em>.<\/p>\n<p>PP \u2013 Tu hai in mente che la logistica diventa anche occasione del massimo di degradazione del lavoro, spinto dalla tecnica, con gli equipaggi multinazionali delle navi\u2026 Pi\u00f9 in generale, quando si inverte il ciclo ascendente dei lavoratori autonomi?<\/p>\n<p>SB \u2013 Allora i lavoratori autonomi guadagnavano di pi\u00f9 dei salariati, poi la loro situazione si \u00e8 rovesciata, erano convinti di essere imprenditori, adesso \u00e8 tutto diverso, sono dei\u00a0<em>working poor<\/em>\u00a0(poveri che lavorano), tranne alcune fasce privilegiate. \u00c8 l\u2019implosione della\u00a0<em>middle class<\/em>.<\/p>\n<p>Il mio operaismo per fortuna mi ha aiutato a stare abbottonato nel periodo delle vacche grasse, quando molti creavano societ\u00e0 con forti spese, in appartamenti di lusso e belle ragazze alla reception, tutta immagine, poi li ho visti sul lastrico. Ho sempre mantenuto un\u00a0<em>low profile<\/em>\u00a0totale. Ne ho visti tanti, uno era un famoso consulente italiano, lo incontro, non lo riconosco, una specie di barbone, mi saluta: era lui, aveva perso tutto.<\/p>\n<p>PP \u2013 \u00c8 una metafora della parabola discendente di questa categoria, di questa classe. E,\u00a0<em>what next<\/em>? Cosa c\u2019\u00e8 nel futuro del lavoro?<\/p>\n<p>SB \u2013 Con la crisi moltissime di queste professioni sono spinte ad associarsi. Anche Unione Europea e sindacati hanno ormai un atteggiamento diverso, capiscono che queste forme di lavoro vanno tutelate\u2026<\/p>\n<p>PP \u2013 Il tentativo associativo di questi lavoratori \u00e8 un ritorno alle origini del movimento operaio ottocentesco, si riparte da zero dopo l\u2019esplosione atomica.<\/p>\n<p>SB \u2013 S\u00ec, quasi un ritorno ai sindacati di mestiere prima dell\u2019<em>industrial unionism<\/em>.<\/p>\n<p>PP \u2013 Ci vorranno un altro paio di secoli?<\/p>\n<p>SB \u2013 Vedo che quelli che si organizzano sono giovani, quelli dell\u2019editoria hanno fondato Redacta, ovunque fanno riunioni di 70-80 persone per volta, potrebbe essere meno lungo il periodo di transizione.<\/p>\n<p>PP \u2013 Mentre il mondo si dedica all\u2019Azione Parallela che oggi si chiama guerra russa in Ucraina, unica scelta \u00e8 la ricerca di una propria strada personale?<\/p>\n<p>SB \u2013 S\u00ec, ma una volta vi era l\u2019orgoglio del\u00a0<em>freelance<\/em>, ora non pi\u00f9, oggi sono\u00a0<em>freelance<\/em>\u00a0ma se domani trovo un contratto di 6 mesi lo prendo, \u00e8 una forma ibrida di lavoro n\u00e9 salariato n\u00e9 autonomo n\u00e9 precario, ma anche tutte queste cose insieme. Difficile dare un\u2019identit\u00e0 forte al\u00a0<em>freelance<\/em>. Potrebbe essere una controtendenza, ma ormai \u00e8 questo. Anche figure fondative di ACTA hanno accettato un lavoro dipendente. Del resto, durante la pandemia milioni lavoratori dello spettacolo non hanno pi\u00f9 lavorato. Stiamo cercando di combattere la tendenza alla frammentazione per categoria, difendiamo il lavoro, per tutti, non perch\u00e9 tu sei attore e io medico. C\u2019\u00e8 l\u2019uso e abuso di contratti, di diritti d\u2019autore usati in modo selvaggio, di stage, contratti pirata.<\/p>\n<p>Siamo entrati nell\u2019epoca del lavoro ibrido: una terza fase, dopo quelle dell\u2019operaio-massa e della distinzione tra lavoro salariato e lavoro indipendente.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"py-6\">\n<div class=\"blazy blazy--field blazy--field-immagini-media blazy--field-immagini-media--full field field--name-field-immagini-media field--type-entity-reference field--label-hidden field__items\" data-blazy=\"\" data-once=\"blazy\">\n<div class=\"field__item\">\n<div class=\"media media--blazy media--bundle--image media--image media--responsive is-b-loaded\"><img decoding=\"async\" class=\"media__image media__element b-lazy b-responsive b-loaded\" title=\"Sergio Bologna.jpg\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_desktop_w838\/public\/Sergio%20Bologna_1.jpg?itok=wJZDVP8T\" \/><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div><strong>FONTE:\u00a0\u00a0<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sergio-bologna-o-il-lavoro-autonomo\">https:\/\/www.doppiozero.com\/sergio-bologna-o-il-lavoro-autonomo<\/a><\/strong><\/div>\n<\/article>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><\/main><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (Paolo Perulli) Sergio Bologna \u00e8 nato a Trieste nel 1937, si \u00e8 formato nell\u2019ambito della cultura mitteleuropea degli anni \u201950 e\u201960, ha partecipato in qualit\u00e0 di storico del movimento operaio ai cambiamenti epocali del lavoro tra lo scorso secolo e quello attuale, anticipandone le tendenze. Personaggio del tutto eccentrico e antiaccademico del nostro panorama culturale, ha scritto i pi\u00f9 importanti lavori sul nuovo lavoro autonomo, sulla logistica mondiale, sulle multinazionali del mare, sulle&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":72522,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/DoppioZero.webp","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-iUR","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/72717"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=72717"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/72717\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":72718,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/72717\/revisions\/72718"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/72522"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=72717"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=72717"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=72717"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}