{"id":7274,"date":"2012-08-28T22:01:41","date_gmt":"2012-08-28T22:01:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=7274"},"modified":"2012-08-28T22:01:41","modified_gmt":"2012-08-28T22:01:41","slug":"vanini-e-la-teologia-economica-bocconiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=7274","title":{"rendered":"Vanini e la teologia economica bocconiana"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><i>Trascrizione parziale dell&rsquo;intervento di Diego Fusaro durante la presentazione del suo libro &ldquo;Coraggio&rdquo; (Raffaello Cortina, 2012), svoltasi il 22 giugno 2012 a Taurisano (Le), presso la casa natale di Giulio Cesare Vanini. La trascrizione &egrave; stata eseguita da Mario Carparelli e rivista da Diego Fusaro.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong>Diego Fusaro<\/strong> <a href=\"http:\/\/20centesimi-paroladifilosofo.blogspot.it\">20 centesimi Parola di filosofo<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viviamo in un&rsquo;epoca del coraggio oppure no? Io credo che se l&rsquo;epoca dei greci era l&rsquo;epoca del coraggio per eccellenza e la modernit&agrave; invece tende a essere un&rsquo;epoca centrata su altre virt&ugrave;, a voler essere benevoli, oggi invece viviamo in un&rsquo;epoca totalmente post-eroica in cui del coraggio non c&rsquo;&egrave; pi&ugrave; nulla. Viviamo nell&rsquo;epoca in cui trionfano altre virt&ugrave;, se volete, in cui trionfa l&rsquo;adattamento, in cui trionfa la rassegnata accettazione.<br \/>\n\tBasta fare anche una rapida incursione nella costellazione semantica della filosofia oggi pi&ugrave; in voga e vi accorgerete che trionfano quelle che sono state giustamente definite le &ldquo;passioni tristi&rdquo; con stigma spinoziano: disincanto, cinismo, rassegnazione, accettazione dell&rsquo;esistente. Mai coraggio, naturalmente. Mai coraggio.<br \/>\n\tViviamo appunto nell&rsquo;epoca anti-eroica in cui il pi&ugrave; grande imperativo, il pi&ugrave; grande credo della nostra epoca &egrave; quello di accettare l&rsquo;esistente cos&igrave; com&rsquo;&egrave;. Potremmo dire: il comandamento del nostro tempo &egrave; quello &ldquo;<i>non avrai altra societ&agrave; all&rsquo;infuori di questa<\/i>&rdquo;.Quindi viene destrutturato il presupposto stesso del coraggio, che &egrave; quello di agire, nonostante tutto, in vista di qualcosa di diverso e di migliore.<br \/>\n\tGli intellettuali, oggi, altro che essere intellettuali vaniniani o fichtiani! Sono intellettuali totalmente organici al capitale, direbbe Gramsci, totalmente organici alla strutturazione reale e simbolica dell&rsquo;esistente.<br \/>\n\tOggi la funzione di apologetica dell&rsquo;esistente non &egrave; compiuta da sacerdoti o monaci: &egrave; compiuta dagli operatori dei mass media, dai giornalisti, dagli intellettuali che duplicano incessantemente a livello simbolico la realt&agrave; cos&igrave; com&rsquo;&egrave;, presentandola appunto con i tratti degl&rsquo;intrascendibilit&agrave;, della fatalit&agrave;, della destinalit&agrave; e cos&igrave; via.<!--more--><\/p>\n<p>\tIl mondo capitalistico, come sapete, non pretende mai di essere il migliore possibile, ma semplicemente nega in partenza la possibilit&agrave; di alternative, questa &egrave; la contraddizione: convince le nostre menti di essere in qualche misura il solo mondo possibile. Autoelimina le possibili alternative. Questo &egrave; il grande problema dell&rsquo;ideologia come lo identificava Marx. Cio&egrave; l&rsquo;ideologia rende naturale ci&ograve; che &egrave; invece storico e sociale. Questo fa. Fa esistere la borsa, le leggi, le istituzioni economiche con lo stesso statuto ontologico di montagne, alberi, di cose della natura che non possono essere criticate n&eacute; tanto meno trasformate.<br \/>\n\tPer cui allora qual &egrave; il coraggio fondamentale, oggi, nell&rsquo;epoca post-eroica, nell&rsquo;epoca della vilt&agrave; generalizzata, potremmo dire. Dal mio punto di vista, il coraggio, oggi, sta anzitutto nel riprendere la funzione critica della filosofia, nel ritornare a Vanini, se volete; nel ritornare a Fichte e a Spinoza, i pi&ugrave; grandi pensatori moderni del coraggio, ma poi anche tornare ai greci e alla civilt&agrave; del coraggio.<br \/>\n\tAppunto, il grande gesto del coraggio oggi deve essere quello di dire di no, di cercare una ulteriorit&agrave; nobilitante rispetto all&rsquo;esistente.<br \/>\n\tUna prima forma di coraggio &#8211; perch&eacute; bisogna sempre partire dalle cose piccole per poi avere delle trasformazioni in grande &#8211; secondo me, una grande forma di coraggio ,oggi, e mi rivolgo soprattutto ai giovani, &egrave; quella di iscriversi a filosofia all&rsquo;universit&agrave;, ad esempio. Perch&eacute; ci vuole coraggio, appunto. Perch&eacute; fin dal liceo venite continuamente bombardati con una forma di terrorismo psicologico per cui &ldquo;<i>chi si iscrive a filosofia non trova posti di lavoro, fate economia<\/i>!&rdquo;, cio&egrave; la teologia del nostro tempo.<br \/>\n\tLa teologia oggi non &egrave; quella che appunto combatteva Vanini. Se oggi Vanini fosse in vita, secondo me, combatterebbe la teologia economica bocconiana nei governi tecnici. Quella &egrave; la teologia: il monoteismo del mercato, i mercati, le borse, in cui appunto stiamo di fronte alla borsa come se fosse qualcosa che non abbiamo prodotto noi. Voglio dire: l&rsquo;abbiamo posta noi, possiamo anche toglierla.<br \/>\n\tViviamo in maniera ineluttabile le leggi che abbiamo posto noi in essere. Questo &egrave; il paradosso del feticismo, come lo chiamava Marx. Per cui chi si iscrive a filosofia oggi fa gi&agrave; un gesto di grande coraggio, di grande rifiuto integrale di questo orrore, di questa &ldquo;compiuta peccaminosit&agrave;&rdquo;, come la chiamava Fichte, in cui siamo situati. Iscriversi a filosofia gi&agrave; &egrave; questo, &egrave; gi&agrave; mettere in discussione l&rsquo;intrascendibilit&agrave; dell&rsquo;esistente. Per cui appunto il coraggio &egrave; sempre coraggio filosofico e si inizia appunto a essere coraggiosi quando si fa filosofia.<br \/>\n\t<i>*<\/i><br \/>\n\tSugli intellettuali si pu&ograve; fare un discorso pi&ugrave; ampio, perch&eacute; li vediamo operativi continuamente intorno a noi. E mi piaceva soprattutto ricordare a questo proposito la definizione che degli intellettuali dava il grande filosofo e sociologo francese Pierre Bordieau il quale diceva che &ldquo;<i>gli intellettuali sono la parte dominata della classe dominante<\/i>&rdquo;. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che gli intellettuali sono in qualche misura dominanti, perch&eacute; hanno un capitale culturale, quindi sono al di sopra di chi non ha nulla, di chi &egrave; ignorante, potremmo dire, ma sono anche dominati, all&rsquo;interno della classe dominante, perch&eacute; devono vendere il loro capitale culturale appunto ai capitalisti al potere. E quindi questo capitale culturale non pu&ograve; mai confliggere con l&rsquo;ordine del potere funzionale al mantenimento dell&rsquo;apparato capitalistico. E quindi ecco svelato l&rsquo;arcano: deve sempre essere in qualche misura, interno, organico a questo sistema.<br \/>\n\tA me quello che stupisce sempre quando penso al processo di Vanini, ma anche di Bruno, &egrave; una cosa. Ovviamente mi stupisce moltissimo il trattamento: uno che pensa certe cose viene perseguitato e messo a morte. Un&rsquo;indignazione morale totale quella che suscita in noi questo. Per&ograve; penso anche a quanto fosse debole un sistema politico di quel tipo, che doveva mettere a morte chi la pensava diversamente. Oggi invece uno pu&ograve; pensare tutto quello che vuole. Pu&ograve; pensare anche che viviamo nel peggiore dei mondi possibili, che il capitalismo procura asservimento, precariato, schiavit&ugrave; salariata. Pu&ograve; dirlo anche in pubblico, tanto non gli capita nulla. Perch&eacute; questo &egrave; il totalitarismo perfetto. &Egrave; quello che assimila immediatamente anche la critica. &Egrave; quello che metabolizza la critica e che potremmo dire, come gi&agrave; diceva Adorno, &ldquo;<i>rende merce anche la critica stessa<\/i>&rdquo;.<br \/>\n\tNon a caso abbiamo libri, compresi i miei, lo dico subito, che sono ipercritici verso il capitalismo e vengono messi in commercio dal capitalismo stesso. Questo &egrave; il totalitarismo perfetto: morbido, flessibile, accomodante, accogliente, permissivo. Ci pone tutti nella condizione dei carcerati che amano la cella in cui sono imprigionati.<\/p>\n<p>\n\tQuesto deve dire la filosofia oggi. Deve dire che questo &egrave; il mondo della &ldquo;<i>compiuta peccaminosit&agrave;<\/i>&rdquo;, come diceva Fichte, o il mondo dell&rsquo;&rdquo;<i>animalit&agrave; dello spirito<\/i>&rdquo;, come diceva Hegel. Ogni filosofia che dica che questo mondo, tutto sommato, non va male, come le filosofie di certi intellettuali che scrivono su &ldquo;Donna Moderna&rdquo; anche, che dicono che questo mondo &egrave; il mondo della tecnica &#8211; perch&eacute; loro parlano sempre con frasi heideggeriane &#8211; &nbsp;&egrave; terribile, ma &egrave; il solo possibile, non possiamo farci nulla. Ogni tentativo di cambiarlo, fallisce. Mi viene in mente quella canzone degli anni &lsquo;60 di Bobby Solo: &ldquo;<i>&egrave; stato bello sognare, non c&rsquo;&egrave; pi&ugrave; niente da fare<\/i>&rdquo;.<br \/>\n\tQuesti intellettuali sono i peggiori, secondo me, perch&eacute; fanno la critica radicale del mondo in cui vivono e poi la disinnescano dicendo che &egrave; il solo possibile. Luk&aacute;cs li chiamava gi&agrave; a suo tempo &ldquo;<i>gli intellettuali del grande hotel abisso<\/i>&rdquo;, quelli che stanno nel comfort delle stanze dell&rsquo;albergo, ogni tanto si affacciano sull&rsquo;abisso e poi si ritraggono impauriti nell&rsquo;agio delle merci e dei comfort del loro hotel. Eccoli qua gli intellettuali, voil&agrave; sono questi.<br \/>\n\tOggi si tratta di riscoprire il coraggio della &ldquo;parresia&rdquo;, come la chiamava Foucault, cio&egrave; sbattere la verit&agrave; in faccia al potere. Ma questo non basta, ci vuole poi la conseguente azione che deve seguire a questa &ldquo;parresia&rdquo;, cio&egrave; &ldquo;<i>agire agire agire<\/i>&rdquo;, come diceva Fichte, agire socialmente per cambiare lo stato di cose.<br \/>\n\tNon ci si venga a dire che il mondo del precariato, il mondo senza futuro, il mondo che ci condanna all&rsquo;orizzonte unico della merce, in cui tutto diventa merce anche a livello immaginativo e simbolico &ndash; debiti e crediti nelle scuole, l&rsquo;azienda Italia, il capitale umano e queste cose qui &ndash; sia un mondo tollerabile. &Egrave; il mondo della totale peccaminosit&agrave; e come tale deve essere denunciato e poi contrastato in maniera politica, secondo me. Per questo lo ripeto: Vanini, se fosse vivo, cosa farebbe? Come manifesterebbe il suo coraggio? Dicendo di no al potere ovvero al monoteismo idolatrico del mercato, la dittatura finanziaria, il fanatismo dell&rsquo;economia.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><b><br \/>\n\t<\/b><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Trascrizione parziale dell&rsquo;intervento di Diego Fusaro durante la presentazione del suo libro &ldquo;Coraggio&rdquo; (Raffaello Cortina, 2012), svoltasi il 22 giugno 2012 a Taurisano (Le), presso la casa natale di Giulio Cesare Vanini. La trascrizione &egrave; stata eseguita da Mario Carparelli e rivista da Diego Fusaro. di Diego Fusaro 20 centesimi Parola di filosofo Viviamo in un&rsquo;epoca del coraggio oppure no? Io credo che se l&rsquo;epoca dei greci era l&rsquo;epoca del coraggio per eccellenza e la&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":26,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[6,90],"tags":[1503,2269,308,2270,2271],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-1Tk","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7274"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/26"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=7274"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7274\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=7274"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=7274"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=7274"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}