{"id":72751,"date":"2022-06-08T11:30:35","date_gmt":"2022-06-08T09:30:35","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=72751"},"modified":"2022-06-08T09:46:48","modified_gmt":"2022-06-08T07:46:48","slug":"immigrazione-larma-segreta-in-mano-al-cremlino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=72751","title":{"rendered":"Immigrazione, l&#8217;arma segreta in mano al Cremlino"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di<strong> INSIDEOVER<\/strong> (<strong>Mauro Indelicato<\/strong>)<\/p>\n<div class=\"entry-content\" style=\"text-align: justify\">\n<p>Dove negli ultimi anni l\u2019<strong>Unione Europea<\/strong>\u00a0ha rischiato pi\u00f9 volte di cadere? Una domanda la cui risposta salta fuori in modo quasi automatico: \u00e8 sull\u2019<strong>immigrazione<\/strong>\u00a0che il Vecchio Continente ha dato in diverse occasioni l\u2019idea di disgregarsi da un momento all\u2019altro, almeno sul fronte politico. I Paesi del sud scalpitano da anni per avere una sostanziale modifica del<a href=\"https:\/\/it.insideover.com\/schede\/migrazioni\/il-trattato-di-dublino-spiegato.html\">\u00a0trattato di Dublino<\/a>\u00a0e gestire in modo coordinato le richieste d\u2019asilo e l\u2019accoglienza. Quelli del nord invece sembrano non voler molto cambiare lo\u00a0<em>status quo<\/em>, visto che chi gestisce le frontiere meridionali funge da parafulmine delle emergenze migratorie del\u00a0<strong>Mediterraneo<\/strong>. Quelli dell\u2019est non vogliono sentir parlare di accoglienza, nemmeno sotto forma di quote da suddividere in proporzione alla popolazione. Ogni qualvolta i capi di Stato e di governo dell\u2019Ue si riuniscono per parlare di immigrazione, difficilmente salta fuori una fumata bianca. Di questo il presidente russo\u00a0<a href=\"https:\/\/it.insideover.com\/schede\/politica\/chi-e-vladimir-putin.html\">Vladimir Putin<\/a>\u00a0ne \u00e8 ben consapevole. Tanto da vedere nell\u2019immigrazione un\u2019arma capace di piegare, almeno parzialmente, l\u2019unit\u00e0 europea sul fronte ucraino.<\/p>\n<h2>La gestione del flusso costante dall\u2019Ucraina<\/h2>\n<p>La storia recente parla chiaro. Quando la pressione migratoria diventa difficilmente gestibile nel Vecchio Continente e motivo di lite tra i vari governi, l\u2019Ue decide di scendere a\u00a0<strong>patti<\/strong>\u00a0e assecondare la controparte. Nel 2016\u00a0<strong>Erdogan<\/strong>\u00a0voleva soldi per chiudere i confini, ospitare i siriani che scappavano dall\u2019<a href=\"https:\/\/it.insideover.com\/schede\/guerra\/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore.html\">Isis<\/a>\u00a0e non far risalire lungo la\u00a0<a href=\"https:\/\/it.insideover.com\/migrazioni\/le-rotte-dei-migranti-per-arrivare-in-unione-europea.html\">rotta balcanica<\/a>\u00a0i migranti verso il nord Europa. Su input della\u00a0<strong>Germania<\/strong>, alla fine in quello stesso anno l\u2019Europa ha deciso di staccare un assegno da tre miliardi di Euro e girarlo ad Ankara, con la promessa anche di elargire questa somma nelle stagioni successive. Pi\u00f9 di recente, il presidente bielorusso\u00a0<a href=\"https:\/\/it.insideover.com\/schede\/politica\/chi-e-aleksandr-lukashenko.html\">Alexandar Lukashenko<\/a>\u00a0voleva il riconoscimento politico dall\u2019Europa dopo che Bruxelles non aveva considerato valide le elezioni che hanno permesso il suo reinsediamento. E l\u2019allora cancelliere tedesco<a href=\"https:\/\/it.insideover.com\/schede\/politica\/angela-merkel-la-cancelliera-della-germania.html\">\u00a0Angela Merkel<\/a>, nello scorso mese di ottobre, ha alzato la cornetta per chiamare Lukashenko non appena la crisi migratoria generata dalla\u00a0<a href=\"https:\/\/it.insideover.com\/migrazioni\/come-funziona-la-rotta-bielorussa-dell-immigrazione.html\">rotta bielorussa<\/a>\u00a0ha messo in difficolt\u00e0 la\u00a0<strong>Polonia<\/strong>\u00a0e l\u2019<strong>area baltica<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019attacco militare all\u2019Ucraina ha ovviamente generato, a partire dal 24 febbraio scorso, un<strong>\u00a0flusso migratorio<\/strong>\u00a0con pochi precedenti a livello globale. Come sottolineato da Francesca Mannocchi su\u00a0<em>La Stampa<\/em>, sono almeno sette milioni i cittadini ucraini che hanno abbandonato il loro Paese per riversarsi in Europa. Ancora una volta \u00e8 la Polonia, per ragioni geografiche, a rappresentare il Paese pi\u00f9 esposto. Per adesso il sistema di\u00a0<strong>accoglienza<\/strong>\u00a0ha tenuto. Anche perch\u00e9 l\u2019empatia e l\u2019immedesimazione con la tragedia del conflitto ha spinto sia i polacchi che i cittadini degli altri Paesi del Vecchio Continente a collaborare. Ma l\u2019emozione iniziale potrebbe ben presto lasciare il passo alle pragmatiche\u00a0<strong>esigenze<\/strong>\u00a0legate al costo dell\u2019ospitalit\u00e0.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 su questo che Putin potrebbe puntare. L\u2019Europa del resto sta affrontando una crisi economica molto importante. Provata dall\u2019emergenza coronavirus, nel momento della ripresa sono intervenuti diversi fattori che hanno scatenato una nuova spirale preoccupante. L\u2019impennata dei prezzi e dell\u2019inflazione sta incidente e non poco nei timori di governi e cittadini europei. L\u2019impatto di oltre sette milioni di ucraini in una situazione del genere potrebbe essere visto sotto una cattiva luce anche da chi fino a oggi si \u00e8 impegnato nell\u2019accoglienza. In poche parole, il\u00a0<strong>Cremlino<\/strong> \u00e8 ben consapevole che l\u2019Europa non \u00e8 in grado nel lungo termine di reggere un continuo flusso migratorio dall\u2019Ucraina. Ragione quindi per credere, almeno nella visione delle autorit\u00e0 russe, che prima o poi il Vecchio Continente si muover\u00e0 per una mediazione o per, quanto meno, ammorbidire le proprie posizioni nei confronti di Mosca.<\/p>\n<h2>Lo spettro di una crisi generata dalla mancanza di grano<\/h2>\n<p>C\u2019\u00e8 poi un\u2019altra partita che Putin sta giocando sul fronte migratorio. Non \u00e8 legata direttamente alla guerra in Ucraina, bens\u00ec a uno dei suoi pi\u00f9 drammatici potenziali effetti collaterali. Ossia la<a href=\"https:\/\/it.insideover.com\/guerra\/la-guerra-nel-mar-nero-e-il-rischio-concreto-di-una-crisi-alimentare.html\">\u00a0crisi alimentare<\/a>. Il conflitto ha bloccato l\u2019export del\u00a0<strong>grano<\/strong>\u00a0ucraino, da cui dipendono molti Paesi del nord Africa e del medio oriente. Regioni in cui, giorno dopo giorno, trovare un pezzo di pane sta diventando sempre pi\u00f9 difficile. Nei giorni scorsi il ministro dell\u2019Interno italiano\u00a0<strong>Luciana Lamorgese<\/strong>\u00a0ha parlato di un possibile aumento dei flussi migratori legato alla crisi alimentare. Al momento si sta assistendo a un boom di sbarchi nel nostro Paese, ma \u00e8 alquanto difficile accostarlo alla carenza di grano. Eventuali effetti in tal senso si vedranno nel lungo termine. Quando cio\u00e8, a causa dei prezzi molto alti dei generi di prima necessit\u00e0, gli Stati coinvolti dalla crisi potrebbero subire un processo di grave\u00a0<strong>instabilit\u00e0<\/strong>\u00a0capace quindi di far aumentare i flussi migratori verso l\u2019Europa.<\/p>\n<p>Uno scenario al momento solo potenziale e non reale, ma che si aggiunge alla lista di armi a disposizione di Putin. Il capo del Cremlino sa che nel Vecchio Continente un nuovo flusso di migranti generato dalla carenza di grano \u00e8 in cima alle preoccupazioni. E che dunque l\u2019Europa potrebbe anche in questo caso dover, prima o poi, scendere a patti.<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/it.insideover.com\/guerra\/immigrazione-l-arma-segreta-in-mano-al-cremlino.html\">https:\/\/it.insideover.com\/guerra\/immigrazione-l-arma-segreta-in-mano-al-cremlino.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di INSIDEOVER (Mauro Indelicato) Dove negli ultimi anni l\u2019Unione Europea\u00a0ha rischiato pi\u00f9 volte di cadere? Una domanda la cui risposta salta fuori in modo quasi automatico: \u00e8 sull\u2019immigrazione\u00a0che il Vecchio Continente ha dato in diverse occasioni l\u2019idea di disgregarsi da un momento all\u2019altro, almeno sul fronte politico. I Paesi del sud scalpitano da anni per avere una sostanziale modifica del\u00a0trattato di Dublino\u00a0e gestire in modo coordinato le richieste d\u2019asilo e l\u2019accoglienza. 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