{"id":72757,"date":"2022-06-09T11:30:27","date_gmt":"2022-06-09T09:30:27","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=72757"},"modified":"2022-06-08T09:53:55","modified_gmt":"2022-06-08T07:53:55","slug":"le-origini-del-conflitto-in-ucraina-un-centro-di-instabilita-permanente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=72757","title":{"rendered":"Le origini del conflitto in Ucraina: Un centro di instabilit\u00e0 permanente"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di\u00a0<strong>L&#8217;OSSERVATORE ROMANO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Oltre 51.000 chilometri quadrati di superficie, pi\u00f9 di 6 milioni e mezzo di abitanti, due lingue, russo e ucraino, una convivenza complicata se non impossibile. \u00c8 il Donbass. Terra di confine, regione meridionale dell\u2019Ucraina formata principalmente dagli oblast di Doneck e Luhans\u2019k, scenario della guerra europea da oltre cento giorni a questa parte.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify\">Il Donbass tra zar e bolscevichi<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma il Donbass \u00e8 un centro di instabilit\u00e0 permanente da secoli. Come d\u2019altronde lo \u00e8 stata l\u2019Ucraina, che in antico slavo significa letteralmente \u00abterra di frontiera\u00bb, oggetto di mire espansionistiche da parte di molti imperi, fra cui quello Ottomano e quello Asburgico, della Germania hitleriana cos\u00ec come della Russia zarista e poi comunista. Terra di frontiera e di risorse carbonifere, prevalentemente disabitata, era anche il Donbass del diciassettesimo secolo, ambita dall\u2019Impero ottomano e dalla Repubblica delle Due Nazioni, cio\u00e8 Polonia e Lituania. I cosacchi nel 1654 stipularono il trattato l\u2019accordo di Perejaslav con l\u2019Impero russo al fine di ottenere sostegno e protezione da Mosca e cominciarono a insediarsi nel Donbass. Lo sviluppo del territorio fu rapido: nel 1869 arriv\u00f2 la prima ferrovia e nel 1913 il Donbass produceva l\u201987 per cento del carbone e il 74 per cento della ghisa usata da Mosca. Dissoltosi l\u2019impero e nata l\u2019Unione Sovietica, nel 1917 l\u2019Ucraina avvi\u00f2 una fase d\u2019indipendenza da Mosca che dur\u00f2 solo tre anni e fu complicata da frange indipendentiste vicine ai bolscevichi, fra cui proprio quella della Repubblica di Donec-Krivoj Rog.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando nacque la Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, gli indipendentisti del Donbass chiesero a Lenin di annettere la regione orientale all\u2019Unione Sovietica. Ma il capo dei bolscevichi rifiut\u00f2. Per un obiettivo semplice quanto strategico: Lenin voleva garantirsi un avamposto sovietico a Kyiv. Il Donbass non era solo una regione industriale, ma aveva anche una radicata presenza bolscevica e russofona, fra l\u2019altro perch\u00e9 dopo l\u2019<i>holodomor<\/i>, carestia provocata dal regime sovietico, che ha fatto molte vittime, tra gli ucraini sono stati portati centinaia di migliaia di russi. L\u2019infaticabile operaio Stachanov, ad esempio, mito della propaganda sovietica, del sistema socialista e della fatica dei lavoratori, era originario proprio del Donbass. Nel 1954, in occasione dei trecento anni da Perejaslav, il nuovo capo di Stato sovietico Nikita Krusciov cedette a Kyiv l\u2019amministrazione della penisola della Crimea, sbocco strategico nel Mar Nero.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify\">L\u2019Ucraina unita<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify\">Da Kyiv alla Galizia con Leopoli, poi Odessa e Chernihiv, fino a Kherson, Doneck, Luhans\u2019k e la Crimea: ecco l\u2019Ucraina che nel 1991 si avvi\u00f2 all\u2019indipendenza dall\u2019Unione Sovietica, attraverso un processo completato da un referendum in cui pi\u00f9 del 90 per cento della popolazione si dichiar\u00f2 favorevole all\u2019autonomia da Mosca. Dall\u2019archivio di Stato emerge che l\u201983 per cento degli abitanti delle regioni di Doneck e di Luhans\u2019k vot\u00f2 a favore dell\u2019indipendenza ucraina dall\u2019Urss. Un risultato meno netto rispetto a Leopoli e Kyiv (tra il 92 e il 97 per cento) ma notevole rispetto a quello della Crimea, dove i favorevoli furono solo il 54 per cento dei votanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia, come per molti Paesi appartenenti all\u2019ex blocco sovietico, anche per l\u2019Ucraina l\u2019autonomia da Mosca ebbe immediate ripercussioni sul piano economico e sociale. Soprattutto nelle aree pi\u00f9 etnicamente instabili ed economicamente deboli. Tra queste, il Donbass, dove malcontento e povert\u00e0 crebbero rapidamente, gli scioperi si moltiplicarono, la produzione industriale e agricola diminu\u00ec. Una parte degli abitanti si sent\u00ec abbandonata e richiam\u00f2 i propri principi identitari. Cos\u00ec inizi\u00f2 ebbe una certa popolarit\u00e0 il Movimento internazionale del Donbass, frangia indipendentista ostile al governo di Kyiv, basata sul principio del suo fondatore, Dmitry Kornilov, secondo cui il Donbass era \u00absenza dubbio russo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel 1994, parallelamente alle elezioni nazionali, negli oblast di Doneck e Luhans\u2019k venne indetto un referendum a proposito del processo di federalizzazione nazionale e dell\u2019uso della lingua russa. Quasi il 90 per cento degli elettori espresse parere favorevole. Ma Kyiv respinse proposte cos\u00ec forti. Con la vittoria alle presidenziali di Leonid Ku\u010dma e la nuova Costituzione del 1996, il supporto economico rivolto ai due oblast fu incrementato e la situazione sembr\u00f2 placarsi.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify\">Tra Occidente e Russia<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify\">La posizione di frontiera dell\u2019Ucraina le impose una certa neutralit\u00e0 nello scacchiere internazionale. Inizialmente, i rapporti con Mosca furono complicati, tanto che il Cremlino non riconobbe neanche i confini del neo-Stato dopo il 1991, a causa di vari motivi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">a) prima del 1991, l\u2019Ucraina fu indipendente da Mosca solo per tre anni, fu la prima repubblica ad essere rioccupata dal regime stalinista e possedeva la penisola della Crimea, fondamentale sbocco nel Mar Nero e sede della base militare di Sebastopoli. Tra i due Paesi, nel 1991, nacque una contesa proprio sul destino dell\u2019ex flotta sovietica dislocata nei porti ucraini del Mar Nero e su cui Kyiv voleva esercitare il proprio potere;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">b) restava aperta la questione sulla sorte dell\u2019armamento atomico dell\u2019ex Unione Sovietica, detenuto per il 40 per cento da Kyiv. Inizialmente l\u2019Ucraina accett\u00f2 che a smantellare l\u2019arsenale fosse la Comunit\u00e0 degli Stati Indipendenti, guidata da Mosca, ma i dissidi furono talmente forti che Kyiv torn\u00f2 presto sui propri passi, restando per poco tempo la terza potenza nucleare al mondo1. I Paesi occidentali furono costretti a intervenire. Nel 1994, col\u00a0<i>memorandum di Budapest sulle garanzie di sicurezza<\/i>, Kyiv rinunci\u00f2 alle armi nucleari sovietiche, che sarebbero state smaltite da Mosca, e ader\u00ec al trattato di non proliferazione delle armi nucleari. In cambio, Russia, Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Cina si impegnarono a rispettare sicurezza, indipendenza e integrit\u00e0 territoriale dell\u2019Ucraina;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">c) l\u2019Ucraina avvi\u00f2 un processo2 di avvicinamento all\u2019Occidente con l\u2019adesione di Kyiv al Consiglio di Partenariato Euroatlantico, la ratifica del Trattato sui Cieli Aperti e la risoluzione pacifica di controversie di confine con Belarus, Romania e Moldavia, per diventare poi il primo Paese della Comunit\u00e0 degli Stati indipendenti ad entrare nella Partnership for Peace, il programma di cooperazione, sicurezza e difesa che intende stabilire un nuovo rapporto tra Nato e Repubbliche ex sovietiche. Pur non facendone parte, l\u2019Ucraina partecip\u00f2 in quegli anni alle spedizioni atlantiche in Afghanistan, Iraq, Bosnia-Erzegovina e Kosovo3 e, poco dopo, firm\u00f2 il Piano d\u2019Azione con la Nato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Furono soprattutto i rapporti tra Ucraina e Occidente, che nella logica russa minacciavano il principio cardine dello \u201cimperialismo difensivo\u201d, secondo cui il pericolo va allontanato il pi\u00f9 possibile dai propri confini, a convincere Mosca della necessit\u00e0 di cambiare strategia con Kyiv. Ma la Federazione Russa era ancora debole sul piano politico, sociale ed economico per inasprire i rapporti coi suoi vicini. Cos\u00ec, nel 1997, i presidenti Boris El\u2019cin e Kuchma firmarono un trattato di amicizia, partenariato strategico e reciproco rispetto dell\u2019integrit\u00e0 territoriale. Inoltre, Kyiv concesse alla flotta russa di restare nel porto di Sebastopoli e nella baia di Karantinnaya per vent\u2019anni, pagando un canone di affitto da 97 milioni di dollari annui, e per affrontare la crisi economica del 1998 i due Paesi incentivarono una serie di investimenti congiunti.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify\">Nuovo secolo, vecchie storie<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia, la nuova posizione di Mosca verso Kyiv, cui si aggiungevano problemi come corruzione politica, indecisione nello schieramento internazionale e presenza delle minoranze russofone sostenute fortemente dalla Russia, fu malvista da altre regioni pi\u00f9 occidentali dell\u2019Ucraina. Questa spaccatura emerse chiaramente nel 2004, quando il vincitore delle elezioni presidenziali in Ucraina, Viktor Janukovy\u010d, appoggiato da Mosca e votato in massa nel Donbass, fu accusato dal suo rivale, Viktor Ju\u0161\u010denko, di broglio elettorale. Mobilitata la popolazione, nel 2004 inizi\u00f2 la\u00a0<i>rivoluzione arancione<\/i>. L\u2019adesione fu straordinaria, con le piazze riempite da almeno 30 mila persone. Nella capitale arrivarono Aleksander Kwa\u015bniewski, presidente della Polonia, e Javier Solana, alto rappresentante della politica estera dell\u2019Unione Europea. La Corte Suprema ucraina certific\u00f2 i brogli, annull\u00f2 il risultato delle elezioni e i cittadini tornarono a votare: Ju\u0161\u010denko vinse con il 52 per cento dei voti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Eppure, il Paese ne usc\u00ec ancor pi\u00f9 frammentato. Da un lato, regioni come Kyiv e Leopoli festeggiarono l\u2019arrivo di un presidente filoccidentale e l\u2019intervento concreto dell\u2019Unione europea. Dall\u2019altro, il Donbass torn\u00f2 a percepirsi come minoranza ignorata e scavalcata. Secondo il censimento ucraino del 2001, negli oblast di Luhans\u2019k e Doneck il 58 per cento della popolazione era ucraina, il 39 per cento russa. Ma la lingua russa veniva parlata da oltre il 70 per cento della popolazione. La presidenza Ju\u0161\u010denko sembr\u00f2 o non tenere conto di tutto ci\u00f2 o, al contrario, temere i fattori culturali e linguistici. Nel primo decennio 2000, il numero di scuole di lingua russa nell\u2019oblast di Doneck pass\u00f2 da 518 a 176. Se nel 2005 il 29,5 per cento degli scolari di Luhans\u2019k studiava in ucraino, nel 2009, con la riforma dell\u2019educazione, la percentuale era del 48,5 per cento. Ma due terzi della popolazione continuava a considerare lingua madre4 il russo. Il malcontento in Donbass e Crimea crebbe. Nel frattempo, la Russia riacquis\u00ec influenza sullo scenario internazionale, dimostrata soprattutto con lo strapotere nel mercato energetico e l\u2019annessione di Abcasia e Ossezia del Sud a danno della Georgia.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify\">Euromaidan, la svolta del 2013<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify\">Frammentazione etnica, posizione geografica e instabilit\u00e0 politica sono tre dei principali problemi che affliggevano l\u2019Ucraina e che riemersero nel 2013. Tre anni prima, alle presidenziali, Janukovy\u010d si ripresent\u00f2 e vinse di misura contro Julija Tymo\u0161enko. Il neopresidente suscit\u00f2 ben presto il malcontento degli ucraini filoccidentali: egli era infatti il presidente della Comunit\u00e0 degli Stati indipendenti, organizzazione internazionale fondata da Mosca, arrest\u00f2 rivali politici e, nonostante il voto del Parlamento in cui si chiedeva di reintrodurre il sistema semipresidenziale, si rifiut\u00f2 di approvare la modifica della Costituzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La bolla scoppi\u00f2 nel 2013, quando Janukovy\u010d decise di rinviare ogni decisione in merito alla firma di un nuovo accordo di libero scambio globale con l\u2019Unione europea. Ancora poco chiare le vere motivazioni, ma ben evidenti le conseguenze5. Tra novembre e dicembre oltre un milione di ucraini si ritrovarono nelle piazze di Kyiv per chiedere le dimissioni del governo Janukovy\u010d e la firma dell\u2019accordo con Bruxelles. In quei giorni, anche Washington invi\u00f2 una sua rappresentanza, guidata da Victoria Nuland, ex portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, al tempo Sottosegretaria di Stato per gli affari europei ed asiatici. Ma la presenza della Nuland sort\u00ec un effetto tutt\u2019altro che piacevole per l\u2019alleanza occidentale: \u00abfuck the Europe\u00bb, disse la politica statunitense durante una telefonata intercettata e diffusa in rete probabilmente dai russi, mentre parlava con Geoffrey Pyatt, ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina, riferendosi alla politica europea nei confronti di Mosca, giudicata troppo debole e contraddittoria. Nel frattempo, le proteste nella capitale ucraina continuarono fino a febbraio 2014 quando, superata quota cento vittime e altrettanti feriti tra manifestanti e poliziotti, il presidente Janukovy\u010d scapp\u00f2 in Russia. I cittadini ottennero un governo ad interim con elezioni a giugno, la firma dell\u2019accordo con Unione europea e la reintroduzione del sistema semipresidenziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019inizio di una nuova era? Tutt\u2019altro. La situazione peggior\u00f2 in pochi giorni. Mentre nel resto del Paese le piazze si riempivano, in Crimea le fazioni filorusse salirono al potere. In quegli anni la penisola era abitata per il 59 per cento da russi, per il 24 per cento da ucraini e per il 12 per cento dai tartari6. Con il pretesto della tutela delle minoranze russofone in Ucraina, il primo marzo la Camera alta del Parlamento russo approv\u00f2 la richiesta di Putin di utilizzare la forza in Ucraina. Compreso il passo di Mosca, la Crimea si autodichiar\u00f2 indipendente dal resto dell\u2019Ucraina e il 16 marzo 2014, attraverso un referendum controverso, si pronunci\u00f2 sull\u2019annessione alla Federazione Russa. Il presidente russo comment\u00f2 cos\u00ec i risultati: \u00abPi\u00f9 dell\u201982 per cento degli aventi diritto ha preso parte al voto. Di questi, oltre il 96 per cento si \u00e8 espresso a favore della riunificazione con la Russia. Questi numeri parlano da soli\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Due giorni dopo al Cremlino si tenne una cerimonia per ufficializzare l\u2019annessione della Crimea, in cui Putin ricord\u00f2 che \u00abper capire le ragioni di questa scelta \u00e8 sufficiente conoscere la storia della Crimea e ci\u00f2 che la Russia e la Crimea hanno sempre rappresentato l\u2019una per l\u2019altra\u00bb, evidenzi\u00f2 l\u2019importanza strategica di Sebastopoli come \u00abfortezza\u00bb e \u00abculla della flotta russa\u00bb, critic\u00f2 il modello sovietico, definendo quello di Krusciov un \u00aboltraggioso torto storico\u00bb.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify\">La guerra senza fine<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify\">Le Nazioni Unite non riconobbero la Crimea come territorio russo. Inoltre, i Paesi occidentali7 applicarono sanzioni economiche individuali a funzionari russi, il divieto di importazione di beni provenienti dalla Crimea e la sospensione di Mosca dal\u00a0<span class=\" m\">G\u00a0<\/span>8. Ma l\u2019attenzione crebbe esponenzialmente quando la Russia, temendo che le minoranze russe nelle regioni del Donbass fossero esposte a pericoli di snazionalizzazione e a persecuzioni, ammass\u00f2 almeno 40 mila militari lungo il confine ucraino. Putin giustific\u00f2 questa azione rifacendosi a eventi come quello del 2 maggio 2014 quando, a Odessa, hanno avuto luogo scontri violenti tra i manifestanti filorussi e quelli ucraini, causando diverse vittime e un forte incendio nel palazzo dei Sindacati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I manifestanti filorussi, che chiedevano un referendum sul modello di quello della Crimea, moltiplicarono le proteste, occuparono sedi amministrative e proclamarono la nascita delle Repubbliche Popolari di Doneck e Luhans\u2019k. Le truppe russe attraversarono la frontiera. Ma il Cremlino non riconobbe le due suddette Repubbliche. Perch\u00e9, questa volta, la reazione di Kyiv arriv\u00f2. Il governo ad interim di Oleksandr Turchynov invi\u00f2 militari per una missione antiterrorismo. La guerra inizi\u00f2. E fin dai primi mesi il bilancio fu tragico: il 14 giugno i filorussi colpirono un aereo militare ucraino uccidendo 49 persone, mentre il 17 luglio l\u2019aereo civile Malaysia Airlines\u00a0<span class=\" m\">MH\u00a0<\/span>17 fu abbattuto da un missile russo, causando la morte di tutti i 298 passeggeri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo le stime delle Nazioni Unite, almeno 2.593 persone furono uccise in Ucraina tra la met\u00e0 di aprile e il 27 agosto 2014. Nel quinto rapporto prodotto dall\u2019Onu sulla situazione dei diritti umani in Ucraina vengono documentati una \u00abampia serie di gravi abusi commessi principalmente dai gruppi armati separatisti che hanno preso il controllo di gran parte delle regioni di Doneck e Luhans\u2019k\u00bb, ma anche \u00abviolazioni commesse dalle forze ucraine nei loro sforzi per riconquistare il territorio da cui i gruppi armati stanno conducendo operazioni e in cui hanno individuato obiettivi militari\u00bb. Infatti, \u00abcorridoi presumibilmente sicuri, stabiliti dalle forze ucraine per consentire ai residenti di fuggire da queste citt\u00e0, attraversavano invece aree dove erano in corso i combattimenti\u00bb, quindi \u00abi civili che utilizzavano questi corridoi furono successivamente uccisi o feriti\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un cessate il fuoco fra le parti fu raggiunto il 5 settembre, con il primo round dei protocolli di Minsk cui partecip\u00f2, per l\u2019Ucraina, il nuovo presidente Petro Poro\u0161enko. Eppure, le Nazioni Unite aumentarono le stime: \u00abDall\u2019inizio del cessate il fuoco sono state registrate almeno 331 vittime\u00bb, c\u2019\u00e8 stato anche un \u00abforte aumento delle detenzioni da parte dei gruppi armati\u00bb e \u00absegnalazioni di maltrattamenti di persone detenute da forze armate e polizia ucraine\u00bb. Tra settembre e novembre il numero di sfollati interni all\u2019Ucraina pass\u00f2 da 275.489 a 466.829.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La speranza di un vero cessate il fuoco, dopo che la Russia continu\u00f2 a schierare migliaia di soldati al confine con l\u2019Ucraina e nelle repubbliche autoproclamate del Donbass si tennero elezioni non riconosciute n\u00e9 dall\u2019Ucraina n\u00e9 dalla comunit\u00e0 internazionale, in cui vinsero i separatisti, sembr\u00f2 arrivare il 12 febbraio 2015. Di nuovo a Minsk. Questa volta, insieme a Ucraina e Russia si sedettero Francia, Germania e\u00a0<span class=\" m\">OSCE<\/span>\u00a0in qualit\u00e0 di mediatori. all\u2019incontro furono presenti anche rappresentanti dei separatisti di Doneck e Lahans\u2019k. Il testo del protocollo, diviso in 13 punti, imponeva a entrambe le parti di assicurare un cessate il fuoco definitivo, ritirare tutti gli armamenti pesanti, marcare una zona di sicurezza lungo la frontiera. In riferimento a Luhans\u2019k e Doneck, il protocollo stabiliva un decentramento del potere affidando ai due oblast uno status speciale, affidando loro l\u2019intera quota parte del gettito fiscale e facendo svolgere regolari elezioni regionali monitorate dall\u2019\u00a0<span class=\" m\">OSCE\u00a0<\/span>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma gli accordi non furono mai realmente attuati da nessuna delle parti: Kyiv era pronta a fare qualche concessione solo sull\u2019uso della lingua e sulle consuetudini, mentre Mosca si batteva per un federalismo sostanziale almeno nel Donbass. E, in assenza di compromesso fra tutti gli attori coinvolti nella crisi in corso, la decomposizione territoriale si estese a macchia d\u2019olio. Negli anni successivi, lungo i 420 chilometri di confine tra Ucraina e Russia, continuarono a muoversi almeno 75 mila soldati. La riforma costituzionale ucraina prevista a Minsk non fu mai realizzata. Anzi, nel 2019, Kyiv inser\u00ec nella Costituzione una legge per garantirsi \u00abl\u2019acquisizione della piena adesione all\u2019Unione europea e all\u2019Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico\u00bb. Fino a quell\u2019anno, come riferito da \u00abForeign Affairs\u00bb, \u00abil conflitto nel Donbass ha causato pi\u00f9 di 13 mila vittime e circa 1,5 milioni di sfollati\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quella in Ucraina orientale sembr\u00f2 a molti una guerra8 in stallo e, per questo motivo, in via di soluzione o di esaurimento. Invece avvenne il contrario. L\u2019escalation \u00e8 cresciuta negli ultimi due anni perch\u00e9 Mosca ha percepito come minacce per la propria sicurezza una serie di iniziative: la richiesta del presidente Zelensky al presidente degli Stati Uniti Biden di \u00abaccelerare il processo per l\u2019ingresso di Kyiv nella Nato\u00bb, la nuova strategia di sicurezza nazionale ucraina in cui si prevedeva lo sviluppo del partenariato distintivo con la\u00a0<span class=\" m\">NATO<\/span>\u00a0e l\u2019obiettivo di adesione all\u2019Alleanza Atlantica, l\u2019uso del drone Bayraktar\u00a0<span class=\" m\">B\u00a0<\/span>2 di produzione turca da parte dell\u2019Ucraina, il trattato di partnership strategica tra Regno Unito e Ucraina. In risposta, il Cremlino ha rafforzato la partnership con i propri alleati, aumentato il prezzo del gas che trasporta in Europa, cercando di compromettere la solidit\u00e0 di Bruxelles, e continuato ad ammassare truppe al confine con l\u2019Ucraina9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il 12 luglio 2021, in un articolo scritto da Putin a proposito della \u00abstorica unit\u00e0 tra russi e ucraini\u00bb, il presidente russo afferma che \u00abla vera sovranit\u00e0 dell\u2019Ucraina \u00e8 possibile solo in collaborazione con la Russia\u00bb. Putin parla di Russia, Ucraina e Belarus come di un \u00abpopolo unico, discendente dall\u2019antica Rus\u00bb, nota come \u00abl\u2019Ucraina \u00e8 stata trascinata in un pericoloso gioco geopolitico volto a trasformarla in una barriera tra Europa e Russia\u00bb. Infine, avverte: \u00abNon accetteremo mai il concetto di un\u2019Ucraina anti-russa\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gioved\u00ec 21 febbraio 2022 Putin riconosce l\u2019indipendenza delle due Repubbliche di Doneck e Luhans\u2019k, con cui firma un trattato di amicizia, cooperazione e mutua assistenza. Il 24 febbraio Putin annunia l\u2019avvio di una \u00aboperazione militare speciale\u00bb in Ucraina. I confini si riempiono di ulteriori soldati, i carrarmati si muovono e sparano, la popolazione ucraina, innocente e barbaramente aggredita, fugge. La pace, che probabilmente non era mai esistita, finisce. L\u2019Occidente, forse dimenticando la storia pi\u00f9 recente e i confini pi\u00f9 orientali del suo continente madre, l\u2019Europa, dice di essersi svegliato in un nuovo mondo. Ma tutto ci\u00f2 \u00e8 sempre esistito. Era uno dei \u00abpezzi\u00bb della terza guerra mondiale contemporanea.<\/p>\n<p class=\"qlf\" style=\"text-align: justify\">di\u00a0Guglielmo Gallone<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n1 \u00abStoria diplomatica: dal 1919 ai nostri giorni\u00bb, Jean Bapiste Duroselle, 1998.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2 \u00abLe relazioni tra\u00a0<span class=\" m\">NATO<\/span>\u00a0e Ucraina\u00bb, ministero della Difesa italiano, Panorama Internazionale, a cura di Gianluca Sardellone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">3 \u00abRelations with Ukraine\u00bb,\u00a0<span class=\" m\">NATO<\/span>\u00a0(Key areas of cooperation).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">4 \u00abNo Moscow stooges: identity polarization and guerrilla movements in Donbass\u00bb, Southeast European and Black Sea studies, Matveeva, 2016.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">5 \u00abStoria delle Relazioni Internazionali: dalla fine della Guerra Fredda a oggi\u00bb, Di Nolfo, 2015.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">6 \u00abStoria delle Relazioni Internazionali: dalla fine della Guerra Fredda a oggi\u00bb, Di Nolfo, 2015.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">7 \u00abUkraine crisis: A timeline (2014-present), House of Commons Library, 2022.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">8 \u00abL\u2019Ucraina tra noi e Putin\u00bb, Limes, 4\/14.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">9 \u00abIl mondo di Putin\u00bb, Limes, 1\/16.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<h3 style=\"text-align: justify\">Dagli accordi di Perjaslav all\u2019annessione russa della Crimea: oltre tre secoli di tensioni<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify\">\n1654: accordi di Perjaslav tra Impero Russo e abitanti del Donbass<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">1917: fondazione della Repubblica Socialista Sovietica Ucraina<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">1954: l\u2019Urss cede la Crimea all\u2019Ucraina sovietica<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">1991: fine della Repubblica Socialista Sovietica Ucraina e nascita dell\u2019Ucraina indipendente<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">1994: memorandum di Budapest sulle garanzie di sicurezza<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2004: rivoluzione arancione<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2010: Janukovy\u010d vince le elezioni presidenziali<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2013: Euromaidan, le rivolte di piazza filoccidentali<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2014: la Federazione Russa annette la Crimea, nel Donbass crescono le manifestazioni dei filorussi e Mosca invia militari al confine<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2014: nel mese di aprile inizia la guerra tra Ucraina e separatisti filorussi, appoggiati da Mosca, in Donbass<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2015: il 12 febbraio Russia, Ucraina, Francia e Germania, insieme a OSCE e Repubbliche indipendenti di Donetsk e Luhans\u2019k, firmano i Protocolli di Minsk per un cessate il fuoco, mai realmente attuato<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2019: riforma costituzionale ucraina con obiettivo di adesione alla NATO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2022: il 21 febbraio Vladimir Putin riconosce le Repubbliche di Donetsk e Luhans\u2019k; tre giorni dopo inizia l\u2019invasione dell\u2019Ucraina<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte<\/strong>: <a href=\"https:\/\/www.osservatoreromano.va\/it\/news\/2022-06\/quo-129\/un-centro-di-instabilita-permanente.html\">https:\/\/www.osservatoreromano.va\/it\/news\/2022-06\/quo-129\/un-centro-di-instabilita-permanente.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0L&#8217;OSSERVATORE ROMANO Oltre 51.000 chilometri quadrati di superficie, pi\u00f9 di 6 milioni e mezzo di abitanti, due lingue, russo e ucraino, una convivenza complicata se non impossibile. \u00c8 il Donbass. Terra di confine, regione meridionale dell\u2019Ucraina formata principalmente dagli oblast di Doneck e Luhans\u2019k, scenario della guerra europea da oltre cento giorni a questa parte. Il Donbass tra zar e bolscevichi Ma il Donbass \u00e8 un centro di instabilit\u00e0 permanente da secoli. Come d\u2019altronde lo&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":97,"featured_media":62138,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/losservatore-romano.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-iVv","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/72757"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/97"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=72757"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/72757\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":72758,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/72757\/revisions\/72758"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/62138"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=72757"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=72757"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=72757"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}