{"id":72786,"date":"2022-06-10T10:18:59","date_gmt":"2022-06-10T08:18:59","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=72786"},"modified":"2022-06-08T18:24:19","modified_gmt":"2022-06-08T16:24:19","slug":"club-di-roma-mit-i-limiti-della-crescita-compie-50-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=72786","title":{"rendered":"Club di Roma-MIT: &#8220;I limiti della crescita&#8221; compie 50 anni"},"content":{"rendered":"<p>da <strong>SCIENZA IN RETE<\/strong> (Stefano Nespor)<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.scienzainrete.it\/files\/styles\/molto_grande\/public\/mit_club_roma-1200x784.jpg?itok=loY5vSeT\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><span style=\"font-size: 14pt\">Nel 1972, contemporaneamente alla prima Conferenza mondiale dell&#8217;ambiente, viene dato alle stampe &#8220;The limits of growth&#8221;, commissionato dal Club di Roma, guidato fra gli altri da Aurelio Peccei, a cinque giovani studiosi del MIT: da sinistra, Jorgen Randers, Jay Forrester, Donella Hager-Meadows, Dennis L. Meadows and William W. Behrens III. L&#8217;opera applica un modello per dare sostanza scientifica a un messaggio storico: le risorse non sono infinite e con questo modello di crescita &#8211; economica e demografica &#8211; il sistema Terra andr\u00e0 ben presto incontro alla pi\u00f9 grave crisi della sua storia. Nasce cos\u00ec l&#8217;ambientalismo scientifico, anche se gli scenari del MIT si riveleranno poi eccessivamente pessimisti e in molti casi sbagliati.\u00a0Con alcune modifiche pubblichiamo un estratto dal libro di Stefano Nespor (<i>La scoperta dell\u2019ambiente. Una rivoluzione culturale<\/i>, edito da Laterza nel 2020) che ricostruisce quella stagione.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel marzo del 1972, dieci anni dopo\u00a0<em>Silent Spring<\/em>\u00a0di Rachel Carson, che segna secondo molti la nascita dell\u2019ambientalismo moderno, appare un altro libro di fondamentale importanza nello sviluppo del pensiero ambientale e dei movimenti ambientalisti:\u00a0<em>The Limits to Growth<\/em>. Per evitare confusioni mantengo il titolo sciattamente tradotto in italiano\u00a0<em>I limiti dello sviluppo<\/em>, mentre la traduzione corretta sarebbe stata\u00a0<em>I limiti della crescita<\/em>: sviluppo e crescita sono infatti due concetti economicamente e socialmente diversi.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.scienzainrete.it\/files\/tlg.jpg\" alt=\"\" width=\"300px\" height=\"449px\" \/><\/p>\n<p>Il volume vende in poco tempo due milioni di copie ed \u00e8 tradotto in decine di lingue.<\/p>\n<p>Possiedo una copia della prima edizione del libro, pubblicato a Londra e contemporaneamente a New York. Fu acquistato da Claudia Winkler, la mia compagna all\u2019epoca. Claudia non si occupava di ambiente e l\u2019acquisto dimostra l\u2019interesse che il libro aveva suscitato nell\u2019opinione pubblica. Il libro \u00e8 rimasto con me fino a ora; sono poco pi\u00f9 di 200 pagine, a stento ancora trattenute insieme dalla colla rinsecchita della rilegatura. \u00c8 pieno di annotazioni e di sottolineature apposte prima da Claudia e poi da me: nel 1973 avevo cominciato a occuparmi di diritto dell\u2019ambiente, forse sospinto proprio da quel libro, una materia ancora inesistente in Italia e, salvo qualche eccezione, in Europa. L\u2019ambiente era a quel tempo gi\u00e0 oggetto di tutela nell\u2019Unione europea, ma in modo contorto e indiretto: non perch\u00e9 la meritasse in quanto tale, ma perch\u00e9 gli Stati che permettevano alle imprese nazionali di deteriorarlo senza adottare precauzioni producevano beni e merci con costi inferiori a quelli di altri paesi in cui l\u2019ambiente cominciava a essere oggetto di tutela (Germania e Olanda soprattutto) e cos\u00ec violavano il principio della concorrenza del mercato comune. Paradossalmente, la protezione dell\u2019ambiente dipendeva solo dalle norme che tutelavano il mercato.<\/p>\n<p>Mettendo a raffronto\u00a0<em>The Limits to Growth<\/em>\u00a0con\u00a0<em>Silent Spring<\/em>\u00a0\u00e8 facile comprendere che in dieci anni molto era cambiato. Non solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa e, con taglio e preoccupazioni assai diverse, nei paesi poveri, la stampa e i grandi mezzi di comunicazione (Internet e la posta elettronica non c\u2019erano ancora) avevano cominciato a occuparsi di problemi ambientali, facendo sorgere una diffusa voglia di conoscenze e di cultura scientifica: molti studiosi e specialisti cominciano a divulgare la conoscenza dei pericoli associati agli inquinamenti industriali, alla radioattivit\u00e0 e ai rapporti fra la produzione e il consumo delle merci e il deterioramento della natura.<\/p>\n<p>Questo spiega le differenze dei due libri. Mentre\u00a0<em>Silent Spring<\/em>\u00a0\u00e8 un\u2019opera di letteratura naturalistica, seppur rigorosamente documentata dal punto di vista scientifico,\u00a0<em>The Limits to Growth<\/em>\u00a0si propone come un rapporto scientifico, presentato in modo leggibile per il vasto pubblico.\u00a0(\u2026)<\/p>\n<p>Nei dieci anni che separano i due libri ha fatto irruzione sulla scena mondiale, trascinato dall\u2019emergere dei problemi ambientali, ma gi\u00e0 anticipato, come si \u00e8 visto, da Rachel Carson, il tema dei limiti, visti nella loro globalit\u00e0 e in tutte le possibili varianti: limiti nello sfruttamento delle risorse naturali, limiti nell\u2019aumento della popolazione, e, appunto, limiti della crescita economica. \u00c8 un tema che da questo momento in poi costituir\u00e0 una delle componenti fondamentali del pensiero ambientalista.\u00a0(\u2026)<\/p>\n<p>Ma vediamo come \u00e8 nata quest\u2019opera.\u00a0Nel 1968, mentre Paul Ehrlich formula le sue apocalittiche previsioni sulla \u201cbomba demografica\u201d, Aurelio Peccei, insieme con Alexander King, un chimico e imprenditore scozzese (sar\u00e0 anche direttore scientifico dell\u2019OCSE, l\u2019Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che fin dall\u2019inizio ha condiviso l\u2019iniziativa di Peccei, invita un gruppo di trenta persone provenienti da dieci diversi paesi a Roma, all\u2019Accademia dei Lincei. Ci sono tra loro scienziati, economisti, filosofi, industriali e uomini d\u2019affari: tra di essi lo studioso dei futuribili de Juvenel, Hugo Thiemann, direttore del Battelle Institute di Ginevra, Saburo Okita, direttore del Centro di ricerche economiche giapponese, Carroll Wilson del MIT, il biologo Conrad H. Waddington, il fisico premio Nobel \u00a0Dennis Gabor e il banchiere Guido Carli. \u00c8 il primo passo verso la costituzione del Club di Roma, un\u2019organizzazione non finanziata con fondi pubblici che in breve tempo conta quasi 80 membri di venticinque diversi paesi. Si aggiungeranno Pierre Trudeau, il primo ministro del Canada, Dzhermen Gvishiani, vice presidente del Comitato per la scienza e la tecnologia dell\u2019Unione sovietica e poi anche la regina Beatrice d\u2019Olanda e il principe El Hassan bin Talal di Giordania.<\/p>\n<p>Peccei e King fanno parte del Comitato esecutivo. L\u2019obiettivo \u00e8 di promuovere la comprensione delle sfide globali che si prospettano per il futuro dell\u2019umanit\u00e0 e di proporre soluzioni attraverso l\u2019analisi scientifica dei problemi. Il presupposto \u00e8 che le sfide siano cos\u00ec interconnesse che le istituzioni pubbliche tradizionali non sono pi\u00f9 in grado di comprenderne appieno i contenuti e gli effetti e sia necessario quindi individuare idonee modalit\u00e0 per affrontarle. Sulla base di queste premesse \u00e8 avviato un progetto che si propone di studiare il futuro del pianeta e soprattutto i limiti invalicabili di cui bisogna tenere conto.<\/p>\n<p>In poco tempo \u00e8 predisposto un documento preparatorio, chiamato\u00a0<em>Project 1969<\/em>, che intende porre i lineamenti di una nuova scienza per programmare il futuro, basata sul presupposto che l\u2019uomo e la natura costituiscono un macrosistema integrato. Nella successiva riunione del giugno 1970 a Berna Jay Forrester, un ricercatore del MIT, propone di costruire una simulazione delle interazioni tra i principali fattori che contribuiscono a determinare i problemi dell\u2019umanit\u00e0. La simulazione avrebbe dovuto essere realizzata utilizzando i computer dei quali in quegli anni si stavano scoprendo le immense potenzialit\u00e0 (risale a pochi anni prima l\u2019immissione sul mercato dei primi esemplari del PDP-8, un computer piccolo e per l&#8217;epoca leggero che ben presto si diffonde nei laboratori, nei centri di ricerca e nelle universit\u00e0).<\/p>\n<p>Un primo modello, World 1, sviluppato da un gruppo di giovani ricercatori del MIT diretto da Dennis Meadows, prende in considerazione i pi\u00f9 importanti temi allora oggetto di discussione e di contrasti tra paesi poveri e paesi ricchi. Dalla simulazione emerge che la continua crescita di inquinamento e popolazione con il ritmo attuale avrebbe condotto prima o poi al collasso. I successivi modelli World 2 e World 3, elaborati sulla base di simulazioni pi\u00f9 precise, forniscono la base dei dati inseriti in\u00a0<em>The Limits to Growth<\/em>.\u00a0(\u2026)<\/p>\n<p>Nello stesso anno 1968 in cui Peccei e King avviano la costituzione del Club di Roma, l\u2019Assemblea delle Nazioni Unite approva la proposta della Svezia di indire per il 1972 una Conferenza sull\u2019ambiente umano. La sede \u00e8 a Stoccolma, nel paese promotore dell\u2019iniziativa.<\/p>\n<p>Nel 1971, quando cominciano i preparativi per la Conferenza, il conflitto tra Nord e Sud del mondo esplode. La maggior parte degli stati ricchi sostiene che i problemi ambientali sono fondamentalmente gli stessi ovunque e che i paesi poveri possono procedere sulla strada dello sviluppo solo se adottano rigorose misure per limitare le nascite: la sovrappopolazione resta infatti la causa principale di distruzione dell\u2019ambiente.<\/p>\n<p>Diametralmente opposta la posizione assunta dai paesi poveri: il degrado ambientale \u00e8 causato dall\u2019industrializzazione e dallo sfruttamento delle risorse naturali per soddisfare le incolmabili esigenze di consumo dei paesi ricchi, sicch\u00e9 grava su questi ultimi il compito di risolverlo e di sopportarne i costi.\u00a0(\u2026)<\/p>\n<p>La Conferenza sull\u2019ambiente umano (United Nations Conference on the Human Environment, nota anche con l\u2019acronimo UNCHE) si svolge cos\u00ec a Stoccolma tra il 5 e il 16 giugno del 1972. Vi partecipano 112 Stati, la gran parte dei membri a quel tempo delle Nazioni Unite, oltre a molte organizzazioni internazionali e, per la prima volta, le organizzazioni non governative del settore ambientale. \u00a0Nel corso della Conferenza i paesi poveri riescono a porre al centro della discussione la mancanza di sviluppo come causa primaria dei loro problemi ambientali. L\u2019obiettivo \u00e8 quindi promuovere lo sviluppo, tenendo presente la necessit\u00e0 di migliorare le condizioni ambientali e di ridurre il divario esistente con i paesi ricchi. Questi ultimi, d\u2019altro canto, ottengono di porre in evidenza il pericolo per l\u2019ambiente provocato dalla crescita demografica e la necessit\u00e0 di adottare politiche adeguate per contenerla. \u00a0La Conferenza si conclude con l\u2019approvazione di una dichiarazione contenente 26 principi in materia di ambiente e sviluppo. Il primo principio stabilisce che \u00abL\u2019uomo ha il diritto fondamentale alla libert\u00e0, all\u2019uguaglianza e a adeguate condizioni di vita in un ambiente che permetta di condurre una vita con dignit\u00e0 e con benessere\u00bb: compare per la prima volta in un testo internazionale il diritto di vivere in un ambiente sano.<\/p>\n<p>Pochi mesi prima dell\u2019avvio della Conferenza l\u2019obiettivo del Club di Roma si materializza:\u00a0<em>The limits to Growth<\/em>, un rapporto curato dal gruppo di ricercatori del MIT che avevano predisposto i due modelli di riferimento, \u00e8 ufficialmente presentato il 12 marzo 1972 con una conferenza organizzata presso lo Smithsonian Institute a Washington.<\/p>\n<p>Il momento \u00e8 accuratamente programmato in modo da offrire ai partecipanti alla ormai prossima Conferenza di Stoccolma e a tutti coloro che ne seguivano lo svolgimento materiale e spunti per assumere decisioni in merito a temi che, in vario modo, sono tra gli oggetti del libro. Sono, del resto, i temi che gi\u00e0 contrapponevano paesi ricchi e paesi poveri, oggetto di studio e di dibattiti negli ultimi anni.<\/p>\n<p>Ma mentre l\u2019aumento della popolazione mondiale con il conseguente pericolo di insufficienza della produzione alimentare \u00e8 un tema gi\u00e0 oggetto di dibattito, di ben maggiore effetto, soprattutto per l\u2019opinione pubblica dei paesi ricchi, \u00e8 il tema del prossimo esaurimento delle risorse naturali a seguito del progredire e dell\u2019estendersi dell\u2019industrializzazione.<\/p>\n<p>La pubblicazione del rapporto e l\u2019annuncio della possibilit\u00e0 di un collasso economico e ambientale in un futuro non lontano, sorretto da calcoli, grafici e simulazioni operate con i computer del MIT, fanno l\u2019effetto di un fulmine a ciel sereno anche perch\u00e9 il rapporto non \u00e8 dedicato solo agli addetti ai lavori: esso, pur trattando aspetti scientifici per lo pi\u00f9 ignoti al pubblico, \u00e8 di agevole comprensione per chiunque sia dotato di una normale istruzione.<\/p>\n<p>La comprensibilit\u00e0 del testo \u00e8 una delle ragioni del suo successo: nei due anni seguenti fu tradotto in quindici lingue e vendette in poco tempo pi\u00f9 di due milioni di copie. Oggi, prendendo in considerazione anche le revisioni e gli aggiornamenti pubblicati negli anni successivi, sono state vendute oltre 30 milioni di copie: \u00e8 il libro pi\u00f9 venduto nella storia della letteratura ambientalista. E anche quello pi\u00f9 criticato.<\/p>\n<p>Il rapporto dei ricercatori del MIT offre una previsione sullo stato del mondo in un futuro prossimo avvalendosi di un modello matematico che simula al computer l\u2019andamento e la reciproca interazione di cinque fattori a livello globale: la crescita dell\u2019industrializzazione, l\u2019aumento della popolazione, l\u2019insufficienza del cibo e dell\u2019acqua necessari per far fronte all\u2019aumento, il progressivo consumo di risorse naturali non rinnovabili e il deterioramento dell\u2019ambiente per l\u2019inquinamento. Sono soltanto alcune delle possibili variabili, quelle che sono considerate importanti per descrivere l\u2019evoluzione del sistema economico globale o, come molti critici hanno rilevato, quelle che confermano le ipotesi di partenza degli autori. \u00c8 una simulazione come molte se ne faranno negli anni seguenti soprattutto per prevedere gli effetti del cambiamento climatico o del declino della biodiversit\u00e0; ma molti non se ne rendono conto e trattano le previsioni come certezze.<br \/>\nLe cinque variabili prescelte hanno, secondo gli autori, un ritmo di crescita esponenziale: i grafici inseriti nel libro, ponendo sull&#8217;asse orizzontale i tempi e su quello verticale le quantit\u00e0, mostrano cos\u00ec una curva che si innalza quasi verticalmente con il passare del tempo. Per converso, gli strumenti a disposizione per attenuare gli effetti della crescita hanno un ritmo di crescita lineare e quindi inferiore: nello stesso grafico, sono rappresentati da una linea equidistante tra i due assi. Pertanto, se il ritmo di crescita rimane invariato, l\u2019aumento dell\u2019industrializzazione e della popolazione determineranno un esaurimento delle risorse entro pochi anni: la terra raggiunger\u00e0, entro i prossimi cento anni, il limite delle possibilit\u00e0 di crescita e si avvier\u00e0 a quel punto un irreversibile declino della produzione industriale e della popolazione.<\/p>\n<p>Il libro offre molti esempi assumendo come punto di partenza il ritmo del consumo di talune risorse nel 1972. Con riferimento alle risorse naturali non rinnovabili, per esempio, la curva della crescita del consumo dell\u2019alluminio mostra che esso \u00e8 destinato a esaurirsi entro 31 anni, il cromo entro 95 anni, il rame entro 21, l\u2019oro entro 9 anni.<\/p>\n<p>Il rapporto esclude che il progresso scientifico e le innovazioni tecnologiche possano contenere il ritmo di crescita di questi cinque fattori in modo da garantire condizioni di stabilit\u00e0 economica e ecologica sostenibili nel futuro, anche se ammette che possono ritardare il raggiungimento del limite. L\u2019unica soluzione possibile, purch\u00e9 si agisca subito, \u00e8 fermare l\u2019attuale modello di sviluppo: la crescita deve finire entro breve tempo oppure essa, insieme all\u2019aumento della popolazione, esaurir\u00e0 le risorse naturali: \u00abse la crescita si mantiene con i presenti livelli i limiti saranno raggiunti entro i prossimi cento anni\u00bb.<\/p>\n<p>Dei dodici scenari ipotizzati nel rapporto sette conducono a esiti pi\u00f9 o meno disastrosi.<\/p>\n<p>In sostanza, il rapporto pu\u00f2 essere sintetizzato in quattro punti:<\/p>\n<ul>\n<li>Ci sono limiti fisici alla crescita economica che, al ritmo del 1972, saranno probabilmente raggiunti nel corso della prossima generazione o comunque entro i seguenti cento anni;<\/li>\n<li>Questi limiti saranno superati con disastrose conseguenze se si continueranno a operare scelte a breve termine e in un\u2019ottica localistica, senza adottare una visione globale delle sorti del pianeta;<\/li>\n<li>L\u2019unica alternativa \u00e8 un riequilibrio dell\u2019incremento demografico e della produzione materiale che tenga conto dei vincoli posti dall\u2019ambiente e dal progressivo esaurimento delle risorse non rinnovabili;<\/li>\n<li>Ogni ritardo nel perseguimento di questi obiettivi rende una transizione ordinata verso una situazione di equilibrio sempre pi\u00f9 difficile.<\/li>\n<\/ul>\n<p>In un commento posto a chiusura del volume sono esposte anche le conclusioni di Peccei, di King e degli altri componenti del Comitato esecutivo del Club di Roma. Il commento spiega che con il rapporto due erano gli obiettivi perseguiti: l\u2019individuazione dei limiti del nostro pianeta e dei vincoli che gravano sull\u2019attivit\u00e0 dell\u2019uomo e, in secondo luogo, lo studio dei fattori che, interagendo tra di loro, influiscono nel lungo periodo sul futuro dell\u2019umanit\u00e0, necessariamente da condursi a livello globale. La situazione che \u00e8 emersa dallo studio non consente ottimismo: \u00absiamo convinti che una rapida e radicale modifica della situazione mondiale cos\u00ec sbilanciata e in fase di pericoloso peggioramento \u00e8 il compito primario che attende l\u2019umanit\u00e0\u00bb ma \u00absono necessari interventi del tutto nuovi per dirigere la societ\u00e0 verso obiettivi di equilibrio invece che di crescita\u00bb. Il commento precisa che \u00abquesto sforzo \u00e8 una sfida che non pu\u00f2 essere lasciata alla prossima generazione\u00bb.<\/p>\n<p>Nessuno degli scenari prospettati si \u00e8 verificato o \u00e8 prossimo a verificarsi.<\/p>\n<p>Non vi \u00e8 stata crescita esponenziale n\u00e9 del processo di industrializzazione n\u00e9 della popolazione. Quest\u2019ultima anzi, secondo le stime delle Nazioni Unite sulla situazione demografica mondiale, sta rallentando: entro la fine di questo secolo il tasso di riproduzione dovrebbe scendere sotto i 2,1 figli per ciascuna donna che rappresenta la soglia di stabilit\u00e0 demografica e la crescita sar\u00e0 pari a zero (con un calo accentuato in Europa e in via di progressiva riduzione nei Paesi in via di sviluppo, man mano che aumenta il benessere e migliora la condizione delle donne).<\/p>\n<p>Per ci\u00f2 che riguarda l\u2019insufficienza di cibo, gi\u00e0 si \u00e8 detto che, contrariamente alle previsioni del libro e ai catastrofici scenari di Ehrlich, la disponibilit\u00e0 di cibo \u00e8 aumentata ovunque nel corso degli anni: il problema non \u00e8 la mancanza di risorse alimentari, ma i vincoli nella distribuzione e l\u2019enorme quantit\u00e0 di risorse sprecate o inutilizzate.<\/p>\n<p>Inoltre, minerali che oggi, secondo il rapporto, avrebbero dovuto essere da tempo esauriti &#8211; \u00a0l\u2019oro, l\u2019argento, il mercurio, lo zinco e il piombo &#8211; sono ampiamente presenti e ne sono, anzi, aumentate le riserve, da intendersi come la quantit\u00e0 di minerale che pu\u00f2 essere estratta a costi compatibili con il corrente prezzo di mercato. Diverso \u00e8 il concetto di risorse, sulle quali il rapporto si limita a fare generiche ipotesi, che riguarda scorte e giacimenti di minerale che, seppur noti, non vengono estratti perch\u00e9 i costi sono eccessivi rispetto ai correnti prezzi di mercato.\u00a0(\u2026)<\/p>\n<p>In definitiva, le risorse non rinnovabili sono ben lontane dall\u2019esaurirsi. A fronte di ci\u00f2, gli autori del rapporto hanno ripetutamente chiarito che le previsioni avevano un carattere dichiaratamente ipotetico, rivolto quindi a indicare non eventi che si sarebbero certamente realizzati, ma solo le tendenze di fondo del modo di sviluppo allora esistente: i dati erano usati solo al fine di dimostrare come una crescita esponenziale finisce inevitabilmente per esaurire le risorse non rinnovabili.<\/p>\n<p>Una delle previsioni del rapporto si \u00e8 per\u00f2 rivelata corretta a distanza di tempo: l\u2019esistenza di limiti del pianeta nell\u2019assorbire le varie forme di inquinamento prodotte dallo sviluppo. La dimostrazione della correttezza di questa previsione \u00e8 offerta oggi, oltrech\u00e9 dall\u2019inquinamento diffuso, dal cambiamento climatico prodotto dall\u2019incontrollata immissione nell\u2019atmosfera di gas serra provocati dalle attivit\u00e0 umane. Sono state scoperte nuove riserve di minerali, i tempi di esaurimento delle risorse si sono allungati spostando il limite ben al di l\u00e0 di quanto era stato previsto, ma non \u00e8 stato possibile trovare un ampliamento dell\u2019atmosfera per assorbire le crescenti quantit\u00e0 di gas serra che vi sono immessi.<\/p>\n<p>Paradossalmente, inoltre, le sorti del pianeta sono in pericolo per un altro fattore, le risorse rinnovabili che il rapporto non ha preso in considerazione. Molte specie vegetali e animali si sono estinte nel corso di questi decenni e un numero ancora maggiore \u00e8 in pericolo di estinzione. La biodiversit\u00e0 \u00e8 ovunque in declino. Il rapporto pubblicato nel maggio del 2019 dall\u2019IPBES, Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services, l\u2019Istituto scientifico internazionale costituito nel 2012 per lo studio delle cause e degli effetti della biodiversit\u00e0, ha documentato che la sua riduzione procede con una rapidit\u00e0 crescente dovuta all\u2019inquinamento, all\u2019industrializzazione e al cambiamento climatico con gravi e forse irreversibili danni all\u2019agricoltura e all\u2019infrastruttura naturale che sostiene la vita dell\u2019uomo.<\/p>\n<p>In pochi mesi, gli autori del libro e il Club di Roma si ritrovano al centro di un dibattito mondiale di enormi proporzioni.\u00a0Insieme alle molte lodi non mancano critiche anche feroci (\u2026) come quelle degli economisti che vedono sotto attacco il principio della crescita economica su cui \u00e8 costruita la loro disciplina nel dopoguerra (\u2026) Tutte queste critiche trascurano che Peccei e King e gli autori del rapporto hanno ripetutamente chiarito che\u00a0<em>I limiti dello sviluppo<\/em>\u00a0non formulava previsioni di disastri: non riguardava un futuro inevitabile, riguardava la possibilit\u00e0 di sceglierne uno. Le previsioni quindi non indicavano eventi che si sarebbero certamente realizzati, ma solo le tendenze di fondo del modo di sviluppo esistente; i dati e i grafici erano stati usati solo al fine di dimostrare come una crescita esponenziale avrebbe finito inevitabilmente per esaurire le risorse non rinnovabili.<\/p>\n<p>In altri termini, lo scopo del rapporto era di lanciare un forte messaggio a non trascurare le conseguenze a cui inevitabilmente conducono ritmi di crescita di tipo esponenziale, in presenza di risorse che prima o poi finiscono e a non sottovalutare le interconnessioni tra le diverse parti che compongono il sistema terra. Per ottenere che questo messaggio fosse raccolto il rapporto ha utilizzato previsioni di grande effetto anche se poco accurate (ma l\u2019utilizzo di grafici e schemi induceva il lettore a pensare che lo fossero) e poi idee e suggerimenti su come affrontare i problemi che si sarebbe trovato di fronte il nostro pianeta nel giro di pochi anni.<\/p>\n<p>Questa impostazione \u00e8 stata mantenuta e ribadita nei due volumi che sono seguiti, concepiti da tre degli autori del rapporto originario, Donella H. Meadows, Dennis L. Meadows e J\u00f8rgen Randers, come aggiornamenti realizzati con modelli elaborati utilizzando computer moderni e pi\u00f9 potenti di quelli disponibili nel 1972. Del 1992, in concomitanza con la Conferenza di Rio de Janeiro, \u00e8 il primo dei due aggiornamenti:\u00a0<em>Beyond the Limits: Confronting Global Collapse, Envisioning a Sustainable Future<\/em>. Riesaminando la situazione, gli autori confermano che, nonostante i miglioramenti tecnologici, la maggiore coscienza ambientale e politiche pi\u00f9 accurate in materia, il consumo delle risorse e l\u2019inquinamento sono cresciuti oltre limiti fisicamente sostenibili, con la conseguenza che, senza consistenti mutamenti di rotta, nei prossimi decenni si verificher\u00e0 un declino nella produzione di risorse alimentari e di energia. Il declino \u00e8 tuttavia evitabile e una societ\u00e0 sostenibile \u00e8 ancora possibile purch\u00e9 siano adottate politiche che limitino la crescita della popolazione e dei consumi e introducano tecnologie che aumentano l\u2019efficienza delle materie prime e dell\u2019energia necessaria.<\/p>\n<p>Molto pi\u00f9 pessimistico \u00e8 il secondo aggiornamento che esce a trent\u2019anni di distanza:\u00a0<em>Limits to Growth: The 30-Year Update<\/em>. Secondo gli autori negli anni precedenti \u00e8 stata sprecata l\u2019opportunit\u00e0 di correggere il modo di sviluppo e molti limiti sono stati ormai pericolosamente superati. I mercati e l\u2019innovazione tecnologica non sono in grado di evitare questo superamento, perch\u00e9 sono utilizzati non per prevenire il collasso finale, ma per affrettarlo, sfruttando le risorse, arricchendo le \u00e9lites dominanti e ignorando le prospettive di lungo periodo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.scienzainrete.it\/articolo\/club-di-roma-mit-limiti-della-crescita-compie-50-anni\/stefano-nespor\/2022-06-06\">https:\/\/www.scienzainrete.it\/articolo\/club-di-roma-mit-limiti-della-crescita-compie-50-anni\/stefano-nespor\/2022-06-06<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da SCIENZA IN RETE (Stefano Nespor) Nel 1972, contemporaneamente alla prima Conferenza mondiale dell&#8217;ambiente, viene dato alle stampe &#8220;The limits of growth&#8221;, commissionato dal Club di Roma, guidato fra gli altri da Aurelio Peccei, a cinque giovani studiosi del MIT: da sinistra, Jorgen Randers, Jay Forrester, Donella Hager-Meadows, Dennis L. Meadows and William W. Behrens III. L&#8217;opera applica un modello per dare sostanza scientifica a un messaggio storico: le risorse non sono infinite e con&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":101,"featured_media":71835,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/IMG-20220203-WA0009.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-iVY","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/72786"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/101"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=72786"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/72786\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":72789,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/72786\/revisions\/72789"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/71835"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=72786"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=72786"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=72786"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}