{"id":72817,"date":"2022-06-13T09:30:52","date_gmt":"2022-06-13T07:30:52","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=72817"},"modified":"2022-06-11T06:36:10","modified_gmt":"2022-06-11T04:36:10","slug":"certi-secoli-non-finiscono-fanno-dei-giri-immensi-e-poi-ritornano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=72817","title":{"rendered":"Certi secoli non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di THE SUBMARINE (Alessandro Colombini)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-72818\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/FNmJ0gQXIAgwrBm-300x225.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/FNmJ0gQXIAgwrBm-300x225.jpeg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/FNmJ0gQXIAgwrBm-1024x768.jpeg 1024w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/FNmJ0gQXIAgwrBm-768x576.jpeg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/FNmJ0gQXIAgwrBm.jpeg 1280w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>Dal discorso con cui Putin ha dichiarato guerra alla contesa su chi \u00e8 nazista o meno: come la propaganda e la comunicazione di Mosca e Kyiv hanno cooptato simboli e ideologie del XX secolo<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La dimensione propagandistico-comunicativa del conflitto tra Russia e Ucraina \u00e8 stata costruita fin dal principio \u2014 anzi, fin da prima il suo principio \u2014 sull\u2019uso politico del XX secolo, in forme diverse tra loro (un discorso, un meme, uno slogan, la costruzione di un monumento o la sua distruzione) e articolandosi su pi\u00f9 tematiche distinte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Partendo da un inizio cronologicamente sensato, in un\u2019analisi dei momenti che restituiscono per primi la trasformazione di Putin e Zelenskyj da presidenti-politici a presidenti-guerrieri (il messaggio alla nazione di Putin del 21 febbraio e quello di Zelenskyj del 24 \u2014 il primo in maglietta verde!) la prima dimensione che i due richiamano \u00e8 proprio quella del XX secolo. Come nota lo storico Leo Goretti, Putin si sofferma per un quarto del suo discorso su di un \u201cerratic and convoluted\u201d excursus sulla storia russa e sovietica del secolo scorso con il fine di mettere in discussione l\u2019idea che si celava dietro il perseguimenti leniniano di una comunit\u00e0 nazionale ucraina con identit\u00e0 etno-culturali specifiche. \u00c8 questa politica, per Putin, ad aver messo per prima in discussione \u201cl\u2019unit\u00e0 storica dei russi e degli ucraini\u201d (riprendendo il titolo di un saggio scritto da Putin nel luglio 2021). Zelenskyj \u00e8 legittimamente pi\u00f9 sbrigativo, ma nei primi secondi del suo primo messaggio da presidente di una nazione invasa si rif\u00e0 a un\u2019angoscia tipicamente novecentesca: \u201cQuello che sentiamo oggi non sono rumori di missili, spari o aeroplani: \u00e8 il rumore del calare di una nuova cortina di ferro.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019uso politico del passato sovietico, come si nota dai discorsi dei due presidenti, \u00e8 dirimente. A Putin si deve riconoscere un gi\u00e0 sperimentato uso propagandistico dell\u2019esperienza sovietica, della quale ora si annientano le istanze marxiste-leniniste e si protegge ed esalta il ruolo di potenza mondiale. Questo approccio alla simbologia e alla retorica sovietica, che trova la sua massima espressione nel carro russo che batte bandiera dell\u2019URSS, \u00e8 permeato nel contesto ucraino gi\u00e0 dal 2014 come fondamento propagandistico delle entit\u00e0 separatiste filo-russe, sempre generose di falci e martello e rimandi alla mitologia sovietica. Insomma, i cartelloni visti a Doneck nel febbraio 2022, con l\u2019Armata Rossa sovietica e l\u2019esercito russo in due foto speculari con funzione di continuit\u00e0 e la scritta \u201cabbiamo vinto nel 1943, vinceremo oggi,\u201d fanno parte di un apparato propagandistico che gi\u00e0 nel 2014 arricchiva documentari di VICE News con frasi vetero sovietiche diventate presto meme: \u201cCosa avrebbe fatto Vladimir Ili\u010d [Lenin] in questa situazione?,\u201d si domandano dei separatisti della Repubblica Popolare di Doneck, con l\u2019inquadratura che si sofferma su di uno stendardo raffigurante il leader bolscevico. \u201cIl buon Vladimir Ili\u010d avrebbe sparato a tutti qui,\u201d risponde uno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Proprio attorno a Lenin si sviluppa uno degli aspetti pi\u00f9 interessanti dell\u2019uso politico dell\u2019eredit\u00e0 sovietica nello spazio del conflitto russo-ucraino: il ruolo dei monumenti. Nonostante si strutturi su una damnatio memoriae dell\u2019Unione Sovietica, e non su quell\u2019esaltazione simil folkloristica vista nei cartelloni di Doneck, anche l\u2019iconoclastia ucraina segue schemi temporali simili alla propaganda russa riproponendo dinamiche che avevano visto l\u2019affermazione dei loro caratteri di massa nel 2014. La distruzione di fine aprile dell\u2019imponente statua rappresentante l\u2019amicizia tra il popolo russo e ucraino a Kiev, formata da due operai che sorreggono il simbolo di un\u2019onorificenza sovietica di spirito internazionalista, non \u00e8 altro che la ripresa di quel processo di decomunistizzazione e trasformazione degli spazi pubblici post-sovietici chiamato Leninopad (ovvero la caduta di Lenin) che, pur nascendo negli anni \u201890, in particolare dal 2014 abbatter\u00e0 migliaia di monumenti sovietici con un\u2019attenzione particolare alla figura di Lenin, nella quale la storica Antonella Salomoni nota \u201cil punto di aggressione pi\u00f9 evidente e frequente.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A questi episodi ha fatto riferimento anche Putin nel discorso del 21 febbraio, rivolgendosi prima al popolo ucraino (\u201cVolete la decomunistizzazione? Molto bene\u201d) per poi minacciare l\u2019esistenza dell\u2019Ucraina come stato indipendente, riprendendo la sua personale interpretazione dell\u2019identit\u00e0 ucraina come invenzione leniniana (\u201cSiamo pronti a dimostrarvi cosa significherebbe una decomunistizzazione per l\u2019Ucraina\u201d). \u00c8 in questo complicato e sconclusionato meccanismo di appropriazione-repulsione del passato sovietico che si cristallizzano le risposte russe al Leninopad, come le statue di Lenin reinstallate nelle varie citt\u00e0 conquistate dall\u2019esercito russo (ad esempio a Nova Kachovka e Heni\u010desk) o quella a Ulan-Ude addobbata con la Z simbolo dell\u2019invasione. Di minor rilievo rispetto a Lenin ma curioso anche l\u2019utilizzo della figura di Stalin: se Putin si limita a coinvolgerlo nel suo discorso del 21 febbraio, Zelenskyj lo usa come arma retorica quando si rivolge a Parlamenti di nazioni che hanno sviluppato nell\u2019anti-stalinismo un tratto della memoria collettiva nazionale (in particolare gli interventi al Parlamento finlandese e quello estone) ed un tweet dell\u2019account @Ukraine ne celebra l\u2019anniversario della morte (\u201cHappy Stalin Death\u2019s Day!\u201d, scrive il 5 marzo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Continuando ad appoggiarci alle costruzioni retoriche dei discorsi dei due presidenti, il discorso di Putin del 24 febbraio nel quale annuncia l\u2019avvio di una \u201coperazione militare speciale\u201d \u00e8 rivelatorio: anche qui il XX secolo gioca un ruolo di primo piano, in particolare l\u2019impreparazione dell\u2019Unione Sovietica quando la Germania hitleriana diede avvio all\u2019Operazione Barbarossa nel giugno 1941 (\u201cNon faremo lo stesso errore questa volta\u201d, dice). Il fragile parallelismo storico \u00e8 solo un gancio per parlare dei nazisti di oggi, quelli secondo Putin al potere in Ucraina: \u201cI vostri nonni non hanno combattuto i nazisti per vederne altri prendere il controllo dell\u2019Ucraina.\u201d \u00c8 cos\u00ec che una retorica consolidata dal 2014 ad ora arriva al proprio climax e l\u2019invasione dell\u2019Ucraina diventa una storia di \u201cdemilitarizzazione e denazificazione.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019uso politico del nazismo da parte ucraina, invece, \u00e8 variegato e spesso in contrasto. Chi nazista non \u00e8, come Zelenskyj, gioca la debole carta sentimentale-familiare: anticipando di un giorno il discorso di Putin, si rivolge direttamente ai cittadini russi chiedendo \u201ccome fa un popolo che ha perso 8 milioni di vittime per mano dei nazisti a essere nazista? E come faccio io ad essere un nazista? Chiedetelo a mio nonno, fante dell\u2019Armata Rossa durante la Seconda guerra mondiale.\u201d Oppure si accusa la controparte a sua volta di nazismo, nelle strade infinite della reductio ad Hitlerum: memorabile il tweet di @Ukraine, il pi\u00f9 virale di tutto il conflitto, con Hitler che accarezza teneramente Putin integrato dalla scritta \u201cQuesto non \u00e8 un meme, ma la nostra e la vostra realt\u00e0 ora.\u201d Chi nazista lo \u00e8 davvero, invece, si limita a fare il nazista. Se il recupero di figure di collaborazionisti come Stepan Bandera \u00e8 noto gi\u00e0 dal 2014, con l\u2019assassino di ebrei e civili polacchi al centro di un pericoloso processo di revisionismo storico sia a livello istituzionale che sociale, \u00e8 nuova e interessante l\u2019appropriazione di nuovi spazi nazisti: tra le novit\u00e0 la comparsa di toppe \u2014 indossate da russi neo-nazisti che combattono al fianco degli ucraini \u2014 che riproducono il logo della Russkaja Osvoboditel\u2019naja Armija, le unit\u00e0 collaborazioniste russe che durante la Seconda guerra mondiale rispondevano alla Wehrmacht.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Essendo l\u2019esperienza nazista inscindibile dal progetto di sterminio degli ebrei d\u2019Europa, \u00e8 chiaro come l\u2019entrata del primo elemento nello spazio dell\u2019uso politico della storia porti con s\u00e8 anche il secondo. Per quanto riguarda l\u2019Olocausto, per\u00f2, c\u2019\u00e8 da sottolineare come questa sia una pratica con delle profondit\u00e0 molto pi\u00f9 totalizzanti dell\u2019esaltazione o la repulsione di figure o esperienze storiche: come scrive Daniele Giglioli \u201cvera protagonista del passato \u00e8 la soggettivit\u00e0 sofferente\u201d, e quindi \u2013 nel XX secolo europeo \u2013 l\u2019ebreo. \u00c8 in questa premessa che assume un senso profondo la rivendicazione di una discendenza ebraica (anche come risposta all\u2019accusa di nazismo) da parte di Zelenskyj e del capo dello staff Andriy Yermak, o episodi come il tweet di @ZelenskyyUa sulla distruzione da parte di un razzo russo del memoriale di Babyn Jar a Kiev, a ricordo del massacro di 30mila ed oltre ebrei uccisi in poche ore nel settembre 1941: \u201cChe senso ha dire \u2018mai pi\u00f9,\u2019 quando una bomba cade nello stesso sito di Babyn Jar? La storia si ripete\u2026\u201d (concetto riportato anche negli interventi al Parlamento tedesco e israeliano). La storia degli ebrei, si intende, si ripete con gli ucraini. Due note a margine: 1) il ministro israeliano delle comunicazioni, Yoaz Hendel, ha definito il paragone con l\u2019Olocausto \u201cscandaloso\u201d e 2) il giornalista israeliano Ron Ben Yishai ha scritto di come il memoriale di Babyn Jar non presenti in realt\u00e0 danni; in compenso risulta danneggiato quello di Drobytsky Yar (15mila ebrei uccisi) vicino Charkiv.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un ultimo aspetto di particolare interesse \u00e8 l\u2019uso politico del superstite, che introduce l\u2019interessante condizione della simbologia come personificazione. A carattere di esempio prendiamo qui il commosso ricordo che Zelenskyj ha riservato a Boris Roman\u010denko, 96enne ebreo sopravvissuto a quattro lager nazisti e deceduto nella sua casa di Charkiv sotto bombe russe (\u201cI nuovi fascisti continuano il lavoro di Hitler,\u201d ha commentato su Telegram il sindaco di Leopoli Andrij Sadovyj), ed il caso della 77enne russa Yelena Osipova. Verso la Osipova l\u2019informazione e la societ\u00e0 occidentale filo-ucraina hanno converso l\u2019attenzione dopo il suo arresto mentre protestava contro la guerra a San Pietroburgo, ed il fatto che l\u2019attivista fosse una superstite dell\u2019assedio di Leningrado \u00e8 stato fondamentale nella restituzione della sua figura (anche l\u2019Ufficio Stampa del Comune di Milano, che l\u2019ha resa cittadina onoraria, preme su questo punto). In una costante che abbiamo imparato a conoscere in quest\u2019analisi, anche questo non \u00e8 vero: la Osipova \u00e8 nata quasi un anno dopo la fine dell\u2019assedio, e questo ovviamente niente toglie a quello che fa. \u00c8 semplicemente il curioso caso della storia che si sottrae al suo uso propagandistico attraverso il trasformarsi in menzogna. Un\u2019azione di autodifesa verso la sporcizia della guerra, ma soprattutto verso gli interessi dei guerrieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><strong><a href=\"https:\/\/thesubmarine.it\/2022\/06\/08\/certi-secoli-non-finiscono-fanno-dei-giri-immensi-e-poi-ritornano\/\">https:\/\/thesubmarine.it\/2022\/06\/08\/certi-secoli-non-finiscono-fanno-dei-giri-immensi-e-poi-ritornano\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di THE SUBMARINE (Alessandro Colombini) Dal discorso con cui Putin ha dichiarato guerra alla contesa su chi \u00e8 nazista o meno: come la propaganda e la comunicazione di Mosca e Kyiv hanno cooptato simboli e ideologie del XX secolo La dimensione propagandistico-comunicativa del conflitto tra Russia e Ucraina \u00e8 stata costruita fin dal principio \u2014 anzi, fin da prima il suo principio \u2014 sull\u2019uso politico del XX secolo, in forme diverse tra loro (un discorso,&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":95,"featured_media":47479,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/the-submarine.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-iWt","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/72817"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/95"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=72817"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/72817\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":72821,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/72817\/revisions\/72821"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/47479"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=72817"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=72817"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=72817"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}