{"id":72932,"date":"2022-06-16T11:00:55","date_gmt":"2022-06-16T09:00:55","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=72932"},"modified":"2022-06-15T17:31:49","modified_gmt":"2022-06-15T15:31:49","slug":"la-maledizione-di-leopold-von-ranke-e-la-non-disprezzabile-eredita-della-storia-delle-relazioni-internazionali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=72932","title":{"rendered":"La \u201cmaledizione di Leopold von Ranke\u201d e la \u201cnon disprezzabile\u201d eredit\u00e0 della Storia delle relazioni internazionali"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di NUOVA RIVISTA STORICA (Paolo Soave)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-72933\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Q59_bibliotecaNRS_riccardi_coperta-648x480-1-300x222.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"222\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Q59_bibliotecaNRS_riccardi_coperta-648x480-1-300x222.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Q59_bibliotecaNRS_riccardi_coperta-648x480-1.jpg 648w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Strano destino quello della Storia delle relazioni internazionali, intesa come sapere storico e disciplina accademica: moderna per origine eppure accusata di arretratezza, chiara nella sua identit\u00e0 scientifica e proprio per questo considerata limitata, capace di evolversi ma sempre messa in discussione. \u00c8 un tema delicato e annoso, quello ripreso da Luca Riccardi nel suo Storiografia e diplomazia. Storia delle relazioni internazionali e politica estera italiana, pubblicato dalla Societ\u00e0 editrice Dante Alighieri nella collana \u201cBiblioteca della Nuova Rivista Storica\u201d, diretta da Eugenio Di Rienzo. Il volume \u00e8 diviso in due sezioni: la prima \u00e8 dedicata al dibattito storiografico rilanciato fra 2016 e 2017 da \u201cRicerche di Storia Politica\u201d, la seconda esemplifica, con alcuni studi dell\u2019Autore sulla politica estera italiana del secondo dopoguerra. Significativo l\u2019incipit: \u201cE\u2019 ancora utile la storia delle relazioni internazionali?\u201d con il quale Riccardi si chiede se la disciplina sia in grado di adeguarsi alla cosiddetta Global Turn che la storiografia, sulla scorta dei grandi cambiamenti internazionali degli ultimi decenni, ha imboccato dandosi nuove prospettive euristiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Prima di entrare nel vivo dell\u2019analisi occorre fare, come direbbe Dumas padre, un passo indietro per ricordare quali siano state le origini della disciplina oggi nota come Storia delle relazioni internazionali. Essa fu mutuata dalla Francia \u201cin pieno clima positivista\u201d, come ricorda Enrico Serra, e inserita da Pasquale Stanislao Mancini nei programmi di formazione dei giovani diplomatici. A partire dal 1875 fu impartita alla Cesare Alfieri di Firenze; nel 1925 divenne una delle discipline fondamentali delle facolt\u00e0 di Scienze Politiche istituite dal fascismo, sempre nell\u2019intento di plasmare la nuova \u00e9lite politica italiana; nel 1938 assunse la denominazione di Storia dei Trattati e Politica Internazionale, a segnalare la duplice natura scientifica che integrava lo studio giuridico degli accordi fra gli Stati con l\u2019evoluzione storica dello scenario internazionale che ne costituiva l\u2019inscindibile contesto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Disciplina portatrice di un rigoroso approccio scientifico, la filologia delle carte introdotta dal Ranke, essa si pose come storia politica e di potere, incentrata su personalit\u00e0 e potenze, ma presto sollecitata ad aprirsi a una pi\u00f9 ampia indagine, perch\u00e9 con l\u2019irrompere delle opinioni pubbliche, per dirla con Albert Sorel, tutte le questioni internazionali dovevano ormai ritenersi anche questioni morali. Un ulteriore forte stimolo scatur\u00ec dalla scuola delle Annales, che con la critica all\u2019histoire \u00e9v\u00e9nementielle, o histoire bataille, promosse una storia sociale, integrata con le altre discipline che insistevano sull\u2019uomo e le comunit\u00e0. Il giudizio di Lucien Febvre per la storia diplomatica fu particolarmente severo. La reazione pi\u00f9 significativa, come noto, venne da Pierre Renouvin, che pose a fondamento della Storia delle relazioni internazionali i basic factor, le cause profonde di cambiamento sociale, economico e culturale. Anche in quel caso non vi fu ragione per l\u2019abiura del documento diplomatico, che continuava a legittimarsi con la sua specificit\u00e0, per Riccardi \u201cstrumento di comprensione della realt\u00e0 politica, umana e culturale di un settore della classe dirigente decisivo per i destini della stessa societ\u00e0. A esso, fatto tutt\u2019altro che trascurabile, erano demandate le decisioni di natura internazionale che avrebbero indirizzato, spesso in momenti-chiave della storia, la vita dei cittadini\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019Autore offre un\u2019affascinante panoramica degli studiosi italiani di varie generazioni che hanno dato contributi fondativi alla materia pur muovendo da ambiti disciplinari diversi, a partire da Chabod, tramite culturale fra la scuola francese e quella italiana. Si sofferma in particolare su Mario Toscano, che con la sua duplice veste di storico e di consigliere diplomatico fu a lungo figura centrale, combinando un certo conservatorismo scientifico con l\u2019apertura ai nuovi temi di ricerca del secondo dopoguerra. Fra i suoi allievi vi fu Pietro Pastorelli, di cui Riccardi tratteggia un prezioso profilo accademico e scientifico e che ancor oggi \u00e8 punto di riferimento per gli studi sulla politica estera italiana. Egli appartenne a quella seconda generazione di storici delle relazioni internazionali italiani che guidata da Ennio Di Nolfo seppe meglio reagire alle sollecitazioni, avviando la cosiddetta \u201csprovincializzazione\u201d. La sempre pi\u00f9 rilevante storia sociale, la storia dal basso, che tendeva a considerare la materia \u201cuna storia di una piccola porzione delle classi dirigenti che appariva completamente staccata dalla realt\u00e0 sociale che la circondava\u201d, pot\u00e9 cos\u00ec beneficiare, grazie agli studi degli storici delle relazioni internazionali, di una pi\u00f9 approfondita comprensione dei grandi processi che facevano da sfondo alle questioni sociali. Anche Di Nolfo e la sua scuola, aperta al confronto con le altre discipline, non manc\u00f2 di ribadire la centralit\u00e0 del documento diplomatico, come \u201cvisione del divenire sociale\u201d. Da lui aggiornata, la materia era da intendersi come \u201cstoria delle relazioni politiche internazionali, cio\u00e8: storia dell\u2019evolvere del sistema internazionale; storia di relazioni bilaterali; storia di problemi; storia di istituzioni; storia di metodi; storia del formarsi di una politica estera; storia di personalit\u00e0\u201d. Nel prezioso Prima lezione di Storia delle relazioni internazionali Di Nolfo sottoline\u00f2 come distintivo l\u2019aspetto relazionale, il dinamismo degli attori internazionali colto al di l\u00e0 della loro dimensione interna, approfondita da altre discipline.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non si pu\u00f2 non rilevare come le ultime generazioni di studiosi della materia abbiano ulteriormente dilatato i campi di ricerca sino a trattare molti aspetti rilevanti della Guerra fredda e ad affacciarsi sulla nuova globalit\u00e0, adottando metodologie ampie che contemplano lo studio di fonti ben diversificate, fra le quali continua a porsi, senza pretesa di esaustivit\u00e0, il documento diplomatico. \u00c8 paradossale che sulla Storia delle relazioni internazionali persista ancora una sorta di pregiudizio, \u201cla maledizione di Ranke\u201d, che a uno sguardo pi\u00f9 obbiettivo ed equilibrato dovrebbe ritenersi marchio di rigore scientifico. Riccardi individua quale filo conduttore delle critiche che pi\u00f9 generazioni di studiosi e intellettuali hanno rivolto alla materia una base ideologica, ovvero il rigetto della storia politica, intesa soprattutto come storia di potere, di cui peraltro non si dovrebbe far fatica a scorgere la perdurante necessit\u00e0, dato l\u2019imporsi di nuove \u00e9lite e istituzioni. L\u2019Autore ricorda come proprio Marx, globalista ante litteram, apprezzasse la concretezza dei documenti diplomatici, del resto i bolscevichi avrebbero pubblicato i trattati segreti per svelare le trame imperialiste delle potenze europee. Occorre aggiungere che se in passato le critiche alla materia provenivano soprattutto dagli storici di altre aree, come i contemporaneisti e i modernisti, e Riccardi si sofferma in particolare su Alberto Aquarone, oggi la Storia delle relazioni internazionali deve guardarsi soprattutto dall\u2019abbraccio molto stretto di quelle discipline socio-politologiche che, dentro e fuori le accademie, sono ormai egemoniche e portatrici di un modello che tende a uniformare i saperi. Riccardi rileva che \u201cLa teoria pu\u00f2 seguire la storia, ma mai precederla o addirittura scalzarla\u201d, e depreca la burocrazia che ha collocato in aree distinte la Storia delle relazioni internazionali e la Storia Contemporanea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da molto tempo lo storico delle relazioni internazionali non \u00e8 pi\u00f9, o almeno non dovrebbe essere, un filologo di carte, il mero compilatore a cui faceva riferimento Di Nolfo parlando della \u201cmentalit\u00e0 di Pollicino\u201d. Molti studiosi della materia, diversi per et\u00e0 e inclinazioni, hanno ampiamente dimostrato di sapersi muovere fra differenti tipologie di fonti primarie, fra le quali il documento diplomatico conserva la propria specificit\u00e0. Da tempo essa viene integrata con le carte di istituzioni politiche, militari, economiche, culturali, ma anche con la raccolta di testimonianze e con la comprensione del sentimento pubblico delle societ\u00e0, in un contesto ampiamente internazionalizzato. Elemento distintivo dello storico delle relazioni internazionali, di ieri come di oggi, \u00e8 la ricerca d\u2019archivio, e forse al pregiudizio ideologico di cui parla Riccardi occorre aggiungere anche questo. L\u2019affermarsi di un nuovo sapere convergente e semplificato da un lato, il processo di burocratizzazione della vita accademica dall\u2019altro, rendono difficilmente sostenibili ricerche d\u2019archivio che assorbono molte risorse, a partire dal tempo e dalla concentrazione. Se lo storico delle relazioni internazionali resta legato alle ricerche d\u2019archivio per preservare la propria specificit\u00e0, deve oggi anche dimostrare sensibilit\u00e0 per significativa e pi\u00f9 recente evoluzione della diplomazia, i cui interpreti non sono pi\u00f9 gli esclusivi mediatori di realt\u00e0 socio-culturali remote, ma funzionari professionalmente specializzati, cos\u00ec come la Public Diplomacy tende a relativizzare i canali riservati di un tempo. Questi nuovi caratteri sono stati colti dalle discipline socio-politologiche, oggi interessate al fenomeno diplomatico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Riccardi conclude che oggi i persistenti interrogativi sulla materia sono \u201cpoco pi\u00f9 che retorici\u201d. A ben vedere, la Storia delle relazioni internazionali si legittima, come sapere e come disciplina, con la medesima specificit\u00e0 che aveva alle origini, in quanto indispensabile per la comprensione profonda dei grandi processi storici internazionali e per la formazione di corpi altamente professionalizzati. Una materia tutt\u2019altro che immobile, si direbbe, e che ha conservato la propria modernit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Resta il problema della collocazione della Storia delle relazioni internazionali fra la Storia internazionale e la Storia globale, operazione non semplice, come aveva intuito Di Nolfo. Pierre Grosser ha osservato che la Storia delle relazioni internazionali \u00e8 per sua natura globale, perch\u00e9 globali sono la diplomazia e la strategia, e una storia depoliticizzata sarebbe priva di senso. Un giudizio, questo, gi\u00e0 a suo tempo espresso da Galasso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La seconda parte del volume rende ancor pi\u00f9 eloquenti le ragioni che inducono Riccardi a ritenere \u201cnon disprezzabile\u201d l\u2019eredit\u00e0 della Storia delle relazioni internazionali. L\u2019Autore ripropone una serie di saggi sulla politica estera italiana del secondo dopoguerra che ben evidenziano l\u2019ampiezza dell\u2019analisi politico-sociale, culturale oltre che diplomatica di importanti nodi storiografici che hanno visto la pressoch\u00e9 piena sovrapposizione metodologica fra la Storia delle relazioni internazionali e la Storia Contemporanea: il Medio Oriente e la nascita dello Stato di Israele nell\u2019interazione fra societ\u00e0 e istituzioni, passando per il ruolo giocato dai partiti, in particolare il Pci con i suoi legami con Mosca; Aldo Moro ministro degli Esteri portatore di un \u201cgradualismo\u201d inteso quale unica via per accordare ispirazioni e necessit\u00e0; Giulio Andreotti e l\u2019applicazione del principio forlaniano del \u201cparlare con tutti\u201d; il rilancio degli anni \u201980 con Craxi e l\u2019impulso italiano a un\u2019azione europea nella questione arabo-israeliana, a partire dalla dichiarazione di Venezia del 1980 in risposta al ruolo statunitense sancito a Camp David. Anche questi saggi ci ricordano la lezione di Pietro Pastorelli, secondo il quale la storia \u00e8 indivisibile, mentre sono i libri a essere buoni o cattivi, secondo il contributo che apportano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>(Pubblicato il 3 giugno 2022 \u00a9\u202f \u00abStoria GLocale\u00bb \u2013 Recensioni)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><strong><a href=\"https:\/\/www.nuovarivistastorica.it\/la-maledizione-di-leopold-von-ranke-e-la-non-disprezzabile-eredita-della-storia-delle-relazioni-internazionali\/\">https:\/\/www.nuovarivistastorica.it\/la-maledizione-di-leopold-von-ranke-e-la-non-disprezzabile-eredita-della-storia-delle-relazioni-internazionali\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di NUOVA RIVISTA STORICA (Paolo Soave) Strano destino quello della Storia delle relazioni internazionali, intesa come sapere storico e disciplina accademica: moderna per origine eppure accusata di arretratezza, chiara nella sua identit\u00e0 scientifica e proprio per questo considerata limitata, capace di evolversi ma sempre messa in discussione. \u00c8 un tema delicato e annoso, quello ripreso da Luca Riccardi nel suo Storiografia e diplomazia. 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