{"id":73026,"date":"2022-06-24T09:30:44","date_gmt":"2022-06-24T07:30:44","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=73026"},"modified":"2022-06-22T09:44:54","modified_gmt":"2022-06-22T07:44:54","slug":"la-notte-della-scuola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=73026","title":{"rendered":"La notte della scuola"},"content":{"rendered":"<p><strong>di DOPPIO ZERO (Roberto Maragliano)<\/strong><\/p>\n<article class=\"node articolo-doppiozero full lg:flex flex-wrap justify-between\" role=\"article\" data-history-node-id=\"200069\">\n<div class=\"lg:w-2\/3\">\n<div class=\"max-w-[838px]\">\n<div class=\"clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item\">\n<p>1. Prima c\u2019\u00e8 stata la pandemia, che non sappiamo se e quando finir\u00e0, non fosse altro per gli strascichi che sta lasciando gi\u00e0 ora, nei corpi e nelle sensibilit\u00e0, e, temiamo, continuer\u00e0 a lasciare nel futuro. Poi \u00e8 venuta la guerra in Ucraina, che non sappiamo se e quando finir\u00e0, ma della quale metterci a pensare gli strascichi sembra, oggi come oggi, un lusso inaccettabile: di ben altre preoccupazioni siamo portatori.<\/p>\n<p>Insomma, nel giro di due anni l\u2019intero mondo circostante la scuola \u00e8 cambiato, e non di poco. Al punto che siamo tutti indotti a pensare (anche se non sempre abbiamo il coraggio di dircelo) che la realt\u00e0 che c\u2019era prima, nel bene come nel male, non torner\u00e0 pi\u00f9. Del resto, \u00e8 stato autorevolmente sostenuto (dal filosofo Roberto Esposito, in un articolo sul quotidiano\u00a0<em>Domani\u00a0<\/em>del 7 maggio 2022) che \u201cstiamo passando dal tempo delle crisi permanenti al tempo delle catastrofi incombenti\u201d. Finch\u00e9 ci misuravamo con le dinamiche del primo tipo eravamo indotti a pensare che una soluzione ai problemi ci potesse, anzi ci dovesse essere. Scoprirsi dentro le spirali di un disastro, ovvero dentro le dinamiche del secondo tipo, sottrae legittimit\u00e0 a quella assunzione. Dunque, \u00e8 notte fonda.<\/p>\n<p>Preferiamo non pensarci e indulgere a parole consolatorie. Presi come siamo dall\u2019angoscia che ci procura il venir meno di alcune delle sicurezze materiali e psicologiche che pensavamo \u2018di sempre\u2019 (dove l\u2019essere in pace tendeva a coincidere, lo sapessimo o no, e oggi lo capiamo, con la condizione dell\u2019essere lasciati in pace) dedichiamo poca attenzione allo sfaldarsi di alcune delle sicurezze concettuali che fin qui abbiamo vissuto come perenni o quasi: in primo luogo quella, su cui ci eravamo abbondantemente adagiati, di una linearit\u00e0 della nostra vicenda, corrispondente all\u2019idea di una storia, quella di noi essere umani, che, sia pure con interruzioni o rallentamenti, avrebbe seguito ed eseguito un percorso definito di progressiva emancipazione e liberazione da ogni ristrettezza materiale, economica, politica, sociale. Ovvero, crescita della scuola e crescita della democrazia come un tutt\u2019uno.<\/p>\n<p>Entrare nel\u00a0<em>mood<\/em>\u00a0della complessit\u00e0 significa riconoscere che la linearit\u00e0 o la testualit\u00e0 sono forme di sapere e non il sapere stesso, equivale ad accettare che ogni incremento di conoscenza non sia solo e non sia tanto \u2018un passo in pi\u00f9\u2019, ma valga anche e soprattutto come un incremento dello spazio di problematizzazione del reale e dei suoi rapporti con l\u2019immaginario.<\/p>\n<p>Dopo la pandemia e la guerra non possiamo pi\u00f9 permetterci una scuola e una universit\u00e0 che illudono e si illudono di fornire una rappresentazione univoca e giusta del mondo.<\/p>\n<p>2. Due cose avremmo dovuto impararle dal doppio colpo che abbiamo subito, pandemia pi\u00f9 guerra in Ucraina: 1. che non esistono problemi semplici; 2. che le soluzioni che adottiamo per risolvere i problemi (semplici o complicati che siano) non sono mai definitive. In sostanza, avremmo dovuto capire in che cosa consista la complessit\u00e0 e cosa comporti l\u2019affrontarla. L\u2019abbiamo fatto? Direi di no, constatando le reazioni ai problemi nuovi che sorgono tuttora, giorno per giorno, davanti e dentro a noi.\u00a0 E s\u00ec che non sono mancate le occasioni perch\u00e9 scoprissimo questa dimensione del reale, e dunque che ci misurassimo con il muro morbido della complessit\u00e0. Anche su questo versante non c\u2019\u00e8 bisogno, io credo, di ricorre ad esempi macro.<\/p>\n<p>Facendo un ulteriore passo in avanti, o verso l\u2019alto, potremmo cogliere, nell\u2019esercizio di questo piccolo problema, come di tanti altri simili, il ruolo che svolge l\u2019illusione che per affrontarlo sia sufficiente provvedere alla sua gestione efficace, dunque che, sostanzialmente, lo si debba soltanto amministrare: il che equivale a sciogliere i nodi, linearizzare, rendere razionale il percorso della soluzione. Non \u00e8 cos\u00ec, in quanto nessun provvedimento di questo tipo, ovvero cos\u00ec amministrato, \u00e8 totalmente al riparo da una sua parziale o totale presa in carico da parte dell\u2019agire politico e questo, a sua volta, raramente \u00e8 al riparo da problemi di maggiore entit\u00e0 e peso, quelli che riguardano le regole generali del gioco. Sperimentando questo atto minimo del procurarci la mascherina, rivelatosi di fatto difficile, o rinunciando forzatamente ad attuarlo, ci siamo trovati coinvolti e stretti dentro un inestricabile groviglio di elementi di tipo amministrativo, politico, costituzionale.<\/p>\n<p>E oggi, sulla scena della guerra, i meccanismi che connettono problemi a soluzioni sono poi cos\u00ec diversi? Direi di no. Si possono amministrare gli effetti inflazionistici dell\u2019aumento della bolletta della luce, ma non c\u2019\u00e8 modo di farlo senza che se ne ripercuotano gli effetti sul piano politico generale e che quindi anche in questa piccola cosa si registrino le ripercussioni del conflitto sul potere in atto a livello mondiale.<\/p>\n<p>4. Nel presentare il volume collettaneo\u00a0<em>Per un manifesto del digitale nella scuola<\/em>, che l\u2019editore Mimesis distribuisce nelle librerie a settembre 2022, i tre coordinatori Alberto De Toni (ingegnere), Roberto Masiero (architetto), Silvano Tagliagambe (filosofo della scienza) sostengono che quella del digitale \u00e8 una rivoluzione gi\u00e0 avvenuta, che ha gi\u00e0 cambiato il nostro modo di pensare e di agire. Dunque, la scuola non pu\u00f2 non tenerne conto.<\/p>\n<p>\u201cUna scuola che sappia farsi ponte \u2026 non ha paura del cambiamento, non teme di sen\u00adtirsi parte di una rivoluzione epocale globale, quella del digitale, non si ritrae pavida di fronte a esso ma assume su di s\u00e9 il compito di governarlo, di studiarne e gestirne le conseguenze per quanto riguarda sia i modi di pensare che di fare, mettendo le nuove ge\u00adnerazioni e tutti noi in condizione di chiedersi e di capire cosa sia il digitale e quali opportunit\u00e0 e pericoli offra. \u00c8 grazie al digitale che possiamo costruire nuovi ponti, che possiamo far interagire informazioni, fatti, cose e persone con l\u2019internet di tutte le cose, che possiamo raccogliere, conserva\u00adre e manipolare una immane quantit\u00e0 di dati per elaborarli con una sempre pi\u00f9 estesa e diffusa capacit\u00e0 non solo di calcolo, ma anche di riflessione e pensiero critico. La complessit\u00e0, che da sempre ha accompagnato le vicende umane, si sta rivelando una straordinaria risorsa\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 a questa altezza che va posto, io credo, il problema del rapporto fra apparato tecnico, sapere, formazione: questione che dovrebbe essere all\u2019ordine del giorno, in considerazione dei vincoli europei. Il modello puramente amministrativo non funziona, ma nemmeno il modello politico d\u00e0 garanzia di riuscita: la questione di fondo che la rivoluzione digitale pone \u00e8 sulla natura e la funzione del sapere che la scuola riproduce. In gioco c\u2019\u00e8 un tema istituzionale o costituzionale, che riguarda l\u2019ordinamento disciplinare della scuola tutta (ed anche dell\u2019universit\u00e0): si tratta della necessit\u00e0, ormai ineludibile, di rivedere in chiave dialettica e senza assumere barriere troppo rigide l\u2019insieme dei rapporti di sapere tra interno ed esterno, disinteressato e interessato, analitico e globale, riservato e mondano. Il tema drammatico che una societ\u00e0 pienamente digitalizzata pone alla scuola non \u00e8 tanto il come insegnare quanto il che cosa (e perch\u00e9) far apprendere.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/scuola-digitale-664981.large_.jpg\" alt=\"digitale\" width=\"1024\" height=\"768\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"ea1c02f6-02ec-43b1-8576-1077e5f2d9d6\" \/><\/p>\n<p>5. Che fare dunque della nostra scuola e della sua parziale ma comunque importante esperienza di uso didattico delle risorse digitali, a ridosso delle vicende della didattica a distanza e delle figure che si sono succedute? Che si fa dell\u2019immaginario collettivo, di antica e dubbia matrice, che le garantisce cornice e sostegno?<br \/>\nNon baster\u00e0 gestire al meglio la nottata, come s\u2019\u00e8 fatto fin qui, ed aspettare che finisca definitivamente il periodo dell\u2019emergenza, nel quale \u00e8 stato necessario, per l\u2019istituzione, fare compromessi con quella tecnologia digitale che prima ci si compiaceva di rappresentare come un ostacolo, un intralcio rispetto alla retta via dell\u2019apprendimento mediato da un insegnamento testualizzato e testualizzante. Aspettare equivarrebbe ad aggravare la situazione, non fosse altro perch\u00e9, l\u00ec dentro, nel buco nero della scuola, c\u2019\u00e8, pesantemente, il riflesso di un conflitto senza quartiere tra forme diverse di mediazione (anche in senso materiale) dell\u2019intelligenza e della cultura.<\/p>\n<p>L\u2019argomentazione che Antonio Polito sostiene dalle colonne del Corriere della Sera del 25 maggio 2022 \u00e8 tutt\u2019altro che disinteressata: \u201cOggi tutti, o quasi \u2026 sanno\u2026 La partecipazione al dibattito nazionale pare assicurata a tutti dalla Rete e dai social. Per questo a molti \u00e8 parso che le nuove tecnologie potessero dar vita ad una democrazia pi\u00f9 genuina. Ma la differenza sta in come apprendiamo: se attraverso la lettura e la comprensione di testi, pi\u00f9 o meno complessi; oppure attraverso immagini, grafici, video, slogan\u201d.<br \/>\nGestire alla meglio la questione o peggio attendere che si sciolga \u00e8 delittuoso e comunque autolesionistico, perch\u00e9 su questi spazi di realt\u00e0 amministrazione, politica, costituzione fanno un\u2019unica matassa: sono\u00a0<em>gnommero<\/em>, pasticciaccio, giallo a soluzione aperta, per richiamare Gadda.<\/p>\n<p>Non lo vedevamo, ma anche prima amministrare significava coinvolgere questioni politiche e istituzionali: trattandosi per\u00f2 di aspetti (nel caso, di aspetti di identificazione e funzione della scuola) su cui c\u2019era un consenso pressoch\u00e9 universale, era giocoforza che si intervenisse perlopi\u00f9 a livello di amministrazione. La pandemia, costringendo ad aprire la scuola (paradossalmente, per via che erano chiuse), ha messo sotto gli occhi di tutti il fatto che esistono modi diversi di gestire il rapporto fra insegnamento e apprendimento e che dunque, piaccia o non piaccia, ci possono essere modi diversi di essere e di fare scuola. Il digitale scolastico, insomma, non pu\u00f2 essere solo \u2018amministrato\u2019 da viale Trastevere, tantomeno pu\u00f2 essere solo addomesticato dal parlamento, in quanto pone problemi di tipo istituzionale, relativi a identit\u00e0, sostanza e immagine complessiva di \u2018scuola\u2019.<\/p>\n<p>Finch\u00e9 il digitale, inteso come infrastruttura materiale e concettuale, \u00e8 stato tenuto fuori della didattica o \u00e8 stato tollerato, ma solo in specifiche situazioni, ci si \u00e8 potuti illudere che governando bene l\u2019impianto amministrativo, politico, costituzionale della scuola del libro e delle discipline ci si potesse tenere al sicuro e soprattutto si potessero tenere i ragazzi e le ragazze al sicuro rispetto ad inquinamenti di tipo ideologico, consumistico, materiale, spirituale; su questa linea si \u00e8 arrivati addirittura a ritenere che l\u2019infrastruttura epistemologica su cui poggia la tradizione del sapere scolastico avesse dentro di s\u00e9 le risorse utili a ridimensionare, con opportuno esercizio critico, il potere di colonizzazione mentale (e spirituale) della \u2018cultura del computer\u2019. Ma una volta entrata nella vita delle classi (la pandemia ha, semplicemente, accelerato un processo irreversibile), la tecnologia digitale non ha potuto evitare di far valere le sue prerogative e far agire queste in dialettica, se non in conflitto con le prerogative classiche della scuola (spesso, ahim\u00e8, ancora coincidenti con le caratteristiche della scuola classica, almeno a casa nostra).<\/p>\n<p>6. L\u2019abbiamo visto tutti: tra il digitale e la didattica corrente c\u2019\u00e8 incompatibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Basta un link a far saltare la linearit\u00e0 di un percorso, basta un motore di ricerca a mettere in crisi l\u2019ordinamento disciplinare, basta una condivisione di esperienza a inquinare l\u2019autonomia dell\u2019agire singolo; \u00e8 sufficiente un\u2019immagine, \u00e8 sufficiente un suono perch\u00e9 la solidit\u00e0 marmorea della parola stampata cominci a sgretolarsi. Link, motore, condivisione, immagine, suono: sono cose semplici. Come lo sono altre cose di cui abbiamo fatto in cos\u00ec poco tempo cos\u00ec tanta esperienza (anche in relazione al compito di formazione e aggiornamento dei professionisti della docenza): penso a comodit\u00e0, gratuit\u00e0 o connettivit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u00ec e non solo l\u00ec sta la forza del digitale, cio\u00e8 nel farci entrare in cose complesse attraverso la via della semplicit\u00e0 e dell\u2019immediatezza. Un bimbo due\/tre anni pu\u00f2 gestire una sua personale programmazione di cartoni su un tablet, facendo intervenire, con questa sua esperienza di montaggio, tutte le \u2018cose\u2019 che ho indicato e producendo una condizione e una modalit\u00e0 generale dell\u2019esperire assolutamente impensabile, anche per un adulto competente, fino a qualche anno fa. Ma attenzione, si tratta di un semplice che \u00e8 carico di complessit\u00e0: ci si pu\u00f2 fermare al primo livello, come fa il piccolo, oppure no, tutto sta a educare e educarci a questa dialettica, a questo dialogo tra semplice e complesso. Aggiungere un dato informativo personale ad una mappa condivisa di rete \u00e8 operazione assolutamente elementare, dal punto di vista operativo, ma che tocca aspetti molto elevati di complessit\u00e0 epistemologica. Tutto sta a capirlo e a costruirci ragionamenti attorno e dentro.<\/p>\n<p>Nel modello di scuola cui ancora ci richiamiamo il semplice non espone al complesso come fa il digitale, al contrario lo cela. Pensiamo ad una mappa stampata: \u00e8 immodificabile, tutto quel che c\u2019\u00e8 da sapere \u00e8 l\u00ec e tutto quel che c\u2019\u00e8 da fare sar\u00e0 di riprodurla, comprenderla.<\/p>\n<p>Se vogliamo, la differenza di fondo fra le due semplicit\u00e0 consiste nel fatto che in un caso (il sapere fisso) la complessit\u00e0 sta tutta dietro le quinte mentre nell\u2019altro caso (il sapere mobile) essa \u00e8 sempre in scena. Sta qui la funzione e il valore di ci\u00f2 che ci siamo abituati a chiamare \u2018piattaforma\u2019, cio\u00e8 la forma specifica che assume lo spazio di organizzazione e gestione di un\u2019esperienza. Il libro \u00e8 la piattaforma privilegiata per l\u2019amministrazione dell\u2019esperienza di acquisizione di un sapere fisso, o meglio di una parte specifica del sapere fisso, quella totalmente mediabile dalla lingua scritta. La macchina digitale (computer, tablet, cellulare) \u00e8 l\u2019insieme, la confederazione delle piattaforme predisposte per l\u2019acquisizione, la produzione e la gestione di un sapere mobile, dove scritto, suono, immagine interagiscono alla pari.<\/p>\n<p>Abbiamo a che fare, insomma, con due mondi pedagogici affatto diversi, irriducibili l\u2019uno all\u2019altro: l\u2019uno centrato sul sapere costituito, l\u2019altro sul sapere costituente.<\/p>\n<p>Saperlo \u00e8 condizione imprescindibile per andare avanti, con coraggio.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 di una cosa possiamo, anzi dobbiamo essere certi: non si torna indietro, ormai il digitale dentro la scuola c\u2019\u00e8, non ci sar\u00e0 modo di farlo tacere.<\/p>\n<p>Se quanto ho sostenuto qui presenta una qualche sua plausibilit\u00e0 si apre, per tutti noi, attori diretti e indiretti della rappresentazione sociale dei compiti di formazione, una sfida importante, quella, appunto, di aiutarci e aiutare ad accogliere e gestire operativamente, consapevolmente, questa idea di un sapere trasformativo, mobile, immersivo, globale che dialoghi con un sapere immutabile, fisso, astrattivo, analitico.<\/p>\n<p>Non \u00e8 questo del costruire una scuola anfibia, dove la\u00a0<em>media literacy<\/em>\u00a0conviva con l\u2019alfabetismo, il compito che il docente responsabile dovr\u00e0 rendersi capace di assumere negli anni a venire. \u00c8, piuttosto, l\u2019appuntamento che egli non potr\u00e0 permettersi di eludere fin da domattina, lavorando ad affrancarsi dai fantasmi pi\u00f9 interni che esterni del programma, del voto, del libro di testo, del registro, dell\u2019esame, e portando luce alla propria e all\u2019altrui sensazione di essere piombati in \u2018una notte buia e tempestosa\u2019.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"py-6\">\n<div class=\"blazy blazy--field blazy--field-immagini-media blazy--field-immagini-media--full field field--name-field-immagini-media field--type-entity-reference field--label-hidden field__items\" data-blazy=\"\" data-once=\"blazy\">\n<div class=\"field__item\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div id=\"scarica-pdf\" class=\"block tracking-wider uppercase font-medium mt-[11px] md:mt-0 pt-[6px] pb-[4px] md:pt-[16px] md:pb-[11px] border-x-0 border-y border-grigio_scuro text-4xs md:text-d00-14-18 font-sans\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_desktop_w838\/public\/i__id13256_mw600__1x.jpeg?itok=9jLS1-x8\" \/><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"hidden h-full lg:flex flex-col justify-between items-end lg:w-1\/3 pt-[11px]\">\n<div class=\"social-share flex flex-col w-full items-end\"><a class=\"h-[43px] w-[43px] mb-5\" title=\"Scarica come file PDF\" href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/print\/pdf\/node\/200069\"><img decoding=\"async\" class=\"no-full object-contain\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/themes\/custom\/doppiozero\/img\/scarica-pdf-43.webp\" alt=\"\" \/><\/a><a class=\"h-[43px] w-[43px] mb-5 social-sharing-buttons__button\" title=\"Condividi su Facebook\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer\/sharer.php?u=https:\/\/www.doppiozero.com\/la-notte-della-scuola&amp;title=La%20notte%20della%20scuola\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\" aria-label=\"Condividi su Facebook\"><img decoding=\"async\" class=\"no-full object-contain\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/themes\/custom\/doppiozero\/img\/icona-facebook-43.webp\" alt=\"\" \/><\/a><a class=\"h-[43px] w-[43px] mb-5 social-sharing-buttons__button\" title=\"Condividi su Twitter\" href=\"http:\/\/twitter.com\/intent\/tweet?text=La%20notte%20della%20scuola+https:\/\/www.doppiozero.com\/la-notte-della-scuola\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\" aria-label=\"Condividi su Twitter\"><img decoding=\"async\" class=\"no-full object-contain\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/themes\/custom\/doppiozero\/img\/icona-twitter-43.webp\" alt=\"\" \/><\/a><a class=\"h-[43px] w-[43px] mb-5 social-sharing-buttons__button\" title=\"Condividi via E-mail\" href=\"mailto:?subject=La%20notte%20della%20scuola&amp;body=https:\/\/www.doppiozero.com\/la-notte-della-scuola\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\" aria-label=\"Condividi via E-mail\"><img decoding=\"async\" class=\"no-full object-contain\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/themes\/custom\/doppiozero\/img\/icona-mail-43.webp\" alt=\"\" \/><\/a><\/div>\n<div class=\"hidden mt-[300px] md:flex flex-col bannerini\">\n<div class=\"views-element-container\">\n<div class=\"view view-banner-inserzionisti view-id-banner_inserzionisti view-display-id-block_banner_box_inserzionisti_art js-view-dom-id-2f763039b26bf85fd467f50c9826708324fe839f4f10df889e2dcc951f446f58\">\n<div class=\"view-content\">\n<div class=\"w-[300px] flex flex-col gap-7\">FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/la-notte-della-scuola\">https:\/\/www.doppiozero.com\/la-notte-della-scuola<\/a><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/article>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIO ZERO (Roberto Maragliano) 1. Prima c\u2019\u00e8 stata la pandemia, che non sappiamo se e quando finir\u00e0, non fosse altro per gli strascichi che sta lasciando gi\u00e0 ora, nei corpi e nelle sensibilit\u00e0, e, temiamo, continuer\u00e0 a lasciare nel futuro. Poi \u00e8 venuta la guerra in Ucraina, che non sappiamo se e quando finir\u00e0, ma della quale metterci a pensare gli strascichi sembra, oggi come oggi, un lusso inaccettabile: di ben altre preoccupazioni siamo&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":72522,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/DoppioZero.webp","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-iZQ","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/73026"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=73026"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/73026\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":73027,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/73026\/revisions\/73027"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/72522"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=73026"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=73026"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=73026"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}