{"id":73140,"date":"2022-07-01T09:30:09","date_gmt":"2022-07-01T07:30:09","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=73140"},"modified":"2022-06-28T11:15:28","modified_gmt":"2022-06-28T09:15:28","slug":"marco-bellocchio-esterno-notte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=73140","title":{"rendered":"Marco Bellocchio, Esterno notte"},"content":{"rendered":"<p><strong>di DOPPIO ZERO (Enrico Palandri)<\/strong><\/p>\n<div class=\"max-w-[838px]\">\n<div class=\"clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item\">\n<p>L\u2019ultimo film di Marco Bellocchio dedicato al rapimento di Aldo Moro,\u00a0<em>Esterno notte<\/em>, \u00e8 un capolavoro. Abbiamo avuto tante inchieste, interviste, libri di storia, tante cose le sappiamo e tante altre no, ma non \u00e8 questo di cui si occupa il film. Cos\u00ec come possiamo leggere molto sulla sessualit\u00e0 e la prostituzione nell\u2019ottocento ma alla fine \u00e8\u00a0<em>La Traviata<\/em>\u00a0a raccontarcela, in modo certo imperfetto ma suscitando un mondo attraverso l\u2019arte, la musica, il canto, il teatro, cos\u00ec\u00a0<em>Esterno notte<\/em>\u00a0ci offre la possibilit\u00e0 di comprendere non tanto i dettagli, che sono infiniti e inevitabilmente molto discussi, ma il senso di un\u2019epoca drammatica, recente e rimossa. Come diceva Jean Cocteau, la storia \u00e8 una verit\u00e0 che si deforma e diviene menzogna, mentre il mito \u00e8 qualcosa di immaginario che si forma nel racconto e alla fine diventa vero. L\u2019arte \u00e8 questo raccontare, piegando a necessit\u00e0 diverse dalla verosimiglianza per creare un oggetto che \u00e8 nell\u2019immaginazione. Quindi bravissimi tutti gli artisti coinvolti: le interpretazioni, la Buy e Gifuni sopra gli altri ma tutti eccellenti. Bella la scrittura della sceneggiatura, la scenografia, le musiche. Si tratta di un film, di un artefatto, non della realt\u00e0. Anche dove ci si chieda in modo un po\u2019 pedante se sia realistico, il senso di certi simbolismi (il mucchio di denaro su un tavolo in Vaticano) o dell\u2019influenza della tradizione culturale della psicanalisi, sempre importante in Bellocchio, alla fine \u00e8 il lavoro fatto che conta, ed \u00e8 fatto benissimo. Il musicologo Giovanni Morelli diceva che storicamente la fine dell\u2019opera \u00e8 la nascita del cinema, che ne assorbe i tratti drammaturgici. Se \u00e8 cos\u00ec, Bellocchio \u00e8 il Giuseppe Verdi di questo genere, con i fatti sociali e civili al centro della creativit\u00e0, una tavolozza di colori che ha radici profonde nei conflitti e nei drammi di cui siamo figli.<\/p>\n<p>Quindi tantissime lodi a tutti e a soprattutto a Marco Bellocchio che ha raccolto e tenuto insieme le diverse parti che compongono l\u2019opera. Spero che sia abbastanza eloquente per i pi\u00f9 giovani e per i non italiani, perch\u00e9 a me questa storia ha parlato moltissimo, mi \u00e8 parsa addirittura necessaria, anche perch\u00e9 \u00e8 al centro di come penso tutt\u2019oggi l\u2019Italia.<\/p>\n<p>Detto questo, sono uscito dal cinema con molte domande: la prima \u00e8 proprio quanto poco si \u00e8 riusciti a raccontare tutto questo, e quanto inevitabilmente lo si \u00e8 fatto in modo parziale. Nel cinema, da\u00a0<em>Piazza delle cinque lune\u00a0<\/em>a\u00a0<em>La meglio giovent\u00f9<\/em>\u00a0e qua e l\u00e0 qualche film su un episodio o sull\u2019altro; pochissimo nei romanzi, e comunque per lo pi\u00f9 legati al terrorismo, che come mostra bene il film \u00e8 un fatto sanguinoso ma in realt\u00e0 marginale alla crisi di quegli anni.<\/p>\n<p>La seconda riflessione, figlia della prima, \u00e8 sul perch\u00e9 sia stato tanto difficile. Allora ho ripensato a come i nostri genitori ci hanno raccontato la guerra e la resistenza: i partigiani in montagna, la clandestinit\u00e0, il fascismo. Al contrario di noi, sui fatti della loro epoca sono stati facondi, tanto che buona parte del neorealismo pu\u00f2 essere descritto come narrazione resistenziale. Alle tragedie del \u201943-45 \u00e8 parso allora di poter appendere qualcosa, il romanzo italiano rinasce recuperando dal nostro risorgimento un\u2019idea di Italia che \u00e8 da sempre e per sempre irredenta, un paese che non \u00e8, un paese senza, come scriveva Alberto Arbasino, e che pare sempre avrebbe potuto essere qualcos\u2019altro. E cosa sarebbe un paese redento? Libero, giusto, uguale? La follia delle BR era tutta l\u00ec, nell\u2019immaginare una lotta di classe, un movimento mondiale che portasse giustizia al mondo, nel cercare il proprio protagonismo piuttosto che nella societ\u00e0 da cui emergevano e da cui, attraverso la violenza e la clandestinit\u00e0, si emarginavano.<\/p>\n<p>Per la Resistenza, a distanza di anni, \u00e8 pi\u00f9 semplice capire: un paese sconfitto e alla deriva, conquistato dall\u2019ottava armata che risalendo la penisola ne scoperchiava le magagne, si \u00e8 immaginato attraverso i giovani che vivevano i propri amori (Fenoglio in\u00a0<em>Una questione privata<\/em>) e le proprie inquietudini (dal Pin di Calvino a Useppe della Morante) come liberazione, emancipazione, progresso. Tutto questo \u00e8 stato anche vero, e anche bello, ci ha salvato, ha offerto letteratura e racconto. Il desiderio di identit\u00e0 e nazione, di uscita dalla colpa d\u2019aver dichiarato la guerra, d\u2019aver combinato malanni in Africa, Grecia e Albania per ragioni che oggi facciamo fatica a capire, prevaleva sulla storia. Era pi\u00f9 forte la sequenza di Anna Magnani che corre dietro al marito in\u00a0<em>Roma citt\u00e0 aperta<\/em>\u00a0e viene ammazzata da una mitragliata tedesca che non le dolorose ambiguit\u00e0 dei nostri nonni. Era di quella storia che avevamo bisogno per integrarci nel mondo dei vincitori, l\u2019abbiamo fortemente voluta e continuiamo a volerla a distanza di settant\u2019anni. Ma \u00e8 interessante, quando leggiamo le targhe commemorative ai partigiani caduti, per esempio in Piazza Maggiore a Bologna, come il linguaggio tradisca la nostra esasperata e inesauribile necessit\u00e0 di irredentismo. Fascismo e brigatismo sono stilisticamente entrambi figli di questo spirito che regolarmente precipita, nel nostro paese, in una spietata ferocia.<\/p>\n<p>Terza riflessione: cosa ci riesce di raccontare oggi delle stragi degli anni \u201970, del terrorismo, della profonda crisi del cattolicesimo in Italia? Nel film di Bellocchio l\u2019Italia \u00e8 sostanzialmente cattolica, ancorata alla DC, e viene improvvisamente aggredita dalle Brigate Rosse. Questo non credo sia vero storicamente: erano gli anni dei referendum e c\u2019era tanta Italia che non era nella chiesa cattolica. La DC aveva perso il referendum sul divorzio e si apprestava a perdere quello sull\u2019aborto. C\u2019era una grande parte, evidentemente la pi\u00f9 grande, che non si riconosceva pi\u00f9 nella DC. Era questa perdita di consenso che aveva reso necessario, dalla prospettiva americana, le azioni terroristiche orchestrate dalla P2 e, simmetricamente e come risposta, l\u2019iniziativa di Moro del compromesso storico. Era un\u2019Italia piena di stragi e bombe, nel 1969 vi furono 145 attentati dinamitardi e la quantit\u00e0 rimase costante fino alla strage di Bologna del 1980.<\/p>\n<p>I brigatisti erano tanti, alla fine circa cinquemila, ma in un paese di pi\u00f9 di cinquanta milioni di abitanti erano pochissimi. A parte la loro violenza, mi riesce difficile reperire una loro influenza politica o culturale, allora e in seguito. I loro comunicati, anche allora, apparivano scritti sulla luna, primitivi nel linguaggio e soprattutto completamente disancorati dalle numerosissime aree di dissenso e progresso che dall\u2019antipsichiatria di Basaglia al femminismo, da Don Milani e il maestro Manzi all\u2019influenza dell\u2019antagonismo americano, che arrivava attraverso Bob Dylan e Joan Baez, agivano davvero tra gli italiani. Come ha raccontato la Faranda, alla fine erano una banda che se la prendeva con un\u2019altra banda, non la rivoluzione contro lo stato, come con tanta enfasi e velleit\u00e0 alcuni di loro pensavano.<\/p>\n<p>Di assemblee ne ho fatte molte in quegli anni, ma non ho mai sentito gridare\u00a0<em>Viva le Brigate Rosse<\/em>. Prima di tutto perch\u00e9 era pericoloso, bastava un poliziotto infiltrato e ti mettevi nei guai. Ma soprattutto perch\u00e9 nessuno lo pensava, non nelle universit\u00e0 o nelle strade. Le Brigate Rosse erano ancora comuniste e il comunismo era alle spalle della societ\u00e0 italiana almeno dall\u2019invasione di Praga, per alcuni come Calvino dall\u2019Ungheria, dal Dottor Zivago, da tante e tante letture, da Pasolini, Mandel&#8217;\u0161tam, Cvetaeva, Hannah Harendt. Il comunismo era alle spalle anche del PCI, che legato all\u2019URSS faceva fatica a orientarsi nelle grandi trasformazioni di quegli anni, tanto che le BR, com\u2019\u00e8 stato raccontato da tanti suoi protagonisti, nascono proprio quando, cercando di europeizzarsi, Berlinguer si lascia a sinistra una fascia rivoluzionaria che alla fine prende le armi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/Esterno-notte-2.jpeg\" alt=\"bellocchio\" width=\"1434\" height=\"2048\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"7810d4bf-6486-44af-955a-1b117ad8cad9\" \/><\/p>\n<p>Ma queste sono notazioni minori rispetto al film di Bellocchio, \u00e8 il racconto su cui vale la pena interrogarsi: di quale Italia abbiamo bisogno oggi? \u00c8 qui la radice delle difficolt\u00e0 che abbiamo avuto tanto a lungo nel raccontare quegli anni. Da un lato c\u2019\u00e8 stato negli ultimi vent\u2019anni un rigurgito di nazionalismi, piccole patrie, richiami a volte tribali a un prepolitico da innestare sulla narrazione risorgimentale che ancora viene fatta nelle nostre scuole. Potersi identificare con una parte buona della societ\u00e0 che chiede di far pulizia dai corrotti, ora in chiave antinazionalista (i primi momenti della Lega) ora in chiave italiana (la lega salviniana, Forza Italia, Fratelli d\u2019Italia e i cinque stelle). Qui ci sono indubbie tracce dell\u2019anima irredentista e antiborghese cui accennavo prima. Dall\u2019altra parte, nella sinistra, le varie metamorfosi di discendenza DC-PCI che hanno prodotto alla fine il PD, assomigliano molto al ritratto che Bellocchio fa della DC di allora. Un senso delle istituzioni dato dal ruolo che si ricopre e una vita spesso all\u2019ombra di doveri e piccoli interessi che viene percepita dall\u2019esterno come un grande immobilismo. Questo nel film di Bellocchio \u00e8 ritratto benissimo nei tinelli, le camere da letto, le cucine degli appartamenti in cui abitano i politici. Sono case come quelle in cui sono cresciuto io, uguali a quelle dei miei compagni di scuola. Sopra il letto un\u2019immagine religiosa, quasi a scongiurare o proteggere il sesso, le cucine come credenze per tazze, senza un minimo di brio, i salotti e le sale da pranzo in un ordine che sembra assenza di vita. Cos\u00ec appaiono anche le case dei terroristi, legati a riti ordinari e ripetitivi, caffelatte e biscotti, una mancanza di immaginazione desolante. Sono gli anni in cui, dal Pasolini di\u00a0<em>Cosa sono le nuvole<\/em>\u00a0al teatro di Fo e dei numerosissimi gruppi d\u2019avanguardia, le piazze, le case, l\u2019Italia e l\u2019Europa erano una polveriera ma non d\u2019armi, di idee. Le case comuni che attraversavamo in quegli anni, spesso unite da una passione (il femminismo, il teatro, la musica o semplicemente uno stile che si costituiva tra le persone) erano tutt\u2019altro.<\/p>\n<p>Bellocchio racconta l\u2019ordinaria passivit\u00e0, ripulita da una domestica che sembrava allora la norma, e che oltre all\u2019oppressivit\u00e0 di quell\u2019ordine lasciava le tracce di una inferiorit\u00e0 sociale da cui tante di queste famiglie volevano distinguersi. Cos\u00ec come le brutte chiese di cemento della periferia romana, in un paese che \u00e8 ricco di chiese antiche e meravigliose, anche questo segno di un cristianesimo profondamente in crisi: nella mia personale memoria, direi che dei trenta bambini con cui ero in classe alle elementari alla periferia di Roma all\u2019inizio degli anni sessanta, la maggior parte erano cattolici. A sedici anni, nella non meno cattolica Trento, forse ce ne erano un paio. Si erano svuotate le chiese e soprattutto la fede di chi ci andava. Perch\u00e9 a parte alcune frange estremiste, la maggior parte dei cattolici cambiava con la parte laica della societ\u00e0, usava contraccettivi come gli altri, aveva trovato un modo di assorbire il divorzio e l\u2019aborto. Quando Eleonora Moro nel film dice\u00a0<em>siamo cristiani, dobbiamo amare il nostro nemico<\/em>, parla a dei figli che sono gi\u00e0 di una generazione successiva, molto pi\u00f9 complicata e forse ormai per sempre irriducibile alla societ\u00e0 della generazione precedente. I nostri genitori erano nati prima del voto alle donne, e la DC perde il confronto con la parte laica della societ\u00e0 italiana in quegli anni proprio su questi temi. Perch\u00e9 al di l\u00e0 e al di qua della santit\u00e0 del matrimonio o della sacralit\u00e0 della vita, alla fine il conflitto era tra una parte che emancipava le donne da una condizione di semi-schiavit\u00f9 nelle famiglie (nel film \u00e8 il parroco che rimprovera a Eleonora Moro di non fare la cena al marito), di marginalit\u00e0 nella chiesa, di inferiorit\u00e0 sociale nel lavoro e nelle retribuzioni, e un\u2019altra parte, che in Italia come in Irlanda o negli USA, vede nella parit\u00e0 dei diritti tra i sessi un elemento essenziale per la vita sociale. Questa crisi del cattolicesimo era ampia, e interclassista.<\/p>\n<p>Non solo Moro, ma moltissimi magistrati, poliziotti, funzionari dello stato respiravano attraverso le mogli e i figli, e presto attraverso l\u2019ingresso di molte donne in ruoli di responsabilit\u00e0, questo rinnovamento.<\/p>\n<p>La famiglia Moro, come la racconta Bellocchio, \u00e8 allora la vera anima dell\u2019Italia, attraversata dalla tragedia in modo personale e al tempo stesso politico. Il rifiuto di Eleonora Moro di un funerale di stato \u00e8 rifiuto del mondo politico di cui lei meglio di tutti coglie lo scollamento dalla vita di Moro. La morte del marito mostra a lei e tutti noi la fragilit\u00e0 della DC che predica la famiglia ma finisce con il sacrificarla allo stato. Se e in che misura questa fragilit\u00e0 fosse in realt\u00e0 il contenitore ideale dell\u2019influenza americana viene accennato nel film e sarebbe fuorviante parlarne qui. Uno dei pregi del film \u00e8 di non essere veicolo di nessuna delle tante teorie che raccontano quegli anni.<\/p>\n<p>Come augurio al film, noto che c\u2019\u00e8 oggi un comprensibile desiderio di scuotersi di dosso il rincretinimento che \u00e8 stata la reazione all\u2019impegno che aveva caratterizzato quell\u2019epoca. Siamo di fronte a un grande vuoto che \u00e8 l\u2019inevitabile conseguenza del prevalere della finanza sulla produzione e del capitalismo sulla natura. Un processo di astrazione e svuotamento che ci rende anche orfani della storia. Il racconto contemporaneo dell\u2019Italia, emerso con Berlusconi e Murdoch, annega tra variet\u00e0, talk show, competizioni sportive, echeggiando all\u2019infinito in un infospazio dove non si colgono pi\u00f9 segnali di alcun tipo. Ha senso oggi parlare di Italia? O di un\u2019idea di societ\u00e0? Anneghiamo in una catastrofe che dalla guerra alla crisi ambientale al Covid o a come va male tutto quanto, ci impedisce di ricordare che Cherubino fa tremare casa d\u2019Almaviva, e tutto l\u2019Ancien R\u00e9gime, con una canzonetta. In realt\u00e0 i racconti probabilmente ci sono gi\u00e0, sta a noi riprenderli, intesserli tra loro, vedere la bella storia a cui apparteniamo. Come mi dissero Julien Beck e Judith Malina del Living Theatre in una chiacchierata a Radio Alice durante una notte di tafferugli a Bologna, il movimento sono le cose che sappiamo dirci, gli spettacoli che ci indichiamo, il nostro appartenere a un mondo che per vivere e respirare deve avere orizzonti, felicit\u00e0 davanti a s\u00e9, e non il senso angosciante di una fine che ci reprime e ci opprime. Di questa speranza, che molto pi\u00f9 prepotentemente delle Brigate Rosse trasformava l\u2019Italia, mi sarebbe piaciuto trovare qualche traccia in pi\u00f9 nel film di Marco Bellocchio.<\/p>\n<p>Ha invece prevalso il desiderio di rappresentare intorno ai protagonisti della vicenda un cristianesimo importante, vivo, che ha il senso degli altri prima e oltre la politica. Come viene riportato da una lezione di Moro:\u00a0<em>la persona viene prima del cittadino<\/em>. Ragione per cui il tema delle migrazioni e dei diritti di tutti oggi non \u00e8 solo una questione giuridica, \u00e8 radicata nel diritto a essere umani. Questione che dalla legge delle Guarantigie ai Patti Lateranensi rimane irrisolta perch\u00e9 non \u00e8 il Vaticano a doverla negoziare, ma i diritti di tutte le religioni e di tutti gli umani. \u00c8 su questo diritto umano che dovremmo reggerci piuttosto che sul lavoro, come recita la nostra costituzione, perch\u00e9 hanno diritti anche i bambini e gli anziani, e quelli che il lavoro non ce l\u2019hanno.<\/p>\n<p>Un dibattito anche sul ruolo politico che i cristiani assumono nella nostra societ\u00e0 \u00e8 urgente, perch\u00e9 come con la DC anche attraverso CL e tante simili organizzazioni, quando la comunit\u00e0 dei cristiani si \u00e8 identificata con una parte politica ha perso anche lei la capacit\u00e0 di riconoscere nel non cristiano un altro umano di uguali diritti.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 stato e continua a essere un guaio che inevitabilmente produce strumentalizzazioni (il rosario di Salvini nei comizi) e quindi conflitti in cui la forza che vediamo nel modo in cui la Buy\/Nora Moro affronta sia il partito che il dolore privato nel momento del rapimento, si smarrisce in uno spirito tribale poco fecondo. Spero che questo film parli a tanti come ha parlato a me e ci consenta di far nostre le tante buone ragioni che hanno impegnato Bellocchio e tutti quelli che hanno lavorato con lui a raccontare questa storia in questo modo. E quindi grazie.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"py-6\">\n<div class=\"blazy blazy--field blazy--field-immagini-media blazy--field-immagini-media--full field field--name-field-immagini-media field--type-entity-reference field--label-hidden field__items\" data-blazy=\"\" data-once=\"blazy\">\n<div class=\"field__item\">\n<div class=\"media media--blazy media--bundle--image media--image media--responsive is-b-loaded\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_desktop_w838\/public\/Esterno_notte_%28film%29.jpeg?itok=4meLZVQa\" \/><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div><strong>FONTE:\u00a0\u00a0<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/marco-bellocchio-esterno-notte\">https:\/\/www.doppiozero.com\/marco-bellocchio-esterno-notte<\/a><\/strong><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIO ZERO (Enrico Palandri) L\u2019ultimo film di Marco Bellocchio dedicato al rapimento di Aldo Moro,\u00a0Esterno notte, \u00e8 un capolavoro. 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