{"id":73142,"date":"2022-06-29T08:00:11","date_gmt":"2022-06-29T06:00:11","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=73142"},"modified":"2022-06-28T13:16:37","modified_gmt":"2022-06-28T11:16:37","slug":"confindustria-va-alla-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=73142","title":{"rendered":"Confindustria va alla guerra"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di CONIARE RIVOLTA\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-73143\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/bonzel-300x201.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"201\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/bonzel-300x201.png 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/bonzel.png 768w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sono ormai quattro mesi che la guerra infuria alla soglia dell\u2019Europa, con un portato drammatico di morte e devastazione che non accenna a diminuire. Di fronte a questo orrore, la reazione pi\u00f9 comune \u00e8 di sgomento e l\u2019opinione pubblica del nostro Paese, in maniera maggioritaria, non si \u00e8 fatta avviluppare dalle sirene belliciste che risuonano a reti unificate, su tutti i giornali e in Parlamento dalla mattina alla sera, mantenendo una ferma contrariet\u00e0 a misure quali l\u2019invio di ulteriori armi all\u2019Ucraina, che non possono che generare altra guerra e devastazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come abbiamo avuto modo di scrivere gi\u00e0 nelle prime settimane del conflitto, le conseguenze economiche della guerra in questa parte di mondo non sono simmetriche e non colpiscono tutti allo stesso modo: a fronte di una stragrande maggioranza della popolazione che soffre per l\u2019inflazione galoppante e maledice Putin e la Nato ogni volta che deve mettere benzina o fare la spesa, le imprese del settore energetico e quelle coinvolte nella produzione di armi macinano miliardi su miliardi di profitti di guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si sa che la guerra, ogni guerra, per qualcuno costituisce sempre un buon affare. In questi primi mesi del conflitto in Ucraina \u00e8 noto come Leonardo, azienda di Finmeccanica attiva nel settore difesa (che, fra l\u2019altro, ha affidato il vertice di una propria fondazione a quel noto \u201ccercatore di pace\u201d che risponde al nome di Marco Minniti), ha conosciuto un aumento di circa il 50% del proprio valore di borsa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma stiamo solo scalfendo la punta dell\u2019iceberg. Il Gruppo Gedi, presieduto da John Elkann, \u00e8 uno dei pi\u00f9 importanti gruppi editoriali italiani e possiede, nello specifico, 12 quotidiani, 8 periodici, 4 emittenti radiofoniche e 23 testate digitali (solo per citarne alcuni: la Repubblica, la Stampa, il Secolo XIX, Radio DeeJay, Radio Capital). Ebbene, Gedi \u00e8 riconducibile alla Exor \u2013 di cui Elkann \u00e8 l\u2019amministratore delegato \u2013 che controlla anche Cnh e dunque la Iveco Defence Vehicle e il Consorzio Iveco Oto Mellara, azienda di punta dell\u2019industria nazionale degli armamenti terrestri. Risulta dunque piuttosto semplice interpretare l\u2019aggressivo interventismo di molti giornali italiani, considerati gli interessi materiali in gioco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Apparentemente, per\u00f2, per una volta sembra che anche un pezzo di padronato soffra, insieme a milioni di lavoratori, per l\u2019aumento incontrollato dei prezzi del gas e dell\u2019energia, oltre che per la chiusura del commercio internazionale con la Russia: settori come la siderurgia, cementifici, vetrerie, produttori di ceramica e cos\u00ec via sono fortemente energivori e stanno sperimentando sulla propria pelle un importante aumento dei costi di produzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo fattore rappresenta un problema non banale per chi, come il Governo italiano, spinge per il proseguimento della guerra: come costruire un consenso per la follia bellicista, quando non solo la maggioranza della popolazione ma anche pezzi non indifferenti della classe padronale vedono come il fumo negli occhi il prosieguo delle ostilit\u00e0? Non che il Governo sia particolarmente interessato a ci\u00f2 che pensa il lavoratore o il pensionato, se non per fini elettoralistici, ma ci sono segmenti del blocco sociale di riferimento dell\u2019esecutivo Draghi che vanno tenuti a bada.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ecco quindi che entra in gioco Carlo Bonomi, il presidente di Confindustria, appena rientrato da una missione \u2018diplomatica\u2019 in Ucraina in cui ha incontrato il Presidente Zelensky e il ministro degli Esteri Kuleba. Mentre si continua a morire, mentre cadono le bombe, mentre il conflitto rischia di espandersi ulteriormente, il capo degli industriali italiani cerca di mettere le mani su una fetta della ricostruzione dell\u2019Ucraina, firmando un accordo con il quale, ci spiega Bonomi, \u201cmettiamo a disposizione le nostre filiere per la ricostruzione del paese e abbiamo convenuto anche l\u2019apertura di un ufficio, con una delegazione permanente di Confindustria presso l\u2019ambasciata italiana proprio per accompagnare le imprese italiane in questo percorso di avvicinamento all\u2019Ucraina e alla sua ricostruzione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non siamo naturalmente di fronte a un\u2019iniziativa estemporanea del Presidente di Confindustria. Il terreno per quell\u2019incontro l\u2019ha preparato il primo ministro Draghi qualche giorno prima. Ecco che la scampagnata in interrail con Macron e Scholz assume tutto un altro significato rispetto a quello riportato dai media nostrani: il nostro premier non \u00e8 andato nel teatro di guerra a perorare la causa dei negoziati di pace, ma a preparare il campo per la spartizione della torta della ricostruzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">D\u2019altronde, \u00e8 la stessa Confindustria a sottolineare in un comunicato che (grassetto nell\u2019originale): \u201cConfindustria, d\u2019intesa con il governo italiano e in piena collaborazione con l\u2019Ambasciata d\u2019Italia in Ucraina, \u00e8 la prima Associazione imprenditoriale europea in missione a Kyiv a testimonianza della volont\u00e0, da parte di migliaia di imprese italiane, di impegnarsi per sostenere il popolo ucraino\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La torta da spartirsi sar\u00e0 enorme \u2013 si parla infatti di pi\u00f9 di un trilione (mille miliardi) di euro, secondo le stime di Werner Hoyer, capo della Banca Europea degli Investimenti \u2013 e Zelensky non ha esitato nel brandire a pi\u00f9 riprese questo argomento come esca per ottenere ancora armi e un ulteriore supporto bellico e finanziario da parte dei Paesi occidentali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ecco, quindi, il cerchio che si chiude: la ricompensa che il padronato italiano vede all\u2019orizzonte pi\u00f9 che ripaga per le difficolt\u00e0 da sopportare nel breve periodo. Il blocco sociale che va da Confindustria e passa per la Lega e il Partito Democratico, fino a Fratelli d\u2019Italia, si ricompatta e pu\u00f2 tornare a remare come un sol uomo per avere pi\u00f9 guerra e pi\u00f9 miseria. Ancora una volta, il prezzo da pagare sar\u00e0 salatissimo: per chi vive nel teatro di guerra, sar\u00e0 fatto di ancora pi\u00f9 morte e distruzione; per chi ha la fortuna di vivere in un Paese in pace e riceve una pensiona o lavora \u2013 o magari un lavoro non ce l\u2019ha \u2013 sar\u00e0 il carovita che erode il potere d\u2019acquisto di salari che ristagnano da decenni e di pensioni da fame.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">D\u2019altro canto, non c\u2019\u00e8 nulla di sorprendente. Avevamo gi\u00e0 evidenziato che l\u2019UE nei suoi interventi concreti, come il RePower EU, ha di fatto rinunciato a lavorare per la pace, implementando un\u2019economia di guerra che potrebbe per certi versi fare gli interessi del capitale europeo, ma di certo non quelli di lavoratrici e lavoratori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Oltre al danno, anche la beffa. Parlando della ricostruzione che verr\u00e0 e dei fondi europei che saranno destinati allo scopo, la Presidentessa della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha gi\u00e0 messo in chiaro che la ricostruzione dovr\u00e0 combinare \u201cinvestimenti e, immediatamente, riforme\u201d. Tradotto in parole semplici, i fondi per l\u2019Ucraina saranno verosimilmente anch\u2019essi soggetti alla famigerata condizionalit\u00e0 di stampo europeo. D\u2019altronde, sarebbe stato difficile immaginare una maniera pi\u00f9 paradigmatica per iniziare il pur difficile processo di integrazione nell\u2019Unione Europea dell\u2019Ucraina. Ancora una volta, lacrime e sangue. In questo caso, purtroppo, letteralmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><strong><a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2022\/06\/23\/confindustria-va-alla-guerra\/\">https:\/\/coniarerivolta.org\/2022\/06\/23\/confindustria-va-alla-guerra\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CONIARE RIVOLTA\u00a0 Sono ormai quattro mesi che la guerra infuria alla soglia dell\u2019Europa, con un portato drammatico di morte e devastazione che non accenna a diminuire. 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