{"id":73167,"date":"2022-06-30T10:00:42","date_gmt":"2022-06-30T08:00:42","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=73167"},"modified":"2022-06-28T21:09:03","modified_gmt":"2022-06-28T19:09:03","slug":"il-mondo-non-funziona-piu-cosi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=73167","title":{"rendered":"Il mondo non funziona pi\u00f9 cos\u00ec"},"content":{"rendered":"<p><strong>da SAKER ITALIA (Alastair Crooke)<\/strong><\/p>\n<div class=\"image-post\"><img decoding=\"async\" title=\"Il mondo non funziona pi\u00f9 cos\u00ec\" src=\"http:\/\/sakeritalia.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/non0-864x400_c.jpg\" alt=\"Il mondo non funziona pi\u00f9 cos\u00ec\" \/><\/div>\n<div class=\"post-content\">\n<p>La Prima Guerra Mondiale segn\u00f2 la fine di un ordine mercantilista che si era sviluppato sotto l\u2019egida delle potenze europee. Cento anni dopo al suo posto vi era un ordine economico molto diverso (il cosmopolitismo neoliberale). Ritenuta dai suoi architetti universale ed eterna, la globalizzazione ha incantato il mondo per un lungo periodo, ma poi ha iniziato a scemare dal suo apice, proprio nel momento in cui, con la caduta del Muro di Berlino, l\u2019Occidente dava sfogo al suo trionfalismo. La NATO, in quanto sistema regolatore di quest\u2019ordine, ha affrontato la sua \u201ccrisi d\u2019identit\u00e0\u201d premendo per l\u2019espansione ad est verso i confini occidentali della Russia, ignorando sia le garanzie che aveva fornito che le veementi obiezioni di Mosca.<\/p>\n<p>Questa radicale alienazione della Russia ha innescato il suo voltarsi verso la Cina. L\u2019Europa e gli Stati Uniti, tuttavia, si sono rifiutati di considerare le questioni relative al dovuto \u201cequilibrio\u201d all\u2019interno delle strutture globali, e hanno semplicemente sorvolato sulle realt\u00e0 di un ordine mondiale in metamorfosi epocale: con il costante declino degli Stati Uniti gi\u00e0 evidente; con una finta \u201cunit\u00e0\u201d europea che mascherava i propri squilibri intrinseci; e nel contesto di una struttura economica iper-finanziarizzata che letalmente succhiava via ogni linfa dall\u2019economia reale.<\/p>\n<p>L\u2019attuale guerra in Ucraina \u00e8 quindi semplicemente un\u2019appendice, un acceleratore di questo processo in atto di decomposizione dell\u2019\u201dordine liberale\u201d. Non ne \u00e8 il centro. Fondamentalmente di origine geostrategica, le dinamiche esplosive della disintegrazione odierna possono essere viste come un contraccolpo generato dall\u2019incompatibilit\u00e0 fra i vari popoli alla ricerca oggi di soluzioni su misura per loro civilt\u00e0 non occidentali e l\u2019insistenza dell\u2019Occidente sul suo ordine a \u201ctaglia unica\u201d. L\u2019Ucraina \u00e8 quindi un sintomo, ma non \u00e8 di per s\u00e9 il disturbo pi\u00f9 profondo.<\/p>\n<p>Tom Luongo <a href=\"https:\/\/www.zerohedge.com\/geopolitical\/luongo-big-questions-we-should-all-be-asking-geopolitically\">ha osservato<\/a> <em>[in inglese]<\/em>, in relazione agli eventi \u201cincasinati\u201d e confusi di oggi, che ci\u00f2 che lo spaventa di pi\u00f9 \u00e8 che molte persone analizzino l\u2019intersezione tra geopolitica, mercati e ideologia, e che lo facciano con un compiacimento cos\u00ec sorprendente. \u201cC\u2019\u00e8 un\u2019incredibilmente forte tendenza al pensiero conformista nella <em>saccentocrazia<\/em>, troppo \u2018il sangue freddo prevarr\u00e0\u2019 e non abbastanza \u2018tutti hanno un piano finch\u00e9 non vengono presi a pugni in bocca\u2019\u201d.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che la replica di Luongo non spiega appieno \u00e8 lo stridore, l\u2019indignazione, con cui \u00e8 accolto qualsiasi dubbio sull\u2019accreditata \u201c<em>saccentocrazia<\/em>\u201d del momento. \u00c8 evidente che c\u2019\u00e8 una paura pi\u00f9 profonda che si aggira nei bassifondi della psiche occidentale e che non \u00e8 resa pienamente esplicita.<\/p>\n<p>Wolfgang M\u00fcnchau, ex <em>Financial Times<\/em> e ora autore di <em>EuroIntelligence<\/em>, descrive come questo canonizzato spirito del tempo abbia implicitamente imprigionato l\u2019Europa in una gabbia di dinamiche avverse che minacciano la sua economia, la sua autonomia, il suo globalismo e il suo <em>essere<\/em>.<\/p>\n<p>M\u00fcnchau <a href=\"https:\/\/www.eurointelligence.com\/column\/the-west-and-the-rest\">racconta<\/a> <em>[in inglese]<\/em> come sia la pandemia che l\u2019Ucraina gli abbiano insegnato che una cosa \u00e8 affermare come \u2018un clich\u00e9\u2019 l\u2019interconnessione del globalismo, ma:<\/p>\n<blockquote><p><em>\u2026tutt\u2019altra \u00e8 osservare cosa accade realmente sul campo quando queste connessioni sono lacerate\u2026 Le sanzioni occidentali si basavano su una premessa, formalmente corretta ma fuorviante, una premessa cui io stesso ho creduto, almeno fino a un certo punto: La Russia dipende da noi pi\u00f9 di quanto noi dipendiamo dalla Russia\u2026 La Russia, tuttavia, \u00e8 un fornitore di beni primari e secondari, da cui il mondo \u00e8 diventato dipendente. Ma quando il pi\u00f9 grande esportatore di queste materie prime scompare, il resto del mondo sperimenta carenze fisiche e prezzi in aumento. <\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>E prosegue:<\/p>\n<blockquote><p><em>Ci abbiamo pensato fino in fondo? I Ministri degli Esteri che hanno redatto le sanzioni hanno discusso in qualche momento cosa avremmo fatto se la Russia avesse bloccato il Mar Nero e non avesse permesso al grano ucraino di lasciare i porti? Oppure, abbiamo pensato di poter affrontare adeguatamente una crisi di fame globale puntando il dito contro Putin?<\/em><\/p>\n<p><em>Il blocco ci ha insegnato molto sulla nostra vulnerabilit\u00e0 agli shock della catena di approvvigionamento. Ha ricordato agli europei che ci sono solo due vie per spedire merci in massa in Asia e ritorno: o con i container, o con la ferrovia attraverso la Russia. Non avevamo un piano per una pandemia, un piano per una guerra e un piano per quando avvengono contemporaneamente entrambe. I container sono bloccati a Shanghai. Le ferrovie sono chiuse a causa della guerra\u2026<\/em><\/p>\n<p><em>Non sono sicuro che l\u2019Occidente sia pronto ad affrontare le conseguenze delle sue azioni: inflazione persistente, riduzione della produzione industriale, diminuzione della crescita e aumento della disoccupazione. Le sanzioni economiche mi sembrano l\u2019ultima spiaggia di un concetto disfunzionale noto come Occidente. La guerra in Ucraina \u00e8 un catalizzatore di un\u2019enorme de-globalizzazione.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>La risposta di M\u00fcnchau \u00e8 che se non si trova un accordo con Putin, con la rimozione delle sanzioni come componente, egli ravvisa:<\/p>\n<blockquote><p><em>\u2026il pericolo che il mondo diventi soggetto a due blocchi commerciali: l\u2019Occidente e il resto. Le catene di approvvigionamento saranno riorganizzate per rimanere al loro interno. L\u2019energia, il grano, i metalli e le terre rare della Russia saranno ancora consumati, ma non qui. Noi (forse) ci terremo i Big Mac.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Quindi, ancora una volta, \u201cuno\u201d cerca una risposta: perch\u00e9 le euro-\u00e9lite sono cos\u00ec stridule, cos\u00ec appassionate nel loro sostegno all\u2019Ucraina? E rischiano l\u2019infarto per la veemenza del loro odio verso Putin? Dopotutto, la maggior parte degli europei e degli americani fino a quest\u2019anno non sapeva quasi nulla dell\u2019Ucraina.<\/p>\n<p>Conosciamo la risposta: la paura pi\u00f9 profonda \u00e8 che tutti i punti di riferimento della vita liberale, per ragioni che non capiscono, stiano per essere spazzati via per sempre. E che sia Putin a farlo. Come faremo \u201cnoi\u201d ad orientarci nella vita, senza punti di riferimento? Che ne sar\u00e0 di noi? Pensavamo che il modo di essere liberale fosse ineluttabile. Un altro sistema di valori? Impossibile!<\/p>\n<p>Quindi, per gli europei, la partita finale in Ucraina deve riaffermare l\u2019identit\u00e0 europea (anche a costo del benessere economico dei cittadini). Storicamente, guerre di questo tipo sono per lo pi\u00f9 finite con una sporca soluzione diplomatica. Questa \u201cfine\u201d sarebbe probabilmente sufficiente alla leadership dell\u2019Unione Europea per farla passare come una \u201cvittoria\u201d.<\/p>\n<p>E c\u2019\u00e8 stata una grande azione diplomatica dell\u2019Unione Europea per convincere Putin a fare un accordo, giusto la settimana scorsa.<\/p>\n<p>Ma (parafrasando ed elaborando M\u00fcnchau), una cosa \u00e8 proclamare l\u2019auspicabilit\u00e0 di un cessate il fuoco negoziato \u2018come clich\u00e9\u2019. \u201cUn\u2019altra cosa \u00e8 osservare ci\u00f2 che accade effettivamente sul campo quando viene versato il sangue per mettere i fatti sul terreno\u2026\u201d.<\/p>\n<p>Le iniziative diplomatiche occidentali si basano sul fatto che la Russia ha bisogno di una \u201cvia d\u2019uscita\u201d, pi\u00f9 di quanto ne abbia bisogno l\u2019Europa. Ma \u00e8 vero?<\/p>\n<p>Parafrasando ancora M\u00fcnchau:<\/p>\n<blockquote><p><em>Ci abbiamo pensato bene? I Ministri degli Esteri che hanno elaborato i piani per addestrare e armare un\u2019insurrezione ucraina nel Donbass nella speranza di indebolire la Russia \u2013 hanno discusso in qualche momento l\u2019effetto che la loro guerra e il loro espresso disprezzo per la Russia avrebbero potuto avere sull\u2019opinione pubblica russa? O cosa avremmo fatto se la Russia avesse semplicemente scelto di mettere i fatti sul terreno fino a quando non avesse terminato il suo progetto\u2026 O abbiamo anche solo affrontato la possibilit\u00e0 che Kiev perdesse, e cosa avrebbe significato per un\u2019Europa carica di sanzioni che non sarebbero mai finite?<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>La speranza di una soluzione negoziale ha lasciato il posto a un\u2019atmosfera pi\u00f9 cupa in Europa. Putin \u00e8 stato intransigente nei colloqui con i leader europei. A Parigi e a Berlino si sta facendo strada la consapevolezza che un accordo raffazzonato non \u00e8 vantaggioso per Putin, n\u00e9 se lo pu\u00f2 permettere. L\u2019umore dell\u2019opinione pubblica russa non accetter\u00e0 facilmente che il sangue dei suoi soldati sia stato speso in un esercizio vano, che si \u00e8 concluso con un compromesso \u201csporco\u201d \u2013 solo per far s\u00ec che l\u2019Occidente resusciti una nuova insurrezione ucraina contro il Donbass, tra un anno o due.<\/p>\n<p>I leader dell\u2019Unione Europea devono percepire la loro situazione: forse hanno \u201cperso il treno\u201d per ottenere una \u201csoluzione\u201d politica. Ma non hanno \u201cperso il treno\u201d rispetto all\u2019inflazione, alla contrazione economica e alla crisi sociale interna. Questi treni stanno andando nella loro direzione, a tutto vapore. I Ministri degli Esteri dell\u2019Unione Europea hanno riflettuto su questa eventualit\u00e0 o si sono lasciati trasportare dall\u2019euforia e dalla narrazione accreditata del \u201cPutin cattivone\u201d che <a href=\"https:\/\/worldcrunch.com\/opinion-analysis\/russia-ukraine-negotiations\">proviene<\/a> <em>[in inglese]<\/em> dai paesi baltici e dalla Polonia?<\/p>\n<p>Ecco il punto: la fissazione per l\u2019Ucraina non \u00e8 altro che una mano di vernice per celare la realt\u00e0 di un ordine globale in decomposizione. \u00c8 quest\u2019ultima la fonte del disordine pi\u00f9 ampio. L\u2019Ucraina non \u00e8 che una piccola pedina sulla scacchiera, e il suo esito non cambier\u00e0 fondamentalmente questa \u201crealt\u00e0\u201d. Anche una \u201cvittoria\u201d in Ucraina non garantirebbe l\u2019\u201dimmortalit\u00e0\u201d dell\u2019ordine neoliberale basato sulle regole.<\/p>\n<p>I fumi nocivi emanati dal sistema finanziario globale sono del tutto estranei all\u2019Ucraina, ma sono molto pi\u00f9 significativi perch\u00e9 vanno al cuore del \u201cdisordine\u201d all\u2019interno dell\u2019\u201dordine liberale\u201d occidentale. Forse \u00e8 questa paura primordiale inespressa che spiega lo strepito e il rancore nei confronti di qualsiasi deviazione dalla messaggistica sanzionatoria sull\u2019Ucraina?<\/p>\n<p>E la <em>tendenza al pensiero conformista<\/em> nel discorso, di cui fa menzione Luongo, non \u00e8 mai cos\u00ec evidente (Ucraina a parte) quanto lo \u00e8 quando si affronta la strana auto-selettivit\u00e0 del pensiero anglo-americano sul proprio ordine economico neoliberale.<\/p>\n<p>James Fallows, ex scrittore dei discorsi della Casa Bianca, <a href=\"https:\/\/www.theatlantic.com\/magazine\/archive\/1993\/12\/how-the-world-works\/305854\/\">ha osservato<\/a> <em>[in inglese]<\/em> che il sistema anglo-americano di politica ed economia, come ogni sistema, poggia su alcuni principi e convinzioni:<\/p>\n<blockquote><p><em>Ma piuttosto che agire come se questi fossero i principi migliori, o quelli che le loro societ\u00e0 preferiscono, i britannici e gli americani spesso agiscono come se questi fossero gli unici principi possibili. E che nessuno, se non per errore, possa sceglierne altri. L\u2019economia politica diventa una questione essenzialmente religiosa, soggetta all\u2019inconveniente standard di ogni religione: l\u2019incapacit\u00e0 di capire perch\u00e9 le persone al di fuori della fede possano agire come fanno.<\/em><\/p>\n<p><em>Per essere pi\u00f9 precisi: l\u2019odierna visione del mondo anglo-americana poggia sulle spalle di tre uomini. Uno \u00e8 Isaac Newton, il padre della scienza moderna. Uno \u00e8 Jean-Jacques Rousseau, il padre della teoria politica liberale. (Se vogliamo restare strettamente tra anglo-americani, John Locke pu\u00f2 prendere il suo posto). E uno \u00e8 Adam Smith, il padre dell\u2019economia del laissez-faire.<\/em><\/p>\n<p><em>Da questi titani fondatori derivano i principi in base ai quali una societ\u00e0 avanzata, nella visione angloamericana, dovrebbe funzionare\u2026 E si suppone che riconosca che il futuro pi\u00f9 prospero per il maggior numero di persone derivi dal libero funzionamento del mercato.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel mondo non anglofono, Adam Smith \u00e8 solo uno dei tanti teorici che hanno avuto idee importanti sull\u2019organizzazione\u00a0delle economie. I filosofi illuministi, tuttavia, non sono stati gli unici a pensare a come dovrebbe essere organizzato il mondo. Durante il XVIII e il XIX secolo anche i tedeschi furono attivi, per non parlare dei teorici al lavoro nel Giappone dei Tokugawa, nella Cina tardo-imperiale, nella Russia zarista e altrove.<\/em><\/p>\n<p><em>I tedeschi meritano di essere sottolineati, pi\u00f9 dei giapponesi, dei cinesi, dei russi e cos\u00ec via, perch\u00e9 molte delle loro filosofie resistono. Queste non hanno attecchito in Inghilterra o in America, ma sono state attentamente studiate, adattate e applicate in alcune parti dell\u2019Europa e dell\u2019Asia, in particolare in Giappone. Al posto di Rousseau e Locke i tedeschi offrirono Hegel. Al posto di Adam Smith\u2026 hanno avuto Friedrich List.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>L\u2019approccio anglo-americano si fonda sull\u2019ipotesi dell\u2019imprevedibilit\u00e0 e della non programmabilit\u00e0 dell\u2019economia. Le tecnologie cambiano, i gusti cambiano, le circostanze politiche e umane cambiano. E poich\u00e9 la vita \u00e8 cos\u00ec fluida, questo significa che qualsiasi tentativo di pianificazione centrale \u00e8 virtualmente destinato a fallire. Il modo migliore per \u201cpianificare\u201d \u00e8 quindi quello di lasciare l\u2019adattamento alle persone che hanno in gioco il proprio denaro. Se ogni individuo fa ci\u00f2 che \u00e8 meglio per lui o per lei, il risultato sar\u00e0, per serendipit\u00e0, ci\u00f2 che \u00e8 meglio per la nazione nel suo complesso.<\/p>\n<p>Anche se List non usava questo termine, la scuola tedesca era scettica nei confronti della serendipit\u00e0 e si preoccupava maggiormente dei \u201cfallimenti del mercato\u201d. Questi sono i casi in cui le normali forze di mercato producono un risultato chiaramente indesiderabile. List sosteneva che le societ\u00e0 non passavano automaticamente dall\u2019agricoltura al piccolo artigianato alle grandi industrie solo perch\u00e9 milioni di piccoli commercianti prendevano decisioni per conto proprio. Se ogni persona mettesse il proprio denaro dove il rendimento \u00e8 maggiore, il denaro potrebbe non andare, automaticamente, dove pu\u00f2 portare il massimo beneficio alla nazione.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 ci\u00f2 avvenga, \u00e8 necessario un piano, uno stimolo, un esercizio del potere centrale. List attinse a piene mani dalla storia del suo tempo, in cui il governo britannico incoraggiava deliberatamente l\u2019industria manifatturiera britannica e il nascente governo americano scoraggiava deliberatamente i concorrenti stranieri.<\/p>\n<p>L\u2019approccio anglo-americano presuppone che la misura ultima di una societ\u00e0 sia il suo livello di consumo. Nel lungo periodo, sosteneva List, il benessere di una societ\u00e0 e la sua ricchezza complessiva non sono determinati da ci\u00f2 che la societ\u00e0 pu\u00f2 <em>acquistare<\/em>, ma da ci\u00f2 che pu\u00f2 <em>produrre<\/em> (cio\u00e8 il valore proviene dalla reale e autosufficiente economia). La scuola tedesca sosteneva che enfatizzare il consumo avrebbe finito per diventare autodistruttivo. Avrebbe allontanato il sistema dalla creazione di ricchezza e, in ultima analisi, avrebbe reso impossibile consumare tanto o dare lavoro a tanti.<\/p>\n<p>List era preveggente. Aveva ragione. Questo \u00e8 adesso il difetto cos\u00ec chiaramente esposto nel modello anglosassone. Un difetto aggravato dalla successiva e massiccia finanziarizzazione che ha portato ad una struttura dominata da una super-sfera effimera e derivata che ha svuotato l\u2019Occidente della sua economia reale creatrice di ricchezza, trasferendone i resti e le linee di approvvigionamento \u201call\u2019estero\u201d. La fiducia in se stessi si \u00e8 erosa e la base di creazione della ricchezza, in via di restringimento, sostiene una percentuale sempre minore di popolazione con un lavoro adeguatamente retribuito.<\/p>\n<p>Non \u00e8 pi\u00f9 \u201cadatta allo scopo\u201d ed \u00e8 in crisi. Questo \u00e8 ampiamente compreso dai vertici del sistema. Riconoscerlo, tuttavia, sembrerebbe andare contro gli ultimi due secoli di economia, raccontati come una lunga progressione verso la razionalit\u00e0 e il buon senso anglosassone. \u00c8 alla base della \u201cstoria\u201d anglosassone.<\/p>\n<p>Tuttavia, la crisi finanziaria potrebbe stravolgere completamente questa storia.<\/p>\n<p>Come mai? L\u2019ordine liberale poggia su tre pilastri, tre pilastri interconnessi e co-costitutivi: le \u201cleggi\u201d di Newton sono state proiettate per conferire al modello economico anglosassone la (dubbia) pretesa di essere fondato su leggi empiriche, come se si trattasse di fisica. Rousseau, Locke e i loro seguaci elevarono l\u2019individualismo a principio politico e da Smith deriv\u00f2 il nucleo logico del sistema angloamericano: se ogni individuo fa ci\u00f2 che \u00e8 meglio per s\u00e9, il risultato sar\u00e0 quello migliore per la nazione nel suo complesso.<\/p>\n<p>L\u2019aspetto pi\u00f9 importante di questi pilastri \u00e8 la loro equivalenza morale e la loro interconnessione. Se si elimina un pilastro ritenuto non valido, l\u2019intero edificio noto come \u201cvalori europei\u201d viene meno. Solo se \u00e8 legato insieme ha una sua coerenza.<\/p>\n<p>E il timore non dichiarato di queste \u00e9lite occidentali \u00e8 che durante questo lungo periodo di supremazia anglosassone\u2026 ci sia sempre stata una scuola di pensiero alternativa alla loro. List non si preoccupava della moralit\u00e0 del consumo. Era invece interessato al benessere sia strategico che materiale. In termini strategici, le nazioni finivano per essere dipendenti o <em>sovrane<\/em> in base alla loro capacit\u00e0 di autoprodursi.<\/p>\n<p>La settimana scorsa, Putin ha detto a Scholtz e Macron che le crisi (compresa la scarsit\u00e0 di cibo) che stanno affrontando derivano dalle loro errate strutture politiche ed economiche. Putin avrebbe potuto citare l\u2019amorfismo di List:<\/p>\n<blockquote><p><em>L\u2019albero che porta il frutto ha un valore maggiore del frutto stesso\u2026 La prosperit\u00e0 di una nazione non \u00e8\u2026 maggiore nella proporzione in cui ha accumulato pi\u00f9 ricchezza (cio\u00e8 valori di scambio), ma nella proporzione in cui ha sviluppato maggiormente i suoi poteri di produzione.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Probabilmente a Scholtz e Macron il messaggio non \u00e8 piaciuto affatto. Vedono strappar via il fulcro dall\u2019egemonia neoliberale occidentale.<\/p>\n<p><em>*****<\/em><\/p>\n<p><em>Articolo di <a href=\"https:\/\/www.strategic-culture.org\/contributors\/alastair-crooke\/\">Alastair Crooke<\/a> pubblicato su <a href=\"https:\/\/www.strategic-culture.org\">Strategic Culture Foundation<\/a> il 6 giugno 2022<br \/>\n<\/em><em>Traduzione in italiano di Confab per <a href=\"http:\/\/sakeritalia.it\/\">SakerItalia<\/a><\/em><\/p>\n<p><em>[le note in questo formato sono del traduttore]<\/em><\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE: <a href=\"http:\/\/sakeritalia.it\/attualita\/il-mondo-non-funziona-piu-cosi\/\">http:\/\/sakeritalia.it\/attualita\/il-mondo-non-funziona-piu-cosi\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da SAKER ITALIA (Alastair Crooke) La Prima Guerra Mondiale segn\u00f2 la fine di un ordine mercantilista che si era sviluppato sotto l\u2019egida delle potenze europee. Cento anni dopo al suo posto vi era un ordine economico molto diverso (il cosmopolitismo neoliberale). Ritenuta dai suoi architetti universale ed eterna, la globalizzazione ha incantato il mondo per un lungo periodo, ma poi ha iniziato a scemare dal suo apice, proprio nel momento in cui, con la caduta&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":107,"featured_media":61160,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Saker.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-j27","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/73167"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/107"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=73167"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/73167\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":73168,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/73167\/revisions\/73168"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/61160"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=73167"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=73167"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=73167"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}