{"id":73256,"date":"2022-07-06T09:02:51","date_gmt":"2022-07-06T07:02:51","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=73256"},"modified":"2022-07-04T21:06:07","modified_gmt":"2022-07-04T19:06:07","slug":"la-nato-dopo-madrid-quando-la-nato-guardava-davvero-allafrica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=73256","title":{"rendered":"La NATO dopo Madrid \u2013 Quando la NATO guardava (davvero) all\u2019Africa"},"content":{"rendered":"<p>da <strong>ANALISI DIFESA<\/strong> (Maurizio Boni)<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/2013_02_Africa-Needs-NATO-More-Than-It-Needs-t.width-646.jpg\" alt=\"2013_02_Africa-Needs-NATO-More-Than-It-Needs-t.width-646\" \/><\/p>\n<p>Gli esiti del Vertice NATO di Madrid erano largamente prevedibili e le decisioni assunte in quel contesto, sia che si tratti del testo del nuovo concetto strategico, sia della formalizzazione di alcune iniziative gi\u00e0 anticipate dal Segretario Generale Stoltenberg in diverse occasioni pubbliche, come la prossima estensione delle garanzie del Trattato di Washington a Svezia e Finlandia, non ci lasciano certamente stupiti.<\/p>\n<p>D\u2019altronde, la piattaforma delle linee evolutive dell\u2019Alleanza era gi\u00e0 stata impostata da anni sotto la spinta del consolidato confronto strategico con la Russia, di quello nascente con la Cina, e di una visione di una NATO sempre pi\u00f9 politica e globale.<\/p>\n<p>Ho gi\u00e0 avuto modo di descrivere e commentare le caratteristiche di questa tendenza evolutiva sulle pagine di Analisi Difesa pi\u00f9 di un anno e mezzo fa, oggi pienamente confermato.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-155161 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/220629i-047_rdax_775x440s-1.jpg\" alt=\"220629i-047_rdax_775x440s\" width=\"825\" height=\"468\" \/><\/p>\n<p>La guerra in Ucraina ha accelerato l\u2019adozione di misure, soprattutto militari, senza precedenti per rafforzare la difesa dell\u2019Europa che dovrebbe essere basata, a detta di Stoltenberg, soprattutto su un incremento significativo della presenza militare statunitense sui territori di alcuni stati membri (soprattutto la Polonia) e in generale di tuti gli alleati sul fianco orientale, e sull\u2019incremento della NATO Response Force (NRF) che dovrebbe passare dall\u2019attuale struttura a 40.000 a quella che prevede ben 300.000 soldati.<\/p>\n<p>Ammesso che i paesi dell\u2019Alleanza possano reperire tutte queste risorse umane da dedicare alla funzione di difesa e deterrenza a est i costi, in termini finanziari, di questa iniziativa sarebbero enormi perch\u00e9 addestrare, schierare e mantenere in linea una forza d\u2019intervento rapido di questa portata sarebbe incredibilmente oneroso. D\u2019altronde lo \u00e8 gi\u00e0 anche nella versione attuale, dal momento che i costi di gestione di questo strumento operativo ricadono totalmente sulle spalle degli stati membri che forniscono gli assetti e la leadership di comando e i turni di rotazione delle NRF vengono sostenuti con grande fatica dai paesi che se ne fanno carico.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-155162 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/220628-logo-summit-madrid-h_rdax_775x197s.jpg\" alt=\"220628-logo-summit-madrid-h_rdax_775x197s\" width=\"820\" height=\"209\" \/><\/p>\n<p>In questa nuova impresa e stante l\u2019attuale contesto normativo, la NATO non metterebbe un euro a meno che non vengano rivisti i meccanismi di finanziamento delle missioni e i principi che regolano il \u201ccommon funding\u201d cio\u00e8 le voci di spesa imputabili alle casse di Bruxelles.<\/p>\n<p>In tale contesto, l\u2019Italia, che \u00e8 il quinto contributore dell\u2019Alleanza in termini finanziari, dovrebbe sostenere le iniziative della nuova difesa europea, e probabilmente la proiezione della NATO nel Pacifico, sia alimentando la \u201ccassa comune\u201d dalla quale tutti possono attingere, sia tramite le proprie voci di spesa nazionali.<\/p>\n<p>\u00c8 auspicabile che rimanga qualche briciola di risorse per rinforzare anche le capacit\u00e0 di risposta alleate anche a latitudini pi\u00f9 prossime ai nostri diretti interessi nazionali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Il Fianco Sud<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Infatti, una delle costanti del processo evolutivo della NATO \u00e8 la marginalizzazione del ruolo dell\u2019Alleanza nella prevenzione e gestione delle crisi spendibile\u00a0<a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2022\/03\/il-dimenticato-fianco-sud-della-nato\/\">prevalentemente nel Fianco Sud<\/a>, notoriamente negletto per la difficolt\u00e0 manifesta dei paesi che insistono su questo quadrante geopolitico di realizzare una \u201cmassa critica\u201d politico militare per affrontare concretamente le sfide molto ben analizzate e descritte nel testo approvato a Madrid e dalle dichiarazioni di Stoltenberg.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-155165 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/africanlion2012e.jpg\" alt=\"africanlion2012e\" width=\"824\" height=\"550\" \/><\/p>\n<p>Nel nuovo concetto strategico, come d\u2019altronde in tutte le dichiarazioni dei summit ai vari livelli che accompagnano la vita di questa organizzazione, non esiste alcuna \u201cvision\u201d relativa alla direzione strategica meridionale (accomunata peraltro con il Medio Oriente).<\/p>\n<p>In parole povere, appare evidente che in nessuna fase della redazione del testo, che non \u00e8 certo iniziata da poco tempo dal momento che \u00e8 da quasi quattro anni che il tema del nuovo concetto strategico viene discusso nell\u2019ambito della NATO, i paesi del fianco sud, Italia in prima linea, non hanno saputo (potuto? voluto? ritenuto poco opportuno?) fare fronte comune per bilanciare l\u2019approccio strategico dell\u2019Alleanza, neanche con un paragrafo che evidenzi la necessit\u00e0 di tenere alta la guardia anche nella regione del Mediterraneo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-155164 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/20180620_180620-ua.jpg\" alt=\"20180620_180620-ua\" width=\"827\" height=\"470\" \/><\/p>\n<p>I russi in Libia, a pochi chilometri da casa nostra, sono forse differenti da quelli che combattono in Ucraina? Le risorse che la NATO dedica al MENA \u2013\u00a0<em>Middle East and North Africa<\/em>\u00a0sono minime.<\/p>\n<p>L\u2019<em>Hub for the South<\/em>, con un mero ruolo di\u00a0<em>regional understanding<\/em>, ricavato nell\u2019ambito del\u00a0<em>Joint Force Command Naples<\/em>\u00a0di Lago Patria (NA) non \u00e8 dimensionato per gestire l\u2019evoluzione delle minacce alla sicurezza dei paesi dell\u2019Alleanza provenienti da sud, specialmente alla luce dell\u2019atteggiamento sempre pi\u00f9 aggressivo della Russia nel continente africano che sta conquistando spazi lasciati dai paesi europei in ritirata, in primis la Francia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>JFC Lisbona: uno sguardo al (recente) passato<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Eppure, nel passato non \u00e8 sempre stato cos\u00ec perch\u00e9 la NATO disponeva di un comando di livello paritetico a quelli Olandese di Brunnsum (<em>Joint Force Command Brunnsum<\/em>) e di Napoli, orientato verso l\u2019Africa, in particolare quella sub-sahariana.<\/p>\n<p>Si trattava del\u00a0<em>Joint Force Command Lisbon<\/em>, comando in terra portoghese caratterizzato da un profilo di missione di primo piano. La suddivisione dei compiti tra i tre comandi vedeva l\u2019organizzazione olandese gestire le operazioni in Afganistan, quella italiana la sicurezza dei Balcani e il Nord Africa, mentre Lisbona il supporto all\u2019Unione Africana (UA).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-155157 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Immagine1.jpg\" alt=\"Immagine1\" width=\"314\" height=\"382\" \/><\/p>\n<p>Le origini dell\u2019impegno della Nato in Africa risalgono al giugno del 2005 quando, a seguito dell\u2019acuirsi della crisi umanitaria nella regione del Darfur, l\u2019Alleanza Atlantica accolse la richiesta dell\u2019Unione Africana di supportare la propria missione di peacekeeping in Sudan (<em>African Union Mission in Sudan<\/em>\u00a0\u2013 AMIS).<\/p>\n<p>In tale contesto, fu inviato personale militare in Etiopia presso il Quartier Generale dell\u2019UA in Addis Abeba, e in Sudan per coordinare le attivit\u00e0 di trasporto aereo per la rotazione dei contingenti dell\u2019Unione Africana (UA) operanti nella regione e per fornire assistenza nel campo dello\u00a0<em>staff capacity building<\/em>.<\/p>\n<p>La prima fase del programma di assistenza fu stata gestita a livello strategico dal quartier Generale delle Forze Alleate in Europa \u2013 SHAPE (<em>Supreme Headquarters Allied Powers in Europe<\/em>), ma nell\u2019aprile del 2006 la responsabilit\u00e0 fu ceduta al comando portoghese che divenne, di fatto, il principale interlocutore della NATO con l\u2019UA.<\/p>\n<p>A seguito della scadenza del mandato di AMIS (31 dicembre 2007), la NATO accolse la nuova richiesta dell\u2019UA di supportare la neocostituita missione dell\u2019Unione Africana in Somalia (<em>African Union Mission in Somalia<\/em>\u00a0\u2013 AMISOM), operante in Mogadiscio. Anche in questo caso, il personale di Lisbona oper\u00f2 nel campo del coordinamento del trasporto strategico e della pianificazione operativa con proprio personale in Addis Abeba, ma la portata del contributo della NATO fu ampliata a seguito della decisione del Consiglio Nord Atlantico di rafforzare le relazioni tra l\u2019Alleanza e l\u2019Unione Africana.<\/p>\n<p>Tale rafforzamento era basato sul principio guida di fornire assistenza nei settori ritenuti di interesse dall\u2018UA e a seguito di specifica richiesta da parte dell\u2019organizzazione africana ed evitando qualunque sorta di offerta a priori. In tale contesto, vennero sviluppate iniziative concordate con l\u2019UA per lo sviluppo delle capacit\u00e0 operative dell\u2019<em>African Stand By Force<\/em>, l\u2019equivalente africano delle NRF, e Ufficiali di staff dell\u2019UA frequentarono corsi di formazione presso la Scuola Nato di Oberammeragu (Germania).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-155158 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/8b1ceddd-00c4-48fc-88cd-39f72153da64-1.jpg\" alt=\"CREATOR: gd-jpeg v1.0 (using IJG JPEG v62), quality = 75\" width=\"810\" height=\"345\" \/><\/p>\n<p>Vennero realizzate anche importanti sinergie con AFRICOM, il Combatant Command statunitense Istituito nel 2007 per permettere a Washington di rispondere all\u2019espansionismo cinese gi\u00e0 in pieno sviluppo in quegli anni.<\/p>\n<p>L\u2019esperienza che il personale di Lisbona stava maturando nella gestione delle problematiche africane venne messa a frutto anche in un altro importantissimo contesto in pieno sviluppo nell\u2019ambito della NATO, quello dell\u2019approntamento delle NRF, il cui concetto operativo era stato da poco approvato dall\u2019Alleanza Atlantica.<\/p>\n<p>Nonostante fosse previsto che il comando di tali forze fosse esercitato dai tre\u00a0<em>Joint Force Command<\/em>\u00a0a rotazione semestrale, il comando iberico fu designato quale comando NRF per tre anni e divenne in breve tempo il riferimento assoluto di Bruxelles non solo per gli aspetti operativi, ma anche per la sperimentazione della dottrina d\u2019impiego di questa nuova realt\u00e0.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-155154 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/download.png\" alt=\"download\" width=\"403\" height=\"403\" \/><\/p>\n<p>In tale contesto, fu possibile confrontarsi con tutti i possibili scenari di gestione delle crisi in territorio africano perch\u00e9, esclusi Afghanistan e Kossovo, quella era la ragion d\u2019essere della NATO.\u00a0La \u201cciliegina sulla torta\u201d, per cos\u00ec dire, fu rappresentata dalla designazione di Lisbona quale comando responsabile della pianificazione e della condotta\u00a0<a href=\"https:\/\/mc.nato.int\/missions\/operation-ocean-shield\"><strong>dell\u2019operazione della NATO\u00a0<em>Ocean Shield<\/em><\/strong><\/a>\u00a0per la lotta contro la pirateria nel Corno d\u2019Africa, lanciata nell\u2019agosto del 2009.<\/p>\n<p>Qui si and\u00f2 ben oltre le operazioni di scorta, deterrenza e interdizione, poich\u00e9 ci si occup\u00f2 anche dell\u2019integrazione e armonizzazione della missione NATO con quelle dell\u2019Unione Europea e delle marine che agivano indipendentemente, dell\u2019interazione con la comunit\u00e0 marittima mondiale per la definizione e adozione di tecniche di difesa appropriate e, infine, della possibilit\u00e0 di conferire agli attori regionali direttamente interessati le capacit\u00e0 tecniche di contrastare efficacemente la pirateria nelle proprie acque territoriali (<em>Regional Capacity Building<\/em>).<\/p>\n<p>In cinque anni, il comando di Lisbona aveva maturato un\u2019esperienza vastissima ed unica ed esprimeva una capacit\u00e0 operativa completa e flessibile a tutto campo in grado di spaziare da operazioni complesse di gestione delle crisi con impiego della triade terrestre aerea e navale, ad attivit\u00e0 di\u00a0<em>capacity building<\/em>\u00a0e operazioni\u00a0<em>single service<\/em>.<\/p>\n<p>Il vertice NATO di Lisbona del 2010 decret\u00f2, burocraticamente, la disattivazione dell\u2019HQ iberico compiendo un colossale autogol. Il Portogallo mantenne sul proprio territorio una presenza alleata politicamente pagante poich\u00e9 nella base del\u00a0<em>Joint Force Command<\/em>\u00a0portoghese subentr\u00f2 STRIKEFORNATO (<em>Naval Striking and Support Forces NATO<\/em>), formazione da combattimento composta da undici paesi dell\u2019Alleanza, tra i quali l\u2019Italia. Cos\u00ec, la NATO si priv\u00f2 di una capacit\u00e0 che avrebbe ben presto rimpianto. Tra \u2018altro, il comando \u201cafricano\u201d impiegava un terzo del personale dei suoi ingombranti omologhi con costi finanziari di gestione molto pi\u00f9 contenuti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-155155 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Area-of-Operation_large.jpg\" alt=\"Area of Operation_large\" width=\"800\" height=\"564\" \/><\/p>\n<p>Venendo ai giorni nostri, \u00e8 evidente che i tempi sarebbero maturi per pensare di ricostituire una capacit\u00e0 dello stesso tipo, in grado di gestire partnership e ipotesi d\u2019impiego dell\u2019Alleanza nel ruolo, quello delle gestioni delle crisi, che dovrebbe stare pi\u00f9 a cuore all\u2019Italia.<\/p>\n<p>Anzi, per il nostro Paese dovrebbe costituire una priorit\u00e0 assoluta nel contesto dello sviluppo della NATO. Nel frattempo, per\u00f2, sembra che sia gi\u00e0 stata presa la decisione di istituire un nuovo Joint Force Command in Polonia, ulteriore organizzazione multinazionale da alimentare con personale di staff adeguato e da sostenere finanziariamente.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-155156 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/20140926_140925a-japan-cp1.jpg\" alt=\"20140926_140925a-japan-cp1\" width=\"810\" height=\"460\" \/><\/p>\n<p>I polacchi si faranno certamente carico della maggior parte delle spese pur di consolidare la loro reputazione di baluardo della difesa dell\u2019Europa occidentale contro la Russia.<\/p>\n<p>D\u2019altronde, hanno fatto veramente di tutto sul piano politico militare per diventarlo. Tutto ci\u00f2 non far\u00e0 altro che sbilanciare totalmente il focus dell\u2019Alleanza verso est e, a seguito dell\u2019ingresso di Svezia e Finlandia, verso nord. Per il sud rimarr\u00e0 ben poco e l\u2019Italia difficilmente sar\u00e0 in grado di agire con la stessa determinazione della Polonia per diventare un possibile catalizzatore d\u2019interessi per il fianco meridionale, con buona pace dei nostri ricordi dei bei tempi di Lisbona.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2022\/07\/la-nato-dopo-madrid-quando-la-nato-guardava-davvero-allafrica\/\">https:\/\/www.analisidifesa.it\/2022\/07\/la-nato-dopo-madrid-quando-la-nato-guardava-davvero-allafrica\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da ANALISI DIFESA (Maurizio Boni) Gli esiti del Vertice NATO di Madrid erano largamente prevedibili e le decisioni assunte in quel contesto, sia che si tratti del testo del nuovo concetto strategico, sia della formalizzazione di alcune iniziative gi\u00e0 anticipate dal Segretario Generale Stoltenberg in diverse occasioni pubbliche, come la prossima estensione delle garanzie del Trattato di Washington a Svezia e Finlandia, non ci lasciano certamente stupiti. 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