{"id":73267,"date":"2022-07-05T09:00:45","date_gmt":"2022-07-05T07:00:45","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=73267"},"modified":"2022-07-04T23:29:54","modified_gmt":"2022-07-04T21:29:54","slug":"il-tempo-e-denaro-i-numeri-di-quota-100-e-lennesimo-attacco-alle-pensioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=73267","title":{"rendered":"Il tempo \u00e8 denaro: i numeri di quota 100 e l\u2019ennesimo attacco alle pensioni"},"content":{"rendered":"<p><strong>di CONIARERIVOLTA (redazione)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"entry-content\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2022\/07\/quota100segnale-1.png\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-3086\" src=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2022\/07\/quota100segnale-1.png?w=1024\" alt=\"\" data-attachment-id=\"3086\" data-permalink=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2022\/07\/02\/il-tempo-e-denaro\/quota100segnale-1\/\" data-orig-file=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2022\/07\/quota100segnale-1.png\" data-orig-size=\"1598,636\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"quota100segnale-1\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2022\/07\/quota100segnale-1.png?w=300\" data-large-file=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2022\/07\/quota100segnale-1.png?w=700\" \/><\/a><\/figure>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Un recentissimo studio dell\u2019INPS e dell\u2019Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) ha fornito cifre interessanti e probabilmente semi-definitive nella loro proiezione sul numero di beneficiari e sull\u2019entit\u00e0 della spesa necessaria a finanziare la misura sperimentale di quota 100. Una misura che ha permesso per il triennio 2019-2021 di andare in pensione anticipatamente a coloro che avessero raggiunto il doppio requisito di 62 anni di et\u00e0 e almeno 38 di contributi versati all\u2019ente previdenziale. Al momento sono pervenute all\u2019INPS 380.000 domande di pensionamento.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Come noto, quota 100 \u00e8 scaduta lo scorso 31 dicembre e, quindi, per chi non ha raggiunto i requisiti di accesso entro la fine del 2021 non sar\u00e0 pi\u00f9 possibile farne uso. Tuttavia, per chi aveva i requisiti entro la fine dello scorso anno sar\u00e0 ancora possibile presentare domanda di pensione nei prossimi anni finch\u00e9, entro la fine del 2025, non si esaurir\u00e0 fisiologicamente questa ipotesi per il raggiungimento dell\u2019et\u00e0 di pensionamento per vecchiaia da parte degli ultimi potenziali beneficiari.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Ad oggi, secondo lo studio citato, meno della met\u00e0 degli aventi diritto hanno usufruito della misura e nei prossimi 3 anni si stima che si potrebbe arrivare a 450.000 beneficiari complessivi su un totale di oltre un milione di potenziali aventi diritto, un numero sicuramente importante ma decisamente inferiore alle attese.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">La spesa stanziata dall\u2019allora governo gialloverde si attestava per tutto il periodo 2019-2025 a 33,5 miliardi ipotizzando un tasso di adesione superiore al 70%. Verosimilmente ne verranno usati non pi\u00f9 di 23 con un tasso di adesione attorno al 50%. Insomma, a regime circa 1 una persona su 2 tra chi ne ha avuto la possibilit\u00e0, avr\u00e0 fatto uso della misura. Il numero potrebbe sorprendere alla luce dell\u2019importante anticipo pensionistico che la misura avrebbe garantito rispetto alle alte soglie previste dal combinato delle leggi Sacconi e Fornero (67 anni di et\u00e0 per la pensione di vecchiaia).<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">La spiegazione del sottoutilizzo della misura \u00e8 in realt\u00e0 molto semplice. Come ricorda puntualmente lo studio, sulla base dei meccanismi intriseci del sistema contributivo, l\u2019anticipo comporta una decurtazione dell\u2019assegno a causa del minor montante di contributi versati e del pi\u00f9 lungo tempo di vita su cui si spalma il capitale accumulato. Secondo Inps-Upb si rinuncia a circa il 5% per ogni anno di anticipo. In dettaglio, un anticipo di 3-4 anni taglia la prestazione percepita mensilmente del 17% per un autonomo, del 14% per un dipendente privato e del 19,5% per un dipendente pubblico. Mediamente chi ha aderito a quota 100 ha anticipato la pensione di 2,3 anni con perdite consistenti. \u00c8 evidente che non tutti hanno voluto e potuto accettare lo scambio tra tempo e denaro implicita nell\u2019anticipo pensionistico.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Intanto quest\u2019anno \u00e8 gi\u00e0 in opera quota 102 approvata come misura di transizione temporanea che consentir\u00e0 di andare in pensione con almeno 64 anni di et\u00e0 e almeno 38 di contributi. La misura non soltanto ha una platea molto ristretta, ma sembra che al momento una parte esigua ne stia beneficiando: in previsione sull\u2019intero 2022 soltanto circa 8500 saranno i beneficiari effettivi, un numero davvero minuscolo.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Lo scarso utilizzo di quota 100 rispetto alle sue potenzialit\u00e0 e la striminzita platea potenziale ed effettiva di quota 102 stanno l\u00ec a dimostrare che i profondi problemi del nostro sistema previdenziale legati ad un impianto fortemente restrittivo tanto sotto l\u2019aspetto finanziario quanto sotto quello dei tempi di uscita dal lavoro, non possono essere certo risolti con misure di aggiustamento temporanee e strutturalmente basate su uno scambio insostenibile e inaccettabile tra tempo e denaro.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">D\u2019altra parte, l\u2019aspetto pi\u00f9 paradossale e odioso del dibattito che da molti anni anima il tema pensionistico \u00e8 l\u2019uso della trappola del rapporto inverso tra tempo e denaro per delegittimare anche le pi\u00f9 ovvie e blande forme di flessibilit\u00e0 in uscita. L\u2019argomentazione falsamente paternalistica spesso usata da parte dei critici di quota 100 e di ogni forma di anticipo pensionistico rispetto ai 67 anni della pensione di vecchiaia \u00e8 che ai lavoratori non sarebbe convenuto perch\u00e9 la pensione si sarebbe abbassata troppo. Dimenticando ovviamente di dire che l\u2019abbassamento non \u00e8 un\u2019ineluttabilit\u00e0 che sorge dalle alchimie della matematica ma discende da una logica tutta politica che \u00e8 quella adottata nel lontano 1995 quando si decise di passare dal sistema retributivo a quello contributivo in un mondo di salari bassi e di carriere che da l\u00ec al futuro sarebbero divenute sempre pi\u00f9 precarie e discontinue (con grave detrimento del montante contributivo accumulabile dal lavoratore).<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Preso dunque questo sistema per dato, con il solo scopo di difendere ad oltranza l\u2019austerit\u00e0 pensionistica e la volont\u00e0 di risparmiare miliardi di spesa previdenziale, si usano argomentazioni volutamente incomplete per demonizzare le briciole di flessibilit\u00e0 in uscita, elargite peraltro in modo ipocritamente temporaneo.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Questo corto circuito fattuale (per i lavoratori) e argomentativo-ideologico (per i dibattitori seriali e in mala fede delle vicende pensionistiche) non pu\u00f2 che indurre ad una riflessione profonda che sciolga ogni aporia logica e vada dritto al cuore del problema delle pensioni italiane.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Le pensioni sono redditi da lavoro differiti. Stabilire come debbano essere finanziate, quale debba essere il loro livello, a quanto debba ammontare il tasso di sostituzione (rapporto tra ultimo salario e prima pensione) e quale debba essere la giusta et\u00e0 di accesso al diritto di ricevere una rendita pensionistica \u00e8 una scelta integralmente distributiva, politica e sociale. Gli attuali parametri che determinano ammontare della pensione e regole di accesso per et\u00e0 anagrafica e anni di contribuzione hanno definito un sistema che eroga pensioni mediamente basse (il valore medio per le sole pensioni di vecchiaia \u00e8 di 1285 euro al mese) e soprattutto una quantit\u00e0 gigantesca di pensioni sotto una soglia di sopravvivenza sociale (5,5 milioni sono le pensioni sotto i 1000 euro al mese). Ci\u00f2 \u00e8 frutto diretto sia dei bassi salari, ma anche della precariet\u00e0 lavorativa che determinano versamenti contributivi a singhiozzo. A ci\u00f2 si aggiungono le regole punitive che impediscono qualsiasi flessibilit\u00e0 in uscita o laddove la consentano per finestre eccezionali (come quota 100 e 102) la fanno pagare a caro prezzo nella logica spietata della riduzione della pensione.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Ci\u00f2 che serve ai lavoratori e ai pensionati italiani \u00e8 invece un sistema previdenziale che unisca una ragionevole flessibilit\u00e0 in uscita con garanzie di livelli di pensione dignitosa per tutti coloro che hanno speso un\u2019intera vita a lavorare.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Le leve su cui agire sono numerose e passano per piani di lotta diversi, ma unificati: salari pi\u00f9 alti e lotta al precariato; integrazione dei vuoti contributivi tramite la fiscalit\u00e0 generale per le carriere discontinue; totale perequazione delle pensioni all\u2019inflazione; forme di ampia flessibilit\u00e0 in uscita strutturale con trattamenti minimi garantiti per le varie fasce di reddito in caso di anticipo pensionistico rispetto alla soglia \u201cdi vecchiaia\u201d. Inoltre, si potrebbe pensare alla fiscalizzazione di una quota parte della spesa pensionistica necessaria a garantire livelli adeguati a tutti: ci\u00f2 significa che i livelli di prestazioni pensionistiche che si desiderano raggiungere possono essere finanziate dalla fiscalit\u00e0 generale, magari mettendo anche mano ad una riforma delle tasse che ne alleggerisca il carico sul lavoro, o in genere dal Bilancio dello Stato che, come abbiamo pi\u00f9 volte ripetuto, non ha alcun vincolo prestabilito.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Sono solo una parte dei numerosi aspetti che richiederebbero energici e coraggiosi interventi. Esattamente l\u2019opposto dei timidi balletti sulle quote che restano dentro ai dibattiti deboli tra i fautori delle briciole di una flessibilit\u00e0 condizionata e i fautori della linea dura della pensione a 70 anni per tutti.<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2022\/07\/02\/il-tempo-e-denaro\/\">https:\/\/coniarerivolta.org\/2022\/07\/02\/il-tempo-e-denaro\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CONIARERIVOLTA (redazione) &nbsp; Un recentissimo studio dell\u2019INPS e dell\u2019Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) ha fornito cifre interessanti e probabilmente semi-definitive nella loro proiezione sul numero di beneficiari e sull\u2019entit\u00e0 della spesa necessaria a finanziare la misura sperimentale di quota 100. 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