{"id":73338,"date":"2022-07-08T10:00:52","date_gmt":"2022-07-08T08:00:52","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=73338"},"modified":"2022-07-07T11:26:24","modified_gmt":"2022-07-07T09:26:24","slug":"la-nuova-concezione-della-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=73338","title":{"rendered":"La nuova concezione della guerra"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di LA CITT\u00c0 FUTURA (Renato Caputo)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-73339\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/76131d103aa4916ef56029b55fe7b3be_XL-300x180.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"180\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/76131d103aa4916ef56029b55fe7b3be_XL-300x180.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/76131d103aa4916ef56029b55fe7b3be_XL-768x461.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/76131d103aa4916ef56029b55fe7b3be_XL.jpg 770w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Nell\u2019ultimo trentennio la propaganda bellica ha dato alla guerra dimensioni globali e sistemiche, fino a declinarla secondo i connotati manichei e assolutizzanti di un conflitto fra bene e male, civilt\u00e0 e barbarie, inaugurato dal considerare il conflitto armato come un\u2019operazione di polizia internazionale.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dall\u2019antico germanico gwarra (mischia), la guerra \u2013 conflitto armato fra popoli o fra fazioni all\u2019interno di uno Stato \u2013 \u00e8 un evento sociale e politico di ampie dimensioni che pu\u00f2 essere considerato una funesta costante della storia, almeno fino ai nostri giorni, anche se \u00e8 profondamente mutato il modo di concepirla. In questo scritto ci occuperemo delle nuove peculiarit\u00e0 che hanno caratterizzato il concetto di guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In effetti, nell\u2019ultimo trentennio la propaganda bellica ha dato alla guerra dimensioni globali sistemiche, fino a declinarla secondo i connotati teologici di un conflitto fra bene e male, civilt\u00e0 e barbarie, inaugurato dal considerare la guerra un\u2019operazione di polizia internazionale, ovvero un\u2019azione di \u201cpolizia globale\u201d. La visione manichea della guerra come scontro fra la civilt\u00e0 e la barbarie pu\u00f2 essere considerata una variante, molto adoperata, in particolare dal Presidente degli Stati Uniti, della \u201cGuerra contro il Terrore\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In verit\u00e0, il nuovo modo di intendere la guerra non fa che esplicitarne il carattere religioso [1]: in effetti quando il conflitto si riduce alla lotta fra \u201cbene\u201d e \u201cmale\u201d non pu\u00f2 che assumere una valenza assolutizzante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">D\u2019altra parte dall\u2019analisi pi\u00f9 rigorosa di questa contrapposizione emerge che in verit\u00e0 si ha a che fare pi\u00f9 con le regole della pubblicit\u00e0 politica contemporanea che con un conflitto genuinamente religioso. Non si tratta di una novit\u00e0: gi\u00e0 nel caso del conflitto in Kosovo, Tony Blair aveva parlato di \u201clotta del bene contro il male\u201d, e non aveva mancato di definire il \u201cnemico\u201d, Slobodan Milosevic, come \u201cil Diavolo\u201d. Tutte queste operazioni linguistiche diventano pervasive, soprattutto quando fanno appello a concetti gi\u00e0 esistenti e proposti in modo da non risultare problematici al punto che nessuno ritiene di doverli definire. \u00c8 questa griglia ideologica che consente di far ricorso a termini grandiosi, ma ambigui come libert\u00e0, giustizia, umanit\u00e0, bene e male che hanno consentito di connotare i conflitti pi\u00f9 recenti come forme della guerra infinita della civilt\u00e0 \u2013 naturalmente occidentale \u2013 contro la barbarie, di norma orientale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tale processo raggiunge il suo apice nella guerra al Terrore. Vale la pena di notare come gi\u00e0 il termine terrore sia adoperato, nel contesto della \u201cguerra al terrore\u201d, in modo assolutamente improprio. In effetti si trasforma una tattica (il terrorismo) in un nemico: il terrorista, o meglio \u2013 perch\u00e9 ancora pi\u00f9 impersonalmente \u2013 nel concetto indefinito e metafisico di terrore, in cui il nemico \u00e8 sottratto allo status di combattente ed \u00e8 considerato un \u201ccriminale\u201d o un \u201cbarbaro\u201d. Questa metafora ci induce quasi automaticamente a considerare naturale e, quindi, ad accettare che la \u201cguerra al terrore\u201d sia proprio come \u00e8 stata definita dai governi di Bush. Si tratta di un clich\u00e9 che merita di essere esaminato in dettaglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Chi cercasse una conferma concreta dell\u2019affermazione di George Lakoff secondo cui \u201cle metafore possono uccidere\u201d, pu\u00f2 fare tranquillamente riferimento alla definizione dell\u2019attentato alle Twin Towers come un \u201catto di guerra\u201d. Lo stesso Lakoff osserva come la prima definizione adoperata per l\u2019attentato, quella di un \u201ccrimine\u201d i cui autori dovevano essere \u201cassicurati alla giustizia\u201d, fu abbandonata in poche ore, a favore appunto di quella di \u201cguerra\u201d. \u00c8 importante notare che proprio grazie a questa indebita ridenominazione come un \u201catto di guerra\u201d di quello che era un attentato terroristico gli Stati Uniti ottennero dall\u2019Onu il via libera per l\u2019aggressione all\u2019Afghanistan. In questo modo, una guerra metaforica ha aperto la strada a una guerra vera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Possiamo inoltre ravvisare nella definizione \u201cguerra al terrore\u201d che il nemico non pu\u00f2 che apparire oltremodo sfuggente, anche se \u2013 d\u2019altra parte \u2013 \u00e8 sfuggente proprio in quanto \u00e8 definito in modo tanto generico e non considerato nel contesto storico che ha contribuito a determinarlo. Il nemico finisce cos\u00ec con l\u2019apparire quasi incorporeo, invisibile e incomprensibile, al punto che per poterlo debellare, pare necessaria una guerra asimmetrica tendenzialmente senza una possibile fine [2]. Cos\u00ec, pochi mesi dopo l\u2019inizio della guerra in Afghanistan, Bush pot\u00e9 affermare con tranquillit\u00e0: \u201cla nostra guerra contro il terrore \u00e8 solo agli inizi\u2026 \u00c8 cominciata bene, ma \u00e8 solo cominciata\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Di conseguenza \u00e8 mutato il modo di condurre i conflitti: abbiamo, in effetti, guerre asimmetriche, dell\u2019informazione, psicotroniche e climatiche. I nuovi scenari bellici mondiali sono caratterizzati dal terrorismo e le sue tecniche, dalla guerra condotta attraverso le manipolazioni dei media, le azioni di piraterie sul web, le turbative dei mercati azionari, la diffusione di virus informatici e altre armi non tradizionali. Al di l\u00e0 dei nuovi tipi di armamento, dei metodi di combattimento, delle finalit\u00e0 strategiche, delle fonti di finanziamento e dei soggetti coinvolti, le odierne guerre di quarta generazione sono caratterizzate dal tendenziale dissolversi dei confini tra confronto militare e politico-economico, fra soldati e civili, al punto che con esse tende ad affermarsi uno stato d\u2019eccezione permanente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le guerre contemporanee hanno spesso la caratteristica di essere \u201cpreventive\u201d, con il dubbio risultato di punire la presunta intenzione del nemico di nuocere, con prove che si sono rilevate, in seguito, quantomeno discutibili. Nel caso iracheno c\u2019\u00e8 poi un\u2019aggravante, trattandosi di una guerra fatta non soltanto per impedire di nuocere prima che il contendente abbia nociuto, ma addirittura prima che sia provato che egli possa nuocere. A dispetto dell\u2019ovviet\u00e0 che anche il presidente Usa Harry Truman aveva dovuto ricordare a chi gli chiedeva di effettuare un attacco nucleare \u201cpreventivo\u201d contro Unione Sovietica e la Cina: \u201cl\u2019unica cosa che si previene con la guerra \u00e8 la pace\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tale nuova concezione del conflitto bellico, che ha scosso l\u2019intero diritto internazionale, su cui si sono basati i rapporti fra i popoli, ha dunque il proprio fondamento nel conflitto di civilt\u00e0 e nella guerra preventiva, nelle quali, per definizione, non \u00e8 riconosciuta all\u2019avversario alcuna legittimit\u00e0. La teoria della guerra preventiva \u00e8 il cardine centrale di questa politica, che si muove esplicitamente contro ogni regola e norma internazionale finora alla base della convivenza dei popoli e degli Stati del mondo. Il diritto internazionale, la dottrina politica, il principio etico che ha permesso fino a oggi di raggiungere un precario equilibrio tra le diverse forze e le culture nel mondo, rischiano di essere pesantemente violati con conseguenze disastrose. Da una realt\u00e0 definita da una nuova legittimazione, quella per cui realizzare il compito della difesa significa anticipare l\u2019attacco del nemico, ne consegue una totale reinterpretazione delle relazioni internazionali e una crisi dei codici e delle regole degli Stati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A questo punto, occorrerebbe domandarsi quali scenari imprevedibili apre il ricorrere alla \u201cguerra preventiva\u201d, cio\u00e8 accettare la logica della \u201cguerra civile\u201d estesa su scala planetaria? Allo stesso modo ci si dovrebbe interrogare se non \u00e8 aporetico pretendere di superare lo \u201cstato di natura\u201d con i mezzi, preventivamente usati, dello stesso \u201cstato di natura\u201d?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tanto pi\u00f9 che la dottrina della \u201cguerra preventiva\u201d deve essere concepita non come mera ideologia, ma come il sintomo di una pi\u00f9 generale situazione di ritorno a uno stato politico premoderno, nel quale non esiste pi\u00f9 justus hostis. Sorge, cos\u00ec, il problema se le categorie morali siano applicabili anche alla guerra \u2013 cio\u00e8 al diritto di ricorrere alla guerra (\u201cius ad bellum\u201d) e al comportamento dei combattenti (\u201cius in bello\u201d) \u2013 o se non sia inevitabile, invece, che la violenza comporta in primo luogo la fine dell\u2019ordine e che la guerra implica per definizione l\u2019interruzione di quei rapporti e di quei legami che sono o possono essere regolati da criteri morali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nelle odierne metamorfosi della guerra rischiano, dunque, di apparire obsoleti i vincoli giuridici che hanno sinora regolato lo stato di belligeranza e gli strumenti per una soluzione politico-diplomatica. I principi della Convenzione di Ginevra e, pi\u00f9 in generale, del dialogo rischiano di apparire superati e si corre il rischio di dover convivere con un permanente stato d\u2019eccezione di fronte a uno stato altrettanto permanente di guerra. In effetti, quest\u2019ultimo, si profila sempre pi\u00f9 come un evento \u201cnormale\u201d, con cui saremo destinati a convivere a lungo, rendendo ardua una soluzione negoziale delle guerre. Si rischia cos\u00ec di giustificare ogni azione militare, anche se lede la tradizionale etica bellica e favorisce la normalizzazione dello stato d\u2019eccezione. Gli stati liberali tendono ormai a &#8220;trasformare l\u2019eccezione in regola sotto l\u2019influenza della loro concezione del nemico. Insomma, non vi sarebbe pi\u00f9 contrasto fra regola ed eccezione in quanto quest\u2019ultima finisce con il divenire la nuova regola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Senza contare che l\u2019attribuzione al nemico dell\u2019occidente dell\u2019esclusiva del terrore porta, ad esempio, a escludere dal novero degli atti terroristici i bombardamenti. Ora il carattere terroristico dei bombardamenti aerei \u00e8 cos\u00ec poco segreto da essere contenuto nelle definizioni ufficiali delle operazioni militari: gli stessi alti comandi Usa diedero nel 2003 il nome \u201cColpisci e terrorizza\u201d (\u201cShock and Awe\u201d) ai bombardamenti su Bagdad. Inoltre, la criminalizzazione del nemico ha favorito la sperimentazione in tutte le ultime guerre di nuovi sistemi d\u2019arma, anche vietati dall\u2019ordinamento internazionale, nelle condizioni reali del teatro bellico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tanto pi\u00f9 che il \u201cterrorista\u201d non \u00e8 un avversario al quale si possa riconoscere legittimit\u00e0, perci\u00f2 la \u201cguerra al terrore\u201d rischia di coprire, sino a giustificare l\u2019utilizzo, la tortura. Non a caso la guerra al terrore \u00e8 stata la \u201cgiustificazione\u201d del trattamento dei \u201cnemici combattenti\u201d rinchiusi a Guantanamo e delle ripetute violazioni della Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il mancato riconoscimento dell\u2019avversario fa s\u00ec che Il nemico \u00e8 sempre illegittimo e la sola alternativa per lui \u00e8 l\u2019annullamento nichilistico. Cos\u00ec, sempre pi\u00f9, si mira ad annientare, piuttosto che a sconfiggere l\u2019avversario. Carl Schmitt ha descritto il processo di disumanizzazione dell\u2019avversario necessario allo Stato imperialistico per muovere guerra in nome di interessi universali, umanitari. In altri termini, la \u201cguerra giusta\u201d \u00e8 antipolitica, tende, a non rispettare pi\u00f9 le regole tradizionali; l\u2019avversario \u00e8 considerato in un\u2019ottica totalizzante e tende a essere disumanizzato. Parafrasando Schmitt si potrebbe dire che oggi \u00e8 sovrano colui che stabilisce chi \u00e8 uno Stato canaglia, contro il quale diviene legittima una guerra senza quartiere e senza regole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Note:<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>[1] Ci si potrebbe domandare: cosa \u00e8 la \u201cguerra giusta\u201d, la bushiana lotta del bene contro il male, se non la sostituzione della politica con la teologia?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>[2] La durata indefinita di questa \u201cguerra\u201d stata enunciata nel documento Strategia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti d\u2019America, del settembre 2002: \u201cLa guerra contro i terroristi su scala mondiale \u00e8 un\u2019impresa mondiale la cui durata \u00e8 indefinibile\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><strong><a href=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/editoriali\/la-nuova-concezione-della-guerra\">https:\/\/www.lacittafutura.it\/editoriali\/la-nuova-concezione-della-guerra<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LA CITT\u00c0 FUTURA (Renato Caputo) Nell\u2019ultimo trentennio la propaganda bellica ha dato alla guerra dimensioni globali e sistemiche, fino a declinarla secondo i connotati manichei e assolutizzanti di un conflitto fra bene e male, civilt\u00e0 e barbarie, inaugurato dal considerare il conflitto armato come un\u2019operazione di polizia internazionale. 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