{"id":73384,"date":"2022-07-12T09:30:55","date_gmt":"2022-07-12T07:30:55","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=73384"},"modified":"2022-07-11T15:01:33","modified_gmt":"2022-07-11T13:01:33","slug":"errori-di-calcolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=73384","title":{"rendered":"Errori di calcolo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di TERMOMETRO GEOPOLITICO (Dario Rivolta)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-73388\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/FB_IMG_1657544233623-300x214.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"214\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/FB_IMG_1657544233623-300x214.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/FB_IMG_1657544233623.jpg 720w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Chi argomenta di politica internazionale e ne fa un parallelo con il gioco degli scacchi \u00e8 totalmente fuori strada. Sulla scacchiera i ruoli di ogni soggetto sono ben definiti: tutti sanno quali mosse sono consentite all\u2019alfiere, ai pedoni, alle torri ecc. Perfino del cavallo, che pure ha facolt\u00e0 di muoversi in modo pi\u00f9 irregolare degli altri, i limiti d\u2019azione sono ben definiti. La cosa importante \u00e8 che ogni pezzo non pu\u00f2 muoversi come fanno gli altri, dovendo rimanere confinato nelle caratteristiche attribuitegli dalle regole del gioco. In politica internazionale invece tutto \u00e8 diverso: gli \u201calfieri\u201d possono trasformarsi, in modo spesso imprevedibile e ingiustificato, in \u201cregine\u201d o in \u201cpedoni\u201d e viceversa. In altre parole gli amici possono contemporaneamente essere anche nemici o diventare del tutto indifferenti. Ognuno gioca per s\u00e9 e pu\u00f2 cambiare obiettivo in qualunque momento. Le variabili impreviste nel mondo della politica internazionale sono cos\u00ec innumerevoli e i protagonisti tanto numerosi da poter smentire in qualunque momento anche le previsioni e i calcoli del pi\u00f9 avveduto politologo. Per non parlare di quando a decidere il da farsi sia addirittura qualche politico improvvisato (nessuna allusione a Di Maio, che ha almeno alle sue spalle la Farnesina).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Credere che ai massimi livelli ci siano staff di persone preparatissime e quindi infallibili nell\u2019elaborazione delle loro strategie \u00e8 una fantasia smentita ogni volta dalla storia. Senza andare molto lontano nel tempo, pensiamo a Mussolini: dichiar\u00f2 guerra alla Francia il 10 giugno 1940 pensando di potersi cos\u00ec sedere in pochissimo tempo al tavolo dei vincitori e approfittare del risultato di quella \u201cguerra lampo\u201d ipotizzata da Hitler. I fatti seguenti dimostrarono quanto entrambi si fossero sbagliati. Anche la pi\u00f9 grande potenza mondiale di oggigiorno, gli Stati Uniti, sono un esempio di quante volte le aspettative e i progetti pi\u00f9 accurati sono finiti nel nulla. In Vietnam Washington sopravvalut\u00f2 le proprie capacit\u00e0 e sottovalut\u00f2 i suoi avversari. La successiva fuga dai tetti con gli elicotteri era del tutto inaspettata e nemmeno ipotizzabile quando le prime truppe americane sbarcarono in quel lembo dell\u2019estremo oriente. Una fuga ancora pi\u00f9 disastrosa e raffazzonata fu quella recente dall\u2019Afghanistan, avvenuta dopo decine di migliaia di morti da entrambe le parti e miliardi di dollari spesi. In entrambi i casi, cos\u00ec come avvenuto all\u2019Unione Sovietica anni prima, si lasci\u00f2 un governo collaborazionista che non seppe durare (nel caso degli americani nemmeno per un giorno).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche l\u2019Iraq del 2003 si dimostr\u00f2 un calcolo totalmente sbagliato. \u201cL\u2019idea che ci vorrebbero diverse centinaia di migliaia di forze statunitensi penso sia lontana dal segno\u201d, disse il segretario alla Difesa Donald Rumsfeld poche settimane prima dell\u2019invasione. Gideon Rose ha scritto su Foreign Affairs che \u201centrare in guerra senza piani per porvi fine \u00e8 un passatempo nazionale americano\u201d (Invero, come vedremo pi\u00f9 avanti, non \u00e8 una caratteristica soltanto americana). Saddam fu sconfitto sul campo in un tempo relativamente breve ma non si era correttamente previsto come sarebbe stato il periodo post bellico. Nessuno a Washington aveva considerato la possibilit\u00e0 che gli uomini (sciiti) da loro scelti per guidare il futuro del Paese avrebbero immediatamente cambiato referente e avrebbero di nascosto chiesto a Teheran istruzioni sul da farsi. Anche la guerriglia dell\u2019Isis, alimentata soprattutto dai membri dell\u2019esercito iracheno epurati sui due piedi per \u201cripulire\u201d il regime non fu immaginata. Adesso, invece di un Paese finalmente democratico incamminato verso un futuro di benessere, l\u2019esito di quella guerra mostra uno Stato in condizioni economiche disastrose, con una corruzione enormemente diffusa, difficolt\u00e0 di sopravvivenza per gran parte della popolazione e un sentimento anti-americano in costante crescita. Pochi giorni prima che la guerra scoppiasse, mi trovavo a Tampa, presso la base del comando americano per il Medio Oriente. A me e ai miei colleghi furono somministrate una serie di conferenze che dimostravano come la guerra contro Saddam fosse indispensabile per garantire un futuro raggiante a tutti gli iracheni ed eliminare un pericoloso criminale. Che Saddam, dopo l\u2019invasione del Kuwait, fosse diventato un nemico per tutti noi era una certezza che condividevamo. Sull\u2019opportunit\u00e0 di eliminarlo dalla guida di un Paese che gestiva con pugno di ferro c\u2019erano per\u00f2 in noi molti dubbi. Gli alti ufficiali che ci avevano \u201cistruito\u201d secondo le direttive del loro governo di dubbi sembravano invece non averne. Salvo che, in una pausa per le sigarette dove mi trovai a conversare privatamente con alcuni ufficiali sottoposti, scoprii che anche tra loro i dubbi esistevano ed erano forti. Soprattutto in merito alle conseguenze geopolitiche del vuoto di potere che si sarebbe aperto dopo la caduta del dittatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quelle stesse funeste, e negative, conseguenze le stiamo ancora vedendo in Libia nonostante che, a detta di francesi, inglesi e americani, l\u2019eliminazione di Muammar Gheddafi avrebbe consentito anche l\u00ec la nascita di una nuova e ricca democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come volevasi dimostrare! Non sempre le grandi strategie si realizzano come pensate perch\u00e9 c\u2019\u00e8 sempre qualche imprevisto, piccolo o grande, che cambia le carte in tavola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ne sa qualcosa Vladimir Putin che, dopo aver tentennato a lungo e provato altre strade, ha deciso che non esistevano alternative all\u2019intervento militare in Ucraina con lo scopo di far cadere il regime attuale e sostituirlo con qualcuno pi\u00f9 \u201cvicino\u201d a Mosca. Le sue previsioni, probabilmente, si basavano sulle relazioni presentategli dal FSB o dal GRU e lasciavano immaginare che l\u2019esercito Ucraino si sarebbe sfaldato in pochi giorni, che Zelensky e i suoi sarebbero stati costretti a dimettersi dalla volont\u00e0 popolare e che gli ucraini, o almeno i madrelingua russi, avrebbero immediatamente solidarizzato con le sue truppe. Abbiamo visto tutti come quel calcolo fosse sbagliato e come il Cremlino abbia dovuto cambiare gli obiettivi in corso d\u2019opera. Ora, pi\u00f9 semplicemente, punta alla conquista di tutto il Donbass e, se possibile, a congiungere Mariupol con la Transnistria, chiudendo cos\u00ec ogni sbocco al mare per l\u2019Ucraina che rester\u00e0. Purtroppo, o per fortuna, sembra che nessuno, n\u00e9 a Mosca n\u00e9 a Washington, sia in grado di prevedere se e come si arriver\u00e0 a negoziare la futura pace ma, soprattutto, quanto quell\u2019eventuale pace possa durare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una nuova dimostrazione di come pi\u00f9 si \u00e8 in alto e pi\u00f9 informazioni errate (o una semplice sopravvalutazione di s\u00e9) possano indurre in errore chi prende le decisioni sta nell\u2019atteggiamento degli americani nei confronti della Cina. Ricordo che, nell\u2019ormai lontano 2006 mi capit\u00f2 di partecipare a Monaco di Baviera a una tavola rotonda \u201criservata\u201d dove erano presenti, oltre a me, politici tedeschi e politologi americani. A un certo punto osservai che la crescita economica della Cina, gi\u00e0 in corso seppur ancora ben lontana dal livello attuale, potesse diventare un forte concorrente non solo economico ma anche politico per tutto l\u2019occidente. Fui zittito proprio dagli americani che mi spiegarono con aria di sufficienza che l\u2019approfondimento dei legami commerciali, diplomatici, culturali con gli Stati Uniti e la contemporanea crescita della classe media avrebbe spinto ineluttabilmente quel Paese verso una trasformazione in senso democratico e di libero mercato. Gi\u00e0 nel 1990 gli stati Uniti avevano deciso di concedere alla Cina lo status di \u201cnazione pi\u00f9 favorita\u201d, nel 2001 sostennero, nonostante alcune reticenze europee, la sua adesione all\u2019Organizzazione Mondiale del Commercio. Poco pi\u00f9 tardi, nel 2006, Washington negozi\u00f2 addirittura un trattato bilaterale per gli investimenti. Tutto sembr\u00f2 andare per il meglio: l\u2019interscambio tra Stati Uniti e Cina che nel 1986 era di soli 8 miliardi di dollari, nel 2016 raggiungeva gi\u00e0 i 578 miliardi. Barak Obama, pur essendo artefice di altre aperture bilaterali, sembr\u00f2 accorgersi che fosse necessario prendere alcune precauzioni per il futuro e lanci\u00f2 il progetto Trans Pacific Partnership che prevedeva accordi commerciali privilegiati (con tutto quello che ci\u00f2 includeva anche in merito agli standard e alla regolamentazione delle merci) con altri undici Paesi (Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Per\u00f9, Singapore, Vietnam) escludendo proprio la Cina. Nella sua cieca frenesia di voler riequilibrare a tutti i costi la molto deficitaria bilancia commerciale americana, Trump imped\u00ec che quell\u2019accordo fosse ratificato dagli Stati Uniti con la conseguenza che gli altri undici Paesi se lo fecero tra di loro e che la Cina, almeno come gesto simbolico, chiedesse di parteciparvi al posto degli USA. A oggi non sembra che Biden abbia intenzione di farlo rinascere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Contrariamente alle previsioni dei soloni americani a Monaco, la Cina ha s\u00ec continuato nello sviluppo economico, ma contemporaneamente ha ridato forza al Partito Comunista, imposto condizioni capestro alle societ\u00e0 straniere che investono in loco, aumentato la propria sfera marittima d\u2019influenza nel Mar Cinese del Sud e sta rinforzando sempre di pi\u00f9 le proprie capacit\u00e0 militari di terra, di aria e nello spazio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un memorandum interno del PCC (il Documento 9) mette esplicitamente in guardia contro la \u201cdemocrazia costituzionale occidentale\u201d e i \u201cvalori universali\u201d destinati a \u201cindebolire, destabilizzare e forse distruggere\u201d la Cina. L\u2019ipotesi americana di una democrazia \u201cineluttabile\u201d e amica \u00e8 visibilmente fallita. Le politiche costruite su quelle aspettative si sono tramutate nel loro contrario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un\u2019altra politica estera elaborata a Washington riguarda i reciproci rapporti tra USA, Europa, Russia e Cina. L\u2019obiettivo di impedire per molti anni a venire una stretta collaborazione economica tra la Russia e l\u2019Europa \u00e8 stato raggiunto ma al costo di spingere la Russia sempre pi\u00f9 verso la Cina. Sembra inutile obiettare che l\u2019avvicinamento obbligato di Mosca a Pechino d\u00e0, proprio alla Cina, gli strumenti in termini di materie prime ed energetiche che la rinforzerebbero nel suo contrapporsi mondialmente agli Stati Uniti. La risposta a questa possibile osservazione \u00e8 data dai decisori di Washington con la solita aria di sufficienza: o Mosca, a seguito delle nostre sanzioni e dei costi della guerra che sta affrontando, diventer\u00e0 molto debole e ci consentir\u00e0 di \u201ccontrollarla\u201d. Oppure, se sceglier\u00e0 l\u2019altra via, correr\u00e0 il rischio di un\u2019alleanza cos\u00ec sbilanciata con il Dragone da obbligarla a ritrarsi spontaneamente per non essere \u201cdivorata\u201d dai cinesi. I sostenitori di questa tesi aggiungono pure una giustificazione storico-culturale: esiste da sempre una naturale incompatibilit\u00e0 tra russi e cinesi e ci\u00f2 render\u00e0 aleatoria ogni ipotesi di una vera alleanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa volta avranno ragione o sar\u00e0 un altro di quegli ennesimi errori politici di cui la storia \u00e8 piena? Personalmente credo di pi\u00f9 alla seconda alternativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>#TGP #Geopolitica #USA #Russia #Cina<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>[Fonte: https:\/\/www.notiziegeopolitiche.net\/errori-di-calcolo\/]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/1518147318236235\/posts\/pfbid037HX6MTm2LwmVu58V5kQpcpoiHeJTozuJmTBne4R7KiN1Spne8N3HY2fNeB6LBMznl\/\">https:\/\/www.facebook.com\/1518147318236235\/posts\/pfbid037HX6MTm2LwmVu58V5kQpcpoiHeJTozuJmTBne4R7KiN1Spne8N3HY2fNeB6LBMznl\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di TERMOMETRO GEOPOLITICO (Dario Rivolta) Chi argomenta di politica internazionale e ne fa un parallelo con il gioco degli scacchi \u00e8 totalmente fuori strada. Sulla scacchiera i ruoli di ogni soggetto sono ben definiti: tutti sanno quali mosse sono consentite all\u2019alfiere, ai pedoni, alle torri ecc. 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