{"id":73405,"date":"2022-07-13T09:13:28","date_gmt":"2022-07-13T07:13:28","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=73405"},"modified":"2022-07-12T22:16:14","modified_gmt":"2022-07-12T20:16:14","slug":"il-cambiamento-climatico-impedira-ai-piu-poveri-di-migrare-in-altri-paesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=73405","title":{"rendered":"Il cambiamento climatico impedir\u00e0 ai pi\u00f9 poveri di migrare in altri paesi"},"content":{"rendered":"<p>da <strong>SCIENZA IN RETE<\/strong> (Chiara Sabelli)<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.scienzainrete.it\/files\/styles\/molto_grande\/public\/humberto-chavez-Ilo0ZD5o-q8-unsplash.jpg?itok=9zNjvH1O\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><span style=\"font-size: 14pt\">La migrazione, sia nazionale che internazionale, rappresenta uno strumento di adattamento al cambiamento climatico. Ma, secondo uno studio pubblicato su\u00a0<em>Nature Climate Change<\/em>,\u00a0questo strumento potrebbe presto diventare inaccessibile per le parti pi\u00f9 povere della popolazione proprio a causa del cambiamento climatico, almeno per quello che riguarda la migrazione internazionale.\u00a0<\/span><\/p>\n<blockquote><p>Oggi l&#8217;1% della superficie della Terra \u00e8 al limite dell&#8217;abitabilit\u00e0 a causa delle temperature elevate. Entro il 2070, questa percentuale potrebbe salire al 19%. Sono miliardi le persone che oggi abitano questi territori. Dove andranno?<\/p><\/blockquote>\n<p>Cos\u00ec cominciava un\u00a0<a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/interactive\/2020\/07\/23\/magazine\/climate-migration.html\">articolo<\/a>\u00a0pubblicato alla fine di luglio del 2020 dal\u00a0<em>New York Times Magazine<\/em>\u00a0dal titolo \u201cThe Great Climate Migration\u201d. La storia partiva dal Guatemala, dove l\u2019aumento dei periodi di siccit\u00e0 alternati a violente alluvioni stanno compromettendo la produttivit\u00e0 di molte piantagioni, riducendo nella povert\u00e0 assoluta coloro che di agricoltura hanno finora vissuto e sopravvissuto. Secondo un rapporto della World Bank del 2018, questa dinamica riguarder\u00e0 altre regioni oltre all\u2019America Centrale, in particolare Sudamerica, Asia meridionale e Africa subsahariana, dove entro la met\u00e0 del secolo potrebbero essere decine di milioni le persone costrette a spostarsi verso le coste e nelle citt\u00e0 a causa del cambiamento climatico, i cosiddetti migranti climatici interni.<\/p>\n<p>L\u2019articolo del\u00a0<em>New York Times<\/em>\u00a0rendeva conto, inoltre, di un modello realizzato in collaborazione con la testata\u00a0<em>ProPublica<\/em>, il\u00a0<em>Pulitzer Center<\/em>\u00a0e con la collaborazione di uno dei ricercatori della World Bank, per quantificare l\u2019impatto del cambiamento climatico sulla migrazione internazionale. Il modello stima che il cambiamento climatico spingerebbe tra 700 mila e 1 milione di persone dall\u2019America Centrale agli Stati Uniti da qui al 2050, il 5% del totale dei migranti che viaggerebbero su quella rotta.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41558-019-0633-3#citeas\">Secondo alcuni ricercatori<\/a>\u00a0queste stime non sono sufficientemente robuste e probabilmente sopravvalutano il fenomeno. In una specie di circolo vizioso, le politiche internazionali presentano la migrazione climatica come un rischio per la sicurezza e un fattore capace di aggravare guerre e conflitti e influenzano cos\u00ec la ricerca scientifica su questo tema che tende a rinforzare il nesso tra cambiamento climatico, migrazione e minaccia alla sicurezza. Questo circolo vizioso ha giustificato le politiche securitarie di alcuni stati che hanno investito nel controllo dei confini e non hanno introdotto politiche di accoglienza e integrazione adeguate.<\/p>\n<p>\u00abLa migrazione, sia quella internazionale che quella interna da zone rurali verso le citt\u00e0, \u00e8 uno strumento di adattamento al cambiamento climatico\u00bb, dice Cristina Cattaneo, ricercatrice al Centro Euromediterraneo per i Cambiamenti Climatici ed esperta di migrazioni, \u00abma non dobbiamo dimenticare che la migrazione internazionale \u00e8 molto costosa, solo i pi\u00f9 ricchi possono permettersi di intraprendere viaggi verso paesi lontani magari con redditi molto pi\u00f9 elevati\u00bb.<\/p>\n<p>In effetti uno\u00a0<a href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41558-022-01401-w\">studio<\/a>\u00a0coordinato da He\u0301le\u0300ne Benveniste della Harvard University e pubblicato la scorsa settimana sulla rivista\u00a0<em>Nature Climate Change<\/em>, ha concluso che questo strumento potrebbe presto diventare inaccessibile per le parti pi\u00f9 povere della popolazione proprio a causa del cambiamento climatico, almeno per quello che riguarda la migrazione internazionale. In alcune regioni del mondo la migrazione internazionale delle fasce pi\u00f9 povere della popolazione potrebbe ridursi dal 10% al 33% entro la fine del secolo.<\/p>\n<p>Questo calo produrr\u00e0 anche un danno indiretto perch\u00e9 ridurr\u00e0 il volume delle rimesse che, a partire dalla met\u00e0 del secolo, in molte regioni non riusciranno pi\u00f9 a compensare i danni economici causati dal cambiamento climatico sui pi\u00f9 poveri.<\/p>\n<p>Per ottenere questi risultati, ricercatori hanno costruito un modello che mette in relazione i flussi migratori con il reddito. Il primo passo \u00e8 stato quello di dividere la popolazione in quintili, cinque gruppi con fasce di reddito crescente ciascuno contenente lo stesso numero di persone. Ciascuno di questi gruppi segue una dinamica migratoria diversa, perch\u00e9 il fattore che ne determina lo spostamento \u00e8 legato al rapporto tra il reddito medio pro capite del gruppo e il reddito medio pro capite del paese di destinazione. Esistono dei fattori che influenzano nello stesso modo la dinamica migratoria di tutti i gruppi. Per esempio, se la lingua parlata nel paese di destinazione \u00e8 la stessa di quello di origine la migrazione \u00e8 favorita, cos\u00ec come se la distanza geografica tra paese di origine e di arrivo \u00e8 ridotta. Questo modello \u00e8 stato messo a punto sulla base dei dati sui flussi migratori tra il 2010 e il 2015, dividendo il mondo in 16 regioni (Australia e Nuova Zelanda, Canada, Europa centrale e orientale, America centrale, Cina, ex Unione Sovietica, Giappone e Corea del Sud, Medio Oriente, Nord Africa, Piccole isole, America meridionale, Asia meridionale, Sudest asiatico, Africa subsahariana, Stati Uniti, Europa occidentale).<\/p>\n<p>Per mettere in relazione le migrazioni con il cambiamento climatico, gli autori hanno sfruttato un\u00a0<em>Impact Assesment Model<\/em>\u00a0(IAM) cio\u00e8 un modello combinato di clima ed economia globale che gli ha permesso di stimare l\u2019impatto di diversi scenari climatici sul reddito delle sedici regioni. C\u2019\u00e8 un generale accordo sul fatto che i danni del cambiamento climatico saranno regressivi con il reddito, cio\u00e8 pi\u00f9 gravi per i pi\u00f9 poveri, ma quanto regressivi \u00e8 ancora da capire. Per questa ragione gli autori hanno considerato due casi, in cui i danni sono fortemente regressivi e lievemente regressivi.<\/p>\n<p>Considerando il caso in cui i cambiamenti climatici provocano danni fortemente regressivi con il reddito, i ricercatori tracciano due possibili scenari. Nel primo scelgono una traiettoria in termini di emissioni e un percorso di sviluppo socioeconomico medi: in sei regioni su 16 le popolazioni pi\u00f9 povere (quelle cha appartengono al quintile di reddito pi\u00f9 basso) perdono almeno 5% del proprio reddito (Europa centrale e orientale, ex Unione Sovietica, Nordafrica, Sudamerica, Africa subsahariana, Stati Uniti). Nel secondo scenario, gli autori considerano un contesto socioeconomico di rivalit\u00e0 tra nazioni e una traiettoria climatica a pi\u00f9 alte emissioni: le fasce pi\u00f9 povere della popolazioni perdono almeno il 5% del loro reddito in ben 11 regioni su 16 e in due tra queste, Nordafrica ed ex Unione Sovietica, la perdita \u00e8 del 100%.<\/p>\n<p>Considerando invece il caso in cui i danni causati dal cambiamento climatico sono meno regressivi con il reddito (cio\u00e8 aumentano meno, in termini percentuali, al diminuire del reddito), i pi\u00f9 poveri perdono almeno il 5% del reddito in due regioni su 16 nello scenario socioeconomico e climatico medio. Nello scenario pi\u00f9 pessimistico invece sono sempre 11 le regioni in cui i pi\u00f9 poveri sono interessati da una perdita di reddito pari almeno al 5%. In Nordafrica questa perdita raggiunge il 48%.<\/p>\n<p>E pi\u00f9 ricchi? Qualunque sia la dipendenza dei danni dal reddito e qualunque siano gli scenari economici e di sviluppo socioeconomico, perdono meno del 5% del loro reddito a causa del cambiamento climatico.<\/p>\n<p>Combinando i due modelli, gli autori hanno poi stimato il bilancio tra danni causati dal cambiamento climatico e rimesse provenienti dall\u2019estero. Hanno osservato che, qualunque sia la dipendenza dei danni dal reddito e in tutti gli scenari climatici e di sviluppo, le rimesse compensano per i danni subiti dai pi\u00f9 poveri in tutte le regioni fino al 2050. Da quel momento in poi per\u00f2, in dieci regioni su 16 le rimesse non compensano pi\u00f9 i danni subiti dai gruppi pi\u00f9 poveri.<\/p>\n<p>Questo effetto \u00e8 dovuto sia alla riduzione del reddito che alla riduzione dei flussi migratori. Per capire quanto il cambiamento climatico ridurr\u00e0 i flussi migratori per i gruppi pi\u00f9 poveri delle diverse regioni, i ricercatori hanno confrontato i flussi di un mondo con il cambiamento climatico con quelli di un mondo immaginario senza cambiamento climatico. Considerando scenari socioeconomici e climatici medi, i ricercatori osservano a partire dalla met\u00e0 del secolo osservano un rallentamento della migrazione dei pi\u00f9 poveri in tre regioni con una riduzione che alla fine del secolo raggiunge il 2% nell\u2019Africa subsahariana e il 10% nel Nordafrica e nell\u2019ex Unione Sovietica. Se si guarda a scenari socioeconomici e climatici pi\u00f9 pessimistici, la riduzione della migrazione dei pi\u00f9 poveri si continua a osservare nelle stesse tre regioni, ma raggiunge il 9%, 28% e 14% rispettivamente in Africa subsahariana, Nordafrica ed ex Unione Sovietica. Considerando il caso in cui i danni causati dal cambiamento climatico sono catastrofici, nel Nordafrica la riduzione arriverebbe al 33%.<\/p>\n<p>In sintesi: il cambiamento climatico provocher\u00e0 una riduzione di risorse che impedir\u00e0 ai pi\u00f9 poveri di migrare in altri paesi, aumentando ulteriormente i danni economici sofferti dai pi\u00f9 poveri che non saranno pi\u00f9 compensati dalle rimesse provenienti dall\u2019estero.<\/p>\n<p>\u00abL\u2019elemento di novit\u00e0 del lavoro di Benveniste e coautori \u00e8 guardare al fenomeno delle migrazioni dividendo le popolazioni in gruppi di reddito\u00bb, commenta Cattaneo, \u00abil risultato mi sembra chiaro: i pi\u00f9 poveri si vedranno sottratto uno tra gli strumento di adattamento al cambiamento climatico\u00bb.<\/p>\n<p>Come gli stessi autori fanno notare, una diminuzione della migrazione internazionale non implica una riduzione di quella nazionale e un naturale sviluppo futuro della loro ricerca sar\u00e0 applicare questo modello per descrivere i flussi migratori interni. Tuttavia, Cattaneo spiega che in un\u00a0<a href=\"https:\/\/econpapers.repec.org\/article\/eeedeveco\/v_3a122_3ay_3a2016_3ai_3ac_3ap_3a127-146.htm\">lavoro<\/a>\u00a0pubblicato nel 2016 insieme all\u2019economista Giovanni Peri, la stessa dinamica sembra caratterizzare anche gli spostamenti interni da campagne a citt\u00e0 come conseguenza delle riduzione della produttivit\u00e0 agricola causata dal cambiamento climatico. \u00abAll\u2019aumentare delle temperature osservavamo un aumento dei flussi migratori, sia internazionali che da campagne a citt\u00e0, nei paesi a medio reddito, e una diminuzione, invece, nei paesi poveri\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.scienzainrete.it\/articolo\/cambiamento-climatico-impedir\u00e0-ai-pi\u00f9-poveri-di-migrare-altri-paesi\/chiara-sabelli\/2022-07\">https:\/\/www.scienzainrete.it\/articolo\/cambiamento-climatico-impedir\u00e0-ai-pi\u00f9-poveri-di-migrare-altri-paesi\/chiara-sabelli\/2022-07<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da SCIENZA IN RETE (Chiara Sabelli) La migrazione, sia nazionale che internazionale, rappresenta uno strumento di adattamento al cambiamento climatico. 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