{"id":73511,"date":"2022-07-22T09:30:22","date_gmt":"2022-07-22T07:30:22","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=73511"},"modified":"2022-07-19T09:33:30","modified_gmt":"2022-07-19T07:33:30","slug":"trentanni-senza-falcone-e-borsellino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=73511","title":{"rendered":"Trent\u2019anni senza Falcone e Borsellino"},"content":{"rendered":"<p><strong>di DOPPIOZERO (Riccardo De Gennaro)<\/strong><\/p>\n<p>Giovanni Falcone non si tirava mai indietro quando qualcuno (Biagi, Santoro, Maurizio Costanzo\u2026) lo invitava in tv per esprimere il suo pensiero di fronte alla grande platea televisiva; Paolo Borsellino amava moltissimo parlare agli studenti nelle scuole. Come ricord\u00f2 quest\u2019ultimo, nel suo discorso di commemorazione per la morte di Falcone, di sua moglie Francesca e di tre agenti della scorta, a dire dell\u2019amico e collega, \u201cla lotta alla mafia non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, anche religioso, che coinvolgesse tutti, che tutti abituasse a sentire la bellezza del fresco profumo di libert\u00e0 che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell\u2019indifferenza, della contiguit\u00e0 e, quindi, della complicit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>A che cosa serve, oggi, sottolineare i 30 anni dalle stragi di Capaci e di via D\u2019Amelio, avvenute rispettivamente il 23 maggio e 19 luglio del 1992, a soli 57 giorni di distanza l\u2019una dall\u2019altra? Serve, non solo a ricordare le figure di due grandi uomini, ma anche a continuare ad alimentare quel \u201cmovimento culturale e morale\u201d. Disse ancora Borsellino: \u201cRicordo la felicit\u00e0 di Falcone, quando in un breve periodo di entusiasmo conseguente ai dirompenti successi originati dalle dichiarazioni di Buscetta egli mi disse: la gente fa il tifo per noi\u201d. E a nessuno pu\u00f2 sfuggire che cosa intendesse con tifo: non sentirsi soli.<\/p>\n<p>Trent\u2019anni fa, prima di morire, da vivi, Falcone e Borsellino erano stati lasciati soli. Dalle istituzioni, ma anche dalla gente. Com\u2019era successo a Gaetano Costa, a Rocco Chinnici, l\u2019ideatore del \u201cpool\u201d di Palermo, al generale Dalla Chiesa. Oggi c\u2019\u00e8 lo stesso rischio, rimuovere, dimenticare, addirittura tollerare la mafia. Falcone e Borsellino questo rischio l\u2019avevano presente. In un documentario del 2016 \u2013\u00a0<em>L\u2019ombra del padrino<\/em>\u00a0\u2013 di Giuseppe Schillaci, regista siciliano, nato e cresciuto nel quartiere Brancaccio di Palermo, parlano alcuni bambini della scuola elementare intitolata a don Pino Puglisi, anch\u2019egli di Brancaccio, assassinato dalla mafia il 15 settembre 1993. Alla domanda, che cos\u2019\u00e8 la mafia, Sonia ride e risponde: \u201cNon lo so\u201d. Alla domanda, c\u2019\u00e8 la mafia in Sicilia, la sua risposta \u00e8 \u201cNo\u201d. Alla domanda, dov\u2019\u00e8, la bambina risponde: \u201cNon c\u2019\u00e8 la mafia, esiste solo nei film\u201d.<\/p>\n<p>Come scrive Enzo Ciconte nel suo libro\u00a0<em>Storia criminale<\/em>, dopo la chiusura del ciclo dei corleonesi, i \u201cvincenti\u201d sui \u201cpalermitani\u201d di Buscetta e Contorno, \u201cmorti Liggio e Ciancimino, arrestati Riina e Provenzano, cosa nostra non sar\u00e0 pi\u00f9 com\u2019\u00e8 stata finora\u201d. Sono costrette a uscire allo scoperto le seconde file, un tempo al riparo. E anche l\u2019ultimo boss latitante, Matteo Messina Denaro, non ha la levatura criminale, la mentalit\u00e0 da belva sanguinaria di Tot\u00f2 Riina, il \u201ccapo dei capi\u201d, ed \u00e8 sempre stato pi\u00f9 orientato agli affari che al potere della \u201clupara\u201d. Le statistiche dicono che i morti per mano della mafia sono stati 18 negli anni \u201960, 25 negli anni \u201970, 67 negli anni \u201980, 86 negli anni \u201990, meno di una decina negli ultimi vent\u2019anni. Nello stesso tempo non si sono pi\u00f9 avute guerre di mafia, i clan hanno raggiunto accordi stabili di spartizione del territorio e raramente si calpestano i piedi.<\/p>\n<p>Mentre la \u2018ndrangheta \u00e8 diventata pi\u00f9 aggressiva, appropriandosi dei maggiori business, cosa nostra ha assunto un profilo pi\u00f9 defilato. Comandare \u00e8 ancora importante, come lo \u00e8 essere \u201cuomini d\u2019onore\u201d, esigere \u201cquel\u201d tipo di rispetto, ma la priorit\u00e0 sono gli affari, che notoriamente si fanno senza dare troppo nell\u2019occhio. Anche Riccardo Orioles, storico giornalista antimafia, che faceva parte della redazione del giornale\u00a0<em>I Siciliani<\/em>, diretto da Pippo Fava, assassinato il 5 gennaio 1984, \u00e8 convinto che cosa nostra sia in crisi: \u201cPerch\u00e9 \u00e8 in una fase di trasformazione.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/falcone-e-borsellino-orig.jpeg\" alt=\" m\" width=\"800\" height=\"589\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"b0fb7e6f-71e7-497b-a244-db5731186cbb\" \/><\/p>\n<p>Non hanno pi\u00f9 bisogno di ammazzare, non sono pi\u00f9 contadini, i nuovi appartengono alla borghesia mafiosa, al ceto impiegatizio di alto livello\u201d, mi dice. Ed \u00e8 forse questo basso profilo, quello di una mafia che fa meno paura, probabilmente strategico, che ha consentito a Tot\u00f2 Cuffaro e Marcello Dell\u2019Utri, due condannati per mafia (il secondo ufficiale di collegamento tra Fininvest e cosa nostra, la quale dopo aver tagliato i ponti con Andreotti fece convergere i voti su Forza Italia) di tornare prepotentemente alla ribalta, appoggiando apertamente, senza alcun pudore, la candidatura di Roberto Lagalla (centrodestra) a sindaco (vincente) di Palermo, dopo i ventidue anni di Leoluca Orlando. \u201cCi troviamo in una fase di riflusso; noi, oggi, non abbiamo il diritto di pronunciare il nome Falcone\u201d, dice ancora Orioles. E Schillaci: \u201cI mafiosi sono pi\u00f9 deboli, hanno meno soldi, il che significa meno potere e meno influenza politica\u201d.<\/p>\n<p>Da un lato, la mafia si sta trasformando, dall\u2019altro lo Stato abbassa la guardia. Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro, che vive in un bunker e ha cinque auto di scorta dopo le minacce di morte con l\u2019esplosivo da parte della \u2018ndrangheta, \u00e8 stato chiaro in tv (anche lui) con i vari Costanzo, Gruber, Formigli: \u201cDraghi, il giorno in cui si \u00e8 insediato, non ha detto una volta la parola mafia e per tutto l\u2019anno non ha mai toccato questo tema\u201d.<\/p>\n<p>Lo ha fatto soltanto a un convegno sul ruolo della finanza nella lotta alla mafia, dopo che Gratteri aveva lanciato la sua accusa. Ad ogni modo, come ha detto Gratteri, sono state parole di circostanza, senza dire \u201cquali norme il suo governo intende varare o migliorare per contrastare il fenomeno mafioso\u201d. Gratteri ci \u00e8 andato gi\u00f9 duro: \u201cQuesto governo sta smontando le norme esistenti, il messaggio che arriva alla gente \u00e8 che c\u2019\u00e8 aria di smobilitazione\u201d.<\/p>\n<p>Quando era in vita, Falcone fu accusato di protagonismo, di scorrettezze sul lavoro, sottoposto a continue calunnie e campagne denigratorie. Addirittura lo scrittore Leonardo Sciascia, che \u2013 come dimostrano alcuni suoi celebri romanzi, ad esempio\u00a0<em>Il contesto<\/em>\u00a0\u2013 la mafia la conosceva bene, sul Corriere della Sera parl\u00f2 di lui e di Borsellino come di \u201cprofessionisti dell\u2019antimafia\u201d.<\/p>\n<p>Il clima si era fatto talmente insostenibile, che Falcone dovette accettare la proposta di entrare al ministero di Grazia e Giustizia come direttore dell\u2019Ufficio Affari penali: gli era diventato impossibile lavorare come desiderava, perch\u00e9 \u2013 come scrisse \u2013 \u201cle istruttorie nei processi di mafia si sono inceppate\u201d. Nello stesso tempo, Borsellino denunci\u00f2 pubblicamente \u201comissioni e inerzie nella repressione del fenomeno mafioso\u201d. Come disse Antonino Caponnetto, il capo del pool dopo Chinnici, Falcone cominci\u00f2 a morire nel gennaio del 1988, quando avanz\u00f2 la propria candidatura alla successione dello stesso Caponnetto, ma il Csm gli prefer\u00ec Antonino Meli, il quale scelse di non coordinare pi\u00f9 le indagini e di esautorare Falcone.<\/p>\n<p>Ma il \u201cmetodo Falcone\u201d, assolutamente rivoluzionario, sintetizzato nello slogan \u201csegui il denaro e troverai la mafia\u201d e nell\u2019unificazione delle inchieste, era proprio quello che aveva permesso, il 16 febbraio 1986, di arrivare al maxiprocesso di Palermo con 475 imputati, processo che si concluse in Cassazione il 30 gennaio 1992 con la sostanziale conferma delle condanne in primo grado (19 ergastoli e pene detentive per complessivi 2.265 anni di reclusione), dopo i clamorosi successi del processo Spatola e dell\u2019inchiesta Pizza connection sul riciclaggio del denaro e lo spaccio di droga.<\/p>\n<p>E con gli anni, il quadro, \u201cil gioco grande\u201d, come lo chiamava lo stesso Falcone, era arrivato a tenere insieme, mafia, P2, terrorismo nero, stragi, lo scandalo Ior-Banco ambrosiano, Tangentopoli. Falcone pag\u00f2 con la vita la vittoria sulla mafia militare (viene ucciso soltanto quattro mesi dopo la sentenza definitiva del maxi-processo), ma soprattutto la scoperta, anche grazie a Buscetta, dei principali collegamenti tra cosa nostra e la politica; Borsellino fu fatto saltare in aria per essersi opposto alla trattativa Stato-mafia.<\/p>\n<p>Come disse alla moglie, che poi lo rifer\u00ec ai magistrati: \u201cC\u2019\u00e8 una trattativa tra la mafia e lo Stato dopo la strage di Capaci, un colloquio tra la mafia e alcuni pezzi infedeli dello Stato. La mafia mi uccider\u00e0 quando altri lo decideranno\u201d. Quegli \u201caltri\u201d che, pochi minuti dopo l\u2019esplosione di via D\u2019Amelio, porteranno via la sua valigetta con l\u2019Agenda rossa dove era tutto annotato. Non stanchiamoci di parlare di loro.<\/p>\n<p><strong>FONTE<\/strong>:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/trentanni-senza-falcone-e-borsellino\">https:\/\/www.doppiozero.com\/trentanni-senza-falcone-e-borsellino<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (Riccardo De Gennaro) Giovanni Falcone non si tirava mai indietro quando qualcuno (Biagi, Santoro, Maurizio Costanzo\u2026) lo invitava in tv per esprimere il suo pensiero di fronte alla grande platea televisiva; Paolo Borsellino amava moltissimo parlare agli studenti nelle scuole. 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