{"id":73581,"date":"2022-07-22T10:30:29","date_gmt":"2022-07-22T08:30:29","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=73581"},"modified":"2022-07-21T15:14:50","modified_gmt":"2022-07-21T13:14:50","slug":"cosa-sappiamo-sullagenda-rossa-di-paolo-borsellino-30-anni-dopo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=73581","title":{"rendered":"Cosa sappiamo sull\u2019agenda rossa di Paolo Borsellino, 30 anni dopo"},"content":{"rendered":"<p><strong>di L&#8217;INDIPENDENTE (Stefano Baudino)\u00a0<\/strong><\/p>\n<div id=\"tdi_79\" class=\"tdc-row stretch_row_1200 td-stretch-content\">\n<div class=\"vc_row tdi_80 wpb_row td-pb-row\">\n<div class=\"vc_column tdi_82 wpb_column vc_column_container tdc-column td-pb-span12\">\n<div class=\"wpb_wrapper\">\n<div class=\"td_block_wrap tdb_single_content tdi_85 td-pb-border-top td_block_template_1 td-post-content tagdiv-type\" data-td-block-uid=\"tdi_85\">\n<div class=\"tdb-block-inner td-fix-index\">\n<p>Il 19 Luglio 1992, alle ore 16.58, un boato scuote Palermo. \u00c8 la seconda volta in 57 giorni: dopo aver eliminato Giovanni Falcone a Capaci con un attentato terribile quanto scenografico, questa volta la mafia scatena la sua violenza contro il giudice Paolo Borsellino, che viene investito dall\u2019esplosione di un\u2019autobomba in Via D\u2019Amelio, quando ha appena suonato al campanello di casa dell\u2019anziana madre. Con lui, muoiono anche i 5 membri della scorta Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina, Agostino Catalano ed Eddie Walter Cosina. Eppure, subito dopo lo scoppio, tra le macerie di quella strada dissestata qualcuno \u00e8 alla ricerca di un oggetto che deve essere rimosso dal perimetro della strage nel pi\u00f9 breve tempo possibile. L\u2019agenda rossa del giudice.<\/p>\n<h3>La scomparsa dell\u2019agenda rossa<\/h3>\n<h3><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-54618 aligncenter entered litespeed-loaded td-animation-stack-type0-2\" src=\"https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/agenda-rossa.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"448\" data-lazyloaded=\"1\" data-src=\"https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/agenda-rossa.jpg\" data-srcset=\"https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/agenda-rossa.jpg 560w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/agenda-rossa-300x192.jpg 300w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/agenda-rossa-150x96.jpg 150w\" data-sizes=\"(max-width: 700px) 100vw, 700px\" data-ll-status=\"loaded\" \/><\/h3>\n<p>La vicenda legata alla sparizione dell\u2019agenda rossa appartenuta a\u00a0<strong>Paolo Borsellino<\/strong>, che la utilizz\u00f2 senza mai separarsene nel periodo compreso tra la strage di Capaci e quella di Via D\u2019Amelio, \u00e8 ancora avvolta nel mistero. L\u2019agenda, contenuta nella borsa di cuoio che si trovava sul sedile posteriore della macchina che ha ospitato il magistrato nel suo ultimo viaggio, venne prelevata dall\u2019auto nei minuti successivi all\u2019esplosione della bomba: sappiamo che pass\u00f2 dalle mani di Rosario Farinella, carabiniere e membro della scorta dell\u2019allora deputato (e precedentemente pm al Maxiprocesso) Giuseppe Ayala, il quale la prelev\u00f2 dall\u2019auto e la consegn\u00f2 a una persona non meglio identificata; poi, tra le 17.20 e le 17.30, fu nella disponibilit\u00e0 di un capitano dei Carabinieri, Giovanni Arcangioli, che venne ripreso mentre la portava all\u2019uscita di via D\u2019Amelio. La borsa ritorn\u00f2 poi nell\u2019auto da cui era stata tolta, per poi essere prelevata dall\u2019agente Francesco Paolo Maggi, che la port\u00f2 in Questura, nella stanza del capo della squadra mobile\u00a0<strong>Arnaldo La Barbera<\/strong>. Quest\u2019ultimo \u00e8 un personaggio centrale nella nostra storia, dal momento che, nella storica\u00a0<a href=\"https:\/\/www.penalecontemporaneo.it\/upload\/7980-sentenzaborsellinoquater.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">sentenza<\/a>\u00a0del Borsellino-Quater (che ha ricevuto il timbro della Corte di Cassazione), viene collegato dalla Corte d\u2019Assise di Caltanissetta al macroscopico depistaggio che si verific\u00f2 sulle indagini sulla strage di Via D\u2019Amelio, che fu incarnato dalle false dichiarazioni rese ai magistrati dal finto pentito Vincenzo Scarantino e costitu\u00ec il frutto di \u00abun proposito criminoso determinato essenzialmente dall\u2019attivit\u00e0 degli investigatori, che esercitarono in modo distorto i loro poteri\u00bb. I giudici di Caltanissetta hanno infatti sancito che \u00abc\u2019\u00e8 un collegamento tra il depistaggio e l\u2019occultamento dell\u2019agenda rossa di Paolo Borsellino, sicuramente desumibile dall\u2019identit\u00e0 di uno dei protagonisti di entrambe le vicende\u00bb, per l\u2019appunto La Barbera, il quale sarebbe stato \u00abintensamente coinvolto nella sparizione dell\u2019agenda rossa\u00bb e il cui ruolo fu \u00abfondamentale nella costruzione delle false collaborazioni con la giustizia\u00bb. Ma gli uomini di fiducia di La Barbera, rinviati a giudizio con l\u2019accusa di calunnia aggravata dall\u2019aver favorito Cosa Nostra per aver esercitato un \u201cpressing fatto di minacce, anche psicologiche, maltrattamenti e manomissioni di prove\u201d per indurre Scarantino a depistare le indagini,<strong>\u00a0non hanno ricevuto condanne<\/strong>: lo scorso 12 luglio due di loro, Mario Bo e Fabrizio Mattei, essendo caduta l\u2019aggravante di aver favorito Cosa Nostra, sono stati salvati dalla prescrizione, mentre il terzo, Michele Ribaudo, \u00e8 stato assolto \u201cperch\u00e9 il fatto non costituisce reato\u201d.<\/p>\n<h3>La testimonianza di Lucia Borsellino<\/h3>\n<figure id=\"attachment_54619\" class=\"wp-caption aligncenter\" aria-describedby=\"caption-attachment-54619\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-54619 entered litespeed-loaded td-animation-stack-type0-2\" src=\"https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Lucia-Bosellino.jpg\" alt=\"\" width=\"699\" height=\"467\" data-lazyloaded=\"1\" data-src=\"https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Lucia-Bosellino.jpg\" data-srcset=\"https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Lucia-Bosellino.jpg 499w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Lucia-Bosellino-300x200.jpg 300w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Lucia-Bosellino-150x100.jpg 150w\" data-sizes=\"(max-width: 699px) 100vw, 699px\" data-ll-status=\"loaded\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-54619\" class=\"wp-caption-text\">[Lucia Borsellino,\u00a0figlia del giudice Paolo\u00a0]<\/figcaption><\/figure>\n<p>\u00abHo deciso di recarmi direttamente in via D\u2019Amelio. Quel luogo \u00e8 stato letteralmente vandalizzato, non c\u2019erano transenne, non c\u2019era niente che potesse impedire di avvicinarsi ai corpi. L\u2019unica persona alla quale si stava impedendo di avvicinarsi a un corpo ero io, probabilmente perch\u00e9 si pensava che non fossi in grado di reggere l\u2019emozione. Ma io avevo il dovere di dare l\u2019ultimo saluto a mio padre e con le mie mani ho composto gli arti inferiori al busto, perch\u00e9 era spaccato in due. E sono stata felice di averlo fatto\u00bb. \u00c8 il 3 Dicembre 2018 quando Lucia Borsellino,\u00a0<strong>figlia del giudice Paolo<\/strong>,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.radioradicale.it\/soggetti\/162733\/lucia-borsellino\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ripercorre<\/a>\u00a0con grande emozione davanti ai giudici di Caltanissetta le ore immediatamente successive all\u2019esplosione della bomba che le tolse per sempre suo padre, citando particolari importanti sulle agende che Paolo era solito utilizzare in quel periodo: quella marrone, rimasta all\u2019interno della borsa di cuoio che Borsellino aveva portato con s\u00e9 in Via D\u2019Amelio, contenente dei numeri di telefono; quella grigia, ritrovata invece all\u2019interno della casa di Borsellino (il quale, dunque, quel 19 Luglio non l\u2019aveva portata con s\u00e9), in cui il giudice annotava le spese e alcuni appuntamenti; infine quella rossa, la pi\u00f9 nota: \u00absuccessivamente \u2013 dice Lucia \u2013 seppi che negli ultimi tempi lui (Paolo Borsellino,\u00a0<i>ndr<\/i>) era abituato ad\u00a0<strong>annotare delle cose importanti per il suo lavoro<\/strong>. Lui di solito era molto schematico nelle annotazioni: il fatto che lui in questa agenda rossa scrivesse delle cose per esteso lo seppi successivamente dal maresciallo Canale (stretto collaboratore di Borsellino,\u00a0<i>ndr<\/i>)\u00bb. Lucia afferma di avere assistito suo padre nella preparazione della borsa la mattina del 19 luglio. \u00c8 assolutamente certa che all\u2019interno della borsa avesse trovato posto l\u2019agenda rossa, poich\u00e9, avendo dormito la notte tra il 18 e il 19 sul divano situato a pochi metri dalla scrivania di suo padre, quella mattina aveva avuto modo di vederla proprio sul tavolo di lavoro del giudice e, subito prima di uscire (quando gi\u00e0 Paolo aveva lasciato l\u2019abitazione), aveva invece trovato la scrivania pulita, ordinatissima. \u00abMi creda, tutto potevo immaginare tranne che ci potesse essere nel luogo del delitto qualcuno che si infilasse nella macchina ancora fumante e prendesse quello che lui aveva lasciato \u2013 continua Lucia deponendo a Caltanissetta -. Potevo solo confidare che chiaramente si avesse avuto riguardo a quello che poteva essere indispensabile ai fini dell\u2019attivit\u00e0 investigativa\u00bb. Lucia parla anche delle modalit\u00e0 con cui<strong>\u00a0la borsa di cuoio<\/strong>\u00a0<strong>torn\u00f2 nella disponibilit\u00e0 dei familiari<\/strong>, spiegando che essa venne riportata dal capo della squadra mobile di Palermo Arnaldo La Barbera a sua madre Agnese, moglie del magistrato, alcuni mesi dopo la strage di Via D\u2019Amelio, direttamente in casa e alla presenza sua e di suo fratello Manfredi. La figlia del giudice tiene a specificare come in nessuna occasione la famiglia, in quel lasso di tempo, avesse ritenuto di fare pressioni affinch\u00e9 la borsa fosse loro restituita, dal momento che era massima la fiducia che i suoi componenti nutrivano nei confronti dello Stato e dunque negli uomini che di quella borsa (e dei documenti ivi contenuti) avevano dovuto occuparsi. Lucia, che volle aprire la borsa in presenza di Arnaldo La Barbera, immediatamente si accorse della\u00a0<strong>mancanza dell\u2019agenda rossa<\/strong>. Chiese dunque insistentemente spiegazioni a La Barbera, il quale, dice Lucia, \u00absi mostr\u00f2 meravigliato di questa mia intolleranza che mostrai da subito. La mia rabbia fu tale che non mi seppi controllare: alla mia ennesima insistenza, vedendo che la risposta era assolutamente insoddisfacente perch\u00e9 tendeva implicitamente a dimostrare che l\u2019oggetto non ci fosse e fosse una mia invenzione, me ne andai sbattendo la porta\u00bb. La Barbera dir\u00e0 ad Agnese, la madre Lucia, che forse sua figlia avrebbe avuto bisogno di un supporto psicologico, in quanto \u00abmolto provata\u00bb.<\/p>\n<h3>Gli ultimi giorni di vita di Borsellino<\/h3>\n<p>Quello di cui siamo certi, perch\u00e9 a ribadircelo sono stati i familiari e i pi\u00f9 stretti collaboratori del giudice, \u00e8 che Borsellino utilizz\u00f2 quell\u2019agenda<strong>\u00a0nei 57 giorni intercorsi tra la morte di Falcone e la strage di Via D\u2019Amelio<\/strong>. E quelle settimane furono dense di appuntamenti, scoperte e colpi di scena che coinvolsero direttamente l\u2019azione umana e investigativa del magistrato.<\/p>\n<p>Il 25 maggio, due giorni dopo l\u2019omicidio di Giovanni Falcone, Borsellino rilasci\u00f2\u00a0<a href=\"https:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/1992\/05\/27\/la-mafia-aveva-paura-dei-poteri.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">un\u2019intervista<\/a>\u00a0al giornalista di\u00a0<em>Repubblica<\/em>, Giuseppe D\u2019Avanzo, in cui manifest\u00f2 apertamente la sua intenzione di fornire ai magistrati titolari dell\u2019inchiesta sulla strage di Capaci\u00a0<strong>importanti rivelazioni<\/strong>: \u00abPurtroppo la procura di Palermo [in cui Borsellino lavorava come procuratore aggiunto, Ndr] non \u00e8 titolare delle indagini. Dico \u201cpurtroppo\u201d perch\u00e9, se avessi avuto la possibilit\u00e0 di seguire questa indagine, avrei trovato un sollievo al mio dolore. [\u2026] Per indagare sulla morte di Giovanni ho sollecitato la mia applicazione a Caltanissetta, ma mi hanno ricordato che in quella citt\u00e0 non c\u2019\u00e8 la funzione di procuratore aggiunto. In ogni caso, andr\u00f2 a Caltanissetta [\u2026] come testimone. [\u2026] Racconter\u00f2 fatti, episodi, circostanze, [\u2026] racconter\u00f2 gli ultimi colloqui avuti con Giovanni\u00bb.<\/p>\n<p>Il 25 giugno, il magistrato\u00a0<a href=\"http:\/\/archivio.antimafiaduemila.com\/notizie-20072011\/47-cronache-in-italia\/30847-lincontro-de-donno-ferraro-il-verbale-di-liliana-ferraro.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">si incontr\u00f2<\/a>\u00a0in segreto con Mario Mori e Giuseppe De Donno, uomini del Ros, in una caserma a Carini. Pochi giorni prima, De Donno aveva avvertito\u00a0<strong>Liliana Ferraro<\/strong>\u00a0(la quale aveva preso il posto di Giovanni Falcone come direttore generale degli affari penali al ministero della Giustizia) di aver avviato una trattativa con i vertici di Cosa nostra grazie all\u2019intermediazione di Vito Ciancimino, ex sindaco DC di Palermo, corleonese e mafioso, che avrebbe accettato questo ruolo in cambio di \u201cgaranzie politiche\u201d. La Ferraro chiese a De Donno di informare Paolo Borsellino e avvert\u00ec del colloquio avuto col carabiniere del Ros il ministro Martelli, il quale, a sua volta, le indic\u00f2 di parlarne con Borsellino. Avvertito dalla Ferraro di quanto riferito da De Donno il 28 giugno, il giudice si limit\u00f2 a risponderle: \u00abCi penso io\u00bb. La sera stessa, intervenendo a un dibattito organizzato dalla rivista\u00a0<em>Micromega<\/em>\u00a0presso l\u2019atrio della Biblioteca Comunale di Palermo, Borsellino lanci\u00f2 un grido disperato all\u2019indirizzo della Procura di Caltanissetta, aprendo cos\u00ec il suo\u00a0<a href=\"https:\/\/www.micromega.net\/i-giorni-di-giuda-falcone-e-borsellino\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">discorso<\/a>: \u00abQuesta sera sono venuto soprattutto per ascoltare, perch\u00e9 ritengo che mai, come in questo momento, sia necessario che io ricordi a me stesso e a voi che sono un magistrato. In questo momento, inoltre, oltre che magistrato, io sono testimone. Sono testimone perch\u00e9, avendo vissuto a lungo la mia esperienza di lavoro accanto a Giovanni Falcone \u2013 non voglio dire pi\u00f9 di ogni altro [\u2026] \u2013 e avendo raccolto comunque, come amico di Giovanni Falcone tante sue confidenze, prima di parlare in pubblico delle opinioni, delle convinzioni che mi sono fatto raccogliendo tali confidenze, questi elementi che io porto dentro di me devo per prima cosa<strong>\u00a0assemblarli e riferirli all\u2019autorit\u00e0 giudiziaria<\/strong>, l\u2019unica in grado di valutare quanto queste cose che io so possono essere utili alla ricostruzione dell\u2019evento che ha posto fine alla vita di Giovanni, e che, soprattutto nell\u2019immediatezza di questa tragedia, ha fatto pensare a me, e non soltanto a me, che era finita una parte della mia e della nostra vita\u00bb. Eppure, a Borsellino, la chiamata da Caltanissetta non arriv\u00f2 mai.<\/p>\n<p>Domenica 28 giugno, Borsellino\u00a0<a href=\"https:\/\/www.arezzoweb.it\/2017\/mafia-ando-fui-io-a-dire-a-borsellino-che-era-minacciato-di-morte-384268.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">incontr\u00f2<\/a>\u00a0all\u2019aeroporto di Fiumicino il ministro della Difesa Salvo And\u00f2, che lo prese in disparte per parlare con lui di un\u2019informativa del Ros, inviata alla Procura di Palermo, che li individuava come possibili bersagli di un attentato mafioso. Borsellino ne era per\u00f2 completamente ignaro: il suo Procuratore capo\u00a0<strong>Pietro Giammanco<\/strong>\u00a0non gli aveva riferito alcunch\u00e9. Il giorno seguente, facendo ritorno in Procura, Paolo Borsellino protest\u00f2 veementemente contro Giammanco per non averlo avvertito. Addirittura, sbatt\u00e9 il pugno sul tavolo ferendosi una mano.<\/p>\n<p>Il 1\u00b0 luglio ebbe luogo il primo\u00a0<a href=\"http:\/\/www.referencepost.it\/2019\/07\/01\/linterrogatorio-di-gaspare-mutolo-1-luglio-1992\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">interrogatorio<\/a>\u00a0dell\u2019ex autista di Tot\u00f2 Riina,\u00a0<strong>Gaspare Mutolo<\/strong>, sentito da Paolo Borsellino nella sede della dia a Roma. Mutolo anticip\u00f2 al giudice che le sue rivelazioni sarebbero state sconvolgenti, poich\u00e9 gli avrebbe riferito delle collusioni tra i mafiosi e Bruno Contrada, l\u2019allora numero tre del Sisde, e Domenico Signorino, pm al Maxiprocesso. \u201cComincio a parlare e lui apr\u00ec la sua agenda rossa \u2013 ha ricordato Mutolo -. Non lo so cosa ci scrivesse, ma era grande e piena di appunti. Quel luglio lo vidi tre volte e l\u2019agenda era sempre la prima cosa che metteva sul tavolo insieme alle sigarette e poco altro. Scriveva e fumava\u201c.<\/p>\n<p>Il 15 luglio il giudice\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=968e6f0WFoY\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">rivel\u00f2<\/a>\u00a0a sua moglie Agnese, come da lei stessa raccontato anni dopo ai magistrati, di aver visto \u201cla mafia in diretta\u201d e che qualcuno, quel giorno, gli aveva riferito \u201cche il generale Subranni (capo del Ros, ndr) si \u00e8 \u2018<strong>punciuto<\/strong>\u2018\u201d [La \u201cpunciuta\u201d \u00e8 il nome del rituale di affiliazione a Cosa nostra, Ndr], mostrandosi in tale frangente \u201cturbatissimo\u201d.<\/p>\n<p>Il 16 luglio ebbe luogo l\u2019ultimo interrogatorio di Paolo Borsellino a Gaspare Mutolo, il quale aveva accettato di verbalizzare le accuse a Bruno Contrada e Domenico Signorino il luned\u00ec successivo. I due, per\u00f2, non si sarebbero mai pi\u00f9 rivisti.<\/p>\n<figure id=\"attachment_54620\" class=\"wp-caption aligncenter\" aria-describedby=\"caption-attachment-54620\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-54620 td-animation-stack-type0-2 entered litespeed-loaded\" src=\"https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/strage-via-damelio.jpg\" alt=\"\" width=\"701\" height=\"526\" data-lazyloaded=\"1\" data-src=\"https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/strage-via-damelio.jpg\" data-srcset=\"https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/strage-via-damelio.jpg 512w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/strage-via-damelio-300x225.jpg 300w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/strage-via-damelio-150x113.jpg 150w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/strage-via-damelio-80x60.jpg 80w, https:\/\/cdn.lindipendente.online\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/strage-via-damelio-265x198.jpg 265w\" data-sizes=\"(max-width: 701px) 100vw, 701px\" data-ll-status=\"loaded\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-54620\" class=\"wp-caption-text\"><em><strong>[Immagini successive all\u2019attentato di Via D\u2019Amelio]<\/strong><\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>Il 18 luglio, Paolo fece una passeggiata con la moglie sul lungomare di Carini. Ricostruendo il dialogo, Agnese ha testimoniato che il marito le disse che \u201cnon sarebbe stata la mafia a ucciderlo, della quale non aveva paura, ma sarebbero stati\u00a0<strong>i suoi colleghi e altri a permettere che ci\u00f2 potesse accadere<\/strong>\u201c.\u00a0Il giorno dopo, l\u2019esplosione in via D\u2019Amelio. E, pochi minuti dopo, la sparizione dell\u2019agenda.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lindipendente.online\/2022\/07\/19\/cosa-sappiamo-sullagenda-rossa-di-paolo-borsellino-30-anni-dopo\/\">https:\/\/www.lindipendente.online\/2022\/07\/19\/cosa-sappiamo-sullagenda-rossa-di-paolo-borsellino-30-anni-dopo\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INDIPENDENTE (Stefano Baudino)\u00a0 Il 19 Luglio 1992, alle ore 16.58, un boato scuote Palermo. \u00c8 la seconda volta in 57 giorni: dopo aver eliminato Giovanni Falcone a Capaci con un attentato terribile quanto scenografico, questa volta la mafia scatena la sua violenza contro il giudice Paolo Borsellino, che viene investito dall\u2019esplosione di un\u2019autobomba in Via D\u2019Amelio, quando ha appena suonato al campanello di casa dell\u2019anziana madre. 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