{"id":73585,"date":"2022-07-22T09:00:04","date_gmt":"2022-07-22T07:00:04","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=73585"},"modified":"2022-07-21T16:54:42","modified_gmt":"2022-07-21T14:54:42","slug":"spiegare-lassurdo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=73585","title":{"rendered":"Spiegare l&#8217;assurdo"},"content":{"rendered":"<p><strong>da BADIALE &amp; TRINGALI (Marino Badiale)<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><b>1. L\u2019assurdo<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">In un intervento precedente [1] ho osservato come sia paradossale la situazione dell\u2019umanit\u00e0 contemporanea, posta di fronte al cambiamento climatico, e pi\u00f9 in generale alla devastazione ambientale indotta dalla societ\u00e0 attuale: da una parte si accumulano le conoscenze scientifiche che delineano un quadro di grande pericolo e grande urgenza, mentre le prime avvisaglie della crisi climatica in corso stanno concretamente interferendo con la vita di varie comunit\u00e0 sparse nel pianeta [2]; dall\u2019altra, la societ\u00e0 globalizzata contemporanea non sta in sostanza facendo nulla di essenziale per affrontare la crisi climatica e le altre problematiche ambientali. Dicendo \u201cnulla di essenziale\u201d intendo dire che le iniziative che si tenta di porre in essere, a livello sia degli individui sia delle comunit\u00e0 e delle istituzioni, per quanto lodevoli e necessarie, non appaiono tuttavia sufficienti rispetto alla gravit\u00e0 dei processi in atto. Il problema sta infatti nella struttura fondamentale della nostra organizzazione economico-produttiva, nei rapporti sociali ed economici che la strutturano e che possiamo riassumere come \u201ccapitalismo\u201d. Senza toccare questi dati strutturali non \u00e8 possibile un\u2019azione realmente efficace di contrasto e contenimento della crisi climatica. Ci\u00f2 che colpisce \u00e8 il fatto che l\u2019umanit\u00e0 contemporanea sembra ignorare questa \u201cscomoda verit\u00e0\u201d, e quindi appare nella sostanza indifferente rispetto alla crisi climatica, nonostante le oscillazioni di maggiore o minore interesse che si possono avere negli anni. Questa indifferenza appare con molta evidenza nei ceti dirigenti dell\u2019attuale societ\u00e0 globalizzata, perch\u00e9 ovviamente sono loro ad avere il potere e i mezzi per \u201cfare qualcosa\u201d, ed \u00e8 l\u2019assenza del loro \u201cfare\u201d la principale responsabile della situazione in cui ci troviamo, e del cupo futuro che ci si prepara. Ma una tale indifferenza \u00e8 anche molto evidente nei ceti subalterni, che non si mobilitano per imporre ai gruppi dirigenti azioni efficaci di contrasto alla crisi climatica, eventualmente sostituendoli con altri gruppi. Questa mancanza di azione da parte dei ceti subalterni colpisce in modo particolare, per il banale motivo che saranno loro le prime e pi\u00f9 numerose vittime dei disastri che ci attendono, perch\u00e9 chi sta ai vertici della piramide sociale avr\u00e0 i mezzi per sottrarsi, almeno in un primo tempo, ai danni peggiori.<\/p>\n<p align=\"justify\">Un esempio abbastanza evidente di questa sostanziale indifferenza \u00e8 l\u2019atteggiamento pubblico nei confronti della siccit\u00e0 che colpisce l\u2019Italia nei giorni in cui scrivo questo intervento (estate 2022). Una delle previsioni sulle quali concordano i climatologi \u00e8 infatti proprio quella di un progressivo inaridimento dell\u2019area mediterranea, quindi ovviamente anche dell\u2019Italia. Non \u00e8 certo sorprendente, data la miseria del ceto politico italiano, il fatto che nella sostanza nessuno si sia preoccupato di queste previsioni, negli anni passati, quando esse erano appunto solo previsioni. Ma quest\u2019anno le previsioni sembrano cominciare a trovare conferma nella siccit\u00e0, che colpisce duramente anche zone del Paese (il Nord), normalmente esenti da questo tipo di problemi. La reazione comune, sia dei ceti dirigenti sia delle masse popolari, sembra essere per\u00f2 quella di considerare la situazione descritta come un\u2019emergenza alla quale resistere, aspettando il ristabilirsi di condizioni \u201cnormali\u201d. Nessuno sembra prendere in considerazione il fatto che siamo di fronte a cambiamenti epocali, che le condizioni \u201cnormali\u201d stanno scomparendo, e che appare necessario e urgente attrezzarsi per sopravvivere nella nuova realt\u00e0: per esempio, limitandomi qui ad alcuni suggerimenti circolati nei media, costruendo invasi per raccogliere l\u2019acqua piovana, intervenendo sulla rete idrica che ha molte perdite, costruendo impianti per la desalinizzazione dell\u2019acqua di mare. Il mondo della politica non sembra impegnato a impostare le azioni necessarie, e, soprattutto, non c\u2019\u00e8 una pressione popolare perch\u00e9 tali azioni vengano intraprese. Se pensiamo a cosa significhi l\u2019acqua corrente in ogni casa per la qualit\u00e0 della nostra vita quotidiana, questa sostanziale e diffusa indifferenza appare davvero misteriosa.<\/p>\n<p align=\"justify\">L\u2019evidenza di questo paradosso (stiamo andando verso un collasso sociale mai visto prima, e a nessuno, o quasi, importa) colpisce tutti coloro che si interessano di questi temi, ed \u00e8 naturale che si tenti di formulare una spiegazione per tale stranezza. In questo intervento esaminer\u00f2 alcune di queste spiegazioni, cercando di argomentare la loro insufficienza, e poi esporr\u00f2 alcune considerazioni sul problema in questione.<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>2. Spiegazioni insufficienti<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">Una prima spiegazione, che ho sentito ripetere in vari interventi e discussioni in rete, \u00e8 quella che fa riferimento a una carenza di tecnica comunicativa da parte di scienziati e attivisti. Le persone che cercano di mobilitare l\u2019opinione pubblica su questi temi, secondo l\u2019opinione che sto analizzando, non sarebbero in grado di farlo in maniera appropriata, non riuscendo cos\u00ec ad ottenere l\u2019effetto voluto.<\/p>\n<p align=\"justify\">Si tratta di una spiegazione apparentemente plausibile, che per\u00f2, a mio avviso, ad un esame pi\u00f9 attento si rivela alquanto debole. Si pu\u00f2 infatti osservare che quando vengono formulate queste riserve non viene mai detto chiaramente quali dovrebbero essere le forme corrette di comunicazione: sembrerebbe, per esempio, sconsigliabile lanciare allarmi \u201ccatastrofisti\u201d perch\u00e9 potrebbero scoraggiare il pubblico, ma d\u2019altra parte sembra arduo sperare di convincere il pubblico stesso alle azioni, impegnative e costose, che appaiono necessarie per contrastare la crisi climatica, senza comunicare al tempo stesso l\u2019urgenza e la gravit\u00e0 dei problemi che incombono sulla societ\u00e0 contemporanea. Oppure, per fare un altro esempio, sembrerebbe controproducente produrre discorsi troppo tecnici, che difficilmente vengono correttamente intesi dalla massa del pubblico, ma d\u2019altra parte se si rinuncia al rigore scientifico le parole di un climatologo non di distinguono troppo da quelle di un incompetente negatore della crisi climatica.<\/p>\n<p align=\"justify\">Quello che intendo dire \u00e8 che, in mancanza di indicazioni precise su quale sia la \u201ccorretta comunicazione\u201d, la tesi che stiamo discutendo appare imprecisa e poco utile. Per uscire da tale imprecisione chi agita questo tipo di critica dovrebbe fornire degli esempi reali di una comunicazione efficace, capace di smuovere l\u2019indifferenza delle masse. Non mi pare che qualcosa del genere sia stato finora prodotto.<\/p>\n<p align=\"justify\">D\u2019altra parte, se si prova a ricercare materiale disponibile su questi temi, sembra che si possa sostenere una tesi diametralmente opposta: nel campo della divulgazione sulla crisi climatica esistono ottimi esempi di comunicazione, e, quel che \u00e8 ancora meglio, ne esistono di adatti a tutti i tipi di pubblico. Penso a un divulgatore come Luca Mercalli, assolutamente insuperabile nella capacit\u00e0 di rendere in maniera gradevole e accessibile contenuti scientifici [3], oppure al podcast \u201cBello mondo\u201d, di Elisa Palazzi e Federico Taddia [4], anch\u2019esso del tutto accessibile al largo pubblico. Chi desidera approfondimenti pi\u00f9 tecnici pu\u00f2 trovare in rete una enorme quantit\u00e0 di materiale. In sostanza, chiunque desideri essere informato su questi temi, trova facilmente, in rete o sul mercato editoriale, la comunicazione pi\u00f9 adatta al proprio livello di preparazione.<\/p>\n<p align=\"justify\">Mi sembra che queste considerazioni portino a concludere che sia erronea la spiegazione che interpreta il problema che stiamo indagando come un problema di cattiva comunicazione.<\/p>\n<p align=\"justify\">Un altro tipo di spiegazione proposta fa appello a limitazioni dell\u2019apparato cognitivo umano, dovute alla nostra storia evolutiva. L\u2019idea \u00e8 che noi discendiamo da primati bipedi vissuti per tempi lunghissimi nella savana africana, e siamo di conseguenza \u201ccalibrati\u201d per certi tipi di percezioni e di pensieri, e non per altri. Per fare un esempio, Dalie Jamieson scrive, in riferimento al problema del cambiamento climatico: \u201cl\u2019evoluzione non ci ha fatti per risolvere, e nemmeno per riconoscere, questo tipo di problema: noi abbiamo una forte propensione per rilevare movimenti evidenti di oggetti di medie dimensioni percepibili con la vista; in genere, il cambiamento climatico non si presenta cos\u00ec\u201d [5]. Confesso che un simile argomento, per quanto sostenuto da persone colte e preparate (come lo stesso Jamieson), mi lascia alquanto perplesso, perch\u00e9 sembra stranamente ignorare, pi\u00f9 o meno, l\u2019intera storia delle civilt\u00e0 umane dal neolitico in poi, storia che ha dimostrato che gli esseri umani hanno le capacit\u00e0 cognitive per costruire infinite diversissime elaborazioni simboliche, senza nessun legame diretto con la vita degli australopiteci nella savana o nella foresta: dalla meccanica quantistica all\u2019arte della fuga, dalla Cappella Sistina alla prova ontologica dell\u2019esistenza di Dio, dalla costruzione della grandi cattedrali gotiche ai buchi neri, dalle dimensioni frattali alla teologia negativa dello Pseudo-Dionigi. Gli esseri umani hanno dimostrato di essere perfettamente in grado di immaginare, pensare, creare, scoprire (e si scelga il verbo che si ritiene pi\u00f9 adatto) realt\u00e0 simboliche diversissime fra loro e completamente aliene rispetto a quello che poteva essere il mondo dell\u2019australopiteco o dell\u2019Homo abilis. Perch\u00e9 mai dovrebbero avere ora speciali difficolt\u00e0 a concepire il cambiamento climatico? E infatti il cambiamento climatico \u00e8 concepito e indagato da una comunit\u00e0 numerosa di studiosi che, mi risulta, discendono dagli stessi primati africani da cui discende il resto dell\u2019umanit\u00e0. E se i limiti cognitivi dai quali sarebbe gravata la nostra specie non hanno impedito ai climatologi lo studio scientifico approfondito del cambiamento climatico, perch\u00e9 mai dovrebbero impedire al resto dell\u2019umanit\u00e0 di prendere atto delle elaborazioni scientifiche dei primi?<\/p>\n<p align=\"justify\">In definitiva, anche questa spiegazione appare poco convincente.<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>3. Una risposta semplice<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">Per comprendere la nostra situazione attuale, conviene forse tentare altre vie, rispetto a quelle, poco convincenti, delle quali abbiamo appena discusso. A me sembra infatti che l\u2019essenziale per tale comprensione sia gi\u00e0 stato detto, come spesso accade, molto tempo fa. Penso all\u2019episodio del \u201cgiovane ricco\u201d riportato dai Vangeli sinottici. Al giovane che gli chiede come ottenere \u201cla vita eterna\u201d, Ges\u00f9 risponde di osservare i comandamenti. Il giovane risponde di averlo sempre fatto. Allora, prosegue il Vangelo<\/p>\n<p align=\"justify\"><i>Ges\u00f9 gli rispose: \u201cSe vuoi essere perfetto, va\u2019, vendi quanto hai, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi\u201d. Il giovane, udite queste parole, se ne and\u00f2 via rattristato, perch\u00e9 aveva molti beni.<\/i> [6]<\/p>\n<p align=\"justify\">Il giovane sta confusamente cercando un modo per cambiare la propria vita, che, evidentemente, percepisce come insoddisfacente. Ges\u00f9 gli espone la possibilit\u00e0 di un cambiamento radicale, ma il giovane si ritrae, e se ne va \u201crattristato\u201d. Siamo di fronte ad un incontro mancato fra un bisogno di significato, da parte del giovane, e la proposta che gli fa Ges\u00f9. Come mai le due prospettive non riescono a incontrarsi? \u00c8 forse un errore di comunicazione da parte di Ges\u00f9, che si \u00e8 spiegato male? \u00c8 forse un errore cognitivo del giovane, che non ha capito quello che intendeva dire Ges\u00f9, errore dovuto alle impostazioni cognitive insufficienti che ci vengono dai nostri antenati nella savana africana? Mi sembra si possa dire di no. Mi sembra che il punto non sia davvero l\u2019incomprensione, ma anzi proprio il contrario: il giovane ha capito benissimo quello che Ges\u00f9 gli ha detto, <i>ed \u00e8 perch\u00e9 lo ha capito, che <\/i><i>rinuncia e se ne va<\/i>. Non siamo di fronte a un problema di comprensione o di comunicazione. Siamo di fronte a un problema di scelte.<\/p>\n<p align=\"justify\">A me sembra che la nostra situazione sia del tutto analoga. L\u2019umanit\u00e0 contemporanea, in sostanza, nei confronti della crisi climatica ha capito benissimo qual \u00e8 il problema e quali sono le possibili soluzioni. Ha capito benissimo che tali soluzioni, in un modo o nell\u2019altro, comportano un cambiamento radicale di quella che \u00e8 stata finora l\u2019organizzazione generale della vita. Comportano l\u2019abbandono del consumismo esasperato delle societ\u00e0 occidentali, e della rincorsa a tale modello da parte delle economie emergenti. E come il giovane del Vangelo, l\u2019umanit\u00e0 ha fatto la sua scelta. Vuole la ricchezza e il consumo (sia che ne disponga attualmente, sia che speri di arrivarci in un modo o nell\u2019altro), e quindi continuer\u00e0 nella strada percorsa sinora, anche se essa porta al collasso di natura e societ\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>4. Articolando la risposta<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">La risposta semplice che abbiamo dato nel paragrafo precedente \u00e8 per\u00f2 davvero troppo semplice. Il suo difetto principale sta nel parlare di una \u201cumanit\u00e0\u201d indifferenziata. Nonostante questo, essa a mio avviso contiene un elemento di verit\u00e0 che pu\u00f2 essere sviluppato, correggendo il difetto sopra evidenziato. \u00c8 chiaro che dobbiamo almeno distinguere fra i ceti dominanti dell\u2019attuale societ\u00e0 globalizzata e i ceti subalterni. Ora, per quanto riguarda i ceti dominanti, credo che quanto detto nel paragrafo precedente rappresenti una descrizione essenzialmente corretta. Nella sostanza, i ceti dominanti internazionali hanno deciso che contrastare seriamente la crisi climatica potrebbe mettere in pericolo il loro potere e la loro ricchezza. Ho argomentato estesamente questo punto in alcuni interventi precedenti, ai quali rimando [7]. Mi sembra che gli sviluppi successivi agli interventi appena citati confermino la tesi in essi sostenuta, e ribadita nelle righe precedenti. \u00c8 facile infatti rendersi conto che, con la guerra in Ucraina, il tema del cambiamento climatico \u00e8 passato in secondo piano, nelle agende politiche e nei mezzi di comunicazione. Prima di tale guerra, poteva sembrare che i ceti dominanti si fossero finalmente resi conto della gravit\u00e0 della situazione e stessero assumendo impegni per fronteggiarla. Ma la crisi ucraina ha mostrato con chiarezza estrema che, davanti ad un vero scontro di potere fra gli Stati pi\u00f9 importanti, le tematiche ecologiche vengono dimenticate in un batter di ciglia, tanto che oggi si parla tranquillamente di riaprire alcune centrali a carbone, notoriamente il combustibile peggiore, dal punto di vista delle emissioni di anidride carbonica.<\/p>\n<p align=\"justify\">Certo, i ceti dominanti sanno che in questo modo la societ\u00e0 attuale va incontro a rischi gravissimi, ma in sostanza ritengono, a torto o a ragione, di essere in grado di usare potere e ricchezza per proteggersi dalla crisi climatica. La loro scelta \u00e8 quindi chiara e netta: non rinunciare a nulla del loro potere e dei loro privilegi, anzi usare potere e privilegi per proteggersi dalle nefaste conseguenze della crisi climatica, lasciando che tali conseguenze colpiscano la stragrande maggioranza dell\u2019umanit\u00e0, che non avr\u00e0 a disposizione mezzi per proteggersi. Come il giovane del racconto evangelico, sono stati posti di fronte ad una scelta morale, e hanno scelto. La loro scelta prefigura un orrore inaudito nella storia dell\u2019umanit\u00e0. Chi riuscir\u00e0 a sopravvivere, e a ricostruire faticosamente una qualche forma di civilt\u00e0, guarder\u00e0 agli attuali ceti dominanti con un orrore pari solo alla dimensione della catastrofe che colpir\u00e0 il nostro mondo.<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>5. Solo una rivoluzione ci pu\u00f2 salvare<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">La scelte dei ceti dominanti sono, nell\u2019essenza, abbastanza facili da comprendere e da descrivere. Appare invece pi\u00f9 difficile da decifrare l\u2019atteggiamento dei ceti subalterni. Il resto di questo articolo \u00e8 dedicato a questo problema, rispetto al quale non ho una risposta definitiva. Mi sembra per\u00f2 possibile offrire almeno alcuni elementi di una possibile risposta, alcune tessere del puzzle, per cos\u00ec dire.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00c8 difficile capire la sostanziale passivit\u00e0 dei ceti subalterni perch\u00e9, come si \u00e8 gi\u00e0 detto, si tratta di coloro che maggiormente soffriranno del collasso che si avvicina. Si potrebbe pensare che i ceti subalterni siano preoccupati dal fatto che anche l\u2019abbandono dell\u2019attuale percorso sociale suicida porterebbe disagi e problemi, e fra essi l\u2019abbandono del consumismo tipico dell\u2019attuale societ\u00e0, abbandono che molti vivrebbero come una grave rinuncia. D\u2019altra parte, disagi e rinunce potrebbero trovare un senso nell\u2019accettazione di una organizzazione economica e sociale che, rinunciando al consumismo e alla crescita fine a se stessa, assicuri a tutti una vita dignitosa, tramite la soddisfazione dei bisogni materiali fondamentali, la piena libert\u00e0 di sviluppo della personalit\u00e0, e una significativa diminuzione delle attuali disuguaglianze sociali. Se si considera che l\u2019alternativa \u00e8 il collasso sociale ed ecologico che in ogni caso annienter\u00e0, per la stragrande maggioranza, gli attuali livelli di vita, la strada da percorrere non sembrerebbe negativa.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00c8 anche facile capire cosa sia necessario per abbandonare la traiettoria che ci porta al suicidio sociale: una forte mobilitazione dei ceti popolari, con proteste diffuse, manifestazioni, scioperi e boicottaggi, mobilitazione che porti alla nascita di una o pi\u00f9 forze politiche ben radicate, che a loro volta lottino contro i ceti dominanti per espellerli dal potere, sostituirli e iniziare un radicale cambiamento dell\u2019intera organizzazione economica, nella direzione sopra indicata. In sostanza, utilizzando il titolo di un bel libro di Naomi Klein [8], solo una rivoluzione potr\u00e0 salvarci. Il problema \u00e8 che di una tale rivoluzione non si vede il minimo accenno: le masse popolari accettano passivamente il lento peggioramento delle loro condizioni di vita, e non si vede traccia della mobilitazione che sarebbe necessaria per fronteggiare la vastit\u00e0 e l\u2019urgenza dei pericoli che ci sovrastano.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00c8 possibile capire i motivi alla base di tale passivit\u00e0? Proviamo a indicarne qualcuno.<\/p>\n<p align=\"justify\">Una prima ovvia osservazione \u00e8 che uno degli aspetti fondamentali del dominio dei ceti dominanti \u00e8 l\u2019egemonia sull\u2019informazione e in generale sul discorso pubblico, che significa egemonia ideologica e culturale. Il mondo dell\u2019informazione (giornali e televisioni) \u00e8 rigidamente al servizio dei ceti dominanti ed esclude con cura la possibilit\u00e0 che voci alternative possano acquisire autorevolezza nei mezzi di comunicazione pi\u00f9 importanti. D\u2019altra parte, il mondo del web e dei social network \u00e8 senz\u2019altro meno controllato, ma proprio per questo \u00e8 in larghissima parte un delirio sconclusionato di voci dissonanti, che non permette la discussione razionale necessaria per comprendere la realt\u00e0. Allo stesso effetto di irrazionalit\u00e0 diffusa concorre la crisi della scuola, che ha privato i ceti subalterni di quella minima base di cultura e di capacit\u00e0 critica necessarie all\u2019impegno politico.<\/p>\n<p align=\"justify\">Queste osservazioni mi sembrano sostanzialmente corrette, ma ancora insufficienti. Vanno affiancate da un discorso pi\u00f9 approfondito.<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>6. Il capitalismo intrascendibile<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">A me sembra che un problema di fondo sia la totale incapacit\u00e0 di pensare la propria esistenza al di fuori dell\u2019attuale organizzazione economica e sociale. La stragrande maggioranza dell\u2019umanit\u00e0 (che ci si trovi in alto o in basso nella scala sociale) non riesce a concepire seriamente che si possa organizzare un modo di vivere, alternativo a quello attuale, che sia accettabile, e magari anche migliore, da certi punti di vista. Ci\u00f2 che l\u2019intera umanit\u00e0 sembra aver introiettato \u00e8 l\u2019intrascendibilit\u00e0 della presente organizzazione sociale: essa appare come un dato di natura, del quale \u00e8 assurdo pensare di fare a meno, come non si pu\u00f2 fare a meno dell\u2019aria o dell\u2019acqua. Certo, tutti ormai si avvedono, in maniera pi\u00f9 o meno cosciente, che tale organizzazione sociale crea problemi e anche disastri, ma questi sono appunto visti come disastri naturali, contro i quali \u00e8 inutile protestare, mentre l\u2019unico comportamento ragionevole appare l\u2019adattamento. E magari l\u2019adattamento pu\u00f2 significare compiere azioni lodevoli come installare pannelli fotovoltaici o diminuire il consumo di carne, ma in ogni caso non implica la radicale messa in discussione della logica sociale capitalistica che ci porter\u00e0 al collasso.<\/p>\n<p align=\"justify\">Questa incapacit\u00e0 di pensare la propria vita al di fuori dell\u2019attuale logica sistemica \u00e8 indubbiamente legata all\u2019egemonia culturale dei ceti dominanti, alla quale abbiamo gi\u00e0 accennato. Ma il fatto di accettare senza resistenze questa egemonia mi pare richieda una spiegazione.<\/p>\n<p align=\"justify\">Un primo punto rilevante, a questo proposito, credo sia il constatare una sostanziale fragilit\u00e0 della personalit\u00e0 umana nell\u2019attuale \u201ctardo capitalismo\u201d. L\u2019invasione di ogni sfera sociale da parte della logica capitalistica ha come conseguenza un sempre maggiore conformismo sociale: siamo tutti spinti alla maggiore diversificazione possibile dei gusti e dei consumi (per chi se lo pu\u00f2 permettere, s\u2019intende), ma al di sotto di questa superficie la vita sociale \u00e8 in realt\u00e0 rigidamente incanalata secondo la logica sistemica del profitto, proprio perch\u00e9 tale logica ha invaso ogni ambito sociale. Ci\u00f2 significa che opporsi ad essa richiede dall\u2019individuo una grande forza interiore, perch\u00e9 si tratta di una logica alla quale si soggiace in maniera quasi automatica, incorporata com\u2019\u00e8 nello scorrere quotidiano dell\u2019apparato tecnico su cui si basano le nostre societ\u00e0. Ma proprio questa forza interiore, la forza di opporsi, di dire no alla logica sistemica, sembra essere oggigiorno venuta meno. Moltissimi protestano, per un motivo o per l\u2019altro, ma sono quasi sempre proteste del tutto interne alla logica sistemica: proteste che quasi sempre hanno come scopo (quando ne hanno uno) la richiesta di qualche modificazione legislativa a favore del proprio gruppo di interesse, e magari di qualche finanziamento statale. E poich\u00e9 questi vantaggi possono essere ottenuti solo se il sistema scorre senza inciampi, appare evidente che, nella maggior parte dei casi, le proteste di questo tipo non hanno la capacit\u00e0, e direi nemmeno l\u2019intenzione, di pensare una fuoriuscita dal capitalismo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Se davvero la \u201cpersonalit\u00e0 debole\u201d \u00e8 un aspetto importante dell\u2019attuale incapacit\u00e0 di pensare un\u2019alternativa, \u00e8 probabile d\u2019altra parte che una tale \u201cdebolezza\u201d sia a sua volta un effetto della logica sistemica. Il capitalismo \u00e8 stato descritto correttamente come la realt\u00e0 sociale nella quale \u201ctutto ci\u00f2 che \u00e8 solido si dissolve nell\u2019aria\u201d [9]. Ma la personalit\u00e0 per svilupparsi ha bisogno di basi ferme, di punti di riferimento solidi. Anche per contrapporsi ad essi, e per crescere in questa contrapposizione. Sembra logico dedurre che un sistema sociale che annulla ogni passato e ogni tradizione, che dissolve ogni punto di riferimento, finir\u00e0 col produrre personalit\u00e0 deboli e fondamentalmente insicure. Questa insicurezza di fondo delle persone mi sembra appaia con molta evidenza in una serie di fenomeni sociali oggi assai diffusi, legati in sostanza all\u2019estrema facilit\u00e0 del sentirsi e dichiararsi offesi e feriti, che Guia Soncini ha efficacemente riassunto con l\u2019espressione \u201cera della suscettibilit\u00e0\u201d[10].<\/p>\n<p align=\"justify\">Un secondo punto fondamentale mi sembra quello della distruzione di ogni razionalit\u00e0 nel dibattito pubblico. \u00c8 ormai venuto meno un piano di discussione comune, nel quale sia possibile elaborare e condividere interpretazioni del mondo forti e razionali, che possano costituire la base di un movimento di massa. Nel discorso pubblico si \u00e8 prodotta una contrapposizione netta fra gli specialismi accademici e il linguaggio di massa. I primi conservano, almeno in molti casi, forti elementi di razionalit\u00e0, ma \u00e8 una razionalit\u00e0 che riesce a rimanere tale solo isolandosi dal dibattito pubblico. D\u2019altra parte, il linguaggio di massa appare come un delirio cacofonico, una maionese impazzita di voci discordanti sulla base delle quali \u00e8 impossibile costruire alcunch\u00e9. Questo impazzimento lo si scorge con chiarezza, come si diceva sopra, nella comunicazione virtuale su internet, ma ormai appare evidente anche nei media \u201cmainstream\u201d, che sembrano aver imboccato la strada di un abbassamento continuo del livello intellettuale delle proprie produzioni.<\/p>\n<p align=\"justify\">Gli elementi indicati mi sembrano importanti, e si potrebbe ovviamente continuare con un lungo elenco, diciamo \u201cfenomenologico\u201d, di tutto ci\u00f2 che, nello \u201cspirito del tempo\u201d attuale, appare indicare una decadenza. Ma un tale elenco diventerebbe davvero rilevante solo riuscendo a connettere i diversi fenomeni in una spiegazione complessiva che di tali fenomeni mostri le radici nelle forme di funzionamento attuali della logica autoriproduttiva del capitalismo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Non ho la pretesa di svolgere qui un tale immane compito teorico. Penso sia possibile per\u00f2 fornire alcune indicazioni. Un simile lavoro non potr\u00e0, io credo, prescindere dai concetti elaborati da Massimo Bontempelli in alcuni testi scritti poco prima della sua prematura scomparsa [11]. Si tratta della nozione di \u201csussunzione reale della persona al capitale\u201d, cio\u00e8 della tesi che la logica di espansione senza limiti del modo di produzione capitalistico lo porta ad invadere ogni ambito della societ\u00e0, strappandolo alla sua logica specifica e piegandolo alla logica dell\u2019estrazione di valore. Viene cos\u00ec meno ogni esempio di logica sociale almeno parzialmente autonoma rispetto alla logica capitalistica, che in questo modo arriva a dare forma alla stessa personalit\u00e0 individuale. Il compito teorico da intraprendere sarebbe allora, come detto poc\u2019anzi, quello di connettere questi concetti generali alle manifestazioni empiriche odierne della subalternit\u00e0 diffusa alla logica sistemica. Si tratta purtroppo di un compito ancora largamente inevaso, e possiamo solo sperare che giovani forze intellettuali abbiano la voglia e la capacit\u00e0 di dedicarsi ad esso.<\/p>\n<p align=\"justify\">In mancanza di tale sistemazione teorica, l\u2019argomentazione che ho qui proposto resta incompleta. Mi sembra per\u00f2 che, scontando tale incompletezza, essa permetta comunque di capire alcuni aspetti fondamentali della nostra attuale situazione, una situazione in cui i ceti subalterni appaiono privi di ogni autonomia intellettuale e morale rispetto ai ceti dominanti. \u00c8 questa sudditanza che rende i ceti subalterni realmente tali, e che produce le assurdit\u00e0 che abbiamo sopra descritte. Tale situazione potrebbe ovviamente cambiare, ma, se sono corrette le considerazioni sopra svolte, un tale cambiamento richiederebbe un rovesciamento totale delle forme di coscienza odierne. Non \u00e8 qualcosa di impossibile: dalla condizione di cacciatori-raccoglitori a quella attuale, grandi mutamenti culturali e antropologici non sono mancati, nella storia della nostra specie. Ma \u00e8 assai difficile che un simile radicale mutamento avvenga nel breve tempo rimasto prima che la traiettoria mortifera che ci trascina diventi irreversibile. Sembra dunque inevitabile concludere che l\u2019attuale civilt\u00e0 proseguir\u00e0 nella sua corsa folle fino all\u2019autodistruzione, oltre la quale i sopravvissuti ricostruiranno forme di civilt\u00e0 oggi imprevedibili.<\/p>\n<p align=\"justify\">(Genova, estate 2022)<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>Note<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">[1] <a href=\"http:\/\/www.badiale-tringali.it\/2020\/10\/il-muro.html\">http:\/\/www.badiale-tringali.it\/2020\/10\/il-muro.html<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">[2] Si vedano i seguenti utili resoconti di tipo giornalistico: S.Liberti, <i>Terra bruciata, <\/i>Rizzoli 2020; F.Deotto, <i>L\u2019altro mondo, <\/i>Bompiani 2021; R.Mezzalama, <i>Il clima che cambia l\u2019Italia, <\/i>Einaudi 2021; M.G.Mian, <i>Artico, <\/i>Neri Pozza 2018.<\/p>\n<p align=\"justify\">[3] \u00c8 sufficiente cercare su youtube alcune delle conferenze di Mercalli, per rendersi conto che difficilmente questi temi possono essere comunicati meglio di cos\u00ec. D\u2019altra parte Mercalli \u00e8 anche bravissimo a scrivere libri divulgativi: L.Mercalli, <i>Prepariamoci, <\/i>Chiarelettere 2011; L.Mercalli, <i>Il clima che cambia, <\/i>Rizzoli 2019; L.Mercalli, <i>Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 tempo, <\/i>Einaudi 2018; L.Mercalli, <i>La Terra sfregiata, <\/i>Edizioni Gruppo Abele 2020; L.Mercalli, <i>Salire in montagna, <\/i>Einaudi 2020.<\/p>\n<p align=\"justify\">[4] <a href=\"https:\/\/open.spotify.com\/show\/71W3wVj56B3b7XH55SlhTR\">https:\/\/open.spotify.com\/show\/71W3wVj56B3b7XH55SlhTR<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">[5] D.Jamieson,<i> Il tramonto della ragione<\/i>, Treccani 2022, pag.192 (faccio riferimento all\u2019edizione digitale, non so se la numerazione delle pagine sia la stessa dell\u2019edizione cartacea).<\/p>\n<p align=\"justify\">[6] Matteo 19, 16-26. Come si \u00e8 detto, l\u2019episodio \u00e8 riportato negli altri sinottici: Luca 18, 18-27, Marco 10, 17-27, ma solo Matteo qualifica l\u2019interlocutore di Ges\u00f9 come \u201cgiovane\u201d. Poich\u00e9 questa qualificazione \u00e8 diventata tradizionale, riporto l\u2019episodio nella versione di Matteo. Cito dalla Bibbia nella versione delle Edizioni Paoline, 1979.<\/p>\n<p align=\"justify\">[7] <a href=\"http:\/\/www.badiale-tringali.it\/2021\/03\/fine-partita.html\">http:\/\/www.badiale-tringali.it\/2021\/03\/fine-partita.html<\/a>,<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"http:\/\/www.badiale-tringali.it\/search?q=fine+partita\">http:\/\/www.badiale-tringali.it\/search?q=fine+partita<\/a>,<\/p>\n<p align=\"justify\">[8] Naomi Klein, <i>Una rivoluzione ci salver\u00e0<\/i>, Rizzoli 2015. Anche il titolo originale inglese, <i>This changes everything<\/i>, \u00e8 ben scelto.<\/p>\n<p align=\"justify\">[9] M.Berman, <i>Tutto ci\u00f2 che \u00e8 solido si dissolve nell\u2019aria,<\/i> Il Mulino 2012.<\/p>\n<p align=\"justify\">[10] G.Soncini, <i>L\u2019era della suscettibilit\u00e0<\/i>, Marsilio 2021. La tematica del libro \u00e8 ben descritta nella pagina di presentazione sul sito della casa editrice<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"https:\/\/www.marsilioeditori.it\/libri\/scheda-libro\/2970987\/l-era-della-suscettibilit\">https:\/\/www.marsilioeditori.it\/libri\/scheda-libro\/2970987\/l-era-della-suscettibilit<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">[11] Si veda il saggio \u201cCapitalismo, sussunzione, nuove forme della personalit\u00e0\u201d:<\/p>\n<p align=\"justify\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/marxismo\/1503-massimo-bontempelli-capitalismosussunzione-<\/p>\n<p align=\"justify\">nuove-forme-della-personalita.html<\/p>\n<p align=\"justify\">e inoltre i testi raccolti in M.Bontempelli, <i>Un pensiero presente<\/i>, Indipendenza-Editore<\/p>\n<p align=\"justify\">Francesco Labonia 2014, in particolare \u201cCapitalismo e personalit\u00e0 antropologiche\u201d,<\/p>\n<p align=\"justify\">pagg.49-62.<\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\"><strong>FONTE: <a href=\"http:\/\/www.badiale-tringali.it\/2022\/07\/spiegare-lassurdo.html\">http:\/\/www.badiale-tringali.it\/2022\/07\/spiegare-lassurdo.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da BADIALE &amp; TRINGALI (Marino Badiale) 1. L\u2019assurdo In un intervento precedente [1] ho osservato come sia paradossale la situazione dell\u2019umanit\u00e0 contemporanea, posta di fronte al cambiamento climatico, e pi\u00f9 in generale alla devastazione ambientale indotta dalla societ\u00e0 attuale: da una parte si accumulano le conoscenze scientifiche che delineano un quadro di grande pericolo e grande urgenza, mentre le prime avvisaglie della crisi climatica in corso stanno concretamente interferendo con la vita di varie comunit\u00e0&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":107,"featured_media":62285,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Badiale-Tringali.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-j8R","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/73585"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/107"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=73585"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/73585\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":73587,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/73585\/revisions\/73587"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/62285"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=73585"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=73585"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=73585"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}