{"id":73650,"date":"2022-07-29T09:30:11","date_gmt":"2022-07-29T07:30:11","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=73650"},"modified":"2022-07-26T11:30:07","modified_gmt":"2022-07-26T09:30:07","slug":"liberare-linsegnamento-dallapprendimento-riflessioni-politiche-e-pedagogiche-intorno-a-un-libro-importante","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=73650","title":{"rendered":"\u00abLIBERARE L\u2019INSEGNAMENTO DALL\u2019APPRENDIMENTO\u00bb. RIFLESSIONI POLITICHE E PEDAGOGICHE INTORNO A UN LIBRO IMPORTANTE"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LE PAROLE E LE COSE ( Daniele Lo Vetere)<\/strong><\/p>\n<div class=\"post-thumbnail\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full size-full wp-post-image\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/Sovraccarico-3.jpeg?fit=1446%2C500&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"1446\" height=\"500\" data-attachment-id=\"44781\" data-permalink=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?attachment_id=44781\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/Sovraccarico-3.jpeg?fit=1446%2C500&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1446,500\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"Sovraccarico-3\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/Sovraccarico-3.jpeg?fit=300%2C104&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/Sovraccarico-3.jpeg?fit=525%2C181&amp;ssl=1\" \/><\/div>\n<div class=\"content-wrap\">\n<div class=\"entry-content\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gert J. J. Biesta \u00e8 un importante filosofo dell\u2019educazione, prima d\u2019oggi mai tradotto nel nostro paese.<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=44778#_edn1\" name=\"_ednref1\">[i]<\/a>\u00a0La pubblicazione di\u00a0<em>Riscoprire l\u2019insegnamento<\/em>\u00a0(Raffaello Cortina Editore, 2022, pp. 153), per la cura di Francesco Cappa e Paolo Landri, mette a disposizione dei lettori italiani un pensiero pedagogico di grande interesse e sicura attualit\u00e0, che merita ben pi\u00f9 di una semplice recensione: direi l\u2019avvio di una riflessione collettiva. \u00c8 Biesta stesso che ci invita a una ricezione operosa: \u00abQuelle esposte in questo libro non sono solo idee\u00a0<em>su cui<\/em>\u00a0riflettere [\u2026] ma forse, prima di tutto, idee\u00a0<em>con cui<\/em>\u00a0pensare\u00bb (pp. 4-5, corsivi originali). L\u2019obiettivo del filosofo \u00e8 rivalutare l\u2019insegnamento e gli insegnanti, per una decisa correzione di quella che chiama \u00ab<em>learnification<\/em>\u00a0dell\u2019istruzione\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La \u00ab<em>learnification<\/em>\u00a0dell\u2019istruzione\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>La critica di Biesta alla\u00a0<em>learnification<\/em>\u00a0\u00e8 condotta ad un livello di rigorosa pertinenza pedagogica e didattica, ma \u00e8 ricca di implicazioni politiche.<\/p>\n<p>Nella letteratura scientifica \u00abla diade\u00a0<em>teaching and learning<\/em>\u00a0\u00e8 cos\u00ec onnipresente che spesso sembra essere condensata in un\u2019unica parola \u2013\u00a0<em>teachingandlearning<\/em>\u00bb. Biesta suggerisce che si possa sviluppare un discorso sull\u2019educazione nel quale quella diade venga spezzata. Come nella vita si danno moltissimi casi di apprendimento senza bisogno di insegnamento, cos\u00ec l\u2019insegnamento potrebbe essere un\u2019attivit\u00e0 (relativamente) indipendente dall\u2019apprendimento: \u00abl\u2019insegnamento non deve necessariamente mirare all\u2019apprendimento\u00bb (p. 33). Se quest\u2019idea appare paradossale, ci\u00f2 dipende proprio dal fatto che la \u00absvolta verso l\u2019apprendimento a scapito dell\u2019<em>educazione<\/em>\u00bb \u00e8 ormai diventata senso comune.<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=44778#_edn2\" name=\"_ednref2\">[ii]<\/a><\/p>\n<p>La politica globale dell\u2019istruzione (Banca mondiale, Ocse-Pisa, Unione europea, Ofsted, Invalsi, \u2026) cammina ormai su due sole gambe \u2013 dati e\u00a0<em>governance\u00a0<\/em>\u2013 e ha un solo obiettivo: migliorare i risultati di\u00a0<em>apprendimento<\/em>\u00a0degli studenti, intervenendo sulla\u00a0<em>qualit\u00e0<\/em>\u00a0dei sistemi scolastici. Naturalmente bisogna imparare per non correre il rischio di uno scarso rendimento del capitale umano nelle sfide della globalizzazione. Questa implicazione politica critica non \u00e8 in primo piano in\u00a0<em>Riscoprire l\u2019insegnamento<\/em>, ma \u00e8 stata affrontata esplicitamente altrove da Biesta.<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=44778#_edn3\" name=\"_ednref3\">[iii]<\/a>\u00a0In effetti il paradigma dell\u2019apprendimento \u00e8 ormai tanto generalizzato da essere applicabile non solo agli individui, ma anche alle societ\u00e0 e ai sistemi complessi.<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=44778#_edn4\" name=\"_ednref4\">[iv]<\/a>\u00a0Osserva Biesta che<\/p>\n<p>i problemi politici \u2013 le questioni relative all\u2019economia, all\u2019occupazione e alla coesione sociale, per esempio \u2013 sono trasformati in problematiche di apprendimento e agli individui \u00e8 assegnato il compito di risolverle attraverso l\u2019apprendimento (spesso a proprie spese). (p. 43)<\/p>\n<p>Non si tratta affatto di una pacifica forma di amministrazione del reale, perch\u00e9 noi tutti veniamo costruiti e costituiti in quanto\u00a0<em>soggetti che apprendono<\/em>: \u00abtalune forze politiche ci stanno \u201cposizionando\u201d in quanto discenti\u00bb (p. 44). Siamo tutti\u00a0<em>learners<\/em>\u00a0e\u00a0<em>lifelong learners<\/em>, cognitivamente adattabili a una realt\u00e0 sociale e a un mercato del lavoro instabili e flessibili: compito dei sistemi educativi \u00e8\u00a0<em>produrci<\/em>\u00a0come soggetti adeguati a questo modello.<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=44778#_edn5\" name=\"_ednref5\">[v]<\/a><\/p>\n<p>Non che nelle<em>\u00a0policies\u00a0<\/em>globali dell\u2019educazione l\u2019insegnante sia messo da parte: anzi, \u00e8 un fiorire di dichiarazioni e documenti che ne affermano la fondamentale importanza. Ma il problema \u00e8 di squisito ordine categoriale: l\u2019insegnante non solo \u00e8 ridotto a \u00abvariabile dell\u2019analisi dei dati sulla produzione educativa\u00bb (p. 3), ma \u00e8 appunto considerato\u00a0<em>strumento<\/em>\u00a0di una tecnologia educativa monodimensionalmente costruita per \u00abla [\u2026] \u201cproduzione\u201d di \u201crisultati di apprendimento\u201d\u00bb (p. 34). Naturalmente Biesta non nega che l\u2019insegnante debba anche\u00a0<em>preparare<\/em>\u00a0lo studente e\u00a0<em>socializzarlo<\/em>\u00a0alle esigenze della societ\u00e0 attuale. Ma il linguaggio dell\u2019apprendimento \u00abopera come un\u2019ideologia\u00bb<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=44778#_edn6\" name=\"_ednref6\">[vi]<\/a>, rendendo visibili soltanto alcune dimensioni dell\u2019educazione e nascondendone altre: la qualit\u00e0 dei sistemi di istruzione e i risultati degli apprendimenti sono intesi esclusivamente in termini di\u00a0<em>efficacia\u00a0<\/em>(magari\u00a0<em>evidence-based<\/em>), lasciando sullo sfondo la questione centrale degli\u00a0<em>scopi<\/em>\u00a0dell\u2019educazione. Ma quest\u2019ultima non \u00e8 un \u00absistema tecnologico\u00bb, i cui mezzi siano indipendenti rispetto ai fini o solo strumentalmente legati ad essi: ci sono giudizi di valore da formulare, questioni etiche da affrontare. L\u2019educazione \u00e8, aristotelicamente, una\u00a0<em>pr\u00e2xis<\/em>, che chiama in causa un sapere pratico e contestuale (<em>phronesis<\/em>), che spetta ai docenti esercitare.<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=44778#_edn7\" name=\"_ednref7\">[vii]<\/a><\/p>\n<p><strong>Soggettivit\u00e0 e relazione con il mondo<\/strong><\/p>\n<p>Se dal punto di vista politico la\u00a0<em>learnification<\/em>\u00a0\u00e8 l\u2019effetto di una precisa agenda internazionale, dal punto di vista pedagogico essa deriva in gran parte dal fatto che il costruttivismo sia diventato una\u00a0<em>koin\u00e9<\/em>\u00a0teorica indiscussa, che interpreta la relazione tra soggetto e mondo nei termini di una \u00abrelazione tecnologica\u00bb: \u00abprima presumo di esserci e solo\u00a0<em>in seguito<\/em>\u00a0inizio a dare senso al mondo in cui sono\u00bb (p. 47, corsivo originale). Ma cos\u00ec \u00abil mondo appare come un oggetto della nostra creazione di senso, della nostra comprensione e della nostra interpretazione\u00bb (p. 63).<\/p>\n<p>In prima battuta il pensiero di Biesta \u00e8 radicato nel pragmatismo deweyano: i significati sono intersoggettivi, hanno carattere sociale e sono co-costruiti dall\u2019interazione tra gli individui (nel caso specifico della relazione educativa, dall\u2019interazione tra insegnante e studente). Tuttavia gli apporti teorici dell\u2019ermeneutica, di Derrida, del post-strutturalismo, della filosofia di L\u00e9vinas (in\u00a0<em>Riscoprire l\u2019insegnamento<\/em>\u00a0soprattutto, e decisivamente, quest\u2019ultima) portano lo studioso a criticare l\u2019eccesso di egocentrismo e intellettualismo delle attuali teorie dell\u2019apprendimento.<\/p>\n<p>Se la \u00abnatura non causale dell\u2019interazione educativa\u00bb<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=44778#_edn8\" name=\"_ednref8\">[viii]<\/a>\u00a0\u00e8 ormai assodata dal punto di vista degli effetti dell\u2019insegnamento sull\u2019apprendimento, per cui \u00e8 noto che non basta \u201cesporre\u201d lo studente all\u2019insegnamento perch\u00e9 ci sia apprendimento (\u00abtesi standard\u00bb), non \u00e8 stata prestata sufficiente attenzione al fatto che lo stesso tipo di riduzionismo nei rapporti di causa-effetto sia all\u2019opera nelle teorie costruttiviste centrate sullo studente. Anch\u2019esse infatti finiscono per occultare il \u00abgap\u00bb tra insegnamento e apprendimento,<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=44778#_edn9\" name=\"_ednref9\">[ix]<\/a>\u00a0cio\u00e8 il fatto che quella tra docente e studente \u00e8 una relazione dal carattere aperto, perch\u00e9 soggetta a transazioni interpretative e a un imprevedibile gioco performativo.<\/p>\n<p>L\u2019educazione non avviene al polo della relazione occupato dall\u2019insegnante (in una visione semplificata dell\u2019educazione come comunicazione di messaggi o trasmissione di contenuti), ma nemmeno al polo della relazione occupato dallo studente, con il \u201c<em>teachingandlearning<\/em>\u201d ridotto all\u2019approntamento da parte dell\u2019insegnante di \u201cambienti\u201d e \u201coccasioni\u201d di apprendimento personalizzato in cui lo studente imparer\u00e0 senza fatica. In entrambi i casi ci troviamo di fronte a una concezione monologica dell\u2019educazione e a una visione obiettivante del rapporto tra soggetto e mondo: un soggetto che solipsisticamente si limita a imprimere sul mondo esterno il proprio senso.<\/p>\n<p>Al contrario, l\u2019educazione ha il carattere dell\u2019<em>evento<\/em>: \u201cavviene\u201d nello spazio (a suo modo vuoto e impredicabile)\u00a0<em>tra<\/em>\u00a0l\u2019insegnante e lo studente, nessuno dei quali pu\u00f2 essere ridotto a oggetto a disposizione dell\u2019altro. Abbiamo quindi la relazione tra due soggetti che non sono interamente in possesso della propria soggettivit\u00e0 e dei significati che producono: quella e questi sono situati sempre in un \u201caltrove\u201d che eccede l\u2019identit\u00e0 di ciascuno. Per questo la soggettivit\u00e0 altrui \u00e8 irraggiungibile in forma immediata; per questo le spiegazioni lineari e causalistiche dell\u2019interazione tra insegnante e studente, studente e insegnante, e pi\u00f9 in generale tra soggetto e mondo, sono riduzionistiche.<\/p>\n<p>La filosofia come etica dell\u2019incontro con il volto dell\u2019Altro di L\u00e9vinas serve a Biesta per proporre un\u2019interpretazione della relazione educativa come rapporto di apertura e di \u201cpericolosa\u201d esposizione all\u2019imprevedibile \u201cvenuta\u201d di qualcosa (qualcuno) che \u00e8 al di l\u00e0 del mio controllo, che preesiste alla mia soggettivit\u00e0 e che ha senso indipendentemente da quello che pretendo di attribuirgli: \u00abIl rapporto tra s\u00e9 e mondo [\u2026] viene \u201cprima\u201d del s\u00e9 e il s\u00e9 emerge proprio da questo \u201cincontro\u201d\u00bb (p. 48). L\u2019elemento pedagogicamente decisivo in questa confutazione del costruttivismo sta nel fatto che qui in gioco non \u00e8 soltanto un problema gnoseologico di come il soggetto apprenda conoscenze o sviluppi competenze, ma un problema etico e ontologico: la definizione di noi stessi in quanto soggetti. Il processo di\u00a0<em>soggettivazione<\/em>\u00a0\u2013 il terzo scopo dell\u2019educazione accanto alla preparazione e alla socializzazione \u2013 \u00e8 fondato su un rapporto costitutivo con qualcosa che ci trascende, \u00e8 un rapporto intriso di alterit\u00e0 (p. 18 sgg.): \u00abla nostra esistenza adulta [\u2026]\u00a0<em>non<\/em>\u00a0\u00e8 una questione di sovranit\u00e0, e\u00a0<em>non ha a che fare<\/em>\u00a0con la nostra libert\u00e0 di significare\u00bb (p. 13).<\/p>\n<p><strong>L\u2019insegnamento come \u00abinterruzione dell\u2019immanenza\u00bb del soggetto<\/strong><\/p>\n<p>Ci\u00f2 che il discorso sull\u2019apprendimento manca, perci\u00f2, non \u00e8 un dettaglio: \u00e8 la radice stessa dell\u2019educazione moderna, il divenire soggetti adulti e autonomi. E ci\u00f2 capita pur predicando l\u2019assoluta \u201ccentralit\u00e0\u201d dello studente, anzi proprio perch\u00e9 la si predica in mondo unilaterale e schiacciato su un piano di \u201csemplice presenza\u201d del soggetto nel mondo.<\/p>\n<p>Due sono le conseguenze principali di questa rimozione: la prima \u00e8 che l\u2019insistenza sull\u2019apprendimento individuale, sulla capacit\u00e0 di rispondere a \u201ccompiti\u201d che la realt\u00e0 sociale ci mette innanzi, scade in una concezione\u00a0<em>adattiva<\/em>\u00a0dell\u2019educazione; il discente \u00abrimane un oggetto rispetto all\u2019ambiente a cui sta cercando di adattarsi. [\u2026] \u00c8 quindi \u201cpreso\u201d, in quanto \u201coggetto\u201d, da ci\u00f2 a cui si sta adeguando\u00bb (p. 75).<\/p>\n<p>La seconda \u00e8 il grave fraintendimento di che cosa significhino autonomia e libert\u00e0. Se si concepisce il rapporto con il mondo e con gli altri nei termini \u201ctecnologici\u201d di un\u2019azione che dal soggetto va verso l\u2019esterno, la resistenza che quest\u2019ultimo ci oppone pu\u00f2 essere superata solo in due modi: in una relazione di dominio sull\u2019oggetto, che corre il rischio di distruggere il mondo e di ridurre gli altri a proprio strumento (ma anche di avere costi psichici personali superiori ai benefici: pensiamo alla competitivit\u00e0 prodotta dal perseguimento della \u201cqualit\u00e0\u201d e dell\u2019\u201cefficienza\u201d), oppure rifiutando il contatto con il mondo, in una regressione nella propria comfort zone a scopo di autotutela. Al contrario, per Biesta questa resistenza non va n\u00e9 vinta n\u00e9 elusa; bisogna semmai entrare in dialogo o risonanza con essa, accettando la sfida di maturazione che ci lancia, lasciandola essere nella sua alterit\u00e0 mai pienamente dominabile:<\/p>\n<p>suscitare il desiderio di voler vivere la propria vita da soggetto significa, da un lato, che dovremmo aiutare i pi\u00f9 giovani a non eccedere nell\u2019ambizione di voler essere nel mondo e, dall\u2019altro, che dovremmo aiutarli a non scoraggiarsi troppo velocemente quando il mondo presenter\u00e0 loro le prime frustrazioni. (p. 108)<\/p>\n<p>La nostra epoca \u00e8 ossessionata dalla questione dell\u2019identit\u00e0 e dimentica quella della soggettivit\u00e0: la prima intende l\u2019autonomia personale come esclusione dell\u2019\u201cinterferenza\u201d degli altri sulla nostra \u00ablibert\u00e0 come sovranit\u00e0\u00bb (Arendt: cit. p. 9), la seconda implica la relazione con gli altri nella definizione di se stessi; la prima \u00e8 ossessionata dalla propria unicit\u00e0 nei termini di ci\u00f2 che la differenzia da chi la circonda, la seconda intende l\u2019unicit\u00e0 come propria insostituibilit\u00e0, come compito di responsabilit\u00e0 nell\u2019esistenza cui solo e soltanto noi possiamo rispondere, anche se agendo ci facciamo carico di qualcosa che \u00e8 in parte al di l\u00e0 del nostro controllo:<\/p>\n<p>\u201cl\u2019impossibilit\u00e0 [per l\u2019uomo] di rimanere unico padrone di ci\u00f2 che fa\u201d [Hannah Arendt] \u00e8 la condizione stessa \u2013 l\u2019unica condizione \u2013 perch\u00e9 i nostri inizi possano divenire reali, cio\u00e8 possano venire al mondo (p. 19).<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 la funzione dell\u2019insegnamento, opacizzata dal discorso corrente, va riscoperta, con la precisazione che Biesta ci invita a pensare all\u2019insegnante non come a una professione, ma come una possibilit\u00e0 esistenziale (esercitabile dunque ben oltre lo spazio della scuola). Se la libert\u00e0 umana non consiste nell\u2019affermazione egologica del s\u00e9, ma nell\u2019esposizione all\u2019aperto e all\u2019alterit\u00e0, c\u2019\u00e8 apprendimento solo quando si introduce un elemento incommensurabile in uno stato di cose esistente: e questa \u00abinterruzione della mia immanenza, un\u2019interruzione o rottura del mio essere-con-me, della mia coscienza\u00bb (p. 76) \u00e8 precisamente la funzione dell\u2019insegnante. L\u2019insegnamento \u00e8 \u00abun \u201cappello\u201d che proviene dall\u2019esterno [\u2026] un appello che ci trascende\u00bb (p. 10) e il suo scopo non \u00e8 assecondare ci\u00f2 che lo studente gi\u00e0 \u00e8 e sa, ma neppure svilupparne le potenzialit\u00e0 o scoprirne i talenti, bens\u00ec aprire prospettive impensate e un rapporto nuovo con il sapere e il mondo. L\u2019insegnamento \u00e8 \u00abun\u2019attivit\u00e0 di interferenza nella sovranit\u00e0 dello studente\u00bb (p. 133), \u00e8 l\u2019azione di un Altro che interrompe i desideri del soggetto:<\/p>\n<p>la nostra soggettivit\u00e0 [\u2026] \u00e8 prima di tutto da ricercare nella nostra \u201ccapacit\u00e0\u201d di essere indirizzati, interpellati e di ricevere insegnamenti. Per dirlo con una formula: l\u2019essere umano non \u00e8 un animale che pu\u00f2 imparare, ma un essere a cui \u00e8 possibile insegnare e che pu\u00f2 ricevere insegnamenti. (p. 11)<\/p>\n<p>Questo \u00e8 tanto pi\u00f9 importante, quanto pi\u00f9 la nostra \u00absociet\u00e0 degli impulsi\u00bb (Paul Roberts) sembra essere in grado di concepire e praticare soltanto una \u00ablibert\u00e0 neoliberale, ovvero [una] libert\u00e0 come pura scelta\u00bb (p. 11).<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=44778#_edn10\" name=\"_ednref10\">[x]<\/a>\u00a0Tra la possibilit\u00e0 autoritaria di negare i desideri dello studente e quella neoliberale di limitarsi ad assecondarli, esiste la possibilit\u00e0 di creare uno spazio \u201cinterrotto\u201d o sospeso, in cui il soggetto abbia tempo e modo di riflettere sulla\u00a0<em>desiderabilit\u00e0<\/em>\u00a0dei propri desideri.<\/p>\n<p><strong>Da Biesta a noi<\/strong><\/p>\n<p>Nonostante l\u2019assoluta pacatezza e misura intellettuale di Gert Biesta,\u00a0<em>Riscoprire l\u2019insegnamento<\/em>\u00a0pu\u00f2 essere senza alcun dubbio considerato un libro di critica dell\u2019ideologia. Per concludere, provo a indicare su quali aspetti del dibattito scolastico le sue idee costringano a ripensare in profondit\u00e0 molte assunzioni di senso comune e molte parole d\u2019ordine di politiche \u201criformatrici\u201d.<\/p>\n<p>1)\u00a0<u>Progresso vs tradizione<\/u>. L\u2019equivoco politico e pedagogico per cui l\u2019insegnante \u201cfacilitatore\u201d sarebbe\u00a0<em>tout court<\/em>\u00a0progressista, perch\u00e9 rispettoso dell\u2019autonomia dello studente, ha fatto s\u00ec che la difesa dell\u2019insegnamento sia diventata automaticamente \u201cconservatrice\u201d, un \u00abfattore di impedimento rispetto al [\u2026] raggiungimento\u00bb della libert\u00e0 dello studente (p. 126). Difendendo l\u2019insegnamento, Biesta afferma di voler fornire \u00abargomenti progressisti per un\u2019idea conservatrice\u00bb (p. 4):<\/p>\n<p>l\u2019insegnamento non \u00e8 necessariamente un elemento conservatore n\u00e9 consiste in una mera limitazione della libert\u00e0 del bambino o dello studente, proprio come la \u201clibert\u00e0 di apprendere\u201d (Rogers) non \u00e8 di per s\u00e9, o necessariamente, un valore liberatorio e progressista. (p. 4).<\/p>\n<p>Non si tratta di riportare il pendolo della storia dalla parte dell\u2019autorit\u00e0 dell\u2019insegnante, ma di intendere correttamente in che cosa consista la sua funzione e che cosa significhi libert\u00e0 dello studente: ogni affermazione di progressismo o accusa di conservatorismo che si collochi al di sotto di questa discussione teorica \u00e8 mistificazione intellettuale e politica, consapevole o inconsapevole che sia.<\/p>\n<p>2)\u00a0<u>Controllo vs libert\u00e0<\/u>. Dove il discorso egemone parla di libert\u00e0, spesso si nasconde la presenza del controllo. Sotto controllo \u00e8 il sistema dell\u2019istruzione, di cui occorre regolare\u00a0<em>input<\/em>\u00a0e\u00a0<em>output<\/em>; sotto controllo \u00e8 il docente, fattore nell\u2019equazione dell\u2019apprendimento e implementatore di illuminate politiche educative; sotto controllo \u00e8 l\u2019apprendimento dello studente, che dev\u2019essere di qualit\u00e0 certificata; sotto controllo \u00e8 l\u2019azione dei soggetti nel mondo, azione da cui non possiamo aspettarci nulla di imprevedibile.<\/p>\n<p>Questo avviene certo anche per la pi\u00f9 classica volont\u00e0 di dominio, camuffata sotto le suadenti vesti della propaganda. Ma la burocratizzazione \u00e8 un fattore congenito dei processi di modernizzazione; inoltre non va dimenticato che la governamentalit\u00e0 neoliberale governa non contro ma precisamente\u00a0<em>per mezzo<\/em>\u00a0della nostra libert\u00e0. Da questo punto di vista, decostruire il mito della societ\u00e0 dell\u2019apprendimento e riscoprire l\u2019insegnamento \u00e8 anche un contributo alla diagnosi e critica del presente.<\/p>\n<p>3)\u00a0<u>Autonomia vs eteronomia<\/u>. L\u2019atto educativo \u00e8 fondato su una contraddizione originaria, dal momento che si d\u00e0 per scopo quello di rendere autonomo un soggetto attraverso l\u2019intervento eteronomo di un altro (oppure, detto in termini appena diversi, si propone di rendere eguali a partire da una relazione di diseguaglianza): \u00e8 la \u00abcontraddizione educatore-educando\u00bb (p. 90). Questa contraddizione, lungi dall\u2019essere solo pedagogica, \u00e8 squisitamente politica e sta al cuore della modernit\u00e0, almeno dal\u00a0<em>sapere aude<\/em>\u00a0kantiano. Biesta affronta il problema in un capitolo estremamente interessante in cui contesta le interpretazioni costruttiviste de\u00a0<em>Il maestro ignorante<\/em>\u00a0di Jacques Ranci\u00e8re, secondo le quali il filosofo francese sosterrebbe che solo la liquidazione dei maestri garantisca effettiva autonomia ed eguaglianza. Ma per sdipanare i fili di questa questione servirebbe un altro intervento. Qui possiamo almeno dire che tali interpretazioni mostrano come il problema dell\u2019emancipazione del soggetto sia affrontato in modo spesso superficiale, sulla base di una semplicistica opposizione tra libert\u00e0 e autorit\u00e0 e di un rapporto di infantile rimozione della presenza del potere nelle relazioni umane. Tutto questo non fa che rafforzare la concezione della libert\u00e0 in senso neoliberale, concezione entro la quale dovremmo invece imparare a operare pi\u00f9 sottili distinzioni. Per dirla con Jean-Claude Mich\u00e9a, dovremmo \u00abnon confondere pi\u00f9 i progressi dell\u2019autonomia individuale con quelli dell\u2019atomizzazione dell\u2019individuo, o l\u2019effettiva liberazione dei costumi con quello che ne ha rappresentato finora una semplice liberalizzazione\u00bb.<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=44778#_edn11\" name=\"_ednref11\">[xi]<\/a><\/p>\n<p>Per impostare il discorso intorno a queste pi\u00f9 sottili distinzioni,\u00a0<em>Riscoprire l\u2019insegnamento<\/em>\u00a0di Gert Biesta, con la sua concezione dialogica del rapporto tra insegnante e studente e l\u2019insistenza sull\u2019\u00abinstaurarsi di una relazione \u201cadulta\u201d con ci\u00f2 che pu\u00f2 esercitare autorit\u00e0 nel corso della nostra vita\u00bb (p. 58) \u00e8 un eccellente viatico.<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"entry-content\">\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=44778#_ednref1\" name=\"_edn1\">[i]<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 In rete sono comunque reperibili molti suoi interventi in lingua inglese. Si pu\u00f2 anche dare un\u2019occhiata al suo\u00a0<a href=\"https:\/\/www.gertbiesta.com\/\">sito personale<\/a>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=44778#_ednref2\" name=\"_edn2\">[ii]<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0 Gert Biesta,\u00a0<em>Giving Teaching Back to Education: Responding to the Disappearance of the Teacher<\/em>, in \u00abPhenomenology &amp; Practice\u00bb, 6 (2012), n. 2, pp. 35-49, corsivo mio.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=44778#_ednref3\" name=\"_edn3\">[iii]<\/a>\u00a0\u00a0 Cfr. Gert Biesta,\u00a0<em>What\u2019s the Point of Lifelong Learning if Lifelong Learning Has No Point? On the Democratic\u00a0<\/em><em>Deficit of Policies for Lifelong Learning<\/em>, in \u00abEuropean Educational Research Journal\u00bb, vol. 5, n. 3 &amp; 4, 2006, pp. 169-180; Id.,\u00a0<em>How Useful Should the University Be? On the Rise of the Global University and the Crisis in Higher Education<\/em>, in \u00abQui Parle\u00bb, vol. 20, n. 1, 2011, pp. 35-47.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=44778#_ednref4\" name=\"_edn4\">[iv]<\/a>\u00a0\u00a0 Cfr. ad es. J. Stiglitz \u2013 B. C. Greenwald,\u00a0<em>Creare una societ\u00e0 dell\u2019apprendimento<\/em>, Einaudi, 2018.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=44778#_ednref5\" name=\"_edn5\">[v]<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0 Cfr. P. Dardot \u2013 C. Laval,\u00a0<em>La nuova ragione del mondo. Critica della razionalit\u00e0 neoliberista<\/em>, DeriveApprodi, 2019<sup>2<\/sup>. Un\u2019utile applicazione pedagogica della critica della governamentalit\u00e0 neoliberale \u00e8 quella di Pietro Maltese:\u00a0<em>Foucault e la teoria del capitale umano<\/em>, in \u00abEducazione. Giornale di pedagogia critica\u00bb, IV, 2 (2015), pp. 27-48;\u00a0<em>Precariet\u00e0, flessibilit\u00e0 e teoria del capitale umano<\/em>, in \u00abRicerche di Pedagogia e Didattica \u2013 Journal of Theories and Research in Education\u00bb, 13, 1 (2018).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=44778#_ednref6\" name=\"_edn6\">[vi]<\/a>\u00a0\u00a0 G. Biesta,\u00a0<em>Giving teaching back\u2026<\/em>, p. 38.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=44778#_ednref7\" name=\"_edn7\">[vii]<\/a>\u00a0 Cfr. Gert Biesta,\u00a0<em>Why \u2018\u2018What Works\u2019\u2019 Won\u2019t Work: Evidence-based Practice and the Democratic Deficit in Educational Research<\/em>, in \u00abEducational Theory\u00bb, vol. 57, n. 1, 2007, pp. 1-22; Id.,\u00a0<em>What is education For? On Good Education, Teacher Judgement, and Educational Professionalism<\/em>, in \u00abEuropean Journal of Education\u00bb, vol. 50, n. 1, 2015, pp. 75-87.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=44778#_ednref8\" name=\"_edn8\">[viii]<\/a>\u00a0Gert Biesta,\u00a0<em>Why \u2018\u2018What Works\u2019\u2019\u2026<\/em>, p. 10.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=44778#_ednref9\" name=\"_edn9\">[ix]<\/a>\u00a0\u00a0 Gert Biesta,\u00a0<em>\u201cMind the Gap!\u201d. Communication and the Educational Relation<\/em>, in \u00abCounterpoints\u00bb, vol. 259, 2004, pp. 11-22.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=44778#_ednref10\" name=\"_edn10\">[x]<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0 \u00c8 interessante la convergenza tra le idee di Biesta e quanto Yves Citton scrive in\u00a0<em>Future umanit\u00e0. Quale avvenire per gli studi umanistici?<\/em>\u00a0(:duepunti edizioni, 2012), in relazione al compito che una cultura umanistica, intesa come cultura dell\u2019interpretazione, pu\u00f2 svolgere dentro una societ\u00e0 della conoscenza o del capitalismo cognitivo: per liberarsi dalle pressanti richieste di efficacia e efficienza, occorre creare un\u2019interruzione del circuito dell\u2019informazione e dei flussi di sapere, allo scopo di \u00abdesiderare un\u2019altra cosa rispetto a quella che mi viene offerta\u00bb e in modo tale che \u00abla reazione [interpretativa] possa essere\u00a0<em>nuova<\/em>\u00a0e\u00a0<em>imprevedibile<\/em>\u00bb: pp. 73-74, ma\u00a0<em>passim<\/em>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=44778#_ednref11\" name=\"_edn11\">[xi]<\/a>\u00a0\u00a0 Jean-Claude Mich\u00e9a,\u00a0<em>Il vicolo cieco dell\u2019economia<\/em>, El\u00e8uthera, 2022, p. 88.<\/p>\n<p><strong>FONTE<\/strong>:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=44778\">https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=44778<\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE ( Daniele Lo Vetere) &nbsp; Gert J. J. Biesta \u00e8 un importante filosofo dell\u2019educazione, prima d\u2019oggi mai tradotto nel nostro paese.[i]\u00a0La pubblicazione di\u00a0Riscoprire l\u2019insegnamento\u00a0(Raffaello Cortina Editore, 2022, pp. 153), per la cura di Francesco Cappa e Paolo Landri, mette a disposizione dei lettori italiani un pensiero pedagogico di grande interesse e sicura attualit\u00e0, che merita ben pi\u00f9 di una semplice recensione: direi l\u2019avvio di una riflessione collettiva. \u00c8 Biesta&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":51153,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Le-parole-e-le-cose.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-j9U","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/73650"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=73650"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/73650\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":73651,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/73650\/revisions\/73651"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/51153"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=73650"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=73650"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=73650"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}