{"id":73715,"date":"2022-08-01T08:30:58","date_gmt":"2022-08-01T06:30:58","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=73715"},"modified":"2022-07-31T06:25:36","modified_gmt":"2022-07-31T04:25:36","slug":"lultimo-decennio-della-guerra-fredda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=73715","title":{"rendered":"L&#8217;ultimo decennio della Guerra Fredda"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di NUOVA RIVISTA STORICA (Eugenio Di Rienzo)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-73716\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Sepe-Guerra-Fredda-1-768x480-1-300x188.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"188\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Sepe-Guerra-Fredda-1-768x480-1-300x188.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Sepe-Guerra-Fredda-1-768x480-1.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nella prefazione del recente libro di Luigi Sepe, Guerra Fredda. Ricostruzione storica dell\u2019ultimo decennio (Gaspari Editore), Gianni Oliva parla di \u00abun libro che si legge con facilit\u00e0 e che permette di contestualizzare la fine della Guerra Fredda, togliendole l\u2019aura di imprevedibilit\u00e0 da cui \u00e8 abitualmente (e impropriamente) circondata; un bel libro, perch\u00e9 la conoscenza del passato non procede solo attraverso le monografie accademiche fondate su documenti inediti, ma anche (direi \u201cancor di pi\u00f9\u201d) sui lavori di sintesi come questo che, con rigore di ricerca, sanno dare sistemazione ai quadri generali; un bel libro, insomma, perch\u00e9 offre un esempio di ci\u00f2 che deve essere la divulgazione scientifica\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sepe ricostruisce l\u2019ultimo decennio del titanico confronto di potenza tra USA e URSS, due formazioni statali di dimensioni continentali, che percepivano reciprocamente l\u2019esistenza dell\u2019altra come minaccia alla propria sicurezza utilizzando le rispettive ideologie come strumento della propria proiezione internazionale. L\u2019interesse per questo specifico arco temporale \u00e8 legato essenzialmente all\u2019approccio dell\u2019autore con i documenti che man mano sono stati declassificati dal NSA (National Security Archive), una raccolta di fonti provenienti sia dagli archivi statunitensi, inclusi quelli della CIA, sia da quelli dell\u2019Est Europa; in aggiunta ad una risorsa di eccezionale valore per tutti gli storici che si occupano di Guerra Fredda, il CWIHP (Cold War International History Project) un vasto archivio che contiene i documenti desegretati dell\u2019ex blocco sovietico, e al PHP (History Project on Nato and Warsaw Pact) un altro progetto che raccoglie le fonti documentali del Patto di Varsavia, del KGB, della Stasi e diversi documenti della CIA. Fonti che anche per ovvie ragioni temporali non sono state finora incluse nel corredo bibliografico di gran parte della storiografia che si occupa di questa significativa fase storica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019obiettivo del volume \u00e8 stato quello di ricostruire, alla luce di queste nuove fonti e di una larga letteratura secondaria, le relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica in una prospettiva storico-politica globale non solo come una complessa contrapposizione ma anche come un processo interattivo oscillante tra irrigidimento e distensione. Un percorso, a dire il vero, abbastanza arduo da interpretare perch\u00e9 l\u2019analisi della politica estera americana pu\u00f2 apparire molto variabile, segnata da un\u2019ampia differenza di visione, il che \u00e8 in molti casi \u00e8 sicuramente dovuto alla ricchezza delle fonti documentarie a disposizione, per il periodo di tempo esaminato, gli anni ottanta del XX secolo. E ci\u00f2 ha comportato inevitabilmente a svolgere, con grande sforzo, una guardinga e minuziosa decodifica degli eventi. Pertanto il metodo adoperato \u00e8 stato quello di esaminare e circoscrivere e il periodo storico in questione attraverso la comparazione delle fonti inedite con quelle secondarie in modo da costituire un corpus unicum che ha permesso di contestualizzare il momento finale della Guerra Fredda che non coincide esattamente con la vulgata trionfalistica occidentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Diversi argomenti trattati nel libro approfondiscono una serie di questioni poche conosciute sia nella fase di acuta contrapposizione che in quella interattiva tra le due Potenze, che vanno ad ampliare lo spettro conoscitivo della Guerra Fredda nelle sue dinamiche storiche e geopolitiche e che nell\u2019insieme aiutano a decifrare anche l\u2019assetto dello scacchiere internazionale, in continua evoluzione in special modo per ci\u00f2 che riguarda gli attuali rapporti fra l\u2019Occidente e la Russia. A questo riguardo di particolare interesse \u00e8 la dettagliata narrazione che Sepe fa del summit bilaterale di Malta quasi sempre ricordato soltanto per le promesse fatte da Bush a Gorbaciov di non avanzare i confini della Nato di un solo pollice oltre la Linea Oder-Nei\u00dfe ma i cui contenuti politici furono, in realt\u00e0, in realt\u00e0 molto pi\u00f9 estesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Preceduto da una fitta serie di riunioni tra il ministro degli Esteri sovietico, Eduard Amrosevi\u0107 Shevarnadze e quello statunitense James Addison Baker, il 2 e 3 dicembre 1989, l\u2019incontro tra l\u2019inquilino della Casa Bianca e all\u2019ospite del Cremlino si doveva svolgere al largo della isola del mediterraneo, su due navi da guerra: l\u2019incrociatore americano USS Belknap e quello sovietico Slava. Le navi erano state preparate per accogliere il vertice su quella russa il primo giorno e su quella americana il secondo; i due capi di Stato avrebbero dormito a bordo di ognuna e non sul territorio maltese per evitare qualsiasi parvenza di formalit\u00e0 all\u2019evento. Un vento di scirocco eccezionalmente forte fino a 100 km l\u2019ora e una furiosa mareggiata fecero saltare le previsioni e si dovette fare ricorso a un\u2019imbarcazione da crociera, la Maxim Gorkij, ancorata nel porto maltese di Marsaxlokk, pi\u00f9 affidabile per la sua stazza di 25.000 tonnellate giunta da Odessa per ospitare la delegazione sovietica. L\u2019idea di un vertice in mare aperto era, comunque, dovuta all\u2019attaccamento di Bush alla tradizione rooseveltiana di incontrare i leader degli altri Stati a bordo di navi militari, come era avvenuto per lo storico summit del 12-13 luglio 1941 tra Roosevelt e Churchill che partor\u00ec il testo della Carta Atlantica, ospitato nel quadrato della Prince of Wales, ormeggiata nelle acque del dominion britannico di Terranova.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Il carattere informale del colloquio di Malta favor\u00ec gli scambi d\u2019opinioni sui problemi generali in un\u2019atmosfera che definita \u00abdistesa e cordiale\u00bb. Gli aspetti salienti delle discussioni riguardarono il modo in cui gli Stati Uniti sarebbero andati oltre la tradizionale politica di containment assertivo nei confronti della Grande Nazione euroasiatica e di come l\u2019Unione Sovietica avrebbe contribuito a garantire la sicurezza reciproca. Durante il primo colloquio a bordo della Maxim Gorkij, Bush sciolse le sue riserve, sostenendo che il coronamento del successo della perestroijka era un obiettivo della politica americana e che, in un vasto disegno politico rivolto al futuro, entrambe le Superpotenze avrebbero avuto le medesime responsabilit\u00e0, cooperando per costruire il nuovo ordine mondiale. Da parte sua, Gorbaciov chiese il riconoscimento di avere \u00abmantenuto le sue promesse\u00bb in quanto la perestroijka continuava a fare progressi, evidenziando che le riforme avviate in Europa orientale erano un fatto acquisito come lo era la garanzia, da parte sovietica, a non interferire nel processo in corso. Il suo auspicio era che gli Stati Uniti e i loro alleati dimostrassero, a loro volta, di essere pronti a trattare su un piano di parit\u00e0 con Mosca e l\u2019Est europeo democratizzato, mediante rapporti integrati, non pi\u00f9 fondati \u00absulla competizione militare e il terrore della distruzione reciproca\u00bb, bens\u00ec su una \u00abstrategia globale condivisa\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Il giorno seguente, sempre sulla nave sovietica, i colloqui esaminarono le criticit\u00e0 nei vari contesti geostrategici del Centro-America e del Medio Oriente dove sussistevano ancora elementi di grave attrito. Durante il dibattito sull\u2019America centrale, Bush pose sul tavolo il fatto che l\u2019URSS continuava ad appoggiare il regime cubano e quello sandinista in Nicaragua, adducendo come esempio la spedizione di elicotteri sovietici ai nicaraguensi. Gorbaciov si sforzo di convincere il Presidente che gli aiuti militari a Managua erano stati sospesi da tempo, e che i sandinisti non erano dei veri marxisti. Inoltre afferm\u00f2 che in quel Paese vigeva il pluralismo politico e che a garanzia delle future elezioni libere e democratiche era stato chiesto addirittura il coinvolgimento delle Nazioni Unite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Bush replic\u00f2 \u00abche nella regione ci sono anche armi americane e che comunque, l\u2019Unione Sovietica non sta perseguendo alcun obiettivo dannoso circa le sfere d\u2019influenza in America Latina\u00bb. Nonostante che il Presidente nicaraguegno Daniel Ortega avesse smentito di aver offerto armi ai guerriglieri di El Salvador, il Premier statunitense per\u00f2 continu\u00f2 a dichiararsi convinto della connivenza sovietica in quelle operazioni, e sostenne di ritenere che le assicurazioni di Ortega erano \u00abpure menzogne\u00bb. Nel corso della conversazione su Cuba, Gorbaciov rivel\u00f2 a Bush che Castro aveva sollecitato il suo aiuto \u00abper trasmettere l\u2019interesse di Cuba nel normalizzare le relazioni con gli Stati Uniti\u00bb. Ma Bush, che non nutriva nessuna fiducia nella sincerit\u00e0 del lider maximo rispose che i cambiamenti democratici non interessavano Castro, che egli non aveva non ha mai mostrato segni di disponibilit\u00e0 a questo riguardo, e che l\u2019assistenza economica di Mosca al regime cubano poteva solo causare gravi danni se non fosse stata interrotta al pi\u00f9 presto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ultimata l\u2019analisi delle altre questioni geopolitiche, Medio Oriente conflitto libanese, Afghanistan, la discussione riprese sulla valutazione delle dinamiche in atto nel settore degli armamenti, con l\u2019intenzione di concludere in tempi brevi il negoziato gi\u00e0 avviato a Vienna tra i paesi della NATO e quelli del Patto di Varsavia per la riduzione radicale degli effettivi degli eserciti europei e di restringere gli arsenali dei missili balistici intercontinentali attraverso il divieto del rispettivo ammodernamento. Riguardo alle forze navali, Gorbaciov propose di allontanare le navi americane e sovietiche dal Mediterraneo ma l\u2019idea non fu condivisa da Bush, perch\u00e9 la U.S. Navy in quelle acque era indispensabile per controbilanciare la \u201crendita di posizione\u201d dell\u2019Armata sovietica nel continente europeo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La parte finale del colloquio fu riservata alla sfera economica con l\u2019importante promessa di Bush a riguardo: \u00abl\u2019Unione Sovietica aspira a un maggiore coinvolgimento nell\u2019economia di mercato internazionale, e questo e un passo che certamente sono pronto a incoraggiare in tutti i modi possibili\u00bb. L\u2019appoggio a quella svolta epocale doveva essere per\u00f2 subordinato all\u2019attuazione delle riforme economiche da parte del Cremlino. Solo in tal caso, infatti, gli USA avrebbero agevolato l\u2019ammissione di Mosca all\u2019Accordo Generale sulle Tariffe e il Commercio, in qualit\u00e0 di osservatrice, concedendo la clausola di \u00abNazione pi\u00f9 favorita\u00bb, per poi creare le condizioni per eliminare le restrizioni sulla concessione del credito alla Russia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Il risultato pi\u00f9 significativo delle otto ore di colloqui fu quello inerente alle relazioni USA-URSS. \u00abL\u2019epoca della Guerra Fredda \u00e8 finita\u00bb \u2013 affermarono entrambi i leader \u2013 \u00abe ora comincia un\u2019era pacifica di cooperazione politica ed economica tra noi, compresa la sfera militare\u00bb. Nel rinnovato clima di fiducia, Gorbaciov, aggiunse infine: \u00abl\u2019Unione Sovietica s\u2019impegna a non iniziare mai una guerra, smettendo di considerare gli Stati Uniti come nemici\u00bb. Nella baia di Malta non fu formalizzato nessuno accordo, ma furono poste le fondamenta, o meglio gli auspici, per arrivare alla coesistenza pacifica fra Est e Ovest, grazie alla fiducia e la collaborazione che si instaurarono tra le parti e alla presa d\u2019atto che le aspre contrapposizioni della Guerra Fredda appartenevano a un passato che non sarebbe pi\u00f9 tornato. Come ebbe a dire Gennadi Gerasimov, il portavoce del Premier sovietico: \u00ababbiamo sepolto la Guerra Fredda sul fondo del Mediterraneo\u00bb. Mai forse pronostico fu tanto generoso e purtroppo meno azzeccato di questo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>(Pubblicato il 18 luglio giugno 2022 \u00a9\u202f \u00abCorriere della Sera\u00bb \u2013 La nostra storia)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><strong><a href=\"https:\/\/www.nuovarivistastorica.it\/lultimo-decennio-della-guerra-fredda\/\">https:\/\/www.nuovarivistastorica.it\/lultimo-decennio-della-guerra-fredda\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di NUOVA RIVISTA STORICA (Eugenio Di Rienzo) Nella prefazione del recente libro di Luigi Sepe, Guerra Fredda. 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