{"id":73873,"date":"2022-08-12T09:16:11","date_gmt":"2022-08-12T07:16:11","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=73873"},"modified":"2022-08-10T09:22:05","modified_gmt":"2022-08-10T07:22:05","slug":"misurare-il-benessere-piu-ricchi-o-piu-poveri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=73873","title":{"rendered":"Misurare il benessere: pi\u00f9 ricchi o pi\u00f9 poveri?"},"content":{"rendered":"<p><strong>di DOPPIOZERO (Giovanni D&#8217;Alessio)<\/strong><\/p>\n<div id=\"audio-player\" class=\"bg-rosa\"><\/div>\n<div class=\"max-w-[838px]\">\n<div class=\"clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item\">\n<p><strong>Misurare il benessere<\/strong><\/p>\n<p>Misurare il benessere \u00e8 pi\u00f9 complesso di quanto possa apparire a prima vista, lo sanno bene gli studiosi di scienze sociali che ne discutono da decenni.<\/p>\n<p>Soprattutto a partire dal II dopoguerra, economisti e statistici hanno sviluppato i loro strumenti di analisi e di misurazione dello sviluppo economico dei paesi (tipicamente il PIL) e di benessere economico degli individui (il reddito, i consumi, la ricchezza).<\/p>\n<p>Che il PIL non dica tutto dello sviluppo di una societ\u00e0 era gi\u00e0 chiaro negli anni sessanta. Viene spesso citato il\u00a0<a href=\"https:\/\/www.jfklibrary.org\/learn\/about-jfk\/the-kennedy-family\/robert-f-kennedy\/robert-f-kennedy-speeches\/remarks-at-the-university-of-kansas-march-18-1968\">celebre discorso<\/a>\u00a0di Robert Kennedy del 1968: \u201cIl PIL comprende &#8230; le serrature speciali per le nostre porte di casa e le prigioni per coloro che le forzano \u2026 la produzione &#8230; di testate nucleari \u2026 Il PIL non misura n\u00e9 la nostra arguzia n\u00e9 il nostro coraggio, n\u00e9 la nostra saggezza n\u00e9 la nostra conoscenza, n\u00e9 la nostra compassione n\u00e9 la devozione al nostro Paese. Misura tutto, in breve, eccetto ci\u00f2 che rende la vita degna di essere vissuta\u201d.<\/p>\n<p>Il passo sintetizza efficacemente il fatto che le misure di benessere economico (PIL, reddito ricchezza) costituiscono un punto di vista sul mondo che non deve essere accettato acriticamente, ma deve al contrario essere compreso con tutti i suoi limiti. In alcuni casi ci sono aspetti meramente tecnici che sono importanti. Ad esempio, il fatto che i servizi pubblici siano valutati nel PIL \u201cal costo dei fattori\u201d implica che un insegnante vi contribuisca in egual misura, sia che rimanga inerte sulla cattedra per l\u2019intero anno scolastico senza suscitare alcun interesse tra i suoi alunni sia che si dibatta come un eroico don Milani nelle periferie disagiate del nostro paese, salvando i ragazzi da un destino segnato. Insomma, non si tiene conto della qualit\u00e0 dei servizi pubblici. \u00c8 inoltre rilevante che il PIL (come anche il reddito) non tenga conto del volontariato, delle attivit\u00e0 domestiche (che non passano per il mercato) o del depauperamento delle risorse naturali (per quanto la contabilit\u00e0 nazionale si sia sviluppata per colmare le lacune pi\u00f9 rilevanti con i conti satellite).<\/p>\n<p>Per contrastare questo genere di osservazioni sono stati sviluppati negli ultimi decenni indicatori diversi (ad es. di benessere soggettivo) o sistemi di indicatori che tendono a completare la visione meramente economica, come ad esempio, quelli di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.istat.it\/it\/archivio\/269316\">Benessere Equo e Sostenibile \u2013 BES<\/a>, che forniscono un quadro pi\u00f9 ampio e articolato.<\/p>\n<p>Dall\u2019altra parte, \u00e8 bene ricordare che sebbene le condizioni economiche non siano tutto nella vita, esse sono correlate al benessere delle persone, costituendone in molti casi il presupposto. Ad esempio, per i paesi come per gli individui si osserva che alle disponibilit\u00e0 economiche si accompagna una pi\u00f9 elevata speranza di vita.<\/p>\n<p><strong>L\u2019indagine sui bilanci delle famiglie italiane<\/strong><\/p>\n<p>Le indagini sulle condizioni di vita delle famiglie nascono in Italia nel II dopoguerra (<a href=\"https:\/\/www.bancaditalia.it\/pubblicazioni\/qef\/2016-0368\/QEF_368.pdf\">Baffigi et al., 2016<\/a>). La Banca d\u2019Italia contribu\u00ec finanziariamente ai primi tentativi di rilevazione svolti dalla Doxa nei primi anni cinquanta, sotto la spinta di Baffi, capo dell\u2019Ufficio Studi. Baffi esprimeva l\u2019esigenza di acquisire informazioni per poter svolgere adeguatamente la sua attivit\u00e0 istituzionale, in coerenza con la massima \u201cconoscere per deliberare\u201d di Einaudi, governatore pochi anni prima.<\/p>\n<p>Erano indagini che potremmo definire \u201ceroiche\u201d da molti punti di vista. Condurre una rilevazione nazionale, con migliaia di intervistati e centinaia di rilevatori sparsi sul territorio, nelle condizioni in cui era l\u2019Italia di allora, era organizzativamente molto complesso. I questionari venivano controllati a mano uno alla volta e le elaborazioni erano condotte con i modesti strumenti di calcolo dell\u2019epoca. I risultati forniscono l\u2019immagine di un mondo remoto, in cui il disagio economico era molto diffuso. Il 30% delle famiglie aveva avuto la casa danneggiata dalla guerra e nella met\u00e0 dei casi non era stata ancora del tutto riparata mentre il 40% non aveva il bagno con l\u2019acqua corrente. Nei questionari di quelle indagini si trovano domande come questa, \u201cQuanti membri della famiglia sono sprovvisti di scarpe o dispongono solo di scarpe bucate o rotte o non riparabili?\u201d, che ben descrivono le condizioni dell\u2019epoca.<\/p>\n<p>\u00c8 per\u00f2 solo nei primi anni sessanta che la Banca d\u2019Italia avvia ufficialmente una rilevazione continuativa sulle famiglie. Sfogliando\u00a0<a href=\"https:\/\/www.bancaditalia.it\/statistiche\/tematiche\/indagini-famiglie-imprese\/bilanci-famiglie\/documenti-storici\/\">i documenti delle indagini<\/a>\u00a0che vanno dal 1966 al 2020 sul sito della Banca d\u2019Italia si pu\u00f2 fare un viaggio nel tempo, esaminando i profondi cambiamenti che hanno caratterizzato le famiglie italiane lungo questo arco di tempo.<\/p>\n<p>Dal punto di vista demografico, la crescita della popolazione e del numero di famiglie, che ha progressivamente rallentato la sua velocit\u00e0 fino quasi ad arrestarsi solo negli ultimi anni; l\u2019invecchiamento della popolazione e la diffusione di nuclei familiari sempre pi\u00f9 ridotti, anche per l\u2019emergere del fenomeno dei\u00a0<em>single<\/em>; il progressivo aumento di persone nate all\u2019estero.<\/p>\n<p>Dal punto di vista del reddito, una crescita prima vigorosa negli anni sessanta e settanta e poi via via pi\u00f9 lenta sul finire del secolo, fino alla crisi del 2006-2008 che si \u00e8 protratta fino al 2012. Da allora il recupero \u00e8 stato solo parziale, anche per effetto della sopravvenuta pandemia.<\/p>\n<p>La crescita della ricchezza \u00e8 stata persino pi\u00f9 imponente lungo tutto il secolo passato, tanto che, nella lettura di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.bompiani.it\/catalogo\/il-capitale-nel-xxi-secolo-9788845297458\">Piketty<\/a>\u00a0e di altri autori, le societ\u00e0 occidentali sarebbero tornate ad essere fondate sulla rendita, come nell\u2019ottocento. In un paese che cresce poco ed \u00e8 dotato di una diffusa ricchezza che passa di padre in figlio, vi \u00e8 meno spazio per i giovani per emergere sulla base dei soli propri talenti.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.bancaditalia.it\/pubblicazioni\/qef\/2018-0476\/QEF_476_18.pdf\">Alcuni studi<\/a>\u00a0segnalano che il trend discendente della persistenza intergenerazionale dei titoli di studio, dei redditi e della ricchezza che si era osservato nel secolo scorso si \u00e8 interrotto nel decennio passato. La disuguaglianza ha assunto dunque una sgradevole connotazione ereditaria, tipica delle societ\u00e0 preindustriali.<\/p>\n<p>In questo quadro di lungo periodo, cosa ci dicono i risultati dell\u2019ultima indagine sul 2020?<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/famiglie.jpeg\" alt=\"n\" width=\"800\" height=\"470\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"572c7b6d-872e-49f0-8912-721143582e21\" \/><\/p>\n<p><strong>I risultati dell\u2019ultima indagine: dove stiamo andando?<\/strong><\/p>\n<p>Trarre delle conclusioni solide sulla direzione intrapresa sulla base di quest\u2019<a href=\"https:\/\/www.bancaditalia.it\/pubblicazioni\/indagine-famiglie\/index.html\">ultima indagine della Banca d\u2019Italia<\/a>\u00a0non \u00e8 agevole. Si tratta infatti di un\u2019indagine che ha caratteri particolari per vari motivi.<\/p>\n<p>In primo luogo, la rilevazione \u00e8 stata oggetto di importanti\u00a0<a href=\"https:\/\/www.bancaditalia.it\/pubblicazioni\/metodi-e-fonti-note\/metodi-note-2022\/MOP_IBF_2022.pdf\">modifiche metodologiche<\/a>\u00a0che ne hanno migliorato la qualit\u00e0, sia pure con qualche inevitabile costo in termini di comparazione con le precedenti edizioni. Inoltre l\u2019indagine riguarda il 2020, l\u2019anno che ha visto il dispiegarsi della pandemia, con le relative conseguenze economiche dovute alle restrizioni imposte dalla situazione sanitaria, ma anche imponenti misure di ristoro adottate dal governo. Peraltro la pandemia potrebbe aver innescato delle profonde modifiche nella nostra societ\u00e0, ad esempio nell\u2019organizzazione del lavoro, con la diffusione dello\u00a0<em>smart working<\/em>, e nelle abitudini di consumo, con il pi\u00f9 ampio ricorso agli acquisti on line. Queste dinamiche potrebbero determinare conseguenze durature, ad esempio per i riflessi sulle attivit\u00e0 commerciali tradizionali, sull\u2019uso del contante, sulla tipologia e sulla localizzazione delle residenze dei lavoratori, con conseguente impatto sui prezzi degli immobili. Insomma, si pu\u00f2 ritenere che questa indagine apra una nuova serie nella rilevazione e che il 2020 rappresenter\u00e0 un anno di svolta, e un punto di riferimento per la valutazione delle future dinamiche.<\/p>\n<p>Le indicazioni dell\u2019indagine sul 2020 sul reddito sono moderatamente positive, se comparate con l\u2019ultima rilevazione disponibile sul 2016, mentre assumono un segno negativo quando ci rapportiamo al picco raggiunto nel 2006, cio\u00e8 prima della crisi finanziaria globale. L\u2019indagine segnala infatti una crescita del reddito medio familiare del 3% in termini reali rispetto al 2016, ma un calo di oltre il 12% rispetto al 2006. Se si analizza il reddito medio equivalente, indicatore che viene spesso preferito perch\u00e9 tiene conto della numerosit\u00e0 (tendenzialmente in calo) e della composizione della famiglia, l\u2019andamento \u00e8 pi\u00f9 favorevole rispetto al 2016 (3,7%) e meno sfavorevole rispetto al 2006 (-8%).<\/p>\n<p>La crescita del reddito equivalente rispetto al 2016 \u00e8 stata pi\u00f9 consistente tra le famiglie pi\u00f9 povere, che hanno beneficiato del forte incremento dei trasferimenti di natura generale (tra cui reddito e pensione di cittadinanza) e dei ristori dovuti alla pandemia. Tuttavia, poich\u00e9 un incremento superiore alla media ha riguardato anche il quinto di famiglie pi\u00f9 agiato, gli indicatori di disuguaglianza (misurati con strumenti che tengono conto delle innovazioni introdotte) sono rimasti pressoch\u00e9 stabili tra le due rilevazioni. La classe media \u00e8 quella che ha avuto nel periodo gli incrementi minori.<\/p>\n<p>La spesa per consumi rispetto al 2016 si \u00e8 invece contratta di quasi il 10% in termini reali. Questo indicatore, per\u00f2, riflette largamente gli effetti delle misure di contenimento della diffusione del virus che hanno spinto (in parte costretto) le famiglie a risparmiare. \u00c8 possibile per\u00f2 che il maggiore risparmio sia dovuto anche al diffondersi di maggiori condizioni di incertezza per il futuro.<\/p>\n<p>La ricchezza media delle famiglie \u00e8 aumentata a prezzi costanti dell\u20191,7% rispetto al 2016, soprattutto per effetto del maggior risparmio appena citato. Il valore medio del 2020 rimane per\u00f2 oltre 20 punti percentuali sotto il livello del 2006, soprattutto a causa del calo nel prezzo degli immobili registrato nell\u2019ultimo decennio. La ricchezza mediana, cio\u00e8 quella che caratterizza la famiglia che occupa la posizione centrale nella distribuzione, si \u00e8 invece contratta di circa 7 punti percentuali rispetto al 2016. Il diverso andamento di questi due indicatori (media e mediana) segnala un aumento della concentrazione della ricchezza, con un indice di Gini che, al netto delle modifiche metodologiche, passa da 61,6 a 64,7.<\/p>\n<p>Insomma, i risultati di questa indagine forniscono segnali di un moderato miglioramento nelle condizioni economiche tra il 2016 e il 2020; le statistiche sul PIL del 2021 e le previsioni sul 2022 lasciano ipotizzare una crescita pi\u00f9 consistente anche nei periodi pi\u00f9 recenti, nonostante i venti di guerra introducano nuovi elementi di incertezza sul futuro.<\/p>\n<p>\u00c8 forse anche per questo motivo che altri indicatori raccolti nell\u2019indagine e riferiti al momento dell\u2019intervista invece che all\u2019anno precedente come il reddito e la ricchezza, contengono un\u2019enfasi positiva forse un po\u2019 pi\u00f9 marcata rispetto alle misure monetarie. La quota di famiglie che dichiara che il reddito a disposizione della famiglia permette di arrivare alla fine del mese senza problemi, passa tra il 2016 e il 2020 dal 36% al 42%; quella di coloro che dichiarano forti difficolt\u00e0 si riduce dal 15.3% al 13.7%.<\/p>\n<p>L\u2019indagine rileva inoltre anche un indicatore di benessere pi\u00f9 generale, chiedendo agli intervistati di fornire un punteggio compreso tra 1 e 10 alla domanda \u201cConsiderando tutti gli aspetti della sua vita, quanto si ritiene felice?\u201d. L\u2019indicatore consente di valutare in che modo le misure monetarie si rapportino alle percezioni dei cittadini. Queste percezioni hanno il vantaggio di includere tutto ci\u00f2 che essi ritengono rilevante per la loro vita, ma anche il difetto di risentire di fattori psicologici che possono interferire nella misurazione. Ad ogni modo, la quota di persone \u201cinfelici\u201d (con punteggio fino a 4) passa dal 7,5% al 5,5% mentre all\u2019altro estremo, la quota di quelle \u201cfelici\u201d (da 8 in su) passa dal 46% al 51,1%. Se questo miglioramento sia destinato a durare nel tempo e se sia dovuto solo ai miglioramenti economici nel periodo o anche ad altri fattori (ad es. la maggiore possibilit\u00e0 offerta dallo\u00a0<em>smart working<\/em>\u00a0di conciliare lavoro e famiglia) rimane da studiare.<\/p>\n<p>[Le opinioni espresse sono personali e non riflettono necessariamente la posizione della Banca d\u2019Italia].<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"py-6\">\n<div class=\"blazy blazy--field blazy--field-immagini-media blazy--field-immagini-media--full field field--name-field-immagini-media field--type-entity-reference field--label-hidden field__items\" data-blazy=\"\" data-once=\"blazy\">\n<div class=\"field__item\">\n<div class=\"media media--blazy media--bundle--image media--image media--responsive is-b-loaded\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_desktop_w838\/public\/famiglia-italiana-scaled-1.jpeg?itok=f8rtpPOh\" \/><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/misurare-il-benessere-piu-ricchi-o-piu-poveri\">https:\/\/www.doppiozero.com\/misurare-il-benessere-piu-ricchi-o-piu-poveri<\/a><\/strong><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (Giovanni D&#8217;Alessio) Misurare il benessere Misurare il benessere \u00e8 pi\u00f9 complesso di quanto possa apparire a prima vista, lo sanno bene gli studiosi di scienze sociali che ne discutono da decenni. 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