{"id":74082,"date":"2022-08-24T09:32:56","date_gmt":"2022-08-24T07:32:56","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=74082"},"modified":"2022-08-23T21:36:18","modified_gmt":"2022-08-23T19:36:18","slug":"una-nuova-vita-alle-barriere-coralline-malate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=74082","title":{"rendered":"Una nuova vita alle barriere coralline malate"},"content":{"rendered":"<p>da <strong>SCIENZA IN RETE<\/strong> (Laura Scillitani)<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.scienzainrete.it\/files\/styles\/molto_grande\/public\/hiroko-yoshii-9y7y26C-l4Y-unsplash.jpg?itok=ylZXIDah\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><span style=\"font-size: 14pt\">Le barriere coralline, habitat importantissimo per la biodiversit\u00e0 marina, sono fortemente minacciate dal riscaldamento globale, inquinamento, sfruttamento delle coste e pesca intensiva. \u00c8 per\u00f2 possibile ripristinare le barriere danneggiate grazie a specifici interventi di ripristino, ma \u00e8 importante agire in modo coordinato e uniforme, come indicano le linee guida messe a punto dai ricercatori dell\u2019Universit\u00e0 di Milano Bicocca per il restauro degli atolli delle Maldive<\/span><\/p>\n<p>Con le loro architetture variopinte, le barriere coralline sono uno degli ecosistemi sottomarini pi\u00f9 spettacolari, ma anche uno dei pi\u00f9 vulnerabili. A minacciarle \u00e8 una miriade di impatti antropici, tra cui: l\u2019inquinamento, la pesca eccessiva, l\u2019impiego di pratiche di pesca impattanti e distruttive e la presenza di specie invasive. Su tutto incombe la grande ombra del cambiamento climatico, con l\u2019acidificazione dei mari e il riscaldamento delle acque superficiali, che causano il cosiddetto\u00a0<em>coral bleaching<\/em>, lo sbiancamento dei coralli. Ma non tutto \u00e8 perduto: \u00e8 infatti possibile agire per restaurare le barriere e aiutarle a resistere alle difficolt\u00e0. Proprio in questi giorni \u00e8 stato pubblicato un manuale per il ripristino delle barriere coralline nelle Maldive:\u00a0<em><a href=\"https:\/\/marhe.unimib.it\/wp-content\/uploads\/sites\/47\/2022\/08\/Montano-2022_Coral-Reef-Restoration-Monitoring-Manual_Maldives_VoR.pdf\">Coral Reef Restoration Manual Maldives<\/a><\/em>, a cura dei ricercatori del\u00a0<a href=\"https:\/\/marhe.unimib.it\/\">MAHRE<\/a>, Marine Research and High Education Centre dell\u2019Universit\u00e0 di Milano Bicocca.<\/p>\n<p>\u00abLe barriere coralline stanno subendo impatti di diversa natura, sia antropica che naturale, o eventi naturali amplificati da attivit\u00e0 umane\u00bb spiega Simone Montano, ricercatore del MAHRE e autore della pubblicazione. \u00abNelle Maldive, la copertura corallina si estendeva fino al 100% in alcuni siti dell\u2019arcipelago. Nel 2016 a scala globale c\u2019\u00e8 stato uno degli episodi pi\u00f9 drammatici di\u00a0<em>coral bleaching\u00a0<\/em>e, in particolare alle Maldive, l\u2019effetto \u00e8 stato catastrofico, con la perdita del 90% dei coralli nei primi 20 m d\u2019acqua. Abbiamo quindi iniziato una nuova linea di ricerca per il ripristino delle barriere coralline danneggiate con un focus specifico per le Maldive\u00bb.<\/p>\n<p>Le barriere coralline sono un importante hotspot di biodiversit\u00e0: pur coprendo solo lo 0,2% dei fondali marini ospitano nel complesso il 25% delle specie. Inoltre, proteggono le coste dall\u2019erosione e sono fonte di sostentamento delle economie locali, sia per le risorse ittiche, che per il richiamo turistico, che in alcuni posti, tra cui le Maldive, \u00e8 diventato il principale motore economico. Le elaborate costruzioni calcaree delle barriere sono create in migliaia di anni da minuscoli organismi: i polipi. Si tratta di invertebrati grandi da 1 a 3 mm, imparentati con le meduse, che formano dei veri e propri superorganismi, riunendosi in miriadi di individui a formare delle colonie, i coralli. Come le meduse, i polipi possiedono delle cellule urticanti, ma la caratteristica principale delle specie che formano le barriere \u00e8 la loro capacit\u00e0 di secernere corallite, ovvero carbonato di calcio, a formare uno scheletro esterno. Nel tempo, pian piano, questi scheletri calcarei vanno a sovrapporsi creando le barriere coralline: gli strati pi\u00f9 profondi sono quelli pi\u00f9 antichi e ormai disabitati, mentre in quelli pi\u00f9 superficiali i polipi continuano la loro opera di biocostruttori. Le barriere sono costruzioni vive e dinamiche, che continuano a crescere naturalmente anno dopo anno. E qui incombe il problema dell\u2019acidificazione dei mari, fenomeno causato dall\u2019aumento delle emissioni di anidride carbonica. Mari e oceani assorbono l\u2019anidride carbonica atmosferica e la convertono in acido carbonico, e questo da un lato contribuisce a mitigare i cambiamenti climatici, dall\u2019altro acidifica le acque. E per i coralli \u00e8 un bel problema, perch\u00e9 l\u2019acido carbonico scioglie il carbonato di calcio che forma le barriere.<\/p>\n<p>Certo, l\u2019acido carbonico sta aumentando sopra misura a causa delle attivit\u00e0 antropiche, per\u00f2 \u00e8 normalmente presente nei mari perch\u00e9 gli organismi che li abitano \u2013 inclusi i polipi- respirano ed emettono anidride carbonica. Problema risolto efficacemente grazie alla simbiosi con alghe unicellulari, le zooxanthellae: grazie alla fotosintesi, le alghe sottraggono l\u2019anidride carbonica e favoriscono la formazione del carbonato di calcio necessario per la costruzione dello scheletro calcareo. Inoltre forniscono al polipo ossigeno e nutrienti, oltre a conferire ai coralli i colori sgargianti che tanto ammiriamo. In cambio, le zooxanthellae vivono in un ambiente sicuro e ricevono dai polipi i composti necessari per la fotosintesi: l\u2019anidride carbonica prodotta dalla respirazione e composti inorganici derivanti dal metabolismo. In caso di forte stress, come nel caso di un elevato riscaldamento delle acque superficiali, i coralli perdono questa fondamentale simbiosi: letteralmente espellono le alghe e si ammalano, diventando suscettibili alle infezioni batteriche. Inoltre perdono i colori, da cui il termine \u201csbiancamento\u201d. Non si tratta di un processo necessariamente irreversibile: le colonie possono recuperare naturalmente, ma ci vuole molto tempo; soprattutto, i fattori di stress antropici non aiutano le colonie a rimettersi in sesto.<\/p>\n<p>Qui entrano in gioco i progetti di conservazione di\u00a0<em>coral restoration<\/em>, che hanno l\u2019intento di dare un boost ai coralli e aiutare le barriere a rimanere in vita. Esistono diversi metodi di\u00a0<em>ripristino<\/em>, per\u00f2, e spesso manca una valutazione univoca della loro adeguatezza e fruttuosit\u00e0. \u00abNel corso degli anni ci siamo resi conto che \u00e8 necessario fornire dei criteri precisi non solo per fare gli interventi, ma anche per monitorarne l\u2019efficacia. Questo perch\u00e9 le Maldive si sono adoperate con progetti di\u00a0<em>coral restoration<\/em>\u00a0anche con personale che non ha una conoscenza specifica di biologia ed ecologia marina: la maggior parte dei progetti sono sviluppati da privati che hanno resort di lusso, unica forma di turismo delle isole, e lo staff che ci lavora non \u00e8 formato unicamente da biologi marini\u00bb spiega Montano. \u00abLe linee guida che abbiamo realizzato consentono a esperti e meno esperti nel ripristino delle barriere coralline di misurare l\u2019efficacia dei propri interventi\u00bb. Le linee guida sono state sviluppate nell\u2019ambito della tesi di laurea di Federica Siena, coautrice del manuale, e grazie alla collaborazione con il Maldives Marine Research Institute, centro di ricerca maldiviano. Il tipo di monitoraggio proposto \u00e8 di tipo adattativo: seguendo passo passo l\u2019evoluzione dei coralli dopo l\u2019intervento di ripristino, \u00e8 anche possibile aggiustare il tiro se qualcosa non sta funzionando. \u00abMisurando allo stesso modo progetti realizzati con tecniche differenti e in posti diversi alle Maldive, si pu\u00f2 valutare l\u2019effetto cumulativo delle pratiche di\u00a0<em>restoration<\/em>\u00a0sull\u2019intero sistema. Alcuni indicatori ecologici devono essere misurati obbligatoriamente da tutti i progetti. Nel caso di specie allevate e trapiantate, si monitora la velocit\u00e0 di crescita dei coralli, il tasso di sopravvivenza, la presenza di organismi simbionti, se i coralli manifestano stress o malattie. Questo permette, per esempio, di capire quali strategie adottare se in un determinato atollo la tecnica non funziona. Poi ci sono bioindicatori facoltativi, importantissimi per capire se si sta procedendo sulla strada giusta, ma non cos\u00ec fondamentali per determinare un cambio del progetto in corso\u00bb spiega Montano.<\/p>\n<p>I coralli stanno perdendo i loro bellissimi colori e soprattutto la loro fondamentale ricchezza di vita e diversit\u00e0. Secondo il\u00a0<a href=\"https:\/\/gcrmn.net\/2020-report\/\">sesto report sullo stato dei coralli nel mondo<\/a>, prodotto nel 2020 dal\u00a0<a href=\"https:\/\/gcrmn.net\/\">Global Coral Reef Monitoring Network,<\/a>\u00a0partenariato internazionale che riunisce i maggiori centri di ricerca sui coralli, tra il 2009 e il 2018 abbiamo perso il 14% delle barriere, il che, in termini di proporzioni, equivale alla scomparsa di tutte le barriere australiane. Questo \u00e8 dovuto a ondate ripetute di eventi di sbiancamento, che non danno il tempo necessario ai coralli di ristabilirsi in modo naturale. Inoltre, i fattori di stress locali (come lo sviluppo delle coste e il conseguente aumento degli inquinanti) mettono a dura prova la capacit\u00e0 di recupero da parte delle barriere malate. Le previsioni per il futuro non sono rosee: secondo\u00a0<a href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s43247-021-00168-w\">uno studio pubblicato nel 2021<\/a>, non solo dagli anni Sessanta a oggi la crescita delle barriere \u00e8 rallentata costantemente, ma se non si riescono a rallentare l\u2019acidificazione e il riscaldamento dei mari, entro il 2054 le barriere potrebbero letteralmente dissolversi. Un segnale positivo viene dal sud-est asiatico, dove nel 2019 si \u00e8 osservata una netta ripresa delle barriere: un\u2019elevata biodiversit\u00e0 di specie conferisce una maggiore resistenza e una migliore capacit\u00e0 di adattamento.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.pnas.org\/doi\/10.1073\/pnas.2123331119\">Uno studio condotto alle Hawaii<\/a>\u00a0invece, rivela che i coralli che vivono in acque pi\u00f9 pulite sono in grado di resistere e reagire pi\u00f9 velocemente alle ondate di calore che provocano lo sbiancamento.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 l\u2019intervento umano con le pratiche di ripristino \u00e8 importante, unito al monitoraggio costante e uniforme dello stato di salute delle barriere e dell\u2019efficacia degli interventi e, soprattutto, a portare avanti politiche per la mitigazione degli impatti antropici. \u00abUn ripristino vero e proprio \u00e8 un po\u2019 un\u2019utopia, ma con l\u2019ordine di grandezza giusto \u00e8 possibile farlo\u00bb commenta Simone Montano. \u00ab<em>Restoration<\/em>\u00a0vorrebbe dire portare un ecosistema perturbato esattamente alle condizioni originali. Questo non \u00e8 possibile perch\u00e9 qualsiasi forma di disturbo, soprattutto quella del riscaldamento globale, non si fermer\u00e0 nel tempo, continuer\u00e0 a impattare sul\u00a0<em>reef<\/em>. Quindi il futuro \u00e8 la\u00a0<em>riabilitation<\/em>: anche se non possiamo ricostruire esattamente quello che c\u2019era prima, possiamo ripristinarlo dal punto di vista funzionale. Per fare un esempio: non \u00e8 possibile rimettere tutte le specie che c\u2019erano prima dell\u2019evento di\u00a0<em>bleaching<\/em>, perch\u00e9 alcune non troveranno mai pi\u00f9 le condizioni ambientali che gli permettono di sopravvivere, ma \u00e8 pi\u00f9 opportuno trapiantare le specie che possono sopravvivere e resistere con le condizioni attuali e future. Questo permette di ristabilire le funzioni dell\u2019ecosistema e tutti i servizi ecosistemici a esso connesso, quel tanto che basta per permettergli di esistere e resistere fintanto che le politiche di mitigazione delle minacce, qualsiasi esse siano entrino in atto. Lo stress del riscaldamento globale \u00e8 presente e sicuramente va affrontato, ma non deve diventare una scusa per non agire sui fattori di stress locale che ne amplificano l\u2019effetto e che indeboliscono i coralli\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.scienzainrete.it\/articolo\/nuova-vita-alle-barriere-coralline-malate\/laura-scillitani\/2022-08-22\">https:\/\/www.scienzainrete.it\/articolo\/nuova-vita-alle-barriere-coralline-malate\/laura-scillitani\/2022-08-22<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da SCIENZA IN RETE (Laura Scillitani) Le barriere coralline, habitat importantissimo per la biodiversit\u00e0 marina, sono fortemente minacciate dal riscaldamento globale, inquinamento, sfruttamento delle coste e pesca intensiva. \u00c8 per\u00f2 possibile ripristinare le barriere danneggiate grazie a specifici interventi di ripristino, ma \u00e8 importante agire in modo coordinato e uniforme, come indicano le linee guida messe a punto dai ricercatori dell\u2019Universit\u00e0 di Milano Bicocca per il restauro degli atolli delle Maldive Con le loro architetture&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":101,"featured_media":71835,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/IMG-20220203-WA0009.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-jgS","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/74082"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/101"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=74082"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/74082\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":74083,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/74082\/revisions\/74083"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/71835"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=74082"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=74082"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=74082"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}