{"id":74084,"date":"2022-08-24T09:37:25","date_gmt":"2022-08-24T07:37:25","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=74084"},"modified":"2022-08-23T21:40:22","modified_gmt":"2022-08-23T19:40:22","slug":"il-ruolo-della-bielorussia-nella-guerra-in-ucraina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=74084","title":{"rendered":"Il ruolo della Bielorussia nella guerra in Ucraina"},"content":{"rendered":"<p>da <strong>ANALISI DIFESA<\/strong> (Maurizio Boni)<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/7807.jpg\" alt=\"7807\" \/><\/p>\n<p>Il 15 dicembre del 1992 una delegazione proveniente da Budapest, guidata dal Generale Janos Kovacs, Comandante delle Forze Armate ungheresi, fece il suo ingresso nell\u2019aula magna della Scuola di Guerra di Civitavecchia gremita di frequentatori del Corso di Stato Maggiore.<\/p>\n<p>Non si trattava di una delle tante visite istituzionali inserite nel corso di studi poich\u00e9 chi guidava la delegazione era stato fino a pochi mesi prima il responsabile delle operazioni che il Patto di Varsavia, per mezzo dell\u2019Esercito ungherese, avrebbe dovuto condurre in Italia nel 1987 nel contesto pi\u00f9 generale della vasta offensiva dell\u2019Unione Sovietica contro l\u2019Europa occidentale. Il titolo della conferenza era \u201cLa Pianificazione Strategica nell\u2019era del Patto di Varsavia\u201d e l\u2019argomento veniva trattato nel momento in cui i frequentatori, tra i quali il sottoscritto, stavano approfondendo lo studio della dottrina e delle modalit\u00e0 operative dell\u2019Esercito Sovietico.<\/p>\n<p>Nel 1987, dunque, Mosca era pronta a scatenare la terza guerra mondiale e solo la lucidit\u00e0 e il pragmatismo di Gorbaciov salvarono l\u2019Europa (e la Russia) da una catastrofe senza precedenti. Un anno prima, In un discorso al XXVII congresso del\u00a0Partito Comunista Sovietico (PCUS) lo statista russo aveva fatto un\u2019analisi impietosa del degrado politico, economico, tecnologico e morale del paese sottolineando l\u2019urgenza di riformare radicalmente l\u2019inefficiente sistema sovietico dal punto di vista politico ed economico.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-156598  alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/dislocazione_opere_fanteria.jpg\" alt=\"dislocazione_opere_fanteria\" width=\"440\" height=\"615\" \/><\/p>\n<p>La Russia era arrivata al collasso economico per preparare l\u2019invasione dell\u2019Europa e sostenere il confronto con la NATO e nel 1987 solo il 24% della capacit\u00e0 produttiva russa era dedicata a beni e servizi di utilit\u00e0 sociale.<\/p>\n<p>Il resto era tutto destinato al settore militare e al suo indotto. La Russia non avrebbe mai potuto sostenere, sul piano economico, il conflitto contro l\u2019Occidente e questo era chiaramente incompatibile con le riforme da avviare sintetizzate da Gorbaciov con le celebri parole\u00a0<em>perestrojka<\/em>\u00a0(ristrutturazione) e\u00a0<em>glasnost<\/em>\u00a0(trasparenza).<\/p>\n<p>Le pericolose ambizioni dei conservatori e dei falchi del Cremlino furono quindi definitivamente accantonate, ma mai sopite poich\u00e9 il nuovo corso imposto dai riformatori alla Russia post-sovietica non fu mai accettato da chi considerava, e tutt\u2019ora considera, l\u2019Occidente come antagonista malevolo della Russia.<\/p>\n<p>L\u2019apertura degli archivi dei Paesi facenti parte del Patto di Varsavia avrebbe permesso agli storici di ricostruire le intenzioni sovietiche nei confronti del blocco occidentale confermando la prospettiva dell\u2019invasione dell\u2019Europa e di accedere, soprattutto, ai piani che Mosca aveva assegnato a ciascun membro del Patto.<\/p>\n<p>L\u2019Armata Rossa si sarebbe fatta carico dello sforzo offensivo principale contro la NATO dilagando con le proprie forze nella pianura tedesca con l\u2019assistenza delle truppe cecoslovacche, mentre agli ungheresi era stato assegnato il compito di agire lungo la direttrice sussidiaria meridionale (quella italiana) a copertura del fianco sinistro del\u00a0<em>main effort<\/em>. I dettagli del piano operativo contro l\u2019Italia furono quindi condivisi in anteprima ben prima che qualunque studioso potesse analizzarne e diffonderne i contenuti. La bandiera rossa con la falce e il martello era stata ammainata dal pennone pi\u00f9 alto del Cremlino il 25 dicembre del 1991, solo un anno prima della visita della delegazione magiara.<\/p>\n<p>Ci sono due aspetti di quel piano (cervello russo e braccio ungherese) che fecero trasecolare la platea degli uditori e dei loro docenti. Innanzitutto, l\u2019invasione dell\u2019Italia non sarebbe avvenuta attraverso la soglia di Gorizia ad est, ma dalla direttrice settentrionale di Tarvisio.<\/p>\n<p>Questo in quanto Mosca non riteneva la Jugoslavia un alleato affidabile per via delle distanze che il Maresciallo Tito aveva preso sin dagli anni Cinquanta dal sistema comunista sovietico, istituendo un modello politico ed economico socialista alternativo. Il Paese, tra l\u2019altro, non aveva neanche aderito al Patto di Varsavia e le sue forze armate (l\u2019Armata Popolare di Jugoslavia) erano state strutturate per assicurare una\u00a0\u201cdifesa nazionale totale\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-156599  alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/Josip_Broz_Tito_uniform_portrait.jpg\" alt=\"Josip_Broz_Tito_uniform_portrait\" width=\"411\" height=\"572\" \/><\/p>\n<p>L\u2019Armata popolare, ampiamente ispirata al vasto movimento partigiano\u00a0sviluppatosi in Jugoslavia\u00a0durante l\u2019occupazione da parte delle\u00a0potenze dell\u2019Asse\u00a0nella\u00a0Seconda guerra mondiale, aveva il compito di rallentare l\u2019avanzata di un possibile nemico il pi\u00f9 possibile per dare il tempo alla popolazione civile di mobilitarsi in\u00a0forze di difesa territoriale\u00a0dotate di grande indipendenza operativa. Queste, sfruttando la conoscenza del terreno e le tattiche della guerriglia, si sarebbero trasformate in un monolitico esercito di resistenza che avrebbe condotto azioni militari, continuato la produzione bellica e mantenuto l\u2019amministrazione dello Stato nelle zone occupate, proseguendo una guerra di logoramento contro l\u2019invasore.<\/p>\n<p>La peculiarit\u00e0 di questa organizzazione militare, e la sua resilienza, nelle mani di una leadership politica non allineata con il Cremlino, aveva convinto i pianificatori russi ad escludere a priori il coinvolgimento della Jugoslavia e del suo territorio dall\u2019invasione dell\u2019Europa occidentale.<\/p>\n<p>Il rischio era quello di giocare la parte del nemico da rallentare e logorare nel caso Belgrado non avesse visto di buon occhio le operazioni russe. Tito (nella foto sopra)\u00a0 era morto nel 1980, ma a sette anni dopo la sua morte, a fronte dei chiari segnali di sgretolamento della Federazione Jugoslava, l\u2019inaffidabilit\u00e0 del complesso sistema sociale, politico e militare balcanico per i piani di Mosca fu confermata e Belgrado fu tenuta fuori dai piani dell\u2019invasione.<\/p>\n<p>Il secondo aspetto del piano riguardava le modalit\u00e0 con le quali i russi avrebbero raggiunto l\u2019obiettivo di conquistare l\u2019Italia settentrionale. La carta delle operazioni del fronte italiano con le scritte in cirillico era costellata, dal Friuli all\u2019Emilia Romagna, di ovuli rossi.<\/p>\n<p>Rappresentazione grafica efficace del fuoco nucleare tattico che avrebbe disarticolato le difese italiane e consentito alle forze corazzate e meccanizzate ungheresi di raggiungere Bologna (obiettivo operativo) in 48-72 ore. Non occorreva raggiungere Roma. Di fronte alla minaccia di proseguire con il fuoco nucleare sul resto dell\u2019Italia settentrionale e oltre, l\u2019Italia si sarebbe arresa (obiettivo strategico).<\/p>\n<p>Dunque, l\u2019intero dispositivo difensivo italiano, orientato a est, sarebbe stato aggirato e polverizzato nel giro di poche ore, con buona pace di tutte le pianificazioni e ipotesi d\u2019impiego del nostro esercito basate sulla saga dell\u2019eroica difesa della soglia di Gorizia. Tra l\u2019altro, i sistemi d\u2019arma e i mezzi italiani erano stati giudicati dagli analisti russi e ungheresi di qualit\u00e0 inferiore a quella degli altri paesi dell\u2019Alleanza Atlantica. Compito facile quindi per Mosca che, fortunatamente, non ebbe la possibilit\u00e0 di verificare l\u2019accuratezza del suo piano.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-156593 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/7053.jpg\" alt=\"7053\" width=\"823\" height=\"463\" \/><\/p>\n<p>Venendo ai nostri giorni e al conflitto in Ucraina, \u00e8 chiaro che Lukashenko non \u00e8 Tito (la caratura politica non \u00e8 paragonabile) e la Bielorussia non \u00e8 la Jugoslavia anche perch\u00e9 il territorio di quest\u2019ultima, tutto sommato, non era cos\u00ec determinante per i piani di Mosca come quello bielorusso il cui confine meridionale dista da Kiev poco pi\u00f9 di 150 chilometri. Curiosamente, la Russia di oggi, come quella di trentacinque anni fa, non ha potuto contare sul pieno supporto di una nazione che avrebbe potuto giocare un ruolo importante nel contesto di un\u2019altra invasione, questa volta concretizzata, quella dell\u2019Ucraina.<\/p>\n<p>Molti si aspettavano l\u2019entrata in campo di Minsk al fianco delle forze armate della Federazione Russa, ma l\u2019idea di inviare truppe bielorusse a combattere in Ucraina \u00e8 altamente impopolare a livello nazionale e potrebbe costare a Lukashenko il sostegno del suo esercito o rischiare un picco di disordini interni.<\/p>\n<p>Un sondaggio condotto da Chatham House un mese prima dell\u2019inizio della guerra indicava un 12% della popolazione bielorussa favorevole alla partecipazione diretta al conflitto ucraino. Dopo il primo mese di combattimenti, la percentuale era scesa al 3%.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-156595 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/6201-1.jpg\" alt=\"6201-1\" width=\"820\" height=\"461\" \/><\/p>\n<p>Solo nel 2021 l\u2019Ucraina ha rilasciato 4.300 permessi di soggiorno ai bielorussi, molti dei quali sono fuggiti dal paese per evitare persecuzioni o per aiutare l\u2019Ucraina a difendersi dall\u2019aggressione russa. Inoltre, oltre 1.500 volontari bielorussi si sono uniti alle forze di Kiev e gli attivisti all\u2019interno della Bielorussia hanno cercato di interrompere le reti ferroviarie nazionali per ostacolare il movimento delle truppe russe attraverso il paese. Insomma, lo scenario evitato in Jugoslavia i russi se lo sono ritrovato praticamente alle porte di casa.<\/p>\n<p>Lukashenko alimenta l\u2019immagine di un\u2019Ucraina ostile e mantiene le forze armate (di tipo sovietico e con tecnologia obsoleta) in stato di allerta impegnandole in esercitazioni ai confini con l\u2019Ucraina. Ci\u00f2 costringe Kiev a mantenere delle forze orientate alla difesa dei suoi confini settentrionali. Inoltre, Minsk ha potuto assicurare a Mosca l\u2019utilizzo del territorio bielorusso e del suo spazio aereo per facilitare lo sviluppo dell\u2019operazione speciale, ma questo \u00e8 tutto quello che Putin \u00e8 riuscito a ottenere dal fidato alleato.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-156596 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/zs-bilorus.jpg\" alt=\"zs-bilorus\" width=\"897\" height=\"600\" \/><\/p>\n<p>Dal momento in cui le ostilit\u00e0 si sono spostate verso il sud e l\u2019est dell\u2019Ucraina, la probabilit\u00e0 che la Bielorussia entri in guerra \u00e8 diminuita, sebbene non sia scomparsa completamente dall\u2019agenda. Ma anche se Putin avesse bisogno di impegnare l\u2019esercito bielorusso in battaglia ad un certo punto della guerra \u00e8 quasi certo che Lukashenko resisterebbe.<\/p>\n<p>Nonostante l\u2019attuale pressoch\u00e9 totale dipendenza di Minsk da Mosca (la Russia ha fornito alla Bielorussia tre miliardi di dollari in prestiti, fornisce petrolio e gas senza dazi ed \u00e8 il principale importatore di prodotti bielorussi), la priorit\u00e0 di Lukashenko \u00e8 la propria sopravvivenza politica. Si piegher\u00e0 alla volont\u00e0 del Cremlino solo se crede che non farlo sarebbe pi\u00f9 pericoloso per lui.<\/p>\n<p>L\u2019invio di truppe bielorusse sotto la pressione russa, contro la volont\u00e0 di quasi tutta la popolazione, \u00e8 chiaramente al di l\u00e0 della portata del rischio accettabile per Minsk. Qualora l\u2019offensiva russa si i esaurisse nel Donbass, eventualit\u00e0 che sarebbe considerata una sconfitta a tutti gli effetti per Mosca, non sarebbe da escludere lo scenario nel quale Lukashenko rivendicherebbe la rinuncia alla piena partecipazione alla guerra. Ricordiamoci che a due mesi dall\u2019inizio del conflitto, vista la mala parata delle truppe dell\u2019invasore, si era lamentato di essere stato erroneamente designato come collaboratore dell\u2019aggressore chiedendo che Minsk fosse invitata ai negoziati di pace come parte a s\u00e9 stante.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-156597 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/100-image-59-1.jpeg\" alt=\"100-image-59 (1)\" width=\"900\" height=\"510\" \/><\/p>\n<p>In futuro, Lukashenko potrebbe dichiarare che la Bielorussia \u00e8 stata semplicemente usata senza il suo consenso, che non \u00e8 stato possibile per Minsk resistere a migliaia di soldati russi schierati sul suolo patrio. Potrebbe obiettare che hanno fatto quello che potevano senza partecipare direttamente al conflitto.<\/p>\n<p>Per l\u2019Occidente, eventualmente intenzionato a inserire un cuneo tra Putin e Lukashenko, potrebbe costituire un motivo per revocare le sanzioni a Minsk, almeno parzialmente, in una nuova realt\u00e0 postbellica. Nella partita dell\u2019Ucraina la Bielorussia potrebbe giocare quindi in due campi risultando non del tutto affidabile per i piani di Mosca.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2022\/08\/il-ruolo-della-bielorussia-nella-guerra-in-ucraina\/\">https:\/\/www.analisidifesa.it\/2022\/08\/il-ruolo-della-bielorussia-nella-guerra-in-ucraina\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da ANALISI DIFESA (Maurizio Boni) Il 15 dicembre del 1992 una delegazione proveniente da Budapest, guidata dal Generale Janos Kovacs, Comandante delle Forze Armate ungheresi, fece il suo ingresso nell\u2019aula magna della Scuola di Guerra di Civitavecchia gremita di frequentatori del Corso di Stato Maggiore. 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