{"id":74087,"date":"2022-08-24T10:36:02","date_gmt":"2022-08-24T08:36:02","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=74087"},"modified":"2022-08-24T10:36:02","modified_gmt":"2022-08-24T08:36:02","slug":"a-chi-si-rivolge-la-parola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=74087","title":{"rendered":"A chi si rivolge la parola?"},"content":{"rendered":"<p><strong>di QUOD LIBET (Giorgio Agamben)<\/strong><\/p>\n<p>In ogni epoca poeti, filosofi e profeti hanno lamentato e denunciato senza riserve i vizi e le manchevolezze del loro tempo. Chi cos\u00ec gemeva e accusava si rivolgeva tuttavia a dei suoi simili e parlava in nome di qualcosa di comune o almeno condivisibile. Si \u00e8 detto, in questo senso, che poeti e filosofi hanno sempre parlato in nome di un popolo assente. Assente nel senso di mancante, di qualcosa di cui si sentiva la mancanza ed era pertanto in qualche modo ancora presente. Sia pure in questa modalit\u00e0 negativa e puramente ideale, le loro parole supponevano ancora un destinatario.<br \/>\nOggi forse per la prima volta poeti e filosofi parlano \u2013 se parlano \u2013 senza avere pi\u00f9 in mente alcun possibile destinatario. La tradizionale estraneit\u00e0 del filosofo al mondo in cui vive ha mutato di senso, non \u00e8 pi\u00f9 soltanto isolamento o persecuzione da parte di forze ostili o nemiche. La parola deve ora fare i conti con un\u2019assenza di destinatario non episodica, ma per cos\u00ec dire costitutiva. Essa \u00e8 senza destinario, cio\u00e8 senza destino. Ci\u00f2 si pu\u00f2 anche esprimere dicendo, come si fa da pi\u00f9 parti, che l\u2019umanit\u00e0 \u2013 o almeno quella parte di essa pi\u00f9 ricca e potente \u2013 \u00e8 giunta alla fine della sua storia e che pertanto l\u2019idea stessa di trasmettere e tramandare qualcosa non ha pi\u00f9 senso. Quando Averro\u00e8 nell\u2019Andalusia del XII secolo affermava che lo scopo del pensiero non \u00e8 di comunicare con gli altri, ma di unirsi all\u2019intelletto unico, egli dava per\u00f2 per scontato che la specie umana fosse eterna. Noi siamo la prima generazione nella modernit\u00e0 per la quale questa certezza \u00e8 stata revocata in dubbio, per la quale anzi appare probabile che il genere umano \u2013 almeno quello che intendevamo con questo nome \u2013 potrebbe cessare di esistere.<br \/>\nSe, tuttavia \u2013 come io sto facendo in questo istante \u2013, continuiamo a scrivere, non possiamo non chiederci che cosa possa essere una parola che in nessun caso sar\u00e0 condivisa e ascoltata, non possiamo sottrarci a questa estrema prova della nostra condizione di scriventi in condizione di assoluta inappartenenza. Certo il poeta \u00e8 da sempre solo con la sua lingua, ma questa lingua era per definizione condivisa, cosa che ora non ci sembra pi\u00f9 cos\u00ec evidente. In ogni caso, \u00e8 il senso stesso di ci\u00f2 che facciamo che si sta trasformando, si \u00e8 forse gi\u00e0 integralmente tramutato. Ma questo significa che dobbiamo ripensare da capo il nostro mandato nella parola \u2013 in una parola che non ha pi\u00f9 un destinatario, che non sa pi\u00f9 a chi si rivolge. La parola diventa qui simile a una lettera che \u00e8 stata respinta al mittente perch\u00e9 il destinatario \u00e8 sconosciuto. E noi non possiamo respingerla, dobbiamo tenerla fra le mani, perch\u00e9 forse siamo noi stessi quel destinatario sconosciuto.<\/p>\n<p>Qualche anno fa, un rivista di lingua inglese mi aveva chiesto di rispondere alla domanda \u00abA chi si rivolge la poesia\u00bb. Do qui il testo italiano, ancora inedito.<\/p>\n<p><i>A chi si rivolge la poesia?<br \/>\n\u00c8 possibile rispondere a questa domanda, solo se si comprende che il destinatario di una poesia non \u00e8 una persona reale, ma un\u2019esigenza.<br \/>\nL\u2019esigenza non coincide con nessuna delle categorie modali che ci sono familiari: ci\u00f2 che \u00e8 oggetto di un\u2019esigenza non \u00e8 n\u00e9 necessario n\u00e9 contingente, n\u00e9 possibile n\u00e9 impossibile .<br \/>\nSi dir\u00e0, piuttosto, che una cosa ne esige un\u2019altra, quando, se la prima \u00e8, anche l\u2019altra sar\u00e0, senza che la prima la implichi logicamente n\u00e9 la obblighi a esistere sul piano dei fatti. Essa \u00e8, semplicemente, al di l\u00e0 di ogni necessit\u00e0 e di ogni possibilit\u00e0. Come una promessa che pu\u00f2 essere adempiuta soltanto da colui che la riceve.<\/i><\/p>\n<p>Benjamin ha scritto che la vita del principe My\u0161kin esige di restare indimenticabile, quand\u2019anche tutti l\u2019avessero dimenticata. Allo stesso modo, una poesia esige di essere letta, anche se nessuno la legge.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 si pu\u00f2 anche esprimere dicendo che, in quanto esige di essere letta, la poesia deve restare illeggibile, che non vi \u00e8 propriamente un lettore della poesia.<\/p>\n<p><i>\u00c8 quello che aveva forse in mente C\u00e9sar Vallejo, quando, per definire l\u2019intenzione ultima e quasi la dedica di tutta la sua poesia, non trovava altre parole che<\/i>\u00a0por el analfabeto a quien escribo<i>. Si consideri la formulazione apparentemente ridondante: \u00abper l\u2019analfabeta a cui scrivo\u00bb.<\/i>\u00a0Por\u00a0<i>non vale qui tanto \u00aba\u00bb, quanto \u00abal suo posto\u00bb, come Primo Levi diceva di testimoniare per \u2013 cio\u00e8 \u00abin luogo di\u00bb \u2013 quelli che nel gergo di Auschwitz si chiamavano i \u00abmusulmani\u00bb, cio\u00e8 coloro che in nessun caso avrebbero potuto testimoniare. Il vero destinatario della poesia \u00e8 colui che non \u00e8 in grado di leggerla. Ma ci\u00f2 significa anche che il libro, che \u00e8 destinato a colui che non pu\u00f2 leggerlo \u2013 l\u2019analfabeta \u2013 \u00e8 stato scritto con una mano che, in un certo senso, non sa scrivere, con una mano analfabeta. La poesia restituisce ogni scrittura all\u2019illeggibile da cui proviene e verso cui si mantiene in viaggio.<\/i><\/p>\n<div align=\"right\">23 agosto 2022<br \/>\nGiorgio Agamben<\/div>\n<div align=\"right\"><\/div>\n<div style=\"text-align: left\" align=\"right\"><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.quodlibet.it\/giorgio-agamben-a-chi-si-rivolge-la-parola\">https:\/\/www.quodlibet.it\/giorgio-agamben-a-chi-si-rivolge-la-parola<\/a><\/strong><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di QUOD LIBET (Giorgio Agamben) In ogni epoca poeti, filosofi e profeti hanno lamentato e denunciato senza riserve i vizi e le manchevolezze del loro tempo. Chi cos\u00ec gemeva e accusava si rivolgeva tuttavia a dei suoi simili e parlava in nome di qualcosa di comune o almeno condivisibile. Si \u00e8 detto, in questo senso, che poeti e filosofi hanno sempre parlato in nome di un popolo assente. 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