{"id":74128,"date":"2022-08-30T11:00:06","date_gmt":"2022-08-30T09:00:06","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=74128"},"modified":"2022-08-27T08:39:32","modified_gmt":"2022-08-27T06:39:32","slug":"che-fine-hanno-fatto-la-ue-e-lantieuropeismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=74128","title":{"rendered":"Che fine hanno fatto la UE e l\u2019antieuropeismo?"},"content":{"rendered":"<p><strong>di La Fionda (Matteo Bortolon)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nell\u2019arco dello scorso decennio un elemento importante del conflitto politico europeo \u00e8 stato la\u00a0 posizione sulla Ue. La contrapposizione europeisti vs. antieuropeisti (semplificando) si \u00e8 definita come trasversale rispetto a progressisti vs. conservatori o sinistra vs. destra, rispecchiando un po\u2019 quella\u00a0 \u2013 a parere di chi scrive <em>non<\/em> particolarmente azzeccata \u2013 globalisti vs. antiglobalisti. Una contrapposizione capace di generare rotture, polemiche e contrasti, che ha visto il punto di massima intensit\u00e0 nei dibattiti sull\u2019euro, ma nel biennio 2020-21 pare essersi offuscata, uscendo dal dibattito pubblico, perci\u00f2 ci dobbiamo chiedere: che fine hanno fatto l\u2019euro e la Ue come elementi divisivi e <em>clivage<\/em> politici? \u00c8 una eclissi temporanea o permanente? Ma sopratutto: i soggetti che hanno assunto una posizione forte in merito per qualificarsi come sono messi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In un arco cronologico grosso modo decennale (2010-2019) l\u2019Unione europea ha subito le pi\u00f9 vivaci contestazioni dalla sua nascita (1993), con il fiorire di gruppi, movimenti e partiti che programmaticamente la inserivano nei loro obiettivi polemici o che ne caldeggiavano la distruzione o il severo ridimensionamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da una parte stavano coloro per cui l\u2019unit\u00e0 europea era un valore forte tanto da glorificare la Ue o, in caso di posizioni pi\u00f9 critiche dei modelli dominanti basati su mercato, concorrenza, e simili, da sostenerne una riforma significativa in direzione di riduzione delle diseguaglianze, lotta alla povert\u00e0, misure a favore dell\u2019ambiente, ecc. Riformare l\u2019Europa per un modello progressista (o addirittura socialista). Tali posizioni sono state abbastanza marginali nell\u2019ambito dei reali equilibri di potere, ma \u00e8 stata funzionale a impedire che dal campo progressista-sinistra partisserro critiche veramente significative e pericolose per le classi dirigenti, che sapevano benissimo che l\u2019integrazione comunitaria \u00e8 sinonimo di concorrenza e mercato, di pari passo coi famosi trasferimenti di sovranit\u00e0. La sinistra europeista invece vi leggeva le premesse di istanze sociali a livello europeo se non la possibilit\u00e0 di costruire un contrappeso geopolitico mondiale agli Usa. Vale la pena notare <em>en passant<\/em>, che gli eventi recenti dovrebbero mettere una bella pietra tombale su tale velleitaria prospettiva. Mentre i governi nazionali si sono allineati al campo NATO-USA non senza coltivare una qualche forma di flaccida manovra autonoma (Macron che chiama Putin, Berlino che si schiera con tentennamenti e incertezze), i vertici Ue hanno mostrato un servilismo senza ritegno, al pari degli\u00a0 oltranzisti britannici e polacchi. Insomma dove c\u2019\u00e8 \u201cpi\u00f9 Europa\u201d c\u2019\u00e8 pi\u00f9 sostegno alla guerra degli Usa, che contrappeso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dall\u2019altra si collocavano coloro che vedendo la natura liberista ed oligarchica della Ue come una conseguenza <em>della sua stessa essenza<\/em>, la cui stessa irreformabilit\u00e0 suggeriva come uniche opzioni ragionevole la sua distruzione o l\u2019uscita. Le critiche spaziavano dalla disfunzionalit\u00e0 dei parametri di Maastricht, alla divergenza centro-periferia, alla curvatura nettamente mercatista e concorrenziale dell\u2019intero diritto comunitario, tale da ridurre l\u2019intero impianto a dispositivo neoliberista rivolto contro le classi lavoratrici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Entrambi tali campi ospitavano non solo posizioni profondamente diverse, ma valori e ispirazioni pressoch\u00e9 opposti. Sul versante europeista il caso pi\u00f9 eclatante \u00e8 stata la confluenza a marzo 2017 di una manifestazione sotto l\u2019ombrello organizzativo <em>La nostra Europa<\/em> con la <em>Marcia per l\u2019Europa<\/em>. La prima annoverava, secondo le loro stesse parole<\/p>\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"text-align: justify\"><em>tante associazioni, movimenti sociali, sindacati, organizzazioni e attori sociali [ a favore di] un progetto di unit\u00e0 europea innovativo e coraggioso fondato su democrazia e libert\u00e0, diritti e uguaglianza, riconoscimento della dimensione di genere, giustizia sociale e climatica, dignit\u00e0 delle persone e del lavoro, solidariet\u00e0 e accoglienza, pace e sostenibilit\u00e0 ambientale.\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tale manifestazione prevedeva <em>esplicitamente<\/em> la confluenza con l\u2019iniziativa lanciata dal Movimento federalista europeo la cui lista di adesioni reca nomi catastrofici quali Mario Monti, Emma Bonino, Beatrice Covassi (a capo della rappresentanza della Commissione Ue in Italia, e conseguentemente, candidata col Pd), Romano Prodi e altre personalit\u00e0 provenienti da liberali e dal Partito popolare europeo. Un po\u2019 come se gli attivisti di <em>Greenpeace<\/em> marciassero fianco a fianco dei peggiori inquinatori del pianeta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma tale connubio innaturale ma, pragmaticamente effettivo, era motivato dalla ascesa dell\u2019antieuropeismo come corrente d\u2019opinione di successo. Tutto lo spettro delle forse europeiste coglieva una <em>minaccia esistenziale<\/em> alla unit\u00e0 europea (o meglio all\u2019euro e alle istituzioni comunitarie); obiettivo che per l\u2019oligarchia costituiva anni di sforzi, per le forze critiche degli orizzonti di fratellanza, pacifismo ecc.; e non ci voleva tanto per capire chi vedesse la realt\u00e0 lucidamente e chi invece proiettasse su di essa le proprie velleit\u00e0 idealistiche senza alcuna base concreta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dall\u2019altra parte invece, la stessa esistenza della Ue assurgeva a vera e propria minaccia: per diritti e democrazia e \u2013 per le forze pi\u00f9 a destra dello spettro politico \u2013 per l\u2019identit\u00e0 nazionale stessa. Anche alcuni che avrebbero visto di buon occhio una forma di unificazione continentale coglievano la distruzione della Ue come la battaglia pi\u00f9 imminente. Ovviamente il dissenso cadeva sul dopo: ritorno ai vecchi Stati-nazione o trascendimento di essi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In altri termini le relazione fra paesi comunitari e con gli organi dell\u2019Unione erano diventati in breve tempo il terreno politico prevalente, oggettivamente sovrastante altri tipi di dinamiche e spazi geografici. La discussione sulle alleanze militari, per esempio, che oggi \u00e8 al centro, era abbastanza marginale. Ma qual \u00e8 il contesto che ha portato a questa situazione?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019evento che ha attivato la critica radicale anti-Ue \u00e8 stata la <em>crisi dei debiti sovrani<\/em>. Senza di essa non ci sarebbe stata alcuna crisi esistenziale della compagine comunitaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per reagire ai contraccolpi della crisi del 2007-08 gli Stati europei in accordo con la Commissione hanno salvato (il famoso bail-out) le banche facendo pagare il conto ai comuni cittadini, che si sono visti riversare addosso la famosa <em>austerit\u00e0<\/em>. L\u2019atteggiamento delle classi dirigenti, nell\u2019usare senza ritegno la forza dello Stato\u00a0 \u2013 che avevano sempre detto non dovesse intervenire nelle dinamiche di mercato \u2013 a favore degli interessi pi\u00f9 abbienti per poi tagliare le spese sociali in nome dell\u2019 \u201caver vissuto sopra i propri mezzi\u201d (una stomachevole menzogna) \u00e8 stato talmente abietto che stupisce non abbia generato proteste pi\u00f9 energiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La crisi dei debiti sovrani ha visto due concetti fondamentali emergere: l\u2019uno il debito pubblico visto come un fardello capace di inficiare sviluppo e gravante sulle generazioni future. L\u2019altro il costo dell\u2019indebitamento dello Stato, il famoso spread, gabellato come riflesso della credibilit\u00e0 di un paese \u2013 con connotazioni persino <em>morali<\/em>. La battaglia culturale intrapresa dalle forze eurocritiche per sbugiardare tali mitologemi, tanto sfacciatamente infondati di fronte ad una pi\u00f9 approfondita visione macroeconomica quanto strumentali per colpire le classi subordinate in nome di una presunta ortodossia mainstream \u00e8 stata importante. Essa ha prodotto un patrimonio collettivo di spunti, analisi e idee critiche di grande diffusione. Fino ad oggi se un Cottarelli, Giannini o simili prova a esternare cose come l\u2019insostenibilit\u00e0 del welfare viene presto sommerso da insulti, derisione e accuse di analfabetismo economico. Nonostante ci\u00f2 le linee portati delle politiche dominanti non si \u00e8 riusciti a fermarle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il processo, fra contestazioni di piazza, rivolte nelle urne, il sorgere dei partiti euroscettici, ha visto un <em>climax<\/em> nel 2015 con le forze della Ue che hanno calpestato la Grecia costringendola a capitolare. Il fatto che Marine Le Pen e Matteo Salvini\u00a0 \u2013 due leader universalmente associati all\u2019estrema destra \u2013 <a href=\"https:\/\/www.huffingtonpost.it\/2015\/01\/26\/salvini-le-pen-tsipras_n_6544754.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">a gennaio 2015 esultassero per la vittoria della coalizione di sinistra radicale di Tsipras<\/a> restituisce la particolarit\u00e0 della situazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Su tale versante infatti si videro delle convergenze analogamente sorprendenti. Accanto ad attivisti e gruppi \u2013 anche di ideologia comunista \u2013 si posero alcuni partiti conservatori e di destra. Tanto \u00e8 bastato perch\u00e9 personaggi e forze politiche del fronte opposte bollassero ogni istanze antieuropeista come nazionalista (o nei casi di irrazionalit\u00e0 pi\u00f9 catastrofici, fascista).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma \u00e8 una semplificazione venata di ignoranza. Senza dubbio i nazionalisti e le destre radicali in genere non amano la Ue e poco anche il concetto di Europa unita \u2013 a meno di non darne una connotazione quale bianca, cristiana, e simili. Ma allora perch\u00e9 forze indubitabilmente conservatrici e di destra per venti anni non hanno fatto grandi problemi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La risposta ha poco a che fare col colorito politico, ma molto con l\u2019energia politica scaturita dagli eventi del decennio; energia che si poteva tradurre \u2013 come di fatto \u00e8 accaduto \u2013 in voti. Una <em>valanga<\/em> di voti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La austerit\u00e0 voluta dalla Commissione e dalla Germania di Merkel ha colpito in maniera sferzante ogni genere di diritti sociali; ma ha anche acuito la polarizzazione fra un centro ricco e la periferia, danneggiando vasti interessi. Mentre le imprese pi\u00f9 grandi e finanziarizzate, ben inserite nei corridoi del potere Ue venivano salvate, o galleggiavano senza problemi, le imprese pi\u00f9 piccole e deboli venivano falcidiate. In altri termini, il capitale industriale-finanziario pi\u00f9 forte e ben inserito nelle dinamiche comunitarie fioriva, i capitali pi\u00f9 deboli e localistici subivano vari colpi. Ma non volendo soccombere hanno chiesto il soccorso di forze politiche in ascesa o in difficolt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le forze chiamate sovraniste o populiste in generale hanno assunto il ruolo di difensori di questi interessi, entrando in convergenza con tutti coloro che per svariati motivi remavano contro la Ue. Che l\u2019obiettivo reale sia mai stato l\u2019uscita dalla Unione \u00e8 assai dubbio, piuttosto hanno ad ogni evidenza teso a integrarsi nelle strutture comunitarie per aumentare il loro potere e per difendere gli interessi dei loro sponsor economici, piuttosto che boicottarle. Attingendo massicciamente alla risorsa politica del momento. Vediamo in che modo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le dinamiche sopra evocate hanno un ovvio presupposto: l\u2019aumento della interdipendenza intra-Ue. Sempre pi\u00f9 decisioni cardine si prendevano in seno agli organi comunitari \u2013 ma in buona parte dai rappresentanti degli Stati membri \u2013 piuttosto che dai Parlamenti nazionali. Determinando una perdita di riferimenti, e uno spaesamento di fronte alla perdita di forza del proprio voto\u00a0 \u2013 consustanziale alle vecchie istanze nazionali, salvo l\u2019imbelle europarlamento. L\u2019effetto era simile al vissuto dei passeggeri di un aereo che scoprono che la cabina di guida \u00e8 vuota, e qualcun altro ha i comandi. Ma chi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non si sa. Abbiamo <em>perso il controllo<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Finch\u00e9 le cose sono andate abbastanza bene tale tale malessere \u00e8 rimasto sotto controllo. Sotto il tallone dell\u2019austerit\u00e0 e della crisi il sistema \u00e8 andato in corto circuito ed ha generato potenti spinte. Energia politica, per l\u2019appunto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le forze di sinistra radicale non sono riuscite ad intercettare tale forza, perch\u00e9 la questione non era solo di austerit\u00e0 come conflitto sociale dei ricchi (e degli Stati pi\u00f9 abbienti) contro i pi\u00f9 poveri, ma come <em>controllo\/ democrazia come capacit\u00e0 collettiva di imprimere un ordine ed una direzione politica alle cose<\/em>. La sovranit\u00e0 <em>e<\/em> la democrazia insomma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le forze critiche non solo dell\u2019attuale configurazione istituzionale ma del modello socioeconomico (neoliberista o ordoliberista) si sono cos\u00ec trovate divise fra il cercare quanto meno una qualche sponda presso i populismi identitari e mettersi in splendida solitudine, contro tutti \u2013 inclusi gli antieuropeisti pi\u00f9 disposti a trattare con le destre, bollati come fascistoidi, traditori, e simili; in questa contraddizione \u00e8 nato il dibattito \u2013 per lo connotato da una desolante mediocrit\u00e0 tinta di isterismi intolleranti \u2013 del <em>rossobrunismo<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Riassumendo, i capisaldi del contesto del pi\u00f9 vibrante conflitto europeisti vs. antieuropeisti sono stati:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify\">\n<li>i programmi di austerit\u00e0 imposti alla periferia europea dalla Troika (cio\u00e8 Commissione, BCE e FMI; alle loro spalle, come l\u2019ombra di un dio pi\u00f9 oscuro e misterioso, il Meccanismo Europeo di Stabilit\u00e0).<\/li>\n<li>L\u2019austerit\u00e0 di bilancio ottenuta dando maggiori poteri alla Commissione (rafforzamento del Patto di Stabilit\u00e0 e di Crescita: Six Pack, Two Pack, Fiscal Compact, Semestre europeo).<\/li>\n<li>Una sostanziale perdita di rilevanza della politica nazionale, in primis dei parlamenti e dei governi \u2013 ma non tutti; per inciso, mentre i governi pi\u00f9 forti perdono sovranit\u00e0 ma la recuperano manipolando e facendo pressioni sulle istituzioni comunitarie, quelli pi\u00f9 deboli <em>la perdono e basta<\/em>.<\/li>\n<li>L\u2019evidente ascesa della Germania come potenza egemone basata sul neomercantilismo.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutti questi elementi sono stati modificati, sospesi o accantonati nel 2020-22. In particolare:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify\">\n<li>Non solo gli aggiustamenti strutturali dei programmi di austerit\u00e0 sono finiti \u2013 e le persone iniziano a dimenticarsene! \u2013 con dei trend di crescita fiacchi ma crescenti (fra il 2015-19 la Spagna cresce con una media di +2,7% pil, Portogallo +2,5%, Grecia +0,7%\u00a0 ma con + 1,8% nel 2019, Italia +0,9%) \u2013 ma si sono rovesciati nella sospensione della normativa sugli aiuti di Stato e nei finanziamenti generati dal \u201cdebito comune\u201d del Next Generation EU, i cui effetti negativi al momento non sono visibili nella societ\u00e0.<\/li>\n<li>L\u2019austerit\u00e0 \u00e8 stata sostituita da crescenti deficit di bilancio per la spesa pubblica, sostenuti da politiche ultraespansive della BCE, con la sospensione del Patto di Stabilit\u00e0 e Crescita. Rendendo il potere europeo meno incisivo e visibile.<\/li>\n<li>La politica nazionale \u00e8 balzata al centro del dibattito, in merito alle misure di contrasto al Covid, sia sul versante del distanziamento sociale, che delle politiche vaccinali (il ricondurle a centri di potere sovranazionali se non occulti \u00e8 rimasto dominio di nicchie iperpoliticizzate, peraltro particolarmente poco attrezzate per influenzare l\u2019opinione pubblica).<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019ultimo punto ci riconduce alla situazione presente. Se nel contesto della crisi Covid la Germania (che prima di esso aveva una crescita assai stentata del pil: +1,08% nel 2018 e +1,05% nel 2019) ha assorbito il colpo molto meglio di altri paesi\u00a0 con pil -4,5% nel 2020, assai meglio di Italia (-9%), Francia (-7,9%), Spagna (-10,8%), nel 2022 la situazione \u00e8 assai diversa. Il pil tedesco \u00e8 cresciuto di solo +0,8% nel primo trimestre e di zero nel secondo. Il saldo commerciale del paese \u00e8 negativo per la prima volta dopo trent\u2019anni. Per i fattori geopolitici riguardanti la guerra in Ucraina il neomercantilismo tedesco \u00e8 in crisi come mai lo era stato nel corso di un\u2019intera generazione e le difficolt\u00e0 della sua economia, fra stringente necessit\u00e0 del gas russo e la sudditanza agli Usa che stanno spingendo il Cancelliere ad una politica contraria ai propri interessi nazionali fanno prefigurare un bilancio 2022 catastrofico. Insomma sembrano assai lontani i tempi in cui Merkel e Schauble regnavano incontrastati sul continente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci\u00f2 \u00e8 legato al mutamento di un fattore di base sopra ricordato: mentre nel decennio 2010-19 le dinamiche intra-Ue apparivano prevalenti su altri tipi di contesti, oggi non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec, e l\u2019allineamento servile alle politiche di Polonia, Uk e Usa pare molto pi\u00f9 grave e minaccioso delle politiche comunitarie. Conseguentemente l\u2019opposizione sociale ad esse \u00e8 minore, e non \u00e8 certo un caso che le forze pi\u00f9 eurocritiche abbiamo modificato la loro agenda: nazionalisti, populisti identitari e populisti \u201ccivici\u201d (se cos\u00ec possiamo designare il M5S) si sono ritratti nei rispettivi <em>core business<\/em> del proprio posizionamento (antimmigrazione, valori tradizonali, legalit\u00e0, ambiente), mentre le forze pi\u00f9 limpidamente anti-Ue si sono accreditati con altri temi antiegemonici: contrasto alle misure anticovid nel 2020-21 e all\u2019appoggio al blocco NATO-Usa nel 2022. Sul versante comunitario pare pi\u00f9 fruttuosa l\u2019accusa alla Commissione di essere diventata per la politica estera la succursale del Dipartimento di Stato Usa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma allora siamo tornati all\u2019epoca del ventennio 1991-2010 in cui la Ue era fuori dal dibattito?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 molto improbabile. I dati summenzionati mostrano che le politiche comunitarie sono <em>meno visibili<\/em>, non completamente prive di importanza. Al momento non sappiamo quando ma \u00e8 assai probabile che torneranno in auge prima o poi. Almeno per quattro motivi:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify\">\n<li>primo: le regole di bilancio sono sospese e non cancellate; prima o poi torneranno in vigore, e molti indizi suggeriscono che la \u201csvolta\u201d della Ue verso un minor rigore non avverr\u00e0 o sar\u00e0 semplicemente di facciata; non ultimo lo indica un documento del Ministero tedesco per gli Affari economici di netto sapore rigorista;<\/li>\n<li>secondo: le politiche ultraespansive della BCE sembrano giungere al termine, e condizionare il sostegno all\u2019indebitamento degli Stati ad una agenda di austerit\u00e0;<\/li>\n<li>terzo: il PNRR per ora viene visto in una luce assai benefica, visto anche il battage pubblicitario dispiegato dalla galassia piddina-progressista, ma prima o poi i nodi verranno al pettine, vuoi per la sua entit\u00e0 i cui limiti si disvelano sempre pi\u00f9, vuoi per il fatto che \u00e8 uno strumento di debito che prima o poi andr\u00e0 pagato. A quel punto i ceti che non ne sono stati beneficiati si troveranno sul groppone nuovi tagli e austerit\u00e0,e la disillusione potrebbe generare umori assai cupi;<\/li>\n<li>quarto: nessuno dei problemi emersi nella crisi dell\u2019euro \u00e8 stato veramente sanato da modificazioni strutturali, in specie la divergenza centro-periferia, le potenziali turbolenze bancarie e finanziarie (incrementate da un assetto regolativo permissivo per permettere una pi\u00f9 agevole accumulazione del profitto da speculazione), la compressione di redditi e bisogni delle classi lavoratrici (per non citarne che alcune) restano sul piatto, attenuate solo da contingenze gi\u00e0 in via di esaurimento, e che possono portare facilmente le piazze ad esplodere contro quell\u2019Eden oligarchico-corporativo noto come Ue.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify\">Dobbiamo continuare a restare vigili sulle vicende europee anche se al momento \u00e8 poco proficuo in termini di visibilit\u00e0 e consenso. Il patrimonio analitico accumulato in questi dieci anni non va disperso o dimenticato. Dare un occhio lucido ai temi di attualit\u00e0 \u00e8 corretto, ma una politica che vive solo nella contingenza congiunturale si condanna ad essere contingente essa stessa. E lo stesso \u00e8 per l\u2019analisi critica.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/08\/23\/che-fine-hanno-fatto-la-ue-e-lantieuropeismo\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/08\/23\/che-fine-hanno-fatto-la-ue-e-lantieuropeismo\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di La Fionda (Matteo Bortolon) Nell\u2019arco dello scorso decennio un elemento importante del conflitto politico europeo \u00e8 stato la\u00a0 posizione sulla Ue. 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