{"id":74173,"date":"2022-08-30T08:30:34","date_gmt":"2022-08-30T06:30:34","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=74173"},"modified":"2022-08-30T00:08:29","modified_gmt":"2022-08-29T22:08:29","slug":"per-patrizia-cavalli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=74173","title":{"rendered":"Per Patrizia Cavalli"},"content":{"rendered":"<p><strong>di QUOD LIBET, UNA VOCE (Giorgio Agamben)<\/strong><\/p>\n<p>Sono passati ormai due mesi dalla morte di Patrizia e tuttavia, anche se mi \u00e8 accaduto di sognarla, parlarne no, non mi \u00e8 facile. Due mesi \u2013 che sono due mesi rispetto a pi\u00f9 di mezzo secolo di ininterrotta dimestichezza? Stanotte in sogno eravamo con altra gente a casa sua all\u2019angolo fra il Biscione e il Paradiso \u2013 fra il peccato e la salvezza \u2013 quella casa che conosco come fosse la mia \u2013 e a un certo punto mi avvicinavo a Patrizia adagiata su un letto o un divano e scrutavo il suo volto come se si fosse in esso fissata la sua ultima verit\u00e0. L\u2019ultima verit\u00e0: pretesa contraddittoria, che Patrizia era troppo vera per accettare e contro la quale inscenava il teatro, il sempre aperto teatro di cui si \u00e8 tanto, anche troppo parlato.<\/p>\n<p>La casa di Patrizia \u2013 ma \u00e8 davvero possibile separare Patrizia dalla sua casa, quella casa che scomparir\u00e0 ora per sempre insieme alle mille cose che la riempivano, cianfrusaglie o oggetti meravigliosi che erano il mondo di Patrizia \u2013 erano, cio\u00e8, in qualche modo Patrizia, perch\u00e9 il mondo, il corpo e la mente non si possono separare. E forse \u00e8 bene che quella casa e quel mondo non sopravvivano a Patrizia, sono morti con lei e senza di lei non potrebbero pi\u00f9 parlarci.<\/p>\n<p>La posizione di amico di un poeta \u00e8 imbarazzante. Se, da una parte, l\u2019intimit\u00e0 suggerisce la pretesa di una conoscenza incomparabilmente pi\u00f9 profonda di quella di un lettore comune, dall\u2019altra basta lasciar fare al tempo e quella pretesa rivela la sua assoluta inconsistenza. Se quel poeta continuer\u00e0 a essere letto due, tre secoli dopo, chi si confronter\u00e0 con la sua opera non sar\u00e0 certamente in alcun modo in posizione inferiore rispetto all\u2019amico ormai scomparso, tutt\u2019altro. Per questo il gesto di quei critici che rivendicano la loro intimit\u00e0 con l\u2019autore risulta quanto meno pretestuoso. Si pu\u00f2 dire, cio\u00e8, dell\u2019amico del poeta \u2013 in questo caso di me rispetto a Patrizia \u2013 quello che ho appena detto della sua casa: \u00e8 bene che scompaia con lui, la sua testimonianza rischia di essere fuorviante rispetto alla sola cosa che finir\u00e0 col contare: l\u2019opera scritta.<\/p>\n<p>Tuttavia, tuttavia\u2026 Forse quella testimonianza destinata a cadere non era irrilevante, come non erano\u00a0<i>quantit\u00e9 negligeable<\/i>\u00a0la casa e gli oggetti di cui il poeta amava circondarsi. Erano forse anzi cos\u00ec importanti, che proprio per questo dobbiamo lasciarli cadere. Come il volto e il carattere del poeta, il suo modo di camminare e di stare in piedi, la sua voce, i suoi irrefutabili, inconfondibili gesti. Cos\u00ec importanti, che nella sciagurata selezione che ogni tradizione \u00e8 costretta a operare se vuole essere efficace, non se ne pu\u00f2 tener conto. Nei manuali di storia della letteratura non c\u2019\u00e8 posto per la voce, per il gesto di Patrizia, per le mille, preziose inezie che riempivano la casa del Biscione. E quando, come pure accade, la casa del poeta diventa un museo, le cose diventano oggetti consegnati per sempre\u00a0<i>in articulo mortis<\/i>\u00a0alla loro defunta identit\u00e0. Se non sono pi\u00f9 importanti per lui, come potrebbero importarci?<\/p>\n<p>Della sua casa, della sua affabile e scorbutica reggia la sala del trono era certamente la cucina. La leggenda dei pranzi di Patrizia, che \u00e8 stata tante volte chiosata, \u00e8 tutt\u2019altro che una leggenda aurea. Le piaceva davvero cucinare? Amava davvero mangiare? L\u2019avidit\u00e0, a prima vista una delle sue passioni dominanti, non era rivolta al piacere, era, piuttosto, un affranto risarcimento, uno scotto pagato per l\u2019immancabile insoddisfazione di ogni suo desiderio. Per questo in cucina Patrizia non aveva nulla della feroce meticolosit\u00e0 dei cuochi. Ammesso, come \u201cdottore della pasta\u201d, in quel\u00a0<i>sancta sanctorum<\/i>, l\u2019ho sempre vista muoversi ai fornelli rannuvolata e impaziente, met\u00e0 sollecita e met\u00e0 distratta, come se le mancassero ogni volta le stoviglie e le pentole, quasi dovesse costantemente rimediare a un guasto o a una tara. Tanto pi\u00f9 sorprendente l\u2019eccelsa, scontata bont\u00e0 di un risultato che pareva cos\u00ec aleatorio.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 Patrizia conosceva cos\u00ec bene l\u2019amore? Perch\u00e9 la sua poesia \u00e8 da cima a fondo un mare amoroso? Perch\u00e9 non si amava, perch\u00e9 sapeva che \u00e8 per via della nostra impossibilit\u00e0 di amare che siamo condannati all\u2019amore. L\u2019io singolare proprio mio di cui sembrava, per non confondersi, ininterrottamente parlare, quell\u2019io, \u201cfosse mammerda e fosse anche cacazzo\u201d, mezzo grammaticale e mezzo carnale, Patrizia se lo portava addosso come un\u2019insufficiente, avida espiazione per la sua incapacit\u00e0 di amarsi e di amare. Per questo, come Elsa, alla fine Patrizia ha smesso di provarsi a espiare una colpa non commessa e, con la complicit\u00e0 dei medici, come Elsa si \u00e8 lasciata scivolare nella malattia e nella morte. E come Elsa si rendeva impossibile l\u2019amore amando fino alla follia uomini che non potevano ricambiarla, lo stesso faceva Patrizia con le sue mamme. Eppure, finch\u00e9 il suo corpo preistorico e la sua mente primordiale l\u2019hanno sorretta, Patrizia ha scritto il pi\u00f9 fanatico, pignolo e mordace canzoniere amoroso del novecento. E, proprio come in Elsa, la tragedia e la commedia, che parevano cos\u00ec insaziabili, cedono alla fine il posto a un gesto infantile \u2013 per questo, limpido, quasi sereno. Una cuffia turchina ritrovata come un regno o una di quelle tante sciarpe e\u00a0<i>foulards<\/i> che Patrizia, nel suo esausto tragitto da una stanza all\u2019altra, lasciava cadere su una sedia o sul pavimento.<\/p>\n<div align=\"right\">29 agosto 2022<br \/>\nGiorgio Agamben<\/div>\n<div align=\"right\"><\/div>\n<div style=\"text-align: left\" align=\"right\"><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.quodlibet.it\/giorgio-agamben-per-patrizia-cavalli\">https:\/\/www.quodlibet.it\/giorgio-agamben-per-patrizia-cavalli<\/a><\/strong><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di QUOD LIBET, UNA VOCE (Giorgio Agamben) Sono passati ormai due mesi dalla morte di Patrizia e tuttavia, anche se mi \u00e8 accaduto di sognarla, parlarne no, non mi \u00e8 facile. 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