{"id":74359,"date":"2022-09-12T11:28:07","date_gmt":"2022-09-12T09:28:07","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=74359"},"modified":"2022-09-10T11:29:44","modified_gmt":"2022-09-10T09:29:44","slug":"la-crisi-del-sistema-politico-parlamentarismo-ordoliberismo-tecnocrazia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=74359","title":{"rendered":"La crisi del sistema politico: parlamentarismo, ordoliberismo, tecnocrazia"},"content":{"rendered":"<p><strong>di La Fionda (Federico Giusti)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La crisi del sistema politico non investe solo il parlamentarismo o la tenuta delle istituzioni sono piuttosto i rappresentati, le classi sociali meno abbienti i soggetti maggiormente colpiti dall\u2019ordoliberismo e da una democrazia plasmata sui principi tecnocratici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Capovolgere la narrazione mainstream\u00a0 sulla crisi della democrazia pu\u00f2 essere uno slogan generico ma tutto dipende dagli argomenti trattati e dalla finalit\u00e0 della critica politica. Pi\u00f9 di crisi della rappresentanza dovremmo parlare della crisi dei rappresentati\u00a0 con quella tecnocrazia ordo-capitalista che ha cancellato ogni riferimento a rappresentanza politica e interessi di classe, e nel nome della governabilit\u00e0 nel rispetto dei dettami di Maastricht i diritti sociali sono stati gettati nel dimenticatoio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong>La crisi dei rappresentati e la fine del sogno riformista social democratico<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La crisi della rappresentanza politica , un po\u2019 come la crisi delle classi dirigenti, \u00e8 stato il classico specchietto per le allodole al fine di indirizzare l\u2019analisi del reale su un binario a fondo chiuso. Gli scenari attuali sono dominati dalla assenza di una prospettiva di cambiamento radicale\u00a0 della societ\u00e0 e del modo di produzione ma la crisi investe da tempo non solo le ipotesi radicali e conflittuali ma anche le classiche social democrazie piombate, con l\u2019avvento del neo liberismo e della tecnocrazia europea, in una sorta di riformismo senza riforme, di supina accettazione delle regole che hanno cancellato ogni forma di sovranit\u00e0 politica, monetaria ed economica. Non \u00e8 casuale che l\u2019approccio stesso alla Carta Costituzionale sia finalizzato a una sorta di conservatorismo degli equilibri esistenti dimenticando che\u00a0 una idea di democrazia progressiva necessita di pratiche conseguenti e di un rigore analitico che produca anche politiche conseguenti. Se si pensa di difendere la Costituzione pacifista e poi sostieni per 30 anni le guerre della Nato, se ci si nasconde dietro alla democrazia fondata sul lavoro quando il lavoro \u00e8 stato svilito e precarizzato, sar\u00e0 assai difficile scongiurare una revisione della Carta in senso neo presidenzialista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La stragrande maggioranza del centro sinistra si \u00e8 identificata da tempo con la salvaguardia delle politiche di \u201causterit\u00e0 temperata\u201d sancite dalla crisi pandemica che ha contratto anche gli spazi residui di democrazia e libert\u00e0 individuale e collettiva, accelerando i percorsi che portano ad una societ\u00e0 controllata e pronta a reprimere ogni forma di dissenso individuale e collettivo. I parametri di Maastricht sono stati sospesi solo temporaneamente, sul PNRR in futuro dovremo avanzare qualche considerazione in pi\u00f9. Fermiamoci a questo punto e proviamo a entrare nel merito della crisi dei rappresentati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong>Dove e quando nasce la crisi dei rappresentati<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il dogma della governabilit\u00e0 ha portato all\u2019avvento del maggioritario ma prima ha cambiato drasticamente partiti e sindacati; l\u2019avvento di essa risulta incomprensibile senza guardare alla svolta dell\u2019euro e dell\u2019Ue, alla politica dei sacrifici, all\u2019accettazione della Nato e alla perdita progressiva di ogni indentit\u00e0 culturale fino al tramonto della sovranit\u00e0 monetaria, economica e politica occultata dietro alla acritica opposizione verso i cosiddetti populismi di destra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli eredi della sinistra da tempo sono diventati alfieri della lotta al \u201csovranismo\u201d confondendo abilmente il concetto di sovranit\u00e0 con esso, criticando quel confuso patrimonio ideologico populista delle destre che strizza l\u2019occhio a scelte razziste e comunque funzionali alla tecnocrazia Ue. Nella opinione pubblica \u00e8 radicata la convinzione che sia la destra a ostacolare le politiche di austerit\u00e0 imposte da Bruxelles; questo comune sentire anche nei ceti popolari \u00e8 frutto della identificazione tra centro sinistra e parametri di Maastricht.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le destre\u00a0 invocano la nazione mentre in Parlamento hanno favorito privatizzazioni e delocalizzazioni produttive, si dicono europeiste perch\u00e8 sognano un esercito europeo pronto a scorrazzare in ogni parte del Globo a sostegno degli interessi forti delle multinazionali europee. Quante volte ci \u00e8 stato detto che le riforme liberiste erano richieste dalla Ue? E\u2019 diventato una sorta di mantra per impedire ogni forma di confronto reale sulle politiche economiche e sociali, siamo finiti nel vortice della riduzione delle tasse a favore solo dei capitali e delle classi abbienti quando si portava avanti lo smantellamento del welfare e la precarizzazione del lavoro. Se la sinistra riduce le aliquote fiscali per i redditi elevati, se ci si riduce al reddito di cittadinanza e si evita di parlare della perdita di potere d\u2019acquisto dei salari italiani si finisce con il regalare alle destre argomenti dirimenti e anche di facile impatto mediatico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong>Tutto part\u00ec dalla fine degli anni Settanta<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da tempo ragionare collettivamente sulla Ue \u00e8 diventato una sorta di tab\u00f9 , da qui risulta impossibile comprendere come si sia materializzata l\u2019Europa di Maastricht lungo un percorso involutivo che ha ridotto i sindacati a stampelle dei governi tecnocratici. La supina accettazione\u00a0 delle regole che hanno sancito la libera circolazione dei capitali sono partiti proprio dalla delegittimazione di\u00a0 ogni intervento statale, ergo pubblico, nell\u2019economia, dal ridimensionamento del potere di acquisto e di contrattazione salariale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un cammino lento ma inesorabile iniziato con la separazione della Banca d\u2019Italia dal Ministero del Tesoro; correva l\u2019anno 1981 quando l\u2019allora ministro Andreatta (padre politico dell\u2019attuale segretario Pd Enrico Letta)\u00a0<strong>pose fine all\u2019acquisto illimitato dei titoli di Stato da parte della nostra banca centrale<\/strong>.<br \/>\nFino ad allora lo Stato poteva decideva\u00a0 la propria politica economica e la Banca d\u2019Italia a seguire le indicazioni del Ministero del Tesoro , da qui l\u2019obbligo di finanziare la spesa pubblica con l\u2019acquisto dei titoli di Stato la cui libera emissione aveva permesso all\u2019Italia ampi margini di spesa pubblica e l\u2019ampliamento dei diritti sociali dei quali oggi non si parla, a beneficio solo di una sinistra attenta ai diritti civili o di genere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dal 1981 siamo passati, tra manovre finanziarie con tagli alla spesa pubblica e la egemonia del pensiero unico tecnocratico, al pareggio di bilancio in Costituzione, governi tecnici\u00a0 sono stati imposti dalle burocrazie europee che hanno costruito e decostruito come le costruzioni del Lego maggioranze Governative, di centro sinistra e centro destra che su innumerevoli materie si sono mosse all\u2019unisono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Basterebbe avere la pazienza di guardare ai voti a favore delle missioni di guerra o delle controriforme in materia di lavoro, pensioni e welfare per comprendere come alcuni obiettivi, al di l\u00e0 della strillata retorica a uso social, siano trasversali agli schieramenti che in teoria dovrebbero essere invece alternativi e tali si presentano all\u2019opinione pubblica in vista delle elezioni. In realt\u00e0 tanto il centro sinistra quanto il centro destra non assumeranno mai decisioni in aperto contrasto con la Ue , per non trovarsi nella situazione del 2011 quando Draghi e Trichet scrissero la famosa lettera al Governo italiano che spian\u00f2 la strada prima all\u2019arrivo di Monti alla presidenza del Consiglio e poi alla svolta a destra nel Pd con l\u2019ascesa di Matteo Renzi. E da quella lettera scaturiscono l\u2019innalzamento dell\u2019et\u00e0 pensionabile il Jobs Act.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Urge prendere atto che a partire dalla fine degli anni ottanta, con la stagione di Mani Pulite\u00a0 che ha accelerato i processi decisi a tavolino a Bruxelles, sono tramontati non solo i partiti di massa ma\u00a0 sono venuti meno perfino i riferimenti ideologici tradizionali, la politica si \u00e8 ridotta a teatrini mediatici che l\u2019hanno portata alla progressiva e inesorabile crisi.\u00a0 Se fai politica sui social e non vai nei quartieri popolari vuol dire che alle classi meno abbienti hai poco o nulla da dire, anzi li escludi da ogni protagonismo nel portare avanti rivendicazioni tali da ampliare i diritti sociali. Se i partiti si sono ridotti a convitati di pietra di interessi forti dal canto loro i sindacati rappresentativi sono divenuti cos\u00ec moderati dal sottoscrivere ogni accordo con i Governi arrivando a sostenerli direttamente come avvenuto con l\u2019esecutivo Draghi e dimenticando che i salari italiani negli ultimi 25 anni hanno perso potere di acquisto al contrario di tutti gli altri paesi Ue.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non si tratta di rimpiangere i bei tempi che furono, perch\u00e8 in fondo cos\u00ec belli non sono mai stati n\u00e8 di riproporre un neokeynesismo acritico e fuori dal contesto storico, occorre invece comprendere una volta per tutte che l\u2019avvento del maggioritario, la nascita della Ue e ancor prima la svolta dell\u2019Eur (la linea dei sindacalti confederali del febbraio 1978 volta al contenimento salariale) e il compromesso storico sono figlie di una stagione controversa che ha visto la sconfitta dei movimenti massa e il venir meno dei legami tradizionali tra forze politiche e interessi materiali. E la crisi ha investito indistintamente i comunisti e i loro eredi quanto il cosiddetto centro moderato che per sopravvivere oggi cavalca le posizioni pi\u00f9 retrive dei padroni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se vogliamo un esempio calzante di come la politica si sia involuta pensiamo alla lobby nuclearista\u00a0 che non ha bisogno di un partito di riferimento, sa bene di potere contare tanto sui centristi quando sulle destre e alla occorrenza anche su settori del centrosinistra che per \u201csalvare il paese dalla crisi energetica\u201d potrebbero operare scelte innaturali magari per coprire gli effetti nefasti delle sanzioni alla Russia. Siamo arrivati al punto che intellettuali di centro sinistra propongono di non fare la doccia quotidiana contro gli sprechi dell\u2019acqua dimenticando che il problema \u00e8 invece rappresentato da una rete idrica che per met\u00e0 della sua estensione \u00e8 ferma a 50\\60 anni fa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong>La sinistra tecnocratica e le rivoluzioni passive<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/author\/didonato\/\">Giulio Di Donato<\/a>, in un bel libro pubblicato da pochi mesi (<em><a href=\"https:\/\/www.edizionimariu.it\/prodotto\/pass-costituzionale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Pass costituzionale<\/a> a cura di Geminello Preterossi)<\/em>, si sofferma sulle cause della crisi dei rappresentati e fa intendere che le rivoluzioni passive gramsciane (americanismo, fordismo e fascismo) potrebbero riprodursi oggi nel nome di tecnocrazia, transizioni digitale e transizione climatica per rinnovare le gerarchie ma al contempo conservando i rapporti sociali ed economici dominanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non sarebbe la prima volta che il capitalismo interpreta emergenze reali non tanto per fornire risposte convincenti e durature a favore dell\u2019interesse generale ma solo per scongiurare la sua crisi, \u00e8 accaduto con la liquidazione del modello taylorista e l\u2019avvento del toyotismo e anni dopo con gli algoritmi che fanno muovere i lavoratori alla stregua di robot. Ricordiamoci invece di come le fabbriche giapponesi sono state celebrate da molti sociologi di sinistra, si narrava la fine della catena tradizionale e l\u2019automatizzazione era considerata una vantaggio innegabile per le classi lavoratrici che avrebbero visto diminuire la loro fatica fisica migliorando al contempo la qualit\u00e0 della vita e degli ambienti di lavoro.\u00a0 Ma lo sfruttamento \u00e8 invece accresciuto e oggi ci sono gli algoritmi applicati nella logistica e non solo. E lo stesso ragionamento potrebbe investire la precarizzazione del lavoro tanto che dal centro sinistra \u00e8 arrivata la spinta per favorire l\u2019interinale e la moltiplicazione dei contratti a uso e consumo delle parti datoriali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se vogliamo uscire dall\u2019impasse urge <strong>capovolgere la narrazione apologetica e acritica costruita per giustificare e magnificare i processi di ristrutturazione del Capitale<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Davanti ad una vera e propria Restaurazione Progressiva torna l\u2019incubo del pilota automatico di cui parl\u00f2, un decennio fa, Mario Draghi all\u2019indomani delle elezioni che seguirono il governo Monti, ossia un insieme di regole dettate dalla Ue che avrebbero spinto la tecnocrazia dominante a richiamare all\u2019ordine ogni Governo che, a prescindere dal colore delle maggioranze, avesse smarrito la \u201cretta via\u201d\u00a0 dettata dall\u2019ordoliberalismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La crisi endemica del capitale non \u00e8 uno slogan n\u00e9 pu\u00f2 essere una comoda narrazione per giustificare l\u2019incomprensione della realt\u00e0, resta innegabile che l\u2019assenza di una critica all\u2019esistente produce anche la crisi della rappresentanza. E in questa situazione\u00a0 i soggetti pi\u00f9 a rischio sono proprio le classi subalterne che oggi potrebbero votare il centro destra ed esultare davanti alla flat tax pur sapendo che questo sistema fiscale, tanto caro ai Chicago Boys, farebbe solo la fortuna dei grandi capitali.\u00a0 Dopo decenni di esaltazione della riduzione delle tasse non si comprende la finalit\u00e0, e la pericolosit\u00e0, della flat tax o della riduzione delle aliquote fiscali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma allo stesso tempo se qualcuno pensasse di votare il centrosinistra si troverebbe insieme agli artefici delle politiche di austerit\u00e0, della guerra che rivendicano il venir meno di ogni sovranit\u00e0 economica in nome dell\u2019Europa dei capitali diventando fautori della Bussola europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il dirigismo tecnocratico dall\u2019alto, la Ue di Maastricht, il neo keynesismo di guerra con il quale il Vecchio Continente si incammina sulla stessa strada aperta dagli Usa, le rivoluzioni passive dei nostri giorni non troveranno alcun spazio nella campagna elettorale come del resto non troveranno spazio alcune semplici rivendicazioni quali aumenti salariali in linea con il reale costo della vita, automatismi sul modello della scala mobile, una critica dirompente ala tecnocrazia della Ue, la cancellazione del jobs act e della Fornero e il ritorno a una sovranit\u00e0 che, ripetiamo, non va confusa con il sovranismo delle destre.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/09\/04\/la-crisi-del-sistema-politico-parlamentarismo-ordoliberismo-tecnocrazia\/\"><strong>https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/09\/04\/la-crisi-del-sistema-politico-parlamentarismo-ordoliberismo-tecnocrazia\/<\/strong><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di La Fionda (Federico Giusti) La crisi del sistema politico non investe solo il parlamentarismo o la tenuta delle istituzioni sono piuttosto i rappresentati, le classi sociali meno abbienti i soggetti maggiormente colpiti dall\u2019ordoliberismo e da una democrazia plasmata sui principi tecnocratici. 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