{"id":74408,"date":"2022-09-16T08:28:58","date_gmt":"2022-09-16T06:28:58","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=74408"},"modified":"2022-09-13T16:32:45","modified_gmt":"2022-09-13T14:32:45","slug":"per-una-storia-dei-territori-occupati-la-prigione-piu-grande-del-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=74408","title":{"rendered":"Per una storia dei Territori Occupati: la prigione pi\u00f9 grande del mondo"},"content":{"rendered":"<p><strong>di GIUBBE ROSSE NEWS (Gavino Piga)<\/strong><\/p>\n<figure><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/muro.jpg?resize=640%2C426&amp;ssl=1\" \/><\/figure>\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-27658 ls-is-cached lazyloaded\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/muro.jpg?resize=640%2C426&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"1\" height=\"1\" data-srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/muro.jpg?w=770&amp;ssl=1 770w, https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/muro.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/muro.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w\" data-src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/muro.jpg?resize=640%2C426&amp;ssl=1\" data-sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/figure>\n<p>Leggere Ilan Papp\u00e9 \u00e8 un\u2019esperienza che affascina. Non solo per la lucidit\u00e0 dell\u2019analisi, la ricchezza delle fonti e la scorrevolezza della prosa, ma anche \u2013 o soprattutto \u2013 per l\u2019abitudine a rovesciare, di continuo, significati e significanti della storia scritta dai vincitori. Di questo controverso e acutissimo storico insomma si pu\u00f2 ben dire, foucaultianamente, che all\u2019annalistica del memorabile preferisce la memoria della contraddizione e del conflitto: alla costruzione di mitologie trionfali, il grido che ricorda come ogni ordine nasca dalla sopraffazione. Come nel rovescio della legge, talora, si nasconda l\u2019abuso.<\/p>\n<p>Da qui la costante esigenza di risanare il lessico, di tornare ai fondamenti del discorso e di allargare il quadro. Come puntualmente avviene anche in\u00a0<em><a href=\"https:\/\/fazieditore.it\/catalogo-libri\/la-prigione-piu-grande-del-mondo\/\">La prigione pi\u00f9 grande del mondo. Una storia dei Territori Occupati<\/a><\/em>, ora disponibile in italiano, tradotto da Michele Zurlo, nel catalogo dell\u2019editore Fazi. Anche qui si parte dall\u2019ambiguit\u00e0 delle parole: \u00e8 in qualche modo limitativo \u2013 sostiene Papp\u00e9 \u2013 parlare di \u201coccupazione\u201d quando ci si riferisce agli esiti della guerra dei sei giorni. Quantomeno se usiamo questo termine nel modo in cui generalmente lo usa il lessico diplomatico e politico, cio\u00e8 per indicare una situazione transitoria, organizzata sul contingente, aperta a un\u2019evoluzione. Nulla che assomigli alla realt\u00e0 dei territori che nel 1967 passarono sotto il controllo di Israele. Un controllo strutturale, totale, che richiederebbe altre categorie per definirsi. Perch\u00e9 in realt\u00e0 \u2013 questa la tesi \u2013 la storia e le modalit\u00e0 di quell\u2019occupazione non vengono da una guerra quanto piuttosto da ragioni profonde e da una prospettiva strategica meticolosamente pianificata, con modelli e dispositivi di dominio pensati fin da subito per il lungo periodo.<\/p>\n<p>Attingendo a una vasta mole di documenti, Papp\u00e9 dettaglia infatti il piano che gi\u00e0 nel 1963 aveva reso l\u2019esercito israeliano perfettamente pronto a \u00abgovernare, per mezzo di un\u2019infrastruttura giudiziaria e amministrativa, la vita di un milione di palestinesi\u00bb in territori che sarebbero stati effettivamente occupati solo quattro anni dopo. Il \u201cpiano Shacham\u201d (dal nome del colonnello che lo aveva ideato) era stato minuziosamente discusso e articolato fra membri della sezione legale dell\u2019esercito, funzionari del Ministero dell\u2019Interno e accademici dell\u2019Universit\u00e0 Ebraica del quartiere di Givat Ram, nelle cui aule si svolgevano gli appositi corsi di addestramento.<\/p>\n<p>Il progetto di occupare particolarmente la Cisgiordania alla prima occasione utile era insomma molto pi\u00f9 che un\u2019opzione, in coerenza del resto con ambizioni coltivate fin dal 1956, per non dire dal 1948. Ambizioni intrinseche a quell\u2019ideologia coloniale che, per dirla con Wolfe, non \u00e8 evento ma struttura. Secondo i pi\u00f9 ineludibili principi sionisti \u00abla lotta per la sopravvivenza dello Stato ebraico dipendeva, da un lato, dalla sua abilit\u00e0 di esercitare il proprio controllo sulla maggior parte della Palestina storica e, dall\u2019altro, dalla sua capacit\u00e0 di ridurre considerevolmente il numero dei palestinesi che vi risiedeva\u00bb. Di questo avrebbe infatti discusso il governo israeliano nel giugno del 1967, lacerato fra \u00abla brama di possedere nuove terre\u00bb e l\u2019impossibilit\u00e0, per ragioni di prudenza, di \u00abcacciare completamente la popolazione che le abitava\u00bb o peggio.<\/p>\n<p>Da qui il compromesso: il recupero dei regolamenti d\u2019emergenza inglesi del 1945 (allora gli stessi ebrei li avevano definiti nazisti, ma ormai non importava pi\u00f9). In sostanza, sui territori si sarebbe stesa una rete di governatori militari aventi autorit\u00e0 illimitata su ogni aspetto della vita degli occupati, ossia \u00abla pi\u00f9 vasta mega-prigione che sia mai esistita, destinata a un milione e mezzo di persone \u2013 un numero che salir\u00e0 poi a quattro milioni \u2013, le quali ancora oggi, in un modo o nell\u2019altro, rimangono rinchiuse tra le mura reali o immaginarie di un carcere del genere\u00bb.<\/p>\n<p>La mega-prigione, con il poderoso apparato burocratico costruito per governarla, \u00e8 dunque per Papp\u00e9 il prisma attraverso cui rileggere quella lunghissima storia, ancora aperta. La risposta approntata non per gestire un\u2019occupazione ma \u00abper dare risposta pratica ai bisogni ideologici del sionismo\u00bb. Perch\u00e9 solo le claustrofobiche geometrie carcerarie possono costringere gli uomini a vivere senza diritti. In questa chiave tutto viene riletto e tutto acquisisce una nuova luce: il piano edilizio di Gerusalemme nel 1968; la disseminazione dei \u201ccunei\u201d de-arabizzati; i piani edilizi sharoniani; le politiche demografiche; la resistenza palestinese; gli accordi di Oslo (che Papp\u00e9 non esita a definire farseschi); i dibattiti sui territori occupati fra illusioni e finzioni.<\/p>\n<p>Tutto si tiene e si spiega nell\u2019alternanza fra regimi carcerari pi\u00f9 o meno brutali: l\u2019opzione della cosiddetta \u201cprigione a cielo aperto\u201d, cio\u00e8 la concessione di un\u2019autonomia formale fatta passare come cornice per il \u201cprocesso di pace\u201d (cos\u00ec ancora nelle proposte di Dayan del 1979), o la \u201cprigione di massima sicurezza\u201d, ossia l\u2019inasprimento dei dispositivi di dominazione a seguito dei tentativi di rivolta, particolarmente dalla prima Intifada in avanti. E di nuovo un\u2019accurata, sistematica ripulitura del lessico, accompagnata a una sempre maggiore ferocia nella prassi carceraria.<\/p>\n<p>In fondo, scrive l\u2019autore, \u00abpi\u00f9 che degli occupati questo testo \u00e8 una storia degli occupanti, nel senso che cerca di spiegare il meccanismo ideato per governare milioni di palestinesi anzich\u00e9 di ricostruirne le vite. I palestinesi sono presenti nel libro, ma questo \u00e8 pi\u00f9 un racconto della loro oppressione che delle loro aspirazioni, del tessuto sociale, della produzione culturale e di altri aspetti della loro vita assolutamente degni della storia che un giorno, mi auguro, verr\u00e0 scritta\u00bb. Nell\u2019attesa, per\u00f2, in una fase che sembra aver accantonato la questione assieme alle tradizioni politiche che la valorizzavano, gi\u00e0 ricominciare a discuterne \u00e8 una conquista.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/giubberosse.news\/2022\/09\/09\/cisgiordania-la-prigione-piu-grande-del-mondo\/\">https:\/\/giubberosse.news\/2022\/09\/09\/cisgiordania-la-prigione-piu-grande-del-mondo\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIUBBE ROSSE NEWS (Gavino Piga) Leggere Ilan Papp\u00e9 \u00e8 un\u2019esperienza che affascina. Non solo per la lucidit\u00e0 dell\u2019analisi, la ricchezza delle fonti e la scorrevolezza della prosa, ma anche \u2013 o soprattutto \u2013 per l\u2019abitudine a rovesciare, di continuo, significati e significanti della storia scritta dai vincitori. 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