{"id":74418,"date":"2022-09-16T09:27:11","date_gmt":"2022-09-16T07:27:11","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=74418"},"modified":"2022-09-14T11:36:49","modified_gmt":"2022-09-14T09:36:49","slug":"beppe-fenoglio-epica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=74418","title":{"rendered":"Beppe Fenoglio. Epica"},"content":{"rendered":"<p><strong>di DOPPIO ZERO (Matteo Comerio)<\/strong><\/p>\n<div class=\"max-w-[838px]\">\n<div class=\"clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item\">\n<p>Beppe Fenoglio \u00e8 stato il maggior narratore italiano della Resistenza. Rigorosamente distante da qualsiasi esaltazione acritica della lotta partigiana, a lui va il merito di avercene restituito non solo gli aspetti eroici, ma anche quelli pi\u00f9 problematici, senza peraltro esimersi, all\u2019occorrenza, dall\u2019uso dell\u2019ironia e della polemica (lo si vide bene gi\u00e0 nei\u00a0<em>Ventitr\u00e9 giorni della citt\u00e0 di Alba<\/em>, raccolta di racconti che, alla sua uscita nei \u00abGettoni\u00bb Einaudi nel 1952, provoc\u00f2 non poca disapprovazione nei ranghi della Sinistra<em>\u00a0<\/em>italiana). E questo atteggiamento di fermo rigore morale rimase centrale anche quando la dimensione del racconto cedette il posto a quella, pi\u00f9 ambiziosa e complessa, del romanzo di materia partigiana.<\/p>\n<p>Si tratt\u00f2, com\u2019\u00e8 noto, di uno snodo particolarmente problematico nella carriera dello scrittore. Dopo la pubblicazione della\u00a0<em>Malora<\/em>\u00a0nel 1954, infatti, Fenoglio aveva iniziato a lavorare a un romanzo di ampio respiro (un \u00ablibro grosso\u00bb, come si legge in una lettera a Calvino del 21 gennaio 1957), che seguisse le vicende del protagonista Johnny (evidente\u00a0<em>alter ego<\/em>\u00a0di Fenoglio) negli anni 1940-45: dalla fine del liceo al corso per allievi ufficiali, dal trasferimento a Roma al pericoloso rientro in Piemonte dopo l\u20198 settembre, dall\u2019entrata nelle file partigiane al \u00abgrande sbandamento\u00bb dell\u2019inverno del \u201944, fino alla primavera del \u201945. Il progetto lo impegn\u00f2 per anni, ma per vari motivi l\u2019opera monumentale non giunse in porto nella sua interezza: la prima parte \u2013 modificata in modo che la storia si concludesse con la morte del protagonista, Johnny, all\u2019indomani della sua adesione alla Resistenza \u2013 usc\u00ec con il titolo di\u00a0<em>Primavera di bellezza<\/em>\u00a0(1959); il s\u00e9guito, invece, rimase inedito in due redazioni fra le carte dello scrittore (dove si trova anche una stesura pi\u00f9 antica della\u00a0<em>Primavera<\/em>) fino al 1968, quando Lorenzo Mondo, artefice del suo ritrovamento, lo diede alle stampe battezzandolo\u00a0<em>Il partigiano Johnny<\/em>\u00a0e consegnando cos\u00ec alla letteratura italiana del Novecento uno dei suoi indiscussi capolavori.<\/p>\n<p>Se dunque la\u00a0<em>Primavera<\/em>\u00a0e il\u00a0<em>Partigiano<\/em>\u00a0segnano l\u2019agognato approdo di Fenoglio alla forma romanzo, non \u00e8 difficile constatare che si tratta di opere dai caratteri decisamente \u00abantiromanzeschi\u00bb (cos\u00ec lo stesso Fenoglio), n\u00e9 stupisce che i pi\u00f9 avveduti lettori di allora e, qualche tempo dopo, non pochi studiosi abbiano intuito come la grandezza di queste due opere (e del\u00a0<em>Partigiano<\/em>\u00a0in particolare) dipenda dall\u2019intonazione epica del racconto, sorretta e alimentata dalla forza della lingua e dello stile. Una lingua \u00abcaricata, in tensione, di grado forte e superlativo\u00bb (cos\u00ec Gian Luigi Beccaria), di natura composita (all\u2019italiano si amalgamano anglismi \u2013 quando non tessere inglesi\u00a0<em>tout court<\/em>\u00a0\u2013, dialettismi, latinismi, neoformazioni), sintatticamente e fonosimbolicamente ardita, che imprime al discorso una sostenutezza senza precedenti. E uno stile monumentale e sublime, in forza del quale alla narrazione vivida dell\u2019esperienza partigiana si sovrappone una patina di assolutezza e di grandiosit\u00e0, che innalza le vicende a una dimensione superiore e lontana.<\/p>\n<p>Com\u2019\u00e8 stato osservato, la consapevole ispirazione di Fenoglio ai canoni di un genere letterario come l\u2019epica costituisce una scelta artistica a dir poco inattesa nel clima culturale italiano del secondo dopoguerra. Del resto, che di una vera e propria scelta si trattasse \u00e8 in parte confermato \u2013 se ce ne fosse bisogno \u2013 da un\u2019affermazione di Fenoglio pronunciata durante un\u2019escursione nelle Langhe (correva l\u2019anno 1950), ricordata dall\u2019amico Eugenio Corsini:<\/p>\n<p>Lui [= Fenoglio], Cerrato e Corsini vanno a Bossolasco, la sera stessa, a casa di amici. [\u2026] Tornano a piedi in una notte stupenda di luna piena: lui indica le cascine sulle colline intorno e dice: [\u2026] \u00abMa per raccontare tutto questo ci vorrebbe Omero, perch\u00e9 descriverebbe tutto in due soli versi. E dentro ci saremmo noi esattamente come siamo, e ci sarebbe la luna, ci sarebbero le Langhe, e una notte come questa\u00bb (P. Negri Scaglione,\u00a0<em>Questioni private. Vita incompiuta di Beppe Fenoglio<\/em>, Einaudi, Torino, 2006, pp. 175-176).<\/p>\n<p>Da questa dichiarazione \u2013 non per nulla risalente agli anni che immediatamente precedono il progetto del \u00ablibro grosso\u00bb \u2013 risulta chiaro la tensione dello scrittore verso il \u00abmodo epico\u00bb fosse motivata da ragioni di essenzialit\u00e0 e di concentrazione espressiva, e il riferimento a Omero va senz\u2019altro letto tenendo presente che nello stesso 1950 era uscita presso Einaudi la rivoluzionaria traduzione dell\u2019<em>Iliade<\/em>\u00a0firmata da Rosa Calzecchi Onesti, assai pi\u00f9 fedele alla concretezza e all\u2019espressivit\u00e0 del testo greco di quanto non fosse la storica e invecchiata versione di Vincenzo Monti (dell\u2019attenta lettura di tale primizia da parte di Fenoglio gli studiosi \u2013 in particolare Veronica Pesce \u2013 hanno peraltro trovato conferma nelle numerose tracce lessicali confluite nel\u00a0<em>Partigiano<\/em>).<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 tutto. Alla testimonianza della viva voce di Fenoglio bisogna aggiungere un\u2019importante novit\u00e0 degli ultimi anni, e cio\u00e8 la pubblicazione, curata da Gabriele Pedull\u00e0, del\u00a0<em>Libro di Johnny<\/em>\u00a0(Torino, Einaudi, 2015), nel quale le pi\u00f9 antiche stesure di\u00a0<em>Primavera di bellezza<\/em>\u00a0e del\u00a0<em>Partigiano<\/em>, giustapposte l\u2019una all\u2019altra, \u00absi saldano perfettamente\u00bb in un vasto organismo narrativo che \u2013 secondo il giudizio del curatore \u2013 ha buone probabilit\u00e0 di rispecchiare il \u00ablibro grosso\u00bb originario. Il fatto pi\u00f9 clamoroso \u00e8 che questo ponderoso assemblaggio potrebbe rivoluzionare il nostro modo di leggere il \u201cciclo di Johnny\u201d: suddiviso com\u2019\u00e8 in una \u00abparte iniziale [&#8230;] dedicata alle peregrinazioni di Johnny lontano da casa\u00bb e in una \u00abseconda parte incentrata sulla guerra delle Langhe\u00bb, esso esibisce un impianto \u00abgenericamente epico e specificamente virgiliano\u00bb (Pedull\u00e0) che i due tronconi disuniti non potevano ovviamente testimoniare.<\/p>\n<p>Si tratta, come si capisce, di una scelta editoriale dai risvolti affascinanti, ma a dir poco audace sul versante filologico e ad oggi non pacifica. Senza addentrarci in una discussione che richiederebbe troppo spazio, baster\u00e0 qui ricordare che indubbio (e non unico) merito dell\u2019impresa di Pedull\u00e0 \u00e8 certamente quello di aver dimostrato con ottimi argomenti che non solo Omero, ma anche Virgilio ha rappresentato un termine di riferimento costante per Fenoglio scrittore, tanto nella \u2018costruzione\u2019 di molti episodi quanto sul versante linguistico. I passi avanti cos\u00ec compiuti nell\u2019esame intertestuale della\u00a0<em>Primavera<\/em>\u00a0e del\u00a0<em>Partigiano<\/em>\u00a0(ossia dei \u201cromanzi di Johnny\u201d), inoltre, confermano pienamente l\u2019intuizione \u2013 sviluppata ad esempio da Maria Corti e Gian Luigi Beccaria \u2013 che proprio il pervasivo procedimento di epicizzazione della Storia ha consentito a Fenoglio di frapporre un filtro, un distanziamento rispetto ai fatti narrati e vissuti in prima persona, e di risolvere cos\u00ec il problema del \u00abdiaframma tra te e l\u2019esperienza\u00bb \u2013 comune a molti autori partigiani \u2013 di cui ha retrospettivamente parlato Italo Calvino nella famosa prefazione del 1964 al\u00a0<em>Sentiero dei nidi di ragno<\/em>.<\/p>\n<p>In altre parole, riscrivendo il passato recente alla luce del passato remoto dell\u2019<em>epos<\/em>, modellando (ed eventualmente manipolando o reinventando) un evento vissuto secondo lo schema di un episodio gi\u00e0 letto sui banchi di scuola, servendosi di un linguaggio a suo modo irripetibile e materico, Fenoglio si \u00e8 svincolato dalle forme \u2013 per lui insoddisfacenti \u2013 del diario, della cronaca, della memorialistica, e ha dato vita a un ampio organismo narrativo in cui la \u00abnobilitazione epica\u00bb delle vicende narrate convive con l\u2019impietosa registrazione \u00abdella durezza dell\u2019esperienza bellica\u00bb (Casadei). Di questo compenetrarsi di sublimazione e realismo, di elevazione verso l\u2019assoluto e amaro corpo a corpo con la Storia, \u00e8 un ottimo esempio la pagina del\u00a0<em>Partigiano Johnny<\/em>\u00a0in cui si descrivono le esequie del partigiano Tito:<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/61sWF7NG2lL.jpeg\" alt=\"n\" width=\"800\" height=\"1299\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"ce541464-e59c-4eee-b87f-eb6105878069\" \/><\/p>\n<p>Tito era chiuso nel lenzuolo \u2013 la moglie del dottore guardava con le dita alle labbra la muffa rossa fiorita sul suo bel lenzuolo matrimoniale \u2013 chiuso ermetico, come un morto in montagna o in mare. Nella portata alla chiesa il Biondo lo scappucci\u00f2, lo scopr\u00ec fino alla cintola. He sailed on front of Johnny: ci vide un sigillo di eternit\u00e0, come fosse un greco ucciso dai persiani due millenni avanti. Profonda era l\u2019occhiaia, la pelle gi\u00e0 ridotta a pura fremente cartilagine, sentente la brezza, e la bocca lamentava l\u2019assenza di baci millenari. I suoi capelli assolutamente immobili e grevi, i capelli di una statua. [\u2026]<\/p>\n<p>Il dolore per la morte del combattente \u00e8 filtrato attraverso il ricorso a precisi moduli letterari. Tipica dell\u2019epica, in particolare, \u00e8 la celebrazione della bellezza dei giovani caduti (\u00abla bocca\u00bb che \u00ablamentava l\u2019assenza di baci millenari\u00bb, i \u00abcapelli di una statua\u00bb), e precisamente omerico \u2013 come ha riconosciuto Rossella Bessi \u2013 sembra il dettaglio del lenzuolo bianco in cui \u00e8 \u00abchiuso\u00bb il corpo di Tito, se si pensa alla scena dei funerali di Patroclo nel canto XVIII dell\u2019<em>Iliade<\/em>\u00a0(vv. 350-354):<\/p>\n<p>[\u2026] lavarono Patroclo, allora, l\u2019unsero con olio grassso,<br \/>\ne riempirono le piaghe d\u2019unguento di nove stagioni.<br \/>\nE avendolo steso sul letto, di morbido lino l\u2019avvolsero<br \/>\ndalla testa ai piedi; e sopra, d\u2019un bianco lenzuolo.<\/p>\n<p>Attraverso lo sguardo di Johnny, insomma, il lettore \u00e8 posto dinanzi a una sorta di cortocircuito tra l\u2019antico e il moderno (il \u00absigillo di eternit\u00e0\u00bb che il protagonista riconosce nella figura di Tito), tra l\u2019epica classica e la guerra in collina, tra la morte del singolo (nelle sue ricadute pi\u00f9 realistiche: l\u2019\u00abocchiaia\u00bb, la \u00abpelle gi\u00e0 ridotta a pura fremente cartilagine\u00bb) e il destino che si \u00e8 esteso e si estender\u00e0 sempre sugli uomini. Non stupisce, a questo punto, che sembri qui risuonare pure l\u2019eco della pagina finale di uno dei pi\u00f9 celebri romanzi epici della letteratura moderna, il\u00a0<em>Moby Dick<\/em>\u00a0di Herman Melville (tradotto pochi anni prima per Frassinelli (nel 1932 e poi, con ritocchi, nel 1941) da Cesare Pavese:<\/p>\n<p>[\u2026] e il gran sudario del mare torn\u00f2 a stendersi come si stendeva cinquemila anni fa. (H. Melville,\u00a0<em>Moby Dick o La balena<\/em>, trad. it. di C. Pavese, Milano, Adelphi, 1994)<\/p>\n<p>Omero innerva con insistenza le pagine del\u00a0<em>Partigiano Johnny<\/em>\u00a0in cui si racconta la riconquista fascista della citt\u00e0 di Alba, che per poche settimane (i famosi \u00abventitr\u00e9 giorni\u00bb) era riuscita a estromettere il comando fascista e a instaurare un effimero regime repubblicano. La caduta della citt\u00e0 \u00e8 narrata con toni drammatici e apocalittici, e l\u2019immagine pi\u00f9 impressionante \u00e8 senza dubbio quella della pioggia furibonda che imperversa sulle due fazioni in lotta, incessante al punto da provocare lo spaventoso ingrossamento del fiume Tanaro (cap. 23):<\/p>\n<p>Il sole non brill\u00f2 pi\u00f9, segu\u00ec un\u2019era di diluvio. Cadde la pi\u00f9 grande pioggia nella memoria di Johnny: una pioggia nata grossa e pesante, inesauribile, che infradici\u00f2 la terra, gonfi\u00f2 il fiume a un volume pauroso (\u00abla gente smise d\u2019aver paura dei fascisti e prese ad aver paura del fiume\u00bb) e macer\u00f2 le stesse pietre della citt\u00e0.<\/p>\n<p>[\u2026] una volta tanto la natura stava prendendosi la rivincita sugli uomini per il primato nell\u2019incussione della paura; per ognuno era infinitamente meglio avanzare solo contro un\u2019armata di SS piuttosto di aver a che fare con uno solo di quei flutti fangosi. Guard\u00f2 ancora il fiume, quasi si rifornisse di materiale per il suo incubo notturno.<\/p>\n<p>Sullo sfondo della citt\u00e0 presa d\u2019assedio dai repubblichini, la spettacolare piena \u00e8 tale che il fiume, personificato, si trasforma in un temibile avversario dell\u2019uomo, e nella costruzione di questo cupo scenario (un \u00abcosmogonico caos d\u2019acqua e fango\u00bb, come si legge nello stesso cap. 23) Fenoglio si \u00e8 certamente ispirato \u2013 lo ha riconosciuto Veronica Pesce \u2013 a quanto si legge nel libro XXI dell\u2019<em>Iliade<\/em>. L\u00ec, infatti, mentre Achille infuria sui Troiani, il dio-fiume Scamandro ammonisce il guerriero a non intorbidare le acque di sangue; ma quando Achille prosegue la strage e si tuffa nella corrente,<\/p>\n<p>[\u2026] furioso, allora, si gonfi\u00f2 il fiume e sal\u00ec,<br \/>\neccit\u00f2 e intorbid\u00f2 tutte l\u2019onde, spinse i cadaveri<br \/>\ninnumerevoli, ch\u2019erano a mucchi fra l\u2019onde, uccisi da Achille,<br \/>\nli gett\u00f2 fuori, mugghiando come un toro,<br \/>\nsopra la riva, ma serb\u00f2 i vivi fra le belle correnti,<br \/>\nli tenne nascosti nei grandi gorghi profondi.<br \/>\nTerribile intorno ad Achille si lev\u00f2 un torbido flutto,<br \/>\ne la corrente spingeva, scrosciando contro lo scudo [\u2026].<\/p>\n<p>Il fiume personificato, centrale nel libro di Omero, diventa l\u2019attore principale anche in questi capitoli del\u00a0<em>Partigiano<\/em>: il Tanaro sembra infatti riversare volontariamente la propria furia sui combattenti per esacerbarne lo strazio (\u00abPi\u00f9 alto dello scroscio della pioggia rumoreggiava il fiume, amplissimo, enfiato e insaccato come una belva dopo la digestione della preda, eppure sembrava aver perso in virulenza quanto aveva conquistato in lutulenta ipertensione\u00bb, cap. 23), e in questo accanirsi della natura contro gli uomini la lotta tra partigiani e fascisti si trasfigura nell\u2019eroico scontro tra Troiani e Greci.<\/p>\n<p>Rispetto a quella combattuta dagli eroi antichi, tuttavia, la guerra moderna si differenzia per la sua capacit\u00e0 di svilire e umiliare la dignit\u00e0 dei protagonisti, costretti a combattere in situazioni avverse e sempre avversati da atroci difficolt\u00e0 (non per nulla si \u00e8 parlato di \u00aberoismo antifrastico\u00bb e di \u00abepica della sconfitta\u00bb). Per restare all\u2019interno della sezione dedicata alla caduta della citt\u00e0 di Alba, si pu\u00f2 citare il momento in cui, mentre le armi partigiane sembrano non funzionare pi\u00f9 e lasciare minacciosamente campo libero all\u2019iniziativa del nemico, la squadra dei ragazzi di Johnny deve retrocedere di un livello e a un tratto, nel silenzio, si verifica un tragicomico imprevisto:<\/p>\n<p>Si inchiodarono ritti sul fango, come alcune pallottole, molto sperse ma maligne, ronzarono fra di loro, in traiettoria fra la collina e gli argini. E un ragazzo di Johnny urlando mostr\u00f2 le sue due braccia trapassate da una singola palla. Dalle colline raddoppiarono il fuoco e tutti si abbatterono con la faccia nel fango. I fascisti li avevano gi\u00e0 avanzati sulla destra e dall\u2019alto? Poi il selvaggio urlo di un partigiano verso la collina l\u2019avvis\u00f2 che chi sparava erano i partigiani postati sulle colline, che li scambiavano per la prima linea fascista avanzante. Uno scoppio di improperi e minacce e quel fuoco cess\u00f2, mortificatissimo, e null\u2019altro risuon\u00f2 pi\u00f9 se non lo scroscio della pioggia. (<em>Il partigiano Johnny<\/em>, cap. 24)<\/p>\n<p>Di questo fuoco amico si pu\u00f2 rintracciare un precedente nel libro II dell\u2019<em>Eneide<\/em>\u00a0di Virgilio \u2013 non a caso, si tratta del libro in cui Enea, in veste di narratore, ripercorre la presa e la caduta di Troia. Mentre i Greci stanno bruciando le case e seminando strage tra gli abitanti indifesi, Enea raduna un manipolo di coetanei e si lancia nel combattimento. Il compagno Corebo, per mietere pi\u00f9 vittime, propone ai compagni di travestirsi da Greci, indossando le armature dei morti avversari; ma tale tranello, prima di venire smascherato dai nemici, costa un duro prezzo ad alcuni di loro:<\/p>\n<p>[\u2026] e si gett\u00f2 [= Corebo], pronto anche a morire, in mezzo alla schiera;<br \/>\nnoi lo seguiamo compatti, e con armi serrate assaltiamo.<br \/>\nQui innanzitutto, dall\u2019alto tetto del tempio, travolti<br \/>\nsiamo dai dardi dei nostri, e ne nasce amarissima strage<br \/>\nper l\u2019aspetto delle armi e l\u2019inganno dei greci cimieri. (<em>Eneide<\/em>\u00a0II, 407-412)<\/p>\n<p>Le differenze tra i due episodi qui accostati documentano a sufficienza la conversione del glorioso modello antico nelle forme dell\u2019\u00abepica inutile\u00bb: laddove infatti nell\u2019<em>Eneide<\/em>\u00a0il travestimento dei giovani guerrieri \u00e8 intenzionale e l\u2019\u00abamarissima strage\u00bb \u00e8 in qualche modo compensata dall\u2019arditezza dell\u2019impresa, nel romanzo il \u00abfuoco\u00bb \u00e8 \u00abmortificatissimo\u00bb perch\u00e9 dovuto a un banale errore, gratuito e casuale (e dunque disonorevole).<\/p>\n<p>Il rimodellamento antifrastico (quello cio\u00e8 che prevede il capovolgimento e quasi la parodia della sostenutezza gloriosa del modello) non \u00e8 per\u00f2 l\u2019unica maniera in cui Fenoglio pu\u00f2 rielaborare un precedente antico. Allusioni omeriche e virgiliane, rispettate nello schema di fondo ma straordinariamente \u2018aggiornate\u2019 o \u2018attualizzate\u2019, si possono cogliere in filigrana nei luoghi pi\u00f9 inaspettati. Un esempio eccezionale in tal senso \u00e8 costituito da un passo della prima redazione di\u00a0<em>Primavera di bellezza<\/em>, nel quale si descrive l\u2019attacco aereo che Johnny e i suoi compagni, inviati a presidiare la polveriera dell\u2019Agro, presso Roma, subiscono il pomeriggio del 9 settembre:<\/p>\n<p>I cannoni tacquero, l\u2019Agro si rifece silenzioso, salvo per un lontano, liquido suono di vento sognato. Verso le sei\u00a0\u2013 persa ogni speranza anche per il cambio\u00a0\u2013 un rumorino prese a trapanare il compensato grigio del cielo. Si avvicin\u00f2, sempre pi\u00f9 bilioso, e riconobbero una Cicogna tedesca, col suo volo precario e risentito. Sbalz\u00f2 gi\u00f9 come per un vuoto d\u2019aria e li mitragli\u00f2. Si tuffarono dentro le grotte, inseguiti da spruzzi di terra, Garofalo addossato al tufo fece partire una fucilata contro la pancia verde della Cicogna che riprendeva laboriosamente quota. Attendevano il secondo passaggio, coi moschetti puntati al confondente cielo, ma la Cicogna non vir\u00f2, si dilegu\u00f2 sbilenca. Corsero a incontrarsi sullo spiazzo, invano cercando il solco della enorme raffica, furiosi e smarriti, sgranando bestemmie e congetture. (<em>Primavera di bellezza<\/em>, cap. 12)<\/p>\n<p>Di primo acchito si stenterebbe a credere che l\u2019improvviso\u00a0<em>raid<\/em>\u00a0della Cicogna \u2013 traduzione del ted.\u00a0<em>Storch<\/em>, nome di un aereo da ricognizione \u2013 possa nascondere una memoria dell\u2019epica classica; eppure, con grande sorpresa del lettore, un confronto con un episodio dell\u2019<em>Eneide<\/em>\u00a0si rivela a dir poco sorprendente. Nel libro III del poema, Enea e i suoi compagni approdano presso le isole Str\u00f2fadi, dove vengono assaliti dalle Arp\u00ece:<\/p>\n<p>Ma pronte piombano, orrende calando dai monti, le Arp\u00ece,<br \/>\ne con grandi schiamazzi sbattono le ali e rapinano<br \/>\nle vivande, e insozzano tutto col loro contatto<br \/>\nsudicio, fra sinistre strida e lezzo schifoso.<br \/>\nNoi in un profondo recesso, sotto una rupe incavata,<br \/>\n[\u2026] imbandiamo di nuovo le mense e attizziamo sulle are<br \/>\nfuoco; di nuovo, da altrove nel cielo e da cieche latebre<br \/>\nlo strepitante stormo, coi piedi uncinati, alla preda<br \/>\nsvola, e col volto contamina i cibi. (<em>Eneide<\/em>\u00a0III, 225-234)<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 di quella che, con le parole di Rossella Bessi, potremmo chiamare una necessaria \u00abmodernizzazione degli elementi\u00bb (i protagonisti sono attaccati non gi\u00e0 dagli esseri mostruosi dell\u2019epica antica, ma da un velivolo che, grazie a una sapiente scelta lessicale, subisce pure una sorta di personificazione, con la sua \u00abpancia verdognola\u00bb e il suo \u00abvolo precario e risentito\u00bb), non \u00e8 difficile riconoscere in questi versi l\u2019antecedente diretto della scena fenogliana. E le analogie tra il romanzo moderno e il testo latino non finiscono qui. Nell\u2019<em>Eneide<\/em>, infatti, dopo lo scontro di cui si \u00e8 detto, l\u2019arp\u00eca Celeno formula dinanzi ai Troiani una sinistra profezia di sventura; nel romanzo, in modo pressoch\u00e9 parallelo, durante la notte Johnny e i suoi vengono raggiunti da \u00abuna decina di ombre ubriache\u00bb di soldati sbandati, i quali, scambiati inizialmente per dei disertori, riferiscono una notizia clamorosa, che fa precipitare i protagonisti nella delusione e nello smarrimento: \u00abIeri l\u2019altro Badoglio ha fatto l\u2019armistizio\u00bb, e dunque l\u2019esercito italiano \u00e8 sciolto e abbandonato a se stesso (\u00ab\u2013 [&#8230;] Buttate tutto, niente pi\u00f9 serve. Cercatevi qualche straccio borghese che vi mascheri un pochino e filatevela a casa. \u00c8 tutto finito. Pu\u00f2 dispiacere, ma tutto \u00e8 finito cos\u00ec\u00bb). Una simile correlazione tra l\u2019attacco \u2018aereo\u2019 e il tristo annunzio di futuro danno sembra insomma assicurare che (anche) in questo punto cruciale del \u201cciclo di Johnny\u201d, che prelude al ritorno del protagonista in Piemonte, Fenoglio ha sapientemente riadattato \u2013 forse anche per il tramite dell\u2019<em>Inferno\u00a0<\/em>dantesco \u2013 un luogo epico assai famoso, appropriandosene con risultati straordinari.<\/p>\n<p>La nostra rassegna potrebbe proseguire a lungo, e non solo con esempi tratti dalla\u00a0<em>Primavera\u00a0<\/em>o dal\u00a0<em>Partigiano<\/em>: memorie e tracce dell\u2019epica antica sopravvivono anche nell\u2019ultimo romanzo \u2013 questo s\u00ec, davvero \u00abromanzesco\u00bb \u2013 di Fenoglio,\u00a0<em>Una questione privata<\/em>, e ci ripromettiamo di esaminarle in una prossima occasione.<em>\u00a0<\/em>Ad ogni modo, al termine di questo breve percorso, ci\u00f2 che conta \u00e8 aver dato un\u2019idea di quanto le memorie omeriche e virgiliane nel \u201cciclo di Johnny\u201d siano numerose, e al tempo stesso di quanto varie e sorprendenti siano le modalit\u00e0 di rielaborazione alle quali esse vengono sottoposte nell\u2019epica moderna. La consueta immagine di Fenoglio come autore espressionista, irregolare e \u2018istintivo\u2019 finisce insomma per risultare quanto mai ristretta: se a due decenni dalla morte lo scrittore poteva gi\u00e0 sembrare agli occhi di Beccaria un classico (\u00abuno dei massimi\u00bb del Novecento), \u00e8 anche perch\u00e9 di classici \u2013 e di epica classica \u2013 le sue pagine sono intimamente e costituzionalmente nutrite.<\/p>\n<p><strong>Nota di lettura<\/strong><\/p>\n<p>Le citazioni da\u00a0<em>Primavera di bellezza<\/em>\u00a0e dal\u00a0<em>Partigiano<\/em>\u00a0<em>Johnny<\/em>\u00a0si ricavano da B. Fenoglio,\u00a0<em>Romanzi e racconti<\/em>, a cura di Dante Isella, Torino, Einaudi, 1992; per l\u2019<em>Iliade\u00a0<\/em>di Omero si usa la trad. it. di Rosa Calzecchi Onesti, ivi, 1950; per l\u2019<em>Eneide<\/em>\u00a0di Virgilio la trad. it. di Alessandro Fo, ivi, 2012.<\/p>\n<p><strong>Leggi anche:<\/strong><\/p>\n<p>Nunzia Palmieri |\u00a0<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/beppe-fenoglio-corpo\">Beppe Fenoglio. Corpo<\/a><\/p>\n<p>Riccardo Gasperina Geroni |\u00a0<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/beppe-fenoglio-solitudine\">Beppe Fenoglio. Solitudine<\/a><\/p>\n<p>Gabriele Pedull\u00e0 |\u00a0<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/beppe-fenoglio-memoria\">Beppe Fenoglio. Memoria<\/a><\/p>\n<p>Mario Porro |\u00a0<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/chiodi-e-fenoglio-resistenza\">Chiodi e Fenoglio. R\/esistenza<\/a><\/p>\n<p>Giuseppe Mendicino\u00a0|\u00a0<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/fenoglio-e-le-langhe-il-paesaggio-tra-le-pagine\">Fenoglio e le Langhe: il paesaggio tra le pagine<\/a><\/p>\n<p>Alberto Comparini |\u00a0<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/beppe-fenoglio-destino\">Beppe Fenoglio. Destino<\/a><\/p>\n<p>Angela Boscolo Berto\u00a0|\u00a0<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/beppe-fenoglio-montagna\">Beppe Fenoglio. Montagna\u00a0<\/a><\/p>\n<p>Silvia Raimondi |\u00a0<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/beppe-fenoglio-anziani\">Beppe Fenoglio. Anziani<\/a><\/p>\n<p>Anna Carocci |\u00a0<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/dizionario-fenoglio-editoria\">Beppe Fenoglio. Editoria<\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"py-6\">\n<div class=\"blazy blazy--field blazy--field-immagini-media blazy--field-immagini-media--full field field--name-field-immagini-media field--type-entity-reference field--label-hidden field__items\" data-blazy=\"\" data-once=\"blazy\">\n<div class=\"field__item\">\n<div class=\"media media--blazy media--bundle--image media--image media--responsive is-b-loaded\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_desktop_w838\/public\/WhatsApp-Image-2022-03-01-at-07.27.08.jpeg?itok=zvycPszN\" \/><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/beppe-fenoglio-epica\">https:\/\/www.doppiozero.com\/beppe-fenoglio-epica<\/a><\/strong><\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIO ZERO (Matteo Comerio) Beppe Fenoglio \u00e8 stato il maggior narratore italiano della Resistenza. Rigorosamente distante da qualsiasi esaltazione acritica della lotta partigiana, a lui va il merito di avercene restituito non solo gli aspetti eroici, ma anche quelli pi\u00f9 problematici, senza peraltro esimersi, all\u2019occorrenza, dall\u2019uso dell\u2019ironia e della polemica (lo si vide bene gi\u00e0 nei\u00a0Ventitr\u00e9 giorni della citt\u00e0 di Alba, raccolta di racconti che, alla sua uscita nei \u00abGettoni\u00bb Einaudi nel 1952, provoc\u00f2&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":72522,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/DoppioZero.webp","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-jmi","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/74418"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=74418"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/74418\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":74419,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/74418\/revisions\/74419"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/72522"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=74418"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=74418"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=74418"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}