{"id":74442,"date":"2022-09-16T09:00:51","date_gmt":"2022-09-16T07:00:51","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=74442"},"modified":"2022-09-16T09:57:54","modified_gmt":"2022-09-16T07:57:54","slug":"cina-e-india-double-jeopardy-nelle-relazioni-internazionali-in-asia-verso-una-riappacificazione-o-una-nuova-fase-dello-scontro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=74442","title":{"rendered":"Cina e India, \u201cdouble jeopardy\u201d nelle relazioni internazionali in Asia. Verso una riappacificazione o una nuova fase dello scontro?"},"content":{"rendered":"<p><strong>da SINOSFERE (Stefano Beggiora)<\/strong><\/p>\n<p><strong>1. Premessa: un conflitto che nessuno vuole<\/strong><\/p>\n<p>La Cina e l\u2019India sono oggi due paesi asiatici grandi e dinamici, che sono stati in grado di imporsi come realt\u00e0 nuove nelle contemporanee tendenze delle relazioni internazionali. In particolare, con i tassi in costante crescita annuale del loro PIL, hanno scritto buona parte della storia economica di questi ultimi decenni, passando dalla definizione di paesi emergenti alla realt\u00e0 di potenze asiatiche. D\u2019altro canto, secondo le stime della Banca Mondiale, Cina e India si attestano fra i primi posti<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_1\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">1)<\/span><\/a><\/span> \u2013 per grandezza e sulla base della parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto \u2013 dell\u2019economia mondiale surclassando molti dei cosiddetti paesi sviluppati. L\u2019India deve il suo boom principalmente all\u2019apertura del suo mercato agli investimenti diretti esteri, avvenuta a seguito della crisi economica del \u201990-91, occasione in cui si decise entro una certa misura di seguire il modello cinese avviato circa un decennio prima. Gli anni \u201990 rimangono dunque un importante momento di riavvicinamento fra i due paesi, un idillio che \u00e8 rimasto tutto sommato costante fino a oggi. In questo lasso di tempo i rapporti commerciali, gli accordi e la collaborazione sono stati esponenziali e sono stati in grado di mobilitare diverse centinaia di miliardi di dollari: una fetta non indifferente dell\u2019economia globale. L\u2019entit\u00e0 di tale interdipendenza \u00e8 enfatizzata, solo per fare un esempio, dal fatto che la Cina dal 2009 \u00e8 il pi\u00f9 grande importatore dell\u2019India. Venendo subito a dati aggiornati possiamo dire che il commercio bilaterale fra India e Cina abbia raggiunto il record di 125 miliardi di dollari nel 2021, con un aumento del 43,3% rispetto a 2020<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_2\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">2)<\/span><\/a><\/span>. \u00c8 chiaro che in questo scenario, nuovi assetti politici, le pressioni sulla politica internazionale, l\u2019imperativo energetico, l\u2019accesso alle risorse, siano tutti fattori che contribuiscono a portare le due nazioni anche a un certo grado di concorrenzialit\u00e0.<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_3\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">3)<\/span><\/a><\/span> \u00c8 interessante notare una certa idiosincrasia nel fatto che mentre la loro espansione economica e di leadership stia portando a tensioni pi\u00f9 profonde che sembrano a tratti superare i benefici attuali, il <em>climax<\/em> nei rapporti bilaterali tra India e Cina indichi un livello di interdipendenza che finisce per soddisfare ma al contempo incrementare gli obiettivi di sviluppo e modernizzazione reciproci.<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_4\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">4)<\/span><\/a><\/span> Questo saggio non si propone dunque di analizzare sotto un profilo economico il rapporto fra i due paesi e gli eventuali limiti di questa dinamica di crescita in parallelo, quanto piuttosto viceversa di analizzare ci\u00f2 che non ha funzionato nella politica estera. Una ferita risalente al 1962, anno di un conflitto convenzionale combattuto fra Cina e India, sembra rimanere costantemente aperta e non rimarginarsi mai, riattualizzandosi, contrariamente ad ogni logica di profitto e di calcolo degli elevatissimi rischi su scala globale, in nuovi scenari contemporanei. Sulla base di quanto il mercato mette annualmente in gioco, \u00e8 possibile pensare veramente oggi a un conflitto fra India e Cina o si tratta di un fantasma solo evocato, ma non auspicabile per nessuna delle parti?<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-10507 alignnone\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/sinosfere.com\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/6.-Indian-PM-Narendra-Modi-and-Chinese-PM-Xi-Jinping-at-Shanghai-Cooperation-Organisation-Council-2016.jpg?resize=903%2C557\" alt=\"\" width=\"770\" height=\"475\" data-attachment-id=\"10507\" data-permalink=\"https:\/\/sinosfere.com\/2022\/09\/07\/stefano-beggiora-cina-e-india-double-jeopardy-nelle-relazioni-internazionali-in-asia-verso-una-riappacificazione-o-una-nuova-fase-dello-scontro\/6-indian-pm-narendra-modi-and-chinese-pm-xi-jinping-at-shanghai-cooperation-organisation-council-2016\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/sinosfere.com\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/6.-Indian-PM-Narendra-Modi-and-Chinese-PM-Xi-Jinping-at-Shanghai-Cooperation-Organisation-Council-2016.jpg?fit=1880%2C1160&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1880,1160\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"6. Indian PM Narendra Modi and Chinese PM Xi Jinping at Shanghai Cooperation Organisation Council 2016\" data-image-description=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/sinosfere.com\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/6.-Indian-PM-Narendra-Modi-and-Chinese-PM-Xi-Jinping-at-Shanghai-Cooperation-Organisation-Council-2016.jpg?fit=300%2C185&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/sinosfere.com\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/6.-Indian-PM-Narendra-Modi-and-Chinese-PM-Xi-Jinping-at-Shanghai-Cooperation-Organisation-Council-2016.jpg?fit=1024%2C632&amp;ssl=1\" \/><\/p>\n<p>Fig. 1: Narendra Modi e Xi Jinping al Shanghai Cooperation Organization Council, 2016 (da <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Indian_Prime_Minister_Narendra_Modi_and_Chinese_Prime_Minister_Xi_Jinping_before_the_start_of_the_expanded_format_meeting_of_the_Shanghai_Cooperation_Organisation_Council_of_Heads_of_State.jpg\">Wikimedia Commons<\/a>)<\/p>\n<p><strong>2. Conoscere il passato (recente) per comprendere il presente<\/strong><\/p>\n<p>La nascita di India e Cina nella loro accezione moderna \u2013 quindi l\u2019una nel 1947, dopo il raggiungimento dell\u2019Indipendenza e l\u2019altra quasi contemporaneamente nel 1949, come Repubblica Popolare Cinese \u2013 avviene all\u2019alba del secondo dopoguerra. \u00c8 un periodo che porta con s\u00e9 ancora la drammaticit\u00e0 dell\u2019epoca precedente, in particolare caratterizzata dal colonialismo occidentale i cui effetti negativi si possono considerare fino a un certo punto condivisi da entrambe le parti. I destini dei due paesi disegnarono nella storia due scenari che oggi sono palesemente distinti, in quanto l\u2019India aveva dovuto ricucire a fatica la sua unione nazionale, dopo secoli di sfruttamento sotto il giogo coloniale inglese, trovando la sua emancipazione solo dopo una sorta di risorgimento nazionale e decenni di lotta. Ma in fin dei conti anche la Cina imperiale era stata costretta a concedere ripetute concessioni territoriali ed economiche a una serie di potenze principalmente europee dalla met\u00e0 del diciannovesimo secolo in poi.<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_5\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">5)<\/span><\/a><\/span> Questo basti per considerare che i primi passi mossi da entrambe le nazioni furono caratterizzati da una certa fragilit\u00e0 intrinseca, un senso di vulnerabilit\u00e0 politica, o quasi di sfiducia nel nuovo assetto internazionale che si stava determinando: elementi questi che vanno a fondersi con la necessit\u00e0 di creare, quasi da zero le nuove linee guida del paese. Anche se le dinamiche interne dei processi di <em>state-making<\/em> e <em>nation-building<\/em> furono sintomaticamente diverse, \u00e8 interessante notare come vi sia nella gestione degli affari esteri una certa correlazione tanto per un orientamento di \u201cnon allineamento\u201d, almeno formale, rispetto al bipolarismo Stati Uniti-Unione Sovietica, quanto alla possibilit\u00e0 di una nuova esperienza condivisa di alleanza e collaborazione. \u00c8 per questo che nei primi decenni delle loro relazioni moderne \u2013 e per la precisione dall\u2019aprile 1950 \u2013 furono avviati rapporti diplomatici fra i due paesi, in barba alle dinamiche che avrebbero portato all\u2019emersione della Guerra Fredda.<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_6\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">6)<\/span><\/a><\/span><\/p>\n<p>Il primo ministro indiano Jawaharlal Nehru (1889-1964) e il premier cinese Zhou Enlai (1898-1976) condussero quindi reciproche visite di stato nel 1954 all\u2019insegna di un senso di solidariet\u00e0 e amicizia che avrebbe dovuto permeare il futuro di queste relazioni. Si noti che l\u2019India fu il primo paese non formalmente socialista a stringere tali legami con la Cina, per quanto Nehru personalmente avesse elaborato una sua visione socialista che prendeva le mosse dal fabianesimo inglese. L\u2019unione fra le due nazioni, vale la pena di ricordarlo \u2013\u00a0perch\u00e9 per quanto orizzonte sempre pi\u00f9 lontano, \u00e8 un tema ancor oggi di analisi \u2013 avrebbe potuto creare le basi di una maggior stabilit\u00e0 in area asiatica e avrebbe potuto creare un polo coeso, alternativo all\u2019assetto che si andava dettando sotto l\u2019egida delle superpotenze straniere.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-10508\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/sinosfere.com\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/1.-The-14th-Dalai-Lama-of-Tibet-Jawaharlal-Nehru-and-Zhou-Enlai-in-1956-in-India.jpg?resize=910%2C622\" alt=\"\" width=\"770\" height=\"527\" data-attachment-id=\"10508\" data-permalink=\"https:\/\/sinosfere.com\/2022\/09\/07\/stefano-beggiora-cina-e-india-double-jeopardy-nelle-relazioni-internazionali-in-asia-verso-una-riappacificazione-o-una-nuova-fase-dello-scontro\/1-the-14th-dalai-lama-of-tibet-jawaharlal-nehru-and-zhou-enlai-in-1956-in-india\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i1.wp.com\/sinosfere.com\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/1.-The-14th-Dalai-Lama-of-Tibet-Jawaharlal-Nehru-and-Zhou-Enlai-in-1956-in-India.jpg?fit=1024%2C701&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1024,701\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"1. The 14th Dalai Lama of Tibet, Jawaharlal Nehru and Zhou Enlai in 1956 in India\" data-image-description=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i1.wp.com\/sinosfere.com\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/1.-The-14th-Dalai-Lama-of-Tibet-Jawaharlal-Nehru-and-Zhou-Enlai-in-1956-in-India.jpg?fit=300%2C205&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i1.wp.com\/sinosfere.com\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/1.-The-14th-Dalai-Lama-of-Tibet-Jawaharlal-Nehru-and-Zhou-Enlai-in-1956-in-India.jpg?fit=1024%2C701&amp;ssl=1\" \/><\/p>\n<p>Fig.2: Il quattordicesimo Dalai Lama, Jawaharlal Nerhu e Zhou Enlai nel 1956 in India (da <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:The_Dalai_Lama,_Nehru_and_Zhou_Enlai_in_1956_in_India.jpg\">Wikimedia Commons<\/a>)<\/p>\n<p>La linea politica indiana fin\u00ec per essere rappresentata in celebri slogan e intenti programmatici, che ebbero un grande riscontro anche in Cina. Il termine <em>pa\u00f1ca\u015b\u012bla<\/em>, ovvero i cinque principi (di ispirazione classica \u2013 si vedano ad esempio i <em>pa\u00f1ca\u015b\u012bla<\/em> della condotta buddhista), fu spesso un\u2019espressione abusata nel periodo post-Indipendenza per indicare un percorso politico a cinque tappe, un quintuplice obiettivo, ecc. Ma i <em>pa\u00f1ca\u015b\u012bla<\/em> pi\u00f9 noti che la storia ricordi nel pensiero nehruviano sono quelli relativi alla coesistenza pacifica con la Cina (<em>Panchsheel Agreement <\/em>del 1954), che avrebbe dovuto fungere da volano per gli scambi bilaterali. In sintesi, i principi furono: mutuo rispetto della sovranit\u00e0 e integrit\u00e0 territoriale, mutua non aggressione, mutua non inferenza negli affari interni, parit\u00e0 e cooperazione per il bene comune, coesistenza pacifica). Gli ultimi due principi, in particolare, contribuirono a rafforzare una sorta di mantra indiano legato al ripristino della statura internazionale di entrambe le nazioni e alla formazione dei prerequisiti necessari a perseguire obiettivi di sviluppo e modernizzazione reciproci, preservando al contempo l\u2019autonomia e l\u2019autosufficienza dall\u2019influenza esterna.<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_7\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">7)<\/span><\/a><\/span> Non a caso tale idea o programma fu supportata dal celebre motto <em>hindi chini bhai bhai<\/em>, ovvero gli indiani e cinesi sono fratelli.<\/p>\n<p>Nonostante questa precoce positivit\u00e0 e alcune fruttuose trattative riguardanti le sezioni contese dei loro confini condivisi (a loro volta un\u2019eredit\u00e0 negativa del periodo coloniale), nonch\u00e9 alcuni scambi culturali concertati, le relazioni iniziarono a declinare alla fine degli anni \u201950. Il punto pi\u00f9 basso di questo deterioramento dei rapporti bilaterali si tocca nel 1962, quando, pi\u00f9 o meno inaspettatamente, scoppia un conflitto sanguinoso fra le due nazioni, combattuto per lo pi\u00f9 sulle alte creste e i passi di montagna dell\u2019Himalaya centro-orientale. Il conflitto noto come \u201cSino-Indiano\u201d si vuole dovuto alla celebre \u201cguerra cartografica\u201d fra le due nazioni che indubbiamente funse da <em>casus belli<\/em>. In realt\u00e0 la questione \u00e8 molto complessa e controversa, tanto che qui, per ragioni di spazio, dovremo limitarci a una sintesi, rinviando per approfondimenti alla corposa letteratura in merito che si \u00e8 formata negli anni<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_8\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">8)<\/span><\/a><\/span>.<\/p>\n<p><strong>2.1 Guerra cartografica o inconciliabilit\u00e0 di percezioni?<\/strong><\/p>\n<p>Le radici del problema affondano dunque nel periodo coloniale, quando nel 1913-14 fu tracciata la celebre MacMahon Line, che avrebbe dovuto definire i confini fra l\u2019India britannica, e la regione compresa appunto fra Tibet e Cina. Questa, pi\u00f9 che ricalcare quelli che avrebbero potuto considerarsi i confini antichi dell\u2019India, semplicemente sostituiva con una nuova frontiera i limiti territoriali definiti dalla precedente Outer Line,<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_9\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">9)<\/span><\/a><\/span> ricalcando quello che secondo la percezione inglese era il profilo \u201cnaturale\u201d della dorsale himalayana, usata a guisa di spartiacque. Forse l\u2019aspetto pi\u00f9 interessante da notare qui \u00e8 che il tentativo di espansione del controllo effettivo del Raj britannico su un territorio effettivamente selvaggio \u2013 e che al tempo era ancora poco esplorato \u2013 and\u00f2 a concretarsi in un periodo chiave della storia moderna del Subcontinente indiano. All\u2019alba dei conflitti mondiali l\u2019Inghilterra consider\u00f2 evidentemente che l\u2019intero territorio, che fino ad allora aveva suscitato scarso interesse, avesse una notevole importanza in possibili futuri scenari d\u2019emergenza strategica e che quindi fosse una priorit\u00e0 espandere le aree da questa controllate creando delle zone cuscinetto attorno all\u2019India e soprattutto tenere la Cina distante dalle ricche pianure dell\u2019Assam. La linea tratteggiava dunque tutta la regione del Tibet, scendendo poi a Nordest, nell\u2019odierno stato dell\u2019Arunchal Pradesh, fino ad arrivare ai confini con Burma. Interessante altres\u00ec notare che tutta la cosiddetta frontiera nordorientale dell\u2019Assam, pur avendo avuto in passato forti influenze culturali delle istituzioni brahmaniche ind\u00f9, islamiche sotto i Mughal e sicuramente Thai con la dinastia Ahom, fu sempre un caleidoscopio di etnie tribali e popoli indigeni tendenzialmente poco docili al dominio straniero.<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_10\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">10)<\/span><\/a><\/span> L\u2019annessione di queste zone al Raj Britannico risaliva alle campagne di Burma, ma questo non significava che gli inglesi avessero un effettivo controllo del territorio. Non \u00e8 un caso che uno degli obiettivi della campagna di Burma durante la seconda guerra mondiale, fosse per i giapponesi e i loro alleati proprio la destabilizzazione di quest\u2019area ritenuta intrinsecamente fragile e non troppo distante dalla capitale coloniale del Subcontinente, che al tempo era Calcutta. Paradossale pensare che a pi\u00f9 di cent\u2019anni da questi episodi, con un assetto e con confini globali profondamente mutati, l\u2019importanza strategica di uno scenario cos\u00ec cruciale non sia di fatto cambiata.<\/p>\n<p>Gli accordi di Shimla del 1913-14 circa la MacMahon Line furono in sintesi un tentativo di patto tripartito fra Cina, Inghilterra e Tibet per definire i confini Cina-Tibet e Tibet-India britannica, che per\u00f2 non fu <em>in toto<\/em> accettato dalla parte cinese<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_11\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">11)<\/span><\/a><\/span>. Questa ambiguit\u00e0 da parte della Cina starebbe alla base del conflitto del \u201962 e di una sostanziale divergenza di prospettive sui confini fra le due neo-nate nazioni, anche se \u00e8 onesto considerare che sostanzialmente il patto non fu mai siglato dalla terza parte. La maggioranza degli storici<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_12\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">12)<\/span><\/a><\/span> sono convinti che la guerra Sino-Indiana sia stata dovuta a una questione di \u201cpercezioni\u201d che entrambe le parti ebbero di s\u00e9 e della propria importanza nel contesto asiatico, che sovrapponendosi le une alle altre sarebbero entrate in un rapporto idiosincratico sempre pi\u00f9 inevitabile. Vi sono questioni di natura secolare o persino millenaria circa l\u2019importanza che queste civilt\u00e0 ebbero in passato, prima dell\u2019epoca coloniale furono entrambe potenze in grado di controllare gran parte del commercio globale attraverso le vie della seta e delle spezie . Nei diversi secoli vi furono diversi momenti di sovrapposizione nelle loro sfere di influenza storiche, che avevano portato a una serie di precedenti contese tra cui il Tibet e l\u2019ovest della Cina, il Bhutan, l\u2019odierno Bangladesh e probabilmente quasi tutto il sud-est asiatico. L\u2019invasione del Tibet negli anni \u201950, nella fattispecie, ebbe di sicuro un peso cruciale in tutta la questione. Sebbene infatti l\u2019India avesse concesso la sovranit\u00e0 sul Tibet e lo avesse riconosciuto come una regione autonoma della Cina, che l\u2019aveva annesso nel 1950, l\u2019accoglienza da parte di New Delhi del Dalai Lama in India, dopo la sua fuga da Lhasa a Dharamsala nel 1959, contribu\u00ec ad accrescere sfiducia e frustrazione nelle relazioni diplomatiche. Senza contare che il governo tibetano in esilio, istituito in quelle circostanze, oggi Central Tibetan Administration, aveva cominciato ad attirare oltre confine molte migliaia di profughi e rifugiati politici. Beijing inizi\u00f2 dunque a percepire New Delhi come una potenziale minaccia per la sua eventuale leadership nel quadrante asiatico<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_13\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">13)<\/span><\/a><\/span>.<\/p>\n<p>Ma mi pare valga la pena qui astrarsi un attimo dalla cronologia degli eventi che precedettero il conflitto e proporre una riflessione sulla storia del pensiero in Asia, in quegli anni, per una maggiore comprensione dei fatti di ieri, che implicano delle importanti ricadute nello scenario attuale. \u00c8 un dato assodato che fra gli effetti pi\u00f9 deleteri del colonialismo, ben pi\u00f9 del dominio politico e lo sfruttamento delle risorse, vi sia la repressione culturale, l\u2019annichilimento di modelli espressivi e di oggettivazione delle societ\u00e0 locali. Per molti analisti in questo processo la vecchia Europa riusc\u00ec a esportare nelle colonie il modello di nazionalismo che le era stato proprio nei secoli XVII e XVIII, ovvero l\u2019insieme delle dinamiche atte alla creazione di un concetto identitario, basato su una matrice di stato-nazione costruita <em>ad hoc<\/em> sulla percezione della sacralit\u00e0 dei confini della patria, della territorialit\u00e0, e un\u2019idea di storia nazionale supportata da musei e monumenti. Esiste un dibattito molto interessante in India che mette in luce come questo processo di acquisizione, che fin\u00ec per sostituire la percezione di un paese basata tradizionalmente in passato su altri elementi, sia stato fondamentale nel movimento nazionalista indiano che d\u2019altro canto port\u00f2 all\u2019Indipendenza.<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_14\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">14)<\/span><\/a><\/span> Questa stessa percezione filtra in un certo qual modo nella visione del primo governo indiano e in quella di Jawaharlal Nehru. La nazione indiana risulta alfine ricomposta sul territorio sacro di una Madre-India, ora libera ed emancipata. L\u2019uguaglianza, la fratellanza e la collaborazione col popolo cinese stavano evidentemente per una certa India nella condivisione di questi valori, nel riconoscimento e nel rispetto reciproco della sacralit\u00e0 dei confini: la libert\u00e0 di una nazione, mi si conceda questa sintesi, che naturalmente si risolveva dove cominciava la libert\u00e0 dell\u2019altra. Non \u00e8 possibile ora affermare che la disputa sul confine himalayano non rappresentasse una priorit\u00e0 per la Cina, per quanto riguarda la sicurezza e l\u2019integrit\u00e0 territoriale. Ma \u00e8 anche vero che la prima epoca post-coloniale fu caratterizzata dalla rivoluzione culturale e dalla diffusione del comunismo. Soffiava un vento di cambiamento, dei nuovi ideali che stavano infiammando da qualche decennio (per quanto non in maniera uniforme) le diverse regioni d\u2019Asia: su questo modello amo pensare che la Cina vedesse un possibile confronto col popolo indiano, una fratellanza costruita sulla condivisione di una prospettiva marxista sulle leggi che governano lo sviluppo storico della societ\u00e0 umana. Ecco forse l\u2019origine di una idiosincrasia che va chiaramente oltre il mero concetto di controllo di un confine.<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_15\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">15)<\/span><\/a><\/span> Tant\u2019\u00e8 che buona parte dell\u2019India, cos\u00ec come in passato alcuni fra i suoi <em>freedom fighters<\/em>, abbracciava quell\u2019ideale. In particolare in Bengala, ma non solo, vi furono movimenti \u2013 come quello Naxalita della celebre rivolta agricola del 1967 \u2013 che immaginavano la nuova nazione indiana prendendo chiaramente ispirazione dal modello che era stato della Cina di Mao Zedong (1893-1976). Questo fu interpretato come destabilizzante dal governo Indiano e il movimento, che pure oggi esiste ancora, ma \u00e8 profondamente cambiato da quei tempi, \u00e8 ancora bollato come \u201cmaoista\u201d ed \u00e8 considerato di stampo terroristico.<\/p>\n<p>Facendo un passo indietro e tornando ancora agli anni dopo l\u2019indipendenza indiana, quello che per molti fu un grande scempio della sacralit\u00e0 dei confini avvenne proprio con la <em>Partition<\/em> fra India e Pakistan, che caus\u00f2 devastanti disordini, una quasi guerra civile, nonch\u00e9 l\u2019immane ferita ancor oggi aperta della questione del Kashmir. Per il primo governo indiano fu un compromesso inevitabile,<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_16\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">16)<\/span><\/a><\/span> ma altres\u00ec \u00e8 interessante notare che all\u2019alba dell\u2019agognata indipendenza l\u2019India era tutt\u2019altro che unita. Esisteva, oltre ai blocchi di India e Pakistan, anche un terzo polo dei cosiddetti\u00a0<em>Princely States<\/em>. Questi regni o principati erano entit\u00e0 nominalmente sovrane dell\u2019Impero indiano britannico che non erano governate direttamente dagli inglesi, ma piuttosto da un sovrano locale, o <em>mah\u0101r\u0101ja<\/em>, sotto una forma di governo indiretto, soggetto a un\u2019alleanza sussidiaria o alla condizione di suzerainity, o comunque soggetti alla supremazia della corona britannica. Nei primi anni dell\u2019indipendenza questi potentati furono chiamati a scegliere se unirsi o meno alla nazione indiana, quindi il governo di Nehru ebbe un gran da fare a ricucire la nazione in questo senso. Decisioni cruciali furono prese anche in merito ai piccoli domini coloniali che altre potenze europee ancora mantenevano in India. Per esempio, si decise, con un\u2019intesa nel 1954, che i territori francesi che gravitavano attorno a Pondicherry tornassero all\u2019India. Il mancato accordo con il Portogallo sulla restituzione di Goa, Daman e Diu, motiv\u00f2 addirittura una brillante operazione militare, sulla cui legittimit\u00e0 ancora ci si interroga, che port\u00f2 all\u2019annessione con un rapido colpo di mano di ci\u00f2 che rimaneva dello <em>Estado da India Portuguesa<\/em>.<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_17\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">17)<\/span><\/a><\/span> <em>Vijay<\/em>, \u201cvittoriosa\u201d, \u00e8 il nome dell\u2019operazione che condusse alla cosiddetta annessione dei territori di Goa. Il fatto di per s\u00e9 \u00e8 eclatante perch\u00e9 si tratt\u00f2 di un conflitto in piena regola, per quanto risolto nell\u2019arco di poche ore e con perdite relative per le parti, contro uno stato occidentale che fu fra i primi a entrare nel blocco NATO. Nonostante l\u2019accordo prevedesse una mutua difesa da aggressioni esterne, non vi furono rilevanti ripercussioni alla questione: troppo delicata la posizione dell\u2019India in quegli anni, troppo distanti strategicamente i territori contesi. Contemporaneamente per\u00f2 vi fu plauso e approvazione da parte di Unione Sovietica e da molti dei governi del cosiddetto terzo mondo, che videro nell\u2019azione di Nehru la legittimit\u00e0 di una nazione fino ad allora soggiogata dal dominio coloniale che si prendeva finalmente una rivincita contro l\u2019imperialismo occidentale.<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_18\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">18)<\/span><\/a><\/span><\/p>\n<p>Il nesso con il conflitto cinese, che sembrerebbe non essere finora stato rilevato da altri, mi pare lampante. In questa operazione di ricucitura o ricomposizione dello stato-nazione, la posizione anti-imperialista dell\u2019India si fonde con una sorta di irredentismo da parte di Nehru. L\u2019operazione <em>Vijay<\/em> si svolse nel 1961, mentre gi\u00e0 nel 1959 s\u2019erano viste incursioni cinesi nel Ladakh e lungo la frontiera nord-orientale, a causa di un confine poco chiaro su cui s\u2019estendeva ancora una zona d\u2019ombra. Anche se pare ovvio oggi che, almeno al tempo, l\u2019India non vedesse la Cina come una minaccia imperialista <em>tout court<\/em>, la disputa sul confine era evidentemente uno dei problemi da risolvere in un\u2019agenda di pi\u00f9 ampio respiro. Fiducioso nei <em>pa\u00f1ca\u015b\u012bla <\/em>ed esaltato dalla vittoria militare contro una potenza occidentale, Nehru invi\u00f2 le truppe indiane ad assicurare i confini della Madre-India e a contrastare quella che fu definita la <em>forward policy<\/em> cinese.<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_19\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">19)<\/span><\/a><\/span> Ma la situazione poltico-militare della Cina non era paragonabile al Portogallo n\u00e9 a quella di altre nazioni. Il conflitto del 1962, sfociato a seguito di una serie di scaramucce in alta quota \u2013 che come provato dal desecretamento e dalla divulgazione successiva dei rapporti e della documentazione relativa furono causate veramente da diverse percezioni dei confini e della loro violazione da entrambe le parti \u2013 fu un disastro per l\u2019India.<\/p>\n<p>Per quanto il conflitto Sino-Indiano si sia risolto in un lasso temporale breve, gli eventi che ebbero luogo dall\u2019ottobre al novembre del 1962 sono di una certa complessit\u00e0 e un\u2019adeguata analisi relativa richiederebbe uno spazio diverso. Mi pare per\u00f2 importante fare luce su un punto che ha spesso prodotto confusione fra i non addetti ai lavori, ovvero che il fronte dei combattimenti non fu uniforme. Vi furono due fronti distinti nel conflitto che, sebbene caratterizzati dalla finale supremazia del PLA (<em>People\u2019s Liberation Army<\/em>), che riusc\u00ec a soverchiare il nemico conquistando una fetta considerevole di territorio, ebbero poi destini diversi e si presentano oggi come scenari con caratteristiche molto diverse, sia per quanto riguarda l\u2019assetto strategico su pi\u00f9 larga scala nel quadrante Sud Asiatico, sia per quanto riguarda le risorse intrinseche delle rispettive regioni.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-10509\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/sinosfere.com\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/2.-Indian-soldiers-on-patrol-during-the-1962-Sino-Indian-border-war.jpg?resize=903%2C650\" alt=\"\" width=\"770\" height=\"554\" data-attachment-id=\"10509\" data-permalink=\"https:\/\/sinosfere.com\/2022\/09\/07\/stefano-beggiora-cina-e-india-double-jeopardy-nelle-relazioni-internazionali-in-asia-verso-una-riappacificazione-o-una-nuova-fase-dello-scontro\/2-indian-soldiers-on-patrol-during-the-1962-sino-indian-border-war\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/sinosfere.com\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/2.-Indian-soldiers-on-patrol-during-the-1962-Sino-Indian-border-war.jpg?fit=1920%2C1382&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1920,1382\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"2. Indian soldiers on patrol during the 1962 Sino-Indian border war\" data-image-description=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/sinosfere.com\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/2.-Indian-soldiers-on-patrol-during-the-1962-Sino-Indian-border-war.jpg?fit=300%2C216&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/sinosfere.com\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/2.-Indian-soldiers-on-patrol-during-the-1962-Sino-Indian-border-war.jpg?fit=1024%2C737&amp;ssl=1\" \/><\/p>\n<p>Fig. 3: Pattuglia di soldati indiani nella guerra al confine sino-indiano del 1962 (da <a href=\"https:\/\/www.google.com\/search?q=indian+soldiers+on+patrol+during+the+Sino-Indian+border+war+1962+wikimedia&amp;tbm=isch&amp;ved=2ahUKEwjTy8eXovn5AhWVmf0HHeKIANYQ2-cCegQIABAA&amp;oq=indian+soldiers+on+patrol+during+the+Sino-Indian+border+war+1962+wikimedia&amp;gs_lcp=CgNpbWcQA1D5A1jnFGDhFmgAcAB4AIABiAKIAYoJkgEFOS4wLjKYAQCgAQGqAQtnd3Mtd2l6LWltZ8ABAQ&amp;sclient=img&amp;ei=354TY5PgDpWz9u8P4pGCsA0&amp;bih=820&amp;biw=1440&amp;client=safari#imgrc=ZBVX83UewvqFAM\">Wikipedia<\/a>)<\/p>\n<p><strong>2.2 Il conflitto Sino-Indiano del 1962, \u201cWestern Theatre\u201d: Potenzialit\u00e0 e ricadute<\/strong><\/p>\n<p>Il primo fronte, detto anche <em>Western Theatre<\/em>, consiste nella regione oggi nota come Aksai Chin cio\u00e8 la parte orientale del territorio del Kasmir che include parte della regione del Ladakh. La Repubblica Popolare Cinese cominci\u00f2 negli anni \u201950 a costruire una strada che collegava lo Xinjiang al Tibet occidentale, il famoso progetto della <em>China National Highway 219<\/em>, una parte della quale attraversava proprio la regione dell\u2019Aksai Chin rivendicata dall\u2019India. L\u2019avanzata cinese del \u201962 riusc\u00ec a strappare all\u2019India circa 38.000 kilometri quadrati di un territorio la cui importanza strategica, anche sotto il profilo dello sviluppo dell\u2019infrastruttura, appare oggi lampante. Ma la portata di questa azione a ridosso di uno degli scenari pi\u00f9 caldi del mondo, ovvero al confine kashmiro \u2013 a sua volta conteso fra Pakistan e India \u2013 ebbe un valore di pi\u00f9 ampio respiro nello scenario Sud Asiatico. Infatti questo fu il preludio di un riavvicinamento fra Cina e Pakistan che oggi risulta uno dei pi\u00f9 grandi motivi di preoccupazione per la politica estera indiana.<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_20\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">20)<\/span><\/a><\/span><\/p>\n<p>In sintesi \u00e8 possibile affermare che la <em>forward policy<\/em> cinese era stata motivo di turbamento anche per il governo pakistano. Tuttavia il mancato accordo per un fronte comune con la vicina India, port\u00f2 i governi di Beijing e Rawalpindi-Islamabad<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_21\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">21)<\/span><\/a><\/span> a trovare assieme una soluzione alternativa, che addirittura concedeva alla Cina sezioni aggiuntive dell\u2019Aksai Chin. La Shaksgam Valley o <em>Trans Karakoram Tract<\/em> infatti fa attualmente parte dell\u2019Hunza-Gilgit: una regione definita <em>Pakistan Occupied Kashmir<\/em> (POK), che pur essendo territorio conteso rivendicato dall\u2019India, era al tempo controllato dal Pakistan. Propaggine nordorientale del POK pi\u00f9 settentrionale, la regione \u00e8 delimitata a est dal ghiacciaio Siachen, ma confina a nord proprio con la provincia dello Xinjiang. La Shaksgam Valley fu quindi ceduta dal Pakistan alla Cina tramite un accordo siglato nel 1963, quasi immediatamente dopo la sospensione delle ostilit\u00e0 fra indiani e cinesi (ma che beninteso non fu mai riconosciuto dall\u2019India che ancora lo considera parte della questione kashmira). D\u2019altro canto per il Pakistan il trattato fu discretamente vantaggioso, in parte perch\u00e9 alcuni altri territori di diverso valore economico furono offerti in cambio, ma pi\u00f9 che altro fu significativo politicamente, dal momento che \u2013 oltre a ridurre il potenziale di conflitto tra Cina e Pakistan \u2013 riusc\u00ec a dimostrare come implicitamente la Cina fosse pronta ad abbracciare la prospettiva pakistana nel considerare la regione del Kashmir (o buona parte di essa) come non appartenente <em>de facto\u00a0<\/em>ancora all\u2019India.<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_22\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">22)<\/span><\/a><\/span> Inoltre l\u2019accordo gett\u00f2 le basi del progetto di realizzazione dell\u2019autostrada del Karakoram, costruita insieme dagli ingegneri cinesi e pakistani negli anni \u201970, nonch\u00e9 di una serie di altri scambi bilaterali che confermeranno un\u2019alleanza strategica di lunga data fra i due paesi. Si consideri che parallelamente New Delhi affront\u00f2 problemi maggiori d\u2019ordine territoriale, di leadership e di <em>status<\/em> nell\u2019Asia meridionale, che furono alla base di diversi conflitti (convenzionali e non) con lo stato nemico del Pakistan; le relazioni Cina-Pakistan in questo contesto hanno contribuito ad accrescere la percezione della minaccia cinese verso l\u2019India.<\/p>\n<p>In ambito militare infatti suddetto connubio garantisce l\u2019assistenza di Beijing all\u2019esercito pakistano e il miglioramento delle capacit\u00e0 di difesa del Pakistan, oltre a fornire supporto diplomatico riguardo alla disputa del Kashmir; la Cina avrebbe anche aiutato il Pakistan in epoca pi\u00f9 recente a diventare uno stato dotato di armi nucleari fornendo informazioni tecniche, missili e strutture in grado di dispiegare i sistemi d\u2019arma. Oltre alle basi militari, la Cina sta investendo anche in un progetto di ampio respiro atto a implementare una vasta serie di infrastrutture sul territorio che rientrano sotto l\u2019egida del cosiddetto <em>China\u2013Pakistan Economic Corridor<\/em> (CPEC). Qui, in luoghi emblematici come Port Gwadar \u2013 sulla fascia costiera del Baluchistan che si affaccia sul mare arabico (ora per concessione sotto controllo operativo della <em>China Overseas Port Holding Company<\/em>) \u2013 si congiungono l\u2019insieme dei progetti relativi alla <em>Maritime Silk Road<\/em> e alla famosa <em>Belt &amp; Road Initiative<\/em>.<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_23\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">23)<\/span><\/a><\/span> La collaborazione sempre pi\u00f9 stretta fra Cina e Pakistan, quasi una sorta di effetto domino dai tempi del conflitto Sino-Indiano, \u00e8 motivo di preoccupazione per New Delhi dunque non solo sulla dorsale himalayana, ma sostanzialmente anche per tutto quello che riguarda lo sviluppo di iniziative commerciali, rotte marittime, nonch\u00e9 la leadership nella regione dell\u2019Oceano Indiano, l\u2019area Indo-Pacifica \u2013 Sudest Asiatico incluso.<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_24\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">24)<\/span><\/a><\/span> Tanto che in India si parla oggi di una vera \u201csindrome di accerchiamento\u201d, fonte di perenni sospetti nei confronti della Cina. I cinesi infatti avrebbero \u2013 secondo alcuni analisti \u2013 addirittura mitigato sistematicamente il perseguimento anche di obiettivi strategici comuni, rafforzando la percezione a New Delhi che Beijing stia favorendo una politica atta a contenere intenzionalmente l\u2019India in Asia meridionale. Ecco dunque che, sebbene in teoria sembrerebbe non esservi un vero nesso fra la vicenda dell\u2019Aksai Chin nella guerra del \u201962 con la questione della collaborazione Cina-Pakistan, se non per quanto riguard\u00f2 la definizione alquanto aleatoria dei confini in epoca coloniale,<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_25\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">25)<\/span><\/a><\/span> mi auguro tuttavia di aver dimostrato come in pratica il cosiddetto <em>Western Theatre<\/em> sia oggi di grande importanza per le molteplici implicazioni in merito all\u2019egemonia su una considerevole regione asiatica.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-10510\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/sinosfere.com\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/4.-China-India-disputed-border.jpg?resize=902%2C559\" alt=\"\" width=\"770\" height=\"477\" data-attachment-id=\"10510\" data-permalink=\"https:\/\/sinosfere.com\/2022\/09\/07\/stefano-beggiora-cina-e-india-double-jeopardy-nelle-relazioni-internazionali-in-asia-verso-una-riappacificazione-o-una-nuova-fase-dello-scontro\/4-china-india-disputed-border\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i1.wp.com\/sinosfere.com\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/4.-China-India-disputed-border.jpg?fit=1496%2C926&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1496,926\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;Stefano Beggiora&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1661253962&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"4. China-India disputed border\" data-image-description=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i1.wp.com\/sinosfere.com\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/4.-China-India-disputed-border.jpg?fit=300%2C186&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i1.wp.com\/sinosfere.com\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/4.-China-India-disputed-border.jpg?fit=1024%2C634&amp;ssl=1\" \/><\/p>\n<p>Fig 4: I confini contesi fra Cina e India (da <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:India_Pakistan_China_Disputed_Areas_Map.png\">Wikimedia Commons<\/a>)<\/p>\n<p><strong>2.2. Il conflitto Sino-Indiano del 1962, \u201cEastern Theatre\u201d: Potenzialit\u00e0 e ricadute<\/strong><\/p>\n<p>Il secondo cruciale scenario di conflitto nella guerra del 1962 \u00e8 il cosiddetto <em>Eastern Theatre<\/em>, che\u00a0si svilupp\u00f2 pi\u00f9 propriamente lungo la McMahon Line (e oltre), nell\u2019odierno stato indiano dell\u2019Arunachal Pradesh. Questo fu un teatro di operazioni su pi\u00f9 larga scala, con combattimenti pi\u00f9 feroci. L\u2019attacco a sorpresa del PLA si bas\u00f2 sostanzialmente su una serie di manovre di accerchiamento dell\u2019esercito indiano: in una prima fase gli avamposti che controllavano i ponti sul Namka Chu furono aggirati dopo che i cinesi riuscirono a guadare il fiume pi\u00f9 a sud; successivamente fu aggirata la linea di difesa indiana attestata al Se La Pass, l\u2019ultimo valico di alta montagna che si affaccia al distretto di Tawang, famoso per i suoi monasteri buddhisti. In breve il PLA fu in grado di attraversare alti valichi di montagna e di sorprendere gli indiani attaccando nuovamente da sud della linea contesa. Successivamente dunque, avendo tagliato le linee di rifornimento, i cinesi riuscirono a isolare alcune divisioni indiane e a catturare alcune colonne di uomini e mezzi inviati in loro supporto. Il grosso dell\u2019esercito indiano presente nell\u2019area ripieg\u00f2 verso sud oppure oltre il confine bhutanese, ma molti furono costretti alla resa e catturati dal nemico. Per altri non vi fu alternativa che la strenua resistenza fino all\u2019estremo sacrificio, mentre il PLA dilagava verso la pianura assamese. Questa disfatta fu un\u2019autentica doccia fredda per il governo indiano, che mise in luce tutta l\u2019inadeguatezza delle sue forze armate e la mancata lungimiranza dello stesso Nehru sulla <em>border policy<\/em> e sulla vera natura di quelli che avrebbero dovuto essere i rapporti di amicizia con la Cina. Il 21 novembre del 1962 Zhou Enlai dichiar\u00f2 il cessate il fuoco unilaterale e il ritiro del PLA di una ventina di kilometri su entrambi i fronti nonostante i successi ottenuti. Occorre notare che negli accordi che seguirono, se la Cina rivendic\u00f2 sostanzialmente la conquista dell\u2019Aksai Chin, sul fronte orientale invece si torn\u00f2 allo <em>status quo ante bellum<\/em>, con il ritiro totale dei cinesi oltre la McMahon Line.<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_26\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">26)<\/span><\/a><\/span> Questo per\u00f2 non attenu\u00f2 di fatto la critica e la generale sfiducia che il governo di Nehru ottenne di fronte a questa dura lezione di realismo.<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_27\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">27)<\/span><\/a><\/span><\/p>\n<p>La restaurazione del confine indiano e il ritorno allo <em>status quo<\/em>, dopo la fulminea avanzata cinese, fu sempre percepita come una vicenda di una certa ambiguit\u00e0 da New Delhi. Per quanto la Cina con gli anni abbia esplicitato le motivazioni del momento, alcuni interpretarono il fatto come una eclatante dimostrazione di forza e un severo monito nei confronti della nazione vicina. Ma gli storici sono per lo pi\u00f9 dell\u2019opinione che la dichiarazione del cessate il fuoco sia stata motivata dall\u2019esigenza di prevenire il coinvolgimento degli Stati Uniti a supporto dell\u2019India, eventualit\u00e0 che si stava facendo sempre pi\u00f9 concreta. D\u2019altro canto \u00e8 interessante notare che la Cina avvi\u00f2 la grande operazione di attacco e invasione dei territori indiani in uno dei momenti pi\u00f9 cruciali della Guerra Fredda, ovvero nel mezzo della crisi dei missili cubana del \u201962, in un frangente dove l\u2019attenzione internazionale era catalizzata altrove. L\u2019idea di un territorio conquistato e poi malvolentieri \u201crestituito\u201d ha dato motivo nei decenni a venire a diversi portavoce del governo cinese di avanzare pretese territoriali in nome dei successi militari del \u201962.<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_28\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">28)<\/span><\/a><\/span> In una prospettiva pi\u00f9 ampia \u00e8 possibile dire che la frontiera nordorientale dell\u2019India appaia ai cinesi tutto sommato poco indiana: abitata in grande prevalenza da popoli indigeni nativi i cui tratti etnico-somatici sembrerebbero essere pi\u00f9 prossimi all\u2019area cinese-himalayana o al Sudest Asiatico, in essa si parlano diverse lingue e dialetti che discendono dal ceppo tibeto-birmano o comunque dalla famiglia sino-tibetana, per quanto non sinici. Inoltre la regione dell\u2019Arunachal Pradesh, inclusa dalla McMahon line nel territorio indiano, si considerava come la regione del Tibet meridionale. D\u2019altro canto la via che ancor oggi attraversaa Bomdila nel West Kameg e Tawang nell\u2019omonimo distretto, attraverso il Se La pass, che fu teatro della guerra, si considerava la \u201cporta orientale\u201d di accesso a Lhasa: una delle antiche vie di pellegrinaggio e scambio commerciale verso il cuore del Tibet.<\/p>\n<p>In un articolo di alcuni anni fa,<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_29\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">29)<\/span><\/a><\/span> proponevo di spostare il focus dell\u2019analisi dai confini contesi fra Cina e India, proprio sulla realt\u00e0 socio-storica del Nordest indiano. Questo \u00e8 infatti un territorio estremamente complesso, variegato, in cui il fascino e la profondit\u00e0 delle culture e dei popoli presenti eguaglia la magnificenza \u2013 congiunta a una certa ruvidezza \u2013 di una geografia unica e non sempre di facile accesso. In sintesi \u00e8 possibile affermare che tutta la cosiddetta frontiera nordorientale dell\u2019India sia popolata da un caleidoscopio di minoranze etniche che attraverso la storia, da prima ancora del periodo coloniale, si erano dimostrate poco inclini alla dominazione straniera. Animate da un forte senso identitario e di appartenenza al territorio, spesso impiegato per dare forza a spinte centrifughe, oggi queste regioni sono un crogiolo di movimenti separatisti (che in alcuni casi hanno cercato di perseguire i propri obiettivi attraverso la lotta armata). In particolare la <em>Partition<\/em> del Bangladesh (allora Pakistan \u201cOrientale\u201d), che ha logisticamente separato il Nordest dall\u2019India continentale, ha contribuito a intensificare un senso di separazione e abbandono da parte delle istituzioni del Subcontinente. Al di l\u00e0 del minore o mancato sviluppo delle infrastrutture e dei servizi rispetto al resto della nazione, \u00e8 proprio l\u2019Indipendenza del Bangladesh e la questione tibetana che hanno innescato fenomeni diasporici senza precedenti nella regione, acuendo nel tempo le tensioni interetniche. Nel tentativo di destabilizzare un territorio in grado di destabilizzarsi gi\u00e0 da s\u00e9, \u00e8 provato che la Cina in passato avesse supportato le insurrezioni Mizo e Naga in chiave anti-indiana.<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_30\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">30)<\/span><\/a><\/span> Per questo motivo il recupero del Nordest \u2013 e se vogliamo l\u2019abbraccio e l\u2019inclusione nel <em>dharma<\/em> ind\u00f9 delle minoranze indigene, priorit\u00e0 oggi nell\u2019agenda della destra conservatrice indiana \u2013 \u00e8 un imperativo perseguito con un certo successo dalla politica del Primo Ministro Narendra Modi.<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_31\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">31)<\/span><\/a><\/span> L\u2019India vede in questa regione un territorio che le \u00e8 sempre appartenuto, testimonianza ne sono la storica presenza di centri brahmanici, luoghi sacri di pellegrinaggio ind\u00f9 e in larga parte buddhisti, ma anche i resti delle vestigia delle istituzioni islamiche che, in epoca Mughal, qui spingevano le propaggini dell\u2019impero. Di converso le popolazioni locali nel tempo si sono riconosciute poco nelle istituzioni indiane, ma \u00e8 vero anche che questo atteggiamento \u00e8 ancor pi\u00f9 radicale nei confronti della Cina. In breve apparir\u00e0 chiaro come le dinamiche che porteranno all\u2019inclusione, ai diritti civili e allo sviluppo di questo complesso scenario sociale sono alla base della stabilizzazione del controllo del territorio, che a sua volta, come in un gioco di specchi, potr\u00e0 riverberare un notevole peso sulla questione internazionale dei confini.<\/p>\n<p>Va anche considerato che l\u2019intera regione, oltre ad essere di per s\u00e9 uno degli angoli pi\u00f9 affascinanti e incontaminati da un punto di vista naturalistico e della biodiversit\u00e0 del pianeta, racchiude in s\u00e9 potenzialit\u00e0 e risorse notevoli sul suolo e nel sottosuolo. Gran parte dei fiumi della regione ha un potenziale enorme che attende di essere sfruttato, anche solo per la produzione di energia idroelettrica per cui si stima una capacit\u00e0 di circa 50.000 megawatt di elettricit\u00e0 solo per la zona di confine dell\u2019Arunachal Pradesh.<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_32\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">32)<\/span><\/a><\/span> Qui si \u00e8 siglata una serie di <em>memorandum of understanding<\/em> (MoU) con compagnie e gruppi privati, degli accordi cio\u00e8 per la costruzione di grandi opere, fra cui si annovera l\u2019edificazione di pi\u00f9 d\u2019un centinaio di dighe nello stato. Tali progetti hanno talvolta causato ansiet\u00e0 nella popolazione locale per il rischio di instabilit\u00e0 sismica e di inondazioni durante la stagione delle piogge. Infatti gli incidenti negli impianti cinesi d\u2019oltre confine sono stati frequenti, le ripercussioni dei quali si sono subite anche nei villaggi del versante indiano. Ho avuto occasione di raccogliere effettivamente molte interviste in merito, parlando con la gente dei villaggi lungo la zona di confine, durante il lavoro di ricerca sul campo negli anni passati. Va notato infatti che la quasi la totalit\u00e0 dei fiumi della regione ha origine in territorio cinese e scorre attraverso di esso prima di raggiungere l\u2019India: da ci\u00f2 risulta una certa chiara dipendenza del Subcontinente che \u00e8 posto per cos\u00ec dire \u201ca valle\u201d rispetto alla Cina che si trova pi\u00f9 \u201ca monte\u201d. Ma forse l\u2019episodio pi\u00f9 discusso in merito alla cosiddetta <em>riparian issue<\/em> consta nella nota e controversa questione della deviazione dello Yangtze-Brahmaputra.<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_33\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">33)<\/span><\/a><\/span> La minaccia della deviazione del gigantesco corso del fiume \u2013 un progetto concreto che \u00e8 stato ventilato da tempo dagli ingegneri cinesi \u2013 per compensare con la sua portata d\u2019acqua la siccit\u00e0 che affligge alcune remote aree della Cina, implica l\u2019ovvio e conseguente rischio di disastro ambientale nella pianura assamese, il cuore del Nordest indiano. Le leggi internazionali d\u2019altro canto permettono a ogni paese di sfruttare le acque sorgive o che scorrono nel proprio territorio, ma nel caso di fiumi il cui corso attraversi i confini di pi\u00f9 stati, la cosiddetta <em>Customary International Law<\/em> \u00e8 pi\u00f9 ambigua in materia. Si prevede infatti che gli interessi degli stati ripari debbano essere garantiti assicurando al contempo un\u2019equa distribuzione delle acque secondo una percentuale ragionevole, lasciando del resto una vaga definizione di cosa esattamente possa essere considerata tale.<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_34\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">34)<\/span><\/a><\/span><\/p>\n<p>Sar\u00e0 chiaro come la questione idrica, nell\u2019epoca dei cambiamenti climatici e del drammatico scioglimento dei ghiacciai anche lungo la dorsale himalayana, sia assolutamente cruciale oggi. Analogamente a quanto visto pi\u00f9 sopra, mi auguro di aver inquadrato con sufficiente chiarezza come, anche nel versante orientale, gli eventi e i risvolti del conflitto di una sessantina di anni fa siano intrinsecamente intrecciati con questioni di primaria importanza oggi e abbiano evidenti ricadute nella prospettiva del controllo di risorse cruciali per l\u2019Asia-Centrale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-10512\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/sinosfere.com\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/5.-Himalaya-range-near-the-China\u2013India-border-photo-taken-by-ISS-2015-1.jpg?resize=900%2C600\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"600\" data-attachment-id=\"10512\" data-permalink=\"https:\/\/sinosfere.com\/2022\/09\/07\/stefano-beggiora-cina-e-india-double-jeopardy-nelle-relazioni-internazionali-in-asia-verso-una-riappacificazione-o-una-nuova-fase-dello-scontro\/5-himalaya-range-near-the-china-india-border-photo-taken-by-iss-2015-2\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i2.wp.com\/sinosfere.com\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/5.-Himalaya-range-near-the-China\u2013India-border-photo-taken-by-ISS-2015-1-scaled.jpg?fit=2560%2C1704&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"2560,1704\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;25&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D4&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1428495171&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;500&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;1600&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.0004&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"5. Himalaya range near the China\u2013India border (photo taken by ISS \u2013 2015)\" data-image-description=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i2.wp.com\/sinosfere.com\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/5.-Himalaya-range-near-the-China\u2013India-border-photo-taken-by-ISS-2015-1-scaled.jpg?fit=300%2C200&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i2.wp.com\/sinosfere.com\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/5.-Himalaya-range-near-the-China\u2013India-border-photo-taken-by-ISS-2015-1-scaled.jpg?fit=1024%2C682&amp;ssl=1\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/p>\n<p>Fig. 5: La catena himalayana vicino al confine sino-indiano (da <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:ISS-43_Himalaya_range_near_the_China\u2013India_border.jpg\">Wikimedia Commons<\/a>)<\/p>\n<p><strong>3. Una terza guerra mondiale combattuta con pietre e bastoni<\/strong><\/p>\n<p>Alcuni anni fa ho avuto diverse occasioni di visitare la frontiera sino-indiana sul versante dell\u2019Arunachal Pradesh, nell\u2019area di Tawang e pi\u00f9 oltre verso il Myanmar. Ho quindi potuto visitare alcune zone militari e in un paio di occasioni ho invece dovuto soggiornare all\u2019interno di basi per questioni di sicurezza. Posso dire che, per quanto riguarda il versante indiano, mi colp\u00ec la grande organizzazione delle strutture militari, il dispiegamento dei mezzi e soprattutto il coinvolgimento della popolazione locale nel mantenimento di strade e infrastrutture, per la loro importanza cruciale, pur in un ambiente difficile, montuoso, ricoperto in parte di giungla e sottoposto a forte erosione nella stagione monsonica. Percepii un clima che non posso definire di tensione, ma di un costante stato d\u2019allerta, diventato cos\u00ec quasi routinario. Ricordo discorsi tutto sommato ordinari: i soldati <em>rajput<\/em> narravano i mesi di servizio e lamentavano la nostalgia di casa, altrove la pesantezza dei turni di pattuglia era evidente. Sopra a tutto il crepitare cadenzato pi\u00f9 o meno continuo delle armi da fuoco impiegate a turno nelle esercitazioni. Impressionante l\u2019ibridazione degli elementi in un paesaggio selvaggio, incastonato di monasteri buddhisti e luoghi sacri alle popolazioni di montagna e ai loro sciamani, in cui improvvisamente prevale lo straniante, quasi alienante, ordinamento militare: una novella fortezza Bastiani \u2013 per citare il celebre Dino Buzzati \u2013 che vigila silente verso il nord il ritorno di un nemico, che forse potrebbe non arrivare mai. Per ovvi motivi non ho potuto porre domande sulla controparte cinese, ma mi sono accorto presto quanto questa immobilit\u00e0 fosse solo apparente: come in un gioco di scacchi, il monitoraggio dei movimenti da entrambe le parti \u00e8 costante e non sono rari, come mi fu riferito, gli scambi di cosiddetti colpi di avvertimento.<\/p>\n<p>D\u2019altro canto, osservando la linea temporale degli eventi maggiori sul confine conteso, appare chiaro che a scapito dei numerosi organismi di consultazione creati secondo accordi bilaterali per la risoluzione della disputa,<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_35\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">35)<\/span><\/a><\/span> sono altrettanto numerosi gli \u201cincidenti\u201d che hanno di nuovo alzato la tensione dal 1962 a oggi. Si tratta di una serie di scaramucce di confine, talvolta con esiti tutt\u2019altro che trascurabili, che negli anni hanno suscitato il timore di un\u2019irreversibile escalation.<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_36\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">36)<\/span><\/a><\/span> L\u2019ultimo di questi eventi si \u00e8 verificato nel giugno del 2020 nella Galwan Valley e ha riaperto il fronte dell\u2019Aksai Chin. La circostanza ha una sua complessit\u00e0 che qui possiamo riportare solo in sintesi. A seguito di una intensificazione della presenza militare cinese al di l\u00e0 del confine e a seguito di altri incidenti accaduti sul versante orientale del Ladakh, che delimita l\u2019Aksai Chin (in particolare sul Pagong Lake), l\u2019esercito indiano avrebbe cercato di contenere le ripetute violazioni e attraversamenti del PLA della LAC (Line of Actual Control). Da una situazione di stallo, definita \u201cstandoff\u201d, in cui i due eserciti si fronteggiavano, s\u2019\u00e8 passati a episodi di zuffe furibonde con lancio di sassi e uso di armi non convenzionali. Una ventina di soldati indiani hanno perso la vita a seguito delle ferite, o perch\u00e9 scaraventati gi\u00f9 dal crinale o perch\u00e9 incapacitati sul campo sono stati sopraffatti dall\u2019ipotermia.<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_37\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">37)<\/span><\/a><\/span> Anche se inizialmente negato dal governo cinese,<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_38\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">38)<\/span><\/a><\/span> da fonti di intelligence straniere e dall\u2019India \u00e8 riportato il doppio delle perdite per il PLA per le medesime cause. Indefinito il numero dei feriti, anche gravi, e dei prigionieri successivamente scambiati per entrambe le parti. Per quanto gli apparati governativi si siano immediatamente attivati per la risoluzione diplomatica della disputa e per evitare un\u2019ennesima volta l\u2019escalation della tensione, l\u2019incidente ha colpito l\u2019opinione pubblica per la sua brutalit\u00e0. L\u2019uso di armi e tattiche non convenzionali, come il lancio di pietre e la caduta di massi e materiali diversi potenzialmente dannosi sulle posizioni del nemico, \u00e8 un adeguamento alla convenzione, accettata bilateralmente, secondo cui i soldati sulla linea di confine dovrebbero viaggiare disarmati o con armi scariche. Questo fu un altro accorgimento per evitare incidenti maggiori fra gli schieramenti, che sovente giungono a distanza ravvicinata. Il bando sarebbe stato aggirato da diversi reparti cinesi che avrebbero attraversato il confine con armi bianche, incluse mazze chiodate e spranghe di ferro avvolte nel filo spinato.<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_39\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">39)<\/span><\/a><\/span> La reazione indiana non s\u2019\u00e8 fatta attendere, con il tempestivo equipaggiamento, dopo l\u2019incidente, delle truppe di confine con tenute antisommossa e la rimozione del divieto sulle armi da fuoco.<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_40\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">40)<\/span><\/a><\/span> D\u2019altro canto un numero esorbitante di colpi d\u2019avvertimento furono scambiati da entrambe le parti nelle diverse fasi della crisi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-10514\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/sinosfere.com\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/7.-Chinese-and-Pakistan-border-guards-at-Khunjerab-Pass.jpg?resize=899%2C599\" alt=\"\" width=\"770\" height=\"514\" data-attachment-id=\"10514\" data-permalink=\"https:\/\/sinosfere.com\/2022\/09\/07\/stefano-beggiora-cina-e-india-double-jeopardy-nelle-relazioni-internazionali-in-asia-verso-una-riappacificazione-o-una-nuova-fase-dello-scontro\/7-chinese-and-pakistan-border-guards-at-khunjerab-pass\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/sinosfere.com\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/7.-Chinese-and-Pakistan-border-guards-at-Khunjerab-Pass.jpg?fit=1024%2C683&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1024,683\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;Picasa 2.7&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS DIGITAL REBEL XTi&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1187710617&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;73&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;100&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.005&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"7. Chinese and Pakistan border guards at Khunjerab Pass\" data-image-description=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/sinosfere.com\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/7.-Chinese-and-Pakistan-border-guards-at-Khunjerab-Pass.jpg?fit=300%2C200&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/sinosfere.com\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/7.-Chinese-and-Pakistan-border-guards-at-Khunjerab-Pass.jpg?fit=1024%2C683&amp;ssl=1\" \/><\/p>\n<p>Fig. 6: Guardie di frontiera cinesi e pakistane presso il passo Khunjerab (da <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Chinese_and_Pakistan_border_guards_at_Khunjerab_Pass_IMG_7721_Karakoram_Highway.jpg\">Wikimedia Commons<\/a>)<\/p>\n<p>Questo dettaglio, non indifferente, di un ritorno a una lotta corpo a corpo, senza quartiere, feroce, sembra rievocare la celeberrima massima attribuita, forse non troppo correttamente, a Einstein. Non \u00e8 per\u00f2 la terza guerra mondiale qui a essere combattuta col nucleare e la quarta con le pietre, ma tutti questi aspetti sono in un certo senso contemporaneamente impliciti, connessi, ineluttabili, quando l\u2019incomprensione fra popoli e paesi \u00e8 spinta verso la china del contrasto, che per sua natura sempre si fa brutale. Da un lato, per alcuni, appare ormai anacronistico il frugare ancora nelle politiche e nelle eventuali lacune della cartografia d\u2019era coloniale, cos\u00ec come la questione tibetana \u2013 che fu per certo il principale propulsore del conflitto del 1962 e delle successive tensioni<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_41\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">41)<\/span><\/a><\/span> \u2013 appare oggi dai governi e dalle nuove generazioni abbastanza uniformemente accettata, pur con un certo disappunto da parte di molti. Alcuni analisti azzardano che tutto sommato la localizzazione della disputa, per quanto la <em>border policy<\/em> sia importante a comprendere le potenzialit\u00e0 dello scenario himalayano, sia tutto sommato irrilevante a fronte del crescente squilibrio di potere fra Cina e India che sarebbe la vera causa della moderna controversia. D\u2019altro canto \u00e8 ormai abbastanza palese che quanto accade sia una sorta di effetto collaterale della tracimante assertivit\u00e0 cinese nei mercati internazionali, e nelle politiche territoriali, sul confine sino-indiano, come nel Mar Cinese Meridionale. L\u2019India in questo contesto biasima la cosiddetta strategia cinese \u201cdell\u2019affettare il salame\u201d (<em>salami slicing<\/em>)<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_42\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">42)<\/span><\/a><\/span> secondo cui il governo di Beijing userebbe piccole e graduali provocazioni, nessuna delle quali costitutiva di per s\u00e9 di un <em>casus belli<\/em>, ma in grado di produrre cumulativamente un vantaggio ampio a favore della Cina, che sarebbe altrimenti stato arbitrario conseguire in una volta sola. La strategia territoriale nell\u2019Aksai Chin sarebbe un chiaro esempio dell\u2019applicazione di questa tattica: col supporto di un movimento massiccio di truppe nelle retrovie e con l\u2019implementazione crescente di vari tipi di infrastrutture militari e civili, si \u00e8 arrivati a impadronirsi gradualmente e sfacciatamente di una serie di aree di confine che si trovavano sotto il controllo indiano. Episodi analoghi si sarebbero registrati nel Pamir in Tajikistan, sul confine fra Nepal e Cina e ancora a ridosso del Bhutan.<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_43\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">43)<\/span><\/a><\/span><\/p>\n<p>Sul piano economico \u00e8 interessante notare che il conflitto non abbia finora portato rilevanti alterazioni, anche se si sono diffuse campagne di boicottaggio dei prodotti cinesi e ogni tanto \u00e8 stata ventilata l\u2019ipotesi di sanzioni. Dati doganali del governo indiano riportano che le esportazioni della Cina verso l\u2019India del 2020 sarebbero diminuite del 24,7% forse a causa di suddette campagne, mentre la quota delle societ\u00e0 cinesi di smartphone nel mercato indiano sarebbe scesa fino a circa l\u201980% nello stesso anno. Ma molti attribuiscono questo calo al fisiologico temporaneo crollo di alcuni settori dell\u2019economia a seguito delle restrizioni imposte della pandemia di COVID-19. Tant\u2019\u00e8 che molte testate economiche asseriscono che oggi il flusso di import-export India-Cina stia tornando quasi ai livelli precedenti la pandemia.<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\"><span id=\"footnote_plugin_tooltip_10505_1_44\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">44)<\/span><\/a><\/span> Pertanto nell\u2019assunzione che, anche in questo caso, il conflitto sul confine non sia riuscito a mettere in crisi il valore, evidentemente percepito come pi\u00f9 alto, dello scambio commerciale fra Cina e India, sembra essere convalidata la premessa fatta in incipit. \u00c8 dunque legittimo considerare questi recenti attriti come una nuova \u201cfase pericolosa\u201d? Per rispondere alla domanda oggi \u00e8 sempre pi\u00f9 necessario analizzare nel dettaglio la miriade di fattori che hanno determinato e continuano a determinare l\u2019interazione fra i due paesi, ma soprattutto sembra imprescindibile una disamina dei punti di convergenza e divergenza nei legami fra India e Cina e la loro eventuale crescita o collasso.<\/p>\n<p>Immagine: confine fra Cina e Pakistan al passo Khunjerab (da <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Pakistan_China_Border_at_khunjerab_Pass.jpg\">Wikimedia Commons<\/a>)<\/p>\n<p>Stefano Beggiora \u00e8 professore associato presso il Dipartimento di Studi sull\u2019Asia e sull\u2019Africa Mediterranea dell\u2019universit\u00e0 Ca\u2019 Foscari di Venezia, dove insegna Storia dell\u2019India, Storia moderna e contemporanea del Sud Asia, Environmental History and Humanities in India. Inoltre \u00e8 docente di Etnografia dello Sciamanesimo e Letteratura Hindi. Specializzato nello studio dello sciamanismo asiatico, ha svolto pi\u00f9 di vent\u2019anni di ricerca presso popoli indigeni e minoranze etniche prevalentemente del Subcontinente indiano. Ha pubblicato diversi libri e pi\u00f9 di cento articoli scientifici sulla storia e le religioni delle comunit\u00e0 native (<i>adivasi<\/i>) dell\u2019India, ma anche sui diritti umani delle minoranze, sulla politica contemporanea, l\u2019economia e i rapporti internazionali in Asia. Attualmente \u00e8 direttore della collana STRADE (Spiritualit\u00e0 e tradizioni religiose: approcci, discipline, etnografie) dedicata agli studi antropologici e religiosi edita da Franco Angeli (Milano) e della rivista scientifica Lagoonscapes dedicata alle <i>Environmental Humanities<\/i> pubblicata dalla casa editrice universitaria veneziana.<\/p>\n<div class=\"sharedaddy sd-sharing-enabled\">\n<div class=\"robots-nocontent sd-block sd-social sd-social-icon sd-sharing\">\n<h3 class=\"sd-title\">Share this:<\/h3>\n<div class=\"sd-content\">\n<ul>\n<li class=\"share-twitter\"><a class=\"share-twitter sd-button share-icon no-text\" title=\"Click to share on Twitter\" href=\"https:\/\/sinosfere.com\/2022\/09\/07\/stefano-beggiora-cina-e-india-double-jeopardy-nelle-relazioni-internazionali-in-asia-verso-una-riappacificazione-o-una-nuova-fase-dello-scontro\/?share=twitter&amp;nb=1\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener noreferrer\" data-shared=\"sharing-twitter-10505\"><span class=\"sharing-screen-reader-text\">Click to share on Twitter (Opens in new window)<\/span><\/a><\/li>\n<li class=\"share-facebook\"><a class=\"share-facebook sd-button share-icon no-text\" title=\"Click to share on Facebook\" href=\"https:\/\/sinosfere.com\/2022\/09\/07\/stefano-beggiora-cina-e-india-double-jeopardy-nelle-relazioni-internazionali-in-asia-verso-una-riappacificazione-o-una-nuova-fase-dello-scontro\/?share=facebook&amp;nb=1\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener noreferrer\" data-shared=\"sharing-facebook-10505\"><span class=\"sharing-screen-reader-text\">Click to share on Facebook (Opens in new window)<\/span><\/a><\/li>\n<li class=\"share-end\"><\/li>\n<\/ul>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div id=\"like-post-wrapper-124338400-10505-632338eba98d7\" class=\"sharedaddy sd-block sd-like jetpack-likes-widget-wrapper jetpack-likes-widget-loaded\" data-src=\"https:\/\/widgets.wp.com\/likes\/#blog_id=124338400&amp;post_id=10505&amp;origin=sinosfere.com&amp;obj_id=124338400-10505-632338eba98d7\" data-name=\"like-post-frame-124338400-10505-632338eba98d7\">\n<h3 class=\"sd-title\">Like this:<\/h3>\n<\/div>\n<div id=\"jp-relatedposts\" class=\"jp-relatedposts\">\n<h3 class=\"jp-relatedposts-headline\"><em>Related<\/em><\/h3>\n<div class=\"jp-relatedposts-items jp-relatedposts-items-minimal jp-relatedposts-grid \">\n<p class=\"jp-relatedposts-post jp-relatedposts-post0\" data-post-id=\"10477\" data-post-format=\"false\"><span class=\"jp-relatedposts-post-title\"><a class=\"jp-relatedposts-post-a\" title=\"Emanuela Mangiarotti: Inter-Asiatismo Pop. I Rapporti tra Cina e India nel Cinema Hindi Introduzione I rapporti tra India e Cina, e in modo specifico lo sguardo indiano su tali rapporti, sono spesso stati interpretati e veicolati attraverso il cinema. L\u2019industria cinematografica indiana, in particolare quella in lingua Hindi con sede a Bombay e meglio conosciuta con il nome di Bollywood, ha rappresentato fin\u2026\" href=\"https:\/\/sinosfere.com\/2022\/07\/16\/emanuela-mangiarotti-inter-asiatismo-pop-i-rapporti-tra-cina-e-india-nel-cinema-hindi\/\" data-origin=\"10505\" data-position=\"0\">Emanuela Mangiarotti: Inter-Asiatismo Pop. I Rapporti tra Cina e India nel Cinema Hindi<\/a><\/span><span class=\"jp-relatedposts-post-date\">July 16, 2022<\/span><span class=\"jp-relatedposts-post-context\">In &#8220;Numero Sedici: Visioni Asiatiche&#8221;<\/span><\/p>\n<p class=\"jp-relatedposts-post jp-relatedposts-post1\" data-post-id=\"10398\" data-post-format=\"false\"><span class=\"jp-relatedposts-post-title\"><a class=\"jp-relatedposts-post-a\" title=\"Marco Fumian: Visioni asiatiche dell\u2019ascesa cinese Come comprendere l\u2019ascesa cinese, e l\u2019influenza che essa diffonde nel mondo, senza farsi intrappolare dalle dicotomie Cina\/Occidente (democrazia\/autoritarismo, capitalismo\/socialismo, valori liberali\/valori confuciani, giusto per citarne alcune) prevalenti tanto nelle nostre societ\u00e0 quanto nella stessa Cina? Un buon metodo, tra i vari, \u00e8 osservare come rispondono a tale influenza, nei suoi\u2026\" href=\"https:\/\/sinosfere.com\/2022\/03\/20\/marco-fumian-visioni-asiatiche-dellascesa-cinese\/\" data-origin=\"10505\" data-position=\"1\">Marco Fumian: Visioni asiatiche dell\u2019ascesa cinese<\/a><\/span><span class=\"jp-relatedposts-post-date\">March 20, 2022<\/span><span class=\"jp-relatedposts-post-context\">In &#8220;Numero Sedici: Visioni Asiatiche&#8221;<\/span><\/p>\n<p class=\"jp-relatedposts-post jp-relatedposts-post2\" data-post-id=\"6481\" data-post-format=\"false\"><span class=\"jp-relatedposts-post-title\"><a class=\"jp-relatedposts-post-a\" title=\"Flora Sapio: La Querelle\u00a0sull\u2019Italia nella Nuova Via della Seta. Cronaca di Un\u2019Adesione Annunciata... 40 anni fa Le visite in Italia di alte personalit\u00e0 politiche della Repubblica Popolare Cinese non sono una novit\u00e0. Pur senza voler rievocare la lunga storia dei rapporti commerciali tra l\u2019Italia e la Cina, la storia pi\u00f9 recente vede i due paesi legati a doppio filo da circa quarant\u2019anni. Nell\u2019aprile del 1978 l\u2019allora\u2026\" href=\"https:\/\/sinosfere.com\/2019\/04\/02\/flora-sapio-la-querelle-sullitalia-nella-nuova-via-della-seta-cronaca-di-unadesione-annunciata-40-anni-fa\/\" data-origin=\"10505\" data-position=\"2\">Flora Sapio: La Querelle\u00a0sull\u2019Italia nella Nuova Via della Seta. Cronaca di Un\u2019Adesione Annunciata&#8230; 40 anni fa<\/a><\/span><span class=\"jp-relatedposts-post-date\">April 2, 2019<\/span><span class=\"jp-relatedposts-post-context\">In &#8220;Voci&#8221;<\/span><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"speaker-mute footnotes_reference_container\">\n<div id=\"footnote_references_container_10505_1\">\n<table class=\"footnotes_table footnote-reference-container\">\n<caption class=\"accessibility\">References<\/caption>\n<tbody>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_1\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>1<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\">Rispettivamente al secondo e al sesto posto per il 2021 (World Development Indicators database, World Bank, 1 luglio 2022).<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_2\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>2<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\"><span lang=\"EN-US\">\u201cIndia-China Trade Grows to Record $125 Billion in 2021 despite Tensions in Eastern Ladakh\u201d, <i>The Economic Times<\/i>, 14 gennaio 2022.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_3\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>3<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\"><span lang=\"EN-US\">J.M. Malik, \u201cChina-India Relations in the Post-Soviet Era: The Continuing Rivalry\u201d,\u00a0<i>The China Quarterly<\/i>, 142, 1995: 317-355.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_4\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>4<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\"><span lang=\"EN-US\">C. Bajpaee, \u201cChina-India: Regional Dimensions of the Bilateral Relationship\u201d, <i>Strategic Studies Quarterly,<\/i> 9, 4, 2015: 108-145.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_5\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>5<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\"><span lang=\"EN-US\">C. Ogden, \u201cThe Double-Edged Sword: Reviewing India\u2013China Relations\u201d, <i>India Quarterly<\/i>, 78, 2, 2022: 210-228.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_6\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>6<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\"><span lang=\"EN-US\">R.S. Basi, \u201cCommunist China and India\u2019s Non-Alignment\u201d, <i>Social Science<\/i>, 39. 4, 1964: 226-233.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_7\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>7<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\"><span lang=\"EN-US\">C. Dasgupta, \u201cA Brief History of Panchsheel\u201d, <i>Economic and Political Weekly<\/i>, 51, 1, 2, 2016: 26-31.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_8\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>8<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\"><span lang=\"EN-US\">N. Maxwell,<span class=\"Citazione1\"><em> India\u2019s China War<\/em><\/span><span class=\"Citazione1\">\u00a0\u201d (J.Cape, London \/ <\/span><span class=\"Citazione1\">Pantheon Books, New York:<\/span>\u00a0<span class=\"Citazione1\">1970); A.R. Das Gupta, L.M. L\u00fcthi, <em>The Sino-Indian War of 1962. New Perspectives<\/em><\/span><span class=\"Citazione1\">\u00a0(Routledge, London \/ New York: 2016),\u00a0<\/span>W.P. Singh Sidhu, J-D.Yuan, <i>China and India: Cooperation or conflict? (<\/i>Lynne Rienner Publishers, Boulder, Colorado: 2003).<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_9\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>9<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\"><span lang=\"EN-US\">A. Lamb, <i>The McMahon Line, A Study in the Relations between India, China and Tibet, 1904 to 1914, Vol. II\u00a0<\/i>(Routledge &amp; Kegan Paul, London: 1966),\u00a0<\/span>537.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_10\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>10<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\">S. Beggiora, \u201cSeven Sisters: identit\u00e0 etnica, trib\u00f9 e nazionalismo all\u2019ombra del conteso confine Cina-India\u201d<em>, <\/em>Ethnor\u00eama, 6, 2010: 33-51.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_11\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>11<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\"><span lang=\"EN-US\">M.C. Goldstein, <i>A History of Modern Tibet, 1913-1951<\/i>: <i>The Demise of Lamaist State <\/i>(University of California Press, Berkeley-Los Angeles\/London: 1991), 76.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_12\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>12<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\"><span lang=\"EN-US\">T. Fang, <i>Asymmetrical Threat Perceptions in India\u2013China Relations<\/i>\u00a0(Oxford University Press, New Delhi: 2013); A.M. Kacowicz, <em>Peaceful Territorial Change<\/em>\u00a0(University of South Carolina Press, Columbia: 1994), 71.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_13\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>13<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\"><span lang=\"EN-US\">A. Gosh, \u201cBefore 1962: The Case for 1950s China-India History\u201d, <i>The Journal of Asian Studies<\/i>, 76, 3, 2017: 697-727; H. Xiaowen, \u201cThe 1950s China-India Relations\u201d, in K. Bajpai, S. Ho, M. Chatterjee Miller,<em> Routledge Handbook of China\u2013India Relations<\/em>\u00a0(Routledge, London \/ New York: 2020) 87-104.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_14\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>14<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\"><span lang=\"EN-US\">C. Jaffrelot, \u201cFor a Theory of Nationalism\u201d, <i>Research in Question<\/i>, 10, 2003: 1-51.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_15\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>15<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\"><span lang=\"EN-US\">Cfr. anche S.K. Mitra, <i>Politics in India Structure, Process and Policy <\/i>(Routledge, New York: 2017), 235.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_16\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>16<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\">Si noti che fu una delle maggiori motivazioni addotte all\u2019omicidio di Gandhi da parte dei suoi esecutori.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_17\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>17<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\"><span lang=\"EN-US\">P. Bravo, \u201cThe Case of Goa: History, Rhetoric and Nationalism\u201d,<i> Past Imperfect<\/i>, 7, 1998: 125-154.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_18\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>18<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\">\u201cInternational Reactions to Indian Attack on Goa\u2014Soviet Veto on Western Cease-fire Resolution in Security Council\u201d, <em>Keesing\u2019s Record of World Events<\/em>, 8, 1962: 18659; S. Korman, <em>The Right of Conquest: The Acquisition of Territory by Force in International Law and Practice<\/em>\u00a0(Clarendon Press \/ Oxford, New York \/ Oxford: 2003), 267 e segg.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_19\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>19<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\"><span lang=\"EN-US\">C. Feng, L.M. Wortzel, \u201cPLA Operational Principles and Limited War: The Sino-Indian War of 1962\u201d, in M.A. Ryan et al. (a cura di), <i>Chinese Warfighting. The PLA Experience Since 1949<\/i>\u00a0(Routledge, New York: 2016),173-197.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_20\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>20<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\"><span lang=\"EN-US\">J.W.Garver, \u201cChina\u2019s Kashmir Policies\u201d, <i>India Review<\/i>, 3, 1, 2004: 1\u201324. <\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_21\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>21<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\">La prima capitale del Pakistan fu Karachi, spostata ad interim a Rawalpindi sede delle forze armate nel 1959, fino al completamento dello sviluppo della vicina Islamabad, nuova capitale e sede attuale del governo dal 1967.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_22\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>22<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\"><span lang=\"EN-US\">B. Lintner, <i>China\u2019s India War Collision Course on the Roof of the World (<\/i>Oxford University Press, New Delhi: 2018); J. Singh (a cura di), <i>China\u2019s India War, 1962 Looking Back to See the Future<\/i>\u00a0(KW Publishers, New Delhi: 2016),\u00a0<i>passim<\/i>.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_23\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>23<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\"><span lang=\"EN-US\">S.O. Wolf, <i>The China-Pakistan Economic Corridor of the Belt and Road Initiative Concept, Context and Assessment<\/i>\u00a0(Springer \/ Palgrave McMillan, Cham: 2020.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_24\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>24<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\"><span lang=\"EN-US\">A. Mills, \u201cIndia and the China\u2013Pakistan Relationship: De-hyphenation and Re-hyphenation\u201d, in K. Bajpai, S. Ho, M. Chatterjee Miller (a cura di), <em>Routledge Handbook of China\u2013India Relations<\/em>\u00a0(Routledge, London \/ New York; 2020), 410-419.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_25\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>25<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\">Per la precisione qui ci troviamo oltre la McMahon Line che si sviluppa pi\u00f9 a oriente, ma una situazione del tutto analoga si ripresenta con il tratto definito The Macartney\u2013Macdonald Line, che and\u00f2 a corroborare una precedente Johnson Line. Si veda anche V. Prashad, \u201cTutta colpa dei britannici se ci scanniamo per le frontiere\u201d, <i>Limes<\/i>, 6 [Pianeta India], 2009: 187-191.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_26\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>26<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\">Tutti i dati relativi alle operazioni sono disponibili nella bibliografia segnalata. In particolare si noti: N. Maxwell, <i>op.cit.;<\/i> 291 e segg.; 360 e segg; N. Maxwell, <i>China\u2019s Borders. <\/i><i><span lang=\"EN-US\">Settlements &amp; Conflicts\u00a0<\/span><\/i><span lang=\"EN-US\">(Cambridge Scholars Publishing, Newcastle: 2014), 120 e segg. Inoltre: I. Vengasseri, <i>1962 Border War: Sino-Indian Territorial Disputes and Beyond\u00a0<\/i>(SAGE Publications, India, New Delhi: 2021).<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_27\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>27<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\">Incominci\u00f2 a circolare un motteggio del celebre slogan <span class=\"apa\"><i>hindi chini<\/i>,che sostituiva i \u201cfratelli\u201d(<i>bhai bhai<\/i><\/span>) con un inglese laconico: <i>bye bye! <\/i>Tuttavia molti analisti oggi considerano che la doccia fredda del 1962 fu fondamentale per il riassetto delle forze armate indiane e per l\u2019allocazione delle risorse che la Difesa ebbe dagli anni \u201960 a oggi.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_28\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>28<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\">Solo per fare qualche esempio, nel 1986 il vice Ministro degli Esteri cinese Liu Shuqing aveva dichiarato che circa 90.000 kilometri quadrati di territorio cinese fossero sotto l\u2019occupazione indiana. Nel novembre 2006 l\u2019Ambasciatore cinese in India, Sun Yuxi, rivendic\u00f2 come cinese l\u2019intero stato dell\u2019Arunachal Pradesh. Cfr. S. Beggiora, \u201cStabilit\u00e0 e conflitto fra India e Cina: cooperazione e sviluppo o una nuova Guerra Fredda?\u201d,\u00a0<i>Geopolitica<\/i>, IV, 2015: 103-121.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_29\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>29<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\"><span lang=\"EN-US\">S. Beggiora, \u201cEthnicity and Nationalism on the Northeastern Frontier. <\/span>New Scenarios and Alternative Future for the China-India Disputed Border\u201d<em>, Annali di Ca\u2019 Foscari,<\/em> <em>Serie Orientale<\/em>, 50, 2014: 157-173.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_30\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>30<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\"><span lang=\"EN-US\">D. Norbu, \u201cTibet in Sino-Indian Relations: The Centrality of Marginality\u201d, <i>Asian Survey<\/i> 37, 11, 1997: 1078-1095; S. Bhaumik, \u201cInsurgencies in India\u2019s Northeast: Conflict, Co-option &amp; Change\u201d, <i>East-West Center<\/i>, 10, 2007: 2-43.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_31\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>31<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\"><span lang=\"EN-US\">P.K. Padhy, \u201cHow Modi Government has Transformed Northeast in 8 Years?\u201d, <i>Organiser, The Voice of the Nation<\/i>, 9 giugno 2022; \u201cNortheast States on Path to Fast-paced Development: PM Modi\u201d, <i>The Times of India<\/i>, 22 gennaio 2022.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_32\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>32<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\"><span lang=\"EN-US\">N. Goswami, \u201cChina\u2019s Claim on Arunachal Pradesh: Local Perspectives\u201d, <i>Institute for Defence Studies and Analyses (IDSA) Issue Brief<\/i> (7 luglio), 2011: 1-18.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_33\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>33<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\"><span lang=\"EN-US\">S.I. Hasnain, \u201cThe Geopolitics of Himalayan-Tibetan Glacier Melt<i>\u201d<\/i>, in A. Ahmed et al. (a cura di),\u00a0<i>Towards a New Asian Order\u00a0<\/i>(Shipra Publications\/IDSA, New Delhi: 2012), 297-306.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_34\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>34<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\"><span lang=\"EN-US\">M. Bisht, \u201cWater Diplomacy and India\u2019s National Strategy\u201d, in V. Krishnappa e G. Princy (a cura di), <i>Grand Strategy for India, 2020 and Beyond\u00a0<\/i>(Pentagon Security International\/IDSA, New Delhi: 2012), 315-29; U.K. Sinha, \u201cHimalayan Hydrology and Hydropolitics\u201d, in A. Ahmed et al. (a cura di), <i>Towards a New Asian Order<\/i>\u00a0(Shipra Publications\/IDSA, New Delhi: 2012), 307-24.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_35\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>35<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\"><span lang=\"EN-US\">In sintesi si segnala la formazione di un <i>Joint Working Group<\/i> del 1982; la stipula del <i>Border Peace and Tranquility Agreement<\/i> del 1993 seguito nel 1996 dall\u2019<i>Agreement on Military Confidence Building Measures<\/i>; il <i>Working Mechanism for Consultation and Coordination on India\u2013China Border Affairs <\/i>del 2012; e infine il <i>Border Defence Cooperation Agreement<\/i> del 2013. Cfr. W. van Eekelen, <i>Indian Foreign Policy and the Border Dispute with China. <\/i><\/span><i>A New Look at Asian Relationships<\/i>\u00a0(Brill, Leiden: 2016), 234\u2013263.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_36\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>36<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\">In breve ricordiamo i combattimenti di Cho La e Nathu La del 1967 (Sikkim) che causarono diverse decine di perdite da entrambe le parti; l\u2019imboscata cinese del Tulung La ai danni degli Assam Rifles del 1975 (Arunachal Pradesh); l\u2019incidente della Sumdorong Chu Valley del 1987 (Arunachal Pradesh), le impasse alla Depsang Valley nel 2013 (Aksai Chin) e sull\u2019altopiano di Doklam del 2017, che caus\u00f2 diversi feriti da entrambe le parti (sul confine fra Cina India e Bhutan). <span lang=\"EN-US\">S. Beggiora, op. cit. 2014: 175; Mitra, S. Thaliyakkattil, \u201cBhutan and Sino\u2013Indian Rivalry\u201d, <i>Asian Survey<\/i>, 58, 2, 2018: 240-260.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_37\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>37<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\"><span lang=\"EN-US\">M. Safi , H. Ellis-Petersen, H. Davidson, \u201cSoldiers Fell to their Deaths as India and China\u2019s Troops Fought with Rocks\u201d, <i>The Guardian<\/i>, 17 giugno 2020.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_38\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>38<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\">La prospettiva cinese si dichiara diametralmente opposta, delegando a un portavoce militare la rivendicazione della Galwan Valley. <span lang=\"EN-US\">Cfr. L. Jiayao (a cura di), \u201cChinese Military Demands Indian Border Troops Stop Infringing and Provocative Actions\u201d, <i>Ministry of National Defense of the People\u2019s Republic of China<\/i>, Beijing, 16 giugno 2020.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_39\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>39<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\"><span lang=\"EN-US\">A. Bhalla, \u201cIndia-China standoff: Brute Chinese Soldiers Brought Guns, Spears, Machetes to Monday\u2019s Skirmish\u201d, <em>India Today,<\/em> 9 settembre 2020.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_40\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>40<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\"><span lang=\"EN-US\">P.D. Zore, \u201cIf any Chinese Comes with a Baton or Barbed Wire, Shoot the Chap Dead\u201d, <i>Rediff.com<\/i>, 25 giugno 2020.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_41\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>41<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\"><span lang=\"EN-US\">M.S. Pardesi, \u201cThe Initiation of the Sino-Indian Rivalry\u201d, <i>Asian Security<\/i>, 15, 3, 2019: 253-284.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_42\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>42<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\"><span lang=\"EN-US\">B. Chellaney, \u201cChina\u2019s Expansionism Enters Dangerous Phase\u201d, <i>The Hill<\/i>, 25 agosto 2020.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_43\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>43<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\"><span lang=\"EN-US\">S. Romaniuk, T. Burgers, \u201cThe South China Sea as an Echo Chamber of Chinese Foreign and Security Policy\u201d, in G. Houlden, S. Romaniuk, H. Nong (a cura di), <i>Security, Strategy, and Military Dynamics in the South China Sea: Cross-National Perspectives<\/i>\u00a0(Bristol University Press \/ Policy Press; Bristol \/London: 2021:), 34.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\">\n<th id=\"footnote_plugin_reference_10505_1_44\" class=\"footnote_plugin_index pointer\" scope=\"row\"><a class=\"footnote_plugin_link\" role=\"button\"><span class=\"footnote_index_arrow\">\u2191<\/span>44<\/a><\/th>\n<td class=\"footnote_plugin_text\"><span lang=\"EN-US\">B. Pattanayak, \u201cBorder Clash Fails to Dampen India-China Trade\u201d, <i>Financial Express<\/i>, 9 settembre 2020.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE: <a href=\"https:\/\/sinosfere.com\/2022\/09\/07\/stefano-beggiora-cina-e-india-double-jeopardy-nelle-relazioni-internazionali-in-asia-verso-una-riappacificazione-o-una-nuova-fase-dello-scontro\/\">https:\/\/sinosfere.com\/2022\/09\/07\/stefano-beggiora-cina-e-india-double-jeopardy-nelle-relazioni-internazionali-in-asia-verso-una-riappacificazione-o-una-nuova-fase-dello-scontro\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da SINOSFERE (Stefano Beggiora) 1. Premessa: un conflitto che nessuno vuole La Cina e l\u2019India sono oggi due paesi asiatici grandi e dinamici, che sono stati in grado di imporsi come realt\u00e0 nuove nelle contemporanee tendenze delle relazioni internazionali. In particolare, con i tassi in costante crescita annuale del loro PIL, hanno scritto buona parte della storia economica di questi ultimi decenni, passando dalla definizione di paesi emergenti alla realt\u00e0 di potenze asiatiche. D\u2019altro canto,&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":107,"featured_media":74445,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/sinosfere1.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-jmG","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/74442"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/107"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=74442"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/74442\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":74463,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/74442\/revisions\/74463"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/74445"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=74442"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=74442"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=74442"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}