{"id":74448,"date":"2022-09-19T08:30:39","date_gmt":"2022-09-19T06:30:39","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=74448"},"modified":"2022-09-16T07:08:37","modified_gmt":"2022-09-16T05:08:37","slug":"il-nuovo-ordine-mondiale-e-il-decline-and-fall-degli-stati-nazionali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=74448","title":{"rendered":"Il Nuovo Ordine Mondiale e il \u201cdecline and fall\u201d degli Stati nazionali"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di NUOVA RIVISTA STORICA (Giuseppe Spagnulo)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-74449\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/beltrame_marchetti_cop-1200x480-1-300x120.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"120\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/beltrame_marchetti_cop-1200x480-1-300x120.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/beltrame_marchetti_cop-1200x480-1-1024x410.jpg 1024w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/beltrame_marchetti_cop-1200x480-1-768x307.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/beltrame_marchetti_cop-1200x480-1.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una caratteristica che risalta ampiamente quando si prova a delineare la configurazione della struttura delle relazioni internazionali degli ultimi trent\u2019anni \u00e8 la presenza, davvero imponente accanto ai tradizionali Stati sovrani e alle organizzazioni intergovernative, di una variegata molteplicit\u00e0 di attori non statali, ascesi a ruoli di estrema rilevanza sul palcoscenico internazionale e spesso capaci di influenzare, se non proprio di condizionare, aspetti importanti della politica estera e interna degli Stati e dell\u2019economia internazionale. Multinazionali, ONG, agenzie di rating, soggetti pubblici non statali, compagnie petrolifere, finanziarie, colossi dell\u2019e-commerce e del web, enti filantropici ecc., agiscono ormai come soggetti internazionali a pieno titolo, affiancati \u2013 insieme agli Stati \u2013 ad una vasta congerie di organizzazioni multilaterali, da quelle universali \u2013 come l\u2019ONU \u2013 a quelle regionali, sovranazionali e settoriali, di pi\u00f9 ampio e disparato indirizzo. Ognuno agisce in un determinato comparto o specifico settore, ma comunque a livello internazionale e, spesso, in concorrenza con gli Stati nazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cos\u00ec, il tradizionale sistema vestfaliano degli Stati sovrani, nato in piena et\u00e0 moderna, sembra essere stato ampiamente irretito, alterato (e ad alcuni \u00e8 parso addirittura surclassato) dalla costante interazione con queste molteplici soggettivit\u00e0 (o reti di soggettivit\u00e0) operanti in ambito internazionale, che sempre di pi\u00f9 si sono inserite o sovrapposte alle reti diplomatiche tradizionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non c\u2019\u00e8 dubbio che la fine della Guerra fredda e l\u2019avvento di un nuovo ordine mondiale \u201cglobalizzato\u201d a egemonia americana, fondato sul primato dell\u2019economia di mercato, del capitalismo globale e delle sue \u00e9lites cosmopolite, abbiano costituito delle tappe fondamentali per accelerare un tale processo, per estenderne la portata, e per fare apparire con tutta evidenza questa realt\u00e0 composita e sfaccettata dell\u2019ordine internazionale, non sottratta agli effetti \u2013 assolutamente innovativi \u2013 indotti dagli sviluppi tecnologici della \u00abquarta rivoluzione industriale\u00bb, caratterizzata da internet e dall\u2019intelligenza artificiale. Si tratta di una materia molto complessa da sviscerare e che da parecchio tempo viene attentamente analizzata da politologi, analisti, storici e da molti altri studiosi di varia estrazione e provenienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tra gli altri, se ne sono occupati, con una recente e interessante pubblicazione collettanea, un diplomatico e un politologo italiani: Stefano Beltrame, attualmente ambasciatore a Vienna e Raffaele Marchetti, docente di Relazioni Internazionali alla LUISS \u201cGuido Carli\u201d, con il saggio Per la patria e per profitto. Multinazionali e politica estera dalle Compagnie delle Indie ai giganti del web (Roma, LUISS University Press, 2022). Quel che non deve sfuggire \u2013 sostengono gli autori di questo libro \u2013 \u00e8 che l\u2019interazione tra governi nazionali e soggetti internazionali privati o autonomi rappresenta una costante della storia, nata praticamente insieme allo State System vestfaliano. Cos\u00ec anche la \u00abglobalizzazione\u00bb, in tutti i suoi aspetti e campi, \u00e8 un processo di lunga durata piuttosto che una novit\u00e0 degli ultimi trent\u2019anni, risalente, quanto meno, all\u2019epoca in cui il \u00abglobo\u00bb stesso inizi\u00f2 a disvelarsi nella sua interezza, grazie alle scoperte geografiche e al progressivo dominio marittimo, tecnologico e coloniale europeo. Insomma, la \u00abglobalizzazione\u00bb nasce col mondo moderno e, progressivamente, si estende, acquisisce nuove dimensioni, si approfondisce con le trasformazioni tecnologiche, dei trasporti e delle comunicazioni, si inserisce e modifica essa stessa le dinamiche politiche internazionali, le guerre, etc.; avvicina \u2013 nel bene e nel male \u2013 popoli lontanissimi per geografia e cultura, e progressivamente rende il mondo intero pi\u00f9 interconnesso e interdipendente. Lo stesso sistema vestafaliano fondato sugli Stati sovrani ed eguali giuridicamente si \u00abglobalizza\u00bb con la decolonizzazione asiatica ed africana del XX secolo, trasformandolo qualitativamente, oltre che quantitativamente, in un processo che non ha trovato ancora una soluzione definita e formalizzata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come gi\u00e0 accennato, in questa parabola cos\u00ec caratterizzante la modernit\u00e0, il ruolo giocato dal connubio tra Stati e soggettivit\u00e0 autonome non-statali come le multinazionali, e che nel volume viene definito come \u201cdiplomazia ibrida\u201d, \u00e8 stato archetipico. Ed \u00e8 proprio di questo nesso e percorso che tratta Per la patria e per profitto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il volume si propone appunto di spiegare l\u2019evoluzione del sistema vestfaliano e del costante intreccio tra business e politica estera nella storia degli ultimi cinque o sei secoli, non prima di aver approfondito nelle prime pagine, anche con gli stumenti di un\u2019analisi teorica, i concetti di \u201cdiplomazia ibrida\u201d e di global governance, pilastri di quello che viene descritto come un nuovo paradigma caratterizzante la struttura delle relazioni internazionali e la vita dei singoli Stati: il paradigma \u201cibrido\u201d, per l\u2019appunto, prodotto di una evoluzione passata per il tradizionale paradigma \u201cvestfaliano\u201d (caratterizzato dal principio per cui lo Stato superiorem non recognoscens ed \u00e8 l\u2019assoluto dominus sulla propria vita interna), ed anche attraverso quello che viene individuato come il paradigma di \u201cSan Francisco\u201d affermatosi dopo il 1945, ossia quello fondato su un\u2019autolimitazione della condotta degli Stati per il tramite dell\u2019ONU e di altre organizzazioni internazionali, che legano tra loro gli Stati in una matrice di accordi e trattati sempre pi\u00f9 estesa e complessa (e che gli autori vedono come l\u2019adesione degli Stati ad una sorta di \u201ccontratto sociale internazionale\u201d).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il paradigma ibrido si fonderebbe invece sulla global governance e sulla pluralizzazione, quantitativa e qualitativa, degli attori che agiscono ed influiscono nella vita internazionale e, financo, nella vita interna degli Stati, definendo un modello di diplomazia, per l\u2019appunto, detta \u201cibrida\u201d. La global governance sarebbe caratterizzata da una relativa decentralizzazione e dislocazione delle fonti del potere, politico ed economico, che sono alla base dei processi decisionali globali, ed include, a pi\u00f9 livelli, diverse autorit\u00e0 (la governance \u00e8 appunto una \u201cpoliarchia\u201d). Una pluralit\u00e0 di soggetti \u2013 statali e non \u2013 partecipano alla definizione di sistemi di regole multilaterali assunte a livello globale, transnazionale, nazionale o regionale, in un processo dinamico, pragmatico e continuo, \u00abun gioco permanente di interazioni, conflitti, compromessi, negoziazioni e aggiustamenti reciproci\u00bb. Il risultato sarebbe cos\u00ec, per i singoli Stati nazionali, e soprattutto per quelli pi\u00f9 deboli e svantaggiati, quello di una effettiva sottrazione di potere di comando e di alcune prerogative sovrane, con l\u2019esposizione delle politiche nazionali ai vincoli dei complessi e invasivi sistemi (e sottosistemi) in cui ognuno \u00e8 inserito, e alle reti transnazionali di attori (agenzie di rating, corporations, investitori internazionali, i \u201cmercati\u201d) che pure attraversano ed impattano la vita economica e politica degli Stati, arrivando a poter condizionare dall\u2019esterno i governi nazionali, cui non restano che la necessit\u00e0 di adeguarsi e margini sempre pi\u00f9 stretti di autonomia nella decisione politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">D\u2019altro canto, \u00e8 opportuno ravvisare che, a parere di chi scrive, tale modello di governance globale e di \u201cglobalizzazione ibrida\u201d ha rappresentato il principale volano del disordine internazionale che ha attraversato il pianeta nell\u2019ultimo ventennio. E che, pur agendo in un mondo ritenuto piatto (quello che qualche tempo fa si definiva, un po\u2019 ottimisticamente, \u201cvillaggio globale\u201d), non ha di fatto mai smantellato davvero gerarchie e rapporti di forza di tipo pi\u00f9 tradizionale, sia in senso politico che economico. Ed oggi, che assistiamo ad una guerra (peraltro essa stessa \u201cibrida\u201d) che va gi\u00e0 prepotentemente alterando gli equilibri internazionali del dopo Guerra fredda, col relativo declino del monocentrismo statunitense, possiamo esserne anche pi\u00f9 convinti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ambizione del volume di Beltrame e Marchetti \u00e8, dunque, quello di \u00abaumentare la consapevolezza dei rischi e delle opportunit\u00e0 che derivano dalle dinamiche ibride che sempre pi\u00f9 caratterizzano la politica globale\u00bb e di \u00aboffrire alcune chiavi di lettura interpretativa per questa realt\u00e0\u00bb. Operazione che viene svolta, oltre che attraverso la messa a fuoco, nei primi capitoli, del problema gi\u00e0 accennato della governance globale attuale e della diplomazia ibrida, anche con una puntuale ricostruzione storica di quest\u2019ultima e dell\u2019ambiguo intreccio tra governi nazionali e compagnie private (o altri soggetti non statali) che ha storicamente contraddistinto la politica estera della maggior parte degli Stati. Si ricostruisce altres\u00ec l\u2019evoluzione del sistema internazionale da Vestfalia in poi, mettendo in luce la progressiva affermazione delle organizzazioni internazionali e il proliferare di nuovi e diversi attori internazionali non statali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il libro si presenta, quindi, come uno studio a cavallo tra la storia delle relazioni internazionali, la storia economica, la politologia internazionalista e la storia giuridica internazionale. E si presta ad una lettura molto affascinante e scorrevole, adatta per qualunque tipo di lettore, che restituisce, al tempo stesso, numerosi stimoli di riflessione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per evidenziare la storicit\u00e0 del connubio tra potere statale e potere privato (o informale), gli autori risalgono alle esperienze politico-commerciali delle repubbliche marinare italiane, e ad anche all\u2019epopea della pirateria \u201cdi corsa\u201d, sovvenzionata, a partire dalla seconda met\u00e0 del \u2018500, dai sovrani degli Stati protestanti d\u2019Europa, per contrastare sul mare lo strapotere continentale e coloniale raggiunto dalla Spagna asburgica e cattolica (che, viceversa, guardava a tali Stati come dei veri e propri \u201cStati canaglia\u201d ante litteram). Ma il precedente storico su cui gli autori si soffermano pi\u00f9 ampiamente \u00e8 quello delle compagnie mercantili europee del \u2018600-\u2018700, le famose \u201ccompagnie delle Indie\u201d: si trattava di vere e proprie societ\u00e0 per azioni, cui i sovrani riconoscevano il monopolio del commercio in settori geografici specifici e l\u2019autorizzazione a concludere trattati, muovere guerra, governare i possedimenti coloniali, amministrarvi la giustizia ed arruolare truppe mercenarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La spinta originaria che fu alla base dell\u2019ascesa di queste compagnie fu soprattutto quella commerciale: il profitto puro e semplice, che muoveva mercanti, amministratori e investitori delle compagnie (tra i cui azionisti figurava spesso anche la Corona o lo Stato); ma alla volont\u00e0 di profitto individuale si legarono pure le volont\u00e0 di potenza dei grandi Stati europei, che iniziarono a comprendere come la ricchezza economica e commerciale costituisse la base della potenza politica e militare di uno Stato, e che questa iniziava a passare attraverso l\u2019espansione nei territori d\u2019oltremare. La congiunzione tra l\u2019aspirazione al profitto individuale e la ricerca di potenza da parte degli Stati costitu\u00ec una miscela di forza che ha consentito a tali compagnie mercantili \u2013 olandesi, francesi, danesi, e soprattutto britanniche \u2013 di gettare le fondamenta degli imperi coloniali europei, favoriti anche dall\u2019emergere di una netta superiorit\u00e0 tecnologica, organizzativa e militare rispetto alle entit\u00e0 politico-statuali e ai popoli extra-europei che progressivamente si iniziarono a condizionare e poi a dominare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Va detto, per aggiungere qualche riflessione sui contenuti del libro, che il connubio tra potere statale e potere privato informale nacque anche per esigenze dettate dalle incertezze giuridiche sul diritto del mare, un\u2019autentica novit\u00e0 per gli Stati europei del \u2018500-\u2018600, ancora in gran parte feudali, e dalla netta distinzione che si venne via via elaborando tra lo ius publicum europeum (il diritto pubblico europeo, ovvero il diritto valido all\u2019interno del continente europeo e tra Stati europei) e il diritto d\u2019oltremare, stabilito, di fatto, a met\u00e0 \u2018500 dalle potenze atlantiche nordeuropee al di l\u00e0 di determinate linee geografiche a largo dell\u2019Atlantico (le cosiddette amity lines) \u2013 ossia<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00a0ad ovest delle Canarie e a sud del Tropico del Cancro \u2013 col proposito di rovesciare l\u2019egemonia coloniale spagnola e portoghese stabilita, a suo tempo e per mezzo del papa, col trattato di Tordesillas (1494). S\u2019intende che tale diritto d\u2019oltremare voleva dire assenza di diritto o diritto del pi\u00f9 forte, voleva dire libert\u00e0 illimitata di conquista coloniale, e voleva dire che la lotta per le colonie americane o per gli avamposti commerciali nell\u2019Oceano Indiano e Pacifico (ossia oltre le amity lines) poteva avvenire al di fuori dello ius publicum europeum, e, teoricamente, senza che ci\u00f2 determinasse una guerra automatica intra-europea, n\u00e9 che valessero le stesse limitazioni belliche di una guerra continentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In tal senso, la delega di funzioni pubbliche a compagnie commerciali private sopper\u00ec al bisogno di non esporre eccessivamente i governi ufficiali nelle vicende riguardanti la conquista coloniale e nella competizione tra compagnie commerciali concorrenti. D\u2019altronde, gli spazi periferici e quelli extraeuropei continuarono a procurare una valvola di sfogo all\u2019equilibrio di potenza europeo, consentendo ai principali attori di spostare la competizione l\u00e0 dove, non essendo in gioco interessi vitali, le guerre potevano essere combattute a prezzi diplomatici ed economici pi\u00f9 bassi, non foss\u2019altro perch\u00e9 trapiantate lontane da casa. Fu molto spesso cos\u00ec che, quasi distrattamente, tramite attori privati e grazie alla propulsione commerciale, furono poste le basi per la costruzione degli imperi europei. Un\u2019altra prova dell\u2019originalit\u00e0 della \u201cdiplomazia ibrida\u201d che dimostrava tutta la sua vitalit\u00e0 gi\u00e0 prima della nascita del sistema di Vestfalia (1648).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel volume si citano altri esempi di connubio tra l\u2019interesse statale e interesse privato (o particolare) nella politica internazionale, come quello delle compagnie petrolifere, pubbliche e private, diffusesi a partire dall\u2019inizio del \u2018900, in concomitanza della scoperta del petrolio quale utile e sempre pi\u00f9 strategica risorsa energetica per i sistemi industriali e civili nazionali. Anche qui pare sussistere una forte complementarit\u00e0 tra i due elementi del binomio: una compagnia petrolifera (pensiamo all\u2019ENI) pu\u00f2 agire autonomamente, anche al di fuori dei vincoli diplomatici ufficiali del suo Paese, e pu\u00f2 avere una propria diplomazia informale, parallela a quella del proprio ministero degli Esteri; ci\u00f2 le consente di muoversi pi\u00f9 agilmente tra le classi dirigenti dei Paesi produttori di petrolio o di gas, spinta dall\u2019interesse ben preciso di siglare il maggior numero di contratti possibili nel mondo, e a condizioni possibilmente, vantaggiose. Lo Stato, da parte sua, offre copertura politica e di intelligence alle proprie compagnie, col risultato di ottenere per il proprio Paese le risorse necessarie a garantire l\u2019approvvigionamento del sistema industriale e del sistema energetico nazionale, possibilmente senza eccessivamente dipendere da altre compagnie straniere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Del resto, fin dai tempi pi\u00f9 remoti, una delle attivit\u00e0 dei diplomatici \u00e8 stata la promozione nell\u2019economia e dell\u2019imprenditoria nazionale nei Paesi in cui hanno svolto il proprio servizio professionale. Ma convergenze di interessi simili tra Stato e privato valgono, caso per caso, anche per le multinazionali odierne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Oggi, sostengono Beltrame e Marchetti, nell\u2019epoca delle grandi corporations, dei giganti del web e dell\u2019ascesa economica e politica della Cina, sempre maggiore \u00e8 il riconoscimento dell\u2019intreccio tra proiezione internazionale di un Paese attraverso la sua formale politica estera e la sua presenza economica, industriale e tecnologica. Mai come in questa fase di ripolarizzazione del sistema internazionale, la sfida economica e tecnologica \u00e8 stata cos\u00ec al centro, una sfida che sta gi\u00e0 cambiando il modo in cui ci rapportiamo al mercato e alla politica estera. \u00abViviamo in un\u2019epoca in cui la sicurezza nazionale \u00e8 sempre pi\u00f9 percepita anche come sicurezza economica e in cui la prospettiva di benessere della comunit\u00e0 politica tiene insieme la capacit\u00e0 delle imprese di competere a livello internazionale e la capacit\u00e0 dei governi di sostenerle adeguatamente\u00bb. La sfida di tutti i governi, e gli autori si riferiscono soprattutto al nostro, \u00e8 quella di sviluppare sempre pi\u00f9 sofisticati metodi di sinergia pubblico-privata per rendere pi\u00f9 credibile e incisiva la presenza internazionale del proprio Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Migliorare la capacit\u00e0 del \u201csistema-Paese\u201d \u00e8 dunque fondamentale per essere rilevanti a livello mondiale. Merito di questo volume \u00e8 dunque quello di aver brillantemente illuminato questa realt\u00e0, attingendo al bagaglio della storia, con l\u2019auspicio \u00e8 che i nostri prossimi governanti ne abbiano adeguatamente conto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>(Pubblicato il 4 settembre 2022 \u00a9\u202f \u2013 La nostra storia)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.nuovarivistastorica.it\/il-nuovo-ordine-mondiale-e-il-decline-and-fall-degli-stati-nazionali\/\">https:\/\/www.nuovarivistastorica.it\/il-nuovo-ordine-mondiale-e-il-decline-and-fall-degli-stati-nazionali\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di NUOVA RIVISTA STORICA (Giuseppe Spagnulo) Una caratteristica che risalta ampiamente quando si prova a delineare la configurazione della struttura delle relazioni internazionali degli ultimi trent\u2019anni \u00e8 la presenza, davvero imponente accanto ai tradizionali Stati sovrani e alle organizzazioni intergovernative, di una variegata molteplicit\u00e0 di attori non statali, ascesi a ruoli di estrema rilevanza sul palcoscenico internazionale e spesso capaci di influenzare, se non proprio di condizionare, aspetti importanti della politica estera e interna degli&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":95,"featured_media":72934,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/logo-1.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-jmM","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/74448"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/95"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=74448"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/74448\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":74450,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/74448\/revisions\/74450"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/72934"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=74448"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=74448"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=74448"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}