{"id":74486,"date":"2022-09-19T11:00:33","date_gmt":"2022-09-19T09:00:33","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=74486"},"modified":"2022-09-17T09:52:01","modified_gmt":"2022-09-17T07:52:01","slug":"la-normale-il-merito-il-capitalismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=74486","title":{"rendered":"La Normale, il merito, il capitalismo"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Lo Strano Anello (redazione)<\/strong><\/p>\n<p>Ha sollevato un certo polverone, l\u2019anno scorso, il discorso di due studentesse della Scuola Normale Superiore di Pisa alla cerimonia del Perfezionamento (sarebbe il dottorato ma con un nome pi\u00f9 figo), molto critico verso la Scuola stessa, accusata di aver ceduto alle lusinghe del capitalismo ed essersi trasformata in una mostruosa universit\u00e0-azienda.<\/p>\n<p>Come sia possibile accusare di essere diventata un\u2019universit\u00e0-azienda un\u2019istituzione pubblica pi\u00f9 vecchia dello stato italiano resta un mistero, ma alle ragazze va dato almeno un merito: hanno attratto l\u2019attenzione su alcuni problemi interni della scuola, seppure hanno dovuto avvolgere la pillola nell\u2019unica capsula che rende digeribile qualsiasi cosa agli intellettuali italiani, ovvero una dolce patina di goloso pseudo-marxismo.<\/p>\n<p>Ma direi, purch\u00e9 se ne parli, bene cos\u00ec.<\/p>\n<p>Non tutti sanno che il sottoscritto \u00e8 un normalista; non pubblicizzo troppo la cosa per ragioni che saranno chiare alla fine del post, ma da qualche parte a casa dei miei c\u2019\u00e8 un tubo con la pergamena del diploma di licenza. Il mio rapporto col passato in Normale non \u00e8 conflittuale ma neppure idilliaco, e credo che la mia esperienza possa aiutare a capire meglio la Normale, cosa d\u00e0, cosa non d\u00e0, e soprattutto cosa prende.<\/p>\n<p>Ma per parlare di questo servir\u00e0 una piccola autobiografia professionale che inquadri chi sono stato come studente e chi sono come professionista. Pazientate.<\/p>\n<p>Mi diplomai al liceo classico con 100\/100, ma nella classe peggiore della scuola. Cambiavamo professori ogni anno e molti di loro erano incompetenti. Penso nessuno dubiterebbe che fossi il migliore della classe, e uno dei migliori della scuola, ma il problema era che si trattava di una classe pessima che mi forn\u00ec una formazione terribilmente lacunosa\u2026 specialmente nelle materie scientifiche. Un po\u2019 problematico, se come me nella vita avevi sempre sognato solo di fare il ricercatore.<\/p>\n<p>Fatto sta che alla fine del quinto anno di liceo ero preparato decentemente in biologia, indecentemente in matematica, e la mia preparazione in fisica e chimica era semplicemente assente, come non averle fatte.<\/p>\n<p>Fu mia madre ad avere l\u2019idea che potessi tentare di entrare in Normale, esclusivamente sulla base di una fiducia sconfinata nel mio cervello e nelle sue potenzialit\u00e0. Ma l\u2019idea mi stuzzicava, la retorica dell\u2019eccellenza mi ha sempre sedotto; mi piace sentirmi pi\u00f9 intelligente degli altri e la Normale \u00e8 il posto ideale per quelli cos\u00ec. Il problema \u00e8 che l\u2019esame verteva su tre materie: biologia, matematica, una a scelta fra chimica e fisica. Io capivo qualcosa solo della prima. Possibile recuperare qualcosa come tre anni di programma di matematica e fisica in tre mesi?<br \/>\nBe\u2019, sembrava un lavoro per me.<\/p>\n<p>Presi un insegnante privato per recuperare tutta la matematica e fisica che non avevo fatto a scuola e i tre mesi dell\u2019estate dopo la maturit\u00e0 li passai tutti sui libri, ben conscio che con quei presupposti l\u2019impresa di entrare alla Normale fosse virtualmente impossibile. Se non che, faccio lo scritto di biologia e matematica e\u2026 toh. Lo passo. Non ci credevo nemmeno io, fu un\u2019assoluta sorpresa. Purtroppo, all\u2019orale non and\u00f2 altrettanto bene, perch\u00e9 l\u00ec c\u2019era anche fisica. Nella preparazione avevo dato la priorit\u00e0 a biologia e matematica perch\u00e9 su quelle due c\u2019era l\u2019esame scritto, e non pensavo nemmeno che l\u2019avrei passato, lo scritto, quindi fisica rimase drammaticamente trascurata. All\u2019esame orale di fisica feci una mezza scena muta, e pazienza; mi sembrava comunque di aver fatto un miracolo ad arrivare sin l\u00ec, visto che non credo di esagerare se dico che io, praticamente, matematica e fisica alle superiori non le avevo mai fatte.<\/p>\n<p>Mi iscrissi all\u2019universit\u00e0 in un\u2019altra citt\u00e0, e ringraziai comunque la fatica che quell\u2019esame d\u2019ingresso mi aveva costretto a fare: mi divorai la triennale in quattro e quattr\u2019otto e gli esami di matematica e fisica furono forse i pi\u00f9 facili di tutti, a quel punto. Sviluppai addirittura un interesse particolare per la biomatematica, al punto che fui uno dei forse sei studenti su trecento che seguirono un corso di complementi di matematica per la biologia. Quando ero prossimo alla laurea, la Normale mi ricontatt\u00f2 per propormi un corso di orientamento, casomai fossi interessato a ritentare da loro per la specialistica. Accettai e, subito dopo la laurea rifeci il test d\u2019ingresso da loro, stavolta superandolo agevolmente ed entrando dunque alla Normale al quarto anno. \u00c8 dunque importante capire subito un aspetto della mia esperienza in Normale che la rende poco comune: io non sono nato e cresciuto normalista, come la maggior parte di loro, quanto piuttosto sono stato adottato in un secondo momento, sono un normalista \u201cibrido\u201d, se vogliamo. Se da un lato ci\u00f2 significa che non ho goduto i momenti pi\u00f9 belli e significativi della vita di un normalista, significa anche che sono rimasto in gran parte estraneo e <em>naive<\/em> rispetto a certe dinamiche interne. Ed \u00e8 inoltre importante anche sottolineare che la mia esperienza in Normale \u00e8 un\u2019esperienza da biologo, e i biologi sono in Normale una ristretta minoranza, anche se adeguatamente rispettata e finanziata.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 detto, quei tre anni (me ne serv\u00ec uno extra per la tesi) furono infernali per me, ma non a causa della Normale. Avevo gi\u00e0 avvisaglie di depressione prima del trasloco a Pisa, ma dopo divenne conclamata a causa di tutta una serie di problemi personali. Inevitabilmente la mia carriera accademica ne fu impattata, anche se non abbastanza da farmi deragliare del tutto.<\/p>\n<p>Fintanto che si trattava di dare esami, infatti, and\u00f2 tutto piuttosto bene, di solito riuscivo a prendere 27 anche non aprendo libro. Il primo, grosso colpo che presi fu quando entrai in un laboratorio per la tesi. Ci rimasi credo tre o sei mesi, non saprei dire di preciso, ma fu un\u2019esperienza disastrosa, forse perfino traumatica. La ragione? Semplicemente, gli esperimenti non mi riuscivano. Almeno in parte sar\u00e0 stata colpa mia\u2026 ho forse un solo vero difetto di tipo professionale, ed \u00e8 che sono distratto. Molto distratto. Mi dimenticavo i reagenti, perdevo il conto mentre spipettavo, e in generale non sempre raccoglievo alcuni dettagli fondamentali su quello che dovevo fare, se questi magari mi erano stati forniti un po\u2019 \u201cen passant\u201d, e l\u2019aspettativa generale \u00e8 che tu guadagni prestissimo completa autonomia in laboratorio. Questo tipo di difetti durante un esperimento non te lo puoi permettere, infatti ebbi grossi problemi allora.<\/p>\n<p>Quando parlai della cosa con il supervisor mi fu detto che \u201ctu non stai riuscendo a fare gli esperimenti, e questa non \u00e8 una fabbrica di tesi\u201d. <em>Fair enough<\/em>. Lasciai dunque quel laboratorio, il che mi pareva la cosa pi\u00f9 semplice a quel punto perch\u00e9 avevo il morale sotto le scarpe, e andai in un altro; questa volta and\u00f2 meglio, anche perch\u00e9 questo era un lavoro pi\u00f9 analitico, leggasi: pi\u00f9 numeri e computer, meno pipette e reagenti, e gli esperimenti erano pochi e difficile sbagliarli\u2026 E poi a questo punto la mia priorit\u00e0 era riuscire a scrivere una tesi passabile e laurearmi, questo giochetto mi era gi\u00e0 costato un anno e non volevo perdere il titolo.<\/p>\n<p>Ci riuscii, mi laureai con 110\/110. Senza lode. C\u2019\u00e8 gente l\u00e0 fuori che per uno scherzo del genere avrebbe commesso omicidi, ma io la presi con filosofia\u2026 tanto per cominciare, in quel periodo il grosso delle mie energie intellettuali era impegnato nel pianificare modi per uccidermi (non vi sarete persi le puntata precedenti della mia appassionante autobiografia, vero?), pensavo che sarei stato sottoterra in sei mesi, figurati se potevo crucciarmi tanto per una lode mancata; poi ero consapevole che la lode \u00e8 una cosa puramente simbolica, nei fatti, e comunque fui diciamo cos\u00ec \u201cricompensato\u201d ottenendo la lode all\u2019esame interno della Normale, cosa che non \u00e8 cos\u00ec scontata. Simbolo per simbolo, andavo in pari. Nel frattempo, la depressione incombeva pi\u00f9 pesante che mai e mi port\u00f2 a fare delle scelte poco lucide; per esempio rinunciai alla possibilit\u00e0 di andare all\u2019estero in favore di un PhD in un ateneo italiano.<\/p>\n<p>Il PhD in questione and\u00f2 malissimo, per una serie di ragioni. Una l\u2019ho gi\u00e0 detta, alcuni obbiettivi limiti personali, fra cui la mia leggendaria distrazione. In seconda battuta, col senno di poi, non mi interessava cos\u00ec tanto l\u2019argomento di ricerca, avrei dovuto valutare meglio dove andare. Poi la citt\u00e0 dove stavo non faceva proprio per me, il che non aiut\u00f2 con la depressione.<\/p>\n<p>MI sentivo completamente inutile e quella situazione mi fece scivolare in una grave crisi vocazionale, non solo perch\u00e9 avevo sempre visto la scienza come il mio mestiere e ora pareva proprio che non fossi adatto a quel mestiere, ma anche perch\u00e9 non avevo molte altre opzioni di carriera davanti con la mia laurea in biologia, universalmente una di quelle con i peggiori sbocchi occupazionali.<\/p>\n<p>Ma nel mio PhD era obbligatorio un periodo di sei mesi all\u2019estero, cos\u00ec mi mandarono in America e l\u00ec conobbi il mio supervisore in loco. Costui si rivel\u00f2 una persona estremamente importante nel mio percorso, perch\u00e9 fece una cosa che nessuno aveva mai fatto prima: all\u2019incirca il mio primo giorno di lavoro l\u00ec mi fece un lungo colloquio in cui parlammo delle mie aspettative, di quello che mi piace fare, di quelli che sono i miei talenti o le mie debolezze, di cosa mi avesse portato l\u00ec, di successi, di delusioni e incidenti.<\/p>\n<p>A seguire, anche in ragione di ci\u00f2 che avevamo discusso, mi propose una rosa di progetti su cui poter lavorare, e poich\u00e9 nel nostro colloquio era venuto fuori che io sono un po\u2019 meno bravo nel fare gli esperimenti e molto meglio nella parte di teoria, mi propose anche un piccolo <em>side project<\/em> che consisteva nell\u2019analizzare quantitativamente alcune registrazioni sonore. Le registrazioni c\u2019erano gi\u00e0, nessun esperimento da fare, solo stare al computer.<\/p>\n<p>Gli altri progetti morirono pi\u00f9 o meno miserevolmente, non foss\u2019altro che perch\u00e9 non c\u2019era tempo di svilupparli veramente\u2026 ma quello l\u00ec mi appassion\u00f2 un sacco, ne tirai fuori un po\u2019 di dati e mi permise di completare la mia tesi alla bell\u2019e meglio. Il dottorato si concluse, con un paio di pubblicazioni a secondo o terzo nome. Mi piacerebbe dire \u201csansa infamia e sansa lodo\u201d, ma qualunque addetto ai lavori pu\u00f2 confermare che un esito del genere tende molto all\u2019infamia. Anni sprecati.<\/p>\n<p>O forse\u2026 no?<\/p>\n<p>Perch\u00e9 ironicamente, quel piccolo progetto analitico, che in realt\u00e0 non arriv\u00f2 nemmeno alla pubblicazione, fu la cosa pi\u00f9 importante cui mi sia mai dedicato. Mi indic\u00f2 la via: io ero bravo in quello, io non sapevo fare gli esperimenti\u2026 ma sapevo analizzare i dati. Ed eccezionalmente bene. Avrei fatto solo quello, allora.<\/p>\n<p>Mi armai di santa pazienza e dopo laurea e PhD, per un totale di nove anni di studi, mi misi a studiare statistica medica \u2013 altri due anni \u2013 ignorando lo scetticismo di chi pensava non fosse pi\u00f9 tempo per me di rimettersi sui libri. Ma fu la scelta giusta. Improvvisamente mi sentii come Jack Skellington quando riscopre il vero s\u00e9 stesso: in quell\u2019ambito ero semplicemente molto, ma molto bravo. Come biostatistico in nove mesi pubblicai due paper, uno a primo nome e uno da solo, molto meglio di quanto non fossi riuscito a fare in tre anni di dottorato. Fu l\u2019inizio di una nuova fase della mia vita.<\/p>\n<p>Il resto non ci serve analizzarlo nel dettaglio, ma per riassumere: in s\u00ec e no cinque anni ho pubblicato circa venticinque articoli, cinque di questi a primo nome di cui uno a nome unico, e un altro come (co-)<em>corresponding author<\/em>, e ci tengo a sottolineare che il mio nome non \u00e8 su quei venticinque articoli perch\u00e9, tipo, ero nella stessa stanza di chi li ha scritti: nella maggior parte di essi l\u2019analisi l\u2019ho fatta tutta quanta io \u2013 naturale, essendo lo statistico \u2013 e negli altri ho comunque contribuito attivamente o all\u2019analisi dei dati o alla scrittura.<\/p>\n<p>Ora lavoro nel privato e, anche se mi \u00e8 rimasto un pochino il cruccio di aver rinunciato all\u2019idea di insegnare in universit\u00e0 (e chi ha seguito qualche mio corso tenuto a studenti di master o in corsi residenziali dice che io sia un didatta particolarmente efficace), mi consolo pensando che il mio stipendio \u00e8 significativamente superiore a quello di un professore universitario, e comunque continuo a fare ricerca anche ora con un discreto output.<\/p>\n<p>Questa storia ha dunque un lieto fine.<\/p>\n<p>Ma che ruolo ha la Normale in questo percorso a lieto fine? Mi ha aiutato? Mi ha abbattuto?<\/p>\n<p>La risposta, che dice tutto nella sua semplicit\u00e0, \u00e8: nessuno dei due. \u00c8 stata irrilevante, ininfluente, una parentesi senza strascichi.<\/p>\n<p>In Normale sono riuscito ad arrivare alla fine del percorso, vero\u2026 ma non sono riuscito a prendermi grandi soddisfazioni, e, quando feci un poco convinto tentativo di entrare al PhD \u2013 pardon, Perfezionalmento \u2013 da loro, non passai. Dal mio punto di vista possiamo dire in prima approssimazione che in Normale io abbia fallito, anche se tecnicamente sono arrivato alla fine e quindi ho fatto decisamente meglio di moltissimi altri. Non posso dare alla Normale la colpa dei miei fallimenti; non \u00e8 colpa loro se sono distratto, non \u00e8 colpa loro se alla quinta volta che l\u2019esperimento fallisce io non me la sento di provare la sesta e piuttosto mi metto a piangere in posizione fetale sul pavimento. Non \u00e8 colpa della Normale nemmeno la mia depressione.<\/p>\n<p>Ma, ovviamente, non intendo nemmeno darle merito dei miei successi.<\/p>\n<p>Lasciate che sottolinei un paio di cose per capirci meglio: la prima, la Normale \u00e8 fissata con l\u2019eccellenza. Ecco, se guardiamo il mio curriculum attuale, se guardiamo il ritmo della mia produzione accademica negli ultimi anni, o anche pi\u00f9 materialisticamente se consideriamo il mio stipendio, io sono diventato <em>esattamente<\/em> <em>un\u2019eccellenza<\/em>. Una di quelle su cui la Normale avrebbe buoni motivi di voler mettere la firma.<\/p>\n<p>Altra cosa da notare: la Scuola Normale \u00e8 letteralmente <em>ossessionata<\/em> dalla matematica; costringe i propri studenti di biologia a seguire corsi di matematica e fisica avanzata che al 99.999% dei biologi non serviranno assolutamente a niente, se non a vantarsi di averli seguiti, e di recente obbliga chi voglia entrare a biologia al quarto anno a superare una prova di matematica e fisica, la quale include argomenti che non sono presenti in nessun curriculum da biologo in Italia e nel mondo.<\/p>\n<p>Insomma, ci tengono assai alla mate, pure troppo, si potrebbe sostenere efficacemente.<\/p>\n<p>Alla luce di ci\u00f2\u2026 com\u2019\u00e8 possibile che un biologo che aveva nascosto dentro di s\u00e9 un ottimo biostatistico, e quindi con un bel pallino per la biomatematica, sia stato tre anni dentro la Normale e sia passato <em>completamente sotto il radar<\/em>? Cio\u00e8, nessuno se n\u2019\u00e8 accorto, manco io. Si direbbe che ci tengano un sacco all\u2019aspetto quantitativo della biologia, no? Nessuno che abbia pensato \u201cmmmh\u2026 ma non ti pare che questo qui sia portato per i numeri?\u201d? Fra l\u2019altro\u2026 guardate cosa ho fatto pressoch\u00e9 da autodidatta, e immaginate cosa avrei potuto fare, invece, con una guida esperta, con un tutoring avanzato e una preparazione pi\u00f9 formale sulle basi algebriche della statistica, del tipo che si pu\u00f2 trovare in posti come, non so, non me ne viene in mente nessuno\u2026 magari la Scuola Normale Superiore di Pisa?<\/p>\n<p>In realt\u00e0 non \u00e8 cos\u00ec sorprendente che sia andata cos\u00ec, perch\u00e9, come dire\u2026 non ci sono corsi di biostatistica, in Normale. S\u00ec, ok, un piccolo corso complementare facoltativo c\u2019\u00e8, ma non c\u2019\u00e8 assolutamente un percorso formativo dedicato. Modello di Drude semplificato per la legge di Ohm locale? Yeah, fondamentale per un biologo, non possono non saperlo! Come funziona un test di ipotesi? Nah, troppo plebeo, possono studiarselo da soli. Difficile identificare un talento per la biostatistica se quella cosa l\u00ec proprio non \u00e8 minimamente considerata nel curriculum.<\/p>\n<p>Inoltre, e questo detto a loro difesa, la mia vocazione statistica era abbastanza nascosta, non c\u2019\u00e8 dubbio. C\u2019\u00e8 voluto un professore in America con vocazione alla santit\u00e0 per portarla alla luce. E chiariamolo: non \u00e8 obbligatorio che un supervisore faccia questo tipo di lavoro, che si metta l\u00ec ad un tavolo a fare un discorso di orientamento come quello che fu fatto a me, che faccia quel miglio extra per cercare di tirare fuori i tuoi talenti nascosti, comprendere e tamponare le tue debolezze, cercare di far risplendere i tuoi punti di forza. Non \u00e8 obbligatorio. Forse ci aspetteremmo che lo facesse, non so, un istituto di educazione di eccellenza, ma di certo non \u00e8 uno <em>standard of care<\/em>. In Normale non l\u2019hanno fatto, e a un certo punto uno pu\u00f2 dire, \u201cmica erano obbligati\u201d.<\/p>\n<p>Ma vedete, siamo dunque di fronte ad uno strano paradosso: un\u2019istituzione fissata con l\u2019eccellenza, e che considera l\u2019approccio quantitativo ai problemi una sua punta di diamante, si lascia completamente sfuggire da sotto il naso uno studente che eccelle nell\u2019approccio quantitativo. E questo \u00e8 innegabilmente un dato interessante. Come accade una cosa del genere? Come si lega alle accuse fatte di recente alla Normale?<\/p>\n<p>Apparentemente poco, perch\u00e9 in effetti quando accusano la Normale di essere diventata un\u2019universit\u00e0-azienda (*cavalli che si imbizzarriscono come quando si nomina Frau Blucher*) pare che la accusino proprio della cosa di cui non puoi mai accusarla e che non \u00e8 una colpa: il fatto di funzionare. La Normale, nella sua spietatezza assoluta, nella sua concentrazione totale ed esclusiva sul risultato, nel suo potare senza remore qualsiasi ramo che mostri un afide verdino su di un germoglio, funziona: produce ricerca di altissima qualit\u00e0 e personale tecnico-scientifico estremamente qualificato. Funziona, cazzo, ce l\u2019avete con lei perch\u00e9 funziona, adesso?<\/p>\n<p>Nah, quello secondo me \u00e8 un tema che neanche necessiti discussione, la Normale \u00e8 davvero un centro di ricerca di eccellenza. Tuttavia, occorre capire quali sono le dinamiche che la portano ad essere tale, e se mi chiedeste se la Normale sia un centro di <em>formazione<\/em> di eccellenza\u2026 probabilmente risponderei di no.<\/p>\n<p>Nessuno poteva accorgersi che avessi un talento nascosto per la biometria, e semplicemente perch\u00e9 la Normale non scova talenti nascosti, non fa veramente orientamento, non coltiva amorevolmente piccoli germogli di cultura concimandoli col sapere e innaffiandoli con la motivazione, dando loro direzione e attenzione, fino a farne splendidi bonsai da frutto. La Normale pi\u00f9 che lamarckiana \u00e8 darwiniana: prende le (se)menti migliori che ci sono in giro (ragazzi brillanti), le butta per terra, ci sparge sopra un chilo di fertilizzante (i.e. soldi, tanti tanti soldi), quindi se ne va, se li scorda l\u00ec, torna dopo un po\u2019 a vedere chi \u00e8 sopravvissuto agli agenti atmosferici e ai parassiti.<\/p>\n<p>Ovviamente, sopravvivono solo i pi\u00f9 forti: il normalista di successo non \u00e8 solo estremamente intelligente, ma sa anche gi\u00e0 la propria strada, \u00e8 altamente consapevole di s\u00e9 e dei propri obbiettivi, ha una determinazione incrollabile, sopporta livelli di pressione assurdi ed \u00e8 capace se necessario di dedizione maniacale al proprio lavoro. \u00c8 un <em>survivor<\/em>, \u00e8 la specie dominante in un ambiente incredibilmente ostile. Ma la domanda che viene da porci \u00e8: quando vediamo una specie che sa fare qualcosa di straordinario, come quei vermi che riescono a sopravvivere nelle sorgenti sulfuree\u2026 il merito \u00e8 dell\u2019ambiente? Cio\u00e8, il merito \u00e8 di chi ha sistematicamente ucciso tutti i pi\u00f9 deboli? Perch\u00e9 la Normale, essenzialmente, funziona cos\u00ec: manda avanti i forti attraverso lo sterminio dei deboli. Se quel vermetto rosso \u00e8 cos\u00ec bravo da sopravvivere in una sorgente sulfurea, non \u00e8 forse merito del verme, piuttosto che non delle sorgenti che alla fine hanno solo ucciso tutti gli altri?<\/p>\n<p>A nessuno \u00e8 mai importato molto che io fossi o meno portato per la statistica o per la matematica, perch\u00e9 solo un ingenuo pu\u00f2 pensare che quella tortura di esame di matematica per biologi della Normale serva a saggiare che questi biologi siano abbastanza matematici da poter essere considerati biologi; solo un ingenuo pu\u00f2 bersi davvero che \u201cla preparazione in campo matematico e fisico data dall\u2019universit\u00e0 al biologo non \u00e8 sufficiente\u201d (wow, Scuola Normale, prima in Italia e nel mondo ad aver capito qual \u00e8 la preparazione in matematica e fisica \u201csufficiente\u201d per un biologo; mettiamolo nei suoi achievement nel campo della ricerca). No, tutto ci\u00f2 non serve a preparare meglio, serve a selezionare <em>di pi\u00f9<\/em>. Queste cose servono a sterminare chi non ce la fa, sono selezione darwiniana. Quello \u00e8 il metodo. Quando sorgono problemi coi suoi studenti, la Normale risponde sempre con la selezione: se qualcuno in Normale non ce la fa non \u00e8 un errore o un problema per la Normale, se non nella misura in cui vuol dire che non era selezionato bene sin dal principio; dunque, la prossima volta bisogner\u00e0 fare una selezione <em>ancora pi\u00f9<\/em> severa e precoce. Credo la Normale sia l\u2019unico istituto d\u2019istruzione che considera abbandoni ed espulsioni come dei successi, e che quasi si fregia di quante teste abbia falciato.<\/p>\n<p>Dunque, ora possiamo dare risposta ad alcune domande che l\u2019intervento delle studentesse, da cui prendevo spunto all\u2019inizio, naturalmente scatena. Almeno dal mio punto di vista e per quanto la mia esperienza lo consenta.<\/p>\n<p>\u00c8 vero che la cultura dell\u2019eccellenza in Normale \u00e8 tossica come molti dicono?<\/p>\n<p>Secondo me, s\u00ec, e con orgoglio. L\u2019idea di eccellenza che la Normale coltiva non ha a che vedere col coltivare gli intelletti fino a portarli al successo accademico o lavorativo, quanto con la selezione di soggetti che, per i propri tratti caratteriali e intellettuali, il successo lo avrebbero avuto <em>comunque<\/em>, e si basa tutta sull\u2019idea del <em>survival of the fittest<\/em>. Per essere normalista devi costantemente dimostrartene degno, superando una dopo l\u2019altra tutte le prove del fuoco e del sangue che la Scuola ti mette davanti, e al primo fallimento sei fuori, indipendentemente da quanto tu possa oggettivamente valere e aver dimostrato di valere. Ma nella vita il successo professionale ha senz\u2019altro a che vedere con intelligenza e voglia di mettersi in gioco, ma va ben oltre, e l\u2019idea sottaciuta che l\u2019eccellenza consti tutta di questa attitudine da carrarmato accademico \u00e8 semplicemente sbagliata. Ironicamente, la Normale aiuta proprio gente che non aveva alcun bisogno di aiuto, se non forse, <em>\u00e7a va sans dire<\/em>, aiuto economico.<\/p>\n<p>\u00c8 colpa del capitalismo, tutto ci\u00f2?<\/p>\n<p>Ma che cazzo c\u2019entra, dai, la Normale ha duecento anni ed \u00e8 <em>sempre<\/em> stata cos\u00ec. Please. Adesso sar\u00e0 colpa di Bezos pure quello che ha fatto Napoleone. Capisco che dire \u201c\u00e8 colpa del capitalismo\u201d fa fare bella figura, ma NO, i problemi della Normale non sono colpa del capitalismo.<\/p>\n<p>Per\u00f2, per\u00f2, per\u00f2\u2026 se si va a vedere qual \u00e8 il contributo oggettivo della Normale alla formazione dei suoi studenti, difficile non identificare il soldo come quello preponderante. Nessuno pu\u00f2 accusare la Normale di non spalancarti le porte dei laboratori pi\u00f9 all\u2019avanguardia, di non metterti a disposizione i macchinari pi\u00f9 fantascientifici e non ultimo di non mantenerti all\u2019universit\u00e0 gratis dai due ai cinque anni. Questi fattori innegabilmente esistono, la Normale ti d\u00e0 una marcia in pi\u00f9 in termini economici e poi con la sua reputazione e i suoi collegamenti. Ma se parliamo di talento, la Normale non solo non te lo d\u00e0, ma neanche lo coltiva o alimenta con particolare amorevolezza. Direi che essenzialmente il talento lo prende e basta, lo coscrive; prende talento, rende soldi e reputazione. Non solo: la reputazione si regge poi sugli studenti e sul loro successo, quindi la reputazione della Normale, con tutti gli agganci e ci\u00f2 che ne consegue, in effetti \u00e8 \u201ctalento riciclato\u201d, raffinato e restituito, lo stesso talento che ha preso agli studenti. Fa un po\u2019 come certi canali youtube che ti chiedono di mandare loro i tuoi video e poi ti fanno il favore di usarli per ottenere traffico sul loro canale\u2026 E tu magari accetti perch\u00e9 quella pubblicit\u00e0 ti fa comodo, ma i contenuti restano i tuoi, quel canale non ha fatto niente. Eccetto, <em>of course<\/em>, fornire soldi e pubblicit\u00e0.<\/p>\n<p>Non direi che sia cos\u00ec capitalista, come approccio, anche se pu\u00f2 sembrarlo da quanto detto sin qui; la persona che ha voluto spendere un po\u2019 pi\u00f9 di tempo ed energie su di me io l\u2019ho trovata in America, patria del capitalismo. In generale, nel contesto capitalista, malgrado vi sia un interesse a \u201cspremere\u201d l\u2019impiegato il pi\u00f9 possibile (e questo \u00e8 l\u2019unico aspetto che vedono i marxisti) esistono anche nozioni collegate a ritorno dell\u2019investimento e produttivit\u00e0. Quale azienda, dopo aver investito un patrimonio per formare un tecnico altamente specializzato per anni, lo butterebbe fuori a calci senza batter ciglio solo perch\u00e9 il suo rendimento \u00e8 sceso un peluzzo sotto l\u2019abituale? Notare che non \u00e8 che se uno esce dalla Normale la sua carriera \u00e8 finita, eh, tutt\u2019altro: se passi dalla Normale, e riesci a non suicidarti, dopo quasi sempre fai una bellissima carriera, con o senza il pezzo di carta del diploma in mano. Solo che se ti cacciano magari la tua carriera la vai a fare da un\u2019altra parte, non dentro la Normale\u2026 alla \u201cconcorrenza\u201d, potremmo dire. In senso aziendale non ha alcun senso investire tanto in qualcuno e poi mandarlo alla concorrenza, no?<\/p>\n<p>Senonch\u00e9, la Normale non ha concorrenza in senso proprio, e finanziamenti e produttivit\u00e0 sono entrambi garantiti, i primi anche solo dal nome della SNS, la seconda dal fatto che quelli che entrano l\u00ec dentro hanno il Quoziente Intellettivo medio di Lex Luthor sotto steroidi. Nessuna azienda funziona cos\u00ec e la Scuola Normale non \u00e8 un\u2019azienda. La Normale funziona come funziona proprio perch\u00e9 pu\u00f2 muoversi al di fuori di qualunque logica aziendale, perch\u00e9 il capitale che essa accumula \u00e8 tutto simbolico e si quantifica in \u201creputazione\u201d.<\/p>\n<p>Non la definirei affatto un\u2019universit\u00e0-azienda. La Normale \u00e8 pi\u00f9 che altro il culmine evolutivo del sistema universitario italiano.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 la filosofia nelle universit\u00e0?<\/p>\n<p>Ti ho preso sotto la mia ala, ergo ora possiedo la tua anima; sei fortunato ad essere qui dentro, ringrazia sempre; devi dare di pi\u00f9 di adesso, indipendentemente da quanto stai gi\u00e0 dando; non c\u2019\u00e8 limite a quanto si possa spremere un ricercatore, uscir\u00e0 sempre sugo e comunque bisogna essere competitivi mica pizza e fichi; lo studente \u00e8 come il carbone, se lo spremi a volte va in pezzi e a volte esce un diamante (cit.); le vacanze sono per falliti\u2026 etc etc.<\/p>\n<p>Una filosofia in genere disastrosa che genera abbandoni, depressione, stress, burnout, precariet\u00e0\u2026 e che non ultimo abbassa la qualit\u00e0 della ricerca, perch\u00e9 non \u00e8 affatto vero che lo studente (o il dottorando o il postdoc) pi\u00f9 lo spremi e pi\u00f9 produce. Ecco, la differenza \u00e8 che in Normale, nonostante ci\u00f2, la qualit\u00e0 della ricerca non cala, a riprova che, se hai una fiumana di soldi e sei costantemente rifornito di cervelloni stachanovisti da spremere come gialli limoni maturi, quel sistema funziona.<\/p>\n<p>E per come ragiono io, che sono un pragmatico\u2026 be\u2019, ragazzi, basta che funzioni, no? Va perfettamente bene. Va detto che non \u00e8 male che esista un\u2019istituzione universitaria in Italia che seppure secondo standard discutibili valuti davvero il merito, grande assente dal nostro paese, e lo ricompensi anche economicamente in una misura che non permetta di barare sull\u2019ISEE per accedervi. E va anche detto che in effetti non sta scritto da nessuna parte che uno studente debba poter avere accesso a tutto ci\u00f2 che la Normale offre: \u00e8 tutto un di pi\u00f9, \u00e8 tutta una possibilit\u00e0 extra che ti viene data; malgrado non si tratti esattamente di un \u201cregalo\u201d, viene da dire che a caval donato non si guarda in bocca. Se vogliono dare delle risorse extra solo a chi supera una selezione selvaggiamente spietata, insomma, alla fine \u00e8 una libera scelta di come utilizzare quei soldi, e si sa che i soldi pubblici ognuno li usa come vuole.<\/p>\n<p>Dunque, che problema c\u2019\u00e8?<\/p>\n<p>Ok, a parte l\u2019occasionale <em>casualty<\/em> il problema \u00e8 che la Normale funziona bene come sistema chiuso, ma \u00e8 estremamente problematica se guardi cosa rappresenta nel vasto ecosistema universitario italiano.\u00a0 La Normale non ha inventato i suoi metodi da spremiagrumi, tutto l\u2019universo ricerca in Italia li usa (e in buona parte anche fuori), \u00e8 tutto selvaggiamente competitivo e in modo tutt\u2019altro che sano, e normalmente se applichi quei metodi ad un non-normalista\u2026 no, non ottieni un diamante. E a dire il vero, spesso non lo ottieni neanche dal normalista, il diamante, solo che in quel caso basta cacciare via l\u2019indegno e la prossima volta selezioniamo di pi\u00f9, raddoppiamo le prove di matematica, ci infiliamo un esame di ingegneria termonucleare per biologi e <em>problem solved, baby<\/em>.<\/p>\n<p>La Normale fa da rinforzo positivo ad un sistema malato, ne d\u00e0 validazione ai pi\u00f9 alti livelli, lo giustifica e, purificandolo dalle imperfezioni umane del non-normalista, lo santifica. L\u2019ideale accademico in Italia \u00e8 la Normale, tutti provano a fare come lei\u2026 e a parte che, come obbiettivo, \u00e8 molto discutibile (ok, saremo pure geni noialtri, ma l\u2019universit\u00e0 \u00e8 fatta anche per chi ha un QI sotto il 135), non \u00e8 una via praticabile senza avere accesso alle risorse della Normale.<\/p>\n<p>Da qui in avanti potrebbe essere tutta una lunga disamina del mondo dell\u2019accademia e del perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec deprimente, con la nota a margine che in Normale pure o peggio, \u00e8 che tutto ci\u00f2 ha ben poco a che vedere con l\u2019universit\u00e0-azienda, ma se possibile con l\u2019opposto. Per esempio, nel settore privato c\u2019\u00e8 un\u2019enfasi costante sul lavoro di squadra, sul saper fare la propria parte e far funzionare il team. In universit\u00e0 l\u2019enfasi \u00e8 sempre sul singolo geniale ricercatore, sul suo famoso contributo di ricerca originale, il ricercatore \u00e8 costantemente spronato a fare da solo e a farsi dare quel benedetto primo nome sull\u2019articolo. E nella Normale devi essere ancora pi\u00f9 solitario e geniale, di conseguenza. E potremmo fare una disamina della filosofia superomistica che anima l\u2019ideologia dell\u2019eccellenza in Normale, un concetto per cui l\u00ec si coltiva il Genio, e Genio \u00e8 l\u2019individuo che sa trionfare sull\u2019ambiente ostile, in perfetta solitudine.<\/p>\n<p>Per\u00f2 andremmo oltre gli scopi di questo pezzo. Credo che l\u2019obbiettivo di questo scritto sia un altro: riportare l\u2019attenzione su ci\u00f2 che non va nell\u2019universit\u00e0. Ed ecco, per me questo potrebbe essere un primo passo: iniziamo a smitizzare la Normale di Pisa.<\/p>\n<p>Ossequi.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/lostranoanello.wordpress.com\/2022\/03\/10\/la-normale-il-merito-il-capitalismo\/\">https:\/\/lostranoanello.wordpress.com\/2022\/03\/10\/la-normale-il-merito-il-capitalismo\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Lo Strano Anello (redazione) Ha sollevato un certo polverone, l\u2019anno scorso, il discorso di due studentesse della Scuola Normale Superiore di Pisa alla cerimonia del Perfezionamento (sarebbe il dottorato ma con un nome pi\u00f9 figo), molto critico verso la Scuola stessa, accusata di aver ceduto alle lusinghe del capitalismo ed essersi trasformata in una mostruosa universit\u00e0-azienda. Come sia possibile accusare di essere diventata un\u2019universit\u00e0-azienda un\u2019istituzione pubblica pi\u00f9 vecchia dello stato italiano resta un mistero,&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":105,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-jno","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/74486"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/105"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=74486"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/74486\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":74487,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/74486\/revisions\/74487"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=74486"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=74486"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=74486"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}