{"id":74530,"date":"2022-09-22T08:30:08","date_gmt":"2022-09-22T06:30:08","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=74530"},"modified":"2022-09-20T12:15:21","modified_gmt":"2022-09-20T10:15:21","slug":"cose-turche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=74530","title":{"rendered":"COSE TURCHE"},"content":{"rendered":"<p><strong>di GIUBBE ROSSE NEWS (Enrico Tomaselli)<\/strong><\/p>\n<header class=\"entry-header\">\n<div class=\"header-details-wrapper\">\n<div class=\"entry-header-details\">\n<div class=\"post-excerpt\">\n<p><em>Un\u2019analisi della strategia di Ankara, nel Mediterraneo ed oltre, alla luce del nuovo mondo multipolare che si sta delineando. Opportunit\u00e0 e rischi per la \u2018Sublime Porta\u2019, tra NATO e Russia.<\/em><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/header>\n<div class=\"entry-content\">\n<p>Che la guerra in Ucraina abbia accellerato una serie di dinamiche e di processi, \u00e8 indubitabile; come \u00e8 ovvio, tutto \u00e8 cominciato da tempo, e naturalmente non contemporaneamente, ma con l\u2019esplodere del conflitto NATO vs Russia le cose si stanno facendo via via pi\u00f9 chiare, ed \u00e8 possibile distinguere nettamente come tutto si velocizzi. La famosa frase gramsciana sul mondo nuovo che tarda a nascere, mentre quello vecchio tarda a morire, \u00e8 ormai superata: in un certo senso, possiamo dire che si sono rotte le acque, il parto del mondo multipolare \u00e8 imminente.<\/p>\n<p>Fuor di metafora, esso \u00e8 comunque gi\u00e0 vivo, anche se la sua esistenza non si \u00e8 ancora\u00a0<em>stabilizzata<\/em>, se manca ancora un nuovo ordine, e sembra regnare il caos.<\/p>\n<p>Un caos geopolitico globale, in cui si muovono oggi numerosi\u00a0<em>player\u00a0<\/em>minori, non pi\u00f9 solo le grandi potenze, e ci\u00f2 \u2013 memori dell\u2019<em>ordine<\/em>\u00a0che regnava nell\u2019epoca del bipolarismo e delle guerra fredda \u2013 accentua la sensazione di disordine del mondo contemporaneo.<\/p>\n<p>Disordine che peraltro talvolta non \u00e8 soltanto percepito, ma reale. Ed \u00e8 un disordine che nasce sia dall\u2019incapacit\u00e0 di fronteggiare gli avvenimenti, sia appunto dalla moltiplicazione dei soggetti che interagiscono sulla scena.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-27709 lazyloaded\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/Turchia-min.png?resize=640%2C421&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"625\" height=\"625\" data-srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/Turchia-min.png?resize=1024%2C673&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/Turchia-min.png?resize=300%2C197&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/Turchia-min.png?resize=768%2C505&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/Turchia-min.png?w=1375&amp;ssl=1 1375w, https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/Turchia-min.png?w=1280&amp;ssl=1 1280w\" data-src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/Turchia-min.png?resize=640%2C421&amp;ssl=1\" data-sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/figure>\n<h2><strong>Il baricentro mediterraneo<\/strong><\/h2>\n<p>Se guardiamo ad esempio al Mediterraneo, il fu\u00a0<em>mare nostrum<\/em>, sia in senso stretto che come area pi\u00f9 vasta che ha questo mare come baricentro, possiamo osservare come non solo alle tensioni storiche (Palestina) o\u00a0<em>storicizzate\u00a0<\/em>(Siria, Libia) se ne aggiungano di nuove, ma come questi nuovi protagonismi risultino a loro volta destabilizzanti.<\/p>\n<p>\u00c8 il caso della Turchia di Erdogan, le cui ambizioni \u2013\u00a0<em>ottomane\u00a0<\/em>e personali \u2013 la stanno portando ad interventi sempre pi\u00f9 problematici, contraddittori, e decisamente sul filo del rasoio.<br \/>\nOggi Ankara \u00e8 direttamente impegnata militarmente in due aree, Libia e Kurdistan siro-iracheno, cerca di esercitare un\u2019influenza diplomatica verso i paesi balcanici, sta dietro l\u2019Azerbaijan che attacca l\u2019Armenia, gioca su due tavoli nel conflitto ucraino, esercita un ruolo ambiguo nella NATO e \u2013 da ultimo \u2013 riapre il conflitto con la Grecia.<\/p>\n<p>Ciascuna di queste\u00a0<em>mosse\u00a0<\/em>entra in conflitto con altre, o con la collocazione internazionale turca; perch\u00e8 anche se stiamo transitando ad un mondo multipolare, ci\u00f2 non significa che vi sia spazio per l\u2019ambiguit\u00e0. Sicuramente non sul medio-lungo periodo.<\/p>\n<p>\u00c8 interessante notare che la strategia turca sia orientata a ricostituire come propria area d\u2019influenza quello che una volta era l\u2019impero ottomano, e che i\u00a0<em>nemici\u00a0<\/em>attuali siano poi quelli di sempre: curdi, armeni, greci. Poi dice la geopolitica\u2026<\/p>\n<p>Con questa partita di ampio respiro, Erdogan pensa che giocando di sponda con tutti i contendenti, e\u00a0<em>surfando\u00a0<\/em>tra le varie situazioni locali, possa ritagliare un ruolo importante per la Turchia nel nuovo contesto che si va delineando. Il rischio \u00e8 che appaia utile talora all\u2019uno talora all\u2019altro, ma alla fine inaffidabile per tutti.<\/p>\n<p>La questione storica e pi\u00f9 calda \u00e8 ovviamente quella curda. Il PKK \u2013 formazione armata di ispirazione comunista \u2013 \u00e8 stato per lungo tempo una spina nel fianco dei vari governi turchi, che hanno sempre rifiutato qualsiasi concessione anche soltanto autonomista. Si tratta in effetti di una questione complessa, con la\u00a0<em>nazione\u00a0<\/em>curda divisa tra quattro stati: Turchia, Siria, Iraq ed Iran, ma anche tra diverse formazioni politico-militari. Nel Kurdistan iracheno, divenuto regione autonoma dopo la guerra e la caduta di Saddam, il potere \u00e8 diviso tra due formazioni, PDK e UPK, sostanzialmente filo-americane, che gestiscono i proventi dei locali giacimenti petroliferi.<\/p>\n<p>In Iran non si ha notizia di particolari movimenti separatisti, mentre in Siria le formazioni curde, legate al PKK turco, durante la guerra civile si sono schierate contro il regime di Assad ed al contempo sono evolute verso una piattaforma pi\u00f9 democratica e popolare. L\u2019area del Kurdistan siriano \u00e8 quindi diventata un po\u2019 la retrovia militare delle formazioni armate curde operanti in Turchia, il che a sua volta ha spinto Ankara a numerosi interventi armati oltre frontiera.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 uno dei settori pi\u00f9 complicati, sotto ogni punto di vista, perch\u00e8 vi operano molti attori in armi. Oltre alle milizie curde del YPG, ed ovviamente all\u2019esercito siriano, ci sono le milizie turkomanne sostenute dai turchi, ci sono i russi (che hanno l\u00ec delle basi militari), i turchi stessi (anche loro con delle basi) e persino gli USA, che a loro volta hanno una base nella zona dei campi petroliferi \u2013 che usualmente saccheggiano, esportando illegalmente il petrolio siriano verso l\u2019Iraq. Come se non bastasse, di fronte alla minaccia turca, parte delle milizie curde si sono accordate con Damasco (che gli ha riconosciuto una autonomia di fatto), mentre altre formazioni curde, e della guerriglia antisiriana (riunite nelle SDF) sono sotto la protezione statunitense. Da notare, per inciso, come la guerra ucraina stia portando alla luce alcuni particolari relativi anche a questo scacchiere; dai profili di vari mercenari anglo-americani caduti o catturati, \u00e8 emerso che avevano precedentemente combattuto proprio con le formazioni curde siriane\u2026<br \/>\nDal punto di vista turco, comunque, la situazione si \u00e8 fatta un po\u2019 pi\u00f9 complicata. Qui, infatti, Ankara e Mosca si trovano su fronti opposti, mentre Erdogan sta sviluppando buoni rapporti con la Russia (sotto vari aspetti), a partire da una certa\u00a0<em>equidistanza\u00a0<\/em>nel conflitto ucraino. In virt\u00f9 di ci\u00f2, l\u2019atteggiamento turco \u00e8 mutato profondamente. Se qualche anno fa non si erano fatti scrupolo di abbattere un Mig russo che, in virata, aveva sforato il confine di poche centinaia di metri, pi\u00f9 di recente hanno dovuto di fatto annullare l\u2019ennesima annunciata offensiva nel Kurdistan siriano, stante l\u2019alt russo. In quella occasione, per evitare del tutto la magra figura, le forze armate turche ripiegarono su una incursione nel Kurdistan iracheno, ma avendo provocato subito una strage di civili suscitando un\u2019ondata di proteste anti-turche in tutto il paese, dovettero rinunciare al prosieguo dell\u2019operazione.<\/p>\n<p>Per quanto al momento la situazione sia quindi fluida, questo rimane un nodo centrale per lo stato turco, giacch\u00e9 le popolazioni curde dell\u2019area sono assai determinate e strutturate, sia militarmente che politicamente, ed \u00e8 quindi assai difficile (anche al di l\u00e0 delle questioni confinarie) porre fine alla loro resistenza. Tra l\u2019altro, il partito curdo legato alla resistenza che opera in Turchia, \u00e8 diventato di fatto il riferimento della opposizione pi\u00f9 radicale della sinistra turca, e per quanto costantemente soggetto ad ondate repressive, rappresenta anche un problema interno per Ankara.<\/p>\n<p>Altro fronte\u00a0<em>caldo\u00a0<\/em>\u00e8 quello libico (anticamente parte dell\u2019impero ottomano, a cui fu strappato dagli italiani, agli inizi del \u2018900). Ed anche qui, come nel caso curdo, la situazione sul campo \u00e8 estremamente complicata, non solo per la solita presenza di molteplici soggetti, ma anche per il mutevole atteggiamento di alcune tra le varie milizie presenti sul terreno. Fondamentalmente, la fascia costiera libica \u00e8 divisa tra un governo\u00a0<em>legittimo\u00a0<\/em>sostenuto dagli occidentali e dalla Turchia stessa, il parlamento libico, in competizione col governo \u2013 entrambe collocati nell\u2019area occidentale della Libia (Misurata, Tripoli) \u2013 mentre ad est il paese \u00e8 stabilmente controllato dal generale Haftar, sostenuto dall\u2019Egitto e dalla Russia. Anche qui, quindi, Ankara e Mosca si trovano su sponde opposte, anche se il disegno turco \u00e8 quello di arrivare ad una spartizione di fatto, dividendo la Libia in un\u2019area di influenza russa ad est, ed una d\u2019influenza turca ad ovest.<\/p>\n<p>A tal fine, l\u2019esercito turco \u00e8 presente con proprie truppe sul terreno, formalmente per difendere il governo. Mentre la Russia \u00e8 rappresentata da truppe della PMC Wagner.<\/p>\n<p>In questo caso, per Erdogan la partita \u00e8 legata pi\u00f9 che altro alla questione del gas nel Mediterraneo orientale \u2013 che \u00e8 poi la ragione anche del nuovo inasprirsi delle tensioni con la Grecia \u2013 questione alla quale sono interessati a loro volta sia l\u2019Egitto che Israele, a sua volta in tesissimi rapporti col Libano per i giacimenti sottomarini di Karish. La sua \u00e8 comunque una posizione non facile, sia perch\u00e8 l\u2019area su cui aspira ad esercitare la propria influenza \u00e8 estremamente instabile politicamente, spesso teatro di violenti scontri tra opposte fazioni, e comunque con una presenza occidentale (Italia, Francia), sia perch\u00e8 l\u2019idea di un accordo spartitorio con Mosca dovrebbe superare, da un lato, le ambizioni nazionalistiche di Haftar, e dall\u2019altro le resistenze occidentali.<\/p>\n<p>Per completare il panorama, Ankara ha riattizzato il conflitto con la Grecia, che, oltre alle ragioni storiche (ed alla questione cipriota), trae oggi nuovo alimento nelle dispute territoriali connesse ai giacimenti di gas sottomarino, cos\u00ec come dalla questione del progettato gasdotto\u00a0<em>EastMed\u00a0<\/em>(che vede coinvolte Grecia, Cipro, Italia, Israele, Francia, Giordania e Palestina, ma esclude la Turchia). Il tutto, ovviamente, in un quadro che vede farsi pi\u00f9 rilevanti le questioni relative ai carburanti fossili, a seguito della guerra in Ucraina.<\/p>\n<p>Anche qui, la posizione turca \u00e8 resa complicata da una serie di fattori. Innanzitutto, le rivendicazioni greche si basano su accordi internazionali gi\u00e0 assunti, dei quali la parte turca prova a dare una lettura pi\u00f9 restrittiva. E poi, ovviamente, c\u2019\u00e8 il fatto che entrambi i paesi fanno parte della NATO (per la quale c\u2019\u00e8 il famoso art. 5\u2026), nonch\u00e9 la forte vicinanza politica tra Grecia ed Israele \u2013 paese con cui la Turchia preferisce mantenere buoni rapporti.<\/p>\n<p>Infine, ultima nota\u00a0<em>mediterranea<\/em>, sfruttando anche un\u00a0<em>liaison\u00a0<\/em>cultural-religiosa, la Turchia prova a penetrare diplomaticamente anche nella regione balcanica \u2013 dalla quale, non a caso, \u00e8 partita di recente la richiesta, da parte di vari paesi, di una mediazione turca con la Russia per la fornitura di gas.<\/p>\n<h2><strong>Altri scacchieri<\/strong><\/h2>\n<p>La proiezione turca, ovviamente, non si limita al solo Mediterraneo. Anche l\u2019area centro-asiatica, nella sua parte turcofona, rientra nelle mire del neo-ottomanesimo. I recentissimi scontri tra Armenia ed Azerbaijan \u2013 paese vicinissimo alla Turchia \u2013 sono sicuramente conseguenza anche dell\u2019appoggio che Baku sente di ricevere da Ankara. La quale, del resto, \u00e8 ben felice di sobillare disordini ai confini armeni, altro popolo con cui i turchi hanno una storica ostilit\u00e0.<\/p>\n<p>Ancora una volta, per\u00f2, la posizione turca, il suo\u00a0<em>attivismo<\/em>, entrano in conflitto con gli interessi di Mosca, sia perch\u00e8 questa \u00e8 garante della sicurezza di Yerevan \u2013 in base ad un accordo di assistenza militare \u2013 sia perch\u00e9, soprattutto adesso, la Russia non vuole assolutamente problemi alle sue frontiere sud-orientali.<br \/>\nSu un piano pi\u00f9 ampio, Erdogan gioca la sua partita provando a sedersi a tutti i tavoli. Da un lato, fa pesare il proprio ruolo nella NATO (quello turco \u00e8 il secondo esercito dell\u2019Alleanza, ed inoltre la posizione geografica della Turchia \u00e8 estremamente strategica, sia per il controllo del Bosforo \u2013 passaggio tra Mar Nero e Mediterraneo \u2013 sia per la proiezione militare sul Caucaso e l\u2019Asia centrale \u2013 base USA di Incirlik), dall\u2019altro prova ad inserirsi nelle nuove realt\u00e0 multipolari emergenti, come la Shangai Cooperation Organization (SCO). Lo scopo, evidente, \u00e8 di massimizzare le opportunit\u00e0 commerciali del paese e al tempo stesso \u2013 giocando appunto di sponda tra l\u2019una e l\u2019altra parte \u2013 ritagliarsi un ruolo\u00a0<em>mediano<\/em>, utile ad entrambe, che gli consenta di mantenere questa libert\u00e0 di manovra.<\/p>\n<p>L\u2019interscambio con la Russia, ad esempio, \u00e8 in questa fase estremamente vantaggioso per entrambe. Per non dire che la Turchia si trova a rappresentare un canale di comunicazione tra Mosca e l\u2019occidente, che risulta, appunto, comodo a tutte le parti. E, proprio in virt\u00f9 di questo posizionamento\u00a0<em>terzo<\/em>, che poi pu\u00f2 permettersi di non aderire alla sanzioni anti-russe, o di porre ostacoli all\u2019adesione di Svezia e Finlandia alla NATO, senza per questo\u00a0<em>pagare dazio<\/em>.<\/p>\n<p>Quest\u2019ultima questione, in particolare, per come viene condotta da Ankara, sembra in effetti essere pi\u00f9 un gioco del gatto col topo. Appare difficile, infatti, credere che l\u2019estradizione di qualche decina di militanti curdi (ormai peraltro pienamente integrati nelle societ\u00e0 scandinave) sia effettivamente una questione cos\u00ec dirimente, anche al netto del valore simbolico. L\u2019insistenza di Erdogan su questo punto, che anzi rilancia, inviando nuove richieste di estradizione proprio mentre la magistratura svedese rifiuta di riaprire quelle gi\u00e0 rigettate, ha tutta l\u2019aria di essere strumentale, probabilmente funzionale \u2013 appunto \u2013 al mantenimento di una libert\u00e0 di manovra su altri piani.<\/p>\n<p>L\u2019insieme di tutte queste questioni, comunque, \u00e8 sostanzialmente un gioco d\u2019azzardo dal punto di vista turco.<\/p>\n<p>L\u2019economia del paese, per quanto si stia avvantaggiando nella contingenza attuale, non versa in condizioni floride e il mantenimento delle avventure militari in Siria e Libia ha un costo non indifferente. Oltretutto, quest\u2019ultima non gode di grande appoggio interno e, per ottenere il rinnovo della missione militare libica, Erdogan ha dovuto esercitare pressioni sul Parlamento.<\/p>\n<p>Ma, pi\u00f9 di ogni altra cosa, la posizione\u00a0<em>mediana\u00a0<\/em>rispetto al conflitto NATO-Russia (e, pi\u00f9 ampiamente, dell\u2019occidente collettivo contro Russia, Cina e Iran) rischia fortemente di logorarsi, parallelamente all\u2019inasprirsi del conflitto stesso, con il rischio di risultare nel tempo semplicemente ambigua.<\/p>\n<p>Fondamentalmente, come si \u00e8 visto, bench\u00e9 per molti versi la fase attuale veda crescere i buoni rapporti con la Russia (che, tra l\u2019altro, \u00e8 importante per favorire l\u2019apertura verso il mondo BRICS+ e SCO), in molti casi la posizione turca collide con gli interessi strategici russi. D\u2019altro canto, anche Washington prima o poi avr\u00e0 da ridire su questa ambivalenza turca.<\/p>\n<p>Probabilmente Erdogan, che ha certamente ancora il dente avvelenato per il mancato golpe, organizzato col tacito assenso USA, alle strette propenderebbe per Mosca. Ma in Turchia l\u2019esercito \u00e8 un potere fondamentale, ed \u00e8 legato per mille versi al mondo anglo-americano. \u00c8 quindi prevedibile che, quanto meno una parte di esso, opporrebbe resistenza ad una rottura con la NATO.<\/p>\n<p>In conclusione, si pu\u00f2 dire che la\u00a0<em>grande strategia ottomana<\/em>\u00a0di Erdogan sicuramente paga sul breve termine, ma in prospettiva rischia di diventare il suo tallone d\u2019Achille. E, in quel caso, potrebbe bastare una\u00a0<em>spintarella<\/em>, da est o da ovest, per determinarne la sua caduta.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/giubberosse.news\/2022\/09\/17\/cose-turche\/\">https:\/\/giubberosse.news\/2022\/09\/17\/cose-turche\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIUBBE ROSSE NEWS (Enrico Tomaselli) Un\u2019analisi della strategia di Ankara, nel Mediterraneo ed oltre, alla luce del nuovo mondo multipolare che si sta delineando. Opportunit\u00e0 e rischi per la \u2018Sublime Porta\u2019, tra NATO e Russia. 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