{"id":74575,"date":"2022-09-23T10:30:47","date_gmt":"2022-09-23T08:30:47","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=74575"},"modified":"2022-09-21T21:31:35","modified_gmt":"2022-09-21T19:31:35","slug":"il-ruolo-dei-pipistrelli-nella-tutela-delle-foreste-e-delle-aree-agricole-circostanti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=74575","title":{"rendered":"Il ruolo dei pipistrelli nella tutela delle foreste. E delle aree agricole circostanti"},"content":{"rendered":"<p>da <strong>SCIENZA IN RETE<\/strong> (Anna Romano)<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.scienzainrete.it\/files\/styles\/molto_grande\/public\/Barbastella%20barbastellus%20Brock%20Fenton.jpg?itok=jO2GSvuw\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><span style=\"font-size: 14pt\">Un recente studio italiano analizza la dieta di due rare specie di pipistrelli forestali, il barbastello e l\u2019orecchione bruno, mostrando come sia basata su una grande quantit\u00e0 d\u2019insetti nocivi per la vegetazione. La predazione da parte di questi due chirotteri risulta un vantaggio sia per il bosco in cui vivono sia per le aree coltivate circostanti. Tutelare il barbastello e l\u2019orecchione bruno, quindi, significa salvaguardare non solo le foreste, con i servizi ecosistemici che ci offrono, ma anche l\u2019agricoltura.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Su\u00a0<em>Scienza in rete<\/em>\u00a0abbiamo pi\u00f9 volte scritto di come i pipistrelli, pur spesso percepiti negativamente (per esempio,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.scienzainrete.it\/articolo\/copertura-mediatica-dei-chirotteri-ai-tempi-di-covid-19\/anna-romano\/2021-07-14\">in relazione alle zoonosi<\/a>), abbiano in realt\u00e0 un\u00a0<a href=\"https:\/\/www.scienzainrete.it\/articolo\/difesa-dei-pipistrelli\/laura-scillitani\/2020-04-10\">enorme valore<\/a>\u00a0per gli ecosistemi, per esempio per il controllo che possono esercitare sugli insetti nocivi. La maggior parte degli studi sul ruolo dei chirotteri insettivori si \u00e8 finora svolta negli Stati Uniti e si \u00e8 concentrata soprattutto su alcune specie piuttosto diffuse e sugli ambienti di maggior valore economico per le nostre attivit\u00e0, come le aree agricole. Ora, un\u00a0<a href=\"https:\/\/www.sciencedirect.com\/science\/article\/pii\/S0378112722004613?dgcid=author\">lavoro<\/a>\u00a0condotto da ricercatori e ricercatrici dell\u2019Universit\u00e0 Federico II di Napoli, Universit\u00e0 di Milano Bicocca e dell\u2019Istituto per la protezione sostenibile delle piante del CNR inizia a raccogliere alcune informazioni importanti anche per l\u2019Italia, informazioni tanto pi\u00f9 preziose perch\u00e9 riguardano due specie di chirotteri gi\u00e0 rare e minacciate.<\/p>\n<p>Lo studio, che vede come primo autore Leonardo Ancillotto ed \u00e8 guidato da Danilo Russo, entrambi dell\u2019Universit\u00e0 Federico II di Napoli, analizza la dieta del barbastello (<em>Barbastella barbastellus<\/em>) e dell\u2019orecchione bruno (<em>Plecotus auritus<\/em>) mostrando come le due specie, pur essendo legate all\u2019ambiente forestale \u2013 e in particolare quello delle foreste non gestite dagli umani \u2013 possano contribuire a tutelare tanto il bosco quanto le aree agricole circostanti, perch\u00e9 si nutrono di numerose specie di insetti nocivi per le piante.<\/p>\n<h2>Il rifugio nelle foreste antiche<\/h2>\n<p>\u00abQuesto studio s\u2019innesta su due filoni di ricerca che abbiamo in corso, l\u2019uno riguardante l\u2019ecologia dei pipistrelli forestali, relativamente poco conosciuti, e l\u2019altro sulla dieta dei chirotteri, per la quale le tecniche molecolari messe a punto negli ultimi vent\u2019anni hanno consentito di raggiungere un dettaglio molto maggiore di quello possibile in precedenza\u00bb, spiega Russo. \u00abSia il barbastello sia l\u2019orecchione bruno sono insettivori strettamente legati alle foreste mature: per questa ragione, il nostro studio si \u00e8 svolto nel Parco Nazionale d&#8217;Abruzzo, Lazio e Molise, che comprende faggete rimaste indisturbate per almeno cinquant\u2019anni\u00bb.<\/p>\n<p>In questo ecosistema si trovano quindi molte generazioni forestali, alberi morti e altri elementi che sostengono una notevole biodiversit\u00e0 (non a caso, si trovano qui anche altre specie rare come il picchio di Lilford e la rosalia delle Alpi). Si tratta di un ambiente non unico, ma certo non molto diffuso in Europa dove, sebbene la copertura forestale sia aumentata nel corso degli ultimi anni, le foreste indisturbate, cio\u00e8 non soggette alla gestione umana da almeno cinquant\u2019anni,\u00a0<a href=\"https:\/\/foresteurope.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/SoEF_2020.pdf\">si attestano<\/a>\u00a0solo intorno al 2,2%. Nelle faggete del Parco, la presenza di alberi maturi, dal tronco molto pi\u00f9 spesso di quello che potrebbe trovarsi, per esempio, nei boschi cedui, consente ai pipistrelli di reperire rifugi idonei: in particolare, il barbastello \u00e8 legato alle cavit\u00e0 di desquamazione dei tronchi morti, mentre l\u2019orecchione bruno utilizza cavit\u00e0 pi\u00f9 profonde, come quelle scavate dai picchi.<\/p>\n<h2>Una dieta ricca di specie nocive<\/h2>\n<p>Per un mese (tra giugno e luglio 2019), autori e autrici dello studio hanno catturato i pipistrelli e li hanno tenuti per breve tempo in borse di cotone, dalle quali hanno poi prelevato gli escrementi prima di liberare gli animali. Gli escrementi sono quindi stati analizzati per identificare il DNA degli insetti ingeriti, dal quale \u00e8 stato poi possibile risalire alla specie, o almeno al genere.<\/p>\n<p>\u00abCi aspettavamo che la dieta dei pipistrelli comprendesse molti insetti essenzialmente forestali, e potesse quindi avere un ruolo nella tutela del bosco dalle specie nocive\u00bb, spiega Russo. \u00abMa dall\u2019analisi sono emersi due elementi importanti. Il primo \u00e8 che questi pipistrelli si alimentano di insetti che non sono nocivi solo per l\u2019ecosistema forestale ma anche per le aree agricole circostanti, tra cui molti lepidotteri (l\u2019ordine che comprende falene e farfalle), ditteri che sono noti per il loro impatto sulle coltivazioni e anche specie nocive emergenti, in particolare il\u00a0<em>Nysius cymoides<\/em>\u00a0o ligeide della colza, un emittero fitofago che ha creato importanti danni alle coltivazioni negli ultimi anni. E, anche se le tecniche molecolari impiegate non ci consentono di ottenere stime quantitative, abbiamo visto che la frequenza di questi insetti nella dieta dei pipistrelli \u00e8 significativa e pu\u00f2 avere un impatto importante nella tutela delle piante: per esempio, la dieta dell\u2019orecchione bruno pu\u00f2 includere fino all\u201985% di insetti nocivi\u00bb.<\/p>\n<p>Primo messaggio chiave che emerge dall\u2019analisi, quindi, \u00e8 che tutelare l\u2019habitat dell\u2019orecchione bruno e del barbastello significa non solo proteggere la foresta da questi insetti, ma anche le aree agricole circostanti che possono esserne danneggiate. Infatti, non solo alcuni di questi insetti popolano entrambi gli ecosistemi, ma almeno il barbastello si spinge a cacciare anche su areali ampi, uscendo dal bosco e nutrendosi sui campi intorno.<\/p>\n<h2>Diete complementari<\/h2>\n<p>\u00abUn secondo elemento interessante emerso dall\u2019indagine \u00e8 che la dieta del barbastello e dell\u2019orecchione bruno risultano complementari, cio\u00e8 vi \u00e8 una sovrapposizione solo parziale delle specie di cui si nutrono\u00bb, spiega ancora Russo. Infatti, dei 71 gruppi d\u2019insetti di cui si nutre il barbastello e dei 69 individuati per l\u2019orecchione bruno, solo 52 sono \u201cin comune\u201d, predati da entrambe le specie.<\/p>\n<p>Questo dipende, in parte, dalle diverse tecniche di caccia attuate dalle due specie. Alcune falene, per esempio, hanno evoluto organi timpanici che consentono loro di percepire l\u2019arrivo del predatore e mettere in campo manovre evasive (per esempio lasciandosi cadere o effettuando dei loop in volo) e che le rendono relativamente resistenti alla predazione di numerose specie di chirotteri insettivori. Ma, nel caso del barbastello e dell\u2019orecchione bruno, queste strategie non sono sufficienti: nella corsa agli armamenti che caratterizza le relazioni tra preda e predatore, anche i pipistrelli hanno evoluto dei sistemi che consentono loro di arrivare alla falena. Il barbastello, per esempio,\u00a0<a href=\"https:\/\/pubmed.ncbi.nlm.nih.gov\/20727755\/#:~:text=Model%20calculations%20demonstrate%20that%20only,emitting%20calls%20of%20greater%20amplitude.\">emette ultrasuoni molto deboli<\/a>\u00a0(si parla di\u00a0<em>stealth echolocation<\/em>, cio\u00e8 di un\u2019ecolocazione discreta, invisibile) che la falena pu\u00f2 percepire solo quando ormai il predatore \u00e8 vicino e la fuga impossibile; l\u2019orecchione bruno, invece, \u00e8 in grado di udire passivamente il rumore che la falena produce quando si posa sulla vegetazione.<\/p>\n<p>\u00abUnito al fatto che le due specie sfruttano territori di caccia parzialmente differenti, con l\u2019orecchione pi\u00f9 legato all\u2019ambiente forestale e il barbastello in grado di allargarsi anche alle aree circostanti, queste diverse strategie di caccia sono probabilmente alla base della complementarit\u00e0 osservata nella dieta\u00bb, continua il ricercatore. \u00abComunque, il fatto che\u00a0<em>B. barbastellus<\/em>\u00a0e\u00a0<em>P. auritus<\/em>\u00a0si nutrano di insetti differenti indica come, mantenendo in buona salute le comunit\u00e0 di pipistrelli, sia possibile massimizzare i vantaggi che offrono, agendo su numerosi gruppi diversi di insetti nocivi\u00bb.<\/p>\n<h2>Due al prezzo di uno: la protezione di bosco e aree agricole<\/h2>\n<p>\u00abDi solito, sono le specie pi\u00f9 abbondati in un dato areale a fornire la maggior parte dei servizi ecosistemici. Per questa ragione, sono scarsi gli studi che si concentrano sul ruolo ecologico delle specie rare; tuttavia, da quanto emerge dal nostro lavoro, sia il barbastello che l\u2019orecchione bruno sono dei veri e propri specialisti, delle \u201ctruppe d\u2019assalto\u201d per la protezione del bosco\u00bb, commenta Russo. Lo studio della dieta non pu\u00f2 dimostrare in modo inoppugnabile che la predazione da parte di queste due specie consenta di tenere sotto controllo, dal punto di vista demografico, le popolazioni d\u2019insetti; per questa ragione, si preferisce parlare di ruolo di \u201csoppressione\u201d, piuttosto che di controllo vero e proprio. Tuttavia, il fatto che la dieta dei due pipistrelli sia cos\u00ec ricca di specie nocive suggerisce un ruolo comunque molto importante nella tutela degli ecosistemi forestali e degli agroecosistemi.<\/p>\n<p>Tanto il barbastello quanto l\u2019orecchione bruno sono specie a rischio in Italia: il primo \u00e8 a oggi classificato come\u00a0<a href=\"http:\/\/www.iucn.it\/scheda.php?id=1842404094\">in pericolo<\/a>\u00a0dalla IUCN, mentre il secondo \u00e8 classificato come\u00a0<a href=\"http:\/\/www.iucn.it\/scheda.php?id=-1018755028\">prossimo alla minaccia<\/a>: una delle ragioni principali \u00e8 la perdita di habitat, proprio a causa della scarsit\u00e0 di boschi indisturbati presenti sul nostro territorio. Se si considerano insieme l\u2019enorme valore delle foreste, in termini di servizi ecosistemici che ci forniscono, e il ruolo dei pipistrelli forestali nella protezione sia del bosco sia delle aree agricole circostanti, diventa particolarmente evidente quanto importante sia proteggere questi ecosistemi, messi spesso a rischio non solo da una gestione poco sostenibile ma anche dagli effetti del cambiamento climatico, come gli incendi, che favoriscono anche in molti casi la diffusione d\u2019insetti nocivi.<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 noto che i pipistrelli che abitano le aree agricole siano una protezione per le coltivazioni, ma molto meno noto \u00e8 il ruolo che hanno anche le specie forestali. La possibile azione di protezione di entrambi gli ecosistemi da parte delle due specie che abbiamo studiato, invece, sottolinea ancora una volta quanto la tutela della biodiversit\u00e0 possa portare a benefici che superano il singolo sistema tutelato. In pi\u00f9, vale la pena notare che molti insetti non manifestano un comportamento da \u201cnocivo\u201d solo perch\u00e9 sono tenuti a bada dai loro nemici naturali, pipistrelli inclusi, ma possono diventare tali se i predatori diminuiscono o scompaiono\u00bb, conclude il ricercatore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.scienzainrete.it\/articolo\/ruolo-dei-pipistrelli-nella-tutela-delle-foreste-e-delle-aree-agricole-circostanti\/anna\"> https:\/\/www.scienzainrete.it\/articolo\/ruolo-dei-pipistrelli-nella-tutela-delle-foreste-e-delle-aree-agricole-circostanti\/anna<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da SCIENZA IN RETE (Anna Romano) Un recente studio italiano analizza la dieta di due rare specie di pipistrelli forestali, il barbastello e l\u2019orecchione bruno, mostrando come sia basata su una grande quantit\u00e0 d\u2019insetti nocivi per la vegetazione. 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