{"id":74744,"date":"2022-10-06T09:30:20","date_gmt":"2022-10-06T07:30:20","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=74744"},"modified":"2022-10-04T09:21:22","modified_gmt":"2022-10-04T07:21:22","slug":"le-fabbriche-agli-operai-unutopia-possibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=74744","title":{"rendered":"Le fabbriche agli operai, un\u2019utopia possibile?"},"content":{"rendered":"<p><strong>di OSSERVATORIO BALCANI E CAUCASO (Lirika Demiri)<\/strong><\/p>\n<div class=\"image\"><img decoding=\"async\" class=\"img-responsive\" title=\"Un'immagine del film\" src=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/var\/obc\/storage\/images\/articoli-da-pubblicare-2\/le-fabbriche-agli-operai-un-utopia-possibile-220634\/2125378-2-ita-IT\/Le-fabbriche-agli-operai-un-utopia-possibile.jpg\" alt=\"Un'immagine del film\" \/><\/p>\n<div class=\"caption\">\n<p>Un&#8217;immagine del film<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><em>&#8220;Le fabbriche agli operai&#8221; \u00e8 il titolo del documentario del regista croato Sr\u0111an Kova\u010devi\u0107, vincitore al Dokufest di Prizren del premio per il miglior documentario nei Balcani. Il film ripercorre la storica battaglia degli operai per l&#8217;autogestione della fabbrica ITAS, fino alla attuale difficile sopravvivenza della fabbrica stessa<\/em><\/p>\n<p><em>(Originariamente pubblicato dal portale\u00a0<\/em><a title=\"Link a Kosovo 2.0\" href=\"https:\/\/kosovotwopointzero.com\/en\/srdan-kovacevic-the-story-just-developed-in-front-of-me\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Kosovo 2.0<\/em>\u00a0<i class=\"fa fa-external-link\"><\/i>\u00a0<\/a><em>)<\/em><\/p>\n<p>Il documentario\u00a0<a title=\"Link a Tvornice radnicima\" href=\"https:\/\/www.fadein.hr\/projekti\/tvornice-radnicima\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Tvornice radnicima<\/em>\u00a0<i class=\"fa fa-external-link\"><\/i>\u00a0<\/a>[Le fabbriche agli operai] del regista croato Sr\u0111an Kova\u010devi\u0107 raggiunge il suo acme emotivo nella scena in cui Dragutin Varga, leader degli operai di vecchia generazione, assume l\u2019incarico di direttore della fabbrica di macchine utensili\u00a0<a title=\"Link a ITAS\" href=\"https:\/\/itas.hr\/o-nama\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ITAS\u00a0<i class=\"fa fa-external-link\"><\/i>\u00a0<\/a>, situata nella citt\u00e0 di Ivanec, nel nord della Croazia. Rivolgendosi ai suoi colleghi in veste di nuovo direttore, Varga promette agli operai scontenti che, qualora non dovesse riuscire a garantire un flusso di ricavi stabile e un pagamento regolare degli stipendi, avvier\u00e0 uno sciopero della fame per chiedere un aiuto allo stato. Grazie al suo comportamento integro e alla reputazione che si \u00e8 guadagnato nel tempo, Varga riesce a convincere gli operai a ritornare al lavoro per mantenere attiva la produzione.<\/p>\n<p>Varga non \u00e8 certo estraneo agli scioperi e altre forme di protesta, avendo iniziato a lavorare nella fabbrica ITAS nel 1973, quando era ancora studente delle superiori. Trentadue anni dopo, nel 2005, aveva guidato l\u2019occupazione operaia della fabbrica, con lo scopo di impedirne la privatizzazione. Quello dell\u2019ITAS \u00e8 l\u2019unico caso di appropriazione di una fabbrica da parte degli operai in tutta la ex Jugoslavia, una storia diventata fonte di ispirazione, alimentando sogni ambiziosi sulla possibilit\u00e0 di realizzare un\u2019utopia operaia.<\/p>\n<p>Quando nel 2015, quindi dieci anni dopo l\u2019occupazione della fabbrica, il regista Sr\u0111an Kova\u010devi\u0107 vi si rec\u00f2 per documentare la battaglia degli operai per salvaguardare l&#8217;ITAS come modello di autogestione, si imbatt\u00e9 in una situazione complessa in cui il lavoro quotidiano e i disaccordi tra gli operai di vecchia e nuova generazione si intrecciavano con processi politici e sociali pi\u00f9 ampi. Nonostante gli operai fossero riusciti ad appropriarsi dei mezzi di produzione, la malagestione, i macchinari obsoleti e un mercato neoliberista fortemente competitivo avevano reso quasi impossibile la sopravvivenza della fabbrica.<\/p>\n<p>Al Dokufest di Prizren di quest\u2019anno il film\u00a0<em>Tvornice radnicima<\/em>\u00a0ha vinto il premio\u00a0<a title=\"Link a Best Balkan Dox\" href=\"https:\/\/dokufest.com\/en\/news\/winners-of-dokufest-2022\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Best Balkan Dox\u00a0<i class=\"fa fa-external-link\"><\/i>\u00a0<\/a>come miglior documentario nei Balcani per la sua capacit\u00e0 \u2013 come si legge nella motivazione della giuria \u2013 \u201cdi mettere in luce le complesse dinamiche universali che caratterizzano un microcosmo in cui la solidariet\u00e0 umana viene messa alla prova dalle brutali forze sociali, utilizzando un approccio sensibile e una tecnica di ripresa cinematografica basata su un\u2019osservazione attenta\u201d.<\/p>\n<p>Al termine della prima proiezione del film\u00a0<em>Tvornice radnicima\u00a0<\/em>al festival di Prizren, K2.0 ha incontrato il regista Sr\u0111an Kova\u010devi\u0107 per parlare del cinema impegnato, del concetto di collettivit\u00e0 e molto altro ancora.<\/p>\n<p><strong>Come \u00e8 venuto a conoscenza della storia degli operai della fabbrica ITAS e cosa l\u2019ha spinta a seguire la loro lotta? Come si sono svolte le riprese nella fabbrica? Gli operai come l\u2019hanno accolta?<\/strong><\/p>\n<p>Rimasi incuriosito da questa storia nel 2012, dopo aver letto una\u00a0<a title=\"Link a lunga intervista\" href=\"http:\/\/slobodnifilozofski.com\/2012\/08\/razgovor-s-radnicima-itas-tvornica-se.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">lunga intervista\u00a0<i class=\"fa fa-external-link\"><\/i>\u00a0<\/a>pubblicata sul portale di sinistra\u00a0<em>Slobodni Filosofski\u00a0<\/em>(Libera [Facolt\u00e0 di] Filosofia). Si tratta di un portale nato come parte integrante della battaglia per l\u2019istruzione gratuita in Croazia, una battaglia partita nel 2009 dalla Facolt\u00e0 di Filosofia di Zagabria.<\/p>\n<p><em>Slobodni filozofski<\/em>\u00a0pubblic\u00f2 una conversazione piuttosto lunga e molto interessante con Dragutin Varga, protagonista del mio film e leader di quella rivolta scoppiata nel 2005 [che port\u00f2 all\u2019occupazione della fabbrica ITAS da parte degli operai]. Quello dell\u2019ITAS \u00e8 l\u2019unico caso in Croazia \u2013 se non addirittura nell\u2019intera ex Jugoslavia \u2013 di un\u2019occupazione operaia ben riuscita. Pensai che sarebbe stato interessante andare a vedere cosa stava accadendo nella fabbrica. Quale modello di propriet\u00e0 avevano introdotto? Come funzionava in pratica? Come venivano prese le decisioni?<\/p>\n<p>Cos\u00ec vi andai, senza un soldo in tasca, inventando un sistema che mi permise di realizzare autonomamente le riprese video e audio. Girai l\u2019intero film con una di quelle videocamere economiche, una Canon 6D, senza alcun copione. Il processo dur\u00f2 cinque anni, con 180 giorni di riprese effettive. Di solito mi recavo alla fabbrica una volta alla settimana.<\/p>\n<p>A Varga piacque molto l\u2019idea del film. Mi disse: \u201cS\u00ec, non ti preoccupare! Vai e fai quello che vuoi\u201d. Gli operai per\u00f2 non sono una massa omogenea, bens\u00ec un insieme di persone diverse tra loro. Quindi, alcuni si dimostrarono pienamente disposti a parlare e instaurare un rapporto con me, altri invece no. Alcuni operai avevano paura della videocamera, ed \u00e8 un comportamento del tutto comprensibile. Tuttavia, con il passare del tempo, in qualche modo riuscii a trovare il mio posto nella fabbrica. Alla maggior parte degli operai non dava fastidio il fatto che io facessi delle riprese. Inoltre, Varga e il direttore della fabbrica esaudirono la mia richiesta di poter seguire gli operai all\u2019interno della fabbrica, consentendomi di filmare tutto quello che volevo.<\/p>\n<p><strong>Ho l\u2019impressione che il suo film da un lato racconti la storia di una vittoria e, al contempo, dell\u2019utopia operaia e dall\u2019altro la storia delle sconfitte, della disperazione e delle difficolt\u00e0 economiche con cui gli operai devono fare i conti. Com\u2019\u00e8 riuscito a collegare diversi strati della storia?<\/strong><\/p>\n<p>La storia si svilupp\u00f2 spontaneamente davanti a me. Mi recavo alla fabbrica senza un\u2019idea precisa di cosa avrei filmato. Fu una sorta di ricerca. Poi durante il montaggio semplicemente lasciai scorrere le cose cos\u00ec com\u2019erano accadute. Nel corso dell\u2019intero processo non dovemmo inventare nulla.<\/p>\n<p>Avevamo una mole di materiale davvero impressionante, quindi semplicemente selezionammo le scene ben riuscite, costruendo cos\u00ec la storia che, a mio avviso, \u00e8 sincera e corrisponde alla verit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Nonostante gli operai non ne parlino esplicitamente nel film, sullo sfondo della storia sembra emergere una critica perspicace del processo di privatizzazione\u2026<\/strong><\/p>\n<p>Certo. Ovunque volgiamo lo sguardo, il mondo intorno a noi sta cadendo a pezzi. Credo che i processi economici costituiscano le fondamenta di una societ\u00e0. Nel caso della fabbrica ITAS, alcune persone hanno tentato di far funzionare le cose in modo diverso, di condividere il capitale della fabbrica e di compiere un piccolo passo in avanti verso un mondo migliore, verso una societ\u00e0 migliore. \u00c8 chiaro per\u00f2 che il capitalismo non vuole correre alcun rischio. Si cerca in tutti i modi di distruggere quanto costruito dagli operai: lo stato, la comunit\u00e0 locale e le \u00e9lite politiche stanno facendo tutto il possibile per ostacolare il funzionamento della fabbrica.<\/p>\n<p><strong>Dragutin Varga \u00e8 una persona molto intrigante, incarna la lotta per la sopravvivenza della fabbrica. Come ha influito la figura di Varga sul modo in cui lei ha costruito il racconto?<\/strong><\/p>\n<p>Nel film ho voluto raccontare il microcosmo della fabbrica su pi\u00f9 livelli. Un livello \u00e8 rappresentato da Varga, che ancora oggi, in un certo senso, \u00e8 il capo della fabbrica. Poi c\u2019\u00e8 il direttore che ha idee imprenditoriali, ossia economiche ben precise e ogni giorno deve fare i conti con vari problemi. Infine, ci sono gli operai con le loro istanze \u2013 rivendicano innanzitutto un aumento dei salari.<\/p>\n<p>Quindi, Varga aveva certamente influito sull\u2019evolvere della storia. In fin dei conti, fu lui a licenziare il direttore della fabbrica. Questo evento \u2013 che francamente non mi aspettavo accadesse \u2013 funse da contrappunto, scombussolando totalmente le cose. Cos\u00ec la storia prese un\u2019altra piega e questa dinamica \u2013 che da regista trovai molto interessante \u2013 confer\u00ec al film una dimensione narrativa. Se ci\u00f2 non fosse accaduto, non so come avremmo sviluppato la trama.<\/p>\n<p><strong>Da alcune discussioni tra gli operai emerge la jugonostalgia. Come viene raccontato questo sentimento nel film?<\/strong><\/p>\n<p>Ho voluto fortemente mettere in risalto questo aspetto. Essendo vicino alle idee socialiste, mi ero accorto che nella fabbrica erano ancora vivi i ricordi del socialismo jugoslavo. Un quarto, forse anche un terzo degli operai di una certa et\u00e0 sarebbe disposto a difendere le idee propugnate nel periodo socialista. La maggior parte degli operai \u00e8 disillusa dall\u2019attuale situazione e molti non ricordano gli eventi accaduti trenta, quaranta o cinquant\u2019anni fa. Tuttavia, la memoria del socialismo \u00e8 ancora viva nella fabbrica e ho voluto mettere in luce questo aspetto. Se non c\u2019\u00e8 memoria del passato, delle idee che diedero vita alla fabbrica, non si pu\u00f2 parlare di un futuro collettivo.<\/p>\n<p>Oggi c\u2019\u00e8 una sostanziale ignoranza sul fenomeno delle azioni collettive nelle fabbriche, e nella societ\u00e0 in generale. Bisogna insegnare alle persone, educate in un sistema imperniato sul capitalismo liberista, a pensare diversamente. Se tutti dovessimo adottare il pensiero capitalista e liberista, non ci sarebbe alcun futuro per la nostra societ\u00e0 e per l\u2019intero pianeta.<\/p>\n<p><strong>Nel film emergono anche i dissidi \u2013 qualcuno li definirebbe ideologici \u2013 tra gli operai anziani e quelli giovani, dissidi che ad un certo punto iniziano a minare il senso di collettivit\u00e0, mettendo a repentaglio la battaglia per la sopravvivenza della fabbrica\u2026<\/strong><\/p>\n<p>Non ho una posizione chiara sulla collettivit\u00e0, \u00e8 un concetto molto complesso. Anche la nazione evoca un\u2019idea di collettivit\u00e0, ma se osserviamo attentamente le relazioni umane, vediamo che ognuno lotta per i propri interessi, anzich\u00e9 per la comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Una situazione simile si riscontra anche nella fabbrica ITAS. Nei momenti difficili, quando il salario non arriva, una parte degli operai cerca di ragionare in un\u2019ottica collettiva, ma non hanno gli strumenti [per mettere in atto un\u2019azione collettiva]. Non sanno come comportarsi, cercano di fare qualcosa, ma in realt\u00e0 possono fare ben poco.<\/p>\n<p><strong>Forse perch\u00e9 sono impotenti di fronte alle dinamiche strutturali del mercato?<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec, ma questo aspetto emerge anche all\u2019interno della fabbrica, quando lottano per il salario, [in una scena del film] si vede che tutti hanno paura di parlare al microfono. Ed \u00e8 per questo ho deciso di inserire questa scena nel film, per riflettere sull\u2019idea della voce collettiva degli operai. In un certo senso bisogna essere impavidi per parlare pubblicamente di certe cose, ma gli operai stentano a farlo, pensano che forse sarebbe meglio stare lontani dai riflettori, per evitare di essere additati.<\/p>\n<p>L&#8217;idea di collettivit\u00e0 mi lascia perplesso. \u00c8 un concetto fluido, come anche quello di nazione. Le persone devono comprendere che i loro interessi si riflettono sulla collettivit\u00e0, devono sentirsi parte integrante della collettivit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Il suo film sembra alludere all\u2019idea che quando il presente \u00e8 precario, si tende a romanticizzare il passato\u2026<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 vero. Qualcuno ha detto che da queste parti non si sa mai che fine far\u00e0 il passato.<\/p>\n<p>Non ci ho pensato molto mentre giravo il film, ma credo che l\u2019idea che lei ha menzionato sia molto diffusa. Pensando al mio prossimo progetto, mi piacerebbe realizzare un film d\u2019archivio sullo sviluppo del socialismo in Jugoslavia.<\/p>\n<p>La domanda fondamentale \u00e8: come affrontare un tema cos\u00ec vasto, una quantit\u00e0 cos\u00ec rilevante di materiale storico? Dove sta la verit\u00e0? Non c\u2019\u00e8 alcun punto di equilibrio stabile, perch\u00e9 esistono varie interpretazioni di quanto accaduto in passato. Ogni gruppo sociale crede di conoscere la verit\u00e0 e continua a plasmare narrazioni.<\/p>\n<p>Quando di parla di autogestione jugoslava, occorre sottolineare che non mancarono gli aspetti positivi, lo stesso concetto di autogestione operaia \u00e8 un concetto positivo. Alcune fabbriche riuscirono a implementare il sistema di autogestione con grande successo. L\u2019idea iniziale era quella di implementare l\u2019autogestione prima nelle aziende e nelle fabbriche e poi all\u2019interno del sistema politico, fino alle pi\u00f9 alte cariche dello stato. Un\u2019idea che per\u00f2 non venne mai realizzata. Il sistema di autogestione fu implementato solo parzialmente, senza coinvolgere l\u2019apice della piramide, per poi crollare definitivamente. Questo fatto viene raramente menzionato. I discorsi che circolano negli ambienti di sinistra sono solitamente incentrati sul fatto che in Jugoslavia c\u2019era l\u2019autogestione. Certo che c\u2019era, ma ci si era limitati ad applicarla ad un solo livello, contrariamente all\u2019idea iniziale.<\/p>\n<p>Nella fabbrica ITAS attualmente vige un sistema diverso, una sorta di azionariato operaio. Ci sono alcuni aspetti fondamentali per il buon funzionamento di un\u2019azienda di questo tipo. Primo, l\u2019azienda deve essere in grado di portare avanti la produzione e di garantire i salari. Secondo, deve educare politicamente gli operai. Terzo, deve impegnarsi a sviluppare un sistema innovativo. In Croazia attualmente non c\u2019\u00e8 alcuna azienda interamente posseduta dai lavoratori. Ad oggi nessuno \u00e8 ancora riuscito a sviluppare un tale sistema. In Slovenia ci sono alcune realt\u00e0, ancora in via di sviluppo, basate sul modello cooperativo. In Croazia, invece, non c\u2019\u00e8 nulla di simile, e nemmeno in Bosnia Erzegovina e in Serbia. Affinch\u00e9 un sistema di gestione operaia dia i suoi frutti \u00e8 necessario che venga elaborato un buon modello conforme alla legge.<\/p>\n<p><strong>Una volta concluse le riprese del film, ha continuato a seguire le vicende della fabbrica?<\/strong><\/p>\n<p>So che gli operai stanno ancora facendo i conti con numerose difficolt\u00e0, ma la situazione \u00e8 un po\u2019 migliorata. Nel frattempo Varga ha assunto l\u2019incarico di direttore. Stanno cercando di migliorare la competitivit\u00e0 dei loro prodotti, ma anche di compiere un adeguamento al rialzo del costo del lavoro. Gli stipendi arretrati sono stati pagati, ed \u00e8 una cosa molto positiva. Ora gli stipendi arrivano in tempo.<\/p>\n<p>Durante alcune presentazioni del film in Slovenia e in Croazia abbiamo stabilito un primo contatto con l\u2019Istituto per la democrazia economica di Lubiana, impegnato nell\u2019elaborazione di modelli cooperativi in tutta la Slovenia, che si \u00e8 dimostrato molto interessato ad una collaborazione con la fabbrica ITAS. Sarebbe ottimo se riuscissero a fare qualcosa di concreto. Resta per\u00f2 da vedere se riusciranno a trovare i soldi necessari e se gli operai si dimostreranno disposti a imparare. \u00c8 un progetto che dovrebbe essere realizzato nell\u2019arco di uno o due anni. Nel frattempo, la fabbrica \u00e8 ancora in piedi, impiega 120-130 operai, gli stipendi vengono pagati in tempo.<\/p>\n<p><strong>Il suo film inizia con una breve nota in cui si afferma che tutti i proventi dell\u2019opera verranno ripartiti tra i professionisti impegnati nella sua realizzazione e i protagonisti. Ci pu\u00f2 spiegare come funziona in pratica questo accordo?<\/strong><\/p>\n<p>Con l\u2019aiuto di alcuni avvocati abbiamo elaborato un nuovo accordo, denominato Accordo cinematografico solidale, che prevede che i ricavi del film vengano ripartiti tra la casa di produzione, i protagonisti dell\u2019opera, i professionisti impegnati nella sua realizzazione e l\u2019autore. Ad ognuno di questi soggetti spetta una quota diversa dei proventi.<\/p>\n<p>Dunque, condividiamo i ricavi del film, almeno in teoria, perch\u00e9 \u00e8 difficile che un documentario generi profitto. Mi \u00e8 venuta in mente l\u2019idea di elaborare tale accordo perch\u00e9 quando lavoravo sul set dei film di altri registi non avevo mai ricevuto un soldo dai proventi derivanti dallo sfruttamento dell\u2019opera, solo il compenso per il lavoro svolto. Anche molti dei miei colleghi hanno vissuto la stessa esperienza. Quindi, ho pensato che, se un giorno fossi riuscito a realizzare un mio film, avrei fatto le cose diversamente.<\/p>\n<p><strong>Quale sar\u00e0 il suo prossimo progetto?<\/strong><\/p>\n<p>Nei miei film esploro i temi che mi interessano particolarmente. Attualmente sto lavorando ad un film su una piccola associazione di Lubiana che presta assistenza ai lavoratori migranti. I membri di questa associazione fanno un lavoro incredibile, considerano ogni caso singolarmente, intervengono in loco, contattano i datori di lavoro chiedendo loro di pagare gli stipendi arretrati, cercano di risolvere ogni problema con cui si confrontano i lavoratori provenienti da paesi come Bosnia, Kosovo, Serbia. Questi migranti arrivano in Slovenia in cerca di un lavoro dignitoso e finiscono per essere trattati come bestie.<\/p>\n<p><strong>Cosa l\u2019ha spinta a partecipare al Dokufest di Prizren?<\/strong><\/p>\n<p>Ero gi\u00e0 venuto al Dokufest dieci anni fa, nel 2012, ma solo come spettatore. Il Dokufest \u00e8 considerato un festival molto importante, quindi volevamo parteciparvi. Abbiamo contattato Veton Nurkollari [il direttore artistico del Dokufest] e gli abbiamo inviato il film. Dal momento che il film gli \u00e8 piaciuto, abbiamo deciso di venire.<\/p>\n<p>Non vedevo l\u2019ora di tornare a Prizren, di vedere cosa \u00e8 cambiato nel frattempo e come sarebbe andata l\u2019edizione del Dokufest di quest\u2019anno, considerando le grosse difficolt\u00e0 con cui negli ultimi due anni i festival di tutto il mondo hanno dovuto fare i conti.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Kosovo\/Le-fabbriche-agli-operai-un-utopia-possibile-220634\">https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Kosovo\/Le-fabbriche-agli-operai-un-utopia-possibile-220634<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OSSERVATORIO BALCANI E CAUCASO (Lirika Demiri) Un&#8217;immagine del film &#8220;Le fabbriche agli operai&#8221; \u00e8 il titolo del documentario del regista croato Sr\u0111an Kova\u010devi\u0107, vincitore al Dokufest di Prizren del premio per il miglior documentario nei Balcani. Il film ripercorre la storica battaglia degli operai per l&#8217;autogestione della fabbrica ITAS, fino alla attuale difficile sopravvivenza della fabbrica stessa (Originariamente pubblicato dal portale\u00a0Kosovo 2.0\u00a0\u00a0) Il documentario\u00a0Tvornice radnicima\u00a0\u00a0[Le fabbriche agli operai] del regista croato Sr\u0111an Kova\u010devi\u0107 raggiunge&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":74745,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/OBCT_Logo_with_text.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-jry","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/74744"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=74744"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/74744\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":74746,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/74744\/revisions\/74746"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/74745"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=74744"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=74744"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=74744"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}