{"id":74807,"date":"2022-10-07T10:22:20","date_gmt":"2022-10-07T08:22:20","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=74807"},"modified":"2022-10-06T21:26:22","modified_gmt":"2022-10-06T19:26:22","slug":"ucraina-battaglie-e-annessioni-allombra-della-bomba","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=74807","title":{"rendered":"Ucraina: battaglie e annessioni all\u2019ombra della \u201cbomba\u201d"},"content":{"rendered":"<p>da <strong>ANALISI DIFESA<\/strong> (Mirko Molteni)<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/01-15.jpg\" alt=\"01-15\" \/><\/p>\n<p>Domenica 2 ottobre 2022, la segnalazione da parte dell\u2019intelligence della NATO ai paesi membri che \u201ci russi stanno muovendo il sottomarino K-329 Belgorod nelle acque artiche del Mare di Kara per collaudare il siluro-drone nucleare Status 6 Poseidon\u201d, si \u00e8 aggiunta come ulteriore segno di allarmismo, degno delle stagioni peggiori della Guerra Fredda USA-URSS.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 movimenti di unit\u00e0 navali e aeree in segno di deterrenza, da parte di entrambi gli schieramenti, sono una prassi consolidata, ma \u00e8 il periodo che attuale che assegna significati particolari a manovre che in altri tempi verrebbero reputate di routine.<\/p>\n<p>Nel caso russo l\u2019obiettivo sembra essere quello di ribadire che si dispone di un arsenale nucleare pari o superiore quantitativamente a quello statunitense e dotato anche di sistemi speciali come il Poseidon, capace di creare tsunami artificiali per spazzare le coste nemiche.<\/p>\n<p>Nel caso americano e in genere NATO si approfitta di simili episodi per accusare l\u2019altra parte di preparare piani catastrofici, sebbene sia noto che certi armamenti strategici speciali del Cremlino sono stati sviluppati per cercare di riequilibrare la situazione dopo che gli Stati Uniti, per primi hanno stracciato unilateralmente, nonostante gli appelli contrari della Russia, alcuni trattati fondamentali per l\u2019equilibrio strategico, in primis l\u2019ABM nel 2002, ma anche l\u2019INF nel 2019.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-157803 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Dx85bjwXQAABM3T-360x245.jpg\" alt=\"Dx85bjwXQAABM3T-360x245\" width=\"403\" height=\"274\" \/><\/p>\n<p>E il siluro-drone Poseidon \u00e8 infatti un modo per aggirare le difese antimissile USA passando dagli abissi, cos\u00ec come un altro innovativo sistema russo, il missile a propulsione nucleare Burevestnik, in grado in teoria di volare per giorni o settimane compiendo larghi giri sugli oceani, pu\u00f2 infine arrivare sul territorio statunitense da direzioni e in tempi insospettabili.<\/p>\n<p>Il conflitto in Ucraina rappresenta quindi la miccia di un quadro pi\u00f9 complessivo, in cui America e Russia si affrontano entrambi per motivi strategici vitali. Nel caso di Washington mantenere a qualsiasi costo l\u2019Europa nella sua sfera d\u2019influenza, profittando della crisi per recidere ogni legame economico dei paesi UE col concorrente russo.<\/p>\n<p>Nel caso di Mosca, lottare sulla soglia di casa dopo che per oltre vent\u2019anni la NATO si \u00e8 espansa verso Est, minacciando infine di fagocitare, in un modo o nell\u2019altro, anche l\u2019Ucraina.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 non fa prevedere una conclusione del conflitto in tempi brevi, bens\u00ec una sua cronicizzazione, probabilmente ben al di l\u00e0 dell\u2019imminente inverno 2022-2023. E se anche la mediazione dell\u2019instancabile Turchia dovesse propiziare, un per ora improbabile cessate il fuoco, esso prenderebbe, nella migliore delle ipotesi, la forma di un fragile armistizio, senza cio\u00e8 la firma di una vera pace duratura.<\/p>\n<p>Troppi, il sangue versato, la vastit\u00e0 delle distruzioni e l\u2019odio reciproco accumulato in questi mesi, perch\u00e9 la fascia di confine tra Russia e Ucraina non continui a essere teatro di una crisi endemica che nel futuro a breve termine sar\u00e0 certamente pi\u00f9 intensa di quella avutasi, nell\u2019indifferenza dell\u2019Occidente, dal febbraio 2014, quando il rovesciamento violento del governo ucraino filorusso di Viktor Yanukovich fece slittare Kiev nella sfera d\u2019influenza occidentale, fino al febbraio 2022, quando l\u2019inizio della cosiddetta \u201coperazione speciale\u201d, come viene interpretata dai russi, avvi\u00f2 l\u2019attuale conflitto, assai pi\u00f9 esteso dei precedenti 8 anni di scontri a singhiozzo nel Donbass.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-157766 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/303298265_398469755799442_6764167646175769348_n.jpg\" alt=\"303298265_398469755799442_6764167646175769348_n\" width=\"960\" height=\"639\" \/><\/p>\n<p>Da un lato, gli Stati Uniti e i paesi della NATO promettono di proseguire il sostegno alle forze armate di Kiev incuranti dei contraccolpi economici causati dalla carenza o mancanza di scambi mercantili col gigante russo.<\/p>\n<p>Contraccolpi che sono per\u00f2 subiti dagli alleati membri dell\u2019Unione Europea e non dall\u2019America, aspetto che potrebbe col tempo far emergere quelle spaccature e divergenze di interessi fra le due sponde dell\u2019Atlantico finora sopite o appena sussurrate senza badare ai costi economici per la stessa vita quotidiana della popolazione europea.<\/p>\n<p>Dall\u2019altro lato, la Russia ha proceduto all\u2019annessione di fatto dei territori occupati nell\u2019Est e Sudest dell\u2019Ucraina, comprese le repubbliche filorusse di Donetsk e Lugansk, dietro il paravento dei referendum non riconosciuti dall\u2019ONU tenuti dal 23 al 27 settembre 2022, in modo da poterli considerare parte del territorio nazionale e quindi passibili, in teoria, di difesa anche con armi nucleari tattiche, a discrezione di Mosca, ponendo un pericoloso paletto per scoraggiare controffensive.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Referendum e annessione<\/u><\/strong><\/p>\n<p><u><\/u>Sulla fattibilit\u00e0 pratica, o meno, dell\u2019opzione nucleare torneremo pi\u00f9 oltre. Intanto iniziamo col ricordare i dati dichiarati sui referendum, di annessione. Secondo Mosca, avrebbero votato in favore dell\u2019annessione alla Russia il 99,23% degli elettori della Repubblica Popolare di Donetsk, il 98,42% di quelli della Repubblica di Lugansk, l\u201987,05% nella regione di Kherson e il 93,11% nella regione di Zaporozhye, o Zaporizhzhia. E\u2019 risaputo che sono plebisciti effettuati senza garanzie internazionali e in un contesto in cui, certamente, \u00e8 facile l\u2019effetto intimidazione per la presenza dell\u2019esercito russo.<\/p>\n<p>Peraltro, parte della popolazione, specie gli ucraini \u201cetnici\u201d distinti dai russofoni, ha abbandonato quei territori cercando rifugio a Kiev, a differenza dei profughi filorussi che, trovato riparo soprattutto nella regione di Rostov, hanno potuto partecipare alle consultazioni con seggi preparati in territorio russo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-157582 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/1366065.jpg\" alt=\"DONETSK, DONETSK PEOPLE'S REPUBLIC \u0096 SEPTEMBER 22, 2022: Preparations for a referendum to join Russia. On September 19, DPR and LPR Public Chambers appealed to DPR head Pushilin and LPR head Pasechnik with an initiative to immediately hold referendums on joining Russia. The next day DPR and LPR authorities announced that the referendum would be held onSeptember 23-27. Nikolai Trishin\/TASS \u00c4\u00cd\u00d0. \u00c4\u00ee\u00ed\u00e5\u00f6\u00ea. \u00cf\u00ee\u00e4\u00e3\u00ee\u00f2\u00ee\u00e2\u00ea\u00e0 \u00ea \u00f0\u00e5\u00f4\u00e5\u00f0\u00e5\u00ed\u00e4\u00f3\u00ec\u00f3 \u00ee \u00e2\u00f5\u00ee\u00e6\u00e4\u00e5\u00ed\u00e8\u00e8 \u00e2 \u00f1\u00ee\u00f1\u00f2\u00e0\u00e2 \u00d0\u00d4 \u00ed\u00e0 \u00e8\u00e7\u00e1\u00e8\u00f0\u00e0\u00f2\u00e5\u00eb\u00fc\u00ed\u00ee\u00ec \u00ef\u00f3\u00ed\u00ea\u00f2\u00e5. \u00ce\u00e1\u00f9\u00e5\u00f1\u00f2\u00e2\u00e5\u00ed\u00ed\u00fb\u00e5 \u00ef\u00e0\u00eb\u00e0\u00f2\u00fb \u00c4\u00ee\u00ed\u00e5\u00f6\u00ea\u00ee\u00e9 \u00e8 \u00cb\u00f3\u00e3\u00e0\u00ed\u00f1\u00ea\u00ee\u00e9 \u00ed\u00e0\u00f0\u00ee\u00e4\u00ed\u00fb\u00f5 \u00f0\u00e5\u00f1\u00ef\u00f3\u00e1\u00eb\u00e8\u00ea 19 \u00f1\u00e5\u00ed\u00f2\u00ff\u00e1\u00f0\u00ff \u00ee\u00e1\u00f0\u00e0\u00f2\u00e8\u00eb\u00e8\u00f1\u00fc \u00ea \u00e3\u00eb\u00e0\u00e2\u00e0\u00ec \u00f0\u00e5\u00f1\u00ef\u00f3\u00e1\u00eb\u00e8\u00ea \u00cf\u00f3\u00f8\u00e8\u00eb\u00e8\u00ed\u00f3 \u00e8 \u00cf\u00e0\u00f1\u00e5\u00f7\u00ed\u00e8\u00ea\u00f3 \u00f1 \u00e8\u00ed\u00e8\u00f6\u00e8\u00e0\u00f2\u00e8\u00e2\u00ee\u00e9 \u00ed\u00e5\u00ec\u00e5\u00e4\u00eb\u00e5\u00ed\u00ed\u00ee \u00ef\u00f0\u00ee\u00e2\u00e5\u00f1\u00f2\u00e8 \u00f0\u00e5\u00f4\u00e5\u00f0\u00e5\u00ed\u00e4\u00f3\u00ec\u00fb \u00ee \u00e2\u00f5\u00ee\u00e6\u00e4\u00e5\u00ed\u00e8\u00e8 \u00e2 \u00f1\u00ee\u00f1\u00f2\u00e0\u00e2 \u00d0\u00ee\u00f1\u00f1\u00e8\u00e8. \u00cd\u00e0 \u00f1\u00eb\u00e5\u00e4\u00f3\u00fe\u00f9\u00e8\u00e9 \u00e4\u00e5\u00ed\u00fc \u00e2\u00eb\u00e0\u00f1\u00f2\u00e8 \u00c4\u00cd\u00d0 \u00e8 \u00cb\u00cd\u00d0 \u00f1\u00ee\u00ee\u00e1\u00f9\u00e8\u00eb\u00e8, \u00f7\u00f2\u00ee \u00f0\u00e5\u00f4\u00e5\u00f0\u00e5\u00ed\u00e4\u00f3\u00ec \u00ef\u00f0\u00ee\u00e9\u00e4\u00e5\u00f2 \u00f1 23 \u00ef\u00ee 27 \u00f1\u00e5\u00ed\u00f2\u00ff\u00e1\u00f0\u00ff. \u00cd\u00e8\u00ea\u00ee\u00eb\u00e0\u00e9 \u00d2\u00f0\u00e8\u00f8\u00e8\u00ed\/\u00d2\u00c0\u00d1\u00d1\" width=\"1020\" height=\"648\" \/><\/p>\n<p>Inoltre, non va dimenticato che il controllo russo sul territorio di Zaporozhye\/Zaporizhzhia \u00e8 assai pi\u00f9 incompleto che negli altri, dato che l\u2019omonimo capoluogo, Zaporizhzhia-citt\u00e0, resta in mani ucraine.<\/p>\n<p>Su questo equivoco molta stampa occidentale ha giocato per mesi facendo passare i russi come folli che bombardavano le pertinenze dell\u2019omonima centrale nucleare locale, che prende il nome dalla regione, che \u00e8 sotto il controllo degli stessi russi e sorge nella citt\u00e0 di Energodar, in molte occasioni bersagliata da ordigni ucraini.<\/p>\n<p>I referendum hanno di certo raccolto almeno una parte di consensi sinceri, dato che le popolazioni russofone del Donbass sono state bombardate a pi\u00f9 riprese dalle forze armate ucraine fin dal 2014. E anche nelle ultime settimane si sono registrati nuovi bombardamenti sui territori di Donetsk e Lugansk, anche con vittime civili, che l\u2019esercito di Kiev ha attuato sia con artiglieria tradizionale (inclusi obici occidentali da 155 mm) e razzi da 122 mm Grad, sia, secondo i russi, con lanciarazzi campali statunitensi M142 HIMARS.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><u><\/u><strong><u>Lo Zar proclama\u2026<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Anche se \u00e8 impossibile dire quanti di quei voti referendari siano sinceri e quanti no, ci\u00f2 che conta \u00e8 che il 30 settembre il presidente russo Vladimir Putin ha firmato gli accordi di annessione con i capi filorussi delle quattro regioni Denis Pushilin (Donetsk), Leonid Pasechnik (Lugansk), Vladimir Saldo (Kherson) e Yevgeny Balitsky (Zaporizhzhia) durante una solenne cerimonia nella sontuosa sala di San Giorgio del Cremlino.<\/p>\n<p>In seguito, il 3 ottobre, le annessioni sono state ratificate dai parlamentari della Duma. Putin ha abbinato la firma a un lungo discorso che costituisce anche una sorta di \u201cmanifesto geopolitico\u201d della Russia rivolto come monito all\u2019Occidente a guida americana, e come invito al resto del mondo, perch\u00e8 approfitti dell\u2019occasione storica che potrebbe davvero accelerare il passaggio da un mondo unipolare a uno multipolare, come del resto \u00e8 sempre stato nei secoli passati.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-157726 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/pIwOCZEdrBWpGKh1AbA6Gtq8c4OepiIp.jpg\" alt=\"pIwOCZEdrBWpGKh1AbA6Gtq8c4OepiIp\" width=\"800\" height=\"493\" \/><\/p>\n<p>Fra i passaggi pi\u00f9 importanti, certamente quello in cui ritiene che a questo punto i russi potrebbero trattare, ma l\u2019annessione delle regioni \u00e8 ormai fuori discussione: \u201cL\u2019Ucraina deve cessare il fuoco cominciato nel 2014, siamo pronti a tornare al tavolo dei negoziati. Ma la scelta dell\u2019annessione della popolazione delle quattro regioni non \u00e8 pi\u00f9 in discussione\u201d.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 tuttavia cozza con la rinnovata volont\u00e0 del presidente ucraino Volodymir Zelensky di riconquistare tutto il paese, per non parlare del decreto legge con cui Zelensky mise per iscritto \u201cil recupero del Donbass e della Crimea\u201d fin dal marzo 2021, poco dopo l\u2019arrivo alla Casa Bianca del neo-presidente USA Joe Biden, dal quale sapeva di poter essere spalleggiato (complici forse anche gli affari in Ucraina del figlio Hunter Biden), decreto che lo scorso anno ha certo contribuito molto a far salire la tensione e a provocare la Russia.<\/p>\n<p>L\u2019altro tratto saliente del discorso dello \u201czar\u201d \u00e8 senz\u2019altro l\u2019accenno alla volont\u00e0 di difesa ad ogni costo delle nuove frontiere: \u201cProteggeremo la nostra terra usando tutte le nostre forze e i nostri strumenti e faremo di tutto per la sicurezza del popolo\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-157483 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/QPyCNmIAQUVq4RpEcaLI8hXqFQ3hlIlA.jpg\" alt=\"QPyCNmIAQUVq4RpEcaLI8hXqFQ3hlIlA\" width=\"811\" height=\"499\" \/><\/p>\n<p>Delle armi nucleari Putin ha parlato apertamente in un\u2019altra parte del discorso, ribadendo che, in fin dei conti, finora sono stati soltanto gli USA a utilizzare realmente queste bombe catastrofiche, perdipi\u00f9 contro un nemico che non avrebbe potuto reagire nella stessa maniera, cio\u00e8 il Giappone del 1945: \u201cGli Stati Uniti. Hanno creato un precedente usando le armi nucleari. Esiste un ordine mondiale unipolare, nella sua essenza antidemocratico e non libero.<\/p>\n<p>Gli Stati Uniti sono il solo paese al mondo ad aver utilizzato due volte le armi nucleari, distruggendo le citt\u00e0 giapponesi di Hiroshima e di Nagasaki. Ricordo che gli Stati Uniti e i britannici hanno raso al suolo, senza che ve ne fosse la necessit\u00e0 dal punto di vista militare, durante la Seconda Guerra Mondiale, le citt\u00e0 di Dresda, Amburgo, Colonia e numerose altre citt\u00e0 tedesche. Gli Stati Uniti hanno lasciato un segno terribile nella memoria dei popoli di Corea e del Vietnam con i barbari bombardamenti al napalm e con armi chimiche\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 ovvio che anche URSS e Russia, nei vari conflitti da essi combattuti, non sono andati per il sottile, ma ci\u00f2 che premeva a Putin era sottolineare la contraddizione di fondo dovuta al fatto che l\u2019Occidente si presenta al resto del mondo con una presunta superiorit\u00e0 morale discutibile o almeno spesso falsata: \u201cL\u2019Occidente difende un ordine basato sulle regole. Chi ha deciso queste regole? Chi \u00e8 che ha concordato queste regole? \u00c8 un inganno vero e proprio, con un doppio, triplo standard. Con tutte queste regole false la Russia non ha intenzione di vivere\u201d.<\/p>\n<p>Riprova indiretta si era avuta gi\u00e0 il 22 settembre quando Zelensky aveva chiesto provocatoriamente che \u201cvenisse tolto alla Russia il diritto di veto al Consiglio di Sicurezza dell\u2019ONU\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-157808 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/595d4183e81d576fbe311c0322446f8d_1662145409_extra_large.jpg\" alt=\"595d4183e81d576fbe311c0322446f8d_1662145409_extra_large\" width=\"810\" height=\"490\" \/><\/p>\n<p>Iniziativa che sarebbe andato a minare l\u2019origine stessa delle Nazioni Unite nel 1945, quando uno dei pilastri che permisero la creazione dell\u2019ONU fu il diritto di veto concordato tra le 5 potenze principali vincitrici della Seconda Guerra Mondiale, cio\u00e8 USA, Francia, Gran Bretagna, Unione Sovietica (poi Russia) e la Cina allora di Chang Kai Shek, poi trasferitasi a Taiwan, che conserv\u00f2 il seggio fino al 1971, quando pass\u00f2 alla Cina rossa di Mao Zedong.<\/p>\n<p>L\u2019idea del diritto di veto era stata concepita di comune accordo fra Churchill, Stalin, Roosevelt, e poi Truman, in un\u2019epoca in cui, per quanto gli Stati Uniti fossero emersi dal conflitto contro l\u2019Asse come la massima potenza militare del globo, avevano per\u00f2 avuto la saggezza di concedere pari dignit\u00e0 diplomatica ai loro maggiori alleati.<\/p>\n<p>Le parole di Putin sui \u201cdoppi e tripli standard\u201d assumono particolare significato se si considera che nessuno ha mai chiesto di togliere il diritto di veto agli USA a causa delle varie guerre combattute dagli americani in oltre 70 anni, spesso senza alcuna \u201cpezza legale\u201d delle Nazioni Unite.<\/p>\n<p>D\u2019altronde, non \u00e8 nemmeno fuori luogo rammentare che l\u2019attenzione mediatica occidentale per le sorti dell\u2019Ucraina ha fatto il paio con la cronica \u201camnesia\u201d rispetto a conflitti sanguinosissimi in varie altre parti del mondo.<\/p>\n<p>Basti ricordare, per citarne solo tre, la guerra in Yemen, in atto, pur fra fragili tregue, dal 2014, quella in Etiopia, con epicentro il Tigr\u00e8, scoppiata nel novembre 2020 e che fra poco \u201ccompir\u00e0\u201d due anni, e la guerriglia birmana contro i generali golpisti filocinesi, in atto dal settembre 2021.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-157809 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/298459647_380689750910776_3411937490666994823_n.jpg\" alt=\"298459647_380689750910776_3411937490666994823_n\" width=\"960\" height=\"640\" \/><\/p>\n<p>Come era prevedibile il 1\u00b0 ottobre la Russia ha posto il veto sulla risoluzione di condanna delle annessioni presentata al Consiglio di Sicurezza ONU da Stati Uniti e Albania. Senza contare che le astensioni di Cina, India, Brasile e Gabon confermano che tali paesi, pur preoccupati dal proseguimento del conflitto, non vogliono rompere con Mosca.<\/p>\n<p>Il presidente russo ha inoltre sostenuto che non \u00e8 nei suoi programmi ricreare l\u2019Unione Sovietica, poich\u00e9 \u201cnon serve alla Russia e non \u00e8 a ci\u00f2 a cui aspiriamo\u201d. Ma nonostante ci\u00f2, lasciando intendere tutti gli ultimi vent\u2019anni di pressioni su Mosca e di espansione a Est dell\u2019Alleanza Atlantica, \u201cl\u2019Occidente porta avanti una guerra ibrida contro la Russia\u201d.<\/p>\n<p>E prosegue: \u201cVogliono frantumare la Russia in staterelli che combattono l\u2019uno contro l\u2019altro. Trasformarci in una loro colonia, defraudarci del petrolio e delle altre risorse, trarre i loro vantaggi per riuscire a essere egemoni\u201d.<\/p>\n<p>Ne ha anche avuto per i paesi europei, considerati dal Cremlino meramente succubi di Washington: \u201cGli Stati Uniti non vogliono distruggere solo la Russia. Ma anche i loro competitori europei, fra cui l\u2019Italia, la Francia e la Spagna e altri Paesi con storia di secoli alle spalle. La scelta dell\u2019Unione Europea di respingere le fonti di energia russe e altre risorse russe sta di fatto portando l\u2019Europa alla de-industrializzazione. Le \u00e9lites europee capiscono tutto, ma preferiscono fare gli interessi di altri. Non \u00e8 pi\u00f9 neanche servilismo, ma un tradimento diretto dei loro popoli\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><u><\/u><strong><u>Nord Stream: Quali sabotatori?<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Per quanto di parte, il proclama di Putin non manca di appigli alla realt\u00e0 ed \u00e8 ormai riconosciuto che la guerra russo-ucraina, col corollario di sanzioni economiche che hanno costretto al blocco dei commerci con Mosca, sta danneggiando l\u2019Europa occidentale e non gli USA. La stessa Russia, anche se provata dal contraccolpo, lo \u00e8 molto meno del previsto, potendo contare su numerosi paesi di sbocco delle materie prime.<\/p>\n<p>A confermarlo ha provveduto il 28 settembre la BERS, la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, che ha rivisto pesantemente, dimezzandola, la previsione di contrazione del Pil della Russia per il 2022, ricalcolandola a un meno 5%, rispetto all\u2019assai pi\u00f9 cupo meno 10% che veniva pronosticato a maggio, mentre per il 2023 il prodotto interno russo viene previsto in calo del 3%, sempre una prospettiva negativa, ma non certo una catastrofe.<\/p>\n<p>Nel medesimo lasso di tempo, tuttavia, bisogner\u00e0 vedere di quanto saranno peggiorati i Pil e i tenori di vita dell\u2019Europa occidentale, per capire davvero chi sta vincendo la guerra degli embarghi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-157687 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/1_fsvdk_nordstream_202209-1-2022-artikel.jpg\" alt=\"1_fsvdk_nordstream_202209-1-2022-artikel\" width=\"1146\" height=\"694\" \/><\/p>\n<p>E\u2019 in un simile contesto che s\u2019\u00e8 verificato il 26 settembre il ben noto attentato alla doppia tratta dei gasdotti Nord Stream 1 e 2, con esplosioni sottomarine verificatesi nei fondali attorno all\u2019isola danese di Bornholm, in un\u2019area solitamente sorvegliatissima da navi e aerei della NATO, essendo piuttosto vicina agli stretti del Kattegat e dello Skagerrak che collegano il Mar Baltico all\u2019Oceano Atlantico.<\/p>\n<p>Il 1\u00b0 ottobre funzionari danesi hanno riferito che le perdite di metano fuoriuscite dalle quattro falle complessive si sono arrestate dopo che la pressione si \u00e8 stabilizzata. Il mistero su chi ha davvero attuato il clamoroso sabotaggio resta al momento tale, almeno finch\u00e8 non si scender\u00e0 a 80 metri di profondit\u00e0 con veicoli e sensori subacquei per indagare.<\/p>\n<p>Uno dei nodi principali sar\u00e0 capire se le esplosioni sono avvenute all\u2019esterno o all\u2019interno dei tubi, il che potrebbe gi\u00e0 suggerire molte cose. Sempre il 1\u00b0 ottobre il giornale tedesco Der Spiegel ha pubblicato stralci di una prima inchiesta dei servizi segreti germanici BND (presumibilmente ancora in corso) secondo cui \u201cla potenza delle deflagrazioni rilevata dai sismografi indicherebbe 500 chili di esplosivo per ogni falla\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 una quantit\u00e0 molto maggiore dei 100 chili di tritolo stimati nei primissimi giorni da fonti militari svedesi. Per il giornale tedesco \u201cla quantit\u00e0 di tritolo rafforza l\u2019ipotesi che l\u2019autore sia uno Stato e non un\u2019organizzazione terroristica\u201d. Mentre USA e NATO hanno da subito fatto capire di considerare responsabile dell\u2019attentato la Russia (secondo una strana logica per cui i russi avrebbero voluto semplicemente danneggiare una infrastruttura da essi stessi voluta e gestita), Der Spiegel lascia aperta la porta all\u2019ipotesi che possano essere stati gli americani, ricordando le frasi pronunciate nei mesi scorsi dal presidente Joe Biden: \u201cPorremo fine al North Stream. Siamo in grado di farlo\u201d.<\/p>\n<p>Il giornale tedesco lasciava aperta, come unica possibilit\u00e0 di responsabilit\u00e0 russa, l\u2019ipotesi che Gazprom non volesse pagare multe per la mancata consegna del metano ma non pare molto plausibile, considerato che le sanzioni, il blocco del North Stream 1 e la mancata operativit\u00e0 del Nord Stream 2 sono in ultima analisi causate dall\u2019ostilit\u00e0 espressa dai paesi occidentali.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-157689 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/skynews-nord-stream-gas-leak_5912785.jpg\" alt=\"skynews-nord-stream-gas-leak_5912785\" width=\"1600\" height=\"900\" \/><\/p>\n<p>Fra gli aspetti pi\u00f9 interessanti, sembra esserci la valutazione di 500 chili di esplosivo per ogni falla come quantit\u00e0 indicativa. Ammesso che quella dei servizi BND sia una stima credibile, si tratta di una notevole quantit\u00e0 che potrebbe rafforzare la pista della posa di ordigni dall\u2019esterno, con mine telecomandate, sottomarini o droni subacquei.<\/p>\n<p>Tutto il contrario di quanto scriveva lo stesso giorno il quotidiano britannico Guardian, che propendeva pi\u00f9 per l\u2019uso di \u201crobot telecomandati per la manutenzione interna dei tubi, che avrebbero posato gli ordigni\u201d.<\/p>\n<p>Mine interne al tubo implicherebbero come potenziali responsabili solo Russia e Germania, che controllano i due capi delle condotte. Ma posare ordigni da 500 chili ciascuno \u00e8 pi\u00f9 facile dall\u2019esterno, poich\u00e9 per un ordigno che proviene (indipendentemente dal tipo di vettore) dal mare aperto, non ci sono limiti dimensionali, essendo all\u2019esterno, inoltre lo stesso ambiente subacqueo allevia i pesi grazie alla spinta d\u2019Archimede.<\/p>\n<p>Diverso il caso di una mina trasportata, come sostengono gli inglesi, attraverso il cavo, tecnicamente la \u201cluce\u201d, della conduttura. I tubi del Nord Stream, per quanto si sa, hanno un diametro interno di poco superiore a un metro, per l\u2019esattezza vengono dichiarati \u201c1153 mm\u201d.<\/p>\n<p>Lo spazio \u00e8 certo pi\u00f9 angusto per poter trasportare una grossa carica esplosiva, per quanto sia vero che anche un ordigno con 500 chili di esplosivo possa essere eventualmente sagomato in forma oblunga, per ovviare agli ingombri, il che, per contro, potrebbe far disperdere su un\u2019area troppo ampia la forza dell\u2019esplosione, rischiando un effetto inferiore al voluto.<\/p>\n<p>Prima di dati concreti derivabili da una seria indagine, queste sono solo illazioni, ma un aspetto potrebbe gi\u00e0 essere preso per buono. Che cio\u00e8 se \u201cvincesse\u201d l\u2019ipotesi dell\u2019ordigno esterno alla tubazione, diverrebbe pi\u00f9 plausibile l\u2019ipotesi di una responsabilit\u00e0 anglo-americana, dato che mezzi navali e sottomarini, anche telecomandati, di Washington, Londra o di altri alleati potrebbero muoversi molto facilmente in quel braccio di mare, diversamente da analoghi mezzi russi.<\/p>\n<p>Intanto, la premier danese Mette Frederiksen ha incontrato fra 30 settembre e 1\u00b0 ottobre, il segretario della NATO Jens Stoltenberg e il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, che hanno assicurato \u201cprotezione delle infrastrutture critiche\u201d, nonch\u00e9 la neo-premier britannica Liz Truss, alla quale la collega di Copenhagen ha \u201cfornito dettagli su ci\u00f2 che non \u00e8 stato un incidente, ma qualcosa di pianificato\u201d.<\/p>\n<p>Forse non si sapr\u00e0 mai con certezza se qualcuno, oppure no, abbia plaudito al vedere danneggiati i gasdotti sul fondo del Baltico, vedendovi il viatico a massicce importazioni di gas liquefatto via nave.<\/p>\n<p>Tuttavia, non \u00e8 improbabile che, presto o tardi, il Nord Stream possa tornare in funzione, se il panorama geopolitico potesse mutare. Il 2 ottobre il ministro dell\u2019Energia russo Alexandr Novak ha infatti dichiarato: \u201cNon ci sono mai stati incidenti di questo genere. Ma c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 tecnica di ripristinare l\u2019infrastruttura. Ci vorr\u00e0 tempo e denaro. Ma sono sicuro che sar\u00e0 possibile capire come farlo\u201d.<\/p>\n<p>Frattanto, Putin in persona aveva presieduto a Mosca il 29 settembre, insieme al capo dei servizi segreti esteri russi SVR, Sergei Naryshkin, un vertice delle intelligence dei paesi della CSI, l\u2019ente che raggruppa la maggior parte delle repubbliche ex-sovietiche, esortandoli ad aumentare la sorveglianza poich\u00e9 \u201ci nostri avversari geopolitici sono pronti a diffondere crisi, rivoluzioni colorate e massacri sanguinosi\u201d.<\/p>\n<p>\u201cSappiamo che l\u2019Occidente vuole incitare nuovi conflitti nella CSI ma ne abbiamo gi\u00e0 abbastanza, basta vedere ci\u00f2 che accade fra Russia e Ucraina e ci\u00f2 che succede sui confini di altri paesi della CSI\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><u><\/u><strong><u>Frontiera nucleare<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Una delle primissime reazioni a caldo alle annessioni alla Russia della fascia del Donbass, pi\u00f9 quella fra Kherson e Zaporizhzhia, \u00e8 venuta dallo stesso presidente ucraino Zelensky, che il 30 settembre ha annunciato la firma della richiesta ufficiale di adesione dell\u2019Ucraina alla NATO. Proprio l\u2019eventualit\u00e0 ipotetica che aveva fatto via via montare la tensione fra Mosca e Kiev fino allo scatenamento del conflitto.<\/p>\n<p>\u201cStiamo compiendo un passo decisivo firmando la domanda dell\u2019Ucraina per l\u2019adesione accelerata alla NATO. Di fatto, siamo gi\u00e0 nell\u2019Alleanza, abbiamo gi\u00e0 dimostrato la compatibilit\u00e0 con i suoi standard, reali sul campo di battaglia e in tutti gli aspetti della nostra interazione. Ci fidiamo gli uni degli altri, ci aiutiamo a vicenda e ci proteggiamo a vicenda. Questa \u00e8 l\u2019Alleanza. Di fatto. Oggi l\u2019Ucraina chiede di farlo de jure. In modo accelerato. Compiamo il nostro passo decisivo firmando la domanda di adesione accelerata dell\u2019Ucraina alla NATO\u201d. Cos\u00ec il capo di Kiev, nel tentativo di reagire alle mosse russe forzando gli alleati a un coinvolgimento pi\u00f9 ampio in sua difesa, ma da Bruxelles, consci del rischio, ne hanno subito raffreddato gli entusiasmi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-157810 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/291778017_353578206955264_6531647636365674833_n.jpg\" alt=\"291778017_353578206955264_6531647636365674833_n\" width=\"960\" height=\"640\" \/><\/p>\n<p>A parte il fatto che \u00e8 palesemente improponibile accettare nell\u2019alleanza un paese attualmente in stato di guerra, fonti della NATO hanno diramato quella stessa sera all\u2019agenzia ANSA: \u201cLa procedura di accesso all\u2019Alleanza Atlantica la conosciamo bene perch\u00e9 l\u2019abbiamo vista ora con Svezia e Finlandia. Gli alleati si consultano, discutono, ci sono criteri da rispettare e qualsiasi decisione di adesione deve essere collettiva. Poi ci sono le ratifiche nazionali. Quindi nessuna corsia preferenziale per nessuno\u201d.<\/p>\n<p>Nessun ingresso accelerato, dunque, che sembra pi\u00f9 una formula propagandistica di Kiev. Lo stesso segretario dell\u2019alleanza, Stoltenberg, ha ricordato il 2 ottobre in un\u2019intervista concessa alla tv americana NBC: \u201cL\u2019adesione dell\u2019Ucraina alla NATO richiede il consenso di tutti i 30 paesi alleati. La priorit\u00e0 ora, ha aggiunto, \u00e8 supportare l\u2019Ucraina: hanno bisogno di pi\u00f9 aiuto, e di un aiuto che sia continuativo\u201d. Insomma, per ora la prospettiva di un\u2019Ucraina membro NATO, nonostante il notevole supporto militare occidentale, \u00e8 fuori discussione.<\/p>\n<p>Non solo, la testata americana Politico ha rilevato che la pretesa del governo ucraino sta suscitando malumori fra gli stessi deputati e senatori del Congresso USA, divisi sul da farsi e perfino la speaker Nancy Pelosi, a una domanda sull\u2019opportunit\u00e0 di accogliere l\u2019Ucraina nell\u2019alleanza, ha un po\u2019 glissato: \u201cGli USA sono molto impegnati per la democrazia in Ucraina\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-157811 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/157830-1_large.jpg\" alt=\"157830-1_large\" width=\"1140\" height=\"760\" \/><\/p>\n<p>Del resto, pare che le uniche nazioni NATO apertamente favorevoli all\u2019ingresso di Kiev siano una decina di membri dell\u2019Europa Orientale, i pi\u00f9 antirussi, ovvero Polonia, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Macedonia del Nord, Montenegro, Romania e Slovacchia. Del resto, sta ristagnando anche la procedura di ammissione di Svezia e Finlandia, che lo scorso aprile veniva data per rapida e invece continua a scontrarsi con l\u2019aperta contrariet\u00e0 di Turchia e Ungheria, anche perch\u00e9 non sembra bastare ad Ankara la ripresa della vendita di armi svedesi all\u2019esercito turco.<\/p>\n<p>Se evitare, per il momento, allargamenti ulteriori dell\u2019Alleanza Atlantica mette al riparo dai rischi connessi con l\u2019applicazione dell\u2019Articolo 5 per la difesa collettiva nel caso un membro venga assalito, gli avvenimenti di questi giorni sono stati dominati dalla paura nucleare legata al nuovo status dei territori annessi.<\/p>\n<p>Ora che la Russia, dal suo punto di vista, combatte sul fronte ucraino per un territorio interamente \u201cpatrio\u201d, teoricamente sarebbe possibile il ricorso ad armi nucleari tattiche per sopperire a rovesci sul terreno.\u00a0Questo in teoria, poich\u00e9 non \u00e8 detto che davvero Mosca intenda farlo, tenuto conto che si tratta di devastare e inquinare di radiazioni un\u2019area che si intenderebbe proteggere e di fatto a pochi chilometri dal territorio russo.<\/p>\n<p>Certo Mosca gioca sull\u2019ambiguit\u00e0 dei suoi vertici, che sembrano spartirsi di comune accordo l\u2019onere di interpretare di volta in volta falchi o colombe, dal punto di vista atomico, apposta per mantenere ben viva la dissuasione nei confronti dell\u2019Occidente.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-157812 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/104444_1-1.jpg\" alt=\"104444_1-1\" width=\"800\" height=\"533\" \/><\/p>\n<p>Gi\u00e0 il 22 settembre, alla vigilia dei referendum, l\u2019ex-presidente ed ex-primo ministro Dmitry Medvedev, ora vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Russia, ha dato la stura a uno dei suoi comunicati al vetriolo: \u201cI vari generali idioti in pensione non hanno bisogno di spaventarci parlando di un raid della NATO in Crimea, dato che i nostri missili ipersonici sono in grado di raggiungere obiettivi in Europa e negli Stati Uniti molto pi\u00f9 velocemente.<\/p>\n<p>Non solo le capacit\u00e0 di mobilitazione, ma anche qualsiasi arma russa, comprese le armi nucleari strategiche e le armi basate su nuovi principi, potrebbero essere utilizzate per la protezione dei territori che diverranno parte della Russia\u201d.<\/p>\n<p>Due giorni dopo, dal quartier generale della NATO, Stoltenberg ha ammonito, pur senza scendere nei dettagli: \u201cCi saranno gravi conseguenze se armi nucleari verranno utilizzate dalla Russia in Ucraina. Non elaborer\u00f2 esattamente su come reagiremo, dipende dal tipo di armi di distruzione di massa che possono usare. Il fatto \u00e8 che la probabilit\u00e0 di qualsiasi uso di armi nucleari \u00e8 ancora bassa, ma le potenziali conseguenze sono cos\u00ec grandi, quindi dobbiamo prenderle sul serio. E la retorica e le minacce che il presidente Putin porta avanti aumentano le tensioni, sono pericolose e sconsiderate\u201d.<\/p>\n<p>Il 26 settembre il New York Times ha scritto che, stando a \u201cfonti dell\u2019amministrazione di Washington\u201d, il Cremlino potrebbe ordinare \u201cdi usare armi nucleari in un\u2019azione dimostrativa sul Mar Nero, sull\u2019Oceano Artico o sul territorio dell\u2019Ucraina\u201d. Tuttavia \u201cgli esperti ritengono improbabile che Putin prenda decisioni in merito, vista la reazione dell\u2019Occidente e degli alleati di Mosca\u201d. Il 28 settembre, Politico riportava che \u201cl\u2019intelligence USA sta aumentando gli sforzi per individuare movimenti e comunicazioni dei militari russi che possano costituire indizi di un eventuale ordine da parte di Vladimir Putin di utilizzo di armi nucleari in Ucraina\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-157814 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/2022-08-22-neposhkodzhenyj-trofejnyj-t3.jpg\" alt=\"2022-08-22-neposhkodzhenyj-trofejnyj-t3\" width=\"960\" height=\"679\" \/><\/p>\n<p>Secondo la testata USA, tuttavia \u201cqualsiasi indicazione che il presidente russo abbia deciso di scatenare l\u2019impensabile, in un disperato tentativo di riconquistare l\u2019iniziativa o ricattare la comunit\u00e0 internazionale, potrebbe arrivare troppo tardi\u201d.<\/p>\n<p>In verit\u00e0, fra il 29 e il 30 settembre giungevano da Mosca segnali di tutt\u2019altro tenore. Anzitutto la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova ha annunciato che \u201cla Russia sta considerando la ripresa delle ispezioni reciproche nel quadro del trattato strategico New START\u201d e che \u201c\u00e8 allo studio la possibilit\u00e0 di incontri in presenza della commissione bilaterale\u201d.<\/p>\n<p>Si tratterebbe di un passo importante per rivitalizzare l\u2019accordo che limita gli arsenali nucleari strategici di USA e Russia, in vigore dal 2011 e rinnovato, a fatica, nel 2021, ma per soli altri cinque anni, fino al 2026. L\u2019applicazione del trattato, che prevederebbe ispezioni reciproche di delegazioni russe e americane alle basi di missili strategici, \u00e8 infatti \u201cazzoppata\u201d ormai dal 2020, quando a causa della pandemia di Covid, le visite sono state sospese. Inoltre lo stesso portavoce del Cremlino, Dimitri Peskov ha escluso categoricamente che le forze russe intendano utilizzare\u00a0<em>nukes<\/em>\u00a0in Ucraina.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-157815 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/5fb624733937158c.jpg\" alt=\"5fb624733937158c\" width=\"799\" height=\"432\" \/><\/p>\n<p>Logica vorrebbe che i russi non impiegassero armi nucleari, anche se tattiche e di potenza relativamente piccola, praticamente sulla soglia di casa propria, come ha fatto notare anche l\u2019analista italiano Dario Fabbri, direttore di Domino: \u201cL\u2019impiego reale di un\u2019arma nucleare tattica per difendere la nuova frontiera russa porrebbe enormi problemi, specie la ricaduta radioattiva dell\u2019esplosione, in gergo il fallout. L\u2019uso di simili armi dipende dalle condizioni del vento, ma in Ucraina ci sono venti mutevoli e imprevedibili, inoltre mancano montagne che facciano barriera. Il fallout pu\u00f2 disperdersi anche verso la Russia stessa.<\/p>\n<p>Un\u2019atomica tattica non basterebbe a far concludere un conflitto, per quanto devastante. Ce ne vorrebbe una strategica. I russi, inoltre, potrebbero temere che, a un loro colpo nucleare sull\u2019esercito ucraino, le tre potenze atomiche occidentali, cio\u00e8 Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, possano intervenire con ordigni tattici sulle forze russe. E\u2019 molto improbabile che anglo-americani o francesi reagiscano cos\u00ec. Ma dobbiamo presupporre che i russi non escludano tale eventualit\u00e0. Nel pensiero militare si tende a non escludere nulla a priori, secondo la formula\u00a0<em>and if?<\/em>\u00a0(e se\u2026.)\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><u><\/u><strong><u>Parla Kissinger<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Partecipando il 1\u00b0 ottobre a una riunione del Council of Foreign Relations di New York, un monumento vivente della geopolitica come l\u2019ex-consigliere alla sicurezza ed ex-segretario di Stato Henry Kissinger, 99 anni, ha dichiarato: \u201cLa Russia ha perso la guerra, ora dobbiamo impedire la sua escalation nucleare. Potremmo batterla anche in quello scenario, ma la natura delle relazioni internazionali e l\u2019intero sistema mondiale verrebbero sconvolti. La diplomazia deve tornare in azione. A un impiego russo delle armi nucleari in Ucraina, la NATO dovrebbe reagire il pi\u00f9 a lungo possibile con armi convenzionali. Ma i dirigenti russi devono sapere che nel caso usino armi nucleari i termini per un accordo di pace diventeranno peggiori per loro, la Russia ne uscir\u00e0 come una nazione pi\u00f9 debole di prima\u201d.<\/p>\n<p>E ha aggiunto: \u201cL\u2019Ucraina non va demoralizzata. Deve avere un ruolo primario nel processo di pace. Le tutele della libert\u00e0 ucraina includono la sua appartenenza all\u2019Unione Europea. In quanto al suo rapporto con la NATO, \u00e8 gi\u00e0 stato risolto dagli eventi. Ora, un dialogo, anche solo esplorativo, \u00e8 essenziale in quest\u2019atmosfera nucleare. Non \u00e8 rilevante se Putin ci piaccia o no\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-157816 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/5f4a3715.jpg\" alt=\"5f4a3715\" width=\"1200\" height=\"801\" \/><\/p>\n<p>Certamente le parole del \u201cguru\u201d della geopolitica triangolare USA-Russia-Cina, colui che gi\u00e0 nel 1972 aveva in pratica intravisto il mondo di oggi, sono condivisibili per quanto riguarda il ruolo principe da assegnare alla diplomazia, al negoziare con Putin \u201canche se non ci piace\u201d, sebbene la conclusione secondo cui la Russia abbia gi\u00e0 perso la guerra sembra perlomeno un po\u2019 affrettata, tenuto conto che con le varie annessioni, comunque, Mosca ha strappato a Kiev circa un 18% del paese. Altra storia \u00e8 tenerlo saldamente, ma, appunto, lo si vedr\u00e0 nel tempo.<\/p>\n<p>Un po\u2019 in risposta a Kissinger, il 2 ottobre l\u2019esperto russo Andrei Kortunov, direttore del Russian International Affairs Council ha detto, intervistato da Lucia Annunziata su Rai 3: \u201cSe si arriva a una guerra nucleare, tutti saranno distrutti, non solo la Russia, ma anche i suoi avversari, compresa la NATO. La Russia ha abbastanza testate nucleari per distruggere tutta l\u2019umanit\u00e0, cos\u00ec come gli Stati Uniti. Da questo punto di vista, noi non siamo in una posizione migliore o peggiore di qualsiasi altro Paese che potrebbe essere esposto all\u2019uso di armi nucleari. Auspico che questa possa essere una considerazione deterrente per il Cremlino, che la Russia non ne faccia uso contro l\u2019Ucraina e che la NATO non interferisca. Ma se la NATO interferir\u00e0, essendo superiore a livello di armi convenzionali, la risposta della Russia sar\u00e0 l\u2019uso di armi nucleari\u201d.<\/p>\n<p>E ha chiosato: \u201cMagari la mobilitazione parziale \u00e8 un segnale indiretto che il Cremlino vuole considerare una escalation diversa, non con l\u2019uso di armi nucleari ma portando sul terreno forze umane. Ma il pericolo dell\u2019uso delle forze nucleari rimane sempre. Magari per incidente, per errore, soprattutto se l\u2019assistenza militare occidentale all\u2019Ucraina dovesse aumentare\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Opzioni nucleari<\/u><\/strong><\/p>\n<p><u><\/u>In effetti, pensare che davvero i russi possano utilizzare anche una sola\u00a0<em>nuke\u00a0<\/em>tattica su una grossa formazione dell\u2019esercito ucraino a scopo intimidatorio e per sopperire a uno sfondamento del fronte, pare davvero fuori luogo, assolutamente sproporzionato e perdipi\u00f9 autodistruttivo, poich\u00e9 non si sta parlando, come durante la Guerra Fredda, di sganciare ordigni, per esempio lungo il confine fra Germania Est e Germania Ovest.<\/p>\n<p>L\u2019unico scopo di questo brillare di sciabole atomiche sembra quello di dissuadere la NATO dall\u2019aumentare ulteriormente il suo impegno militare in Ucraina, soprattutto non inviando uomini e reparti, al di l\u00e0 dei \u201cconsiglieri\u201d gi\u00e0 presenti. In altre parole, i russi agitano la Bomba per dissuadere l\u2019alleanza occidentale dall\u2019impegolarsi maggiormente in Ucraina, oltre che dal tentare provocazioni pericolose lungo il fronte Est della NATO, mentre l\u2019Occidente parla da settimane di \u201cconseguenze terribili\u201d in caso di primo uso russo sugli ucraini.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-157817 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/17.jpeg\" alt=\"17\" width=\"750\" height=\"497\" \/><\/p>\n<p>Da un punto di vista politico, infatti, sarebbe estremamente difficile per gli Stati Uniti e i governi occidentali giustificare una ritorsione nucleare contro la Russia in risposta a un\u2019atomica sganciata sull\u2019Ucraina, che non \u00e8 un paese della NATO e per il quale l\u2019alleanza non \u00e8 intervenuta in mesi di scontri convenzionali, figurarsi nel caso di superamento della soglia atomica.<\/p>\n<p>Sotto tale aspetto, se per i russi sarebbe comunque politicamente inqualificabile utilizzare simili armi contro divisioni o basi militari ucraine, pur consentendo loro probabilmente una vittoria sicura, per le potenze occidentali sarebbe ancor pi\u00f9 assurdo autocondannarsi all\u2019escalation per un\u2019area di cui una Russia inferocita potrebbe sempre dire che \u00e8 storicamente da secoli nella sua sfera d\u2019influenza.<\/p>\n<p>Governi e popolazioni occidentali e soprattutto europei sarebbero disposti a morire per Kiev?<\/p>\n<p>Domanda che senz\u2019altro potrebbero farsi anche molti soldati russi mandati in prima linea, ma con la differenza che una questione russo-ucraina \u00e8, per cos\u00ec dire, una questione \u201cdi casa\u201d fra popoli che insieme hanno sempre formato la base dell\u2019Impero Russo e poi dell\u2019Unione Sovietica. Ammesso che i russi davvero sganciassero (cosa di cui dubitiamo) una o due armi da alcuni chilotoni di potenza, quali sarebbero realisticamente le ritorsioni possibili per la NATO? Utilizzare direttamente per rappresaglia una o pi\u00f9 testate nucleari dei missili Tomahawk imbarcati sulle navi americane nei mari europei, o dislocati sulle rampe della base di Deveselu, in Romania, dove i russi sostengono siano presenti?<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-157818 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/2a.jpg\" alt=\"2a\" width=\"1024\" height=\"576\" \/><\/p>\n<p>Rendere pan per focaccia con altrettante testate, quasi certamente non chiuderebbe alla pari lo sciagurato gioco, ma ne sarebbe soltanto l\u2019inizio, poich\u00e9 a loro volta i russi potrebbero sentirsi autorizzati a reagire con maggior forza per quella che, ufficialmente, vedrebbero come una drammatica intromissione di un\u2019alleanza esterna, la NATO, in una \u201cquestione privata\u201d fra loro e gli ucraini, al netto dei mesi di aiuti militari che gi\u00e0 li hanno innervositi.<\/p>\n<p>D\u2019altronde, se per assurdo, cosa estremamente improbabile, Mosca dovesse dichiarare di sganciare una o due atomiche \u201cper porre fine al conflitto\u201d, paradossalmente non farebbe che agire, a grandi linee, come gli Stati Uniti contro il Giappone nell\u2019agosto 1945, quando il presidente Harry Truman ordin\u00f2 di radere al suolo Hiroshima e Nagasaki per risparmiare le vite di molti soldati statunitensi (un milione i caduti americani previsti da Washington in caso di conquista metro per metro dell\u2019arcipelago nipponico).<\/p>\n<p>Una rappresaglia convenzionale NATO contro forze russe in Ucraina e\/o una no fly zone per abbattere aerei e missili del Cremlino sembrano pure fuori luogo, a prima vista, poich\u00e9 aggiungerebbero solo un gradino in pi\u00f9 prima di arrivare al conflitto diretto NATO-Russia, con tutto ci\u00f2 che ne consegue.<\/p>\n<p>Il 3 ottobre \u00e8 stato diffuso dall\u2019ABC un commento del generale ed ex-capo della CIA David Petraeus, secondo cui, se i russi lanciano la Bomba, \u201cStati Uniti, e NATO eliminerebbero le forze russe in Ucraina\u201d spiegando: \u201cSolo per darvi un\u2019ipotesi penso che risponderemmo eliminando ogni forza convenzionale russa che possiamo vedere e identificare sul campo di battaglia in Ucraina e anche in Crimea e ogni nave nel Mar Nero. Un attacco nucleare non potrebbe rimanere senza risposta.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-157802 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/snymok-%D1%8Dkrana-444.jpg\" alt=\"snymok-\u044dkrana-444\" width=\"800\" height=\"445\" \/><\/p>\n<p>Ma non deve essere per forza una risposta maggiore: non \u00e8 nucleare per il nucleare. Non si vuole, di nuovo, entrare in un\u2019escalation nucleare ma devi dimostrare che questo non pu\u00f2 essere accettato in alcun modo\u201d.<\/p>\n<p>Petraeus sembra per\u00f2 parlare pi\u00f9 per necessit\u00e0 politica che altro, non vedendosi come attacchi convenzionali, che costerebbero morti e danni anche ai combattenti della NATO, possano fare da ritorsione adeguata ad attacchi nucleari.<\/p>\n<p>Visti i precedenti oscuri come le mine sul Nord Stream, viene perfino da chiedersi se potrebbe perfino essere plausibile un\u2019altra pista di eventi, molto fantasiosa, ma che si pu\u00f2 citare per puro beneficio d\u2019inventario, ovvero l\u2019eventualit\u00e0 che in territorio ucraino possa esser fatta deflagrare una piccola nuke tattica da qualcuno che non \u00e8 russo, al preciso scopo di incolpare i russi e squalificarli dal consesso delle nazioni, dal commercio mondiale, anche senza poi operare una qualche ritorsione armata di facciata.<\/p>\n<p>I mezzi esistono, dato che, missili a parte, fin dalla Guerra Fredda sono stati sviluppati ordigni nucleari \u201ctascabili\u201d, di potenza inferiore al chilotone, e abbastanza piccoli da poter essere nascosti in zaini o valige.<\/p>\n<p>Esempi storici di simili sistemi sono certamente l\u2019americana B54, installata in uno zaino o borsa e nota anche come SADM, Special Atomic Demolition Munition, e la sovietica RA-115, in valigia, che erano classificate \u201cmine atomiche da demolizione\u201d posabili in segreto da un singolo soldato, o agente segreto, nel caso fosse ritenuta necessaria una deflagrazione senza mostrarne apertamente la vera responsabilit\u00e0. Saremmo ai limiti della fantapolitica\u2026sebbene, dopotutto, perfino sbarcare sulla Luna sembrava fantascienza fino al 1969.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-157820 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/1bd48d46-90a7-4e3b-ba7b-45a5a4f5e8e7exesaber-1Medium.jpg\" alt=\"1bd48d46-90a7-4e3b-ba7b-45a5a4f5e8e7exesaber (1)Medium\" width=\"804\" height=\"603\" \/><\/p>\n<p>Di certo, non fa ben sperare il continuo allarme nucleare sui mass media, che il 2 ottobre abbiamo visto arricchirsi dell\u2019allarme che le intelligence NATO hanno lanciato circa la presenza nel Mare di Kara del sottomarino russo K-329 Belgorod, ritenuto in procinto di \u201csperimentare il siluro-drone nucleare Status 6 Poseidon\u201d.<\/p>\n<p>Arma alla quale abbiamo\u00a0<a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2019\/03\/poseidon-lira-del-dio-del-mare\/\">in passato dedicato ampio spazio su Analisi Difesa<\/a>\u00a0e che \u00e8 in sostanza un siluro robot lungo 24 metri, a propulsione nucleare, che arrivando fino alle coste americane potrebbe deflagrare con una carica termonucleare di forse 100 megatoni causando uno tsunami tale da spazzar via molte citt\u00e0 costiere USA. Se \u00e8 vero che il sottomarino Belgorod \u00e8 praticamente appena entrato in servizio, dal luglio 2022, dopo una costruzione lunga e travagliata, il siluro Poseidon viene in realt\u00e0 collaudato gi\u00e0 da alcuni anni, forse fin dal 2016, quando gi\u00e0 il sottomarino B-90 Sarov era attrezzato a trasportarlo e lanciarlo. Nulla di nuovo, sebbene sia il momento storico pi\u00f9 delicato che mai, a indicare che occorre evitare errori di valutazione anche a livello di forze navali, per scongiurare catastrofici scontri marittimi per errore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Corsa con l\u2019autunno<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Sui fronti ucraini la mobilitazione parziale annunciata da Putin il 21 settembre e inizialmente limitata a 300.000 uomini, sta solo in questi giorni iniziando a ingranare, peraltro ostacolata dalla fuga di migliaia di cittadini soprattutto attraverso i valichi di frontiera con Finlandia e Georgia. Gli effetti sul fronte non si sono ancora sentiti e infatti le forze russe e filorusse seguitano a soffrire carenza di fanterie.<\/p>\n<p>Del resto il 3 ottobre s\u2019\u00e8 appreso, ad esempio, che \u201ccirca met\u00e0 dei richiamati della provincia di Khabarovsk sono stati rimandati a casa perch\u00e8 non soddisfacevano i requisiti\u201d, come ha detto il governatore locale, Mikhail Degtyarev. Problemi comprensibili nel momento in cui si richiamano riservisti di tutte le et\u00e0, ma se anche ci vorr\u00e0 un po\u2019 di tempo a radunare e addestrare i 300.000 chiesti da Putin, il bacino potenziale \u00e8 enorme e non si dovrebbero avere difficolt\u00e0, contando 2 milioni di riservisti veri e propri (molti con un passato da militari professionisti), pi\u00f9 altri 25 milioni di uomini richiamabili delle classi d\u2019et\u00e0 adatte o che hanno in passato svolto il servizio di leva.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-157821 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/zbytyj-litak.jpg\" alt=\"zbytyj-litak\" width=\"791\" height=\"527\" \/><\/p>\n<p>La controffensiva ucraina nell\u2019area di Kharkiv ha avuto successo proprio perch\u00e8 l\u2019area era sguarnita di truppe, a confronto invece col Kherson, dove era concentrato il grosso dell\u2019esercito di Mosca e dove, in effetti, un\u2019offensiva ucraina molto pi\u00f9 ingente \u00e8 stata fermata per settimane mentre nuovi successi ucraini si sono registrati negli ultimi giorni con le avanguardie delle forze di Kiev che avanzano lungo il Dnepr avvicinandosi da est alla diga e centrale elettrica di Nova Kakhovka, 70 chilometri a est di Kherson.<\/p>\n<p>Il 1\u00b0 ottobre gli ucraini hanno cantato vittoria dopo aver riconquistato Lyman, grazie a una manovra d\u2019aggiramento condotta nei villaggi a est della citt\u00e0. Ci\u00f2 ha spinto il Ministero della Difesa di Mosca ad ammettere \u201cil ripiegamento su linee pi\u00f9 favorevoli\u201d, rivendicando comunque \u201cl\u2019uccisione di 200 militari avversari e la distruzione di 14 veicoli corazzati\u201d.\u00a0Gli ucraini continuano ad avanzare in questo settore puntando su Kremina e Svatove.<\/p>\n<p>Ritiro che ha suscitato poche ore dopo il malumore del capo delle milizie cecene filorusse Ramzan Kadyrov, che ha perfino chiesto l\u2019uso di armi nucleari tattiche, criticando i vertici militari russi: \u201cA mio parere personale, dovrebbero essere prese misure pi\u00f9 drastiche, fino alla dichiarazione della legge marziale nelle zone di confine e all\u2019uso di armi nucleari a bassa potenza. Il colonnello generale Alexander Lapin, comandante delle forze russe che combattono a Lyman, \u00e8 un mediocre\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-157822 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/c5162c972d41ba6e.jpg\" alt=\"c5162c972d41ba6e\" width=\"1200\" height=\"650\" \/><\/p>\n<p>Il 2 ottobre il portavoce della Difesa russa, generale Igor Konashenkov, ha sostenuto che \u201cabbiamo respinto un nuovo tentativo ucraino di avanzare su tre direttrici e sono stati distrutti 31 carri armati e 78 mezzi speciali nemici, mentre 240 soldati ucraini sono stati uccisi.<\/p>\n<p>Le forze aeree e missilistiche russe, soprattutto, stanno proseguendo una campagna aerea strategica per ovviare alla momentanea inferiorit\u00e0 numerica in truppe di terra, almeno finch\u00e8 la mobilitazione non avr\u00e0 dato i suoi frutti.<\/p>\n<p>Per citare solo alcuni esempi, il 1\u00b0 ottobre il Comando operativo Sud dell\u2019esercito ucraino ha reso noto un attacco russo con due missili, considerati Iskander, sul distretto industriale di Odessa: \u201cNelle prime ore del mattino due missili, presumibilmente Iskander, hanno colpito una struttura industriale, danneggiando una stazione elettrica e diversi edifici circostanti. Dopo le esplosioni \u00e8 scoppiato un incendio. Le fiamme sono state spente\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019indomani, Mosca ha dichiarato bombardato e distrutto ben \u201csette depositi di missili e munizioni d\u2019artiglieria nelle aree di Kharkiv, Nikolayv, Donetsk e Zaporizhzhia, mentre a Novaya Kaluga, \u00e8 stato distrutto un sistema missilistico S-300.<\/p>\n<p>Sempre il 2 ottobre, secondo il governatore militare ucraino Valentyn Reznichenko: \u201cNikopol e Kryvorizky, nella regione orientale di Dnipropetrovsk, sono stati ripetutamente colpiti dai russi con droni kamikaze, missili Uragan, Grad e artiglieria pesante\u201d.<\/p>\n<p>La mattina del 3 ottobre, poi, il governatore ucraino di Zaporizhzhia-citt\u00e0, Oleksandr Starukh, ha denunciato nuovi attacchi missilistici su infrastrutture. Pi\u00f9 in generale, la guerra sembra in questi giorni avviarsi a una fase di stasi prevista a partire probabilmente da met\u00e0 ottobre, o al massimo dai primi di novembre, quando le fertilissime terre nere ucraine si trasformeranno in un fango denso capace di immobilizzare i veicoli.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-157823 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/tanchyk.jpg\" alt=\"tanchyk\" width=\"1200\" height=\"644\" \/><\/p>\n<p>I contendenti sono impegnati, nelle poche settimane che restano, a cercare di guadagnare, o consolidare, posizioni ovunque sia possibile in una corsa contro il tempo prima dell\u2019arrivo della mota autunnale.<\/p>\n<p>Se per\u00f2 i fronti terrestri risulteranno nelle prossime settimane in qualche modo impantanati, non cos\u00ec nei cieli, dove la Russia gode di una superiorit\u00e0 asimmetrica nell\u2019attacco a lungo raggio, potendo battere le retrovie nemiche, i depositi e le vie di comunicazione con notevole forza d\u2019urto. Nel frattempo Mosca ne approfitter\u00e0 per mettere a regime la mobilitazione addestrando i riservisti e preparandoli prevedibilmente a tentare qualcosa di risolutivo in primavera o forse gi\u00e0 verso la fine dell\u2019inverno. I prossimi mesi saranno sotto tale aspetto cruciali perch\u00e9 da un lato i russi metteranno di tutto sul loro piatto della bilancia, pur di sfidare i paesi occidentali al cedimento qualora il sostegno all\u2019Ucraina dovesse costare troppo in termini economici, anche alle popolazioni dell\u2019UE.<\/p>\n<p>In vista dell\u2019autunno e poi dell\u2019inverno, il problema del proseguire gli aiuti all\u2019Ucraina \u00e8 stato affrontato il 18 settembre alla riunione del Comitato militare della NATO a Tallinn, in Estonia, in cui s\u2019\u00e8 parlato anche della difesa degli Stati Baltici.<\/p>\n<p>Per l\u2019ammiraglio olandese Rob Bauer, attuale presidente del detto comitato: \u201cL\u2019inverno sta arrivando ma il nostro sostegno rimarr\u00e0 fermo. Munizioni, equipaggiamento e addestramento forniti dagli alleati stanno facendo la differenza sul campo di battaglia. Gli ucraini sono stati molto creativi nell\u2019usare le armi fornite loro in modi che normalmente noi non usiamo\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-157825 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/z-s-u-3.jpg\" alt=\"z-s-u-3\" width=\"960\" height=\"640\" \/><\/p>\n<p>Il 20 settembre il Financial Times ha anticipato che la premier britannica Liz Truss intende chiedere di stanziare per il 2023 almeno 2,3 miliardi di sterline, cio\u00e8 2,6 miliardi di euro, in sostegno militare e civile per l\u2019Ucraina, gi\u00e0 presagendo che il conflitto durer\u00e0 anche nel prossimo anno. Lo stesso giorno fonti del Pentagono hanno adombrato alla CNN la possibile fornitura futura di carri da battaglia M-1 Abrams agli ucraini: \u201c\u00c8 certamente sul tavolo la possibilit\u00e0 che gli Stati Uniti forniscano tank all\u2019Ucraina. Ma non avverr\u00e0 nell\u2019immediato per motivi di addestramento e manutenzione. Guardiamo all\u2019insieme delle Forze Armate ucraine e valutiamo per il futuro di quali capacit\u00e0 avranno bisogno e come gli Usa e i nostri alleati potranno sostenere l\u2019Ucraina nel costruire queste capacit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Insomma, gli americani promettono i loro carri, ma non si sa quando, dati i problemi di addestramento nel preparare equipaggi di carristi e meccanici ucraini, abituati ai carri di origine sovietica. E\u2019 anche vero per\u00f2 che, dato che gli Abrams venduti dagli USA alla Polonia hanno iniziato ad arrivare in quel paese in agosto, pu\u00f2 darsi che nel frattempo alcuni carristi ucraini vi vengano gi\u00e0 addestrati senza troppa pubblicit\u00e0 in terra polacca, stante l\u2019affiatamento antirusso Varsavia-Kiev.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-157826 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/uvo5-1909-550.jpg\" alt=\"uvo5-1909-550\" width=\"467\" height=\"331\" \/><\/p>\n<p>Pi\u00f9 lesto\u00a0<a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2022\/09\/le-ultime-forniture-militari-occidentali-allucraina-2\/\">l\u2019aiuto della Slovenia<\/a>, che ha dichiarato l\u2019invio a Kiev di 28 carri M-55S, versione slovena modernizzata del vecchio T-55 sovietico. Il 27 settembre Stoltenberg ha tenuto a Bruxelles una riunione straordinaria della Conferenza dei Direttori Nazionali degli Armamenti (Cnad) per affrontate il problema dell\u2019assottigliamento delle scorte di armi e munizioni dei paesi alleati, causato dal fatto che l\u2019Ucraina sta diventando in pratica un pozzo senza fondo.<\/p>\n<p>E\u2019 chiaro infatti che, se nel contempo aumenta la tensione con la Russia, pare azzardato che le forze occidentali depauperino arsenali gi\u00e0 non molto ingenti per un alleato esterno, come l\u2019Ucraina, che sul lungo periodo non ce la farebbe ugualmente in uno scontro totale con Mosca.<\/p>\n<p>Al proposito \u00e8 interessante citare l\u2019episodio del 28 settembre, quando la Reuters ha anticipato l\u2019approntamento di un nuovo pacchetto di aiuti militari americani da 1,1 miliardi di dollari, che comprendono anche 18 lanciarazzi campali HIMARS.<\/p>\n<p>Zelensky ha subito festeggiato per quello che immaginava un arrivo imminente dei nuovi lanciarazzi, di cui finora gli americani hanno fornito 16 esemplari nei mesi scorsi, vari dei quali per\u00f2 gi\u00e0 distrutti dai russi (anche se Kiev nega di averne perduti).<\/p>\n<p>Il presidente ucraino ha prematuramente esultato: \u201cRingraziamo gli USA per il nuovo pacchetto. Otterremo 18 lanciamissili HIMARS in pi\u00f9, altre attrezzature critiche che porteranno l\u2019Ucraina pi\u00f9 vicina alla vittoria\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-157827 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/thumbs_b_c_195205e4b99fa10ba39fb0778a48f198.jpg\" alt=\"thumbs_b_c_195205e4b99fa10ba39fb0778a48f198\" width=\"809\" height=\"455\" \/><\/p>\n<p>Poche ore dopo, per\u00f2, il Pentagono ha precisato che i nuovi 18 HIMARS \u201csono parte di necessit\u00e0 difensive a lungo termine e saranno consegnati tra alcuni anni\u201d. Evidentemente tardi per questa guerra, a meno che Zelensky non abbia gi\u00e0 in mente che possa durare due o tre anni. Il Dipartimento alla Difesa USA ha infatti fatto sapere che acquister\u00e0 direttamente HIMARS ordinati a Lockheed Martin. Non verranno forse pi\u00f9 forniti a Kiev HIMARS gi\u00e0 pronti e prelevati dagli arsenali dell\u2019US Army, che non vuole pi\u00f9 privarsene.<\/p>\n<p>A riprova di quanto il conflitto stia costando, il 30 settembre, il Congresso USA ha varato una legge per spostare al 16 dicembre l\u2019asticella che evita una parziale bancarotta a causa del colossale debito federale di Washington e proprio in questa legge \u00e8 stato inserito un capitolo che contiene una nuova mega-tranche di stanziamenti, pari a 12,3 miliardi di dollari, per l\u2019Ucraina, che comprendono, 3,7 miliardi in armamenti, 3 miliardi per pagare gli stipendi ai militari ucraini, dato che Kiev non ha il becco di un quattrino, pi\u00f9 4,5 miliardi per la stabilit\u00e0 generale delle finanze ucraine.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2022\/10\/ucraina-battaglie-e-annessioni-allombra-della-bomba\/\">https:\/\/www.analisidifesa.it\/2022\/10\/ucraina-battaglie-e-annessioni-allombra-della-bomba\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da ANALISI DIFESA (Mirko Molteni) Domenica 2 ottobre 2022, la segnalazione da parte dell\u2019intelligence della NATO ai paesi membri che \u201ci russi stanno muovendo il sottomarino K-329 Belgorod nelle acque artiche del Mare di Kara per collaudare il siluro-drone nucleare Status 6 Poseidon\u201d, si \u00e8 aggiunta come ulteriore segno di allarmismo, degno delle stagioni peggiori della Guerra Fredda USA-URSS. 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