{"id":74826,"date":"2022-10-11T10:14:07","date_gmt":"2022-10-11T08:14:07","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=74826"},"modified":"2022-10-11T10:14:07","modified_gmt":"2022-10-11T08:14:07","slug":"la-guerra-atomica-e-la-fine-dellumanita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=74826","title":{"rendered":"La guerra atomica e la fine dell\u2019umanit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><strong>di QUOD LIBET, UNA VOCE (Giorgio Agamben)<\/strong><\/p>\n<p>Nel 1958 Karl Jaspers pubblica col titolo\u00a0<i>La bomba atomica e il futuro dell\u2019umanit\u00e0<\/i>\u00a0un libro in cui intende mettere radicalmente in questione \u2013 come recita il sottotitolo \u2013\u00a0<i>La coscienza politica del nostro tempo<\/i>. La bomba atomica \u2013 esordisce nella premessa \u2013 ha prodotto una situazione assolutamente nuova nella storia dell\u2019umanit\u00e0, ponendola di fronte all\u2019inaggirabile alternativa: \u00abo l\u2019intera umanit\u00e0 sar\u00e0 fisicamente distrutta o l\u2019uomo deve trasformare la sua condizione etico-politica\u00bb. Se in passato, com\u2019era avvenuto agli inizi delle comunit\u00e0 cristiane, gli uomini si erano fatte delle \u00abrappresentazini irreali\u00bb di una fine del mondo, oggi per la prima volta nella sua storia, l\u2019umanit\u00e0 ha la \u00abpossibilit\u00e0 reale\u00bb di annientare se stessa e ogni vita sulla terra. Questa possibilit\u00e0, anche se gli uomini non sembrano rendersene pienamente conto, non pu\u00f2 che segnare per la coscienza politica un nuovo inizio e implicare \u00abuna svolta nell\u2019intera storia dell\u2019umanit\u00e0\u00bb.<br \/>\nA quasi settant\u2019anni di distanza, la \u00abpossibilit\u00e0 reale\u00bb di un\u2019autodistruzione dell\u2019umanit\u00e0, che sembrava scuotere la coscienza del filosofo e coinvolgere immediatamente i suoi lettori (il libro fu ampiamente discusso) sembra diventata un fatto ovvio, che i giornali e gli uomini politici evocano ogni giorno come un\u2019eventualit\u00e0 assolutamente normale. A furia di parlare di emergenza \u2013 in cui l\u2019eccezione diventa come si sa la regola \u2013 l\u2019evento che Jaspers considerava come inaudito si presenta come un\u2019occorrenza tutto sommato banale di cui si tratta per gli esperti di valutare l\u2019opportunit\u00e0 e l\u2019imminenza. Dal momento che la bomba ha cessato di essere una \u00abpossibilit\u00e0\u00bb decisiva per la storia dell\u2019umanit\u00e0 e ci riguarda invece da vicino come una \u00abcasualit\u00e0\u00bb fra le altre che definiscono una situazione di guerra, sar\u00e0 bene allora riconsiderare da capo la questione, che forse non era stata posta nei suoi termini propri.<\/p>\n<p>Tredici anni dopo, in un saggio intitolato significativamente\u00a0<i>L\u2019apocalisse delude<\/i>, Maurice Blanchot \u00e8 tornato a interrogarsi sul problema della fine dell\u2019umanit\u00e0. E lo ha fatto sottoponendo a una critica discreta, ma non per questo meno efficace, le tesi di Jaspers. Se il tema del libro era la necessit\u00e0 di un cambiamento epocale, sorprende che \u00abda parte di Jaspers, nel libro che dovrebbe essere la coscienza, la ripresa e il commento di questo cambiamento, nulla \u00e8 mutato \u2013 n\u00e9 nel linguaggio, n\u00e9 nel pensiero n\u00e9 nelle formule politiche, che sono conservate e anzi bloccate intorno ai pregiudizi di tutta una vita, alcuni nobilissimi, ma altri molto ristretti\u2026 com\u2019\u00e8 possibile che una questione che mette in gioco il destino dell\u2019umanit\u00e0 e tale che affrontarla non pu\u00f2 che supporre un pensiero interamente nuovo, non ha rinnovato la lingua che l\u2019esprime e non produce che delle considerazioni parziali e partigiane nell\u2019ordine politico o urgenti e emozionanti nell\u2019ordine spirituale, ma identiche a quelle che si sentono ripetere invano da duemila anni?\u00bb. L\u2019obiezione \u00e8 certamente pertinente, perch\u00e9 non solo il libro di Jaspers si presenta come un\u2019ampia monografia accademica che intende esaminare il problema in tutti i suoi aspetti, ma ci\u00f2 che l\u2019autore intende opporre alla distruzione \u00e8 il luogo comune di \u00abuna pace universale senza bombe atomiche, con una nuova vita economicamente fondata sull\u2019energia nucleare\u00bb. Non meno singolare \u00e8 che alla bomba atomica sia affiancato come un pericolo altrettanto mortale il dominio totalitario del bolscevismo, con il quale \u00e8 impossibile venire a patti.<br \/>\nIl fatto \u00e8, sembra suggerire Blanchot, che una prospettiva apocalittica del genere \u00e8 necessariamente deludente, perch\u00e9 presenta come un potere nelle mani dell\u2019umanit\u00e0 qualcosa che, in verit\u00e0, non \u00e8 tale. Si tratta, infatti, di \u00abun potere che non \u00e8 in nostro potere, che indica una possibilit\u00e0 di cui non siamo padroni, una probabilit\u00e0 \u2013 diamola per probabile-improbabile \u2013 che esprimerebbe una nostra potenza soltanto se la dominassimo in modo sicuro. Per ora, tuttavia, noi siamo altrettanto incapaci di dominarla che di volerla, e per una ragione evidente: noi non siamo padroni di noi stessi, perch\u00e9 quest\u2019umanit\u00e0, capace di essere totalmente distrutta, non esiste ancora come un tutto\u00bb. Da una parte un potere che non si pu\u00f2 potere, dall\u2019altra come preteso soggetto di questo potere una comunit\u00e0 umana, \u00abche si pu\u00f2 sopprimere, ma non affermare o che si potrebbe in qualche modo affermare soltanto dopo la sua sparizione, attraverso il vuoto, impossibile da afferrare, di questa sparizione, qualcosa, dunque, che non si pu\u00f2 nemmeno distruggere, perch\u00e9 non esiste\u00bb (p. 124).<\/p>\n<p>Se, come sembra innegabile, la distruzione dell\u2019umanit\u00e0 non \u00e8 una possibilit\u00e0 di cui l\u2019umanit\u00e0 dispone consapevolmente, ma resta affidata alla contingenza delle decisioni e delle valutazioni in buona parte casuali di questo o di quel capo di stato, l\u2019argomentazione di Jaspers \u00e8 allora distrutta dalle fondamenta, perch\u00e9 degli uomini che non hanno in realt\u00e0 la facolt\u00e0 di distruggersi non possono nemmeno prendere coscienza di questa possibilit\u00e0 per trasformare eticamente e politicamente la loro coscienza. Jaspers sembra qui ripetere lo stesso errore che aveva commesso Husserl quando, in una conferenza del 1935 su \u00abLa filosofia e la crisi dell\u2019umanit\u00e0 europea\u00bb, pur identificando nelle \u00abdeviazioni del razionalismo\u00bb la causa della crisi, aveva nondimeno affidato a una non meglio definita \u00abragione\u00bb europea il compito di guidare l\u2019umanit\u00e0 nel suo progresso infinito verso la maturit\u00e0. L\u2019alternativa qui gi\u00e0 chiaramente formulata fra \u00abuna scomparsa dell\u2019Europa divenuta sempre pi\u00f9 estranea a se stessa e alla sua vocazione razionale\u00bb e una \u00abrinascita dell\u2019Europa\u00bb in virt\u00f9 di \u00abun eroismo della ragione\u00bb, tradisce l\u2019inconfessabile consapevolezza che dove c\u2019\u00e8 bisogno di un \u00aberoismo\u00bb non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 posto per quella \u00abvocazione razionale\u00bb (di cui si precisa che contraddistingue l\u2019umanit\u00e0 europea \u00abdal selvaggio Papu\u00bb, almeno quanto questi si differenzia da una bestia).<br \/>\nCi\u00f2 che una ragione benpensante non ha il coraggio di accettare \u00e8 che la fine dell\u2019umanit\u00e0 europea o della stessa umanit\u00e0, consegnata ad aspirazioni anodine e vane, che lasciano intatto il principio che ne \u00e8 responsabile, finisce col rovesciarsi, come Blanchot aveva intuito, in \u00abun semplice fatto di cui non c\u2019\u00e8 nulla da dire, se non che \u00e8 la stessa assenza di significato, qualcosa che non merita n\u00e9 esaltazione, n\u00e9 disperazione e forse nemmeno attenzione\u00bb. Nessun evento storico \u2013 non la guerra atomica (o, per Husserl, la Prima guerra mondiale), non lo sterminio degli ebrei e certamente non la pandemia \u2013 pu\u00f2 essere ipostatizzato in un evento epocale, se non si vuole che diventi un incomprensibile e vacuo\u00a0<i>idolum historiae<\/i>, che non si riesce pi\u00f9 n\u00e9 a pensare n\u00e9 a affrontare.<br \/>\nOccorre pertanto lasciar cadere senza riserve l\u2019argomentazione di Jaspers, che sconta l\u2019incapacit\u00e0 della ragione occidentale di pensare il problema di una fine che \u00e8 stata essa stessa a produrre, ma che non \u00e8 in grado in alcun modo di padroneggiare. Posta davanti alla realt\u00e0 della propria fine, essa cerca di guadagnar tempo, trasformando questa realt\u00e0 in una possibilit\u00e0 che rimanda a una realizzazione futura, a una guerra atomica che la ragione pu\u00f2 ancora scongiurare. Sarebbe forse stato pi\u00f9 coerente supporre che un\u2019umanit\u00e0 che ha prodotto la bomba \u00e8 gi\u00e0 spiritualmente morta e che \u00e8 della consapevolezza della\u00a0<i>realt\u00e0<\/i>\u00a0e non della\u00a0<i>possibilit\u00e0<\/i>\u00a0di questa morte che occorre cominciare a pensare. Se il pensiero non pu\u00f2 ragionevolmente porre il problema della fine del mondo \u00e8 perch\u00e9 il pensiero si situa sempre nella fine, \u00e8 in ogni istante esperienza della realt\u00e0 e non della possibilit\u00e0 della fine. La guerra che temiamo \u00e8 sempre in corso e non \u00e8 mai finita, come la bomba una volta gettata a Hiroshima e Nagasaki non ha mai smesso di essere gettata. Solo a partire da questa consapevolezza la fine dell\u2019umanit\u00e0, la guerra atomica, le catastrofi climatiche cessano di essere fantasmi che atterriscono e paralizzano una ragione incapace di venirne a capo e appaiono invece per quello che sono: fenomeni politici gi\u00e0 sempre attuali nella loro contingenza e nella loro assurdit\u00e0, che proprio per questo non dobbiamo pi\u00f9 temere come fatalit\u00e0 senza alternative, ma possiamo affrontare ogni volta secondo le istanze concrete in cui si presentano e le forze di cui disponiamo per contrastarle o sfuggirle. Questo \u00e8 quanto abbiamo appreso nei due anni appena trascorsi e, di fronte a dei potenti che si rivelano sempre pi\u00f9 incapaci di governare l\u2019emergenza che essi stessi hanno prodotto, intendiamo farne tesoro.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.quodlibet.it\/giorgio-agamben-la-guerra-atomica-e-la-fine-dell-u2019umanita\">https:\/\/www.quodlibet.it\/giorgio-agamben-la-guerra-atomica-e-la-fine-dell-u2019umanita<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di QUOD LIBET, UNA VOCE (Giorgio Agamben) Nel 1958 Karl Jaspers pubblica col titolo\u00a0La bomba atomica e il futuro dell\u2019umanit\u00e0\u00a0un libro in cui intende mettere radicalmente in questione \u2013 come recita il sottotitolo \u2013\u00a0La coscienza politica del nostro tempo. 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