{"id":74848,"date":"2022-10-12T00:31:01","date_gmt":"2022-10-11T22:31:01","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=74848"},"modified":"2022-10-11T17:35:54","modified_gmt":"2022-10-11T15:35:54","slug":"del-pensiero-unico-dei-numeri-del-successo-della-vita-e-della-morte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=74848","title":{"rendered":"Del pensiero unico, dei numeri, del successo, della vita e della morte"},"content":{"rendered":"<p>di GIANLUCA BALDINI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cronaca ci riferisce dell\u2019ennesimo suicidio di un giovane che non regge alla vergogna di un fallimento personale. Questi episodi drammatici ormai si verificano con una frequenza crescente e preoccupante. Solo negli ultimi dodici mesi due miei concittadini, un ventinovenne e un ventitreenne. In entrambi i casi ragazzi che non avevano avuto il coraggio di dire ai loro genitori e amici che non si sarebbero laureati per tempo. L\u2019anno scorso ne parlavo con una collega, che mi diceva che questi casi si sono sempre verificati, a sua memoria, e che a suo dire sono il segno evidente della eccessiva fragilit\u00e0 emotiva dei ragazzi, che non sono pi\u00f9 educati con la durezza di una volta. Io rifiuto questa lettura, a mio avviso semplicistica, e credo che il problema risieda in un altro aspetto degenere della contemporaneit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un esempio eclatante spesso citato \u00e8 quello giapponese, che \u00e8 controfattuale. Di certo, infatti, non si pu\u00f2 imputare alla societ\u00e0 giapponese e alla tradizione pedagogica nipponica di essere troppo \u201clasca\u201d. Al contrario, il Giappone \u00e8 un paese in cui si pratica una disciplina dura, si educa alla repressione delle emozioni, alla dedizione totale ai doveri e al sacrificio finalizzato alla realizzazione individuale. Ecco, in comune col Giappone e con altri modelli sociali di differenti latitudini io ravviso un male diffuso in tutti i paesi del cosiddetto Occidente industrializzato. Uno spettro che permea lo spirito del tempo, l\u2019ossessione di essere \u201cvincenti\u201d, di essere \u201ci migliori\u201d, di sentirsi \u201cfalliti\u201d se non si eccelle, di provare vergogna se non si arriva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa ossessione \u00e8 ravvisabile gi\u00e0 nei giovani adolescenti con cui ho a che fare ogni giorno. Un quindicenne dovrebbe essere un sognatore, un idealista, un folle che sogna di cambiare il mondo. Almeno io mi ricordo un\u2019adolescenza vissuta con queste velleit\u00e0 e tutto ci\u00f2 che ho studiato mi induce a pensare che io sia stato un adolescente non troppo lontano dagli standard, seppure forse pi\u00f9 turbato di tanti amici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi invece sento molti ragazzi parlare di \u201csuccesso\u201d e di \u201cricchezza\u201d, li vedo misurarsi con l\u2019ossessione della valutazione, che pare essere l\u2019unica cosa che conta. Ravviso una debolissima motivazione intrinseca, una scarsa attitudine allo studio intrapreso per nutrire la propria curiosit\u00e0 e una potentissima forza che li spinge a raggiungere la prestazione, la performance, a riportare a casa \u201cun numero\u201d, il pi\u00f9 alto possibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo postmodernismo senza valori, senza ideali, senza fede, che misura tutto in prestazioni e in valore monetario \u00e8 la fine dell\u2019umanit\u00e0. Se a un certo punto sbatti contro un muro, quello della realt\u00e0, che ti dice che forse non vali quello che pensavi e che non <em>performi<\/em> come \u201cdovresti\u201d, cio\u00e8 come gli altri si aspettano che tu renda, allora puoi pensare che non vali nulla e non hai le carte giuste per stare al mondo. E di questo devi solo vergognarti e soccombere, perch\u00e9 non hai gli strumenti cognitivi per superare questa spirale negativa e ti mancano anche le strutture argomentative per apprezzare la tua esistenza al di fuori del contesto di \u201cmercato\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo pensiero degenere mi inquieta e mi motiva ancor pi\u00f9 a comunicare ai ragazzi che la vita \u00e8 altro. La <em>performance,<\/em> il rendimento, non misurano la persona. Siamo pi\u00f9 che i nostri titoli e i nostri voti, non siamo mezzi di produzione che stanno sul mercato, concetto che ci viene pi\u00f9 o meno direttamente comunicato quasi ogni giorno e che abbiamo ormai introiettato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo persone dotate di un cuore e un cervello e le nostre vite valgono sempre la pena di essere vissute e di essere con-vissute, perch\u00e9 vivere vuoi dire condividere la propria esistenza con gli altri, aiutarsi, apprezzarti, amarsi e costruire insieme qualcosa: un\u2019amicizia leale e duratura, una famiglia, una comunit\u00e0 di persone che condividono una esperienza di spiritualit\u00e0, un\u2019associazione sportiva o culturale in cui si coltiva una passione e, perch\u00e9 no, un partito politico in cui si metta in pratica la partecipazione all\u2019organizzazione sociale ed economica della collettivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vita \u00e8 tanto di pi\u00f9 di quello che oggi viene detto. E certi fallimenti non sono pi\u00f9 la fine del mondo, se metti sul piatto della bilancia tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 darti la vita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIANLUCA BALDINI La cronaca ci riferisce dell\u2019ennesimo suicidio di un giovane che non regge alla vergogna di un fallimento personale. Questi episodi drammatici ormai si verificano con una frequenza crescente e preoccupante. Solo negli ultimi dodici mesi due miei concittadini, un ventinovenne e un ventitreenne. In entrambi i casi ragazzi che non avevano avuto il coraggio di dire ai loro genitori e amici che non si sarebbero laureati per tempo. 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