{"id":74937,"date":"2022-10-18T09:30:26","date_gmt":"2022-10-18T07:30:26","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=74937"},"modified":"2022-10-17T14:01:13","modified_gmt":"2022-10-17T12:01:13","slug":"decostruire-limmagine-liberare-la-memoria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=74937","title":{"rendered":"Decostruire l&#8217;immagine, liberare la memoria"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di I DIAVOLI<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-74938\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/download-16-300x121.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"121\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/download-16-300x121.jpeg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/download-16-768x311.jpeg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/download-16.jpeg 840w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">*<em><strong>12 ottobre 2022<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong>La nave arenata nel canale di Suez, la video-lezione dell\u2019insegnante di aerobica con alle spalle i carrarmati e il colpo di stato, lo sciamano all\u2019assalto del Congresso americano. Viviamo una contemporaneit\u00e0 in cui la nostra memoria \u00e8 ormai quasi interamente costituita da un accumulo seriale e delirante d\u2019immagini. Indagandone sorti e contraddizioni, ricostruisce e spiega questo stato dell\u2019arte Mattia Salvia nel suo libro \u201cInterregno: Iconografie del XXI Secolo\u201d (Nero Editions, 2022).<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>*Il libro sar\u00e0 presentato dall\u2019autore venerd\u00ec 14 ottobre h.21 @Brancaleone (via Levanna 13 | Montesacro | Roma) insieme a Leonardo Bianchi.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Guerre, rivolte, attentati terroristici, lupi solitari, crisi economiche, crisi energetiche, crisi finanziarie, allevamenti intensivi, distruzione dell\u2019ecosistema, pandemie. Navi che si mettono di traverso nel canale di Suez e interrompono la catena della logistica globale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Abitiamo tempi un poco difficili, non c\u2019\u00e8 dubbio. E non c\u2019\u00e8 modo di comprenderli, e forse non ha neppure senso volerli comprendere. O forse, il non poterli comprendere \u00e8 proprio quello che si augura un tardo capitalismo in cui i rapporti di produzione e il grado di accumulazione sono definitivamente slegati da qualsiasi ordine anche solo ipotetico o ideologico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Stiamo distruggendo l\u2019unico pianeta che possiamo abitare, per dirla con parole semplici. E lo stiamo facendo nel peggiore dei modi possibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quindi alla fine non importa se viviamo nella timeline giusta o nella timeline sbagliata, come si chiedeva Matrix e come si chiede oggi Mattia Salvia \u2013 inventore di uno dei progetti pi\u00f9 interessanti della rete con Iconografie del XXI Secolo e adesso anche autore del libro Interregno: Iconografie del XXI Secolo (Nero Editions) \u2013, importano molto di pi\u00f9 gli strumenti che Mattia Salvia ci offre per analizzare il presente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E quindi comprenderlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche perch\u00e9, come giustamente l\u2019autore nota, viviamo in una delle varie e innumerevoli crisi sistemiche del capitalismo. Come scrive Giovanni Arrighi, una delle ancore pi\u00f9 presenti \u2013 e con ragione \u2013 in questo naufragio nel delirio della contemporaneit\u00e0. Si potrebbe anzi dire che la crisi stessa sia la famosa struttura del capitale. L\u2019unica che ne permette la persistenza in un modello altrimenti destinato all\u2019evaporazione. E infatti \u00e8 gi\u00e0 stato detto anche questo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quello che importa, quindi, \u00e8 raccontare il contemporaneo con gli strumenti della macchina potere, gli unici che ci possono permettere di decifrarne gli ingranaggi e di poterli sabotare. E qui Mattia Salvia non ha dubbi. Partendo dal presupposto che, come gli autori di The End of The End of History citati nel testo, \u00abi movimenti del XXI secolo sono ricordati non tanto per i manifesti che hanno prodotto, quanto per i video che li raffigurano\u00bb. Ecco che la macchina del potere \u00e8 la macchina da presa, e questa agisce attraverso l\u2019immagine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cos\u00ec lavora su Instagram il progetto Iconografie del XXI secolo. E cos\u00ec lavora il libro che di questo progetto \u00e8 libretto delle istruzioni, compendio e superamento. Partendo dal lavoro critico di Guy Debord e Jean Baudrillard, che individuano nell\u2019immagine e nel segno non solo gli unici aspetti di (iper) realt\u00e0 con cui abbiamo a che fare e che ci \u00e8 dato conoscere, ma anche e soprattutto il cuore della politica economica di questo tardo capitalismo, Mattia Salvia ci sottopone infatti a un bombardamento letterario di immagini e segni che sono \u201cla cura Ludovico\u201d cui ci sottoponiamo consapevolmente ogni giorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Incapaci di discernere il reale dall\u2019immaginario e viceversa. O come scrive Debord, immersi per e contro la nostra volont\u00e0 in quel tempo pseudociclico che \u00e8 il tempo spettacolare, ovvero \u00abil tempo della realt\u00e0 che si trasforma, vissuto illusoriamente\u00bb. Se paragonato al tempo ciclico della modernit\u00e0 che era \u00abil tempo dell\u2019illusione immobile, vissuto realmente\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quindi, pur leggendo decine di libri sull\u2019argomento, non potremo mai sapere con certezza chi \u00e8 Donald Trump, ma non riusciremo mai a sottrarre alla nostra memoria, a smagnetizzare o a spixelare, la figura dello Sciamano che il 6 gennaio del 2021 guida la pi\u00f9 grottesca delle rivolte in Campidoglio. E ovviamente, nel tempo dell\u2019illusione il grottesco non \u00e8 meno pericoloso del reale. Anzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Uno sciamano che pur essendo una delle infinite messe in scene delle maschere del carnevale che da secoli ci accompagnano, ha per\u00f2 uno scarto. Come nota Mattia Salvia, infatti, se \u00abinfiniti servi imbroglioni hanno contribuito a creare la maschera di Arlecchino, \u00e8 la maschera dello sciamano a creare infiniti sciamani\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo \u00e8 il punto. Se non a una ristretta cerchia di \u201cappassionati\u201d, a nessuno dice nulla il nome di Jacob Chansley \/ Jake Angeli, ma tutti ricordiamo la sua immagine. Come dell\u2019ultimo (o penultimo, \u00e8 facile perdere il conto) colpo di stato in Myanmar non ricordiamo pi\u00f9 il nome dei generali. Ma non possiamo fare a meno di pensare al video in cui un\u2019insegnante di educazione fisica tiene la sua video-lezione di aerobica nella piazza principale della capitale mentre dietro di lei si muovono i carrarmati che, altrettanto sudati, segnano il cambio d\u2019ora del regime.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E cos\u00ec via, attraverso mucche che indossano visori per la realt\u00e0 virtuale, lupi solitari stragisti che si trollano tra loro, maschere del cinema che appaiono nelle rivolte, frammenti d\u2019immagine falsi che sostituiscono la presunta verit\u00e0 dell\u2019immagine totale intera, meme talebani, shitposting diplomatici, l\u2019autore ci accompagna con pazienza attraverso l\u2019inferno della contemporaneit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un inferno fatto d\u2019immagini e anche di segni, perch\u00e9 la parola in tutto questo non \u00e8 certo sparita nel nulla. Che il linguaggio segni i limiti della nostra conoscenza o ci apra squarci sull\u2019illimitatezza del nostro inconscio, poco importa. Quel che importa \u00e8 che una parola di sette lettere come \u00abcovfefe\u00bb abbia ormai assunto un significato planetario paragonabile a quelli di \u201cguerra\u201d, \u201cpace\u201d o \u201clibert\u00e0\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Qui in particolare il significato \u00e8 il \u00abfare un po\u2019 tutto quel che ci pare\u00bb, per citare il profetico Corrado Guzzanti della Casa delle Libert\u00e0. E lo stesso fa una parola di sei lettere come \u00abstonks\u00bb diventata onomatopea dell\u2019assurdit\u00e0 della crisi dei mercati finanziari, o meglio dell\u2019assurdit\u00e0 dei mercati finanziari di per s\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Perch\u00e9 se alla fine sulla politica economica del segno e dell\u2019immagine si discute da quasi un secolo, i passi successivi che fa Mattia Salvia sono l\u2019operazione pi\u00f9 interessante di tutto il libro. Che grazie a questo non si limita a essere una semplice fotografia (immagine) dell\u2019esistente, ma si trasforma in uno strumento per farlo deflagrare. Unica speranza per poter costruire qualcosa di diverso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come gi\u00e0 raccontava la caverna platonica un paio di millenni fa, \u00e8 evidente la nostra incapacit\u00e0 di accumulare memoria e il nostro ricorrere a dispositivi esterni. Da cui la famosa definizione di memoria protesica di Alison Landsberg, che riprendendo Jacques Lacan trasporta la memoria e le sue immagini non pi\u00f9 nel regno separato dell\u2019inconscio ma in quello altrettanto separato della macchina che la contiene, sia essa una pellicola cinematografica, una macchina fotografica digitale o un archivio esterno da 1 terabyte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Queste immagini, ci ricorda il progetto di Iconografie, non sono pi\u00f9 la nostra memoria. Ma sono allo stesso tempo l\u2019unica memoria disponibile che abbiamo. Che \u00e8 tutto fuorch\u00e9 una memoria collettiva organizzata dal basso, ma il frutto di un sistema di potere caoticamente organizzato intorno all\u2019accumulazione di immagini. E non essendo pi\u00f9 nostre, non avendo pi\u00f9 memoria, potremo solo farci contemplare da loro e non potremo mai usarle come strumento di rivolta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019ulteriore passo successivo \u00e8 il penultimo capitolo: \u201cL\u2019apocalisse non sar\u00e0 fotografata\u201d. Parafrasi della celebre canzone di Gill Scott-Heron: The Revolution Will Not Be Televised. Dopo aver raccontato, ribaltato, frammentato, condiviso e memato tutta una serie di immagini che ci hanno bombardato in questi ultimi anni, davanti all\u2019immagine pi\u00f9 potente di tutte, il pianeta che collassa, siamo costretti a fermarci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma non ci fermiamo per la paura, il terrore, la colpa o la responsabilit\u00e0. Ci fermiamo perch\u00e9 qui, nonostante le altre fossero veramente assurde, proprio queste immagini non riusciamo a percepirle come vere. E la spiegazione \u00e8 molto semplice, \u00e8 una spiegazione tecnica. I nostri dispositivi non sono tarati per l\u2019apocalisse. Le nostre telecamere, i nostri smartphone, sono settati per la luce media dell\u2019immagine dello spettatore occidentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un po\u2019 come successe negli anni Settanta quando il cinema della blaxploitation utilizz\u00f2 pellicole giapponesi, uniche in grado di restituire il colore non distorto della pelle nera. Solo che \u2013 almeno per adesso \u2013 nessuna multinazionale ha prodotto sensori ottici dedicati all\u2019apocalisse. Quindi le immagini delle foreste, dei fiumi e dei mari in fiamme sono inevitabilmente tutte virate al rosso. Sembra che abbiano dei filtri. Che non siano vere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Solo davanti alle immagine pi\u00f9 reali e pi\u00f9 terribili, e solo per cause tecniche, mettiamo in dubbio la realt\u00e0 del tempo illusorio e pseudociclico in cui viviamo. E qui, forse, nel pi\u00f9 assurdo dei paradossi di quest\u2019epoca assurda e paradossale, possiamo recuperare quel disincanto marxiano che, l\u2019autore alla fine si augura, ci pu\u00f2 servire per ribaltare i rapporti di forza e di produzione tra le immagini macchina e i suoi ingranaggi spettatori umani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.idiavoli.com\/it\/article\/decostruire-limmagine-liberare-la-memoria\">https:\/\/www.idiavoli.com\/it\/article\/decostruire-limmagine-liberare-la-memoria<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di I DIAVOLI *12 ottobre 2022 La nave arenata nel canale di Suez, la video-lezione dell\u2019insegnante di aerobica con alle spalle i carrarmati e il colpo di stato, lo sciamano all\u2019assalto del Congresso americano. Viviamo una contemporaneit\u00e0 in cui la nostra memoria \u00e8 ormai quasi interamente costituita da un accumulo seriale e delirante d\u2019immagini. 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