{"id":75025,"date":"2022-10-21T09:30:07","date_gmt":"2022-10-21T07:30:07","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=75025"},"modified":"2022-10-20T17:31:14","modified_gmt":"2022-10-20T15:31:14","slug":"da-dogali-ai-mille-passando-per-la-russa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=75025","title":{"rendered":"Da Dogali ai Mille passando per La Russa"},"content":{"rendered":"<p><strong>di DOPPIO ZERO(Mario Barenghi)<\/strong><\/p>\n<div class=\"max-w-[838px]\">\n<div class=\"clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item\">\n<p>E voi lo sapete, perch\u00e9 Piazza dei Cinquecento si chiama cos\u00ec?<\/p>\n<p>Da un po\u2019 di tempo rivolgo questa domanda a amici e conoscenti. Nessuno sa rispondere. Eppure si tratta del luogo dove sorge la Stazione Termini, il pi\u00f9 importante scalo ferroviario della capitale italiana. Purtroppo di solito non facciamo caso ai nomi delle strade, e in generale alle iscrizioni pubbliche, ai monumenti, ai contrassegni storici lasciati sugli ambienti che frequentiamo da chi ci ha preceduto. \u00c8 un peccato, perch\u00e9 questi dati ci possono rendere edotti di orientamenti analoghi, visibili no, ma spesso ben vivi e operanti, impressi sulla mentalit\u00e0 collettiva. E a questo proposito sarebbe davvero lodevole l\u2019editore che si prendesse la briga di tradurre l\u2019opera del sociologo americano James W. Loewen, mancato lo scorso anno, quasi ottantenne (era nato nel 1942 nell\u2019Illinois): in particolare, il volume\u00a0<em>Lies Across America. What Our Historic Sites Get Wrong<\/em>, uscito nel 1999 (The New Press, New York), uno dei libri pi\u00f9 istruttivi che mi sia capitato di leggere negli ultimi anni.<\/p>\n<p>Piazza dei Cinquecento, dicevamo. Prima si chiamava Piazza di Termini; cambi\u00f2 nome per onorare i caduti della disastrosa battaglia di Dogali, la localit\u00e0 dell\u2019Eritrea, non lontana da Massaua, dove le truppe coloniali italiane furono sopraffatte il 26 gennaio 1887 dall\u2019esercito comandato dal ras Alula. Perse la vita anche il tenente colonnello Tommaso De Cristoforis, che venne insignito della medaglia d\u2019oro al valor militare per il modo in cui seppe resistere a forze superiori (\u00absoverchianti\u00bb l\u2019aggettivo topico). Inutile dire che il tondo numero 500 \u2013 esito di un arrotondamento non esiguo: a Dogali, fra soldati e ufficiali, morirono in 435 \u2013 evocava indirettamente i Mille di Garibaldi, ben altrimenti presenti nella toponomastica nazionale. Per ricordare quel non felice episodio venne anche edificato un monumento, recuperando un obelisco di granito rosso, eretto a Heliopolis da Ramsete II nel XIII secolo a.C. e portato a Roma ai tempi dell\u2019imperatore Domiziano. Non tutti, peraltro, approvarono l\u2019idea di celebrare una sconfitta. Giosu\u00e8 Carducci, ad esempio, si rifiut\u00f2 di comporre un\u2019ode per l\u2019occasione; n\u00e9, in prospettiva, una battaglia perduta poteva far gioco alla retorica del regime fascista. Cos\u00ec fu che nel 1925, approfittando di un intervento urbanistico, il monumento, opera dell\u2019architetto Francesco Azzurri, venne dislocato poco distante in una posizione assai pi\u00f9 discreta, in via delle Terme di Diocleziano, oggi viale Einaudi. E l\u00ec \u00e8 rimasto, appartato, quasi nascosto; notato quasi da nessuno.<\/p>\n<p>La storia di Piazza dei Cinquecento \u00e8 abbastanza rappresentativa di alcuni aspetti non banali della coscienza nazionale. Uno l\u2019abbiamo gi\u00e0 sfiorato: la controversa decisione di erigere un monumento che commemorava una sconfitta. Senza dubbio tale scelta era legata a molteplici istanze: prima fra tutte, quella risarcitoria, la medesima che dopo i massacri spaventosi della Grande Guerra port\u00f2 non solo l\u2019Italia a glorificare le vittime con sacrari, monumenti, epigrafi, viali delle Rimembranze \u2013 a tacere dell\u2019invenzione del Milite Ignoto. Ma l\u2019aspetto principale \u00e8 senza dubbio il diffuso, quasi universale oblio calato nel secondo dopoguerra sulle nostre sciagurate imprese coloniali in Africa: avviate, si badi, dall\u2019Italia liberale, non dalla dittatura fascista (che peraltro fece poi ben di peggio).<\/p>\n<p>E se non amiamo ricordare l\u2019invasione dell\u2019Eritrea, l\u2019occupazione e la riconquista della Libia, l\u2019aggressione contro l\u2019Etiopia, non c\u2019\u00e8 da sorprendersi se ci siamo dimenticati della battaglia di Dogali, e dei relativi quattrocento trentacinque \u2013 pardon, cinquecento \u2013 soldati uccisi. Tanto pi\u00f9 che cinquecento, in s\u00e9, \u00e8 un numero gradevole, perfino seducente: ricorda il pi\u00f9 fortunato e popolare modello della Fiat, la moneta di conio pi\u00f9 elevato delle vecchie lire, un tempo d\u2019argento, poi pi\u00f9 prosaicamente bimetallica, antesignana dell\u2019euro (inteso come moneta da 1); e anche il grandioso Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, uno dei luoghi pi\u00f9 memorabili di Firenze. Insomma, non \u00e8 mia intenzione proporre che venga cambiato il nome della piazza su cui d\u00e0 la Stazione Termini. Ma un po\u2019 pi\u00f9 di storia sarebbe bene conoscerla.<\/p>\n<p>Inoltre, a proposito delle memorie del nostro passato coloniale, qualche proposta concreta si potrebbe pur fare. Converr\u00e0 a tal fine balzare dall\u2019inizio di quella parabola al suo culmine, cio\u00e8 dagli anni Ottanta dell\u2019Ottocento agli anni Trenta del Novecento, e cambiare citt\u00e0. Ci spostiamo da Roma a Napoli, in Via Santa Lucia, a breve distanza da Piazza del Plebiscito: qui sorge il Palazzo dell\u2019Ammiragliato, costruito alla fine del XVIII secolo all\u2019incrocio con quella che allora si chiamava Salita del Gigante, oggi via Cesario Console. L\u2019angolo dell\u2019edificio \u00e8 tagliato, in modo da creare una faccia obliqua abbastanza ampia da ospitare comodamente una finestra.<\/p>\n<p>Quivi \u00e8 apposta una lapide marmorea, con un\u2019elaborata cornice corredata da quattro riquadri agli angoli contenenti stemmi coronati, e sovrastata da una fastosa decorazione vegetale in bronzo. Il testo recita: \u00abAi soldati della terra del mare e del cielo\/ che caddero nelle guerre d&#8217;Africa\/ avanzando i termini della patria\/ risorta alla missione mondiale\u00bb. Ignoro la data esatta, ma non \u00e8 difficile immaginare che risalga alla proclamazione dell\u2019Impero, dopo la presa di Addis Abeba.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/Dogali_inaugurazione_monumento.jpeg\" alt=\"m\" width=\"600\" height=\"436\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"41a17ac7-3f56-4803-b07b-1bc8eaecc041\" \/><\/p>\n<p>Personalmente, diffido molto della cultura della cancellazione. Non che del passato si debba conservare proprio tutto (parlo di monumenti e epigrafi negli spazi pubblici): ogni caso va affrontato e discusso nella sua specificit\u00e0, e rispetto a un preciso contesto. Ma in generale a me paiono riprovevoli gli interventi che di fatto azzerano la memoria storica. L\u2019intento di rimuovere i segni esteriori del prestigio tributato in altre epoche a una persona o a un evento che oggi si ritengano discutibili, criticabili, esecrabili, rischia di tradursi nell\u2019obnubilamento di vicende che invece sarebbe utilissimo ricordare: e ovviamente mi riferisco sia ai fatti, sia alle interpretazioni dei fatti che ne sono state date, specie se hanno goduto di duraturo credito.<\/p>\n<p>In altre parole, la lapide fascista del Palazzo dell\u2019Ammiragliato, che commemorando militari uccisi celebra un capitolo della storia nazionale di cui dovremmo soprattutto vergognarci, secondo me deve rimanere al suo posto: non foss\u2019altro, perch\u00e9 nessuna amministrazione ha ritenuto di farlo, lungo quasi un secolo. Per\u00f2 quella scritta rimane odiosa: e sia detto senza offendere la memoria di tanti poveri cristi che allora scelsero di arruolarsi in mancanza di meglio, al di fuori di qualunque opzione ideologica. Sarebbe quindi doveroso affiancare alla lapide che celebra trionfalmente le guerre d\u2019Africa un\u2019epigrafe di segno diverso, che prenda le distanze sia dagli eventi evocati, sia dalle intenzioni di chi ha inteso ricordarli in un certo modo.<\/p>\n<p>Ecco dunque una Modesta Proposta all\u2019amministrazione comunale di Napoli e al Ministero della Difesa: un concorso di idee per una epigrafe riparatrice. Ci si potrebbero cimentare gli studenti delle superiori e delle universit\u00e0; sarebbe un ottimo esercizio di storia, di civismo, di retorica (intesa nel senso migliore della parola), di grafica, di arte visuale. E, volendo, i modelli (americani, per lo pi\u00f9) non mancano.<\/p>\n<p>Ai contrassegni storici (<em>historical markers<\/em>) che corredano, qualificano, in qualche caso organizzano e definiscono gli spazi, corrispondono, nel calendario, le istituzioni delle festivit\u00e0. Pochi giorni fa il nuovo presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha menzionato nel suo primo discorso l\u2019opportunit\u00e0 di istituire una ricorrenza che ricordi la nascita del Regno d\u2019Italia. Sulla proposta, in s\u00e9, io non avrei obiezioni di principio: mi \u00e8 sempre parsa un\u2019anomalia storica la mancanza della celebrazione dell\u2019unit\u00e0 nazionale.<\/p>\n<p>Certo, mette a disagio la circostanza che l\u2019idea provenga da un esponente politico legato alla storia della destra missina e post-fascista; lui, magari, ammorbidito negli anni dalla lunga frequentazione dei palazzi del potere, ma compagno di partito di quel Francesco Lollobrigida, gi\u00e0 capogruppo di Fratelli d\u2019Italia alla Camera (nonch\u00e9, per quel che conta, cognato di Giorgia Meloni), che nei panni di assessore della regione Lazio patrocin\u00f2 la costruzione di un mausoleo ad Affile in onore di un criminale di guerra come il generale Rodolfo Graziani, vicer\u00e9 di Etiopia e capo delle forze armate della Repubblica di Sal\u00f2.<\/p>\n<p>Ma l\u2019obiezione principale riguarda il riferimento al Regno d\u2019Italia, cio\u00e8 all\u2019istituzione monarchica: il che porterebbe alla scelta obbligata del 17 marzo, data della solenne proclamazione di Vittorio Emanuele a Re d\u2019Italia. Non mi risulta che i Savoia, nell\u2019arco di ottant\u2019anni, abbiano mai investito molto su quella ricorrenza (lo stesso Vittorio Emanuele, del resto, nel 1861 conserv\u00f2 il numero ordinale II), preferendo semmai celebrare altre date, come il \u00abgenetliaco di Sua Maest\u00e0\u00bb. Sarebbe paradossale che a farlo fosse oggi un Parlamento repubblicano. Molto meglio, allora, lasciare il 17 marzo a San Patrizio patrono d\u2019Irlanda (specie nella versione profana di virtuale Guinness Pride Day), e scegliere una data diversa: il 18 febbraio, giorno della convocazione del primo Parlamento italiano a Torino, a Palazzo Carignano.<\/p>\n<p>Immediata sorge per\u00f2 un\u2019obiezione: il 18 febbraio 1861 la nuova Italia non comprendeva n\u00e9 Roma, n\u00e9 Venezia (cio\u00e8 quel che rimaneva dello Stato Pontificio e l\u2019intero Nord-Est). Quindi, il giorno pi\u00f9 appropriato sarebbe il 20 settembre 1870, anniversario della presa di Roma, e quindi simbolico compimento dell\u2019Unit\u00e0 nazionale. Oltre tutto, la data \u00e8 gi\u00e0 ben presente nella toponomastica nazionale.<\/p>\n<p>Un tempo, in effetti, la si festeggiava anche, nonostante il dissidio con la Santa Sede; poi ci furono la Conciliazione fra Stato e Chiesa, l\u2019accordo fra Mussolini \u00abuomo della Provvidenza\u00bb e il cardinale Gasparri (forse zio dell\u2019attuale esponente di Forza Italia?), e a essere celebrati furono i Patti Lateranensi (11 febbraio 1929). Insomma, il XX Settembre sarebbe bens\u00ec un anniversario sensato, ma reca con s\u00e9 un alone di anticlericalismo che potrebbe risultare sgradito a qualcuno. Che cosa ne pensa, ad esempio, il nuovo cattolicissimo presidente della Camera, Lorenzo Fontana?<\/p>\n<p>Nel frattempo, accontentiamoci di quello che abbiamo. Magari ricordando le implicazioni risorgimentali del 2 giugno, Festa della Repubblica: che venne scelto per il referendum del 1946 anche perch\u00e9 era l\u2019anniversario della scomparsa del pi\u00f9 grande eroe popolare delle guerre di indipendenza, Giuseppe Garibaldi, morto a Caprera nel 1882. Fu per non perdersi quella data che Edmondo De Amicis, scrivendo\u00a0<em>Cuore<\/em>, scelse l\u2019anno scolastico 1881-82. Ma oggi quasi nessuno lo ricorda: nemmeno i tanti pendolari che ogni giorno transitano davanti all\u2019epigrafe della stazione milanese di Porta Garibaldi.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"py-6\">\n<div class=\"blazy blazy--field blazy--field-immagini-media blazy--field-immagini-media--full field field--name-field-immagini-media field--type-entity-reference field--label-hidden field__items\" data-blazy=\"\" data-once=\"blazy\">\n<div class=\"field__item\">\n<div class=\"media media--blazy media--bundle--image media--image media--responsive is-b-loaded\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_desktop_w838\/public\/Lapide%20di%20Napoli.jpg?itok=JsPRkVlF\" \/><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div id=\"scarica-pdf\" class=\"block tracking-wider uppercase font-medium mt-[11px] md:mt-0 pt-[6px] pb-[4px] md:pt-[16px] md:pb-[11px] border-x-0 border-y border-grigio_scuro text-4xs md:text-d00-14-18 font-sans\"><\/div>\n<div><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/da-dogali-ai-mille-passando-per-la-russa\">https:\/\/www.doppiozero.com\/da-dogali-ai-mille-passando-per-la-russa<\/a><\/strong><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIO ZERO(Mario Barenghi) E voi lo sapete, perch\u00e9 Piazza dei Cinquecento si chiama cos\u00ec? Da un po\u2019 di tempo rivolgo questa domanda a amici e conoscenti. Nessuno sa rispondere. Eppure si tratta del luogo dove sorge la Stazione Termini, il pi\u00f9 importante scalo ferroviario della capitale italiana. Purtroppo di solito non facciamo caso ai nomi delle strade, e in generale alle iscrizioni pubbliche, ai monumenti, ai contrassegni storici lasciati sugli ambienti che frequentiamo da&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":72522,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/DoppioZero.webp","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-jw5","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/75025"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=75025"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/75025\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":75026,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/75025\/revisions\/75026"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/72522"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=75025"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=75025"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=75025"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}