{"id":75048,"date":"2022-10-24T09:55:33","date_gmt":"2022-10-24T07:55:33","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=75048"},"modified":"2022-10-22T09:56:35","modified_gmt":"2022-10-22T07:56:35","slug":"lo-spettro-del-dio-mortale-balibar-e-la-sovranita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=75048","title":{"rendered":"Lo spettro del Dio mortale: Balibar e la sovranit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><strong>di La Fionda (Pasquale Nocchese)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nonostante si tratti di una raccolta di quattro saggi scritti in periodi differenti, \u201c<a href=\"https:\/\/www.rogasedizioni.net\/product-page\/lo-spettro-del-dio-mortale-di-etienne-balibar\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Lo spettro del Dio mortale<\/a>\u201d riesce a comporre un percorso unitario nell\u2019opera di Balibar. La chiave di violino \u00e8 quella di un confronto \u201ca tre\u201d, o meglio a \u201cdue pi\u00f9 uno\u201d. Il primo motore immobile \u00e8 il confronto tra Balibar e Schmitt, un confronto che erompe dalle necessit\u00e0 immanenti alla riflessione personale di Balibar piuttosto che da curiosit\u00e0 storico-filosofiche. Balibar <em>ha bisogno<\/em> di Schmitt e <em>non pu\u00f2 che trattare<\/em> Schmitt. Segue il confronto tra Schmitt e Hobbes. Un confronto lungo una vita (intellettuale e non) e che condivide il movente del primo: Schmitt \u00e8 obbligato a cercare Hobbes per gli interrogativi presenti <em>nella propria stessa dottrina<\/em>. Infine, chiaramente, il confronto tra Balibar e Hobbes, un confronto tuttavia sempre mediato, indiretto e soprattutto strumentale. Balibar non permette mai a Schmitt di lasciarlo \u201csolo con Hobbes\u201d, che \u00e8 analizzato sempre in riferimento all\u2019opera di Schmitt, alle problematiche poste da Schmitt, o al confronto tra i due. Hobbes \u00e8 trattato come lente per interpretare con Schmitt, in quanto \u00e8 la lente che Schmitt ha usato per interpretare s\u00e9 stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Perch\u00e9 Balibar ha bisogno di Schmitt? La risposta \u00e8 articolata tra la densa prefazione di Giada Scotto, curatrice del lavoro, e il primo saggio, \u201cProlegomeni alla sovranit\u00e0: la frontiera, lo Stato, il popolo\u201d. Balibar \u00e8 un pensatore del proprio tempo. Come \u00e8 impossibile pensare Hobbes senza le guerre di religione in Inghilterra o Schmitt senza la tragica parabola della Germania novecentesca, Balibar, o almeno <em>questo <\/em>Balibar, va pensato entro la crisi che la contemporaneit\u00e0 impone al concetto di \u201cSovranit\u00e0\u201d, in Europa e, forse ancora pi\u00f9 significativamente, in Francia. Balibar accusa la natura ambigua del termine \u201csovranit\u00e0\u201d, la cui falsa semplicit\u00e0 cela l\u2019identificazione tra <em>Stato<\/em> e <em>Popolo<\/em>. Un assunto tutt\u2019altro che banale, la cui ignoranza induce a ridurre meccanicamente ogni discussione sulla sovranit\u00e0 ad una discussione sulla sovranit\u00e0 dello Stato. Balibar scorpora tale identificazione <em>per mezzo<\/em> dell\u2019analisi dell\u2019opera di Schmitt. Schmitt \u00e8 quell\u2019autore in grado, tramite la formulazione chirurgica di un concetto di sovranit\u00e0 che al tempo stesso esprime e realizza la riflessione moderna, di catturare il nucleo della sintesi imperfetta tra Stato e Popolo. Una sintesi che avviene <em>attraverso<\/em> il concetto di Nazione, centro di unificazione simbolica e \u201cintuitiva\u201d<a id=\"_ftnref1\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/10\/19\/lo-spettro-del-dio-mortale-balibar-e-la-sovranita\/#_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>, e <em>a partire<\/em> dal concetto di sovranit\u00e0, che rappresenta non il risultato ma piuttosto la premessa dell\u2019esistenza del corpo politico. La sovranit\u00e0 \u00e8 il momento di produzione del popolo a partire dalla decisione che lo fonda tramite la neutralizzazione dei conflitti interni e l\u2019identificazione dei conflitti esterni. Ora, se \u00e8 vero che la dimensione della decisione rimanda a quella della soggettivit\u00e0, e dunque della personificazione, allora la formula schmittiana esprime, al tempo stesso, il proprio compito e il proprio fallimento. L\u2019ideale di evocare l\u2019<em>individuo sovrano<\/em>, l\u2019unit\u00e0 realizzata, il monopolista della decisione, che nella storia europea \u00e8 esistito in quanto \u201cNazione\u201d, ovvero \u201cunit\u00e0 ideale dello Stato e del popolo\u201d<a id=\"_ftnref2\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/10\/19\/lo-spettro-del-dio-mortale-balibar-e-la-sovranita\/#_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>; l\u2019ostacolo permanente insito nella riemersione del popolo come soggettivit\u00e0 <em>eccedente<\/em> la propria identificazione con lo Stato <em>via<\/em> Nazione. Il popolo magnificato nella propria capacit\u00e0 (assoluta) di conferire sovranit\u00e0 (assoluta); il popolo minaccioso nella propria incapacit\u00e0 strutturale di <em>cedere<\/em> la sovranit\u00e0 di cui \u00e8 fonte. Nella riflessione dei grandi pensatori della sovranit\u00e0, il partigiano, il religioso, il nomade, a tratti il mercante, sono declinazioni della medesima questione politica, ovvero quella di un\u2019eccedenza residuale rispetto al potere di un\u2019<em>identificazione<\/em> tra popolo e Stato sulla quale si regge non solo la fondatezza del secondo, ma anche la perpetuit\u00e0 dell\u2019esproprio di sovranit\u00e0 che compie ai danni del primo. Campeggia il tema dell\u2019inafferrabilit\u00e0 dell\u2019individuo nella sua totalit\u00e0: storia di un residuo, certo, ma di un residuo che erode l\u2019intero meccanismo della sovranit\u00e0, che obbliga ad interpretare il trionfo del Leviatano come provvisorio, a riconoscerne la natura di puro <em>katechon<\/em>, di freno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La medesima raffigurazione dialettica della politica, dove si incontrano la deflagrazione rivoluzionaria di Balibar e il taglio netto del decisionismo schmittiano. Perch\u00e9, dunque, Hobbes? Perch\u00e9 quella tra Schmitt e Hobbes \u00e8 la storia di un\u2019identificazione intellettuale. Schmitt sente di adempiere al medesimo compito storico al quale ha dovuto adempiere Hobbes. Balibar intende il rapporto tra Schmitt e Hobbes non gi\u00e0 come un capitolo o un\u2019appendice del lavoro schmittiano ma come strategia preferenziale per comprenderlo nella sua interezza.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Se la vastit\u00e0 di questo confronto impedisce di riportarlo nella sua interezza, \u00e8 vero che esso ha, nella raccolta, un epicentro: \u201cSul Leviatano\u201d, testo schmittiano del 1938. Un testo difficile da comprendere ma anche solo da trattare, dato l\u2019intorbidimento del pensiero di uno Schmitt che corteggia il lessico nazista. In questo libro, Schmitt sdoppia l\u2019opera hobbesiana in un polo argomentativo-razionale e un polo mitico-immaginifico, che comprende sia le metafore sia le scelte iconografiche, a partire dal celeberrimo frontespizio dell\u2019opera. Una polarit\u00e0 che si esprime in forma di complementariet\u00e0 ma anche in forma di contraddizione, di delusione, con l\u2019articolazione razionale del pensiero hobbesiano che disattende gli ideali che Hobbes stesso, con le proprie scelte iconografiche, si impone. Per dirla con Balibar: \u201cSi potrebbe allore dire che il \u00abfallimento\u00bb di Hobbes, secondo Schmitt, sia dovuto al fatto che questa rappresentazione mitica \u00e8 impotente non solo a conservarsi contro il movimento di secolarizzazione e razionalizzazione, ma anche a <em>contenere<\/em> gli effetti della dualit\u00e0 interni alle tendenze proprie del pensiero di Hobbes\u201d<a id=\"_ftnref3\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/10\/19\/lo-spettro-del-dio-mortale-balibar-e-la-sovranita\/#_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>. Schmitt legge in Hobbes un tentativo, espresso nelle scelte allegoriche, di istituire un potere assoluto e irresistibile, la concretizzazione della \u201coriginaria unit\u00e0 vitale\u201d tra politica e religione rappresentata dal Leviatano e da una generale \u201cmetaforica del terrore\u201d. Legge poi un fallimento, espresso nella riserva che Hobbes garantisce alla coscienza individuale. Riserva di credere o no ai miracoli, riserva di dissentire \u201c<em>intra pectuus suum<\/em>\u201d, la riserva, insomma, di avere un\u2019anima, alito sottilissimo e tuttavia esiziale, condanna latente del Dio mortale. Schmitt vede in Hobbes il nutrimento di quel liberalismo che, pervertendo la dicotomia pubblico-privato, sovverte il progetto hobbesiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Balibar non si limita a raccontare la consapevolezza di Schmitt del \u201cfallimento\u201d hobbesiano, ma argomenta una contro-interpretazione della filosofia hobbesiana, che dimostra l\u2019impossibilit\u00e0 di quell\u2019identificazione tra Schmitt e Hobbes che Schmitt stesso aveva suggerito. Questo terzo confronto, fintamente duale, tra Balibar e Hobbes, dipinge un\u2019interpretazione <em>istituzionalista<\/em> del filosofo inglese, affrancato dall\u2019etichetta di maestro del decisionismo imposta (e presupposta) da Schmitt. Balibar vede un Hobbes guidato da un ideale di <em>regolazione<\/em> della composizione sociale, non della sua eliminazione, non della produzione di quel monismo assoluto cui fa riferimento Schmitt. Hobbes non \u00e8 interessato a fondare un\u2019autorit\u00e0 unica, o a spazzare via la societ\u00e0 civile sdraiandola sul letto di Procuste dello Stato, ma semplicemente a fare in modo che \u201cdi fronte allo Stato, non [possa] esistere alcuna organizzazione il cui potere sia <em>concorrente <\/em>con il suo nel momento in cui si tratta di richiedere obbedienza\u201d<a id=\"_ftnref5\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/10\/19\/lo-spettro-del-dio-mortale-balibar-e-la-sovranita\/#_ftn5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>. Nell\u2019argomentazione, Balibar oscilla sapientemente tra analisi strettamente filosofica dei testi hobbesiani, in particolare al fine di ridefinire il rapporto tra stato di natura e civilt\u00e0, e l\u2019applicazione di categorie successive, come appunto \u201cistituzionalismo\u201d o \u201cpositivismo giuridico\u201d. Balibar intende argomentare con Hobbes (o far argomentare ad Hobbes?) l\u2019impossibilit\u00e0 della sintesi iniziale, cifra della riflessione dello stesso Balibar, tra Stato e Popolo. Il permanere della contraddizione <em>come<\/em> contraddizione, l\u2019impossibilit\u00e0 di formulare dei dispositivi che la superino \u2013 o la tronchino \u2013 senza resti, ri-proietta Balibar in una dimensione speculativa nuova, originale, <em>vuota<\/em>, informata dalla tentazione di far deflagrare la contraddizione, di sfruttarne il potenziale produttivo in forma rivoluzionaria. Tramite la scelta dei saggi che compongono la curatela, si vede dunque Balibar estroflettersi, abbandonarsi, diretto verso il pensiero degli altri due autori, per poi <em>ricondurci nel proprio pensiero<\/em>, arricchiti non dalla giustapposizione di temi differenti ma da una nuova consapevolezza dell\u2019apparato concettuale offerto in prima battuta. In primis del concetto, protagonista nel proprio abuso pubblico, di sovranit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/10\/19\/lo-spettro-del-dio-mortale-balibar-e-la-sovranita\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/10\/19\/lo-spettro-del-dio-mortale-balibar-e-la-sovranita\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di La Fionda (Pasquale Nocchese) Nonostante si tratti di una raccolta di quattro saggi scritti in periodi differenti, \u201cLo spettro del Dio mortale\u201d riesce a comporre un percorso unitario nell\u2019opera di Balibar. 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