{"id":75106,"date":"2022-10-28T09:30:40","date_gmt":"2022-10-28T07:30:40","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=75106"},"modified":"2022-10-25T12:51:23","modified_gmt":"2022-10-25T10:51:23","slug":"il-merito-e-una-fantasia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=75106","title":{"rendered":"Il merito \u00e8 una fantasia"},"content":{"rendered":"<p><strong>di DOPPIO ZERO (Marco Viscardi)<\/strong><\/p>\n<div class=\"max-w-[838px]\">\n<div class=\"clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item\">\n<p>L\u2019introduzione del \u2018merito\u2019 accanto all\u2019istruzione nel nome di un ministero che da decenni ha perso quel bellissimo aggettivo che era pubblica \u00e8 una cosa che mi spaventa perch\u00e9 la scuola democratica dovrebbe essere il contrario del merito. Merito \u00e8 una parola bastarda: non ci si pu\u00f2 fidare. Riferito alla scuola, fa pensare all\u2019oleografia del libro\u00a0<em>Cuore<\/em>, a Sardi, a Garrone. A masse di poverelli che, nelle soffitte, sporchi di polvere e calcina, alla fiochissima luce di fioche candele, passavano le sere su quaderni logori a riscrivere sempre le stesse lettere, a migliorarsi, a trovarsi un posto in societ\u00e0. A diventare qualcuno attraverso il merito.<\/p>\n<p>Ma il libro\u00a0<em>Cuore<\/em>, che a suo modo \u00e8 un capolavoro, \u00e8 il libro borghese per la nuova Italia: il grande dispositivo tranquillizzante che presenta ad un pubblico di maestri e impiegati, bottegai e professionisti, una nazione mite e unita dove l\u2019armonia delle classi sociali rende impensabile il conflitto.<\/p>\n<p>Fuori dalle pagine del libro\u00a0<em>Cuore<\/em>\u00a0quel merito non serviva a granch\u00e9. Una pacca sulla spalla, una medaglietta di ferro, e tutto restava come prima, ce lo ha insegnato, fra gli altri, Umberto Eco nel suo\u00a0<em>Elogio di Franti<\/em>.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 il merito nella vita reale non esiste: \u00e8 una illusione ottica, e quando si considera vero quello che \u00e8 un\u2019ombra, quando si reifica una fantasia in una cosa, si rischia moltissimo, nella psiche individuale e nella vita collettiva della nazione.<\/p>\n<p>Il merito \u00e8 uno di quei fantasmi di cui ci fanno credere l\u2019esistenza. Lo studente bravo, disciplinato, ostinato e attivo, partecipativo e civico, che con pazienza, metodo e dedizione raggiunge traguardi e merita dunque il premio che era follia sperar che ottiene menzioni, lodi, medaglie di Alfiere della Repubblica, inni e bandiere. Peccato che questa parabola crescente, trionfante regga solo sulla carta, nei romanzi, nelle storie rassicuranti dove si narra di quelli che ce l\u2019hanno fatta, gli uomini fatti da soli. Ma nessuno si crea da solo. Tutti siamo come ci hanno plasmato le nostre relazioni, le nostre reti, i nostri rapporti. Messo accanto all\u2019istruzione, il merito ci riporta a quel tempo in cui a scuola si usava, riferito ad esseri umani!, il verbo \u2018distinguere\u2019 preceduto dal pronome impersonale: \u2018si distingue\u2019, svetta, \u00e8 riconoscibile in una massa grigia.<\/p>\n<p>Il merito e la massa incolore sono il primo germe di una scuola che non include, non mette insieme. Ancora oggi, quando presentiamo le classi quinte all\u2019Esame di Stato siamo abituati a dividerle in fasce di rendimento che, fatalmente, sono sempre tre: i bravi, i mezzi e gli scarsi. Ma in quale realt\u00e0 umana non \u00e8 cos\u00ec? In quale gruppo non ci stanno quelli che si impegnano, quelli che sono pigri ma capiscono le cose e quelli a cui \u00e8 meglio non affidare compiti delicati se si vogliono evitare disastri? A volte nei colloqui coi genitori mi pare ci sia un senso di sollievo quando suona la frase \u2018\u00e8 intelligente ma non si applica\u2019. Puoi fare tutti i giri che vuoi, prendere tutto il tempo ma a volte si aspetta solo che venga pronunciato quel giudizio.<\/p>\n<p>Almeno cos\u00ec mi \u00e8 capitato: intelligente ma non si applica. Perch\u00e9 in queste poche parole c\u2019\u00e8 forse un\u2019idea della scuola che nella ritualit\u00e0 di quei colloqui deve emergere. I riti hanno le loro sequenze e le loro formule che sono invariabili, se si salta un passaggio si rischia il disastro! Ma questo \u00e8 un problema enorme, proprio perch\u00e9, come dicevo prima, stiamo mettendo da parte la multiforme realt\u00e0 per una parola astratta, il merito, che, confesso, mi fa sempre pensare al Kaiser Guglielmo, alle medaglie date\u00a0<em>pour le M\u00e9rite<\/em>, alla prima guerra mondiale e ai morti per la patria.<\/p>\n<p>Messo cos\u00ec, acriticamente, accanto all\u2019Istruzione nel nome del ministero che si occupa della formazione e dell\u2019educazione, il merito non racconta altro che una prova muscolare, l\u2019espressione di un nuovo mito dell\u2019individuo e delle sue capacit\u00e0. Il merito non serve se \u00e8 la versione grottesca e aggiornata dell\u2019umanista fabbro della propria fortuna. Perch\u00e9 il punto \u00e8 sempre quello: viviamo nel caso, sottoposti ai rovesci della fortuna e nessuno sceglie dove e quando nascere. Allora, in questo caos, senza una serie di interventi, di progetti, di finanziamenti, il merito \u00e8 possibile quasi esclusivamente \u2013 quasi \u2013 per chi nasce in famiglie e contesti che possono permettersi quel merito.<\/p>\n<p>Famiglie che quel merito ce l\u2019hanno gi\u00e0 nelle mura di casa, dove ci sono libri, tempo, possibilit\u00e0 di viaggiare, conoscenza dell\u2019italiano. Dove vivono persone stimolanti, con storie da raccontare. Senza un progetto a lungo termine, che nasca da una visione del mondo, il merito \u00e8 di pertinenza delle ztl, vive nei centri storici e nei quartieri residenziali, \u00e8 balsamico come l\u2019aria mattutina di chi va a scuola camminando sotto i tigli e i platani ma non nelle strade rotte, respirando lo smog dei pulmanini convulsi.<\/p>\n<p>Qualche giorno fa, Alberto Prunetti notava in una intervista come il modello della trasformazione e del successo, la parabola del bravo ragazzo di umili origini che ce la fa, sia un modello reazionario e conservatore. \u00c8 una morale tranquillizzante, come ha detto a proposito Pasquale Palmieri, che serve a insabbiare come, nella vita reale, questi bravi ragazzi semplicemente non ce la fanno e restano tutta la vita nella loro stessa condizione. E non perch\u00e9 non meritino la felicit\u00e0.<\/p>\n<p>Il merito potrebbe avere valore quando tutti potessero accedervi. Ma il quel momento l\u2019idea stessa di merito, per fortuna, sparirebbe. Sparirebbero quelli che si distinguono e quelli che si perdono, si farebbe semplicemente scuola e scuola finalmente liberata dalla competizione. Che sia competitivo il mondo fuori \u2013 e a mio parere non \u00e8 che la competizione stia dando chiss\u00e0 quali risultati per il benessere della societ\u00e0 \u2013 ma non la scuola.<\/p>\n<p>La chimera del merito, coi suoi premi per i \u2018bravi\u2019, non fa altro che escludere gli altri, quelli appunto che non ce l\u2019hanno fatta. Allora il contrario del merito non \u00e8 il demerito, ma la rete \u2013 come ho gi\u00e0 detto \u2013 il contrario del merito sono le relazioni, simmetriche e asimmetriche, che ogni esperienza di insegnamento e di apprendimento dovrebbe comportare. Il contrario del merito non \u00e8 la sciatteria, ma l\u2019inclusione, la prospettiva di una scuola radicalmente democratica dove Franti ha la stessa attenzione di Enrico Bottini, per tornare alla mitologia di De Amicis (e fra parentesi, forse i miei coetanei ricorderanno che nello sceneggiato Rai degli anni ottanta tratto da\u00a0<em>Cuore<\/em>\u00a0era Carlo Calenda \u2013 lui! \u2013 a interpretare uno snobbissimo Enrico, lui il nipote del regista Luigi Comencini\u2026 perfetta immagine di quanto il merito e la bravura siano essenziali per fare carriera in un paese che abborre le dinamiche del familismo immorale\u2026).<\/p>\n<p>La distruzione del merito porterebbe con s\u00e9 anche la dissoluzione di quell\u2019altro mito che \u00e8 l\u2019eccellenza. Le scuole di eccellenza finiranno per distruggere il sistema ordinario dell\u2019istruzione senza peraltro garantire davvero una formazione pi\u00f9 adeguata e approfondita, ma solo l\u2019abitudine per chi le frequenta a ritmi e moli di lavoro impegnative in tempi rapidi e attitudini alla competizione che porteranno i nostri intellettuali e professionisti a una grande specializzazione nel loro campo e a una visione sempre pi\u00f9 semplificata del loro lavoro.<\/p>\n<p>Merito ed eccellenza rischiano di staccare intellettuali e professionisti da quello che un tempo si chiamava il tessuto vivo della societ\u00e0, crescendoli nell\u2019ossessione della\u00a0<em>performance<\/em>\u00a0che si accontenta di s\u00e9 e non si pone problemi.<\/p>\n<p>Anche l\u2019eccellenza, come il merito, acceca: crea una specie di recinto dove vanno gli aristocratici, i migliori, i bravi.<\/p>\n<p>Che vuol dire essere bravo? Da qualche anno provo a fare un esperimento coi miei studenti: ho abolito tutto il lessico della bravura, se qualcuno dice qualcosa che ci aiuta a capire qualcosa o se voglio comunicargli la mia soddisfazione per il suo lavoro che ha svolto faccio sempre molta attenzione a non dire: che bravo! Perch\u00e9 dire a qualcuno che \u00e8 bravo \u00e8 fargli una violenza esattamente come dargli dell\u2019asino o dello scemo. Chi sono io per dire che sei bravo? Che vuol dire esserlo? Dare del bravo a qualcuno \u00e8 come doparlo, costringerlo ad una dipendenza. \u00c8 un atto di potere nei suoi confronti perch\u00e9 lo metti, magari involontariamente, nella condizione di aspettare la tua prossima approvazione che \u00e8 una approvazione a lui e non al suo lavoro.<\/p>\n<p>A quello che \u00e8 e non a quello che fa. Per questo da qualche anno, anche se a volte mi confondo e mi scappa un \u2018bravo!\u201d, provo a dire \u2018\u00e8 bella questa cosa\u2019 o \u2018mi convince quello che hai fatto o detto o scritto\u2019, o magari \u2018questo compito \u00e8 una schifezza!\u2019, ma non tu, non la tua persona che non ho diritto di giudicare, come non ho diritto di giudicarne nessuna, ma quello che mi proponi, il tuo lavoro che sta in mezzo a me e te e sul quale possiamo riflettere come tu puoi riflettere sulle mie lezioni, che magari ti angosciano o ti annoiano, ma senza esprimere un giudizio su di me.<\/p>\n<p>Il merito \u00e8 quello dell\u2019individuo, giudica la persona, si nutre di mitologie rassicuranti dove l\u2019eroe povero vince sempre purch\u00e9 abbia la volont\u00e0 di farcela. Il merito \u00e8 dopante perch\u00e9 non ci fa vedere che nel mondo delle cose e delle relazioni, la volont\u00e0 non serve a nulla se non sei nel posto giusto, se nessuno ti sogna tu non esisti, per citare una frase famosa. E allora il tuo merito \u00e8 comportarti come quei personaggi dei videogiochi che stanno contro la parete e continuano a muoversi come volessero attraversarla senza riconoscere che in quel punto manca una porta.<\/p>\n<p>Il merito \u00e8 solitario, mesto e persino un po\u2019 sinistro. Soprattutto il merito giudica le persone come entit\u00e0 assolute, come se tutte le responsabilit\u00e0 delle loro esistenze ricadessero su di loro e basta e se non ci riesci sei un testone, basta un po\u2019 di volont\u00e0, guarda il compagno com\u2019\u00e8 bravo. La scuola sempre pi\u00f9 in crisi forse, nelle sue convulsioni violente anche se spesso invisibili, forse arriver\u00e0 a non pensarsi pi\u00f9 in termini di bravura e di successo, ma a lavorare su quello che gli studenti fanno e non su quello che sono o potrebbero essere. Possiamo diventare come degli artigiani che fanno coppe e sedie non perch\u00e9 sono importanti in s\u00e9, ma perch\u00e9 servono a bere e a sedersi. Il merito rischia di essere come una di quelle sedie antiche che si trovano nei musei: sono belle ma non servono a niente.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"py-6\">\n<div class=\"blazy blazy--field blazy--field-immagini-media blazy--field-immagini-media--full field field--name-field-immagini-media field--type-entity-reference field--label-hidden field__items\" data-blazy=\"\" data-once=\"blazy\">\n<div class=\"field__item\">\n<div class=\"media media--blazy media--bundle--image media--image media--responsive is-b-loaded\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_desktop_w838\/public\/FetNp34WQAEnHhn.jpeg?itok=F3sKW2L3\" \/><\/div>\n<div><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/il-merito-e-una-fantasia\">https:\/\/www.doppiozero.com\/il-merito-e-una-fantasia<\/a><\/strong><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIO ZERO (Marco Viscardi) L\u2019introduzione del \u2018merito\u2019 accanto all\u2019istruzione nel nome di un ministero che da decenni ha perso quel bellissimo aggettivo che era pubblica \u00e8 una cosa che mi spaventa perch\u00e9 la scuola democratica dovrebbe essere il contrario del merito. Merito \u00e8 una parola bastarda: non ci si pu\u00f2 fidare. Riferito alla scuola, fa pensare all\u2019oleografia del libro\u00a0Cuore, a Sardi, a Garrone. A masse di poverelli che, nelle soffitte, sporchi di polvere e&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":72522,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/DoppioZero.webp","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-jxo","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/75106"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=75106"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/75106\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":75107,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/75106\/revisions\/75107"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/72522"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=75106"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=75106"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=75106"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}