{"id":75111,"date":"2022-10-27T09:30:00","date_gmt":"2022-10-27T07:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=75111"},"modified":"2022-10-25T15:59:24","modified_gmt":"2022-10-25T13:59:24","slug":"prima-di-maastricht-dal-dopoguerra-al-dibattito-degli-anni-ottanta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=75111","title":{"rendered":"Prima di Maastricht\/ Dal dopoguerra al dibattito degli anni Ottanta"},"content":{"rendered":"<p><strong>di KRITICA ECONOMIKA (Francesco Giuseppe Laureti, Salvatore Pompei)<\/strong><\/p>\n<div class=\"elementor-element elementor-element-d031f3f elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"d031f3f\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n<div class=\"elementor-widget-container\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"elementor-element elementor-element-ab11782 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"ab11782\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n<div class=\"elementor-widget-container\">\n<section class=\"has_ae_slider elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-ff33495 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default ae-bg-gallery-type-default\" data-id=\"ff33495\" data-element_type=\"section\">\n<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n<div class=\"has_ae_slider elementor-column elementor-col-33 elementor-top-column elementor-element elementor-element-1ae9618 ae-bg-gallery-type-default\" data-id=\"1ae9618\" data-element_type=\"column\">\n<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n<div class=\"elementor-element elementor-element-73a3aa4 elementor-widget elementor-widget-global elementor-global-6694 elementor-widget-heading\" data-id=\"73a3aa4\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n<div class=\"elementor-widget-container\">\n<h2 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">Prima di approdare al Trattato del 1992, l&#8217;Europa ha percorso una strada tortuosa, fra accordi, piani e aspri dibattiti.<\/h2>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/section>\n<section class=\"has_ae_slider elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-3e57304 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default ae-bg-gallery-type-default\" data-id=\"3e57304\" data-element_type=\"section\">\n<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n<div class=\"has_ae_slider elementor-column elementor-col-33 elementor-top-column elementor-element elementor-element-106e79c ae-bg-gallery-type-default\" data-id=\"106e79c\" data-element_type=\"column\">\n<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n<div class=\"elementor-element elementor-element-2617fe7 elementor-widget elementor-widget-ae-post-content\" data-id=\"2617fe7\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"ae-post-content.default\">\n<div class=\"elementor-widget-container\">\n<div class=\"ae-element-post-content\">\n<p>Sono innumerevoli i\u00a0<strong>progetti ambiziosi<\/strong>\u00a0che si sono succeduti nel Novecento nel segno dell\u2019organizzazione della comunit\u00e0 internazionale. Pi\u00f9 le sfide politiche ed economiche da fronteggiare crescevano in ordine di grandezza, pi\u00f9 gli Stati-nazione erano portati ad accordarsi per raggiungere obiettivi troppo difficili da perseguire da soli.<\/p>\n<p>Nel novero di queste organizzazioni internazionali rientra l\u2019<strong>Unione Europea<\/strong>, un club europeo eterogeneo nella fisionomia e negli interessi dei singoli Stati membri. Una costruzione che, ad oggi, \u00e8 ancora disfunzionale.<\/p>\n<p>Com&#8217;\u00e8 noto, il\u00a0<strong>processo di integrazione europea<\/strong>\u00a0affonda le sue radici nella volont\u00e0 comune di un pugno di Stati di ricucire gli strappi di due guerre devastanti e di costruire uno spazio di convivenza pacifica e cooperazione, estesa a pi\u00f9 settori. A dar forma al sistema di interdipendenza tra Stati era la tensione funzionalista rappresentata da\u00a0<strong>Jean Monnet<\/strong>, presidente del\u00a0<em>Commissariat du Plan de mod\u00e9rnisation et r\u00e9\u00e9quipement<\/em>\u00a0dell\u2019economia francese nei primi anni \u201850.<\/p>\n<p>Dopo la stagione dell\u2019impulso post-bellico alla costruzione dell\u2019Europa politicamente ed economicamente unita,\u00a0<strong>il consolidamento aveva iniziato a rallentare negli anni \u201970<\/strong>. Le incertezze dovute alla fine del\u00a0<em>gold-dollar standard<\/em>\u00a0(1971) e alla crisi petrolifera del 1973 mostravano chiaramente che l\u2019et\u00e0 dell\u2019oro si era conclusa.<\/p>\n<p><strong>La Comunit\u00e0 europea prov\u00f2 a reagire<\/strong>\u00a0con il piano Werner e il Sistema monetario europeo, che per\u00f2 and\u00f2 in crisi a causa dei ripetuti attacchi speculativi e delle diverse esigenze di politica monetaria delle banche centrali nazionali.<\/p>\n<p>Erano i prodromi delle modifiche sostanziali ai Trattati istitutivi delle Comunit\u00e0 europee nate negli anni \u201850. Con il\u00a0<strong>piano Werner<\/strong>, tra i sei paesi fondatori della Cee si era diffusa la convinzione che l\u2019integrazione regionale dovesse compiere il salto di qualit\u00e0 verso il mercato interno, senza arenarsi nell\u2019assetto di area di libero scambio. Secondo il\u00a0<a href=\"https:\/\/eur-lex.europa.eu\/legal-content\/IT\/TXT\/PDF\/?uri=CELEX:51985DC0310&amp;from=EN\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Libro Bianco<\/a>\u00a0presentato dalla Commissione della Cee nel 1985, andavano superate barriere fisiche (dogane), tecniche (normative sui prodotti in tema di sanit\u00e0 e sicurezza) e fiscali.<\/p>\n<p>Quale idea di Europa doveva emergere dall\u2019unificazione dei mercati? Ci\u00f2 sarebbe dipeso da un\u2019<strong>aspra dialettica<\/strong>\u00a0tra prospettive teoriche e modelli istituzionali. Le principali scuole di pensiero che si espressero negli anni \u201880 e \u201890 sul futuro del progetto europeo furono le scuole federalista, funzionalista, neofunzionalista, e realista.<\/p>\n<p>La\u00a0<strong>scuola federalista<\/strong>\u00a0premeva perch\u00e9 si realizzassero gli Stati Uniti d\u2019Europa, cos\u00ec da prevenire qualsiasi ritorno al nazionalismo autarchico e aggressivo del primo Novecento. Nella\u00a0<strong>formulazione funzionalista<\/strong>\u00a0di Jean Monnet, bisognava confidare nella spinta all\u2019integrazione data dalle crisi politiche ed economiche, nella possibilit\u00e0 di conseguire il consolidamento dell\u2019edificio sovranazionale passando per un livello settoriale di cooperazione interstatale. Se gli Stati avessero portato a termine l\u2019integrazione in un solo settore delle loro economie, pressioni tecniche li avrebbero indotti a proseguire il percorso con un altro settore e cos\u00ec via fino all\u2019unificazione federale.<\/p>\n<p>La via funzionalista sembrava aver subito una smentita con il fallimento della Comunit\u00e0 europea di difesa e la Comunit\u00e0 politica europea, ma il suo ulteriore sviluppo fu la\u00a0<strong>prospettiva neofunzionalista<\/strong>: questa reinterpretava il traguardo della Cee come minimo comune denominatore di interessi nazionali che riuscirono a convergere su un nucleo di regole condivise. L\u2019azione comune delle \u00e9lite costituite da comitati transnazionali, autorit\u00e0 politiche e lobby economiche doveva dar luogo a un\u2019osmosi culturale tale da generare un senso di appartenenza a una comunit\u00e0 simil-nazionale.<\/p>\n<p><strong>Gli eventi andarono in un\u2019altra direzione<\/strong>. Negli anni \u201970 prevalse l\u2019allarme della recessione economica e sembrava che oltre lo stadio dell\u2019integrazione economica il club europeo non fosse destinato a progredire. Alcuni schemi istituzionali furono ideati non tanto per razionalizzare lo stato dell\u2019arte dell\u2019unificazione europea, quanto, almeno in apparenza, per giustificare l\u2019autoesclusione di alcuni Stati da certe politiche comuni: Europa \u201ca geometrie variabili\u201d, Europa \u201ca cerchi concentrici\u201d, Europa \u201ca due o pi\u00f9 velocit\u00e0\u201d. In realt\u00e0, non sfuggiva agli osservatori internazionali che la prospettiva statocentrica continuava a imporsi sulle altre.<\/p>\n<p>Non erano le organizzazioni internazionali a garantire il mantenimento della pace e della sicurezza globale durante la \u201cguerra fredda\u201d, bens\u00ec\u00a0<strong>le condizioni materiali di un ordine bipolare fondato sull\u2019equilibrio del terrore<\/strong>\u00a0tra entit\u00e0 statuali. Allo stesso modo erano gli Stati a decidere il destino dei popoli e, solo se maggiore integrazione economica avesse consentito ai singoli paesi di massimizzare i propri interessi, allora il progetto europeo avrebbe fatto passi in avanti.<\/p>\n<p>Nella versione di Alan Milward, le Comunit\u00e0 europee costituivano i \u201ccerchi concentrici\u201d che, a seconda delle esigenze dei paesi membri, risolvevano il dilemma tra interdipendenza e integrazione. Si era formato, insomma,\u00a0<strong>un fronte di \u201ceuroscettici\u201d ed \u201ceurocritici\u201d<\/strong>, uniti nella convinzione che gli accordi europei vecchi e nuovi non facessero altro che delimitare il terreno di confronto tra Stati aventi interessi nazionali incompatibili e che non esistesse che una debole volont\u00e0 di cooperazione sovranazionale.<\/p>\n<p>D\u2019altronde, il \u201cfronte critico\u201d aveva ben in mente che \u201cfare la moneta senza prima aver fatto lo Stato europeo\u201d fosse una scelta sciagurata e controproducente.\u00a0<strong>All\u2019Europa, unita economicamente, mancava un\u2019anima<\/strong>.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p><em><strong>Questo articolo \u00e8 il primo episodio della &#8220;Guida rapida all&#8217;Europa di Maastricht&#8221; a cura di Kritica Economica.<br \/>\n<\/strong><\/em><em><strong>Clicca\u00a0<a href=\"https:\/\/kriticaeconomica.com\/guida-rapida-alleuropa-di-maastricht\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">qui<\/a>\u00a0per leggere gli altri contributi e per consultare la bibliografia di riferimento.\u00a0<\/strong><\/em><\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/kriticaeconomica.com\/prima-di-maastricht\/\">https:\/\/kriticaeconomica.com\/prima-di-maastricht\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/section>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di KRITICA ECONOMIKA (Francesco Giuseppe Laureti, Salvatore Pompei) Prima di approdare al Trattato del 1992, l&#8217;Europa ha percorso una strada tortuosa, fra accordi, piani e aspri dibattiti. 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