{"id":75161,"date":"2022-10-31T10:16:53","date_gmt":"2022-10-31T09:16:53","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=75161"},"modified":"2022-10-28T10:18:07","modified_gmt":"2022-10-28T08:18:07","slug":"van-gogh-o-delliconoclastia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=75161","title":{"rendered":"Van Gogh. O dell\u2019iconoclastia"},"content":{"rendered":"<p><strong>di La Fionda (Leandro Cossu)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La lontananza temporale (i roghi dei libri nella Germania nazista) o spaziale (la distruzione scientifica delle rovine di Palmira da parte dell\u2019ISIS) ci inducono a ritenere che la furia iconoclasta e censoria che si pu\u00f2 riversare contro un\u2019opera d\u2019arte plastica o letteraria sia un qualcosa di sostanzialmente estraneo alla decadenza della nostra civilt\u00e0 tardocapitalistica, nel Nuovo e nel Vecchio continente. Ora, \u00e8 cosa nota che la censura, nel nostro lato del mondo, non ha pi\u00f9 la forma tradizionale della corrispondenza esplicita tra un canone del governo (come poteva essere il Codice Hays) sancita dall\u2019arbitrio di qualche burocrate senza nome. Quantomeno, non ne \u00e8 pi\u00f9 la forma principale. Oggi la censura \u00e8 contemporaneamente <em>autocensura <\/em>e <em>censura reciproca <\/em>nei confronti dei nostri pari o dei potenziali fruitori dell\u2019opera, un perverso sistema in cui il singolo \u00e8 chiamato dal sistema a fare da volonteroso carnefice verso chi ignora aspettative e propositi dell\u2019industria culturale. Ma la differenza pi\u00f9 importante rimane comunque la responsabilit\u00e0 politica di farsi carico <em>oggi<\/em>dell\u2019<em>imprimatur <\/em>reale o ideale nei confronti dell\u2019opera. Mentre prima il moralismo (tutt\u2019oggi presente) arrivava da destra, oggi la censura arriva \u201cda sinistra\u201d, nella peggior valenza che pu\u00f2 essere data al \u201cprogressismo\u201d, <a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/06\/15\/recensione-di-contro-la-sinistra-neoliberale-di-sahra-wagenknecht\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">nella figura dell\u2019anima bella<\/a>. Ci\u00f2 genera una sgradevole solidariet\u00e0 antitetico-polare tra due situazioni egualmente esecrabili. Da un lato, dietro il luogo comune del <em>non si pu\u00f2 pi\u00f9 dire niente<\/em> possono nascondersi punti di vista reazionari e conservatori nel senso deteriore del termine, che provano a giustificare posizioni difficilmente argomentabili, estendendo in cattiva fede l\u2019accusa all\u2019altro campo di censura, verso cio\u00e8 parole di intolleranza nei confronti di modi d\u2019essere, appartenenze o scelte di vita che competono la <em>singola esistenza <\/em>direttamente coinvolta, e nessun\u2019altro. Dall\u2019altro lato, l\u2019estensione indebita \u00e8 esattamente simmetrica. Ogni pensiero, parola, opera e omissione che non rispetta il canone \u00e8 paragonato, insindacabilmente, a un atto d\u2019odio, e pertanto l\u2019autore deve essere stigmatizzato in pubblico invitando a boicottarne il lavoro. Le due azioni <em>sono speculari e reciprocamente determinate<\/em>, quindi <em>sono la stessa cosa<\/em>. Speculari, ma asimmetriche, poich\u00e9 il coltello dalla parte del manico \u00e8 tenuto dalla parte progressista<a id=\"_ftnref1\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/10\/25\/van-gogh-o-delliconoclastia\/#_ftn1\">[1]<\/a>. Ci\u00f2 <em>non rende giustificabile in alcun modo <\/em>quello che compie la parte \u201creazionaria\u201d della diatriba. Ci dice solo che, mentre in quest\u2019ultimo caso esistono degli anticorpi che ci permettono di riconoscere questo tipo di moralismo e denunciarlo senza paura, nel caso della censura \u201cdi sinistra\u201d, altrove chiamata <em>cancel culture<\/em>, ci\u00f2 \u00e8 impossibile senza essere automaticamente additato come <em>reazionario<\/em>. \u201cNon esiste nessuna cancel culture\u201d, dicono loro, non perch\u00e9 neghino il proprio canone morale o lo spirito censorio, ma perch\u00e9, dal loro punto di vista, questa operazione \u00e8 <em>neutra<\/em> e <em>prepolitica<\/em>, e tematizzarla (potenzialmente pure per confermarla razionalmente) ammettendone la parzialit\u00e0 e la contingenza significa negarne l\u2019oggettivit\u00e0 presunta che serve loro per legittimarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I \u201cprogressisti\u201d agiscono senza un partito di riferimento, nella forma dello <em>sciame <\/em>digitale, mossi principalmente dal sentimento di indignazione. Ma chi stabilisce per cosa \u00e8 giusto indignarsi e cosa no? Rientra qui in gioco una figura di cui mi \u00e8 gi\u00e0 capitato di scrivere: <a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/06\/01\/noi-non-saremo-i-buoni\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">quella dell\u2019attivista<\/a>. Non importa in questa sede riprendere e integrare la riflessione su cosa sia l\u2019attivismo nell\u2019interregno postideologico dove viviamo. \u00c8 invece strutturale capire a che titolo l\u2019attivista viene considerato tale e plenipotenziario sul diritto di parola, l\u2019arte e la scienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non basta avere un brevetto di volo per dire di saper volare. Non basta la laurea in filosofia per dirsi filosofo. Non basta scrivere poesie di dubbio gusto per pretendere di essere considerato poeta. In qualche modo lo spirito della <em>corporazione <\/em>hegeliana \u00e8 questo: si pu\u00f2 essere giudicati solo tra pari. E chi sono i pari nel caso degli attivisti, se ognuno di loro \u00e8 in qualche modo monade libera? Essi saranno giudicati allora dal loro \u201cpubblico\u201d di riferimento, come degli attori. E chi \u00e8 il loro pubblico? \u00c8 la parodia del dubbio di Eutifrone: \u00e8 sacro perch\u00e9 piace agli Dei o piace agli Dei perch\u00e9 \u00e8 sacro? Ovvero: \u00e8 un attivista perch\u00e9 piace allo sciame progressista, o piace allo sciame progressista perch\u00e9 \u00e8 un attivista? <em>Nessuno dei due casi<\/em>. Non esistono criteri <em>oggettivi<\/em> per determinare chi \u00e8 attivista e chi no. Istituirsi come tale \u00e8 solo un atto performativo, financo <em>linguistico<\/em>. \u00c8 come entrare in una festa da non invitato, ma diventarlo solo perch\u00e9, assumendo la naturalezza e l\u2019autenticit\u00e0 dei comportamenti, tutti, compreso il festeggiato, iniziano a trattarti come tale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Censura e iconoclastia sono due azioni complementari. Le opere devono conformarsi a un canone, esplicito o implicito, prepolitico o politico. Queste vanno a costituire una <em>Weltanschauung<\/em> coerente che, ribaltando il rapporto causale, giustifica le opere esistenti approvate come le uniche possibili nella pretesa oggettivit\u00e0 dell\u2019ideologia che invece vanno a istituire. Ci\u00f2 che non si presta, l\u2019incommensurabile, l\u2019opera obliqua per la sua sovrana indifferenza alla caducit\u00e0 del tempo presente (pur magari partendo da stilemi o situazioni della contemporaneit\u00e0 ma eccedendone) non pu\u00f2 essere ignorato, perch\u00e9 esso, a rigore, non dovrebbe nemmeno esistere. Il clinamen <em>deve essere rimosso<\/em>. L\u2019attivista \u00e8 il sacerdote dell\u2019oggettivit\u00e0 che lui stesso istituisce, e, se il Dio comanda, dovr\u00e0 in prima persona operare questa rimozione. Interpretando i fatti di venerd\u00ec scorso alla National Gallery di Londra nei termini di un sacrificio rituale, tenteremo di capire qual \u00e8 la religione che soggiace a tutto questo, e a quale dio si voleva immolare la tela di Van Gogh.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>L\u2019affaire Van Gogh<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il 14 ottobre 2022, poco dopo le 11 del mattino, due attiviste per il clima, di cui non sono riuscito a risalire ai nomi, appartenenti al gruppo <em>Just stop oil<\/em>, hanno lanciato della passata di pomodoro Heinz contro la quarta versione, datata 1888, dei <em>Girasoli <\/em>di Vincent Van Gogh<s>.<\/s><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 necessario separare in due analisi distinte l\u2019epilogo che si sarebbe potuto consumare (la distruzione dell\u2019opera) dal fatto reale (la sopravvivenza della tela). Interpreteremo il primo caso, l\u2019intenzione originaria, nei termini di un sacrificio rituale, tentando di capire chi sono i sacerdoti e quale il loro credo. Poco importa il fatto che, a quanto pare, a quanto dicono le stesse attiviste, questa non fosse l\u2019intenzione originaria, in quanto il secondo invece verr\u00e0 descritto come \u201csacrificio simbolico\u201d, sublimato, che mantiene un rapporto inscindibile con la prima possibilit\u00e0, dalla quale per\u00f2 si separa diventando <em>altro<\/em>, grazie ai meccanismi della societ\u00e0 dello spettacolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La vittima sacrificale prescelta sono quindi i <em>Girasoli<\/em>, ed effettivamente ha tutte le condizioni necessarie per essere riconosciuto come capro espiatorio eccellente. L\u2019opera d\u2019arte si presenta a noi con l\u2019innocenza e la fragilit\u00e0 di un infante che, pur non partecipando al Male del mondo, non pu\u00f2 non farsene carico sulle proprie spalle. Col suo sguardo, ci ricorda che l\u2019esser stata realizzata da Van Gogh \u00e8 solo una contingenza, poich\u00e9, se \u00e8 vero che \u00e8 possibile tutto ci\u00f2 che \u00e8 accaduto una sola volta, e i <em>Girasoli <\/em>sono accaduti, allora l\u2019autore \u00e8 l\u2019umanit\u00e0 intera. E, proprio come un bambino, le \u00e8 impossibile aspettarsi altro dai presenti se non protezione e assistenza incondizionata, con cui ricambia semplicemente <em>non essendo niente di diverso da ci\u00f2 che \u00e8<\/em>. Per tutti i pochi secondi disponibili dalle registrazioni del <em>raid <\/em>fatte a favor di telecamera, l\u2019opera non si muove non perch\u00e9 \u00e8 un oggetto, ma perch\u00e9 su di essa \u00e8 come universalmente proiettata l\u2019idea di un\u2019immobilit\u00e0 meramente poetica e contemplativa. Quell\u2019azione, per quanto incomprensibile, avrebbe dovuto semmai essere messa a punto all\u2019interno di un interesse direttamente rivolto all\u2019opera da parte di una volont\u00e0 buona e provvidenziale. L\u2019ultimo fotogramma \u00e8 quello della realizzazione dell\u2019orrore a cose fatte, quando oramai \u00e8 troppo tardi per sottrarsi. Ancora non sappiamo che la tela rimarr\u00e0 intatta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La propagazione della merce necessita dell\u2019uniformit\u00e0, nelle coscienze, dello spazio e del tempo. Ogni attrito deve essere eliso, ogni ostacolo spianato per permettere il percorso diretto ottimale. Il procedere di questa furia trova tuttavia ostacoli di fronte a s\u00e9, non solo geografici ma anche, e soprattutto, cognitivi. Questi ultimi possono essere sussunti sotto il concetto di <em>Sacro<\/em>, da non intendersi nel significato confessionale del termine, ma di un generale <em>senso del Sacro<\/em>, del <em>non qui<\/em>, della <em>differenza<\/em>.\u00a0 La ragione liberale non pu\u00f2 tollerare che esista un oggetto in grado di sfuggire alla logica della reificazione, che non sia frutto della produzione industriale, o quantomeno della compravendita come bene di lusso, che non possa essere scambiato con altro da s\u00e9 o con una copia di s\u00e9. Tuttavia, pi\u00f9 che a un \u201cmiracolo da salutare con commozione\u201d, l\u2019opera d\u2019arte appare come un agnellino bicefalo di Chernobyl. Lo scherzo della natura deve essere abbattuto affinch\u00e9 la naturalit\u00e0 possa essere ripristinata. A questo punto del discorso, non c\u2019\u00e8 differenza tra l\u2019iconoclastia neoliberale e le altre forme di iconoclastia a cui abbiamo fatto accenno precedentemente (iconoclastia dell\u2019Isis, della Germania nazista etc.) La caratteristica in comune \u00e8 il rigetto della dimensione storica, che costituisce un freno (kat\u00e9chon), un\u2019ipoteca morale ed estetica, proprio come il bambino nella favola <em>Il re \u00e8 nudo<\/em>, che, a causa della propria innocenza e della propria inadeguatezza, non comprende l\u2019agire sociale n\u00e9 la sua mendacit\u00e0 per accondiscendere il potere politico. La spettacolarizzazione dell\u2019evento, qualora la tela fosse stata distrutta, sarebbe risultato del tutto inutile e accessorio. L\u2019atto iconoclasta si ferma nella sua piena attuazione, poich\u00e9 solo il Sacro, nella forma dell\u2019Arte, ha, nei fatti, l\u2019autorit\u00e0 di alzarsi e far notare che tutto quello che gli attivisti-sacerdoti propugano, banalmente, <em>non \u00e8 vero<\/em>. Ecco quindi il dio al quale hanno offerto in cibo i <em>Girasoli <\/em>con la passata di pomodoro. Il dio-Mercato. L\u2019unico dio che rifugge ogni rappresentazione, non in virt\u00f9 di una sorta di teologia apofatica, ma perch\u00e9, come Proteo, assume le forme di ogni cosa che circola nel suo spazio. Ogni logo, ogni merce, ogni bevanda zuccherata: <em>l\u2019indifferenza del differente<\/em>. Il dio-Mercato parla loro tramite il verbo della Scienza, da intendersi come l\u2019<em>opposto<\/em> del metodo scientifico o comunit\u00e0 scientifica. La Scienza parla tramite un flusso magmatico e continuo di oracoli, anche in contraddizione tra loro. Quello che conta \u00e8 l\u2019<em>ultimo <\/em>vaticinio in ordine temporale. La Scienza d\u00e0 ordini: Dio comanda ad Abramo di uccidere il figlio, e poi di interrompersi, e Abramo non sente contraddizione tra i due ordini perch\u00e9 ci\u00f2 che conta non \u00e8 il contenuto, <em>bens\u00ec il fatto di essere stato comandato da Dio<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019opera, tuttavia, non \u00e8 stata distrutta, bens\u00ec solo, immaterialmente, sfregiata, in quanto ridotta a merce. A evitare questo primo esito tragico, drammatico, non \u00e8 stato l\u2019intervento dell\u2019uomo, bens\u00ec l\u2019imprevisto nell\u2019imprevisto, impersonificato nella vicenda da un vetro \u2013 o cristallo? o forse solo un volgare pezzo di plexiglas? \u2013 frapposto gi\u00e0 tra la tela e lo sguardo dei visitatori del museo, ora sostituito dallo schizzo di passata del pomodoro. Il vetro ha impedito il crimine massimo: l\u2019immolazione dell\u2019opera d\u2019arte, la sua distruzione definitiva nel nome della ragione liberale, dell\u2019imbruttimento del mondo, della responsabilit\u00e0 individuale e di tutto quanto scritto sopra. Il giubbotto antiproiettile non toglie niente a un tentato omicidio. Eppure, \u00e8 successo qualcos\u2019altro. L\u2019opera di Van Gogh \u00e8 diventata in qualche modo merce, nel momento in cui \u00e8 stata subordinata alla <em>performance <\/em>in mondo visione. Il fatto che sia stata affermata la possibilit\u00e0 della distruzione del quadro ne ha causato la corruzione, in quanto \u00e8 stata ribadita la subordinazione della sua anima immateriale alla natura corporea, deperibile, dell\u2019opera presente. \u00c8 stata ridotta a merce, in quanto la <em>performance <\/em>in s\u00e9 necessitava s\u00ec di un\u2019opera d\u2019arte, ma di una <em>qualunque <\/em>opera d\u2019arte. Appunto, l\u2019indifferenza del differente. Dal punto di vista delle attiviste, esse non solo si stavano autoistituendo come tali, e come portavoci dell\u2019indistinto tra dio-Mercato e Genere Umano, ma loro stesse, nella loro performance, <em>erano l\u2019unica opera d\u2019arte l\u00ec presente<\/em>. Come un sacerdote che nel momento dell\u2019elevazione alza lo sguardo al cielo e dice: \u201c<em>Il corpo di Cristo sono io<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 possibile che la tesi di fondo di questo articolo sia sbagliata. Se per\u00f2 c\u2019\u00e8 del vero nel considerare la sperimentata messa in scena di una quasi distruzione del quadro di Van Gogh come un sacrificio rituale offerto al dio-Mercato, allora ci saranno nuovi tentativi. Questi tentativi si inflazioneranno, normalizzando questo tipo di interventi e facendoli diventare un brusio di fondo nel dibattito pubblico<a id=\"_ftnref2\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/10\/25\/van-gogh-o-delliconoclastia\/#_ftn2\">[2]<\/a>. Saranno quindi costretti ad alzare sempre di pi\u00f9 l\u2019asta della tollerabilit\u00e0 (una associazione ambientalista ha gi\u00e0 chiamato all\u2019<em>escalation<\/em>). E l\u2019obbiettivo, come si \u00e8 gi\u00e0 scritto, non \u00e8 l\u2019arte o le singole opere, ma il <em>Sacro<\/em>, ovvero l\u2019insostituibile, <em>ovvero<\/em>, nel grado pi\u00f9 alto, l\u2019incondizionato valore della singola vita umana. \u00abL\u00e0 dove si bruciano i libri, si finisce per bruciare anche gli uomini\u00bb, tuonava Heine. \u00abE quindi tra questo scuolabus pieno di bambini e l\u2019Ambiente preferite i primi?\u00bb risponderanno loro. \u00c8 per questo che siamo tutti chiamati a essere, nella nostra simultanea dimensione individuale e comunitaria, il vetro che ha protetto la tela di Van Gogh: non solo per le singole contingenze che possono trovarsi di fronte a noi, ma per la direzione generale del tempo presente.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn1\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/10\/25\/van-gogh-o-delliconoclastia\/#_ftnref1\">[1]<\/a> Si prenda a mo\u2019 di esempio la recente polemica sul colore della pelle dell\u2019attrice protagonista del remake de <em>La sirenetta<\/em>. La parte \u201creazionaria\u201d contester\u00e0 questa decisione alludendo all\u2019essenziale arianit\u00e0 della protagonista del cartone animato originale, <em>attribuendo un valore morale al colore della pelle<\/em>. La parte \u201cprogressista\u201d, pur professando indifferenza nei confronti di questa scelta, la esalter\u00e0 e la difender\u00e0 <em>attribuendo anch\u2019essa un valore morale al colore della pelle<\/em>. La persona razionale deve rigettare il dibattito posto in questi termini demenziali e chiedersi: perch\u00e9 l\u2019Industria Culturale ha optato per una simile scelta narrativamente inutile quanto mediaticamente polarizzante? Cosa restituisce <em>ideologicamente<\/em>? (Niente che aiuti la causa anticolonialista degli stati dell\u2019Africa, evidentemente, ma una riscrittura della storia che retroproietti nel passato una bella luce che copra le nefandezze di secoli di colonialismo e imperialismo euroatlantico. Oppure \u2013 e questa \u00e8 la lettura di Costanzo Preve \u2013 serve per ricordare che nel grande girotondo del tardocapitalismo occidentale, non esiste differenza agli occhi del Capitale in grado di escludere dalla parte ora dello sfruttato, o dalla parte del potenziale sfruttatore).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn2\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/10\/25\/van-gogh-o-delliconoclastia\/#_ftnref2\">[2]<\/a> Questo articolo \u00e8 stato scritto prima del nuovo intervento di Last generation contro il quadro di Monet nel museo di Potsdam del 23 ottobre<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/10\/25\/van-gogh-o-delliconoclastia\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/10\/25\/van-gogh-o-delliconoclastia\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di La Fionda (Leandro Cossu) La lontananza temporale (i roghi dei libri nella Germania nazista) o spaziale (la distruzione scientifica delle rovine di Palmira da parte dell\u2019ISIS) ci inducono a ritenere che la furia iconoclasta e censoria che si pu\u00f2 riversare contro un\u2019opera d\u2019arte plastica o letteraria sia un qualcosa di sostanzialmente estraneo alla decadenza della nostra civilt\u00e0 tardocapitalistica, nel Nuovo e nel Vecchio continente. 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