{"id":75275,"date":"2022-11-03T10:00:56","date_gmt":"2022-11-03T09:00:56","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=75275"},"modified":"2022-11-02T13:51:43","modified_gmt":"2022-11-02T12:51:43","slug":"chip-reshoring-cultura-della-sicurezza-la-sfida-per-il-dominio-nel-xxi-secolo-secondo-aresu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=75275","title":{"rendered":"Chip, reshoring, cultura della sicurezza: la sfida per il dominio nel XXI secolo secondo Aresu"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di OSSERVATORIO GLOBALIZZAZIONE (Andrea Muratore)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-75276\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/Aresu-Alessandro-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/Aresu-Alessandro-300x300.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/Aresu-Alessandro-150x150.jpg 150w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/Aresu-Alessandro-80x80.jpg 80w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/Aresu-Alessandro-320x320.jpg 320w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/Aresu-Alessandro.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La corsa per il dominio nella produzione strategica dei chip, la partita globale del reshoring industriale, la sfida Usa-Cina, il ruolo di Taiwan: il nuovo saggio di Alessandro Aresu, Il dominio del XXI secolo, in uscita il 31 ottobre per Feltrinelli, racconta le dinamiche pi\u00f9 complesse e strategiche della corsa tecnologica e geopolitica tra le grandi potenze globali, Usa e Cina in testa, e le ricadute mondiali di una partita a tutto campo. E proprio dei temi contenuti nel suo saggio l\u2019analista geopolitico e consigliere di Palazzo Chigi nel governo Draghi parla oggi in un\u2019intervista a tutto campo con l\u2019Osservatorio, di cui \u00e8 sempre graditissimo ospite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Dal capitalismo politico alla corsa per il dominio. Usa e Cina, due \u201cimperi allo specchio\u201d. Come si muovono i trend della competizione a due anni dal cambio della guardia alla Casa Bianca?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel mio libro \u201cIl dominio del XXI secolo. Cina, Stati Uniti e la guerra invisibile sulla tecnologia\u201d (Feltrinelli) cerco di guardare il conflitto tra Stati Uniti e Cina a partire dalla storia e dai cambiamenti che riguardano alcune supply chain globali, in particolare i semiconduttori e le batterie, pi\u00f9 che da una semplice analisi dell\u2019attualit\u00e0. La guerra \u00e8 visibile nella retorica delle potenze e nei loro gesti, ma \u00e8 invisibile nel senso che si applica a oggetti minuscoli o a componenti di cui raramente consideriamo l\u2019importanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo percorso ci consente di vedere una prospettiva apparentemente \u201cvincente\u201d della Cina, quella sulle batterie, e una prospettiva \u201cperdente\u201d, quella dei semiconduttori. Penso che sia una chiave di lettura utile per leggere le tendenze della competizione e ricordarci quanto, nella guerra tecnologica tra Stati Uniti e Cina, si debba considerare il ruolo di altri Paesi, come i produttori e i gestori di materie prime critiche, e come le potenze manifatturiere dell\u2019Asia Orientale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Il tema del \u201critorno\u201d della sicurezza nazionale come perno dominante della politica \u00e8 ormai di pubblico dominio. Quali settori sono pi\u00f9 investiti, a quasi tre anni dallo scoppio della pandemia?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come sai, mi occupo da circa dieci anni di questioni come il ritorno della sicurezza nazionale, l\u2019interesse nazionale, il ruolo dello Stato nelle politiche industriali e tecnologiche, i settori strategici, e abbiamo spesso discusso insieme dei miei saggi e dei miei libri su questi temi. Ovviamente mi compiaccio della diffusione di questi temi nel dibattito pubblico, perch\u00e9 sono importanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Allo stesso tempo, proprio quando i propri punti di vista diventano pi\u00f9 diffusi, bisogna considerarli con uno sguardo critico e autocritico maggiore. Per fare qualche esempio, non \u00e8 vero che il successo di ASML, la grande azienda dei Paesi Bassi dei macchinari per i chip, sia dovuto al ruolo dello Stato. In quel caso, i fondi del governo olandese o della Commissione Europea hanno avuto un ruolo estremamente ridotto nella sua storia rispetto ad altri elementi decisivi (la mentalit\u00e0 imprenditoriale degli ingegneri che l\u2019hanno composta; il rapporto con fornitori e clienti; la decisione della quotazione in borsa negli anni \u201990; le autorizzazioni alle acquisizioni fornite dagli Stati Uniti). Non \u00e8 neanche vero che il capitalismo di Stato cinese abbia costituito in solitudine il dominio della filiera delle batterie: Robin Zeng di CATL non era certo favorito rispetto ad altre aziende che avevano legami pi\u00f9 chiari col Partito; quindi, il suo successo \u00e8 dovuto anche ad altri fattori. E cos\u00ec via.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Inoltre, ora che siamo immersi in una corsa alla sicurezza nazionale, \u00e8 sbagliato ritenere che ogni settore possa diventare strategico. Cosa succede, se tutto \u00e8 sicurezza nazionale? Come \u00e8 possibile gestire l\u2019onnipresenza di ci\u00f2 che \u00e8 strategico? Semplicemente, non \u00e8 possibile e non si pu\u00f2 fare. Un mondo di sfere di sicurezza nazionale totalizzanti \u00e8 destinato a bloccarsi. Allora, bisogna avere qualche linea di demarcazione, per non morire di incertezza. La cosa importante \u00e8 trovare un equilibrio, perch\u00e9 i paesi che funzionano sanno liberare e sfruttare gli investimenti privati. Se invece per varie ragioni (incertezza nel breve-medio periodo, vincoli eccessivi, autorizzazioni infinite) tali investimenti sono imprigionati, allora non combiniamo niente. La capacit\u00e0 di attrarre e liberare investimenti deve trovare un difficile equilibrio per convivere con strumenti di economia di guerra che, oramai, dovrebbero comunque far parte del nostro orizzonte di pensiero, come fanno parte di quello degli Stati Uniti, come cerco di dimostrare attraverso il racconto dello sviluppo delle sanzioni e dei controlli alle esportazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Reshoring e friend-shoring sono diventati termini sempre pi\u00f9 noti ultimamente. Appare sempre pi\u00f9 difficile, per\u00f2, portare all\u2019indietro le lancette della storia per le potenze occidentali. La strategia di ritorno delle industrie a casa avr\u00e0 successo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Di reshoring e di ritorno manifatturiero gli Stati Uniti parlano in modo sostenuto da almeno dieci anni. Ma il dibattito originariamente risale agli anni \u201980 e all\u2019ascesa giapponese, come del resto tanti temi che ritornano nel nostro presente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nell\u2019amministrazione Obama, c\u2019erano diverse iniziative sul reshoring e il ritorno manifatturiero, e si era diffusa la volont\u00e0 di \u201criprendere\u201d il modello tedesco nei suoi punti forti sulla formazione tecnica. I piani di reindustrializzazione degli Stati Uniti, in quel caso, non hanno funzionato. Alcune cerimonie roboanti di Trump, come la fabbrica in Wisconsin di Foxconn che ricordo nel libro, si sono risolte nel nulla. E il sistema tecnico tedesco rimane molto meglio di quello degli Stati Uniti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In sostanza, cosa sta succedendo adesso? Si ripete quella strada, ma ci\u00f2 avviene con un consenso politico pi\u00f9 ampio negli Stati Uniti, dovuto a una maggiore consapevolezza della competizione con la Cina, del fatto che la competizione con la Cina si giochi anche sulla manifattura avanzata. Incide di pi\u00f9 la sicurezza nazionale e quindi un commercio che ragiona sulla logica dell\u2019amicizia, che presuppone anche l\u2019inimicizia. Quindi servono \u201camici\u201d perch\u00e9 l\u2019interdipendenza coi \u201cnemici\u201d pu\u00f2 rendere vulnerabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La cosa veramente nuova, a mio avviso, \u00e8 lo studio delle supply chain strategiche (semiconduttori, batterie, materie prime critiche, farmaceutica), effettuato dall\u2019amministrazione Biden: il documento della Casa Bianca \u201cBuilding Resilient Supply Chains, Revitalizing American Manufacturing, and Fostering Broad-Based Growth\u201d, di giugno 2021. Mi spiace per l\u2019uso del termine \u201cresilienza\u201d, di cui mi piacerebbe vedere l\u2019abolizione, ma si tratta comunque di un documento di grande importanza. Questa consapevolezza delle supply chain strategiche mancava sicuramente, nell\u2019epoca dell\u2019amministrazione Obama, e ha portato un patrimonio conoscitivo per le decisioni che ha fatto salire la qualit\u00e0 degli interventi offensivi degli Stati Uniti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>In tal senso, che ruolo pu\u00f2 avere la fuga delle imprese dalla Cina a contesti come il Vietnam?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli Stati Uniti non hanno caratteristiche, in termini di costo del lavoro ma soprattutto di organizzazione di manodopera diffusa e gestione dei processi formativi e industriali, paragonabili ai paesi dell\u2019Asia orientale. La forza dell\u2019Asia orientale, in termini di aggregazione regionale, non pu\u00f2 essere eguagliata, e peraltro Shannon O\u2019Neil ha mostrato che la capacit\u00e0 di integrazione regionale degli Stati Uniti \u00e8 stata molto inferiore a quella dei grandi hub asiatici. Ma questo agli Stati Uniti non importa, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 consenso politico e sociale sul ritorno in patria (non in Canada o in Messico, eh) della grande organizzazione manifatturiera, della manifattura ad alta tecnologia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quindi gli Stati Uniti dicono: da un lato, sovvenzioniamo le aziende perch\u00e9 ci\u00f2 avvenga (alcune aziende, sicuramente nei semiconduttori e nelle batterie), dall\u2019altro lato erigiamo barriere verso la Cina, limitandola con controlli alle esportazioni sempre pi\u00f9 occhiuti e con la condizionalit\u00e0 delle politiche industriali che includono le aziende sulla base della loro azione per limitare la presenza cinese nella supply chain. Si tratta di un programma mastodontico e molto interessante, ma non \u00e8 detto che abbia successo, perch\u00e9 bisogna considerare fattori culturali, fattori umani, e si dovr\u00e0 a un certo punto affrontare il fatto che il circolo dell\u2019istruzione tecnica, della formazione e dell\u2019organizzazione della manifattura avanzata statunitense sia molto indietro rispetto alle capacit\u00e0 asiatiche e di alcuni europei, nonch\u00e9 i cambiamenti delle condizioni politiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Alla luce di tutto ci\u00f2, l\u2019obiettivo di limitazione della Cina pu\u00f2 essere comunque conseguito attraverso le altre potenze manifatturiere dell\u2019Asia orientale, quindi con le Apple di turno che puntano pi\u00f9 sul Vietnam che sul \u201critorno a casa\u201d. Quindi con una regionalizzazione anti-cinese che coinvolga in modo forte alcune economie dell\u2019Asia orientale, che presentano vantaggi organizzativi, gestionali e dei talenti rispetto agli Stati Uniti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Nei tuoi studi ti concentri molto sul ruolo strategico dei chip. Che ruolo pu\u00f2 avere in tal senso Taiwan come perno della competizione Usa-Cina?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sui chip, in premessa: penso che presto ci dimenticheremo del ruolo strategico di quest\u2019industria, perch\u00e9 sta arrivando un ciclo di ribasso, per molti versi \u00e8 gi\u00e0 in corso. L\u2019industria funziona attraverso cicli e passeremo dall\u2019estremo in cui tutti parlavano di \u201cchip shortage\u201d all\u2019estremo in cui si sottovaluter\u00e0 l\u2019industria perch\u00e9 molte aziende taglieranno gli investimenti in conto capitale. Ma l\u2019importanza dei semiconduttori non sta in termini primari nel fatto che dobbiamo proteggerci da dinamiche e oscillazioni che continueranno a far parte del mercato, sta nel ruolo di alcune aziende fondamentali e in alcuni prodotti. Solo per fare un esempio, ricordo quello che dice il rapporto dell\u2019amministrazione Biden sulle supply chains del 2021, a pagina 56: il supercomputer Aurora del Dipartimento dell\u2019Energia dell\u2019Argonne National Laboratory \u00e8 passato da Intel a Tsmc come fornitore per i ritardi dell\u2019azienda statunitense sui processi tecnologici pi\u00f9 avanzati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quanto a Taiwan, subisce il suo stesso successo. Nel primo capitolo del mio libro, parlo del secolo di Morris Chang. Che vuol dire? Morris Chang \u00e8 nato nel 1931. Il suo secolo potrebbe finire attorno al 2031, per esempio, con un\u2019invasione cinese di Taiwan. Oppure, Morris Chang ha lasciato la nascente Repubblica Popolare Cinese nel 1949. Il suo secolo potrebbe finire nel 2049, con la Repubblica Popolare che non ha ripreso Taiwan nel centenario, o che ormai nel tentativo si \u00e8 fatta troppo male, e ormai deve combattere profondi problemi demografici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma al di l\u00e0 delle suggestioni sulle date, il secolo di Morris Chang \u00e8 il segno della sua grande capacit\u00e0 industriale e manageriale. Il veterano dell\u2019industria dei semiconduttori \u00e8 andato a Taiwan \u2013 sempre nei \u201cdecisivi\u201d anni \u201980 \u2013 e con la sua azienda, Tsmc, ha impresso un cambiamento molto significativo (sulla base degli studi di geniali ricercatori come Lynn Conway e Carver Mead): la separazione di una funzione produttiva su vasta scala (le grandi fabbriche, cosiddette fab) dalle capacit\u00e0 pure di design, con la nascita corrispondente di straordinarie aziende dedicate alla progettazione (e quindi senza fab, cosiddette fabless), tra cui le Qualcomm, Nvidia, Amd dei nostri tempi. Questa rivoluzione e soprattutto il modo con cui \u00e8 stata eseguita (tecniche organizzative, garanzie di protezione di propriet\u00e0 intellettuale, varie forme di \u201cdesign rules\u201d, direbbe Carliss Baldwin, fino all\u2019ottimizzazione attraverso l\u2019intelligenza artificiale, poi estrema fiducia nel rapporto con clienti e fornitori, produzione e gestione costante di talenti, investimento costante in ricerca e sviluppo), tutto ci\u00f2 ha portato a una posizione di grande preminenza di Tsmc nella capacit\u00e0 computazionale avanzata. Anche se in questo settore tutti dipendono da tutti, chi pi\u00f9 chi meno. Tsmc non \u00e8 certo autosufficiente. Per\u00f2 \u00e8 determinante e fa il suo mestiere, su vari temi, meglio degli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo capolavoro \u00e8 il cosiddetto \u201cscudo di silicio\u201d di Taiwan, che funziona cos\u00ec: siccome Tsmc e il suo ecosistema sono cos\u00ec importanti per il mondo, siccome tutti dipendono da Tsmc, allora un\u2019azione violenta su Taiwan non ha senso. Tsmc funziona come deterrenza. Ora, come ammette lo stesso Morris Chang in discorsi recenti, questo tiene solo se ragioniamo solo secondo criteri economici e non secondo criteri politici, che ovviamente rientrano nell\u2019equazione, visto che parliamo di Taiwan, e ora ci rientrano maggiormente. La fine del secolo di Morris Chang \u00e8 un mondo che, anche in superficie e non solo in senso profondo, a volte ragiona senza considerare i criteri economici, e di questo le stesse aziende devono per forza tenere conto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>E l\u2019Europa? Nei mesi scorsi abbiamo visto come la guerra in Ucraina abbia marginalizzato ulteriormente il Vecchio Continente come attore geopolitico. Che ruolo pu\u00f2 avere nella competizione globale?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per quanto riguarda la competizione tecnologica, l\u2019Europa ha sicuramente capacit\u00e0 importanti. Nel libro ricordo la storia di aziende incredibili come ASML, Zeiss e Trumpf. Dobbiamo ricordare poi che i giganti dei gas industriali sono francesi e tedeschi, e che nel nostro continente esistono aziende eccellenti in alcune nicchie della supply chain dei semiconduttori, come la nostra Technoprobe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Allo stesso tempo, io uso la storia di Sel\u00e7uk Bayraktar, forse la pi\u00f9 inquietante che racconto nel testo, per lanciare un allarme: attenzione, c\u2019\u00e8 un paese molto importante, la Turchia, dove a un certo punto un ingegnere che studiava al MIT ha detto letteralmente che non voleva essere leader solo nel kebab ma pure nei droni, e ha realizzato quello che diceva, contrariamente a pronostici \u201crazionali\u201d. E facendolo ha mobilitato migliaia di persone, migliaia di giovani per l\u2019obiettivo di una leadership dell\u2019alta tecnologia, e in questo momento continua a farlo, questa enorme mobilitazione \u00e8 in corso. Con una gigantesca fame di sviluppo tecnologico che si concretizza anche in armi letali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo me invece noi non viviamo cos\u00ec: non viviamo con l\u2019orgoglio di ASML, Trumpf, Technoprobe o le altre aziende. Nessuno o quasi sa cosa siano. Sono letteralmente invisibili. La quotazione di De Nora, il destino di Comau: ce ne importa davvero qualcosa, in termini popolari, oppure preferiamo interessarci a vicende meno importanti? Nessuno, o quasi, si appassiona per le capacit\u00e0 chimiche europee e il loro futuro. Non ci mobilitiamo. Ce ne importa davvero poco, in termini collettivi, pochissimo. E poi non abbiamo capito \u2013 come opinioni pubbliche e come classi dirigenti economiche \u2013 che le tecnologie sono duali e quindi bisogna abbandonare le velleit\u00e0 dei nostri veicoli di investimento di non incidere nell\u2019ambito militare: \u00e8 insensato e stupido.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Quali sono, a tuo avviso, i campi tecnologici di frontiera su cui si giocher\u00e0 il dominio del XXI secolo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I campi sono noti, le liste e i rapporti dei vari governi ne sono pieni. Quindi il punto non \u00e8 solo dire: semiconduttori, aerospazio, cybersicurezza, batterie, intelligenza artificiale, alcuni procedimenti chimici che riguardano molti altri settori in modo trasversale, eccetera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non \u00e8 quello il problema, altrimenti saremmo tutti allo stesso livello. Non basta la tecnologia di frontiera, in alcuni ambiti serve l\u2019industrializzazione di vasta scala, attraverso prodotti migliori di quelli altrui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E poi, servono le persone. I campi tecnologici non vivono in un mondo astratto, senza le competenze delle varie nazioni, ma vi sono strettamente legate. Una volta il direttore del GCHQ rivendicava con orgoglio di essere il maggiore datore di lavoro di linguisti nel Regno Unito e uno dei maggiori datori di lavoro dei matematici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per conservare e aumentare le proprie capacit\u00e0 nazionali, bisogna sempre avere in mente il tema delle competenze, soprattutto con un\u2019intensit\u00e0 crescente, con una competizione crescente. Come dice il mio amico Enrico Sangiorgi, dati alla mano, gli ingegneri elettronici che formiamo non sono abbastanza: quindi abbiamo un problema che bisogna affrontare, anche sul piano culturale, come per molte altre competenze tecniche e scientifiche con cui dobbiamo acquisire molta pi\u00f9 familiarit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Quale futuro per l\u2019Italia in quest\u2019ottica? Come possiamo giocare al meglio le nostre carte?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019Italia a mio avviso deve applicare alle sue realt\u00e0 industriali il lavoro che Paolo Cerruti chiama \u201cdeep supply chain\u201d, e che cito nel libro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nella nostra epoca l\u2019intervento dello Stato si amplia. Su questo non c\u2019\u00e8 dubbio. Ma l\u2019intervento dello Stato ha senso reale solo se abbiamo una comprensione profonda delle supply chain che ci coinvolgono, se su questo si sviluppano competenze nelle imprese e nei nostri apparati: per esempio, in che modo imprese chimiche, meccaniche, della robotica o del packaging possono trovare nuove prospettive in supply chain che si stanno sviluppando o su cui vogliamo investire per ragioni di sicurezza? Sono questioni fondamentali per salire di livello nella competizione tecnologica e sicuramente nel mondo qualcuno ci sta pensando; se ci pensa anche l\u2019Italia, pu\u00f2 avere un ruolo. Se l\u2019Italia non ci pensa, avr\u00e0 un ruolo minore. A ci\u00f2 bisogna aggiungere \u2013 dal lato delle imprese \u2013 la precondizione di conoscere a fondo e con molta attenzione le sanzioni, i controlli sulle esportazioni e i loro effetti, cosa su cui insisto da qualche anno nei miei libri e nei miei saggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quindi penso che gli Stati debbano sviluppare capacit\u00e0 di studio su questi temi e l\u2019Italia deve farlo al meglio: \u00e8 importante conoscere, qualche volta per deliberare e qualche altra volta invece per \u201cliberare\u201d meglio energie che invece non devono essere certo dirette dallo Stato. E secondo me questo lavoro sulla profondit\u00e0 delle supply chain, come tanti altri, idealmente non andrebbe mai delegato a societ\u00e0 di consulenza. Bisogna invece sviluppare competenze interne, dello Stato e dei suoi apparati, delle imprese a livello interno, e scommettere in esse. Bisogna conoscere meglio le imprese e le loro esigenze, studiare l\u2019evoluzione delle supply chain in modo profondo, per comprendere meglio i nostri punti di forza e di debolezza, ed essere meno sorpresi da un futuro che comunque sapr\u00e0 scombinare le carte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/osservatorioglobalizzazione.it\/osservatorio\/aresu-chip-reshoring-usa-cina\/\">https:\/\/osservatorioglobalizzazione.it\/osservatorio\/aresu-chip-reshoring-usa-cina\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OSSERVATORIO GLOBALIZZAZIONE (Andrea Muratore) La corsa per il dominio nella produzione strategica dei chip, la partita globale del reshoring industriale, la sfida Usa-Cina, il ruolo di Taiwan: il nuovo saggio di Alessandro Aresu, Il dominio del XXI secolo, in uscita il 31 ottobre per Feltrinelli, racconta le dinamiche pi\u00f9 complesse e strategiche della corsa tecnologica e geopolitica tra le grandi potenze globali, Usa e Cina in testa, e le ricadute mondiali di una partita&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":95,"featured_media":67447,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/auton8813-89573.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-jA7","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/75275"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/95"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=75275"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/75275\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":75278,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/75275\/revisions\/75278"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/67447"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=75275"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=75275"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=75275"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}